Codici culturali delle immagini: Il problema della “traduzione” dell’illustrazione

Questo articolo è tratto dagli atti di una conferenza che ho tenuto a Parigi all’Università Sorbona il 13 ottobre 2017, in un seminario dedicato alla traduzione degli album illustrati e del fumetto, ed è stato pubblicato sulla rivista della Sorbona “Palimpsestes “, qui.
Ogni riproduzione dell’articolo, anche parziale, è vietata.
Qui trovate l’articolo originale, in francese: Les codes culturels des images. Le problème de la traduction de l’illustration, Anna Castagnoli.
A questo link trovate gli altri articolo del seminario, tutti interessantissimi.

 

I CODICI CULTURALI DELLE IMMAGINI
Il problema della traduzione dell’illustrazione
di
Anna Castagnoli

Nei viaggi di Gulliver, Jonathan Swift descriveva con ironia una lingua che sarebbe stata capita da tutte le nazioni civilizzate. L’idea era questa, se «les mots n’étant quel les noms des choses (nota 2)», “dal momento che le parole sono i nomi delle cose”, basterebbe portare in grossi sacchi gli oggetti di cui si avrebbe bisogno per una certa conversazione. Al momento opportuno, ognuno tirerebbe fuori dai sacchi gli oggetti necessari e li disporrebbe in ordine, per dire quello che ha da dire.
L’inconveniente di questa lingua sarebbe il peso dei sacchi che una persona dovrebbe portare sulle spalle, il vantaggio, l’universalità.

Arthur Rackham, Gulliver’s Travels, Londre, 1909, J. M. Dent

Come nei sacchi di Lilliput pieni di oggetti colorati, nei libri per bambini, a differenza di quelli per adulti, troviamo moltissime illustrazioni.
L’idea diffusa, fin dagli esordi di questa letteratura dedicata, è che i bambini sappiano leggere le immagini senza difficoltà, mentre la lettura delle parole scritte richieda un lungo apprendistato.
A riprova di questo credo, quando un libro illustrato viene tradotto in un altro paese, si traduce il testo nella nuova lingua, ma non si pensa affatto a “tradurre” le illustrazioni. Le immagini, così si crede, parlano una lingua universale.
In questo articolo vorrei dimostrare che questo luogo comune non è del tutto corretto. Un’illustrazione non ha nulla di naturale, è un’interpretazione culturale del mondo che ci circonda. Una quantità enorme di codici culturali si annidano tra le sue linee e i suoi colori. Per via di questi codici, proprio come accade con una lingua scritta, si può non saper leggere un’immagine. Vedere non significa capire.

Inoltre, in ogni libro dove un’immagine venga associata deliberatamente a un testo, i contenuti semantici dell’illustrazione influiscono su quelli del testo, anche nei casi dove l’illustrazione sia associata al testo per scopi meramente didascalici o decorativi. L’illustrazione ha una funzione simile a quella di una deissi : essa trasporta il significato del testo in un “qui e ora” ben precisi. L’immagine funge sempre da contesto, con tutta l’importanza che un contesto esercita sul significato di un enunciato.
Non “saper leggere” l’immagine di un libro illustrato significa quindi non poter capire bene neppure il testo.

RI-CONOSCERE

Per iniziare a riflettere su come guardiamo le immagini, prendiamo come esempio la pagina di un libro per bambini polacco del 1884, questa qui sotto.

W?adys?aw Ludwik Anczyc, ABC, 1887, Varsovie, G. Gebethneri R. Wolff

Osservate l’immagine. A meno di non conoscere il polacco, i nomi dei tre uccelli e le legende sottostanti sono incomprensibili. Al contrario, anche non sapendo leggere il polacco, si possono riconoscere, nelle tre figurine scure, tre tipi di uccelli: un pavone, un uccello del paradiso e una gazza.

Eppure, se le osservate bene, le tre figurine nere hanno ben poco in comune con gli uccelli reali. Non hanno colori, non hanno tridimensionalità, non hanno cielo dietro di loro ma solo un foglio ingiallito, non emettono suoni. Sono solo tre macchie di inchiostro sulla carta con una certa forma.
Anche le parole sono macchie di inchiostro con una certa forma. Perché, allora, il significato delle parole polacche resta inaccessibile da tutti quelli che non parlano polacco, mentre quello delle figurine è accessibile a chiunque? La ragione è da attribuire alla nostra capacità di riconoscere un oggetto dalla sua silhouette.
La semplice sagoma di una qualsiasi oggetto/essere vivente del mondo, anche se bidimensionale, anche se in bianco e nero, anche se stampata, ci basta per riconoscere l’oggetto (nota 2).
Anche le parole sono immagini, ma hanno perduto qualsiasi somiglianza con gli oggetti che rappresentano. O conosciamo il codice criptato di una lingua scritta o non possiamo capire il suo senso.
Quindi, l’affermazione che le illustrazione, diversamente dalle parole, hanno una capacità di comunicazione universale, è vera?
Immaginate un bambino che viva in una città del futuro, dove non esistono più uccelli da un paio di secoli. Immaginate che ritrovi la pagina qui sopra. Non potrà riconoscere nessuna delle tre figure, potrà solo esplorare con l’immaginazione i campi semantici di oggetti o animali che già conosce e che assomigliano a quell’immagine. Ma un esperto di lingue che non conosce il polacco, non farebbe la stessa cosa davanti alle parole polacche? Non esplorerebbe anche lui la forma delle lettere, i fonemi, la loro relazione, cercando di compararli a lettere e fonemi che già conosce, per immaginare cosa possono significare?
In entrambi i casi, l’operazione di decifrazione del senso è un’operazione complessa, che si avvale di quello che il lettore conosce. È un’operazione di ri-conoscimento, prima che di conoscimento. Le lacune di senso vengono colmate dal lettore da un processo creativo di associazioni semantiche e di immaginazione. Questo processo avviene davanti all’immagine e davanti al testo, in modo identico.
Ci si può chiedere, a questo punto, quale sia la differenza sostanziale nell’attività di attribuire senso a una parola stampata piuttosto che a un’illustrazione. Un pugno di oggetti in più che il bambino ha imparato a conoscere nei suoi primi mesi di vita? Una differenza, insomma, quantitativa, non qualitativa.

IL GESTO MIMICO

Prendiamo un altro esempio, più complesso, tratto dall’Orbis Sensualium Pictus (John Amos Comenius, 1592-1670), considerato uno dei primi libri illustrati specificatamente destinati ai bambini.
Comenius aveva pensato che i bambini avrebbero avuto più facilità a imparare il latino e il cecoslovacco con delle illustrazioni che rappresentavano visivamente le cose indicate dai testi.
Osserviamo l’illustrazione della parola Giustizia nella prima edizione, nel 1658 (Oggi riedita con testo spagnolo da Zorro Rojo).

John Amos Comenius, Orbis Sensualium Pictus, 1658, Charles Hoole, Londra, 1658

L’illustratore (Paulo Kreutzberger) ha messo in primo piano un simbolo culturale per rappresentare la Giustizia: la statua della dea bendata. Ma deve aver fatto la stessa riflessione che abbiamo fatto noi a proposito del bambino del futuro e della sua capacità di riconoscere gli uccelli: se il bambino non sapesse riconoscere la dea bendata, come potrebbe farsi aiutare dall’immagine per capire il senso della parola Giustizia?

Ha illustrato, allora, in secondo piano, una scenetta. Se osserviamo bene, un ladro sta sottraendo dalla tasca di un altro uomo un sacchetto di monete. Un’azione che in qualche modo impreciso richiama il contesto dove opera la giustizia.
(Non è questa la sede di una dissertazione sui rispettivi talenti dell’immagine e della parola, ma vi invito a riflettere sulla difficoltà, da parte dell’immagine, di illustrare tutto quello che, nel linguaggio, non è immagine: in questo caso, il concetto di giustizia).
I bambini non conoscono ancora i simboli della nostra cultura, così come non conoscono le parole scritte, ma hanno la capacità, fin dai primi mesi di vita, di capire i gesti e le espressioni umane.
L’illustratore ha usato il linguaggio dell’immagine in due modi: simbolico (la dea bendata) e mimico (un’azione che mima la parola Giustizia). Un’intuizione brillante. L’illustrazione per bambini, dall’Orbis Pictus in avanti, ha seguito l’esempio dei due personaggi sul fondo della scena: si è sempre espressa attraverso un linguaggio mimico, teatrale.
Salvo poche eccezioni, nel libri illustrati per bambini incontriamo dei personaggi che esprimono qualcosa con la mimica dei loro gesti. Vanno da qualche parte, si siedono, ripartono, piangono, ridono. Attori, insomma.
Per accostarsi alla complessa trama simbolica della lingua scritta, l’illustrazione per bambini ha sempre cercato di usare un linguaggio teatrale, il meno possibile concettuale o simbolico.
Il linguaggio dell’illustrazione per bambini cerca di essere semplice come qualcuno che, arrivato in una città straniera di cui non conosce la lingua, cerchi di domandare dove è la trattoria del quartiere indicando la sua bocca aperta.
Ma anche qui inciampiamo in una difficoltà. Il modo di dire “Ho fame” attraverso i gesti, di esprimere gioia o dolore, sono spesso completamente culturali.
In un famoso libro degli anni ’60, Supplemento al dizionario italiano, Bruno Munari aveva raccolto i gesti codificati nella cultura italiana. Molti di questi gesti sarebbero impossibili da decifrare per qualcuno cresciuto in un’altra cultura. Anche i gesti hanno una loro lingua e questa lingua viene spesso, più o meno consapevolmente, usata dagli illustratori per far recitare i loro personaggi.
Colleziono libri per bambini e mi trovo spesso nella difficoltà di non sapere interpretare gesti e espressioni del viso di personaggi illustrati un secolo fa, o appartenenti a culture molto lontane dalla mia (pensate ai Manga).

