Mano a Mano N7: Gaia Stella

L’universo grafico di Gaia Stella sembra semplice come un gioco dal quale sia stato bandito ogni dramma. Burattini un po’ rigidi camminano, pattinano, danzano tra le quinte di città giocattolo. Uno scoiattolo salta di tetto in tetto, una mongolfiera si stacca dai tetti, una gru alza un cubo rosso, un uomo lava una vetrina dietro cui luccica una giostra. Microscopici oggetti – un gatto, un annaffiatoio, un vaso – adornano le finestre.
La scena chiede un esercizio di attenzione: solo prestando attenzione la città dei burattini si anima di vita.
La semplicità è una complessità risolta” scriveva lo scultore Constantin Brancusi.

Gaia Stella è nata nel 1982 a Milano, dove vive e lavora come illustratrice e grafica. Ha progettato e illustrato diversi albi per editori italiani e stranieri. Ha pubblicato, tra gli altri, per Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Salani, Topipittori, La Joie de Lire, Hélium. I suoi lavori sono stati selezionati a Lisbona per Ilustrarte 2014, importante Biennale Internazionale di Illustrazione.

gaiastella

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Gaia_Stella7Gaia Stella, Toutes Les Choses Avec Lesquelles… Hélium Editions

‘Un regalo per Nino’. Perché scrivere. Di Lilith Moscon

Lilith e Francesco sono, rispettivamente, un’autrice e un illustratore. Sono anche una coppia. Insieme hanno fatto un libro che trovo stupendo, originale, antico e moderno allo stesso tempo: Un regalo para Nino, pubblicato in Spagna da A buen paso (spero che esca presto in Italia).
È la storia di un postino che sogna di avere una figlia e a poco a poco riceve in dono frammenti della bambina, fino a che il sogno non si avvera: a ricordarci che ogni desiderio avverato è un dono del mondo che ci circonda.

Ho chiesto a Lilith e Francesco di raccontarmi come è nato questo libro.

Leggi anche: Perché illustrare, di Francesco Chiacchio

Perché scrivere
di
Lilith Moscon

Un regalo para Nino è nato all’inizio del mio anno di formazione presso il Teatro de los Sentidos, compagnia diretta da Enrique Vargas con sede a Barcellona. Ho scritto questa storia mossa forse dal desiderio di ringraziare una persona a me molto cara che ha deciso di scomparire dalla mia vita. Il ‘forse’ è legato al fatto che è difficile, se non impossibile, rintracciare i motivi per cui si scrive. Io per esempio scrivo quasi sempre sollecitata da un’urgenza generica di scrivere. Solitamente traccio una struttura sommaria prima di iniziare, ma raramente la rispetto. Un buon racconto va sempre oltre la struttura che mi sono prefissata, come se le parole a un certo punto prendessero il sopravvento sull’autore e ideassero personaggi e trame a loro piacimento. Quando questo accade, vuol dire che il lavoro è stato onesto e posso esserne soddisfatta. Un regalo para Nino è senz’altro uno di quei racconti di cui sono stata da subito non solo molto soddisfatta, ma pure emozionata.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Il tema centrale dell’opera è per me contenuto nel titolo, e mi riferisco alla parola “regalo”. I regali arrivano quando si è creato spazio in noi stessi per farli arrivare e quando la realtà ha aperto un varco per accoglierli; possono sorprenderci nei momenti più impensati e avere le sembianze più improbabili. Bisogna non chiedersi troppo da dove provengano, poiché è proprio di ogni regalo volere un grazie silenzioso, pronunciato da una finestra, nella notte, come è possibile vedere in una delle ultime tavole del libro.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Pier Aldo Rovatti scrive nella premessa a “Donare il tempo” di Jacques Derrida: “Il dono, se ce n’è, è inconfessabile”. Mi piace pensare che Un regalo para Nino sia in qualche modo figlio della lettura di Derrida che feci da studentessa universitaria e degli insegnamenti del Teatro di Vargas.

