Buone feste a tutti! (Il blog chiude fino al 28 aprile)

Girls pose in Easter hats at the Queen of heaven Orphanage in Denver (192?)

“Alla ricerca del proprio stile” i miei 2 prossimi corsi a Sarmede (Veneto, estate 2014)

ALLA RICERCA DEL PROPRIO STILE
corso di illustrazione con
Anna Castagnoli
Scuola internazionale di Illustrazione di SARMEDE
(Veneto)

2 corsi
il primo: dal 23 al 28 giugno 2014

(ci sono già 18 iscritti, il limite è 22)
il secondo:  dal 14 al 19 luglio 2014
(ancora posti liberi)
info@sarmedemostra.it – tel. +39 0438 959582

Qualche foto del corso dell’anno scorso + una breve descrizione di cosa faremo:

Qui e qui trovate due miei post su cosa è lo stile.
Qui il racconto del corso di Sarmede dell’anno scorso.
Lo stile è qualcosa di impalpabile come un’emozione, ma deve sapersi incarnare in una composizione passando per linee, colori, piani, visi, mani, piedi, forme di alberi, di fiori… Come trovare uno stile che sia personale e nello stesso tempo adatto al mercato contemporaneo? Come adattare il proprio stile a testi diversi e mantenerlo vivo nella lunga sequenza di tavole di un album illustrato?
Attraverso un percorso teorico-pratico, dove verranno sperimentate tecniche diverse e proposti esercizi creativi, gli alunni verranno guidati a scoprire il loro timbro di voce unico e originale, in equilibrio tra creatività ed esigenze ritmiche e compositive dell’album illustrato moderno.

Impareremo anche tre tecniche che faciliteranno molto la ricerca di uno stile personale: monotipia, incisione, collage e pastello con Liquin.
I CORSI SONO APERTI A TUTTI.
Numero massimo alunni per corso: 22
Info e iscrizioni:
info@sarmedemostra.it – tel. +39 0438 959582
www.sarmedemostra.it


Vorrei raccontarvi qualcosa dei miei corsi e di come li vivo. Ho ancora molti dubbi sulle mie qualità di illustratrice, e ancora molta strada da fare (per fortuna), ma se c’è una cosa di cui sono sicura è che l’illustrazione è una materia che adoro insegnare.
Ma non è preciso. Diciamo che quando insegno illustrazione mi tramuto in un vulcano attivo e insieme a me prende fuoco la classe. Non scherzo. Di solito capita così:  gli allievi entrano timidi, coi capelli in ordine, i vestiti puliti, ed escono che sembrano neo-discepoli di Pierino Porcospino, le pupille dilatate come qualcuno che si è fatto di qualche sostanza stupefacente e un sorriso gigante stampato sulla bocca (saranno le esalazioni del Liquin?).

Il mio segreto è tutto qui: ho fiducia nel fatto che le persone abbiano un naturale istinto verso l’armonia estetica, l’equilibrio cromatico e la composizione. Se poi questo istinto è stato fuorviato da anni di scuole medie, è un problema che si può risolvere. Questa fiducia è una miccia esplosiva.

VI ASPETTO!
Anna


Corsi di illustrazione nel sud d’Italia, primavera-estate 2014

SICILIA
3 corsi di illustrazione in campagna, presso Mazara del Vallo, Sicilia

Illustrazione di Anna Castagnoli

Con: ANNA CASTAGNOLI
Cosa: Dal paesaggio alla scena illustrata
Quando: 23 – 24 – 25 maggio 2014
Per chi: aperto a tutti
Info sul tipo di corso: qui, qui
Per iscrizioni ed informazioni:
Info@overlab.it

www.overlab.it

Illustrazione di Alicia Baldan

Con: ALICIA BALADAN
Cosa: L’immagine narrativa
Quando: 30 – 31 maggio e 1 giugno 2014
Per iscrizioni ed informazioni:
info@overlab.it

www.overlab.it


Paolo Canton durante un corso

Con: PAOLO CANTON, editore Topipittori
Cosa: Libri in campagna
Per chi: aperto a tutti
Quando: 6 – 7 – 8 giugno 2014
Info sul tipo di corso: qui
Per iscrizioni ed informazioni:
info@overlab.it

