A tavola bambini! Bambini educati e bambini selvaggi

Suzanne de Bourbon, Jean Hey (1491-1521)

“Perché la bontà naturale del bambino traspaia da tutte le parti (e riluca sul viso), che il suo sguardo sia dolce, rispettoso, onesto; degli occhi furbi sono indizio di violenza; degli occhi fissi, segno di sfrontatezza; degli occhi erranti e sgranati, segno di follia; che non guardi mai di traverso, perché è tipico dei sornioni, di qualcuno che medita una cattiveria; che non siano troppo spalancati, tipico degli imbecilli; si diceva già questo all’epoca di Socrate: abbassare gli occhi e sbattere le ciglia è un segno di leggerezza; tenerli immobili è il segno di uno spirito pigro; due occhi penetranti indicano irascibilità; troppo vivi e eloquenti, segno di un temperamento lascivo. Importa soprattutto che dagli occhi traspaia uno spirito calmo e rispettosamente affettuoso. Non è per caso, in effetti, che è stato detto dagli antichi saggi: ‘L’anima ha il suo trono nello sguardo’.
Le antiche pitture ci insegnano che un tempo era segno di una modestia esemplare tenere gli occhi semi-chiusi; parimenti, presso gli spagnoli, guardare qualcuno abbassando leggermente le palpebre è un segno di educazione e amicizia.
Sappiamo anche, dai quadri, che le labbra giunte e serrate erano, in altri tempi, indizio di rettitudine.”
Erasmo da Rotterdam, De civilitate morum puerilium, 1530

1820Flowers of Instruction: or Familiar Subjects in Verse, Inghilterra 1820

Per preparare il corso Le immagini, le parole, l’infanzia ho letto o riletto alcuni libri che raccontano la storia dell’infanzia.
Nel privato, questa lunga e oscura storia ha forse avuto i suoi momenti di tenerezza e attenzione; ma nel pubblico, nell’idea di infanzia che intere società hanno condiviso più o meno consapevolmente, è stata una storia riassumibile in una manciata di parole: un lunghissimo, impunito, abuso di potere.

Fränzchen Nimmersatt, Grünstein Georg Tippel, Germania 1900

La tanto applaudita ‘modernità’, quella che noi chiamiamo con orba presunzione ‘civilizzazione’, ha avuto un costo fisico e morale inaudito, ed è stato pagato, quasi interamente, dai bambini.
I libri illustrati sono stati (e continuano ad essere) uno degli strumenti più subdoli e raffinati per offrire modelli comportamentali.
A titolo di esempio, vi posto alcune rappresentazioni dei bambini a tavola.
La tavola è, per eccellenza, il simbolo della civilizzazione (interessantissimo, su questo tema: Il crudo e il cotto di Claude Lévi-Strauss). Osservate come il bambino buono e il bambino maleducato sono due facce della stessa medaglia.
Il bambino maleducato, poi, trova il suo modello idealizzato nel bambino selvaggio, rappresentato anche, per allegoria, da un animale (quasi sempre proveniente dalla savana o dalla giungla).
È importante riflettere sul fatto che in tutti questi modelli, anche quando sono spiritosi, il bambino viene definito della sua relazione con la civilizzazione di stampo borghese.

SLIDE_WIL07Wild, Emily Hughes,  2013

Nel 1700, dei popoli colonizzati si diceva che erano ‘ingenui come bambini’, e dei bambini si diceva che erano ‘come selvaggi’.
Selvaggio-bambino: un paradigma indissolubile che non è ancora passato di moda. Si pensi al recente successo di Wild di Emily Hughes, dove la protagonista addenta felice un pesce crudo e sceglie di tornare a vivere nella giungla, lontano da quella civiltà che Russeau, nell’Emilio, aveva definto la sola ‘corruttrice dell’anima innocente del bambino’ (ragionando su questa idea roussoniana che ha fatto epoca, Michel Tournier si domanda, giustamente, come siamo arrivati all’idea che la miglior educazione per un bambino possa essere quella di farlo crescere segregado ai margini della nostra stessa società).
Non siamo ancora stufi di questi due modelli?