È un’opera che deve la sua genesi a più persone e a più vissuti, in tal senso è collettiva.

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Tra queste persone è presente Lynn, mia compagna di avventure durante l’adolescenza. Con lei andavo nelle campagne vicino Firenze e camminavo per interi pomeriggi. Ogni tanto trovavamo un posto che ci piaceva particolarmente e lì rimanevamo, sedute, luna difronte all’altra, ad occhi chiusi. Poi ci prendevamo le mani e iniziavamo a turno a formulare i nostri desideri. Questa “ragazzata” mi ha fatto riflettere negli anni sull’efficacia dell’esprimere i propri desideri, che spesso non sono altro che i propri bisogni, al fine di realizzarli. Oggi credo che desideri e sogni prendano corpo ogni volta che vengono formulati: è possibile cioè che passino da essere realtà psichica a vissuto attraverso l’immaginazione, la parola, il rito.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Nino, in fondo, fa la stessa cosa che facevamo io e Lynn in privato quando, finito di lavorare, sospira: “Potessi ora tornare a casa e giocare con la mia bambina”.

Ho voluto raccontare di Lynn poiché le storie, come i disegni, provengono dalla compagine di vissuti e ricordi dei loro autori e, con buone probabilità, come sostiene Jack Zipes, da ancora più lontano.

Geograficamente Un regalo para Nino nasce in Spagna, come ho precisato all’inizio di questa riflessione. Mi è sembrato perciò naturale che fosse una casa editrice spagnola, A buen paso, a volerlo pubblicare: il testo già aveva la forma e la luce di quei paesaggi, già si trovava in quella terra.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Concludo con una citazione dall’opera di Jack Zipes “La fiaba irresistibile. Storia culturale e sociale di un genere.” Le parole a seguire ci introducono alla riflessione che sviluppa l’autore sulla genesi delle fiabe e fanno luce su come la fiaba sia ancora, e lo sarà sempre, elemento essenziale per la comprensione di noi stessi e del mondo.

“Le fiabe, come le nostre stesse vite, sono nate dal conflitto. Le fiabe non sono state create o pensate per i bambini. Tuttavia entrano in consonanza con loro, e loro le rammentano bene, una volta cresciuti, misurandosi con le ingiustizie e le contraddizioni dei cosiddetti mondi reali. Non siamo in grado di chiarire come mai le origini della fiaba siano così inesplicabili ed elusive. Ma possiamo illuminare la ragione per cui continuano a rivelarsi irresistibili e a respirare e vivere, mimeticamente, attraverso di noi, dandoci la speranza di poter cambiare noi stessi mentre cambiamo il mondo.”

Lilith Moscon


‘Un regalo per Nino’. Perché illustrare. Di Francesco Chiacchio

Lilith e Francesco sono, rispettivamente, un’autrice e un illustratore. Sono anche una coppia. Insieme hanno fatto un libro che trovo stupendo, originale, antico e moderno allo stesso tempo: Un regalo para Nino, pubblicato in Spagna da A buen paso (spero che esca presto in Italia). È la storia di un postino che sogna di avere una figlia e a poco a poco riceve in dono frammenti della bambina, fino a che il sogno non si avvera: a ricordarci che ogni desiderio avverato è un dono del mondo che ci circonda.
Ho chiesto a Lilith e Francesco di raccontarmi come è nato questo libro.

Leggi anche: Perché scrivere, di Lilith Moscon

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Perché illustrare
di
Francesco Chiacchio

Il giorno che ho letto per la prima volta la storia di Nino, ho amato molto il protagonista. Ci si affeziona alle storie perché ci si innamora dei loro personaggi, nel bene o nel male. Scatta un meccanismo bello, quello dell’immedesimazione, come una danza dolce che si fa sempre più vorticosa:  non lo si decide, ma è come se scambiassimo con i personaggi della storia i nostri occhi, gli orecchi, i movimenti, sperimentando l’opportunità speciale di scoprire il mondo sotto una nuova luce. A proposito di questa sensazione, mi piacciono tanto le parole che Francesco De Gregori canta in “Informazioni di Vincent”, rendono bene l’idea di quello che voglio dire: “ho affittato i miei occhi ad una banda di ladri, vedo quel che vedono loro”.