www.overlab.it

 


illustrazione di Massimo Caccia

Con: MASSIMO CACCIA
Cosa: Raccontare una storia con una immagine
Quando: 11 – 12 – 13 luglio 2014
Per chi: aperto a tutti
Per iscrizioni ed informazioni:
info@overlab.it

www.overlab.it

PUGLIA

1 corso a Martina Franca

Illustrazione di Simone Rea

Con: SIMONE REA
Quando: 13 – 14 – 15 giugno 2014
Il corso è rivolto solo a ragazzi/illustratori/grafici/artisti/creativi pugliesi.
Dove: a Martina Franca (TA) Presso l’associazione The House of Arts
Per iscrizioni ed informazioni:
info.thehouseofarts@gmail.com

(post curato da Lisa Massei)


Il piccolo pompiere: un album fulminante

Ricevo molti album per il blog, sempre belli o interessanti. Ogni tanto, poi, ne arriva uno che mi fa fare un salto: lo capisco dalle prime pagine, lo sfoglio con la salivazione aumentata, lo chiudo con il cuore in gola. Mi è successo ieri con Le petit pompier (Il piccolo pompiere), un libro del 1938 appena riedito da Loïc Boyer nella collezione Cligne Cligne (dall’omonimo sito) di Didier Jeunesse.

Le petit pompier, Margaret Wise Brown, Esphyr Slobodkina, Didier Jeunesse 2013

Era il 1938, Ethel e William R. Scott, due editori di New York, decisero di dar vita a una collana per bambini con un’idea inedita: associare un autore con un’esperienza nel campo della pedagogia con un pittore che non avesse mai illustrato un libro per bambini. Fu così che l’insegnante Margaret Wise Brown (che divenne poi una delle più famose e prolifiche scrittrici americane per ragazzi) e Esphyr Slobodkina, pittrice astratta di origini russe, diedero vita a questo piccolo capolavoro a collage.

Protagonisti del libro sono un pompiere grande, molto grande, e un pompiere piccolo, molto piccolo.
I due vivono in due caserme vicine, una grande e un piccola, e hanno due cuccioli di cani dalmata, uno molto grande e uno molto piccolo.
I due protagonisti e le cose che li circondano sono identici: stesso cappello, stessi stivali, stessa divisa blu, stesso furgoncino, stessa caserma; solo la misura è diversa.

Nella grande caserma, una notte, suona la campana d’allarme dolon! dolon! E subito, anche nella piccola caserma suona l’allarme: dilin-dilin!. Il grande cane abbaia: wouf-wouf!. Il piccolo, anche: ouhu-ouhu! Suoni. Ma non gli stessi.
Quest’inizio di libro è reboante: con una velocità fulminea siamo entrati in un mondo che ha leggi tutte sue, dove ci sono due mondi e nei due mondi accade allo stesso tempo la stessa cosa.


L’astrattismo geometrico e semplice delle forme, la mancanza di definizione dei visi e delle scene, rendono le tavole illustrate passive, come se le immagini fossero un corpo dormiente, un codice muto che ha bisogno del testo per essere attivato. Non si potrebbe capire quasi nulla della storia se non ci fosse il testo. Un testo rumoroso, vivace, pieno di suoni.
Solo nella loro attivazione sonora (il suono delle campane e l’abbaiare dei cani) i due mondi iniziano a separarsi, ad avere un’identità autonoma.

Il testo descrive le azioni dei due pompieri, come nei libri di stampo pedagogico dove, passo passo, si segue cosa fa il bambino. Il grande pompiere è uscito dalla sua caserma nel suo grande camion e il piccolo pompiere è uscito dalla sua caserma nel suo piccolo camion. Ding-ding-dong! Derelin-derelin! Fanno i due camion (ancora suoni diversi).

Due pagine dopo, una mappa che aiuta i due pompieri a trovare la casa in fiamme. (Sembra davvero di essere lì, leggendo il libro, di seguire l’azione precipitosa, la ricerca dell’incendio).