Anna Castagnoli

Struwwelpeter, Heinrich Hoffmann, 1845
1book24-1Alice’s Adventures in Wonderland, ill. John Tenniel, 1865
Marie sans soin, Bertall, 1894
La journé de Roger, M. Vanasek, Parigi 1920
Histoire de Babar, Jean de Brunhoff nel 1931
andre-francois-crocLes Larmes de crocodile, André François, Delpire 1956

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IMG_2140_modificatoE allora tu che cosa dici? Sesyle Joslin e Murice Sendak, Emme 1958

tigre2The Tiger Who Came to Tea, Judith Kerr, 1968

Where the wild things are, Maurice Sendak, 1963

Une vie exemplaire, Floc’h, Hèlium 2011
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modanA cena dalla regina, Rutu Modan, Giuntina

Vi lascio un po’ di bibliografia:
De civilitate morum puerilium
, Erasmo, 1530
Traité de l’Éducation des filles
, Fénelon, 1687
Le avventure di Telemaco
, Fénelon , 1699
Pensieri sull’educazione
(Some Thoughts Concerning Education), John Locke, 1693
Emilio o dell’educazione, Jean-Jacques Rousseau 1762
L’Enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime, Philippe Ariès, 1960
Storia dell’infanzia
(II volumi) Egle Becchi, Laterza (fuori edizione in italiano, si trovano in francese).
Enfants de tous les temps de tous le mondes, Jérome Baschet. Gallimard Jeunesse
Il bambino estraneo, nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese, Dieter Riechter, edizioni Storia e Letteratura


La vera genesi della fiaba di Hansel e Gretel

grimmWilhelm e Jacob Grimm, 1847; daguerrotipo di Hermann Blow

Questo articolo ha introdotto il mio corso ‘Releer Hansel y Gretel en 2016’ al Master Internacional en Libros y Literatura Infantil y Juvenil Gretel, dell’università UAB di Barcelona; aprile 2016.

Rileggere Hansel e Gretel nel 2016
di Anna Castagnoli

Introduzione
La fiaba di Hansel e Gretel è una delle più conosciute al mondo. Innumerevoli le versioni, gli adattamenti, le parodie che sono seguite alla versione pubblicata in Germania da Jacob e Wilhelm Grimm nel 1857.
Non c’è grande illustratore – da Ludwig Richter a Susanne Janssen e Kveta Pacovska, da George Cruikshank e Kay Nielsen a Maurice Sendak, Da Gustave Doré a Lorenzo Mattotti, solo per citare alcuni dei più importanti – che non abbia firmato la scena dell’arrivo dei protagonisti alla casa dalle finestre di zucchero.

nielsenHansel e Gretel, Kay Nielsen

All’interno del grande lavoro di ricerca e rilettura delle fiabe e dei miti portato avanti nel secolo XX dalla linguistica strutturalista e dalla psicanalisi, questa fiaba ha trovato un posto d’elezione.
Per alcuni studiosi, Hansel e Gretel, con il loro abbandono nel bosco, mettono in scena antichi riti iniziatici (Vladimir Propp); per altri, rappresentano le forze inconsce tese verso una regressione a forme di oralità e avidità primitive: desiderando ardentemente mangiare la casa/corpo della strega/madre, i due bambini scatenano, in risposta, il senso di colpa e la paura di venir divorati a loro volta (Bruno Bettelheim).

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Nella rilettura che faremo (N.d.r: durante il corso universitario), cercheremo di analizzare come leggiamo oggi le fiabe, quali paradigmi culturali stanno alla base del nostro modo di percepire parole e immagini.
Osservando come i grandi illustratori hanno interpretato Hansel e Gretel nell’arco di due secoli, ci interrogheremo sull’immaginario degli adulti nei confronti dell’infanzia e delle fiabe, e sui cambiamenti storici di questo binomio sociale.

