Spiegare il genio di Maurice Sendak ai bambini

Da circa un anno collaboro con DafDaf, l’inserto per bambini di Pagine Ebraiche. Per l’edizione speciale di aprile, Ada Treves, giornalista e curatrice del giornalino, mi ha chiesto se potevo provare a spiegare le mie ricerche su Nel Paese dei Mostri Selvaggi di Maurice Sendak ai bambini (sulle mie ricerche, leggere l’articolo pubblicato sul Sole24ore qui).
Ci ho provato, ed ecco il risultato. Spero che vi possa servire se farete un laboratorio per bambini su questo inesauribile libro, ma anche solo per conoscere, anche voi, la storia di un libro che ha marcato la storia dell’illustrazione.

Potete scaricare il numero di maggio di DafDaf in formato PDF qui.


Maurice Sendak da bambino insieme alla sua famiglia

 

Where the wild things are
“Dove sono le cose selvagge”
Il libro più misterioso del mondo spiegato ai bambini

Vi è mai capitato di essere così arrabbiati da avere voglia di scappare da tutto e da tutti?
Conosco un libro che si intitola ‘Nel paese dei mostri selvaggi’ dove il protagonista della storia, Max, lo fa veramente: prende una barca e se ne va; anche se è un bambino.
Oggi vorrei raccontarvi la storia di Max e di come il suo autore, Maurice Sendak l’ha ideata e scritta.
Se andate in biblioteca, sicuramente potete trovare questo libro e verificare le cose che vi sto per raccontare: credo che l’abbiano quasi tutte le biblioteche del mondo; è un libro così famoso che persino il presidente degli Stati Uniti lo ha letto pubblicamente davanti alle telecamere.

Barak Obama legge Nel paese dei mostri selvaggi in diretta nazionale

Ecco la storia. Max compare nella prima pagina del libro vestito da lupo. Non sappiamo perché, ma è molto arrabbiato. La mamma gli urla «Cosa selvaggia!», lui le risponde «Ti mangio!» e viene messo in camera in castigo, senza cena.
Quella notte, nella sua camera, cresce una foresta. Max si avventura nella foresta, trova una barca e attraversa un oceano, fino a raggiungere un’isola dove abitano terribili mostri dagli occhi gialli. Lui li domina con un solo sguardo, senza averne paura, diventa il loro Re e balla con loro la ‘ridda selvaggia’.

Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri

Poi, quando la sera scende sull’isola, gli viene nostalgia di casa e decide di tornare. Nella sua camera trova la cena ancora calda, che significa che la mamma lo ha già perdonato.
Iniziamo a osservare tutte le cose strane di questo libro. Sulla copertina, Max, non c’è. È mai successo che il protagonista di una storia non fosse in copertina? Perché Maurice, che ha scritto e illustrato il libro nel 1963, non lo ha disegnato? Primo mistero.
Secondo mistero: come fa Max a far crescere una foresta dentro la sua camera? Va bene, voi mi direte, ma non è reale: è un libro! Nei libri possono succedere cose magiche che nella realtà non succedono.
Allora io vi chiedo: vi è mai capitato, di notte, di sognare una foresta? O di sognare di volare? O di sognare cose impossibili? Sì? Erano reali o no?
E voi, siete reali o non siete reali? Siete reali, giusto? Ecco, se dentro di voi che siete reali accadono cose impossibili e magiche, allora io dico che anche quello che succede dentro un libro è, in un certo senso, reale. Almeno quanto lo sono le cose che immaginate o sognate. La foresta di Max è cresciuta davvero in una stanza.
Terzo mistero: come fa Max, con un solo sguardo, a addomesticare dei mostri terribili e selvaggi? E convincerli persino che lui è il loro Re?
Adesso ho una brutta notizia da darvi: non possiamo telefonare a Maurice Sendak e chiedergli di svelarci tutti questi misteri perché, purtroppo, essendo egli molto anziano, tre anni fa, è morto.
Lui ha nascosto la chiave di questi misteri dentro il libro, e noi dobbiamo trovarla.
Abbiamo però qualche altro indizio che ci può aiutare. Per l’esattezza:
- Alcuni quadri della storia dell’arte a cui Maurice si è ispirato.
Qui a fianco ne vedete alcuni italiani. L’Italia e la storia dell’arte italiana piacevano tantissimo a Maurice Sendak, che era un uomo molto colto.