Bruno Munari, Ivo Saglietti, Supplemento al dizionario italiano, 1963, Muggiani Editore

Alla lingua gestuale e mimica di un popolo, che spesso si riflette nei personaggi di un’illustrazione, si deve sommare tutta una gamma di gesti presi in prestito dalla tradizione letteraria, teatrale, pittorica o illustrativa di una data cultura. Gesti, cioè, che nessuno userebbe davvero nella vita reale perché fuori contesto risulterebbero caricaturali, declamatori o ridicoli, ma che una certa élite conosce grazie al suo livello culturale.
Se è facile vedere la parte culturale dei gesti e delle espressioni di culture lontane dalla nostra, i gesti codificati nella nostra stessa cultura ci sono così familiari da passare inosservati. Ci dimentichiamo che la loro relazione con il significato è arbitraria quanto quella di un segno. Osserviamo questa immagine e leggiamo il testo.


Floc’h, Une vie exemplaire, Paris, 2011, Hélium

Padre: “Come l’amore e la filosofia, l’arte mette l’uomo in comunione con con l’infinito e lo libera dal peso della sua condizione.”
Figlia: “Quando si mangia?”

Una volta analizzata la vignetta, sorridiamo. La bambina appare buffa nel suo modo di declamare: «Quando si mangia?», per il contrasto tra il tono declamatorio delle braccia e il contenuto quotidiano, un po’ banale, della frase. Un contrasto ironico, accentuato dalla specularità della dichiarazione del padre, che rimane rilassato, mano in tasca, declamando una riflessione filosofica.
Se, grazie alle nostre conoscenze letterarie, capiamo che la frase del padre ha un accento pedante, come abbiamo fatto a capire che la bambina sta declamando? Abbiamo riconosciuto un gesto preso a prestito dal teatro classico. Nessuno che non abbia visto, almeno una volta nella vita, uno spettacolo teatrale classico, o che conosca il tono declamatorio che fa il paio con il gesto di tenere le braccia sollevate a quel modo, potrebbe capire l’ironia contenuta in questa scena.

Per poter capire efficacemente la relazione retorica del testo e dell’immagine, il traduttore ideale di libri illustrati dovrebbe conoscere tutto il repertorio di gesti e atteggiamenti mimici del popolo degli autori che hanno dato vita al libro, non solo, dovrebbe conoscere tutta la cultura mimica sedimentata nelle arti di quello stesso popolo. E questo solo per quanto riguarda il gesto, uno dei tanti strumenti retorici dell’immagine.

LO STILE COME FIGURA RETORICA

Ironico, drammatico, poetico, onirico: come nel testo scritto, nell’illustrazione è lo stile che determina il tono retorico della scena rappresentata. Ma che cosa è lo stile in un’immagine?
È un insieme di elementi grafici e narrativi. Tra i tanti, spicca l’importanza retorica di questi elementi: chiaro scuro; presenza o assenza di prospettiva; deformazione anatomica; proporzioni realistiche tra gli oggetti; modo di incorniciare l’immagine; presenza o assenza della linea, il suo spessore, il suo gradi di precisione; infine, come abbiamo visto sopra, il modo di recitare dei personaggi e i loro gesti.
Il problema è che le figure di stile del linguaggio vengono utilizzate nella vita di tutti i giorni e studiate a scuola, ma nessuno educa a capire come un cocktail di elementi grafici e pittorici porti a un certo tipo di stile, e cosa questo stile significa al momento di raccontare una storia.
Il luogo comune che l’immagine sia chiara per sua naturale capacità ha alimentato e mantenuto nei secoli un diffuso analfabetismo iconico.
A scuola, nei musei, in tutti quei luoghi che dovrebbero essere preposti a insegnare il linguaggio dell’immagine, si insegna qualcosa che sta solo intorno all’immagine: il suo contesto storico, notizie bibliografiche sull’artista, la tecnica pittorica, ma nulla su come l’immagine è costruita, su come parla. Bisogna iscriversi a una scuola d’arte (spesso neppure nelle scuole d’arte si incontra un’educazione all’immagine sufficientemente buona) per imparare i codici retorici dell’illustrazione o della pittura. Un illustratore, un artista, impara dunque ad esprimersi in una lingua fatta di colori e forme, seguendo una tradizione semantica e aggiungendo qualche innovazione, realizza con quella lingua un discorso destinato a un pubblico incapace di capire, per mancanza di educazione, tutta la ricchezza semantica del suo discorso.

Anna Castagnoli, Esercizi di stile intorno a un’immagine di Elsa Beskow, Il manuale dell’illustratore, Editrice Bibliografica

Eppure, è facile: le figure di stile che si incontrano nell’immagine sono le stesse che incontriamo nel linguaggio, solo, esse sono espresse in un’altra forma.
Il realismo pittorico (prospettiva lineare, profondità di campo, correttezza delle proporzioni, assenza di linea di contorno, chiaro scuro con fonti di luce coerenti. Per citare un esempio, Roberto Innocenti) viene utilizzato dall’illustratore per dire “È più vero”, quindi per tutta la paletta retorica del dramma (possiamo avere dramma solo se c’è realtà), o per un’intenzione documentale.
Ogni diminuzione di elementi detti “realistici” (meno chiaro scuro, meno profondità di campo, più linea di contorno presente. Lisbeth Zwerger, Helen Oxembury), viene vissuta dal pubblico abituato al codice del realismo pittorico come un alleggerimento delle componenti drammatiche della realtà. L’illustrazione risulta più poetica, più soft, più “per bambini”, con l’idea diffusa che a un bambino sia meglio presentare una realtà filtrata, alleggerita di informazione e drammaticità.

È stato dimostrato dalla critica d’arte del XX secolo (nota3), che la correttezza prospettica e chiaroscurale del realismo pittorico non ha nulla a che vedere con il modo in cui percepiamo la realtà. Il realismo pittorico è anch’esso un codice culturale. Significa che potrebbe non essere capito da una certa cultura, o da un bambino non ancora educato alla correttezza prospettica e anatomica del disegno. I Cinesi, quando videro per la prima volta il chiaro scuro sui quadri della pittura rinascimentale, chiesero perché gli occidentali avevano l’abitudine di “sporcare” i visi (nota 4).

Le figure retoriche dell’ironia e dell’iperbole sono veicolate dalla caricatura, cioè da una deformazione di alcuni precisi elementi anatomici. Perché quegli elementi e non altri è uno studio che nessuno ha ancora condotto. La deformazione di alcune parti anatomiche porta verso l’ironia o la comicità, la deformazione di altre parti anatomiche della stessa figura porta verso una paletta retorica poetic, metaforica o onirica. Il resto della scena, soprattutto l’impianto prospettico, devono restare realisti. Una leggera deformazione (Jean-Jacques Sempé, Quentin Blake) corrisponde a una leggera ironia; una deformazione più pronunciata alla caricatura vera e propria, con tutti i suoi effetti ridicolizzanti o comici.
La destrutturazione del realismo pittorico (prospettiva alterata, mancanza di coerenza nelle proporzioni tra gli oggetti, deformazioni di alcune parti anatomiche della figura) produce su un pubblico assuefatto ai codici del realismo gli stessi effetti che produce la destrutturazione della lingua scritta su un pubblico che già sa leggere. Un effetto giocoso di non-senso, oppure onirico, straniante, sognante (Joanna Concejo), o poetico (Laura Carlin). Nei corsi di illustrazione che tengo ho potuto osservare che, per quel che concerne l’anatomia umana, è la deformazione di alcune parti del corpo, che ingrandite o rimpicciolite sono culturalmente considerate più belle, che porta la deformazione a sembrare poetica invece che caricaturale. Ad esempio: nella caricatura comica i piedi e le mani sono più grandi, mentre nella deformazione poetica i piedi e le mani sono disegnati più piccoli del normale (mani e piedi piccoli, anticamente, nelle donne, erano considerati segno di bellezza).
Il messaggio retorico di uno stile dalla prospettiva alterata è questo: “Qualcosa dell’ordine abituale del mondo è stato rotto: siamo in un sogno, in una metafora”.