Le fiabe nella Germania del 1800

È naturale, per noi adulti, oggi, l’idea che le fiabe siano un genere letterario adatto ai bambini, e se piacciono anche a noi lo giustifichiamo con una certa compiacenza verso il nostro personale mondo infantile, fatto di ricordi e di una certa nostalgia.
Ci stupiremmo molto se ascoltassimo i commenti, le idee, le critiche che venivano mosse alle fiabe negli ambienti colti della Germania dei primi anni del 1800, quando i fratelli Grimm iniziarono il lavoro di ricerca storica e filologica (*Nota1).

Il paradigma vero/falso, così importante nella nostra cultura dopo l’Illuminismo, portava gli intellettuali a associare le fiabe a superstizioni e dicerie popolari.
Gli elementi fantastici e irreali non venivano più percepiti come accadeva nelle corti del 1600, dove, alcuni secoli prima, Giovanni Francesco Straparola (*2), Gianbattista Basile (*3), Charles Perrault (*4) avevano intrattenuto i nobili in colti cenacoli.
Se nel 1600 la fiaba era un genere colto, destinato a un pubblico aristocratico adulto, pronto a essere meravigliato e divertito da questo genere di racconti, nel 1800, soprattutto in Germania, le fiabe erano considerate un genere ‘basso’: roba da ‘nutrici del popolo’ (Richter).

Jacob-und-Wilhelm-Grimm-Katzenstein-Jacob-and-Wilhelm-Grimm-KatzensteinI fratelli Grimm nella casa di Dorothea Viehmännin, Louis Katzenstein 1892

Come scrive Dieter Richter nella sua eccezionale ricerca sulla relazione tra fiabe, società e infanzia (*5):

Il giudizio degli “eruditi” sulle “sciocche, insulse farse fiabesche” accompagna il processo di “scoperta” della cultura popolare ed ha una nuova punta massima nel movimento educativo del XVIII secolo e dell’inizio del XIX. Anche la nascente letteratura per l’infanzia non è da meno nel condannare la fiaba.
In un libro per bambini del 1777, di Johann Gottlieb Schummel, come penitenza di gioco si chiede a un bambino di “raccontare una bugia veramente grossa e riprovevole” ed egli racconta una fiaba. In un altro libro per ragazzi (1839) sono le favole raccontate da una governante di basso ceto che conducono un fanciullo di buona famiglia sulla strada del disonore e della lussuria.”
Il capovolgimento storico di questa immagine delle fiabe, operato in gran parte dai Grimm, è quello di creare una nuova idea di popolo, idealizzata e mitica. Le nutrici e il popolo diventano, con i Grimm, i portatori privilegiati di una verità che va ‘raccolta’.

Questo capovolgimento ha le sue radici in una serie di mutamenti della società:

la Rivoluzione Industriale, l’ascesa delle classi borghesi, le nuove idee illuministiche sull’uguaglianza dei diritti di tutti gli esseri umani (anche dei bambini), le scoperte della scienza che ridussero la mortalità infantile, la produzione meccanica di libri e giochi furono alcuni dei fattori che dal 1700 in avanti rimodellarono drasticamente l’idea che la società aveva dei bambini e della letteratura a essi dedicata.

crespi_dadda_abbigliamento_fine_ottocentoUna cartolina del 1867

Nella nostalgia verso un mondo pre-industriale, popolo, natura, bambini, popoli primitivi, vennero idealizzati e accomunati: essi condividevano, nella visione degli adulti, la vicinanza a una verità sorgiva e innocente, verità che la società industriale aveva ormai perduto.
È in questo panorama che i Grimm incominciano la loro mastodontica opera di raccolta delle fiabe narrate dal popolo. Sappiamo oggi, grazie al vasto corpus di lettere e annotazioni, che la loro, più che un accurato lavoro filologico, fu una vera e propria operazione di invenzione di una lingue a di un genere.

01-1Robinson der Jüngere, Hinrich Campe, 1779

Adrian_Ludwig_Richter_023

richter2Ludwig Richter 1803 – 1884, il più importante illustratore dell’epoca dei Grimm, i suoi quadri e le sue illustrazioni hanno influenzato lo stile di un’intera generazione.