Piero della Francesca e Maurice Sendak

Uno di questi quadri si intitola “Il sogno di Costantino” e lo ha dipinto Piero della Francesca. Nel quadro, tutti dormono, proprio come i mostri dopo aver ballato. Anche la luce rosata del tramonto ricorda quel passaggio tra il giorno e la notte che confonde un po’ realtà e fantasia. Sappiamo tutti, ad esempio, che i mostri esistono solo quando c’è buio. Quindi la sera, quando c’è quasi buio, secondo voi, i mostri esistono o non esistono?

- Altro indizio: abbiamo una discreta conoscenza in fatto di mostri. Sappiamo, ad esempio, che i mostri hanno popolato da sempre le regioni più sperdute della terra, oltre, naturalmente, alle stanze di alcuni bambini quando viene la notte. Maurice, per i suoi mostri, si è ispirato un po’ ai mostri che hanno abitato nell’antica Grecia e in Italia, tanto tempo fa. Come ad esempio il Grifone, la Chimera e il Minotauro.

il Minotauro e il Grifone nella Divina Commedia illustrata da William Blake, a destra,
e le creature di Sendak, a sinistra

- Abbiamo alcune lettere e alcune interviste in cui Maurice ha raccontato qualche aneddoto sulla nascita del suo libro.

Iniziamo da quest’ultimo indizio. Sendak ha raccontato che per disegnare i mostri si è ispirato, non solo ai mostri che vi ho citato poco sopra, ma anche, pensate!, ad alcuni suoi zii (si devono essere ben offesi).
Quando lui era piccolo, la domenica, degli zii che gli erano antipatici, venivano a trovare la sua famiglia.
La famiglia di Sendak era una famiglia di ebrei emigrati negli Stati Uniti dalla Polonia. Alcuni parenti di Maurice erano morti nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
Tutta la famiglia viveva a Brooklyn, un quartiere povero di New York, in condizioni economiche e di umore non proprio rosee.
Avevano nostalgia dei loro morti ed erano un po’ spaventati: vivere in America in quei tempi era molto difficile per qualcuno arrivato da così lontano, e per di più quasi senza soldi.
La mamma di Maurice voleva bene a Maurice, era il suo terzo figlio, ma a volte gli diceva che era meglio se non fosse nato, perché era una bocca da sfamare in più. Tempi duri.
La domenica, come dicevo, tutti gli zii e cugini della famiglia si riunivano a casa di Maurice per pranzare. Lui era terrorizzato da questi parenti che avevano sempre fame. Era un bambino piccolo e vedendo la mamma coprire con delle tovaglie di plastica tavole e tavolini, immaginava che questi zii, prima o dopo, avrebbero mangiato anche lui.
Molti anni dopo, in uno spettacolo teatrale tratto dal libro di cui stiamo parlando, Sendak diede ai mostri, interpretati da alcuni attori, i nomi di questi zii famelici.