Un esempio di funzione retorica dello stile dell’immagine e di sua relazione con il testo.
In un mio testo illustrato da Carll Cneut (La voliera d’oro, Topipittori), ho raccontato la storia di una principessa sanguinaria che taglia la testa a tutti i servi che non le portano i magnifici uccelli che desidera. Unico problema, la principessa inventa i nomi degli uccelli e i servi non sanno dove andare a cercarli.
Nel testo, ho usato alcune formule retoriche, quali l’iperbole e la lacuna, per far capire al lettore che la storia è una fiaba, non una storia reale, e il tono con cui viene raccontata questa fiaba è leggermente ironico.
Il testo originale, italiano, è stato tradotto prima in olandese per la prima edizione belga, poi, in francese e altre lingue. In italiano, per descrivere gli uccelli che la principessa inventa, ho scritto:

Valentina diceva: voglio l’uccello con le ali di vetro!
Valentina diceva: Voglio l’uccello con il becco di corallo!
Valentina diceva: Voglio l’uccello che sputa acqua!

e per descrivere gli uccelli che le portano i servi:

Il peggio del peggio del peggio era che la figlia dell’imperatore spesso, i nomi di sì rari esemplari, se li inventava. Poveri servi tremanti le portavano gli uccelli più belli del mondo: Malakohe dal becco verde, Upupe arboree del Nilo, uccelli Lira. Lei non era mai contenta.

Ho utilizzato nomi di specie di uccelli reali per indicare lo scarto tra la fantasia della bambina e la realtà. I servi le portano quello che esiste davvero, mentre lei desidera animali non esistenti, fantasiosi.
Carll Cneut ha colto in pieno la vena ironica del testo e la differenza di grado di realtà dei diversi uccelli. Ha disegnato buffi uccelli, anatomicamente non corretti, quando si trattava di illustrare gli uccelli che la principessa inventa, e anatomicamente corretti quando si trattava di illustrare i veri uccelli nel giardino della principessa, quelli che i servi maldestramente le portavano, prima di farsi decapitare.

Anna Castagnoli, Carll Cneut, La voliera d’oro, Topipittori

Il testo è stato tradotto una prima volta in inglese, perché la traduttrice olandese, una scrittrice, non conosceva l’italiano. Non sono stata informata di questo passaggio. Il traduttore inglese, che già aveva visto alcuni disegni di Carll Cneut, ha preso alcune libertà interpretative:

Valentina said: ‘I want the bird with the wings made out of glass!’
Valentina said: ‘I want the bird with the beak made out of coral!’
Valentina said: ‘I want the bird that spits water!’
The worst thing was that the daughter of the emperor often made up the rare birds. ?Her poor servants then shakingly brought her the most beautiful birds in the world. Tengmalm’s owls with yellow irises, Japanese nightingales that sang opera’s, even emperor penguins with black coats on, elephant birds that looked like dinosaurs and many, many more.

Non solo non è stato rispettata l’iperbole “Il peggio del peggio del peggio”, che dava un gusto molto più giocoso al testo, ma non è stato rispettato neppure lo scarto tra uccelli di fantasia e uccelli reali nei due passaggi: « elephant birds that looked like dinosaurs and many».
Osservando le illustrazioni di Carll Cneut degli uccelli inventati (conoscendo un po’ l’italiano, Carll Cneut aveva già iniziato ad illustrare il testo quando il traduttore inglese fece la traduzione), mi viene il sospetto che il traduttore abbia tradotto in parole quello che vedeva: un uccello elefante. Cioè, ha colto la sfumatura retorica utilizzata dall’illustratore per dire al lettore quali uccelli non erano reali, ma non l’ha messa in relazione con il testo. Sono potuta intervenire nella traduzione francese, correggendo in parte questo equivoco e ripristinando alcuni nomi reali degli uccelli nel secondo brano.

Lo stile può andare al di là di una funzione meramente retorica. Molti illustratori (David Wiesner, Anthony Browne, Fabian Negrin…) hanno giocato con i diversi gradi di realismo dell’illustrazione per costruire un meta-discorso non presente nel testo. Lo stile, in quei casi, assumeva la funzione di un meta-testo narrativo, di un vero enunciato.
Possiamo osservare un esempio nell’illustrazione sottostante, dove Fabian Negrin racconta la storia di due bambini che giocano ai pirati. Via via che il gioco si fa più appassionato, entrano nella stanza elementi dell’immaginazione dei due bambini, disegnati in modo “più realistico”. In questo caso, l’illustratore si appoggia sulla retorica abituale del realismo pittorico (più vero) versus il realismo più alleggerito (più soft) per dire che il mondo dell’immaginazione è più reale, più intenso, più drammatico e forse anche più interessante di quello reale.
Quando i personaggi del libro entreranno completamente nella giungla di Sandokan, disegnati in modo realistico, capiremo perché e come sono arrivati lì: la fantasia è diventata realtà (il testo non lo specifica).

Fabian Negrin, Chiamatemi Sandokan!, Milano, Salani

Un approfondimento sulle figure retoriche dello stile è impossibile nella sede di questo articolo.
Ma è importante sapere che possono avere una funzione retorica anche l’impaginazione (come è tagliata e incorniciata l’immagine), il modo di scontornare i personaggi (con sfondo o appoggiati sulla pagina bianca come figurine), la relazione grafica tra testo e illustrazione, come sono accostati (il testo, essendo piatto, smaschera sempre la profondità di campo dell’illustrazione e ricorda al lettore che ogni intenzione pittorica realistica è un mero tromp-l’œil), il formato, la copertina, le pagine di guardia. La funzione retorica di questi elementi è spesso misconosciuta o sottovalutata.
Al momento dell’adattamento di un libro in un’altra edizione (co-edizione in un’altra lingua o cambio di formato per un’edizione tascabile) impaginazione e formato vengono spesso modificati per ragioni che non sono inerenti al significato.

IL CONTESTO DEL LIBRO

Un altro elemento che permette di smorzare le componenti drammatiche di un libro è la conoscenza da parte del lettore, che il “libro illustrato per bambini” contiene una storia di finzione. Questo lasciapassare, la parola magica “per bambini”, porta il lettore adulto ad aprire il libro con un certo stato d’animo, diverso da quello con cui aprirebbe un quotidiano o un libro di storia.
Il solo formato album per bambini è già, in sé, un contesto retorico ben preciso. Ma i bambini lo sanno? Non si impara solo a leggere, si impara a usare un certo tipo di letteratura in un certo modo e per certi scopi. Autori e traduttori di libri per bambini dovrebbero restare vigili su questi contesti culturali e non darli per scontati.
Se è vero che oggi la globalizzazione ha portato un uso uniforme del libro e dell’idea di infanzia, ci possono essere sfumature diverse a seconda dei paesi, e vanno tenute in conto.

CONCLUSIONE

Gli elementi retorici contenuti nell’illustrazione non possono essere adattati da una lingua all’altra per la ragione che sarebbero lesi i diritti d’autore dell’artista. Questo rispetto per l’immagine originale è puramente culturale, oltre che tutto moderno, e c’è da chiedersi se giochi a favore della traduzione di un libro.
Dal fraintendimento di un’immagine e dei suoi codici retorici possono nascere equivoci narrativi, ma anche politici. La conseguenza può essere quella di un lettore che non ride quando c’è da ridere, non si spaventa quando c’è da spaventarsi, o che si indigna quando c’è da ridere (molti casi di censura non hanno tenuto in conto lo stile ironico delle immagini).
Al momento di una traduzione, il traduttore di libri illustrati, colto in materia di linguaggi visuali quanto lo è di letteratura e lingua, può rimediare alla perdita di informazione dell’immagine accentuando o diminuendo alcune componenti retoriche nel testo scritto, in modo da ricreare tutta la ricchezza semantica della relazione immagine-testo dell’originale.

Anna Castagnoli
En français: Les codes culturels des images. Le problème de la traduction de l’illustration, Anna Castagnoli.

