‘L’isola dei cani’ di Aurore Callias. Un capolavoro rivoluzionario

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014 (edizione spagnola di Zorro Rojo)
L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

L’√ģle aux chiens (L’isola dei cani¬† – non ancora tradotto in italiano) √® senza dubbio uno dei pi√Ļ simpatici e abbaglianti album illustrati che abbia visto negli ultimi anni.

Ecco la storia. Ida (una bambina? Una piccola Napoleone? Una Robinson? Una Mowgli?) vive su un’isola coperta di ulivi insieme a una truppa di 33 cani.¬†¬ęMai e poi mai si separavano¬Ľ.

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014, dettaglio (edizione spagnola di Zorro Rojo)

 

Un giorno, sentendosi un po’ soffocare con tutti quei cani intorno, Ida decide di dare loro un nome:
GUFO!,GATTO!, GIRAFFA!, FOCA!, VOLPE!, RANA!, LEONE!, POLIPO!, DELFINO!, MARMOTTA!…


L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014, dettaglio (edizione spagnola di Zorro Rojo)

Quando vengono battezzati, i cani (razze molto precise di cani), si trasformano nell’animale scelto per loro. Trentadue metamorfosi. Graficamente, la magia del passaggio da cane ad animale non domestico √® sensazionale.
Per cinquanta e pi√Ļ pagine (tantissime) si resta a bocca aperta, senza stancarsi mai del continuo roboante potere metamorfico di Ida. Infiniti i dettagli, le espressioni della bambina, le idee grafico-narrative.

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

 

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

L’√ģle aux chiens
, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

Finiti quasi tutti i cani, ne resta uno solo, il quale domanda a Ida:
E IO? Ida risponde: CANE!
Ida e il suo cane… ¬ęadesso vivevano su un’isola coperta di ulivi e animali selvaggi¬Ľ.

Ma le sorprese non sono finite. Nell’ultima pagina, da sinistra, entra in scena un veliero con un bambino sull’albero maestro e alcuni adulti a bordo. Il libro si chiude sulla voce di Ida che dice loro: ¬ęBUONGIORNO?¬Ľ.

Lo so che è difficile senza averlo letto, ma vi chiedo di fermarvi un attimo a riflettere sul senso di questo libro.
Perché una bambina dovrebbe trasformare dei cani in animali selvaggi? Una domanda affascinante che mi ha tenuto la mente occupata per giorni.

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

L’√ģle aux chiens
, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014 (dettaglio)

Mi sembra un libro ‘storicamente fondamentale’. Sotto la grazia di un primo livello simpatico e originale, √® presente tutta una serie di¬†t√≤poi che rendono potentissimo il messaggio del libro.

IL BAMBINO SOLO IN SCENA
Il bambino protagonista ‘solo’ in un libro, senza adulti intorno dall’inizio alla fine, √® un t√≤pos molto preciso della letteratura per ragazzi.
Il bambino solo in scena compare negli ultimi decenni dell”800 quando i nuovi dettami dell’educazione borghese e dell’igiene volevano bambini capaci di difendersi da soli dai pericoli fisici e morali.
I libri illustrati si erano rivelati strumenti di persuasione molto efficaci, vista l’enorme sensibilit√† che dimostravano i bambini verso le immagini. Il bambino lettore poteva identificarsi pienamente con il bambino protagonista del libro, e imparare, cos√¨, a ‘fare come lui’.
L’assenza di adulti era un sottotesto che diceva al bambino lettore: “Devi imparare a vedertela da solo con la tua coscienza. Soprattutto quando sei solo”.

La journé de Roger, Gérardin editions, Parigi 1925

In quelle storie edificanti, le avventure che il protagonista viveva, gli animali che incontrava, gli spazi che abitava, diventavano pretesti per affrontare un qualche dilemma morale o igienico. Se il protagonista non capiva, non ubbidiva, non imparava a fare la cosa giusta, faceva una brutta fine (cadeva dall’albero, cadeva nel pozzo, si ammalava, etc).
(Leggete a questo proposito il bellissimo libro Nascita dell’immagine di infanzia nel mondo borghese).