Ecco che, arrivati davanti alla casa, le voci dei due pompieri dicono qualcosa di diverso. Il grande pompiere dice: Ah! che bell’incendio! Il piccolo pompiere dice: Oh là là! E’ un incendio troppo grosso per me!
E’ la prima volta che i due personaggi non sono nella stessa posizione. Si sono differenziati: da adesso in poi prenderanno strade diverse, per poi ricongiungersi nel finale.

Il piccolo pompiere riparte con il suo camionicino. Un’altra mappa. Un’altra casa in fiamme: piccola piccola.
Nella piccola casa ci sono quindici donnine che gridano Aiuto! Aiuto! e saltano dalla finestra nella piccola rete che il piccolo pompiere tende loro.

Nella pagina successiva vediamo il grande pompiere che tende la grande rete perché ci saltino dentro quindici grosse signore.
In entrambe le case, infatti, c’erano quindici donnine spavenate: ovviamente, di taglia diversa.

Spenti i rispettivi incendi, i due pompieri ritornano nelle loro caserme vicine e per cena mangiano le stesse cose: il grande, una grande costoletta di agnello e un enorme gelato alla fragola, il piccolo, una piccola costoletta di agnello e un piccolo gelato alla fragola. Poi si addormentano.
Sembra finito il libro, ma c’è ancora una pagina.
I due pompieri fanno un sogno. Il grande pompiere fa un piccolissimo sogno, un sogno da nulla (lo vediamo in camicia da notte spegnere un gelato in fiamme). Il piccolo pompiere, lui, invece, fa un sogno enorme, veramente enorme! Vediamo nel suo sogno diverse azioni capovolte, come da perfetto manuale freudiano sui sogni (il pompiere che si getta nella rete e viene salvato dalle donnine), e altre scene oniriche, surreali. Un sogno agitatissimo, molto grande. Fine.
Non è bello da lacrime?

Il tema del molto-grande / molto-piccolo è un topos della letteratura per ragazzi; in questo album è trattato con una grazia meravigliosa. Notate che non viene mai detto che uno dei pompieri è un bambino e l’altro un adulto, né c’è alcuna relazione di importanza o predominanza tra i due. Come in un enunciato strutturalista, la loro identità viene definita solo dalla relazione con un terzo elemento. Pensate a come il bambino percepisce se stesso: il suo nucleo identitario non è più piccolo di quello dell’adulto per il fatto che la sua dimensione corporea è più piccola. Anzi, di solito è il contrario per via dell’onnipotenza infantile (forse il bambino che legge questo libro si identifica con entrambi i pompieri). Il messaggio finale è chiaro: non importa quanto grandi o quanto piccoli siamo, ci sono problemi di tutte le misure, l’importante è trovare la propria.

Ciò che mi fa impazzire di quest’album è che oltre al perfetto meccanismo, ritmato e preciso come un orologio svizzero, ci sono qua e là sprazzi di sogno puro: le quindici donnine (perché quindici?), il cane dalamata (perché dalmata?), il sogno finale.
Si chiude il libro con la sensazione che alle due autrici, come per caso, sia riuscita un’acrobazia perfetta.

Su questa pagina Flickr trovate altre immagini.

Le petit pompier
Margaret Wise Brown, Esphyr Slobodkina
Un pompiere grande e uno piccolo spengono due incendi
11,78

Aiuto, mi sono perso – La provincia di Cremona illustrata

 

Sarà inaugurata il prossimo 19 aprile, presso il Museo del Violino di Cremona, la mostra di illustrazione “Aiuto, mi sono perso”. Curata da Tapirulan  e commissionata dal  Distretto Culturale della provincia di Cremona nell’ambito del proprio piano di comunicazione, la mostra sarà visitabile in questa sede fino al 18 maggio 2014, per poi essere allestita a giugno a Crema (CR), in collaborazione con la Rete bibliotecaria provinciale, ed in autunno a Casalmaggiore (CR).

Julia Binfield

Grazie alla fantasia dei cinquantadue illustratori in mostra, grandi autori nel panorama italiano ed internazionale, le opere esposte percorrono, con tutti i mezzi dell’arte, cento chilometri di territorio, ricordandoci che strumenti ad arco ed eccellenti artigiani vivevano in una terra ricca di storia e tradizioni secolari, le cui testimonianze parlano attraverso monumenti, cattedrali, piccole pievi di campagna, palazzi, nomi di strade che rievocano uomini e battaglie.