NOTE
Nota 1:
“L’expédient qu’il trouvait était de porter sur soi toutes les choses dont on voudrait s’entretenir. Ce nouveau système, dit-on, aurait été suivi, si les femmes ne s’y fussent opposées. Plusieurs esprits supérieurs de cette académie ne laissaient pas néanmoins de se conformer à cette manière d’exprimer les choses par les choses mêmes, ce qui n’était embarrassant pour eux que lorsqu’ils avaient à parler de plusieurs sujets différens ; alors il fallait apporter sur leur dos des fardeaux énormes, à moins qu’ils n’eussent un ou deux valets bien forts pour s’épargner cette peine : ils prétendaient que, si ce système avait lieu, toutes les nations pourraient facilement s’entendre (ce qui serait d’une grande commodité), et qu’on ne perdrait plus le temps à apprendre des langues étrangères.” Da: Voyages de Gulliver, Jonathan Swift, Paris, Hiard, 1832, traduction Abbé Desfontaines
Nota 2: Dehaene Stanislas, Les neurones de la lecture, Odile Jacob, 2007, Perry Nodelman, Words about pictures, Athens, Georgia, 1988, University og Georgia Press
Nota 3:
Sulla relazione tra realismo e prospettiva: Ernst Gombrich , L’Art et l’Illusion: Psychologie de la représentation picturale, London, 2002, Phaidon, Pavel Florensk, La perspective inversée, Paris, 2013, Allia
Nota 4: Hans Belting, Florence et Bagdad: Une histoire du regard entre Orient et Occident, Paris, 2012, Gallimard

Illustrare un libro per bambini? Il primo passo è un corso

Sono Anna Castagnoli, redattrice di questo blog. Insegno da molti anni in Master e Scuole specializzate quali lo IED di Torino e Milano, Lo Spazio BK di Milano, la Scuola Internazionale Å teán Zavrel di Sarmede (Treviso). Viaggio spesso per l’Italia per tenere corsi destinati a un pubblico interessato all’illustrazione:
ci sono corsi rivolti ad aspiranti professionisti e corsi rivolti a chiunque desideri imparare cosa è come funziona l’album illustrato per bambini. Nel 2017 ho pubblicato con Editrice Bibliografica Il manuale dell’illustratore, una guida completa a questo mestiere.
Qui di seguito, le prossime date dei miei corsi a Sarmede, a giungo 2019.
Non terrò altri corsi di illustrazione fino all’estate 2020.
In autunno e inverno 2019 terrò corsi di teoria dell’illustrazione presso Spazio BK di Milano (12,13 ottobre 2019 e 25 ,26 gennaio 2020) e altre associazioni.
Sul mio sito web annacastagnoli. com troverete i miei libri e, sempre aggiornate, le date dei miei corsi.
La mia pagina Instagram: castagnoli_a
Facebook: www.facebook.com/anna.castagnoli

GIUGNO 2019, Anna Castagnoli
Scuola Internazionale di Illustrazione di Sarmede (Tv)
4 corsi di una settimana l’uno

Disegno preparatorio per Il libro del buio, testo Alessandra Racca, ill. Anna Castagnoli, Einaudi Ragazzi (uscita prevista autunno 2019)

LE BASI DELL’ILLUSTRAZIONE: un trampolino per spiccare il salto
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3-8 giugno 2019 (completo)
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Un corso per costruire o solidificare la capacità di illustrare. L’illustrazione per bambini è diversa dal disegno, dal fumetto, dalla pittura. È un linguaggio a sé, che bisogna capire e imparare per poter progettare un libro adatto a essere pubblicato. In questo corso impareremo le basi: la capacità di emozionare il lettore con un frammento di storia illustrata, come sintetizzare e disegnare un personaggio, come metterlo in scena pensando al futuro libro, nel quale l’immagine dovrà tenere conto del testo e di limiti della pagina; come relazionarsi a un testo.
Programma completo a questo link.

Il manuale dell’illustratore, Anna Castagnoli, Editrice Bibliografica, 2017

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17-22 giugno 2019 (restano 2 posti liberi)
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Lo stile è qualcosa di molto personale, ma è difficile trovarne uno se non si comprende quali sono i limiti e i binari del linguaggio proprio dell’illustrazione per ragazzi. Nel corso, attraverso un percorso di esercizi intervallati da parti teoriche, si studieranno le principali famiglie di stili (realista, lirico, grafico), per iniziare un cammino di ricerca verso un segno personale, in linea con le esigenze del mercato editoriale contemporaneo.
Quello che insegnerò, soprattutto, è un metodo per trovare una voce personale, così da poter presentare un portfolio coerente a un editore, oppure, non perdersi per strada durante la realizzazione di un album.

Al corso verranno insegnate anche alcune tecniche che faciliteranno la ricerca.
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IL PERSONAGGIO E IL RITMO NEL LIBRO ILLUSTRATO
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Un corso adatto a chi abbia il progetto di realizzare un libro illustrato. Ogni illustratore verrà seguito personalmente nella ricerca di personaggi espressivi e capaci di conquistare il lettore muovendosi sulla scena del libro illustrato. Studieremo anche come impostare la scena tra le pagine del libro: prospettive pittoriche, stili e relazioni con il testo.

Prímula Prim, dettaglio, testo Catalina Gonzales Vilar, ilustrazioni Anna Castagnoli, Los cuatro azules, Spagna 2019

Note

-Non è necessario essere illustratori professionisti per partecipare; negli anni sono riuscita ad aiutare a crescere anche persone che non sapevano affatto disegnare ma volevano imparare a illustrare un libro. Lanciatevi con coraggio! :)
Ai miei corsi possono partecipare ragazzi minorenni, se in grado di stare concentrati nel disegno alcune ore al giorno e mamme con bambini neonati se accompagnate da qualcuno che possa tenere il bambina/o nei momenti in cui non deve essere allattato.
-Sarmede è un delizioso paese sui colli veneti, molti agriturismi e AirBnB offrono, a prezzi modici, ospitalità agli alunni in stanze singole o condivise, con o senza mezze pensioni.
Per informazioni: corsi@sarmedemostra.it
– Il sabato mattina finale di ogni corso, terrò una conferenza di un’ora sui passi da fare per diventare illustratori.

Biografia Anna Castagnoli
Laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Genova, ho costruito la mia carriera intorno alla passione per i libri e in particolare i libri illustrati per bambini: li scrivo, li illustro, li studio, li colleziono. La ricchezza della relazione tra testo e immagine, il fascino delle illustrazioni, la specificità del pubblico infantile, la sua storia: tutto dell’album illustrato mi appassiona.
Dal 2008 curo LeFiguredeiLibri.com, blog di studi e ricerca sull’illustrazione che è diventato un punto di riferimento per gli addetti al settore e per molti giovani illustratori.
Nel 2017 ho pubblicato Il manuale dell’illustratore, una guida completa al lavoro di illsutratore per bambini e ragazzi.
Collaboro con enti, riviste e Università come critica e insegno illustrazione presso scuole e Master in Italia e in Spagna. Sono stata membro giurato di diverse mostre e concorsi di illustrazione, tra cui la prestigiosa Mostra degli illustratori di Bologna, nel 2014.
I miei testi sono stati illustrati dai più interessanti illustratori del panorama contemporaneo: Carll Cneut, Isabelle Arsenault, Susanne Janssen, Gaia Stella, Gabriel Pacheco.
Da dieci anni vivo Barcellona, in Spagna, insieme alla mia famiglia.

Biografia e bibliografia completa: www.annacastagnoli.com
Contatto: anna.castagnoli@gmail.com


Un progetto di album nel cassetto o nel cuore? Il concorso SERPA 2019

Per questa nuova edizione del concorso biennale per album illustrato SERPA, promosso dalla città portoghese Serpa in collaborazione con la casa editrice Planeta Tangerina, ho avuto l’onore di essere invitata a far parte della giuria.
Avevo già lavorato fianco a fianco con Isabel Minhos, una delle editrici, per la giuria del concorso della Mostra illustratori di Bologna 2014 (qui il racconto), sarà un piacere rinnovare le discussioni sull’illustrazione e i suoi linguaggi in occasione della selezione di questo premio.
Vi invito a partecipare numerosi, a leggere con attenzione lo scopo del concorso ;-) e il regolamento qui sotto (la versione originale del bando su questo sito).


Concorso per progetti di album illustrati SERPA (Portogallo)
Traduzione Italiana del bando (con alcune mie spiegazioni precedute dalla sigla N.d.r.)

1. Scopo del concorso:
Il Premio è aperto a progetti di libri illustrati che presentino un concetto originale e /o narrativo. I libri illustrati sono intesi come opere con immagini e testo o solo immagini. Le proposte contenenti solo testo non saranno accettate, ma le proposte senza testo scritto (wordless/ silent-book) saranno considerate valide. I libri illustrati presentati potrebbero non essere rivolti esclusivamente ai bambini, ma includere un pubblico di riferimento più ampio (che deve comunque includere bambini e giovani adulti). Le proposte che catturano un pubblico più ampio attraverso il loro approccio e la loro ricchezza saranno particolarmente apprezzate.

2. Chi può partecipare:
Chiunque sia maggiorenne, con o senza libri già pubblicati. Si può partecipare anche in coppia o in gruppo. Ogni partecipante può presentare uno o più progetti, a condizione che i diversi progetti non abbiano lo stesso testo.

3. Caratteristiche dei progetti
Dimensione, tecnica e formato sono liberi, la sola limitazione è che i progetti presentati non superino le 40 pagine, incluse le pagine di guardia, dei crediti e dei titoli. Le pagine di guardia (risguardi) non sono obbligatorie (N.d.r. Potete mettere la pagina dei titoli subito dopo la copertina. Per “pagine” si intende sempre una facciata singola).
La giuria privilegerà progetti che non richiedano una fase di stampa troppo onerosa e complicata (N.d.r. Ad esempio, libro pop-up, con linguette, finestre, etc). 

