IL “GRAPHIC-NOVELIST” ACCIDENTALE di Shaun Tan – Parte 1

 IL GRAPHIC-NOVELIST ACCIDENTALE
di
Shaun Tan

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) nell’ottobre 2011
(PRIMA PARTE)

Traduzione di Federica Viti, (che ringrazio di cuore)

Alcuni anni fa, trovai un pacco sulla mia porta alla periferia di Melbourne, un piccolo ma pesante pacco quadrato con una nota di consegna scritta in francese, che io non so leggere. Naturalmente, ero incuriosito! Lo scartai e infilai la mano nelle piccole palle di polistirolo, tirando fuori uno strano gatto d’oro. Una buona premessa per una storia, effettivamente: il gatto dorato potrebbe iniziare ad aggirarsi per la casa come un piccola divinità realizzando una serie di misteriosi atti… ma era proprio un oggetto reale e più di tutto strano: una brillante scultura-fumetto con una grande e adorabile testa a forma di pompelmo, orecchie dal taglio triangolare e chiari occhi bucati. Alla fine ho riconosciuto di che si trattava: un trofeo dal prestigioso comic festival di Angoulême. Qualche mese prima il libro The Arrival aveva vinto il primo premio – notizia di cui sono venuto a conoscenza da lontano– seguito dalla traduzione francese Là Où Vont Nos Pères.

L’approdo, Shaun Tan

Uso la parola “traduzione†apposta, dato che il mio libro è interamente senza parole (quindi la traduzione è solo del titolo). The Arrival è la storia di un immigrato raccontata attraverso una serie di silenziosi disegni a matita, un libro che non sono mai stato capace di classificare. E certamente mai avrei immaginato di poter ricevere un tale strano premio dalla comunità di comics internazionale. In Australia, avevo inizialmente proposto il mio libro a un editore come picture book, perché era una forma molto familiare per me, come illustratore. Cinque anni dopo è stato ampliato a 128 pagine, ha perso il suo testo e cambiato il formato.

I diritti francesi sono stati venduti a un editore specializzato in BD,- cioè comics o graphic novels –così il mio lavoro è stato accolto in una diversa impaginazione, e da un più ampio pubblico adulto. Da qualche parte, in mezzoa tutto questo, The Arrival è stato venduto negli States come graphic novel per adulti con l’approvazione di questo tipo di genere di luminari come Jeff Smith (Bone), Marjane Satrapi (Persepolis), e Art Spiegelman (Mause) – cosa che mi lasciò un po’ stupefatto. Ero, abbastanza inconsapevolmente, diventato graphic novelist, solo perché un’autorità più grande di me l’aveva detto! Dopo tutto, il piccolo idolo-gatto d’oro francese era lì a dimostrare qualcosa!

Si sarà notato che ho usato il termine “comics†e “graphic novels†intercambiabilmente, perché non vedo molte differenze tra loro, entrambi questi termini descrivono un arrangiamento di parole e/o immagini come tavole che si conseguono su una pagina stampata (e può essere estesa includendo anche i picture books). Il termine graphic novel sembra essere diventato corrente in anni recenti, in parte per incoraggiare una considerazione maggiore per una forma che si è affermata da tempo, ma spesso popolare. Questo titolo riconosce che l’uomo-comics attualmente ha a che fare con temi seri, più vicini forse all’arte ricercata che non la pulp fiction, erodendo largamente i confini tra le due categorie. Questo problema di nomenclatura è argomento popolare presso conferenze e festival – ed è parte di una più ampia discussione semantica che tratta le espressioni come quella della letteratura visuale come multi letteratura, arte sequenziale, narrazione per immagini, e così via. Queste idee sono affascinanti e di sicuro aiutano la nostra consapevolezza su cosa succede dalla prospettiva generale della letteratura, dove così tanti libri illustrati sono saliti sugli scaffali e ora si godono il serio dibattito e focus critici. (The Arrival ha causato piccole controversie in Australia al momento del ricevimento dei premi di letteratura tradizionale, con proteste tipo: “come può un libro senza parole essere chiamato letteratura?â€. Naturalmente non c’è molto interesse nei modi in cui questi libri possono essere categorizzati e definiti – forse dipendentemente dalle sue qualità estetiche, pubblico di destinazione, criteri di pubblicazione e marketing, grandezza delle pagine, formato fisico, ecc.- il graphic novel alternativamente descrive una forma d’arte o un movimento contemporaneo.

L’approdo, Shaun Tan

Cercare una storia

Da un punto di vista più personale, quello di qualcuno che scrive e illustra storie, io sono meno interessato da queste accademiche questioni. Semplicemente vorrei sapere cosa si chiedono anche tanti insegnanti, librai, e lettori generici quando entrano in una classe, libreria, o si siedono su una poltrona: perché leggere un graphic novel? È certamente la stessa cosa che chiedere: perché creare un graphic novel?