 

13_Nino-LUn regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Penso che un illustratore, quasi come un attore, e uno scrittore, debba calarsi nelle vie principali e nei bassifondi della storia che vuole mettere in scena, entrare nella testa dei personaggi per capire i loro desideri e dargli espressione. La prima volta che ho incontrato Nino, di lui mi hanno colpito la genuinità e allo stesso tempo una dolce malinconia, quel suo modo di stare al mondo fuori dagli stereotipi. Ho provato a disegnarlo molte volte, seguendo alcune indicazioni nel testo, cercando sempre più di fare mie certe sfumature.

Un regalo para Nino, Francesco Chiacchio, schizzi preparatori

Ne ho assunto la postura, le pose, cercando di amalgamarle con le mie. Ho provato a camminare per la casa come avrebbe fatto lui, ho cenato da solo, a fianco della mia finestra, sbirciando il mio riflesso. Infine ho aggiunto un naso lungo, simile al mio, una tuta azzurra e un berretto morbido. Ora che scrivo mi accorgo di quanto sia importante questo processo di preparazione, di immedesimazione. Ultimamente noto che la freschezza che cerco nel disegno, quella che anima il segno e lo rende autentico, nasce da una sensazione fisica, dall’urgenza di un gesto, prima ancora che dal pensiero. Proprio come se le prime immagini a cui vogliamo dare una forma scaturissero da un movimento fisico, guidato solo successivamente da un ragionamento.

 

Durante questa fase di immedesimazione sono stati fondamentali i miei quaderni, i fogli sparsi, dove Nino cominciava a definirsi.

Quale stile avrei utilizzato per disegnare questa storia? La malinconia di Nino si sarebbe sposata bene con la grana dei pastelli? E la sua meraviglia, la sua gioia, sarei riuscito a tradurle con il bianco e nero della china sul foglio? Con quale segno avrei potuto dare forma alla pace della strada che si apre davanti agli occhi di Nino, alla fine del racconto?

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Arianna Squilloni di A buen paso, in questo senso, mi aveva dato libertà assoluta, e allo stesso tempo la disponibilità ad un confronto aperto e stimolante. In un primo momento avevamo fantasticato un libro in bianco e nero, o forse con un solo colore. Mentre lavoravo allo storyboard, e ad alcuni disegni preparatori, il rosso della bicicletta indicato nel testo mi ha suggerito che non sarebbe stato male provare ad affiancargli il giallo caldo delle ecoline poggiate sul tavolo di fronte a me. A quel punto ho pensato che fosse una buona idea sfruttare l’equilibrio del rapporto tra i colori primari e di conseguenza ho scelto un azzurro brillante per la tuta da lavoro di Nino, e i suoi toni più scuri per la notte e le ombre. Con questi tre colori e le loro variazioni, mi sentivo pronto per cominciare: non avevo più tra le braccia solo una chitarra, adesso sentivo alle mie spalle anche un basso elettrico e una batteria.

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Tutto ha cominciato a definirsi nella mia mente, così come sulla carta. Le forme dei personaggi si sono ammorbidite, e i colori degli ambienti si sono accesi, come il palco di un teatro che si illumina all’inizio di uno spettacolo.

Francesco Chiacchio

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Franchette and Jeannot, by Françoise

Franchette and Jeannot, a little story with pictures by françoise, 1937
Françoise Seignobosc è nata in Francia nel 1896, ma è presto emigrata negli Stati Uniti dove ha riscosso, tra gli anni 30 e gli anni 40 del secolo scorso, un grandissimo successo.
Questo bel libro sulla storia a lieto fine di un amore è appena entrato nella mia collezione. Ecco alcune immagini.