Le opere presentate devono essere inedite e non essere state inviate contemporaneamente ad altri concorsi o essere in fase di pubblicazione con qualche editore (N.d.r. Se avete inviate un progetto a vari editori, ma di questi editori nessuno via ha risposto manifestando un reale interesse, ovviamente siete liberi di inviarlo al concorso).
Le opere inviate possono aver già partecipato a concorsi ed aver ricevuto premi, sempre che il regolamento di tali concorsi non interferisca con la pubblicazione del libro con la casa editrice Planeta Tangerina (N.d.r. Esempio: il progetto potrebbe aver vinto un concorso precedente, ma gli organizzatori di tale concorso non devono avere un diritto di prelazione o pubblicazione sull’opera).

I progetti devono essere presentati in portoghese, inglese o spagnolo.

4. Elementi dei progetti
– Una maquette (un modello in scala) del progetto.
(N.d.r. Su questo post trovate qualche consiglio per realizzare una maquette.
La maquette potete cucirla, pinzarla, incollarla…).
La maquette deve includere lo storyboard a pagina intera e almeno tre doppie pagine* interne con le illustrazioni finite (N.d.r. Finite nel senso di “definitive”, ovviamente riprodotte con una fotocopia o stampa). Le pagine rimanenti devono essere presentate in forma di schizzi in bianco e nero o a colori. La maquette deve includere anche una bozza di copertina.
– Tre copie del testo (stampate su carta A4).
– Gli originali o le stampe ad alta risoluzione delle illustrazioni definitive, pulite, senza
testo o impaginazione. Queste illustrazioni (o stampe) originali possono essere di dimensioni diverse rispetto alle dimensioni reali della stampa futura.
* ‘Doppia pagina’ è intesa come le pagine sinistra e destra di un libro aperto; queste due
pagine possono essere elaborate singolarmente o nel loro complesso (N.d.r. iI disegno non deve obbligatoriamente riempire le due pagine, potete impaginare come volete il disegno e il testo nella maquette).

5. Come/dove inviare i progetti
I progetti (testi, maquette, originali e/o stampe) devono essere presentati con uno pseudonimo. Anche i disegni originali dovranno essere firmati con solo lo pseudonimo.
All’interno di una busta chiusa, sul cui dorso comparirà lo pseudonimo del o degli autori (N.d.r. un solo pseudonimo per ogni gruppo), dovranno comparire i dati del/degli autori (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e e-mail) + una copia della loro carta di identità.
(N.d.r. Ho chiesto precisazioni agli organizzatori su quale mittente mettere sulla busta grande, quella dentro cui inviate tutto: potete mettere il vostro nome. I pacchi verranno aperti prima dell’arrivo dei giurati).
Per evitare problemi con le dogane, è importante che sul pacco ci sia scritto
ILLUSTRATIONS WITH NO COMMERCIAL VALUE.
Il pacco deve essere spedito a:

Câmara Municipal de Serpa
PRÉMIO INTERNACIONAL DE SERPA PARA ÁLBUM ILUSTRADO
Praça da República 7830-389 SERPA
PORTUGAL

6. Scadenza
Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 27 settembre 2019. Non saranno accettati elaborati con timbro postale posteriore a tale data. La decisione della giuria sarà resa nota il 31 ottobre 2019 sui siti degli enti organizzatori.

7. Composizione della giuria
La giuria sarà composta da un rappresentante del Consiglio comunale di Serpa, un membro del team di Planeta Tangerina e una personalità di merito riconosciuto nelle aree dell’illustrazione e/o della letteratura per bambini nominata da Planeta Tangerina
(Per il 2019, Anna Castagnoli. Nel 2017 è stata giurata Kitty Crowther).

8.Premio:
Sarà attribuito un unico premio di 4.000 dollari. Di questi 4.000 dollari, 1.500 dollari sono da considerarsi come anticipo sui diritti di autore della pubblicazione della prima edizione dell’opera in Portogallo a cura di Planeta Tangerina, che stipulerà un regolare contratto di edizione con l’/gli autore/i premiato/i.
Il premio comprende la pubblicazione del libro in portoghese da parte dello stesso editore, e la sua vendita e traduzione in altre lingue e paesi. Eventuali successive edizioni (in portoghese e in altre lingue) saranno regolate dal contratto di cui sopra, con le rispettive condizioni di pagamento.
I giurati si riservano il diritto di non scegliere un vincitore nel caso che non trovino progetti sufficientemente interessanti.

Informazione aggiuntiva per questo blog:
Ho chiesto precisazioni sulla percentuale dei diritti d’autore, perché mi sembra importante conoscerla al momento dell’accettazione del regolamento:
6-8% (Prima stampa 6% che cresce. Dopo la prima tiratura di 1500 copie, lo elevano all’8%. Questa percentuale dovrà essere divisa tra autore e illustratore, se non sono la stessa persona).

Vendite internazionali: tra il 40% e il 50% al/agli autore/i (dipende da quanto, come editori, dovranno lavorare sul libro).
Se la vendita è fatta dagli autori o tramite i loro agenti, la percentuale è più alta (60% per l’autore, 40% per l’editore).

9. Pagamento del premio
Il premio in denaro sarà pagato al/ai vincitore/i al momento della finalizzazione del libro.
Menzioni speciali con premi in denaro potranno eventualmente essere donate a progetti degni di nota che non hanno vinto il primo premio, su questi progetti, l’editore Planeta Tangerina si riserva il diritto di prelazione di pubblicazione per il tempo di un anno.
L’anno scorso sono state attribuite 3 menzioni speciali.

10. Obblighi del vincitore
Il/i vincitore/i ha/hanno l’obbligo di terminare il libro entro marzo 2020 e di collaborare con la casa editrice Planeta Tangerina per la finalizzazione del libro (N.d:r. come si fa sempre tra illustratore, autore e editore).

11. Restituzione originali e riproducibilità per promuovere il concorso
Gli autori possono richiedere la restituzione degli originali non selezionati, i costi  per la restituzione saranno a carico dei partecipanti. Le richieste di restituzione devono essere inviate via e-mail all’indirizzo albumilustrado@cm-serpa.pt  entro il 29 novembre 2019. Gli interessati saranno informati, via e-mail, dell’importo delle spese postali e del numero di conto su cui il pagamento dovrà essere versato.
I lavori che non vengono reclamati dopo la scadenza annunciata saranno distrutti.
I partecipanti danno l’autorizzazione per la riproduzione delle opere presentate per scopi pubblicitari relativi al concorso.

12. Accettazione del regolamento
Qualsiasi problema omesso in questo regolamento sarà deciso dalla giuria o dagli enti organizzatori del Premio. Partecipare al concorso implica la conoscenza e l’accettazione di questo regolamento (N.d.r Per la completa lettura e accettazione del regolamento, vi rimando alle due versioni originali portoghesi e inglesi, su questa pagina).

Chiarimenti, maggiori informazioni:
albumilustrado@cm-serpa.pt
Consiglio comunale di Serpa
www.cm-serpa.pt
Editora Planeta Tangerina
www.planetatangerina.com
editora@planetatangerina.com

 


Partecipate numerosi!
Anna Castagnoli


Impressioni dalla Fiera di Bologna 2019

Come ogni anno, ecco una carrellata veloce di mie impressioni sulla Fiera del libro per Ragazzi di Bologna.

Cosa c’era di nuovo 1: Gli spazi

I padiglioni erano spostati, i corridoi erano stati molto allargati tra stand e stand: un senso di immensità che, sulle prime, mi ha disorientata, poi, conquistata. Regnava nella Fiera 2019 un’atmosfera più allegra che mai e tutti riportavano nei racconti un senso di nuova leggerezza: chissà se era prova del fatto che l’architettura degli spazi influisce sull’umore delle persone.

Unica critica (feroce) la faccio a chi ha immaginato il deisgn di alcuni nuovi bar all’interno della Fiera, con il banco dove si poggiano le tazze che sfuma in una curva elegante e sinuosa invece di finire ad angolo retto. Carll Cneut ed io, e non so quanti altri, ci siamo rovesciati il cappuccino addosso un attimo prima della prima riunione del mattino… Addio camice immaccolate (che idea è fare un banco curvo?! :)

Cosa c’era di nuovo 2: Interesse per la creatività degli illustratori
L’interesse per il lavoro creativo degli illustratori: quando ho iniziato questo lavoro era quasi nullo, negli anni è via via salito sempre più, quest’anno, è esploso.
Lunghe code per un autografo con disegno… conferenze con dirette di artisti che disegnano… la conferenza sul Carnet itinerante che ha viaggiato per tutta Italia per mostrare come gli illustratori  immaginano Il viaggio, la mostra Rivolti con gli autoritratti ricamati degli illustratori, adesso in corso a Macerata (attenzione al volto di chi crea, alla sua identità di persona)… Pare proprio che ci sia un interesse vivacissimo per tutto quello che è “processo creativo”. Evviva.