Manuale per la prevenzione degli incidenti domestici, Berna 1920, citato in Nascita dell’immagine di infanzia nel mondo borghese, Dieter Richter

Non √® un caso se nei primi decenni del ’900, quando la relazione tra adulti e bambini incomincia a cambiare, per scalzare la morale ottocentesca e farne trionfare una dove il bambino rivendica finalmente la sua libert√†, viene usato in alcuni libri lo stesso ‘set cinematografico’. Si pensi a Pippi Calzelunghe (1945) o a Max di Nel paese di mostri selvaggi (1963). Bambini senza adulti che, per√≤, hanno qualcosa di nuovo da dire su come ci si comporta.

Struwwelpeter (Pierino Porcospino), Heinrich Hoffmann 1845

Pierino Porcospino di Hoffmann, del 1845, dove il bambino ribelle viene esageratamente punito, o il divertentissimo Fortunatamente di Remy Charlip, del 1964, dove un bambino scampa per caso a una serie tipicamente ottocentesca di disavventure, sono i due antipodi parodistici di questo genere di libri.


Remy Charlip, Fortunatamente (1964), Orecchio Acerbo 2012

L’isola dei cani, invece, non √® parodistico: il libro si colloca senza ironia e senza ambage nel pieno centro di una tradizione letteraria ottocentesca.
Per farci capire l’importanza storica del suo annuncio morale Ida √® salita sul set ottocentesco del bambino ‘solo’ in scena.

IL BAMBINO SELVAGGIO
Il bambino selvaggio √® sempre stato usato come simbolo di un ponte tra la puzzolente, ispida selvatichezza propria dei bambini, dei popoli da colonizzare e del popolo tout court, e la pulita, liscia educazione degli adulti, dei popoli civilizzati e della borghesia europea dell’800.


L’enfant sauvage
, film, Truffaut, 1970

Nel paese dei mostri selvaggi, Maurice Sendak 1963

I bambini selvaggi – i vari bambini-lupo, bambini-orso, etc – che affollano cronache, fiere e libri ottecenteschi, sono testimoni di due mondi:¬†da una parte, quello primitivo, animale, rozzo ma pieno di spontaneit√† e sincerit√†; dall’altra, quello civilizzato, della citt√†, dei buoni costumi, educato, pieno di agi, ma anche a rischio di corruzione morale.
Perch√© proprio i bambini erano stati scelti come simbolo del passaggio tra questi due mondi? √ą facile rispondere.
Chi altri, pi√Ļ dei bambini, tiene ancora tra le mani il filo che collega gli uomini al loro stato naturale?


 The Life and Adventures of Alexander Selkirk, 1835

Il bambino appena nato √®, per poche ore, un esserino che potrebbe essere nato nel medioevo, nel 2014, in una grotta a Betlemme o in una grotta del Mesolitico: √®, ogni volta, testimone di un grado zero dello sviluppo culturale e sociale. In quanto testimone di questo grado zero, rappresenta una minaccia per la societ√† e i suoi costumi. Una messa in discussione. Va ‘educato’ in fretta. (Non c’√® critica in questo assunto, non potrebbe essere altrimenti).
Pi√Ļ forte √® lo scarto tra artificiosit√† dei costumi e stato naturale (si pensi al manierismo comportamentale della societ√† settecentesca e poi ottocentesca), pi√Ļ la conversione deve essere veloce, efficace e nerboruta.
Il bambino selvaggio diventa il simbolo di un passaggio e di una conversione.
Il passaggio che egli compie da uno stato all’altro (naturale e civilizzato) sar√† esemplare per tutta la societ√† che osserva la sua metamorfosi.