Forse risolviamo il mistero numero tre: come fa Max a addomesticare i mostri con un solo sguardo.
Io credo, – ma è la mia personale interpretazione, voi potete darne un’altra, –  che Sendak si sia immedesimato nel piccolo Max. Cioè, che Max sia proprio Maurice da bambino!
È come se voi aveste tanta paura di qualcosa, e decideste di scrivere un libro dove siete pieni di coraggio e affrontate quella cosa.
Chi è quello sciocco che potendo inventare la storia più bella del mondo, non ne inventa una dove lui ha poteri magici ed è persino Re?
Quando inventate nella vostra testa delle storie, chi siete? Ecco, Maurice Sendak, come tutti gli artisti veri, si è lasciato trasportare dalla sua fantasia e l’ha messa sulla carta.
Che un bambino sia così maleducato da dire a sua madre “ti mangio!”, fantasioso da far crescere una foresta nella sua stanza, e presuntuoso da auto-proclamarsi Re di un’isola, non piacque ai genitori e ai bibliotecari che dovevano comprare il libro.
Nel 1963, quando il libro uscì, molte biblioteche lo censurarono. I critici scrissero sui giornali che era un libro orribile, persino pericoloso per i bambini. Ci fu un importante psicanalista, Bruno Bettelheim, che scrisse che le mamme non dovevano comprare quel libro (poi si scoprì che non lo aveva neppure letto in prima persona!).
Per fortuna, in quell’epoca, molti bambini andavano da soli nelle biblioteche per starsene in santa pace a leggere: furono proprio loro, i bambini, che decretarono il successo del libro. Lo chiedevano e chiedevano di continuo. Lo adoravano. Finalmente un libro scritto per esaltare la fantasia e il coraggio! Finalmente un libro scritto come lo avrebbe scritto un bambino! Mettendoci dentro tutta la fantasia più libera e scatenata.
“Nel paese dei mostri selvaggi” è considerato, infatti, un libro rivoluzionario.
Non insegna nessuna morale, non dice cosa è bene e cosa e male; racconta semplicemente la storia di un bambino arrabbiato e molto coraggioso che decide di scappare, di esplorare la sua paura, di tornare a casa e di essere perdonato con una bella cenetta profumata.

 

Le tre pagine centrali, dove Max balla per tutta la notte la “ridda selvaggia” insieme ai mostri, sono le prima tre pagine illustrate della storia dell’illustrazione senza nessun testo a fianco.
Anche in questo Maurice è stato originale. Se osservate il libro, le illustrazioni, proprio come la foresta, crescono sempre di più: pagina dopo pagina crescono fino a occupare tutta la doppia pagina della danza centrale.
L’immagine illustrata, nei libri per bambini, è considerata la parte “per bambini”, mentre il testo scritto, è considerato la parte “per gli adulti”. Sendak rivoluziona anche questo. Decide che l’immagine è importante tanto quanto il testo, se non di più. Non tutto si può spiegare con le parole. La forza dell’immagine è ‘evocativa’, proprio come l’ululato di un mostro, o il riflesso della luna.  La dove le parole non possono più spiegare, l’immagine interviene con la sua lingua misteriosa.

Veniamo al mistero numero due: la foresta che cresce nella stanza di Max. Cosa significa? Perché cresce proprio lì dentro?
Sendak, per disegnare questa foresta, si è ispirato a un libro illustrato da uno dei suoi artisti preferiti: La Divina Commedia di William Blake. L’ho scoperto per caso un giorno che studiavo la storia di Max in biblioteca. Non ne sono certissima, ma guardate anche voi che somiglianza hanno le foglie, i piedi dei mostri, la composizione di alcune tavole e i colori. Non è lampante?


Voi sapete di cosa parla la Divina Commedia di Dante Alighieri? Parla proprio di un signore che si è perso in una foresta, ed è stato così coraggioso da andare avanti a esplorare tutto quello che c’è di più spaventoso oltre la foresta: l’inferno e la morte.
Forse, Sendak ha fatto crescere la stessa spaventosa foresta nella stanza di un bambino per dirci che i bambini sono i più coraggiosi di tutti.
Quando avrete il libro tra le mani, osservate la finestra nella prima tavola e nell’ultima tavola. La luna è la stessa, fa solo un po’ più buio. Significa che tutto il viaggio di Max, durato anni, è durato in realtà solo poche ore! Esattamente come se fosse stato un sogno di Max.
Qualcuno ha detto che il viaggio di Max è un viaggio dentro l’inconscio.
Io non so bene cose sia l’inconscio, ma secondo me voleva dire che i mostri non abitano solo sulle isole, o sotto i letti, o solo di notte: abitano dentro di noi.
Quando siamo molto arrabbiati e ci escono parole brutte, quando abbiamo paura di qualcosa ma non sappiamo bene di cosa, quando viene la sera e ci sentiamo tristi… quando pensiamo alla morte, o abbiamo nostalgia di qualcuno o di un luogo…
Tutti questi pensieri, questi sentimenti, sono un po’ come dei mostri. Il solo modo per addomesticarli è decidere che siamo noi i Re dentro noi stessi; e che dobbiamo avere il coraggio di esplorare tutto il nostro regno. Io penso che Maurice volesse dirci proprio questo, facendo fare a Max il suo viaggio, e facendolo partire proprio dalla sua cameretta.