Victoria Semikina firma il catalogo della sua mostra presso Tapirulan nel 2018

Gli spazi dell’Illustrator Survival Corner a cura del MiMaster (realtà che ha contribuito parecchio a creare uno spazio in Fiera dove promuovere, dare visibilità, guidare il lavoro degli autori e degli illustratori), erano stati ingranditi ed erano ancora più affollati.
Bellissima, al suo interno, la mostra di disegni di città “Shanghai Impressions—Visual Travels through a Chinese Metropolis” di  Joan Negrescolor (Barcellona, 1978), Miguel Pang Ly (Barcellona, 1980) e Adolfo Serra (Teruel, 1980), illustratori che erano stati invitati in Cina da Carolina Ballester, all’interno del partenariato tra la Fiera per ragazzi di Bologna e quella di Shanghai: in quei lavori, i confini tra illustrazione e arte si perdevano, mi sembra importante che per la prima volta non fossero in mostra illustrazioni ma disegni di illustratori.
Qui sotto, la loro opera collettiva.
(Vi invito a non lasciarvi sfuggire il concorso di illustrazione della Fiera di Shanghai: ecco il bando).

Joan Negrescolor, Miguel Pang Ly, Adolfo Serra

Sorprendente, dal sapore di antiche gare medioevali di poesia improvvisata, il duello notturno al disegno tra coppie di giovani illustratori svizzeri che si svolgeva in diretta davanti al pubblico nel locale «Scuderia» di Bologna, il miglior disegno veniva decretato con l’applauso più forte; l’evento era promosso da Bolo Klub, a cura del duo It’s raining elephant e della School of Art and Design di Lucerna (info qui). Ho fatto una foto.

gara di illustratori in diretta, Bolo Klub, Scuderia, Bologna, aprile 2019

Quest0’anno, la Svizzera era il paese ospite della Fiera: in questo post trovate alcune video-interviste ad alcuni dei più importanti illustratori svizzeri realizzate per questa occasione.
Ancora da segnalare sulla Svizzera: ha aperto una nuova casa editrice italiano-svizzera, Marameo Edizioni. 

A conferma di quest’onda di interesse per il lavoro di illustratore, la conferenza che ho organizzato sui segreti della creatività, con Beatrice Alemagna, Emilio Umberguaga, Javier Zabala, nata da una residenza d’artista che avevamo fatto insieme a Padova nel 2018, ospiti dell’Associazione I colori del sacro, ha avuto un’affluenza incredibile, ne siamo stati felici.
È stata una conferenza ricca di emozioni e molto intima, se dovessi riassumere in una sola parola l’elemento magico e insondabile di cui la creatività ha bisogno per esprimersi o resuscitare ogni volta dalla sue ceneri, emerso nei nostri racconti, eccola: sincerità.

Da sinistra a destra: il bravissimo traduttore Marco Gambetti, Javier Zabala, Anna Castagnoli, Beatrice Alemagna, Emilio Urberuaga, Vania Trolese
  Il nostro pubblico nella sala Red dell’Illustrator Survival Corner

La mostra illustratori 2019
Forse la più bella mai vista, complimenti ai giurati Diego Bianchi, Maciej Byliniak, Alessandro Sanna, Harriët van Reek, Béatrice Vincent.
Oltre alla consuta attenzione allo stile lineare (rispetto al pittorico) tipica degli ultimi anni, mi ha colpita la frequenza, nei diversi autori, di un certo tipo di segno: un minuscolo tratteggio, meticoloso e paziente; come un neo-puntinismo o, per coniare un nuovo nome di stile, “Trattinismo”. Ho chiesto a Guido Scarabottolo, che stava guardando la mostra, se non pensava che in quello stile ricorrente ci fosse l’eco della divulgazione di un nuovo modo di pensare la realtà, quantistico e puntinista (leggere Carlo Rovelli: L’ordine del tempo, Adelphi, nel quale Rovelli dice che, rispetto alle recenti scoperte scientifiche, il mondo non sarebbe un quadro di Leonardo, ma piuttosto uno quadro puntinista di Seurat). Guido Scarabottolo ha risposto che se era così, doveva essere probabilmente un processo inconscio, e mi ha fatto notare che quello che colpiva lui nelle tavole era la loro pienezza: pochi spazi lasciati vuoti.

Yun Chuan Lee
Dettaglio: Lin Yun
Dettaglio: Henri Crabières
Li Yuke

I piccoli tratteggi, puntini, segni… è vero, riempivano spesso tutto il foglio. Ciò nonostante, io sentivo nei disegni, per quanto pieni, un grande spazio per l’aria e il vuoto, per via del fatto chequasi sempre, tra i segni, si intravedeva la carta bianca.

Lin Yun

La mostra era davvero potente. Segni come nubi di elettroni, sciami di insetti, pulviscoli nella luce. Dei lavori stupendi. Potete vedere una carrellata di immagini qui, sul sito della Fiera, ma non basatevi su quelle immagini per giudicarla.
Molte persone che avevano prematuramente criticato la scelta della giuria (come ogni anno!, ma questa volta basandosi su una sola immagine su cinque pubblicata prima della mostra a grandezza francobollo su FB… No comment) si sono ricredute vedendo dal vero gli originali.

Sarah Mazzetti vince il premio SM
Un applauso per la scelta di Sarah Mazzetti per il premio SM: un’illustratrice colta, narrativa, che mescola il fumetto e l’illustrazione in un nuovo linguaggio per bambini.
“La Giuria ha deciso di assegnare il Premio Internazionale dell’Illustrazione 2019 – Fiera di Bologna-Fundación SM a un’artista in grado di costruire ponti fra narrativa, arte grafica e graphic novel. Le sue opere fondono tutte le modalità espressive della narrativa visuale all’interno di uno stile autentico, organico, forte e coraggioso, traducendo l’iconografia degli anni 60 in illustrazione contemporanea. Una dimostrazione di pensiero intelligente nelle linee e nella forma, con la combinazione di forme in negativo e positivo all’interno di geniali composizioni.”
I giurati erano Beatrice Alemagna (Francia), Klaas Verplancke (Belgio), Gabriel Brandariz (Spagna).
E complimenti alla casa editrice Canicola per la pubblicazione di I gioielli di Elsa, da cui erano tratte le 5 tavole vincitrici. Su Frizzi Frizzi trovate un’intervista a Sarah dopo la vittoria.

La frase più gettonata della Fiera:
“I coreani spaccano”. In effetti, i coreani spaccano.

    

Nel libro qui sopra, una gelatina permetteva di far apparire e scomparire un animale nel paesaggio ogni volta che la si girava. Nella seconda immagine, vedete il cigno a destra sparire e comparire l’orso a sinistra.

 

Per finire, la foto della annuale riunione LeFiguredeilbri
Riunione alla sua decima (!) edizione: quest’anno, con la presenza graditissima di Nathalie Beau, grande esperta francese di letteratura per bambini (La joie par les livres).

 

È tutto, è stato bellissimo.
E a voi, che impressione ha lasciato questa edizione 2019 della più grande fiera del mondo di libri per ragazzi?
Grazie Children’s book fair! Ci vediamo l’anno prossimo.

Anna Castagnoli

Marion Duval, Toi-même, Albin Michel, Parigi, 2018

Incontriamoci alla Fiera di Bologna 2019

Carissimi lettori, ecco alle porte una nuova edizione della Fiera per Ragazzi di Bologna con i suoi scoppiettanti appuntamenti.
Vi lascio in questo post il programma degli incontri che terrò; se non vi vedrò tra il pubblico, ci incontreremo di sicuro tra uno stand e l’altro.
Le modalità per entrare e il prezzo del biglietto li trovate sul sito della Fiera.
Gli incontri, le conferenze e le masterclass all’interno della Fiera sono tutti gratuiti.
A presto!
Anna Castagnoli

DOMENICA
31 marzo 2019

Domenica terrò un corso sull’album illustrato alla libreria Modo Infoshop di Bologna, organizzato dall’associazione Semi.yoga.arte.storie: i posti sono esauriti, ma per chi è rimasto in lista d’attesa, sappiate che conto di rifarlo presto e per chi verrà alla Fiera, il mercoledì terrò una conferenza aperta a tutti proprio sui meccanismi dell’album illustrato (vedere orari in fondo a questo post).

 

LUNEDÌ
1 aprile 2019

VISIONE PORTFOLIO
Dalle 11:30 alle 12:30
Padiglione 26 stand B4 della Fiera di Bologna
Scuola Internazionale di Sarmede
Presenterò il programma dei corsi estivi (giugno 2019) e visionerò i portfolio di chi volesse consigli per scegliere un corso di Sarmede (ex-allievi, futuri allievi: siete sempre benvenuti).
Anna Castagnoli

***

TAVOLA ROTONDA
Dalle 14:15 alle 15:45
Padiglione 30, Area Red, Illustrator Survival Corner – Fiera di Bologna
I segreti della creatività: cinque illustratori raccontano la loro esperienza
Nel 2018 la rassegna “I colori del sacro” di Padova ha organizzato una residenza d’artista per 5 illustratori. Ne è nata una riflessione sulla diversità e varietà dei meccanismi creativi che abbiamo pensato interessante condividere con il pubblico.
Evento tradotto in inglese.