Risposta breve: a volte è il modo migliore per raccontare una storia.

Risposta lunga: Da quando ero piccolo, ogni volta che tenevo in mano una matita, ascoltavo una storia, vedevo un film, ero affascinato sia dalla scrittura che dalle immagini. Questa attrazione mi ha segnato nella vita adulta, nel lavoro, anche se seguii percorsi più contorti nella scelta di altre professioni (bioecnologo, tra le altre cose!). Fortunatamente sono ritornato alla mia ossessione infantile e ho scelto di vivere come illustratore e scrittore a tempo pieno. Tanto che i miei dilemmi erano meno finanziari e più estetici. In particolare, una domanda che mi chiedo molto spesso come artista: come posso unire narrazione scritta e l’arte visiva con efficacia, in un modo unico (unique)? Come può una storia illustrata fare quel che altre storie non possono fare, e come può aprire un mondo altrimenti inaccessibile? Luoghi dell’immaginazione, sì, ma anche esperienze sentite profondamente ogni giorno, ma spesso difficili da descrivere attraverso le sole parole.

I miei esperimenti con i picture books e graphic novels possono essere letti come tentativi di rispondere a questa domanda – alcuni dei miei più ripetuti tentativi, almeno –, domanda che emerge come una lotta proteiforme tra parola e immagine, e che prende posto nei miei taccuini tormentati/sciupati. 

The Arrival è un caso interessante se torniamo all’arrivo del gatto d’oro sul mio uscio di casa. Non mi sono preparato per creare un graphic novel come esercizio consapevole, è qualcosa che ho incontrato accidentalmente, una forma che funziona perfettamente per certe storie. Ho dato la caccia ai finanziamenti del governo per le arti per molto tempo, sembrava una buona idea. La mia richiesta ebbe successo ed ovviamente questo significava fare qualcosa di meritevole.

Iniziai a sviluppare le mie idee prima di tutto, testare differenti stili e formati. Nessuno di questi riuscirono a catturare l’essenza o la densità del mio soggetto, non quanto la mia delusione. Storie di vita di immigrati che ho ricercato, piene di difficoltà, vulnerabilità, complessità umane, rendevano le mie immagini semplicistiche e goffe ed emozionalmente insignificanti al confronto. Semplicemente, nei miei schizzi di picture book, non c’erano abbastanza continuità narrativa o dettagli per tradurre un viaggio da una vita a un’altra di un immigrato in modo significativo.
Ho iniziato ad aggiungere più pagine ai miei sketches e suddividerle per impaginazioni, giustapporre divisioni e tagli e sostituire singole illustrazioni con piccole sequenze di un uomo che apre la porta, prepara una valigia o cammina per la strada usando una serie di disegni invece di una singola immagine (che preferisco normalmente in un picture book artistico). Mi piaceva la strana sensazione del tempo e dello spazio che questo provocava da qualche parte tra libro e film – come un immaginario album fotografico. Suonava strano e interessante, qualcosa di un universo inesplorato.

Mi mancava ancora la confidenza per una tale radicale deviazione dalla mia idea originale. Soprattutto i miei disegni sembravano ancora troppo pomposi e io arrivai a mettere via il progetto del tutto, cadendo in una depressione artistica come spesso tendo a fare. In quel periodo inciampai in The Snowman di Raymond Briggs in una libreria locale (e il suo adattamento a film);

per qualche ragione era sfuggito al mio radar nell’infanzia, il che era probabilmente una coincidenza fortunata. Significava che potevo pienamente apprezzarlo come artista adulto, guardandolo per la prima volta. Aveva una semplice e magica premessa – un bambino costruisce un pupazzo di neve che prende vita – eppure è proprio il modo in cui il pupazzo di neve esplora ogni parte del mondo ad essere davvero accattivante, come fosse un ordinario interno domestico, o come un panorama invernale che improvvisamente si trasforma in un posto di scoperte miracolose per i due innocenti intrusi. Ogni silenzioso passaggio da un posto all’altro è altrettanto complesso che leggere un saggio sulla nostalgia, perché non ci sono parole, in gran parte. È un sogno? Un ricordo? Una desiderio o una realtà letteraria? Mi piace pensare che mai nessuno lo saprà.