Franco Matticchio, Rivolta d’Adda

Le manifatture dei cordai quasi estinti sono ora nuvole nel cielo serale, i meloni hanno la dimensione dell’universo, l’emisfero australe è occupato da mucche al pascolo, i maiali danzano sulle punte dentro la padella rovente, animali e ancora animali, dentro castelli gaudenti, pesci in un mare al contrario, centri storici immobili e surreali come il minuscolo attacchino nero che li tiene vivi con la colla e l’affissione di un evento che chissà quando accadrà.

Dimitri Fogolin, Castelponzone

Guido Scarabottolo, Cremona

Immagini surreali, grottesche o realistiche, tanti stili ed altrettante tecniche per rivivere i luoghi in maniera inusuale, lasciando spazio all’immaginazione.

Francesco Chiacchio, Pandino

Gianni De Conno, Isola Dovarese

Shout, Pescarolo

Il giorno dell’inaugurazione verrà presentata anche la nuova guida della provincia di Cremona (che rappresenta il catalogo della mostra), in cui le illustrazioni sono affiancate da testi che, in chiave semiseria, descrivono tutte le tappe più significative delle mete turistiche in provincia di Cremona.

Erika Pittis, Soresina

Siete pronti a partire per questo viaggio illustrato alla scoperta della provincia cremonese?

Allora scaricate l’invito per la mostra, munitevi di bussola o navigatore (chi si presenterà all’inaugurazione con uno di questi due oggetti potrà essere sorteggiato e vincere un premio a sorpresa!) e dirigetevi il 19 aprile alle ore 17.00 verso il Museo del Violino di Cremona (per chi non fosse del luogo, qui trovate le indicazioni per raggiungerlo!).

Ecco l’elenco degli illustratori che potrete ammirare:
Sylvie Bello, Julia Binfield, Giuseppe Braghiroli, Franco Brambilla, Chiara Carrer, Anna Castagnoli, Francesco Chiacchio, Paolo D’Altan, Chiara Dattola, Gianni De Conno, Fabio De Donno, Toni Demuro, Paolo Domeniconi, Faber, Rino Ferrari, Dimitri Fogolin, Beppe Giacobbe, Riccardo Guasco, Federico Maggioni, Marina Marcolin, Franco Matticchio, Giulia Orecchia, Barbara Petris, Valeria Petrone, David Pintor, Erika Pittis, Andrea Rivola, Alberto Ruggieri, Guido Scarabottolo, Shout, Antonello Silverini, Marco Somà, Michele Tranquillini, Joao Vaz De Carvalho, Olimpia Zagnoli, Margherita Allegri, Andrea Andolina, Claudio Arisi, Giuseppe Castellani, Marta Farina, Giorgio Fratini, Sara Gavioli, Andrea Gualandri, Matteo Gubellini, Agostino Iacurci, Alberto Ipsilanti, Arianna Papini, Elena Prette, Sergio Tarquinio, Lucio Villani, Daniela Volpari, Tony Wolf.

BUON VIAGGIO!


Ricercare il silenzio alla Fiera di Bologna, di Ilaria Falorsi

Ed ecco il secondo reportage, di Ilaria Falorsi. Con focus sul nuovo Padiglione 33 destinato ai ragazzi, le mostre presenti e la conferenza della giuria della Mostra Illustratori.
(Qui il reportage di Gloria Pizzilli)

Ricercare il silenzio
di Ilaria FALORSI

Dopo i primi due giorni caotici in Fiera, mercoledì mattina, sono sola: Gloria è ripartita e gli amici non arriveranno prima della conferenza delle 11. Approfittando di un arrivo a Bologna piuttosto mattiniero, mi precipito al Padiglione 33: la novità di quest’anno.