Il mistero numero uno l’ho lasciato per ultimo perché è il più difficile. Nessuno ha ancora trovato una spiegazione convincente. Perché Max non è in copertina?
Forse Maurice voleva dirci che il protagonista del libro è assente perché siamo noi lettori, noi che guardiamo il libro, che dobbiamo prendere quella barchetta per essere coraggiosi come Max?
O forse Max è addormentato, come il mostro in primo piano, dentro la barca, e noi non lo vediamo? Non lo sapremo mai. Se girate la copertina, trovate il fiume e la luna. Sono tranquilli, come se loro sapessero dove si trova Max.
Come è fitto di misteri questo libro!
Un’ultima cosa: il libro, in inglese, si intitola Where the wild things are (Nel paese delle “cose selvagge”). “Cose” è una parola più generica di “mostri”. Infatti, sono tante le cose che fanno paura ai bambini e ai grandi, non ci sono certo solo i mostri!
Maurice aveva lavorato alla creazione di questo libro dieci anni (pensate!). In una prima versione, lo aveva intitolato Nel paese dei cavalli selvaggi. Ma lui non riusciva a disegnare bene i cavalli, e così la sua editrice, Ursula Nordstrom, gli disse: «Disegna delle ‘cose selvagge’, che sei sicuramente più capace».
Così lui disegnò i mostri che ora anche voi conoscete. Un po’ spaventosi, un po’ buffi.


In yddish, la lingua parlata dalla mamma di Maurice, a un bambino che si comporta male, si può dire: “Vilde khaye!”, che vuol dire proprio: “cosa selvaggia!”.
Forse è Max la vera “cosa selvaggia” del libro. Forse per questo è vestito da lupo?
Non lo sapremo mai. La sola cosa che sappiamo, di sicuro, è che questo libro è inesauribile. Dopo cinquant’anni che è stato creato è ancora uno dei libri per bambini più venduti e studiati al mondo. Sono certa che anche voi farete delle nuove e interessanti scoperte.

Anna Castagnoli
Articolo pubblicato sul numero 56 di DafDaf, in Pagine Ebraiche.
Qui la pagina web di DafDaf e qui la sua pagina Facebook.

Ps: Ad aprile c’è stato un disguido di impaginazione, così l’articolo è stato di nuovo pubblicato sul numero di maggio (grazie Ada).


Coming soon…

Il blog e la sua propietaria sono in pausa per qualche giorno.
A prestissimo,

Anna

Elsa Maartman

A la Orilla del Viento, concorso per albi illustrati (2015)

Per promuovere lo sviluppo di opere letterarie e visive per bambini e giovani e diffondere attraverso le sue sedi in America Latina il lavoro dei migliori autori e illustratori provenienti da tutte le latitudini, il Fondo de Cultura Económica indice il XIX Concorso per la creazione di albi illustrati “A la Orilla del Viento”.

La passata edizione è stata vinta dagli ecuadoriani Roger Ycaza e María Fernanda Heredia con il loro progetto Los días raros.
Cosa
: il prototipo completo di un albo illustrato. Il tema è libero.
Scadenza: le ore 18 del 31 agosto 2015
Premio: 150.000 pesos messicani (circa 9.245 euro) come anticipo sui diritti d’autore della pubblicazione del libro nella collana Los Especiales de A la Orilla de Viento.