Relatori:
Beatrice Alemagna, autrice e illustratrice
Anna Castagnoli, autrice, illustratrice
Roger Mello, illustratore
Emilio Urberuaga, illustratore
Javier Zabala, illustratore
E con Vania Trolese della Rassegna Internazionale I colori del Sacro

***

PRESENTAZIONE LIBRO
Dalle 18:30 alle 19:30

Libreria Modo Infoshop, via Mascarella 24/b, Bologna
Presentazione del libro “La meilleur façon de marcher?“, testo di Anna Castagnoli, illustrazioni di Gaia Stella.
Saranno presenti gli editori (Grasset) e l’agente Debbie Bibo, che ha curato il progetto fin dai suoi esordi. Vi racconteremo come abbiamo lavorato sul libro per farlo crescere e funzionare al meglio e del perché riprendere, in chiave moderna, l’antica favola dell’uomo, dell’asino e del bambino.


Anna Castagnoli e Gaia Stella, La meilleur façon de marcher?, Grasset 2019

 

MARTEDÌ
2 aprile 2019

INCONTRO LE FIGURE DEI LIBRI
VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA ILLUSTRATORI

Dalle 11:30 alle 12:30
Ufficio delle Poste, pochi metri dopo l’entrata principale della Fiera

Ci incontriamo liberamente per una chiacchierata sulle strategie migliori per diventare illustratori (felici) e una visita alla Mostra Illustratori.
Come sempre, l’appuntamento è accanto all’ufficio delle Poste.
Allievi e amici, siete i benvenuti.
Con Anna Castagnoli

 

***

Dalle 14:20 alle 15:20
Padiglione 30, Area Red, Illustrator Survival Corner – Fiera di Bologna
Il carnet itinerante: 48 illustratori italiani in un unico carnet de voyage
Oltre 50 illustrazioni su un unico taccuino da viaggio passato di mano in mano per 3 anni. Il tema del viaggio attraverso gli occhi e i segni degli illustratori del panorama italiano contemporaneo.

Relatori:
Madeleine Frochaux, Project Art Director
Anna Castagnoli, Illustratrice
Gianluca Folì, Illustratore
Marina Marcolin, Illustratrice

Illustrazione di Marina Marcolin sul Carnet Itinerante

MERCOLEDÌ
3 aprile 2019

MASTERCLASS
Dalle 15 alle 15:50

Padiglione 30, Area Red, Illustrator Survival Corner – Fiera di Bologna
I meccanismi narrativi dell’album illustrato
Relatore Anna Castagnoli

L’album illustrato è un tipo di libro molto particolare per il suo pubblico e per i precisi codici narrativi sedimentati nel tempo della sua storia. Scopriamo come funziona e cosa lo caratterizza.
La conferenza verrà tradotta in inglese.

www.annacastagnoli.com

Il manuale dell’illustratore, Editrice Bibliografica, 2017

Una riflessione sull’estetica dei libri divulgativi per bambini

Bernardo Carvalho, Atlas das viagenes e dos exploradores, Planeta Tangerina, 2018

“Il mondo ha colori fluorescenti:
una riflessione sui libri divulgativi

illustrati con arte”

di Anna Castagnoli

Questo articolo è stato scritto per la rivista catalana Faristol e pubblicato nel mese di novembre 2018. Nella traduzione italiana ho aggiunto i premi che hanno vinto al Bologna Ragazzi Award 2019 due libri che avevo selezionato per l’articolo.
@Rivista Faristol N°88 El món té colors fosforescents
, di Anna Castagnoli

 

I libri “non-fiction” o “divulgativi” sono libri illustrati che raccontano ai bambini come è fatto, come funziona e che storia ha il nostro mondo.
La frontiera che separa questi libri dai loro consimili illustrati non è sempre chiara. Troppo belli per stare sui banchi di scuola, troppo scientifici per essere libri di puro divertimento: questo genere di libri fatica a trovare una sua precisa collocazione.
Per capirli meglio, è bene riflettere un momento sul perché ci sono illustrazioni nei libri.
Provate a prendere la fotografia di un animale e fate l’esercizio di scrivere quello che vedete, proprio tutto. Ad esempio, la foto di un pappagallo: il numero esatto delle piume che vedete, le delicate sfumature dei colori (tutti!), la dimensione dell’animale, la posizione della testa sul corpo, la complessità dei riflessi di luce sul suo occhio vitreo, il numero di rughe sulle zampe. Avrete bisogno di molte pagine!

Un’immagine, infatti, ha un potere descrittivo potentissimo e veloce, che la parola non ha. La parola ha altri poteri. Può raccontare tutto quello che non vediamo nell’immagine: ad esempio, la storia delle migrazioni dei pappagalli.
Nei libri scientifici e naturalistici, fin dall’antichità, testo e immagine si sono aiutati a vicenda per unire le loro rispettive capacità.
Quando l’infanzia è diventata un soggetto sociale, grazie alle prime campagne di massa di alfabetizzazione, verso la fine del 1500, ci si è accorti di quanto le immagini potevano, non solo aiutare il bambino a imparare a leggere, ma attirarlo e sedurlo, rendendo più piacevole la lettura.
Da Erasmo da Rotterdam a Fénelon, da Pestalozzi a Freinet, fino a Montessori, tutti i più grandi pedagoghi sono stati d’accordo nel dire che se il bambino si diverte, se le immagini e le parole che veicolano le informazioni sono attrattive, graficamente eleganti, “belle”, il giovane lettore imparerà più in fretta e in modo più duraturo.

François de Salignac de La Mothe Fénelon, 1651-1715, illustrazione per l’edizione inglese del 1805, Treatise on the Education of Daughters

“Bisogna dare loro un libro ben rilegato, financo dorato sulla costa, con delle belle immaggini e caratteri ben fatti. Tutto quello che esalta l’immaginazione facilita lo studio: bisogna tentare di scegliere un libro ricco di storie brevi e meravigliose.”, scriveva Fénelon nel 1687, nel suo Traité de l’éducation des filles.

Nell’Orbis Pictus Sensualium di Comenio (Núremberg, 1658; da poco riedito in spagnolo e latino da Zorro Rojo in un’elegante edizione e premiato al Bologna Ragazzi Award 2019), da molti considerato il primo libro per bambini illustrato della storia dell’illustrazione, troviamo i nomi del mondo in latino e tedesco (pecore, insetti, uccelli selvatici e domestici, barche, lavori dell’uomo, abitazioni, macchine, costumi, arti, tradizioni, pianeti…) affiancati dalle rispettive illustrazioni. Nomi e immagini sono associati per significato oppure per la somiglianza del verso di un certo animale con il suono di una lettera.
Nonostante la difficoltà tecnica dell’incisione su legno, che obbliga a segni grossi e rigidi (era l’unica tecnica conosciuta all’epoca per riprodurre le immagini), si intuisce che l’illustratore Paulo Kreutzberger cercò di riprodurre il mondo in modo realistico, per essere fedele alle parole e per restituire al bambino un’immagine oggettiva del mondo (interessante osservare come illustra i concetti o le parole che non hanno corrispettivo nella realtà: la parola “Anima”, ad esempio).

Comenio, Orbis Pictus Sensualium, Zorro Rojo, 2018

Nelle immagini del libro, le proporzioni tra gli oggetti rispettano quelle della realtà, le vedute sono in prospettive centrale, diligentemente copiate (con qualche errore) dalla tradizione rinascimentale, ci sono tentativi di dare ombre e chiaroscuri.
Il “realismo pittorico”, dall’Orbis Pictus in avanti, ha sempre accompagnato i libri divulgativi e scientifici per questa evidenza: se dobbiamo descrivere il mondo così come è, nella sua verità, è bene fare disegni che gli somiglino il più possibile.
Assunto che, in generale, ha accompagnato tutta la storia dell’illustrazione per bambini, fiction e non fiction.
Le sperimentazioni delle Avanguardie del ‘900 (Astrattismo, Cubismo, Futurismo, etc), ad esempio, sono entrate raramente nei libri per bambini.
L’idea condivisa da molti è che il bambino piccolo, per capire il mondo, abbia bisogno di immagini semplici, realistiche, con colori attendibili.