L’isola dei cani sembra proprio raccontarci la storia di un bambino selvaggio. Ci sono tutti gli elementi: Ida vive sull’isola mezza nuda, √® sola, e un veliero arriva alla fine per soccorrerla e traghettarla verso il mondo civilizzato. Eppure no, √® un’altra storia.


The Life and Adventures of Alexander Selkirk
, 1835

Se guardate bene, di selvaggio, di primitivo, di sporco, non c’√® nulla n√© sull’isola, n√© nell’abbigliamento di Ida, n√© tra i peli ben pettinati dei cani.
L’isola √® piena di ulivi (pianta che associamo volentieri alla coltivazione); Ida √® allegra e non sembra aver patito fame o paura; anche se mezza nuda, ha un cappello simile a quello che portava Napoleone a Waterloo. Lo stemma rosso del cappello rimanda a quello sul bicorno dei rivoluzionari francesi, quelli che tagliavano la testa a monarchi e aristocratici.
Quanto ai 33 cani, appartengono a razze ben precise, con tanto di pedigree e coiffures in ordine.

Cappello napoleonico.

Insomma, Ida è salita sul set del bambino-solo-selvaggio per chiarire bene al lettore quale è il contesto del suo annuncio al mondo. Un contesto morale, che chiama in causa la coscienza e il rapporto tra società e bambini.
Ma cosa fa su questo pulpito? Come un neo-Adamo, decide che è venuto il momento di dare nomi agli animali, di dividere le acque in due; di separare, di differenziare.
Dare un nome √® il modo pi√Ļ antico che l’uomo conosce per addomesticare il mondo.
√ą anche il primo gesto di adozione della societ√† verso il nuovo nato, per sottrarlo a quel grado zero, selvatico e inconoscibile, da cui proviene.
Ida decide di dare nomi… ma a chi? A una truppa di cani di razza. E che nomi d√† loro? Nomi di animali non domestici.

Capovolge completamente il senso dell’uso dei nomi.

Mi sembra meraviglioso, potente, rivoluzionario, che Ida, una bambina, ribalti l’ordine di tutto con questa imperiosit√† necessaria e gioiosa. Quasi a dire che non se ne pu√≤ pi√Ļ di un mondo dove tutto √® addomesticato, appiattito dall’assenza di simboli e tensioni primigenie.

Adamo dà i nomi agli animali. Affresco di non so dove.

“L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trov√≤ un aiuto che fosse adatto a lui”¬†(Genesi 2:20-21).

La rivoluzione di Ida √® spirituale, prima ancora che morale. √ą una nuova genesi. Adamo d√† i nomi alle specie animali per addomesticarle e differenziarle; ma dopo migliaia di anni, la conseguenza, sembra suggerirci L’isola dei cani, √® che le abbiamo troppo addomesticate.
I cani di razza dell’Isola dei cani rappresentano il parossismo di questa operazione. Tutti sono amici e nessuno si separa pi√Ļ, in una sorta di fusione familiare e indifferenziata che, alla lunga, diventa asfissiante.
Ida, nominando le specie, le battezza di nuovo, respingendole verso il ‘selvaggio’.
L’altra rivoluzione √® la forza onnipotente e quasi divina con cui Ida trasforma i cani in animali. Sembra l’eco del grido di Max E io ti sbrano!, 60 anni dopo Nel paese dei mostri selvaggi.
Oggi, non c’√® pi√Ļ bisogno di castighi o premi per il coraggio di esercitare la propria fantasia. Basta un po’ di allegria e di creativit√†. Ida √® il bambino nuovo che non ha neppure bisogno di viaggiare per incontrare le Creature Selvagge: le crea.


L’√ģle aux chiens
, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014

Un altro sottotesto, che appartiene questa volta al linguaggio dell’illustrazione, ci indica il senso di lettura dell’ultima tavola. In occidente, il verso di lettura del tempo e dell’azione va da sinistra verso destra. √ą un flusso che il lettore d√† per scontato e al quale si affida leggendo.