The Snowman di Raymond Briggs

I paralleli con la mia incerta storia di migrante erano molto forti, un concetto scombinato di soglie incrociate, azioni che trascendono dal linguaggio e hanno una costante ambiguità. Briggs era arrivato indipendentemente alla soluzione simile di impostare la pagina, usando la semplice fatica di immagini multiple senza parole. Scoprivo che The Snowman mi dava la spinta che cercavo per perseverare con la mia immaginazione sventolante. Da allora ho rivisto molto del lavoro di Briggs, da When the Wind Blows a Ethel & Ernst, sospetto che anche lui possa essere considerato un accidentale graphic novelist. Le sue storie accadono solo per trovare la perfetta espressione in una data combinazione di immagini e didascalie (captions) e fumetti, fissate con dettagli visivi e semplici disegni dei personaggi. Uno stile tradizionalmente associato ai comic strips per bambini del “Sunday funniesâ€. Spesso usa queste associazioni in modo ironico, come quando una coppia anziana intrattiene il lettore, mentre siamo attenti a una minaccia non detta, un attacco nucleare imminente. L’innocenza della forma, la semplice presentazione delle parole e immagini, la sua intimità dei piccoli disegni di azioni fisiche: tutto questo è l’effetto brillante di una complessa suggestione emozionale nascosta sotto l’apparenza – e raggiunge ancora meglio la disturbante dissonanza (che può essere riprodotta anche in altri medium).

L’approdo, Shaun Tan

Un mio amico fumettista ha condiviso con me una riflessione, di recente, riguardo al famoso giovane avventuriero Tintin di Herge. “Tutti quelli che amano Tintin sanno che, a un qualche livello, non è solo rappresentazione, non è solo un ritratto di personaggio. Tintin è il disegno, lui esiste solo quando, e se, loro lo riconoscono sulla pagina. Non si trasporta su un altro medium.”

Le immagini non sono diverse dalle parole in questo aspetto, possono essere loro stesse oggetti, posseduti dall’unica impressione o voce, una realtà autonoma nella mente di ogni lettore. All’opposto, certe idee chiedono di essere espresse in altri modi: una conclusione cui sono arrivato di nuovo come lettore, critico, scrittore, e artista e senza dubbio un principio che guida così tanti artisti e scrittori alla constante sperimentazione, cercando di dare un nome tangibile e formare idee che possono altrimenti sembrare vaghe o nebulose. Qualcosa di unico spesso emerge da questa lotta.

Se esaminiamo un lavoro come Maus di Spiegelman, Jimmy Corrigan, The Smartest Kid on The Earth di Chris Ware, o Epileptic di David B., o ogni volume delle graphic novels premiate di recente che fanno parte dell’ultima generazione, ciò che hanno in comune è un’assoluta confluenza di forme e contenuti. Ecco: queste storie possono essere raccontate solo con una serie di disegni e parole fatte a mano, per invitare il lettore ad una interpretazione riflessiva e complessa, spesso fuori da linguaggi convenzionali.

Jimmy Corrigan, The Smartest Kid on The Earth

C’è qualcosa di indimenticabile nel modo in cui è disegnata la maschera animale dei personaggi di Maus o come una stanza distrutta è premurosamente organizzata in una pagina di Jimmy Corrigan, o come il mostro senza nome afferra il ragazzo sofferente in Epilectic, con la sua mano serpentina. Ogni linguaggio visuale è specifico per quelle storie.

Quando guardo il lavoro di altri autori, vedo sempre oltre la superficie della pagina e li immagino lottare come faccio io: pescare in mezzo a tanti diversi abbozzi di disegni e parole e scoprire che alcune composizioni funzionano, sembrano precise, verosimili ed evocative, mentre altre appaiono false, inarticolate o disgiunte. Dopo un po’ ogni artista arriva a capire che non sta soltanto realizzando un’idea, ma seguendo quell’idea sta progettando e confezionando un linguaggio personale. Per un illustratore, è un linguaggio che diventa immagine, testo, impaginazione, tipografia, formato fisico: un medium. Tutte cose che funzionano insieme in una loro complessa grammatica e disponibile a una costante reinvenzione. E questo è qualcosa che quasi definisce la graphic novel: un esperimento vivace (playfulness), anche irriverente quando giunge a un equilibrio di forme e stile.

Continua…

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) il 4 October 2011. Traduzione di Federica La Zucca

L’approdo
Shaun Tan
Un lungo emozionante graphic novel sul tema dell’emigrazione
18,70 euro
Maus
Art Spiegelman
Il capolavoro di Spiegelman sulla Shoah
17 euro
Snowman
Raymond Briggs
DVD. Il viaggio di un bambino e un pupazzo di neve
11,23 euro
Jimmy Corrigan: Or, the Smartest Kid on Earth
Chris Ware
Il difficile rapporto di un uomo solitario con suo padre
21,95 euro
Epileptic
David B
L’autobiografia di un ragazzo malato di epilessia
9,74 sterline

Concorso “Narrare la parità”: il bando è stato aggiornato.