Corso: I MECCANISMI NARRATIVI DELL’ALBUM ILLUSTRATO (Udine)

Laboratorio teorico pratico sui meccanismi narrativi dell’album illustrato (ancora 9 posti disponibili).
NB: Non è necessario saper disegnare per partecipare.

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CON: ANNA CASTAGNOLI
QUANDO: domenica 12 giugno, dalle 9:30 alle 18:00
DOVE: Libreria per ragazzi La Pecora Nera, via Gemona 46, Udine
COSTO: 100 euro
INFO E PRENOTAZIONI: libreriapecoranera@gmail.com o chiamando lo 0432 1743494

L’album illustrato è un medium ibrido e complesso. Immagini e parole si fondono in una lingua che sembra semplice e inafferrabile allo stesso tempo. Siamo allenati a comprendere i meccanismi narrativi del linguaggio, le sue strutture, i suoi toni retorici: ma come ci ‘parlano’ le immagini?

A CHI E’ RIVOLTO IL CORSO
Illustratori o aspiranti illustratori, bibliotecari, autori, librai, educatori e a chiunque sia interessato a capire meglio come funziona l’album illustrato.
Non è necessario saper disegnare.

PROGRAMMA
Quando sfogliamo un album, non vediamo solo le parole e i contenuti delle illustrazioni.
La morfologia dell’immagine (composizione), lo stile con cui è disegnata, la direzionalità geografica degli elementi rappresentati (Cappuccetto Rosso andrà sempre nel bosco camminando verso destra), l’impaginazione, sono tutti elementi che intervengono in modo discreto, ma determinante, alla costruzione del senso.
Nella prima parte del corso, studieremo come ‘parlano’ le immagini, per capire con più chiarezza quale è il linguaggio specifico dell’album illustrato, e perché proprio questo medium è così adatto ai bambini.
Nella seconda parte del corso studieremo e giocheremo con le immagini in sequenza, per osservare i principali meccanismi della narrazione sequenziale.
Il corso, prevalentemente teorico, sarà intervallato da esercizi didattici.
Useremo matite, collage e carta da lucido per sperimentare e capire in prima persona gli argomenti trattati.
Il materiale è fornito dalla libreria ed è incluso nell’iscrizione.

Vi aspetto!
Anna Castagnoli


A tavola bambini! Bambini educati e bambini selvaggi

Suzanne de Bourbon, Jean Hey (1491-1521)

“Perché la bontà naturale del bambino traspaia da tutte le parti (e riluca sul viso), che il suo sguardo sia dolce, rispettoso, onesto; degli occhi furbi sono indizio di violenza; degli occhi fissi, segno di sfrontatezza; degli occhi erranti e sgranati, segno di follia; che non guardi mai di traverso, perché è tipico dei sornioni, di qualcuno che medita una cattiveria; che non siano troppo spalancati, tipico degli imbecilli; si diceva già questo all’epoca di Socrate: abbassare gli occhi e sbattere le ciglia è un segno di leggerezza; tenerli immobili è il segno di uno spirito pigro; due occhi penetranti indicano irascibilità; troppo vivi e eloquenti, segno di un temperamento lascivo. Importa soprattutto che dagli occhi traspaia uno spirito calmo e rispettosamente affettuoso. Non è per caso, in effetti, che è stato detto dagli antichi saggi: ‘L’anima ha il suo trono nello sguardo’.
Le antiche pitture ci insegnano che un tempo era segno di una modestia esemplare tenere gli occhi semi-chiusi; parimenti, presso gli spagnoli, guardare qualcuno abbassando leggermente le palpebre è un segno di educazione e amicizia.
Sappiamo anche, dai quadri, che le labbra giunte e serrate erano, in altri tempi, indizio di rettitudine.”
Erasmo da Rotterdam, De civilitate morum puerilium, 1530

1820Flowers of Instruction: or Familiar Subjects in Verse, Inghilterra 1820

Per preparare il corso Le immagini, le parole, l’infanzia ho letto o riletto alcuni libri che raccontano la storia dell’infanzia.
Nel privato, questa lunga e oscura storia ha forse avuto i suoi momenti di tenerezza e attenzione; ma nel pubblico, nell’idea di infanzia che intere società hanno condiviso più o meno consapevolmente, è stata una storia riassumibile in una manciata di parole: un lunghissimo, impunito, abuso di potere.