Un veliero che fosse venuto per salvare Ida, sarebbe arrivato da sinistra; l’isola sarebbe stata a destra. √ą Ida, invece, che avanza verso il veliero. √ą lei che trova loro, lei che urla ‘Buongiorno!’ a questi personaggi un po’ ‘datati’. E dopo averla vista trasformare 32 cani in animali selvatici, restiamo con il fiato sospeso pensando: e ora cosa accadr√† a tutti quegli umani?
Io, se fossi sul veliero, mi fiderei.

Finissimo, per finire di fare i complimenti a Aurore Callias, il fatto che Ida tenga un cane-cane con s√©. √ą in quel momento che lei battezza al modo di Adamo, per addomesticare. Ora pu√≤. In quella pagina compare anche la scritta ‘cane’ (perro nell’edizione spagnola) disegnata.
Come raffinata √® l’idea di nascondere in una bottiglia d’olio, nella prima risguardia, un messaggio che troveremo nell’ultima… Ma non vi voglio rovinare tutte le sorprese: questo libro √® una vera caccia al tesoro per il lettore curioso.
Io ho dato la mia interpretazione, ora tocca a voi.


L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014 (edizione spagnola di Zorro Rojo)

Se volete sapere tutto di Aurore Callias seguite il suo blog, o guardate il suo sito. √ą giovanissima, mostruosamente brava, e spero verr√† presto pubblicata in Italia.

L’√ģle aux chiens, Aurore Callias, Albin Michel Jeunesse 2014, dettaglio
L’ile aux chiens
Aurore Callias
Un’isola di cani di tutte le razze per Ida
13,77 Euro
Il bambino estraneo
Dieter Richter
La nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese
32,30 Euro

Illustrare significa?

Carissimi lettori, grazie per l’entusiasmo e la partecipazione. Scelgo alcune definizioni per lanciare il secondo gioco:
ognuno è invitato a scegliere la definizione-immagine che preferisce e commentarla.
Inizio io! :)
(Nota: Appena mi si sblocca il server vi carico il pdf con tutte le definizioni che mi sono arrivate: erano tutte carine, ma ho scelto quelle che mi sembravano prestarsi meglio a una riflessione).

Pierre Mornet

Illustrare è preservare intatto il mistero delle parole.
Alessia Napolitano

—.—

Simone Rea

Illustrare è arrivare vicino per portare lontano.
Roberta Bridda

—.—

Isabelle Arsenault

Illustrare è vedere oltre il lupo.
Lisa Massei

—.—

Joanna Concejo

Illustrare è dire quello che non è stato detto
Marianna Longo

—.—

Wolf Erlbruch

Illustrare è un contatto tra me e te.
Rebecca Giusti

—.—

Nicolas Delort, tavola realizzata in scratchboard

Illustrare è la capacità di meravigliare e incuriosire con luce e composizione.
Andrea Alemanno

—.—

 

Anne Herbauts

Illustrare √® dire l’indicibile.
Laura Campadelli

—.—

 

Keiko Shibata

Illustrare è raccontare qualcosa, in qualunque modo, perché sì.
Laura Campadelli – bis

—.—

Emanuele Luzzati

Illustrare √® accennare a dei movimenti che sono movimenti del corpo ma anche dell’anima,
saper cogliere le attese, i fremiti e i rapporti (…).
Marco Serpieri

—.—

Illustrare è dare senso al vuoto.
Ilaria Falorsi

—.—

Blexbolex

llustrare è abitare le parole.
Luisa Valenti

—.—

Pablo Picasso

Illustrare è nel contempo sintesi e approfondimento.
Francesca Fontanarosa Foscolo

—.—

Tomi Ungerer

Illustrare è raccontare una storia nella storia.
Geena Forrest

—.—

Shaun Tan

Illustrare è svelare un mondo.
Teresa Manferrari

—.—

Isol

Illustrare √® avere un’opinione.
Isol (citata da Miguel Tanco)


“Illustrare √®…”. Un gioco di definizioni. Partecipate!