Le sette edizoni dei Kinder-und Hausmärchen


Quando il 20 dicembre 1812, a pochi giorni dal Natale, i fratelli Grimm pubblicarono la raccolta di 86 fiabe Kinder- und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglie), non avevano l’intenzione di dedicare questo lavoro espressamente ai bambini.
La loro raccolta era destinata al nuovo modello di famiglia che si andava imponendo nella società tedesca: una famiglia borghese, dai gusti sobri, che amava le passeggiate insieme ai bambini e le tranquille sere intorno al focolare. Stava nascendo in Germania la moda che fu poi soprannominata, con un po’ di ironia, Biedermeier (Bieder-meier in italiano potrebbe suonare: “Sempliciotto-Rossi’): uno stile sobrio, elegante ma senza fronzoli, che permeava ogni forma di arte e pensiero, che si opponeva allo sfarzoso stile napoleonico.
Dagli arredamenti alla letteratura, tutto doveva esprimere semplicità e purezza.

Janssen_PortratRitratto di famiglia di Clemens Bewe, 1843

Lo stile dei Grimm è sobrio, asciutto, a volte persino secco. Le fiabe non sono più abitate da fate e metafore colte.
Nell’introduzione alla prima edizione dei Kinder- und Hausmärchen, a proposito delle fiabe francesi di Perrault, d’Aulnoy, Lhéritier, La Force, i Grimm scrivono:
«Non possiamo dire che siano mal scritte (wiewohl sie nicht ganz schlecht zu nennen). È solo che sono scritte in un tono falso (in verkehrtem Ton)».
Gli effetti meravigliosi e magici di cui sono infarcite le fiabe francesi, in quelle dei Grimm sono prodotti dalla natura stessa: in Cenerentola, è un uccello che traveste la bambina per la festa, non una fata madrina.

cenerentolaCenerentola in una cartolina postale tedesca del 1908

Per quanto riguarda i contenuti, per non tradire lo spirito sorgivo delle fiabe, i Grimm trascrissero tutto quello che riuscirono a raccogliere dal popolo (o da amici): non risparmiando incesti, necrofilia (il principe si tiene la Bella Addormentata morta per anni nel castello), dita mozzate e atti di cannibalismo.
Dal 1812 al 1857 i Grimm pubblicarono ben sette versioni della loro raccolta.

A ogni nuova edizione, fino all’ultima del 1857, nonostante la promessa iniziale di restare fedeli alla tradizione orale del popolo, apportarono sostanziali modifiche per andare incontro alla nuova idea di fiaba e di pubblico infantile che si stava via via costruendo.

grimm_sendakThe Juniper Tree and Other Tales from Grimm, Maurice Sendak, 1973

Alcune fiabe troppo cruente vennero omesse dalle nuove edizioni, altre modificate e depurate degli elementi più irrazionali e crudeli.
(Si pensi, per esempio, all’appellativo “matrigna” che compare al posto della parola “madre” nella IV versione di Hansel e Gretel dei Grimm, quella del 1840).
I Grimm operarono il lento e inesorabile processo che a poco a poco distrusse tutti gli elementi irrazionali e arcaici delle fiabe ; e se l’ultima versione ci sembra ancora troppo cruda, è perché quel processo di razionalizzazione e edulcorazione è continuato fino ai nostri giorni ed è ancora in corso.

Hansel_und_Gretel_(2)Hansel e Gretel, Carl Offterdinger, fine 1800

Comparazione tra la prima e l’ultima edizione di Hansel e Gretel

È interessante confrontare la versione del 1812 con quella del 1857 per rendersi conto di quanto i Grimm abbiano limato tutte le incongruenze. Anche se vengono introdotti l’uccello bianco e l’anatra, le loro modifiche vanno nella direzione di una logica sempre più convincente sul piano della realtà e uno ‘smorzamento’ degli elementi spaventosi o riprovevoli a livello sociale.

1812
A abbandonare i bambini è la loro madre.
1857
La madre diventa una matrigna. (Nota: È importante notare che nella prima parte di Ninnillo e Nennella di Basile, fiaba molto simile ad Hansel e Gretel, la madre è già una matrigna).
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1812
La famiglia del taglialegna è povera e non ha più da mangiare, ma non viene specificato perché sia così poveri povera.
1857
La famiglia del taglialegna è povera: il padre e la matrigna decidono di abbandonare i bambini quando arriva una grande carestia.