Per il suo 51° anno, la Children’s book Fair decide, finalmente, di organizzare un evento aperto ai giovani, incoraggiando le scuole e il pubblico a visitare il padiglione a loro dedicato al grido di “Non ditelo ai grandi” (titolo preso in prestito dal famoso saggio della scrittrice americana Alison Lurie – premio Pulitzer). Sono curiosa: dopo aver visto il Salon du Livre et de la Presse Jeunesse di Montreuil e la massiccia presenza dei ragazzi che vi partecipano ogni anno (con estrema gioia, oserei aggiungere), mi ero chiesta spesso perché la Fiera di Bologna ancora non avesse organizzato qualcosa per il pubblico, visto il sempre più crescente timore sulla formazione culturale dei giovani. Ritenevo che la Fiera di Bologna fosse già di per sé un posto dove si promuove la lettura, dove si sensibilizza e si cercano scambi culturali: ma tante di queste impressioni, una volta a casa, mi sembrava andassero perse, o venissero conservate a fatica. Montreuil ha, invece, il vantaggio (confusione a parte) di gestire professionisti e pubblico insieme, portando a casa il valore aggiunto dei ragazzi: più che invogliati alla lettura, i bambini francesi attendono il salone come un evento eccezionale, quasi un Natale in anticipo.

Potete capire quindi quanto sono curiosa: il poster disseminato per tutta la Fiera (e fuori) non ha un’aria graficamente accattivante, ma il calendario eventi all’interno del sito presenta un sacco di iniziative, mostre, incontri, laboratori e letture, di cui tanti interessanti anche per gli adulti. Mi perdo un secondo prima di trovare il padiglione giusto, ma arrivo e mi ritrovo completamente sola dentro questo spazio enorme, silenziosissimo – e con aspettative forse troppo grandi. L’allestimento è costituito da pannelli mobili (piccole librerie di cartone modulari) dove,  sul retro di ognuna, sono stampati alcuni dei disegni della Mostra Illustratori e qualche immagine dai libri selezionati per il Bologna Ragazzi Award.

Tutt’intorno grandi corridoi ancora vuoti e due file di lunghi tavoli a dividere in due la prima sala, quella di entrata. Sopra ci sono libri, per ragazzi da 0 a 16/18 anni. Un’ottima selezione, in generale, tant’è che ringrazio il bancomat di essere completamente scarico.
Mi prendo un po’ di tempo per sfogliare gli albi e vagare nella prima parte del padiglione, godendo di questo breve momento di solitudine. Mi vengono concessi 30 minuti e poi, dal corridoio centrale, iniziano ad arrivare voci e rumori di piccole persone, che a grandi passi sono pronte ad invadere la sala. In poco tempo il salone si riempie, i corridoi non sembrano più così vuoti e alcuni ragazzi iniziano anche a guardarmi con sospetto: sono un corpo estraneo in un padiglione dedicato a loro. Preparo la fuga, ma mi ricordo delle mostre: scovo il corridoio centrale, che divide e porta nell’altra metà del padiglione, quella dove sono state allestite le varie attività. Lo imbocco e il corridoio, manco a dirlo, è una bellezza: lungo tutte le pareti sono stampati disegni a tema “Alice nel paese delle meraviglie”. Trovo l’idea azzeccatissima.

La prima mostra, bellissima, è quella dei bambini del ghetto di Terezin, costituita per la maggior parte dai disegni di bambini tra i 10 e i 14 anni. Incoraggiati dall’insegnante d’arte Friedl Dicker-Brandeis a non interrompere le attività educative e artistiche durante la loro permanenza nel ghetto, i ragazzini realizzarono, tra il 1942 e il 1944, migliaia di disegni di cui la Friedl riuscì a nasconderne 4000 dentro un paio di valigie, prima di essere deportata ad Auschwitz. I disegni, oggi parte di una collezione appartenente al Museo Ebraico di Praga, raccontano scene di vita quotidiana all’interno del ghetto, con, a tratti, una umanizzazione delle condizioni di vita (alcuni personaggi qua e là sorridono), o riportano frammenti di una vita precedente, quando ancora c’era una casa e si era padroni di sé stessi. Tratti forti e decisi si alternano a delicate punteggiature di colore e a collage più adulti, ma più freddi, distaccati.