(Nota aggiuntiva: potete seguire il gioco e il dibattito anche sul mio profilo FB)

Pablo Picasso

Illustrare √®…
saper creare con tre segni un personaggio che adotteremmo seduta stante.
A.C

CHE COSA SIGNIFICA ‘ILLUSTRARE’?

Carissimi, vi propongo un gioco divertente che mi è venuto in mente in questo preciso istante. Sono sicura che darà il via a interessanti dibattiti. Mi inviate via mail:
1) un’illustrazione
(se siete illustratori: non vostra, ma di altri grandi illustratori che stimate. Allegate nome illustratore)
2) una definizione sul senso dell’illustrazione. La definizione, di una sola frase, deve iniziare con ‘Illustrare √®…’

ll premio √® una succulenta, collettiva, infuocata discussione sul linguaggio dell’illustrazione. Cosa √®, cosa lo definisce, caratterizza, differenzia da altri linguaggi.

Sceglier√≤ una decina di definizione+immagine e le pubblicher√≤ per aprire, poi, una discussione sul linguaggio dell’illustrazione.
Vi piace? Inviate la vostra definizione a lefiguredeilibri@gmail.com

Nota sulle immagini: Per chi sa farlo: le immagini tagliate a 470 pixel di larghezza e 72 dpi. Per chi non ha lo scanner, anche una foto va bene, ma che sia chiara.


‘Mano a mano’ N2. Beppe Giacobbe – Una riflessione sull’amore

La seconda puntata di Mano a Mano è firmata da Beppe Giacobbe, un grande illustratore, non solo per ragazzi.
Il suo stile √® una sintesi perfetta tra geometria e sentimento. Precisione e libert√†. Spesso, distratti dalla tecnica, ci dimentichiamo che fare un disegno significa riversare sulla pagina un’emozione; ma anche saperla controllare.
Abbiamo lasciato il tempo scorrere al ritmo del suo gesto metodico e concentrato. Ci vuole molta perseveranza perch√© l’inizio e la fine arrivino fino al fondo della loro impossibilit√† a congiungersi.


Beppe Giacobbe vive e lavora a Milano. √ą pubblicato in Italia da RCS, Corriere della Sera, Einaudi, Mondadori, Et al, Orecchio Acerbo. In Francia da Nathan, Edition du Rouegue, Bayard, La maison est en carton, Courrier International.
In USA da Simon & Shuster, Harper Collins, Los Angeles Book Review, Saveur, New York Times, United Airlines. In Gran Bretagna da Phaidon. In Korea da Book21 Publishing Group.

√ą uscito da pochi giorni il suo nuovo album per ragazzi: Petrouchka, edizioni Seuil Jeunesse.

Petrouchka, Claude Clément, Beppe Giacobbe, Seuil Jeunesse, Parigi 2014

Nobody’s nosier than a cat,  Susan Campbell Bartoletti, Beppe Giacobbe, Hyperion 2003
Libretto Postale animali in viaggio, Beppe Giacobbe, 2013
Beppe Giacobbe

Guarda anche: Mano a Mano N¬į1,Viola Niccolai, dell’ombra e della luce
Mano a Mano è un progetto di Anna Martinucci e Anna Castagnoli


Miss Hickory, la bambola di rami di melo. Stati Uniti 1946

Miss Hickory
Sherwin Bailey e Ruth Chrisman Gannett, Stati Uniti 1946

Miss Hickory √® una bambola fatta con rami di melo; durante un lungo e freddo inverno viene abbandonata dalla famiglia (di umani) che abita la casa. √ą un po’ testarda e impara con fatica a lasciarsi aiutare dagli altri animali del bosco. Il libro ha vinto la Newbery Medal nel 1947.
Dell’illustratrice¬†Ruth Chrisman Gannett (1896-1979) vi avevo gi√† postato: Il drago di mio padre, del 1948, con testo della sua figliastra Ruth Stiles. Mi piace moltissimo.