Carissimi lettori, le mail di protesta alle condizioni del bando “Narrare la parità” (vedi post precedente) sono state tante e hanno permesso, grazie anche alla pronta collaborazione degli attori di questo concorso, di migliorare le cose.
Ecco in breve i cambiamenti del nuovo bando:
- Il concorso ora è gratuito
– Il premio resta quello di 500 euro
– L’editore Coccole e Caccole ha annullato la clausola che prevedeva la rinuncia alle royalties sulle prime 1000 copie del libro e specifica che le royalties saranno del 7%.
Grazie a tutti per la collaborazione!

Su questo post trovate la risposta di Coccole e Caccole e della rivista Andersen.
L’associazione Woman To be mi ha chiesto di pubblicare questa sua lettera:

Intervengo solo ora perché non è nel nostro stile entrare in battibecchi scarica responsabilità  che non ci piacciono e che spesso alimentano solo confusione.

Tuttavia poiché  di questa iniziativa siamo le ideatrici  tengo a precisare:

  • L’associazione “Woman to be†nata nel 2009 ha avuto la possibilità di lanciare questa iniziativa innovativa grazie alla regione Toscana che ha selezionato il progetto ritenendolo valido e fortemente innovativo, contribuendo al finanziamento di esso per l’80%, lasciando all’associazione il cofinanziamento del 20% così come prevede la legge regionale n.16 del 2009 (Cittadinanza di genere).  Queste informazioni sono pubbliche, essendo inserite sul sito della Regione Toscana, compresa la nostra selezione e relativa graduatoria.
  • Una delle case editrici che ha creduto fin da subito in questa idea è stata  Coccole e caccole, mentre altri tentativi con altri soggetti sono falliti perché ci veniva richiesto un contributo nostro per la pubblicazione che non potevamo sostenere.
  • Le spese per un progetto del genere sono tante (location, stampa, giuria, lancio, pubblicità,  premiazione ecc.) e anche il nostro 20% per un’Associazione come la nostra  diventa impegnativo, ma poiché ci crediamo, siamo sempre state  pronte a lavorare in modo volontario e a trovare le risorse economiche. Anzi tengo a precisare che  il progetto da noi presentato in Regione prevede come premio all’opera vincitrice la sola pubblicazione, ma  abbiamo pensato fosse giusto  assicurarle almeno  500 euro da parte nostra. In questo caso l’iscrizione che tra l’altro molti concorsi prevedono, serviva per coprire in parte questo costo.
  • Rispetto ad un  notevole  sforzo d parte nostra  di fare conoscere l’iniziativa, di coinvolgere la ricerca universitaria, i contatti presi affinchè  il premio diventi annuale coinvolgendo in progress soggetti diversi, associazionismo femminile, cooperative sociali, Fondazioni, servizi educativi territoriali, in questi ultimi giorni ci siamo sentite criminalizzare come se fossimo quasi un’associazione a delinquere, mettendo in dubbio addirittura la serietà e la veridicità dei nostri rapporti con la Regione Toscana ……

Io non conosco bene il mondo della letteratura per l’infanzia, ma  questa esperienza mi ha lasciato un po’ interdetta……

Abbiamo apprezzato comunque la decisione della Casa editrice di modificare e migliorare per i partecipanti le clausole della partecipazione, mentre noi come Associazione  abbiamo deciso di rinunciare ad ogni tassa d’iscrizione per facilitare al massimo la partecipazione soprattutto di chi non può permettersi 20 euro di iscrizione.

Nonostante  queste impreviste difficoltà siamo convinte che  l’iniziativa abbia un forte significato non solo per l’innovatività della tematica, ma  anche per la ricaduta che avrà all’interno dei servizi educativi territoriali della prima infanzia. Inoltre ci incoraggia la  disponibilità che stiamo trovando ad accogliere presso sedi importanti e significative di enti del territorio nazionale,  l’iniziativa stessa e l’opera vincitrice, successivamente alla premiazione.

La Presidente di Woman to be
Maria Grazia Anatra


ILLUSTRAZIONE (…) lo stato del Racconto per immagini: convegno da seguire in diretta

Cari illustratori, questo appuntamento è molto interessante. potete seguirlo in streaming in diretta! Domani 2 marzo, dalle 10 alle 13, e dalle 15 alle 19.

ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI ITALIANA

 ILLUSTRAZIONE, FUMETTO, CINEMA D’ANIMAZIONE
lo stato del Racconto per immagini
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
1. Le sfide del mercato e le problematiche che affliggono gli autori a livello globale
2. Rapporti con la committenza: professionalità ed etica, dalla tradizione al digitale e ai flussi di contenuti
3. La situazione legislativa e di mercato italiana in rapporto con quella europea
4. Le risposte possibili attraverso la co-operazione tra gli autori e le loro organizzazioni
5. 
Il Contratto per il Fumetto e i lavori in corso per la nuova AI
in occasione del Festival internazionale di fumetto BilBOlBul
Bologna, venerdì 2 Marzo 2012 
ore 10:00-13:00 / 15:00-19:00 presso la Sala Cervi, Cineteca di Bologna

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming

(Solo in caso di mal funzionamento useremo quest’altro canale: http://www.livestream.com/associazioneillustratori)
 
RELATORI
Ivo Milazzo - Autore e Presidente AI – ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI ITALIANA
Paolo Rui - Autore e Presidente EIF – EUROPEAN ILLUSTRATORS FORUM
Enzo D’Alò - regista di film d’animazione
Raffaella Pellegrino - Avvocato esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale
Conduce e modera Luca Boschi, fumettista e giornalista
Saranno presenti all’incontro, far gli altri, l’On. Fabio Porta, Mauro Marcheselli della Sergio Bonelli Editore, l’animatore e illustratore Michel Fuzellier, Gianfranco Manfredi, Giulio Peranzoni ex Presidente AI (che parlerà di computer animation), Andrea Mazzotta della NPE (sul tema della distribuzione di fumetti in fumetteria e nelle librerie di varia), l’Associazione Traduttori, i responsabili della Casa Editrice Tunuè… oltre a tutti coloro che desiderano confrontarsi in un dialogo di condivisione e senza inutile conflittualità, per un migliore ed equilibrato futuro produttivo
Chiuderanno il convegno gli interventi di Paola Gorla e Daniele Barbieri.

 


Bilbolbul festival del fumetto, a Bologna dall’1 al 4 marzo

Inaugura oggi 1 marzo, a Bologna, BilBOlbul, festival Internazionale di fumetto a cura di Hamelin Associazione Culturale. Mostre, incontri, e mille appuntamenti da non perdere. Trovate su Lo Spazio Bianco un dettagliato programma.

Rassegna stampa:

Dall’1 al 4 marzo 2012, il fumetto torna protagonista a Bologna con la VI edizione di BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto a cura di Hamelin Associazione Culturale. BilBOlbul è promosso da: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Cineteca di Bologna, Museo Civico Archeologico di Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica, Biblioteca Salaborsa, Università degli studi di Bologna-Facoltà di Lettere e Filosofia, Accademia di Belle Arti di Bologna, Goethe-Institut Italien. Partner: IGD, Coop Adriatica, Gruppo Hera, Emil Banca Credito Cooperativo, Legacoop Bologna, CNA Bologna, Arci Bologna, Albergo Al Cappello Rosso, Hotel Roma, Tipografia Negri, Simon Spazio per le idee, Viabizzuno, Librerie Feltrinelli, Librerie.coop, Mare Termale Bolognese, Locomotiv Club, Ozuk Baby, Gigo, Eccetera.

Fin dalla sua nascita nel 2007, il Festival ha fatto conoscere le opere di grandi maestri e di giovani talenti della scena nazionale e internazionale, mettendo in dialogo il fumetto e gli altri linguaggi della cultura contemporanea. E sarà proprio il contemporaneo protagonista assoluto in questa edizione.

Lo testimoniano le due grandi mostre ospitate nelle sale del Museo Civico Archeologico (2 marzo – 8 aprile 2012; inaugurazione 1 marzo): Atak (Germania) e Francesca Ghermandi (Italia), due disegnatori che appartengono alla stessa generazione e che, con stili e opere diverse, ma accomunate da una medesima curiosità nel contaminare forme artistiche diverse, si sono rivelati fra i più innovativi e sperimentatori del panorama fumettistico contemporaneo. Veri e propri ritratti d’artista, che mostreranno al pubblico le varie fasi del loro lavoro di disegnatori e illustratori. Fra le presenze internazionali Blutch (Francia), uno dei massimi autori francesi contemporanei, vincitore del Gran Premio della Città di Angoulême come miglior autore nel 2009.

Al tema del contemporaneo si collega anche il focus della VI edizione, dedicato al confine, proprio a partire da “i confini tra le arti†con cui si metterà in evidenza quel processo di contaminazione che è una delle forme specifiche del fumetto più innovativo di oggi, sempre più mescolato a grafica, illustrazione, disegno. Il tema del confine si affronterà attraverso una molteplicità di direzioni: la sezione “confini e conflitti†è dedicata al confine come spazio geografico e politico d’incontro e scontro tra culture e mondi diversi; la sezione “linea d’ombra†affronterà l’universo dell’adolescenza; “specchi di diversità†racconterà figure, reali o immaginarie, che con la loro storia incrinano l’ordine comune delle cose; “povera patria†svilupperà un’indagine sulle trasformazioni socio-antropologiche della nostra penisola.