Uno dei disegni del ghetto di Terezin

A seguire, trovo la mostra dedicata al Silent Book Contest. Cito doverosamente una parte dell’introduzione scritta da Ferruccio Giromini: “…il libro senza parole, soprattutto se è ben fatto (ovviamente) ci rende più interrogativi, più investigativi, più riflessivi, in definitiva più autonomi e co-autori della narrazione contenuta in esso.”
Trovo interessante il progetto di Juan Pan, “The last goodbye”, dedicato al rapporto di separazione tra padre-figlio nel momento in cui ci si trova a dover lasciare il nido familiare. Le illustrazioni, realizzate in bianco e nero, aggiungono drammaticità al senso della storia, cosa che incuriosisce non poco la scolaresca che passa di lì, accanto a me, e con cui condividiamo questo momento insieme.


Juan Pan

In generale, l’atto di leggere è spesso solitario, e in queste occasioni illustrazioni colorate, comiche o molto intricate (come alcune di quelle presenti in questa mostra) vengono degnate appena di uno sguardo. Chi si trova davanti non si concede il tempo necessario per leggerle veramente. Quello che noto immediatamente davanti alle illustrazioni di Juan Pan, è che il bianco/nero e le emozioni tristi che ne traspaiono, attirano i ragazzi come una calamita, che si fermano rapiti, cercando di capire.

Lascio la mostra dei libri silenti e arrivo a Lettori di Carta, in cui il tema comune è l’atto della lettura. Alcune tavole della Mostra Illustratori sono presenti anche qui, ma la maggior parte delle opere sono illustrazioni escluse dalla Mostra. Alcune già viste, molti nomi conosciuti, tutte bellissime.

Davide Bonazzi
Andrea Rivola
Marta Monteiro
Page Tsou

Successivamente si apre l’ultima parte delle mostre del Pad. 33. Qui le illustrazioni selezionate per Opera Prima, il premio che mette in luce le migliori opere esordienti. Si susseguono 17 opere meritevoli per progetto grafico ed editoriale provenienti da Norvegia, Polonia, Francia, Ucraina, Inghilterra, Italia, Portogallo e Stati Uniti.

Laurent Simon
Emmanuel Fornage

Esco da quest’ultima mostra per respirare: alcuni laboratori e incontri sono già iniziati. L’entrata su strada del padiglione 33 continua a immettere scolaresche, una dietro l’altra: vedo i ragazzi che entrano, a tutti brillano gli occhi. E appena varcano la soglia, corrono. Corrono da qualche parte, eccitati, come se fossero in un luna park di carta.
Me ne vado, questo è il loro regno di diritto.
L’ora è tarda e mi dirigo velocemente al Caffè degli Illustratori, per la conferenza “Le ragioni di una scelta”, dove i giurati di quest’anno spiegheranno i criteri di selezione della Mostra illustratori.

Prendo posto in prima fila, e al di là di qualche problema tecnico iniziale, la conferenza inizia: comincia Anna Castagnoli, presentando alcune delle immagini per lei significative, guidando la platea in sala verso la comprensione di alcune scelte. In conclusione, spiega, la sensazione generale dei giudici durante la selezione è che, sempre di più, si sente il bisogno di raccontare la realtà (come nel caso delle illustrazioni di Akihiro Misaki) ma con occhi diversi, senza limitarsi all’apparenza esteriore ma riuscendo a darne un’interpretazione personale. Un tipo di illustrazione che sembra essere stato molto ricercato tra le immagini inviate alla mostra e che dimostra che questo tipo di narrativa sta diventando sempre più presente come linguaggio tra gli illustratori.

Prosegue Kitty Crowther nell’esaminare alcune immagini della Mostra che l’hanno colpita. La prima di esse non fa uso di tecnica digitale, e infatti la Crowther afferma poco dopo:
“… nell’illustrazione digitale è tutto così facile, veloce, non si dà il tempo al segno e alle cose di fluire. Qual è il tipo di impatto che intendete lasciare? State veramente mettendo voi stessi in quell’immagine? Vi state prendendo il tempo necessario per realizzare quell’illustrazione?”

(a proposito delle illustrazioni di Zhila Hodaee in cui, anche se la Crowther afferma di non sentirsi completamente affine al gusto personale dell’autrice – “d’altronde facciamo parte di culture diverse”- è comunque rapita dalla tecnica, e il risultato finale fa trasparire la cura e l’incredibile lasso di tempo che l’autrice ha deciso di dedicare).