1910-1920: un decennio di illustrazione per ragazzi. La grande guerra


Henri et Robert, fotografia di Paul Lancrenon, Francia 1913

Continuiamo il nostro viaggio nell’illustrazione per ragazzi del 1900. Siamo nel secondo decennio. La Belle √Čpoque sta per concludersi per sempre: nel 1914 scoppia la Grande Guerra, il primo conflitto mondiale.

A causa della fortissima plasmabilit√† dei bambini e dell’ancora altissimo tasso di analfabetismo degli adulti, l’infanzia diventa, nei primi decenni del 1900, il “punto d’Archimede” su cui poggia l‚Äôenorme, colossale, dislocazione di forze e valori che permetter√† alla societ√† moderna di nascere.

Ecco alcuni mutamenti:
-  la scolarizzazione diventa obbligatoria ed è rivolta a tutti, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza;
- nasce il concetto di bambino come piccolo cittadino che appartiene allo Stato prima che alla famiglia (necessità di educarlo ai nuovi valori della società laica e repubblicana).
- crescono i¬† fenomeni di urbanizzazione, i bambini abitano spazi e ambienti nuovi (la casa ‘moderna’, pi√Ļ igienica e funzionale – Bauhaus);


L’enseignement de la libert√©
, Roubille, Le Rire n¬į60, Parigi 1904

Una classe francese nel 1912

- con tempi diversi per ogni nazione, inizia un processo di laicizzazione degli Stati: battaglie tra Chiesa e Stato per accaparrarsi l’educazione scolastica. (In Francia, dopo la separazione tra Stato e Chiesa, avvenuta nel 1904, vengono ristampate intere edizioni per ragazzi per cancellare da frontespizi e copertine ogni riferimento religioso).
-¬† produzione di oggetti, utensili e abiti in serie:¬† fioritura dell’industria del giocattolo e della moda; il bambino consumatore.
-¬† progredire della medicina, soprattutto in campo microbiologico: la scoperta dell’igiene come miglior mezzo di prevenzione; la pastorizzazione del latte; i vaccini di massa; i primi Uffici pubblici di igiene, etc.
- lotte per i diritti: diritti dei bambini (educazione obbligatoria, proibizione del lavoro infantile); diritti delle donne (diritto al voto negli Stati Uniti nel 1920, abbigliamento pi√Ļ libero: i primi pantaloni); diritto al lavoro, diminuzione degli orari di lavoro; lotte per i diritti degli afroamericani;
- studi scientifici di pedagogia e di psicologia infantile: l”Educazione Nuova’, i grandi pedagoghi (li vedremo nel prossimo post);¬† l’educazione dei bambini nelle famiglie, a poco a poco, smette di avere uno stampo autoritario.
(The Slant Book, di Peter Newell, un libro storto dove un bambino in carrozzella, in una corsa folle, scappa allegramente dalle mani di adulti e polizziotti, data 1910. Il libro è stato riedito da Orecchio Acerbo con il titolo Il libro sbilenco. Potete anche sfogliarlo interamente qui).


The Slant Book, Peter Newel 1910

I libri illustrati diventano un mezzo concreto per educare le nuove generazioni.
La borghesia nascente impara dalle immagini dei libri, dalle riviste illustrate, dalle affiche, dalle etichette dei prodotti a proteggere ed educare i suoi bambini. Impara come lavarli, come prevenire le malattie, come vestirli, dove portarli in vacanza. Tutti, anche le classi povere, possono ambire ad avere figli ‘sani e sereni’.