A testimoniare la particolare attenzione che si darà al confine tra le arti e alla tendenza contemporanea del fumetto a contaminarsi con altre forme espressive saranno anche le oltre venti mostre ed eventi di BilBOlbul “attorno al festival†che quest’anno, e ancor più di prima, arricchiscono la proposta della manifestazione, muovendosi tra fumetto, illustrazione, grafica e fotografia.

Il Festival, come da tradizione, dedica anche grande spazio alla sezione BilBOlbul Ragazzi. La ricca programmazione prevede mostre, incontri con autori, dediche, visite guidate, proiezioni e numerose attività laboratoriali con importanti fumettisti (Francesca Ghermandi, Stefano Ricci, Tuono Pettinato…). Ma soprattutto a divertire i bambini, ma probabilmente anche gli adulti, arrivano i Ronfi, creati dalla matita di Adriano Carnevali, con le loro improbabili avventure.

 

 


Scrivere per bambini: luoghi comuni da sfatare. Di Giovanna Zoboli

Sul sito 100 news libri ho ritrovato alcune riflessioni di Giovanna Zoboli sullo scrivere per bambini. Le avevo già lette, ma alcuni anni fa: rileggendole ho pensato che potevano interessare anche voi. Sono tratte da La vera storia dei Topipittori, ovvero come e perché siamo diventati editori di picture books”

Sergio Larrain

COME (NON) SI SCRIVONO LIBRI PER BAMBINI, di Giovanna Zoboli

Se volete provare a scrivere qualcosa, una delle tante cose da fare, per evitare gli errori più frequenti, è non cadere nei luoghi comuni su questo genere di letteratura, intramontabili assurdità che nuocciono gravemente all’aspirante autore di libri per l’infanzia. Eccone alcuni:

- Scrivere per bambini è un’attività da vecchie signore, come fare torte di mele e ricamare centrini.

Una volta su tre, alla notizia che siamo editori di libri illustrati per ragazzi, qualcuno sente l’esigenza di comunicarmi che ha una zia, un’amica, una vicina di casa ottantenne che scrive storie per bambini. Retaggio di un’epoca lontana in cui agli anziani era delegato il compito di istruire la prole, raccontando fole e tramandando attraverso di esse il patrimonio di saggezza della tradizione, queste nonne-fate ormai sono scomparse da tempo poiché in crisi anch’esse, dirottate verso navi crociera, scuole di ballo, corsi di lingue straniere. Perché ostinarsi a tenere in vita il luogo comune che le vuole fabbriche di pasticceria casalinga, oggetti improponibili, storie dolciastre?

- Per scrivere buoni testi è sufficiente avere molta fantasia e adorare i bambini.

Se avete raccontato storie inventate da voi ai vostri figli e nipoti, non fidatevi del successo che hanno riscosso. I bambini amano stare con gli adulti, essere oggetto della loro attenzione, e quando dicono che la vostra storia è bellissima, quando ridono ascoltando le vostre parole, lo fanno per contentezza, euforia, amore. Il loro entusiasmo, nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che vedere con la possibilità di pubblicazione della storia. E in ogni modo non siete voi i giudici migliori, al riguardo. Quale editore pubblicherebbe mai un romanzo perché l’autore giura che a sua figlia, gran lettrice, è piaciuto moltissimo? Nessuno. E, infatti, nessuno scrittore si azzarda a farlo notare, quando scrive a un editore per proporgli il suo lavoro. L’editore per ragazzi, invece, si sente continuamente pubblicizzare il gradimento riscosso dalle storie che gli sono inviate. Tenete anche presente una cosa: un buon testo per picture book non è una storia della “buona notteâ€, deve essere letto guardando le figure. Le storie che i genitori, giustamente, inventano per i loro bambini dubito che nascano accompagnate da immagini.

- Gli editori di libri per ragazzi sono un consesso di anime belle, sensibili alla poesia della vita.

Idea balzana: ci sono fior di mascalzoni, nel settore, come dappertutto. E comunque, anche se si è bravissime persone, è seccante venire considerati come eletti amici, con cui poter condividere la propria idea “giusta†delle cose.

- L’infanzia è un mondo di ingenuità e bellezza perduta, un’età dell’oro a cui hanno accesso solo adulti speciali, rimasti bambini.