Zhila Hodaee

Si nota, infatti, che quest’anno la mostra è in maggior parte costituita da opere realizzate con tecnica tradizionale e che il digitale è poco presente, ma non perché venga snobbato. Al contrario, il digitale, se usato come mezzo, è altrettanto efficace nell’espressione di un’immagine. Viene piuttosto discusso l’uso che ne viene fatto, quando se ne abusa e diventa una scorciatoia veloce per il bello. A questo proposito l’immagine successiva, suggerisce un’ulteriore riflessione (l’illustrazione della spiaggia di Sol Undurraga): la semplice immagine ben costruita (sia essa digitale o con tecnica tradizionale), eseguita con ottima composizione e tecnica, rischia facilmente di essere niente altro che una bella immagine. Non vi è nessun problema con la bellezza, ma la Crowther spiega che se si desidera raggiungere un livello superiore (come nel caso della selezione per la Mostra Illustratori), se si desidera creare un coinvolgimento da parte di chi vedrà quelle immagini, è necessario inserire un twist, un qualcosa in più. Un dettaglio che catturi l’occhio e dia un nuovo senso, ribaltando l’immagine e rendendola interessante, e non semplicemente bella agli occhi.

Sol Undurraga

Isabel Minhos e Errol van de Werdt proseguono parlando di come oggi sia difficile – con la quantità e la ricchezza di immagini, colori e suoni a cui siamo sottoposti ogni giorno – tornare a casa, sedersi, sgombrare la mente e riuscire a distanziarsi da quello che vediamo all’esterno per creare qualcosa di nuovo. Riscoprire il proprio silenzio interiore. Viene ribadita l’importanza di essere onesti con se stessi, di come il trovare una propria voce sia difficile ma necessario, se non si vuole finire trascinati nel flusso di qualcun altro. Qualcun altro che magari neanche ci rispecchia. E creare e mantenere la curiosità: quello che alla fine fa la differenza in alcuni casi, è la curiosità di girare il foglio e continuare a vedere come finisce la storia. Durante la selezione, se la prima illustrazione non comunicava questa sensazione, veniva messa da parte. Se si sentiva invece l’urgenza di sapere di più, si voltava immediatamente pagina.

Come nel caso di questa immagine presentata da Isabel Minhos (Katrin Coetzer, le lente d’ingrandimento che scruta le creature che vivono vicino ai cactus) che ha dichiarato di essere stata rapita e sedotta dalla tecnica, dalla sintesi e dalla composizione di questa immagine. Colpita dalla capacità di questo illustratore di creare un nuovo, affascinante mondo.

Katrin Coetzer

Ma quello che veramente l’aveva conquistata era stato il percepire la vita all’interno di quelle immagini, scrutare i dettagli e individuare una serie di particolari che la rendevano viva, raccontando una storia che andava dispiegandosi da sola.

Catarina Sobral riceve il premio SM

Si annuncia poco dopo la vincitrice del premio SM International Award for Illustration: Catarina Sobral,  che ha conquistato la giuria (costituita da Sophie van der Linden (Francia), Roger Mello (Brasile) e Pablo Nuñez (Spagna) ) per: “la grande maturità dell’opera vincitrice e la sintesi grafica della composizione, la capacità di trasmettere intime sensazioni attraverso colori primari, per l’efficacia narrativa punteggiata di umorismo, i riferimenti alla tradizione grafica degli anni 50’ interpretata in chiave contemporanea e la riuscita composizione dell’immagine basata su figure geometriche essenziali”.

Catarina Sobral

Di seguito ecco il trailer del libro realizzato da Catarina da cui sono tratte le illustrazioni vincenti ( “O meu avô” edizioni Orfeu Negro, 2014)

Si assegna anche il Grant Award-Ars in fabula, andato meritatissimo a Bruno Zocca.

Bruno Zocca

Applausi, foto e strette di mano.
La gente piano piano si alza, qualcuno rimane per la conferenza successiva, ma questa è finita e anche io mi faccio un altro giro alla Mostra: rivedo lì tutti gli amici, anche loro che se la godono con i loro occhi nuovi e un sorriso.


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