East of the Sun and West of the Moon, Key Nielsen, Danimarca 1914 (potete vedere tutte le tavole qui)

Sono gli anni dei viaggi sui grandi transatlantici, in prima classe o terza; sono gli anni del turismo d’√©lite, verso mete archeologiche o verso la C√īte d’azur; sono gli anni delle prime colonie estive per bambini e del turismo a scopi salutistici: mare, montagna, bagni di sole.
(I boy scouts nascono in Inghilterra nel 1907, in  America nel 1910).
Gonne e maniche vengono accorciate per facilitare il movimento nei nuovi habitat e rispondere ai diktat della vita ‘moderna’.
Un bambino felice è un bambino che non lavora, ma gioca o prende il sole.

The Water Babies, Jessie Willcox Smith, Stati Uniti 1916

Francia, una colonia estiva per bambini, 1911
Everyday Fairy Book, Jessie Willcox Smith, Stati Uniti 1917

Little Songs of Long Ago, Henri√ętte Willebeek le Mair, G. Schirmer, NY 1912

Un bambino gioca con la collezione Schoenhut di animali da circo, bambole Billiken, e altri giochi, 1910c

Allo scoppiare della Grande Guerra, nel 1914, l’infanzia diventa il principale bersaglio della propaganda bellica e patriottica. Nelle vetrine dei negozi occhieggiano non pi√Ļ bambole di bisquit, ma cannoncini giocattolo, soldatini, carri armati in miniatura, bambole vestite da infermiera.
Nell’immagine qui sotto un’intera collezione di soldatini delle nazioni alleate alla Francia, firmata Andr√© Hell√©, 1917.

Soldati delle nazioni alleate, André Hellé 1917,  Coll. Musée du Jouet © Ville de Poissy

Alphabet de la Grande Guerre, Hellé, André, Parigi 1917
En guerre ! Charlotte Schaller, Parigi, 1915, collezione BNF

Cambiano le materie e i programmi scolastici: si studiano le ragioni della guerra, la geografia della guerra, la necessità della guerra (quale miglior strumento propagandistico, in una famiglia analfabeta, di un ragazzo colto?).
Si moltiplicano giornalini, libri e cartoline illustrate con sfondi gloriosi di guerra.
Ma i bambini non sono solo il bersaglio della propaganada bellica: essi diventano lo strumento preferenziale per far breccia nella motivazione patriottica degli adulti.
“Porre fine a tutte le guerre
√® lo slogan imperante. L’idea diffusa √® che andare a combattere sia l’ultimo sforzo, quello finale e risolutivo: si va a combattere per i propri figli, perch√© una civilt√† nuova, libera per sempre dall’incubo della guerra, possa sorgere”. (Fonte: Les Enfants dans la Grande Guerre, Amiens 2003).
Per fomentare l’odio verso il nemico o accaparrarsi qualche nazione ancora neutra, sui giornali si moltiplicano illustrazioni di bambini uccisi dall’avversario.

Un enfant de sept ans fusillé, Louis Boucher, 1914

Bambini che giocano alla guerra, 1914

La Tradotta, Antonio Rubino, ¬ęCorriere dei Piccoli¬Ľ, 1918

Al di l√† della propaganda, i bambini sono, ovunque, sotto ogni bandiera, le prime vittime della guerra: milioni gli orfani, migliaia quelli uccisi o mutilati. Scuole e ospedali di tutta Europa sono affollati di bambini rimasti soli; nasce in Francia il concetto di “Pupillo dello Stato”.

Nel 1918 finisce la guerra. Una nuova ondata di ottimismo e fiducia nel futuro sfocer√† in quel pentolone di allegria a ritmo di charleston che sono gli anni ’20.

Sergio Tofano, Il signor Bonaventura, Corrierino dei piccoli, 1917, Italia

Nel 1919 apre la ditta Lenci (acronimo di Ludus Est Nobis Constanter Industria), che lancia in Italia e nel mondo le bambole in feltro (panno lenci), oltre a una nuova serie di arredi e giocattoli economici. Tra pochi anni persino le star del cinema, adulte o bambine, scimmiotteranno la boccuccia a cuore delle famose bamboline.

La bambola Lenci, Italia 1920

Stati Uniti, 1914
A House of Pomegranates, Jessie M King, 1915

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