Due fra i migliori romanzi per ragazzi Tom Sawyer e Huckleberry Finn dell’americano Mark Twain, hanno come protagonisti due ragazzini che si sollazzano roteando gatti morti per la coda e tenendo prigioniero uno schiavo nero. E fra i maggiori scrittori per ragazzi figurano scapoli misantropi, zitelle incallite, ambigui reverendi, rudi chirurghi, aviatori squilibrati e truffatori. Tutta gente che i bambini li vedeva pochissimo o addirittura mai.

- Per scrivere per ragazzi bisogna abbassarsi al loro livello.

È vero, nello scrivere, l’autore deve compiere lo sforzo di recuperare il sentimento dominante della propria infanzia. Ciò non significa in alcun modo “abbassarsi†, in particolare in relazione agli strumenti espressivi utilizzati. Poiché l’aspirante autore per ragazzi è adulto e vuol fare il mestiere di scrittore, usi una lingua adulta e colta. Una lingua adulta e colta non significa una lingua fredda, oscura, difficile, noiosa, bacchettona, supponente. I bambini sono molto imbarazzati dagli adulti infantili, e annoiati a dismisura da chi simula il loro linguaggio e i loro comportamenti.

- I libri per ragazzi devono essere utili, insegnare qualcosa, istruire e educare.

Ci sono autori la cui maggiore preoccupazione consiste nel raccontare storie che veicolino “idee giusteâ€. È un errore clamoroso e il miglior presupposto per dare alla luce mostri inimmaginabili. Un giorno ho letto una storia di una famiglia di porcospini alle prese con il problema della droga. Era una storia a tesi, pensata per instradare la gioventù a comportamenti virtuosi. I piccoli porcospini mangiavano foglie allucinogene e diventavano dei pelandroni perditempo. Gli esiti erano paradossali e davano luogo a effetti umoristici straordinari, anche se non voluti. Ma ho letto anche storie a sfondo psicoanalitico, di orsetti che rifiutano la sofferenza, e di bambine anoressiche che riescono a sconfiggere il loro problema grazie all’intervento di un gatto magico. Io preferisco evitare questo genere di approccio. Di solito, la sproporzione fra la gravità di problemi reali e la soluzione trovata dalla storia è molto irritante.

Fare un libro “utile†per ragazzi, a mio giudizio, significa semplicemente farlo bene. Di questo, innanzi tutto, dovrebbero preoccuparsi editori, autori, grafici, illustratori. Realizzare libri ben fatti, cioè ben scritti, ben disegnati, ben impaginati e stampati, libri non furbi, pensati con serietà, professionalità, competenza, è la miglior cosa che si può fare nei confronti del lettore, sia esso adulto o bambino. È un segnale di rispetto molto concreto, che più di qualsiasi messaggio ideologico o pedagogico pretestuoso, può cogliere nel segno, interessare la persona che legge, fornirgli non idee, ma strumenti di interpretazione e di valutazione a proposito di sé e del mondo che la circonda.

Un libro sciatto, fatto in economia di mezzi – non solo materiali, ma anche intellettuali – un libro mal scritto e mal disegnato, può anche raccontare il Vangelo o perché bisogna amare la pace, ma non sarà migliore, per questo. Forse, anzi, sarà peggiore, per la presunzione e l’inganno che sottende.

Giovanna Zoboli

 


I migliori tipi i carta. Parte 2: Aquarelle Arches Satiné (Canson-Arches)

Nella prima parte di questi post dedicati alla carta avevamo parlato della Federzeichenblock della Hahnemühle. Oggi vorrei parlarvi della carta Aquarelle Grain Satiné 300 g/m2.

 

La Satiné è una delle carte da acquarello della cartiera francese Canson-Arches: 100% cotone, libere da acidi, sono carte che vantano una tradizione di secoli. Ci sono blocchi per tutti i gusti e di tutti i formati (anche un bellissimo Landscape molto allungato e basso).
Sono molto care. Si trovano sfuse o in blocco.

Le carte d’acquarello possono essere più battute o meno battute (più prosaicamente: più rugose o meno rugose). Più rugose sono, più reggono bene i giochi d’acqua. Se amate veder partire una macchia di acquarello e muoversi come un polipo danzante, lasciate perdere la Satiné, che è la carta da acquarello più liscia della Arches e non è fatta per reggere grosse dosi d’acqua. Se invece amate lavorare delicatamente con l’acquarello, con campiture piane e semplici, disegni precisi, la Satiné è fatta per voi.
Io la Satiné, però, non la uso per l’acquarello, la uso per le matite colorate e per l’incisione casereccia.