Fränzchen Nimmersatt, Grünstein Georg Tippel, Germania 1900

La tanto applaudita ‘modernità’, quella che noi chiamiamo con orba presunzione ‘civilizzazione’, ha avuto un costo fisico e morale inaudito, ed è stato pagato, quasi interamente, dai bambini.
I libri illustrati sono stati (e continuano ad essere) uno degli strumenti più subdoli e raffinati per offrire modelli comportamentali.
A titolo di esempio, vi posto alcune rappresentazioni dei bambini a tavola.
La tavola è, per eccellenza, il simbolo della civilizzazione (interessantissimo, su questo tema: Il crudo e il cotto di Claude Lévi-Strauss). Osservate come il bambino buono e il bambino maleducato sono due facce della stessa medaglia.
Il bambino maleducato, poi, trova il suo modello idealizzato nel bambino selvaggio, rappresentato anche, per allegoria, da un animale (quasi sempre proveniente dalla savana o dalla giungla).
È importante riflettere sul fatto che in tutti questi modelli, anche quando sono spiritosi, il bambino viene definito della sua relazione con la civilizzazione di stampo borghese.

SLIDE_WIL07Wild, Emily Hughes,  2013

Nel 1700, dei popoli colonizzati si diceva che erano ‘ingenui come bambini’, e dei bambini si diceva che erano ‘come selvaggi’.
Selvaggio-bambino: un paradigma indissolubile che non è ancora passato di moda. Si pensi al recente successo di Wild di Emily Hughes, dove la protagonista addenta felice un pesce crudo e sceglie di tornare a vivere nella giungla, lontano da quella civiltà che Russeau, nell’Emilio, aveva definto la sola ‘corruttrice dell’anima innocente del bambino’ (ragionando su questa idea roussoniana che ha fatto epoca, Michel Tournier si domanda, giustamente, come siamo arrivati all’idea che la miglior educazione per un bambino possa essere quella di farlo crescere segregado ai margini della nostra stessa società).
Non siamo ancora stufi di questi due modelli?

Anna Castagnoli

Struwwelpeter, Heinrich Hoffmann, 1845
1book24-1Alice’s Adventures in Wonderland, ill. John Tenniel, 1865
Marie sans soin, Bertall, 1894
La journé de Roger, M. Vanasek, Parigi 1920
Histoire de Babar, Jean de Brunhoff nel 1931
andre-francois-crocLes Larmes de crocodile, André François, Delpire 1956

sendak copy

IMG_2140_modificatoE allora tu che cosa dici? Sesyle Joslin e Murice Sendak, Emme 1958

tigre2The Tiger Who Came to Tea, Judith Kerr, 1968

Where the wild things are, Maurice Sendak, 1963

Une vie exemplaire, Floc’h, Hèlium 2011
modan2
modanA cena dalla regina, Rutu Modan, Giuntina

Vi lascio un po’ di bibliografia:
De civilitate morum puerilium
, Erasmo, 1530
Traité de l’Éducation des filles
, Fénelon, 1687
Le avventure di Telemaco
, Fénelon , 1699
Pensieri sull’educazione
(Some Thoughts Concerning Education), John Locke, 1693
Emilio o dell’educazione, Jean-Jacques Rousseau 1762
L’Enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime, Philippe Ariès, 1960
Storia dell’infanzia
(II volumi) Egle Becchi, Laterza (fuori edizione in italiano, si trovano in francese).
Enfants de tous les temps de tous le mondes, Jérome Baschet. Gallimard Jeunesse
Il bambino estraneo, nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese, Dieter Riechter, edizioni Storia e Letteratura


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