1812
I bambini si addormentano nel bosco e non si accorgono che i genitori li hanno abbandonati.
1857
I bambini si addormentano e non si accorgono che i genitori li hanno abbandonati perché sentono il rumore di un legno che sbatte su un tronco e pensano sia l’ascia del padre. In realtà, era un legno che il padre aveva legato a un albero per ingannarli: era mosso dal vento.

1812
Quando tornano a casa la prima volta, il papà è felice perché si è pentito di averli abbandonati. La mamma finge di essere felice ma il testo dice che “in realtà era arrabbiata”.
1857
Il papà è felice perché si è pentito di averli abbandonati. La mamma esclama «Bambini cattivi! Perché avete dormito così a lungo nel bosco? Credevamo che non voleste più tornare».

1812
La madre convince il padre ad abbandonarli una seconda volta. Lui non vorrebbe, ma dal momento che lo ha già fatto una volta, non può dire no.
1857
La madre convince il padre ad abbandonarli una seconda volta. Lui non vorrebbe, ma la voce narrante conclude la scena dicendo: “Se uno dice A, deve dire anche B, e siccome lo aveva fatto già la prima volta, dovette farlo anche la seconda.”
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1812
Dopo tre giorni di cammino trovano la casa della strega.
1857
Dopo tre giorni di cammino, grazie a un uccello bianco che gli indica la strada, trovano la casa della strega.

1812
Dopo aver ucciso la strega i due bambini si baciano.
1857
Dopo aver ucciso la strega i due bambini saltellano e si danno tanti baci.

1812
Ritrovano la strada di casa.
1857
Sulla via del ritorno incontrano un fiume che non si può attraversare. Gretel chiama un’anatra per aiutarli a attraversare. Quando Hansel vuole salire sul dorso dell’anatra con Gretel, Gretel dice che in due peserebbero troppo, che dovranno attraversare uno alla volta.
(Nota: Anche in Ninnillo e Nennella i due bambini si separano prima di ricongiungersi nel finale).

lefiguredeilibri.Ann_criddleBabes in the wood, Mary Ann Criddle (1805-1880)

Letteratura comparata
Un unico filo lega le fiabe Hansel e Gretel, Fratellino e Sorellina, L’agnellino e il pesciolino, raccolte dai Grimm a inizo ‘800, con la coeva fiaba russa Sorella Alionushka e fratello Ivanushka di Alexander Afanasyev, la fiaba napoletana Ninnillo e Nennella, pubblicata nel Pentamerone di Basile nel 1634, Pollicino di Perrault, Finette Cendron di Madame D’Aulnoy, (entrambe pubblicate nel 1697), e forse, ma con una radice più antica e perduta nella storia Babes in the wood, ballata inglese firmata da Thomas Millington nel 1595, in cui due bambini abbandonati nel bosco muoiono di inedia.
Se alcuni cardini del racconto restano invariati attraverso i secoli,
l’abbandono nel bosco per povertà, la furbizia del più giovane dei fratelli, l’incontro con un adulto cannibale – oppure, in altre varianti, la trasformazione di uno dei fratelli in animale – gli elementi più arcaici, crudeli e meravigliosi della narrazione vengono attenuati o eliminati nella misura in cui l’infanzia si definisce come categoria sociale e fruitore fruitrice privilegiata delle fiabe.
Hansel e Gretel dei fratelli Grimm porta la numerazione Aarne-Thompson (*1) AT327 A. Altre due fiabe hanno la stessa numerazione e lo stesso tema con diversi finali.
Pollicino e l’orco (AT327B) e Jammantje nella casa di carta (AT327C).