Warja Honegger Lavater, William Tell, 1962

Idea di dubbio fondamento scientifico e molto lontana dalle prime rappresentazioni grafiche che fanno i bambini del mondo nei loro disegni.
Forse perché si pensa che i bambini di oggi siano già saturi di realtà, grazie (o non grazie) alla televisione e a internet, negli ultimi anni la sperimentazione artistica si è permessa di entrare con più disinvoltura tra le pagine dei loro libri.
Queste sperimentazioni artistiche, però, affiancano volentieri i testi letterari (fiction) e solo raramente quelli divulgativi (non-fiction).
Provate a spulciare i siti della maggior parte delle case editrici per bambini, anche quelli degli editori più innovativi: vi accorgerete che la fantasia, la sperimentazione grafica, la distorsione liberatoria della prospettiva centrale, abbandonano drasticamente le pagine dei libri nella sezione “libri divulgativi/non-fiction”, per prendere subito la forma, un po’ stantia, del realismo pittorico o fotografico: chiaroscuro, prospettiva centrale, colori scialbi, fiori e dinosauri che sembrano usciti da un opuscolo sul paradiso dei testimoni di Geova (anche quello disegnato in modo realistico, ma per ragioni di propaganda e non di scienza).

Un’immagine del paradiso tratta dal sito Jehovah’s Witnesses

La domanda che dobbiamo porci è questa: perché e da quando, nella nostra cultura, si è sedimentata l’idea che una corretta rappresentazione della realtà debba essere “realistica” (in senso pittorico)?
Potrebbe, l’eredità del pensiero Illuminista, che ci ha educati al rigore della divisione tra scienza e fantasia, venir alleggerita senza il rischio di cadere nella confusione di una post-verità? E come sarà la nostra idea di mondo quando, tra qualche decennio, la realtà virtuale verrà a incunearsi nella nostra rassicurante idea di realtà?
Oggi, le scoperte di fisica quantistica, la misteriosa energia oscura che scopriamo abitare il nostro mondo, i progetti di vacanze su Marte, le rivoluzioni digitali stanno aprendo la porta a un nuovo modo di concepire e immaginare il mondo.

Pensate che il CERN di Ginevra organizza ogni anno un concorso aperto agli artisti: hanno bisogno che l’arte li aiuti a visualizzare quello che stanno scoprendo, tanto è sorprendente. Perché, dunque, continuare ad avere della realtà (solo) un’immagine stantia da quadretto realistico ottocentesco?
(Per non parlare della bruttezza estetica congenita ai libri scolastici).

L’artista Xavier Cortada al CERN di Ginevra

Per fortuna, alcuni editori, regalano ai bambini libri dove si può scoprire come è fatto “davvero” il nostro mondo. Libri graficamente avvincenti, artisticamente raffinati, scientificamente esatti.
(Un grazie speciale alle maestre che, a loro, spese, li portano sui banchi di scuola e alle mamme e ai papà che pensano che i bambini possano imparare anche con fantasia).
Per citare alcuni titoli (spagnoli e portoghesi) usciti recentemete: Cá dentro, guia para descobrir o cérebro, della casa editrice portoghese Planeta Tangerina, è una guida al funzionamento del nostro cervello, ed è per bambini.

Per costruire il contenuto critico del libro, l’équipe editoriale ha fatto ricorso alla consulenza di un dottore in neurologia, due neuro scienziati, due filosofi, un neuro-psicologo. Il testo è scientificamente attendibile. Le illustrazioni, invece, sono buffe, giocose, piene di mistero negli incongrui accostamenti tra parole, tratti di china, collage.

Nell’introduzione, gli autori ci ricordano che quello che sappiamo sul cervello è simile alle terre sconosciute che gli esploratori hanno, a poco a poco, colonizzato: “Ed è così, un poco alla cieca, che ci dirigiamo verso l’infinito” (2).
Questo volume segue, Um ano inteiro e Lá fora, due libri dedicati alla scoperta della natura che offrono al bambino affascinanti mescolanze tra stili diversi: fotografia, collage, inserti grafici e sottili silhouettes (oggi sappiamo che la silhouette di un disegno basta al bambino e ad alcuni primati per riconoscere una forma (3)).


Um ano inteiro, Planeta Tangerina, 2015

Ed è ancora di viaggi che parla l’ultimo libro conoscitivo di questo editore: Atlas das viagenes e dos exploradores, (premiato qualche giorno fa al Bologna Ragazzi Award 2019, sarà pubblicato ad aprile in italiano da Donzelli.  Qui un video). Le illustrazioni, che ricordano l’arcobaleno cromatico dei quadri di David Hockney, ci abbagliano con i loro monti e valli surreali e ci trasmettono l’emozione che dovettero provare questi esploratori nello scoprire mondi nuovi. Immaginate che gusto esplorativo avrebbe avuto questo libro con illustrazioni in stile realistico.

Bernardo Carvalho, Atlas das viagenes e dos exploradores, Planeta Tangerina, 2018
David Hockney, Going Up Garrowby Hill, 2000, Collezione privata

Forse è questa la differenza, mi dico, tra un brutto e un bel libro informativo: il primo fa finta di sapere cosa è, come è e come funziona il mondo, il secondo invita a un viaggio nella conoscenza che non ha risposte, ma la precisione e il sogno di un Caboto.
El cielo imaginado di Pablo A. Mastro e Ana Suárez racconta come diverse popolazioni, in diversi luoghi della terra, hanno immaginato e descritto il cielo. Le illustrazioni, poetiche, sono lontane dalla realtà quanto le vere stelle.

Ana Suárez, Pablo A. Mastro, El cielo imaginado di, A buen paso, 2018

Ed è ancora del nostro mondo, dei suoi suoni, che parla il libro catalano Escolto el món.

Romana Romanyshyn, Andriy Lesiv, Escolto el món, Zahorí Books, 2018
(sono due fantastici artisti ukraini: un approfondimento qui)

Il testo, breve e poetico, introduce tutti gli ambiti nei quali il bambino può ascoltare i diversi suoni, naturali e artificiali. Più in alto nelle pagine, in piccoli riquadri, in caratteri più piccoli, troviamo i testi con le informazioni scientifiche sull’udito e sui suoni. Insomma, due testi, di carattere diverso e un concerto di colori che simbolizzano i suoni. In alcune pagine le illustrazioni sfiorano l’Astrattismo.


Può l’Astrattismo descrivere oggettivamente la realtà? Vassily Kandinsky, l’inventore dell’arte astratta, avrebbe risposto di sì: era stato proprio lo schock della scoperta di Marie Curie di un mondo minuscolo, invisibile agli occhi, che lo aveva portato a inventare un’arte completamente nuova, dove la realtà figurativa spariva e i colori sulla tela potevano essere suoni, emozioni, atomi di Uranio.
La scienza, come l’arte, è bellezza e mistero.

Vassily Kandinsky

Allora, tornando ai nostri libri divulgativi illustrati: ci sono diversi modi per descrivere il nostro mondo. Il testo e le immagini possono affiancarsi, accavallarsi, sorpassarsi, competere per dire cose diverse, essere attendibili scientificamente e poetiche allo stesso tempo, fantasiose e espressive senza per questo tradire l’esattezza di una trasmissione del sapere scientifico e storico al bambino.
Anzi, nei libri didattici, dove chi scrive dà l’impressione di conoscere ogni cosa, dove le immagini non hanno nessuna emozione artistica, c’è da chiedersi se c’è qualcosa che assomiglia davvero al nostro sgargiante e misterioso mondo.

Anna Castagnoli

Bibliografia citata:
Iohannes Amos Comenius, Paulo Kreutzberger, Orbis Sensualium Pictus, el mundo en imágenes, Zorro Rojo, 2017
Pablo A. Mastro, Ana Suárez, El cielo imaginado, A buen paso, 2018
Isabel Minhós Martins, Bernardo P. Carvalho, Um Ano Inteiro. Almanaque da Natureza, Planeta Tangerina 2015
Maria Ana Peixe Dias, Inês Teixeira do Rosário, Bernardo P. Carvalho, Lá fora, Planeta Tangerina, 2014
Isabel Minhós Martins, Maria Manuel Pedrosa, Madalena Matoso, Cá dentro, guia para descobrir o cérebro, Planeta Tangerina, 2017
Isabel Minhós Martins, Bernardo Carvalho, Atlas das viagenes e dos exploradores, Planeta Tangerina, 2018 (in uscita con Donzelli ad aprile 2019)
Romana Romanyshyn, Andriy Lesiv, Escolto el món, Zahorí Books, 2018

Nota 1: François Fénelon: “Il faut leur donner un livre bien relié, doré même sur la tranche, avec de belles images et des caractères bien formés. Tout ce qui réjouit l’imagination facilite l’étude: il faut tâcher de choisir un livre plein d’histoires courtes et merveilleuses.” Traité de l’éducation des filles, Pierre Aubouin, Pierre Emery & Charles Clousier, 1687, París
Nota 2: “Dentro damochila trazíamos apenas a curiosidade e motivação necessárias para encontrar algumas respostas e foi por isso um pouco? às cegas, em direção ao infinito.” Cá dentro, guia para descobrir o cérebro, Isabel Minhós Martins, Maria Manuel Pedrosa, Madalena Matoso, Planeta Tangerina, 2018
Nota 3: Dehaene Stanislas, I neuroni della lettura, Raffaello Cortina Editore


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