Liscia, ma ricoperta da un sottilissimo velo vellutato che oppone resistenza alla matita colorata, permette alla mina di lasciare tutto il suo colore e nello stesso tempo di creare una superficie uniforme e compatta.
Va benissimo anche per i pennini a china, i rapidograph, i pennarelli neri a punta fine (anche finissimi) e la matita normale. Non va bene per i pantoni perché è troppo assorbente.

Questo qui sotto è un esempio di disegno con le matite Polycroms della Faber Castell e un po’ di collage (essendo liscia e molto spessa, il collage viene benissimo). La pelliccia degli orsi è semplice matita beige Faber Castell.

Ma come vi avevo promesso, oggi facciamo fare alla signora Satiné un gioco di prestigio: la facciamo diventare una tavola da incisione!
Materiale necessario:
-china nera (scegliete un tipo di china che una volta secca non sbavi se aggiungete acqua. La Winsor and Newton, ad esempio).
- Qualche punta da incisione più o meno fine.
- Un pastello a olio trasparente della Van Gogh (ne ho provati di altre marche ma sono troppo morbidi).
Il pastello a olio trasparente è un’altra invenzione magica. Io lo metto un po’ dappertutto quando lavoro e ho crisi d’astinenza quando me ne resta solo un mozzicone. I pastelli trasparenti li trovate sfusi nei negozi di belle arti che vendono pastelli Van Gogh.
- Un pennello da acquarello e uno (almeno) da acrilico
- Colori acrilici. Io per il fondo uso un colore titanio ecru della Liquitex con un po’ di bianco e una punta di magenta, o sporco un qualsiasi bianco. Perché? Ve lo spiego dopo.

Prima fase: colorate il foglio di china nera, che sia ben nero. Fatela seccare bene.

Fase due: togliete la carta al pastello trasparente , spezzatelo in due, e passatelo orizzontalmente su tutto il foglio. Creerà una superficie uniforme e liscia di cera trasparente.

Fase tre: ora gli strati sono due: china e cera. Ora sopra la cera aggiungete un terzo strato: il colore acrilico. Stendetelo senza aggiunta di acqua, con pennellate delicate, non troppo spesse. Per ripassare una zona – se vedete che la pennellata è troppo sottile e trasparente, aspettate che sia secca. Infine seccate tutto con il fohn (non troppo vicino, se no scioglie la cera).

Ora con le punte da incisione potete sbizzarrirvi. Fate il vostro disegno.

L’effetto sarà lo stesso di un’incisione (se mi sente un incisore mi spenna viva!), ma con il vantaggio che se si sbaglia, si può rimediare facilmente. Ecco come: il braccino sinistro del coniglio non mi piaceva, allora con un po’ di acrilico lo copro e incido di nuovo (ma attenzione a non dare uno strato troppo spesso di acrilico, altrimenti la punta non riuscirà più a incidere).

Voilà, nuovo braccino.

Il bello di questa tecnica è che si può usare il fondo creato come base per un normale dipinto ad acrilico.

Ecco, ho colorato di verde l’albero e di bianco il coniglio. Poi ho inciso ancora un po’ per disegnare altri particolari. Mi piace usare per il primo fondo un bianco sporco per poi usare i bianchi assoluti dopo, così risaltano bene.

Ancora un barbatrucco: il collage. Ho deciso che voglio cambiare la tutina al mio coniglio giardiniere. Sfoglio una vecchia rivista e cerco il vestito perfetto per lui. Ecco, i quadratini verdi del costume della bambina mi sembrano i più adatti.

Su un foglio di carta vegetale trasparente prendo le misure della tutina.

Poi appoggiando il foglio trasparente alla rivista e ritaglio la forma della tutina.

E… dadannn:

Potete andare avanti all’infinito. Qui ho inciso la forma di qualche uccello e dato una mano di azzurro al cielo…

Oppure potete decidere che viene la notte…

Notte! Fine.

Qui sotto potete vedere un disegno più complesso che avevo fatto due anni fa per provare questa tecnica. Avevo usato una base di legno. Sul legno si può grattare e incidere di più. Il legno, a differenza della Satiné, dà un risultato più grezzo e potente. E’ anche più divertente incidere, perché trattiene la punta da incisione e oppone una resistenza che permette gesti più sicuri e forti. Ma ha lo svantaggio di non essere scannerizzabile (bisogna farlo fotografare per riprodurre il disegno), ha lo svantaggio di pesare un accidenti se volete portarvi dietro l’originale, e infine i neri della china risultano meno intensi che sulla Satiné perché il legno li assorbe di più.

studio di Anna Castagnoli

Fatemi sapere se provate questa tecnica e mandatemi i risultati che sarà bello vedere come ognuno l’ha interpretata.
La nostra avventura con la carta continua…

Torna alla puntata 1:  la Federzeichenblock della Hahnemühle.


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