FINE © Anna Castagnoli, Master Internacional en Libros y Literatura Infantil y Juvenil Gretel, Barcellona


Note al testo:
1) Non è esatto parlare di Germania prima del 1815, data del Congresso di Vienna. Dopo l’invasione napoleonica, il sentimento nazionale, identificato nella purezza della lingua e della cultura Tedesca, veniva fomentato dagli intellettuali. È impossibile capire l’appassionato lavoro filologico dei Grimm fuori da questo contesto storico.
2) Giovanni Francesco Straparola, Le piacevoli notti, è una delle raccolte di fiabe italiane conosciute più antiche, pubblicata in Italia nel 1553 (l’ho letta, in realtà non sono esattamente fiabe nel senso moderno, lo sfondo dei racconti è cittadino, i protagonisti adulti e non ci sono elementi fantastici. Il modello è quello del Decamerone.
3) Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille; raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana edite fra il 1634 e il 1636 a Napoli. Compaiono quasi tutte le fiabe poi riprese da Perrault e dai Grimm, ma non è stata provata la conoscenza di quest’opera da parte di Perrault e dei Grimm.
4) Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités; Parigi, 1697.
5) Dieter Richter, Il bambino estraneo. La nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2010

Link utili:
Potete studiare la comparazione delle due versioni di Hansel e Gretel 1812-1857, in lingua inglese, qui.
Potete studiare le due versioni, nelle loro versioni originali, qui e qui.
The Original Folk and Fairy Tales. L’edizione integrale delle fiabe dei Grimm della prima edizione, a cura di Jack Zipes
La fiaba irresitstibile, storia culturale di un genere, Jack Zipes, Donzelli editore
Nascita dell’immagine di infanzia nel mondo borghese, Dieter Richter, Storia e letteratura
La principessa Pel di topo, Donzelli (alcune fiabe della prima edizione dei Grimm)
La mia analisi all’Hansel e Gretel illustrato da Susanne Janssen

 


Tesori dalla Fiera di Bologna: Il catalogo ‘Die Tolle Hefte’

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Susanne Rotraut

“Per me è una missione fondamentale mostrare l’illustrazione come parte della storia dell’arte e della cultura. Ed è anche per questo che dobbiamo parlare di illustrazione in termini accademici, artistici e critici, guardando alle nostre radici e all’illustrazione più giovane, al lavoro degli artisti, alle loro biografie e bibliografie.”

(Susanne Rotraut. Da ‘Il carattere è solo ostinazione‘. Tolle Hefte, Orecchio Acerbo 2016)

Un altro tesoro che mi sono portata a casa dalla Fiera di Bologna è il catalogo della mostra Tolle Hefte. Libri folli e bellissimi, edito da Orecchio Acerbo.
Die Tolle Hefte è il nome di una collana di piccoli e curiosi libri d’artista, curata da un editore geniale: Armin Abmeier.
Abmeier (collezionista, libraio, coltissimo lettore) ha voluto associare testi inediti o dimenticati della letteratura alle illustrazioni più sperimentali. Solo per citarne alcuni degli illustratori che negli anni ha chiamato a raccolta: Anke Feuchtenberger, Atak, Volker Pfüller, Henning Wagenbreth, Axel Scheffler, Blexbolex, Kathrin Stangl, Wolf Erlbruch, Rotraut Susanne Berner, Kitty Kahane, Christoph Feist, Moritz Götze, Sophie Dutertre.

I libri e la spasmodica ricerca artistica di Abmeier sono stati influenzati dal dadaismo e dal surrealismo. Quello che lui voleva era un’altissima qualità artistica diretta al più vasto pubblico possibile. Un manifesto politico, oltre che culturale.
I libri venivano poi stampati con una tecnica off set, una sorta di litografia dove, al posto della pietra, venivano usate delle pellicole fotografiche.
In mostra si potevano osservare le fasi del processo (nel post vedete qualche foto) di stampa e molti dei libri della collana (piccoli, originali, liberatori: stupendi).

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Atak, prima e dopo la stampa del colore

Il catalogo contiene tre libri e tre poster. Uno dei libri racconta l’avventura editoriale di Die Tolle Hefte e raccoglie diverse interviste agli autori e a Abmeier (le conversazioni che hanno preceduto l’allestimento della mostra); un altro ospita una lunga e illuminante intervista all’illustratrice Susanne Rotraut, moglie di Abmeier e premio Andersen 2016; il terzo, preziosissimo documento, è uno scritto del grande pedagogo Pestalozzi del 1778: una serie di ritratti di bambini, scarni e commoventi, ospiti dell’orfanotrofio gestito da Pestalozzi stesso.

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Schizzi di Wolf Erlbruch per un numero di Tolle Hefte

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Henning Wagenbreth

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Paul Paetzel

I ritratti dei bambini sono commoventi. Se da una parte ci sorprende ricordare come nel 1700 il lavoro dei bambini, domestico e agricolo, fosse una delle attività principali dei bambini, dall’altra, ci sorprende altrettanto scoprire che il canto e il disegno fossero discipline centrali nell’educazione di quegli anni (come nelle nostre scuole, vero?…).
Ascoltando Pestalozzi descrivere i bambini:

Friedly Mynth, di Byssi Amts Aubonne, residente a Worblauffen, è debolissima, inadeguata a svolgere qualsivoglia lavoro faticoso, dotatissima per il disegno. È una creatura contraddistinta da un ardente estro artistico, lievemente perfida. Il disegno è l’unica cosa che sa fare, è qui da un anno e mezzo e ha dieci anni.

Mi è venuto spontaneo chiedermi, con un groppo in gola: “Dove sei Friedly? E tu Susanne, originaria di Elfingen? In quale piega del tempo vi siete persi? In quale altra vivete ancora?

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Rikka Laasko, immagine di Lisbet Vogt

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Paula Bulling, immagine di Rudi Bachli

Qui sotto due libri di Susanne Rotraut per la collana Tolle Hefte. La Rotraut è una delle mie illustratrici preferite.

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Insomma, una collezione di bellezza pura, grazie Armin Abmeier. 
Anche il catalogo è imperdibile, potete scaricarne alcune pagine in pdf e acquistarlo sulla pagina di Orecchio Acerbo.

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Dalla pagina della rivista e Associazione Culturale Hamelin:

Armin Abmeier è nato a Göttingen nel 1940. Libraio diplomato, interessato ai libri illustrati e ai fumetti, negli anni Settanta e Ottanta è stato rappresentante editoriale per editori del calibro di Hanser, Schirmer/Mosel, Wagenbach, Steidl, MaroVerlag, Rainer Verlag. Grande lettore e appassionato collezionista, nel 1991 ha pubblicato la prima edizione della collana Die Tollen Hefte, con la casa editrice MaroVerlag (a cui è poi seguita dal 2001 la Büchergilde Gutenberg). Si impegna fin da subito a promuovere i suoi libri e autori, organizzando dal 1996 diverse mostre e conferenze in accademie e scuole d’arte, festival di fumetto, librerie a Berlino, Lipsia, Francoforte, Amburgo, Pechino, Osaka, San Paolo, Gent e New York.Insieme alla moglie Rotraut Susanne Berner è stato iniziatore e curatore della fondazione Stiftung Illustration di Troisdorf. Nel 2007 ha ricevuto una menzione speciale al Bologna Ragazzi Award. Nel 2010 ha aperto la sua galleria, la Tolle Galerie di Monaco di Baviera. Armin Abmeier è scomparso il 24 luglio 2012.

Rotraut Susanne Berner è nata a Stoccarda nel 1948. È un’illustratrice ed autrice riconosciuta e premiata a livello internazionale. Dopo gli studi di graphic design presso la Fachhochschule di Monaco di Baviera, dal 1977 ha lavorato come freelance nel campo pubblicitario, come grafica e illustratrice. I suoi libri sono stati premiati con importanti riconoscimenti. È stata nominata più volte per l’Astrid Lindgren Memorial Award e per il Premio Hans Christian Andersen, per il quale si è candidata finalista nel 2016. Nel 2006 le è stato assegnato il Premio Speciale per l’Illustrazione al Deutscher Jugendliteraturpreis per l’opera completa. Vive a Monaco dove ha sede la sua galleria, Tolle Gallerie, ed è curatrice del progetto Die Tollen Hefte, gestito in precedenza in collaborazione con il marito Armin Abmeier, ideatore e primo editore di questa collana di libri. Nel 2005 è stata fra gli iniziatori della fondazione Stiftung Illustration di Troisdorf, di cui è curatrice dal 2012. Continua a illustrare e a scrivere libri per bambini e per lettori adulti.


Liederfibel: un mondo a ritmo di musica

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Liederfibel
, Heribert e Johannes Grüger, Ostdeutsche Verlagsanstalt Breslau 1941

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Una delle recenti acquisizioni della mia modesta collezione di libri illustrati antichi è questo piccolo capolavoro: Liederfibel, di Heribert e Johannes Grüger, del 1941.
Heribert era musicista, suo fratello illustratore. Insieme, hanno dato vita a un universo incantevole, che la mia ignoranza musicale non mi permette di decifrare.
Vorrei capire in che modo le immagini giocano il ruolo di note: seguono graficamente la melodia generale? O fanno da controcanto, indicando come vanno cantate le filastrocche?
In ogni caso, il libro è ipnotico. Nelle immagini si profila un mondo mai visto, dove ogni genere di animale, vegetale, essere umano, astro, la terra stessa, segue nuove traiettorie esistenziali: a ritmo di musica.
Non è sublime?

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Tesori dalla Fiera di Bologna: Kim Seung-Youn

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L’ho scoperto in fiera, per poi scoprire che era già stato pubblicato nel 2013 da Didier Jeunesse con il titolo: La jeune fille à la laine.
Lo ha scritto e illustrato l’illustratrice coreana Kim Seung-Youn.
Il libro inizia come una fiaba, con una mamma che mangia una pesca e rimane incinta. Un seme di pesca le è andato per traverso e la bambina che nasce non parla.
Una sera la mamma si mette a fare la maglia e spiega alla bambina che con la lana si può fare tutto quello che si desidera. La bambina per la prima volta esclama: «Lalènne ! Lalènne!». E da quel giorno tutti la chiamano ‘Lalènne’.
Lalènne con la lana cerca di fare un papà.
Poi cresce e apre un negozio di maglieria.
Questa è, all’incirca, la storia. Me l’ha spiegata in Fiera una gentilissima (e pazientissima) agente coreana , ma non ho capito bene tutto.

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Benché lo stile di Kim Seung-Youn abbia una nota leziosa che non è troppo sulle mie corde, il libro mi ha conquistata dal primo istante.
Mi piacciono in particolare tre cose.
– La delicatissima paletta cromatica.
– Il rapporto con lo spazio bianco e la geometria composta delle forme. Kim Seung-Youn reinterpreta, in chiave moderna, il gusto dell’illustrazione d’avanguardia russa e tedesca dei primi del ‘900.
-Il fatto che la bambina cresce nelle immagini. La si può osservare neonata, bambina e poi ragazza.

Sull’affascinante tema di un padre assente che si vorrebbe ricreare non posso dire nulla perché non ho capito del tutto la storia. Aspetto di leggerla in francese.

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Tesori dalla Fiera di Bologna: un catalogo di stili

Il libro delle cose reali e fantastiche, a cura di Jutta Bauer e Katja Spitzer, Lapis 2015

Il libro delle cose reali e fantastiche, edito da Lapis in collaborazione con Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, è un divertentissimo catalogo di oggetti, animali, persone, disegnati con gli stili più diversi.
Le illustratrici tedesche Jutta Bauer (premio Hans Christian Andersen Illustrator 2010) e Katja Spitzer hanno chiesto a sessanta illustratori di illustrare con il loro stile 91 oggetti, reali o non reali.
Ne è uscito un eccezionale ‘imagier’, un catalogo di tutti gli stili possibili.
Un libro per interrogarsi, attraverso le categorie e le forme, su che cosa è la realtà e dove sono i suoi confini.
Bellissimo.

ps: Mi piace tanto che, quasi ad ogni pagina, ci sia anche un disegno di bambino.

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Sarà il mio libro preferito di esercizi a tutti i miei futuri corsi sullo stile.

Il libro delle cose reali e fantastiche
60 illustratori
Testo in inglese e italiano
15,73 euro

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