I risultati del concorso saranno annunciati il 30 ottobre 2015 sul sito: www.fondodeculturaeconomica.com
I prototipi non saranno restituiti, NON  si devono inviare le illustrazioni originali.
Per ulteriori informazioni contattare telefonicamente il: (52 55) 5449 1880 e 5449 1882
o scrivere a asistente.obrasninos@fondodeculturaeconomica.com

Pdf del bando

Traduzione in italiano del bando:
Regolamento:
- Possono partecipare autori e illustratori adulti di qualsiasi nazionalità, luogo di origine e residenza, con una o più opere, a condizione che la proposta sia scritta in spagnolo. Sono esclusi i dipendenti del Fondo de Cultura Economica. I lavori devono essere inediti e non possono partecipare contemporaneamente ad altri concorsi. Possono essere presentati da uno o più scrittori e illustratori.

-  Il progetto presentato dovrà essere un albo illustrato, un libro in cui viene raccontata la storia attraverso immagini e testo in modo che si completino o siano strettamente connessi. Saranno accettate anche storie narrate esclusivamente per immagini, ma saranno esclusi progetti senza illustrazioni.
Si consiglia di visionare i progetti pubblicati nella nostra collezione Los Especiales de A la Orilla del Viento.
Non saranno ammessi i libri pop up, le grafic novel e i libri da colorare.

- Il tema, il formato dell’albo e la tecnica di realizzazione sono liberi. La lunghezza massima del lavoro è di 48 pagine, minima 16.

- Il progetto del libro deve essere presentato in un prototipo realizzato con riproduzioni degli originali definitivi di testo e illustrazioni impaginati insieme. Il prototipo non deve essere necessariamente rilegato. Non saranno accettati modelli di opere incomplete. Il progetto deve essere firmato con uno pseudonimo e non può comprendere schizzi o riferimenti al nome dell’autore.

- I dati personali del partecipante devono essere inseriti in una busta sigillata contenente nome, indirizzo, telefono ed e-mail. Fuori dalla busta dovrà essere scritto il titolo del lavoro e gli pseudonimi usati per firmarlo.

- In nessun caso verranno restituiti i prototipi, quindi non devono essere inviate opere originali, ma solo riproduzioni.

- Il materiale deve essere inviato al seguente indirizzo:

XVI Concurso de Álbum Ilustrado A la Orilla del Viento
Libros para Niños y Jóvenes
Fondo de Cultura Económica
Carretera Picacho Ajusco 227,
Col. Bosques del Pedregal, Tlalpan,
C. P. 14738, México, D. F.

I concorrenti provenienti da Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Spagna, Stati Uniti, America Centrale, Perù e Venezuela possono consegnare i progetti direttamente nelle sedi di EGF in questi paesi, il cui indirizzo a fondo pagina. Sui progetti dovranno specificare XVI Concurso de Álbum Ilustrado A la Orilla del Viento.

- Il presente invito è aperto dalla data di pubblicazione e fino alle ore 18 del 31 agosto 2015.  Negli invii tramite corriere sarà considerata la data di invio. Non verranno accettate le opere pervenute oltre tale data.

- La giuria sarà composta da persone di riconosciuta levatura nel settore della letteratura per l’infanzia. L’identità dei suoi membri rimarrà riservata e sarà resa nota alla data di pubblicazione dei risultati. La loro decisione è inappellabile e potranno decidere l’annullamento del premio.

- Il premio, uno e indivisibile, sarà di Mex$ 150.000 in anticipo di royalties e la pubblicazione dell’opera nella collezione Los Especiales de A la Orilla del Viento.

- I risultati del concorso saranno pubblicati il 31 ottobre 2013 sul sito: www.fondodeculturaeconomica.com.
La partecipazione a questo Concorso implica la conoscenza e l’accettazione di queste regole.


Imparare a guardare. Occhi nuovi sulla Mostra Illustratori, di Ilaria Falorsi



Katie Harnett, selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Chi è illustratore penso che la sensazione, quella sensazione, la conosca bene. Passiamo buona parte del nostro tempo a giudicare il nostro lavoro, noi stessi, le nostre azioni. Per farla breve, ci mettiamo frequentemente sotto esame. Sappiamo bene che l’insoddisfazione che ci consuma alla fine ci sprona e ci porta ogni giorno un pezzettino più avanti rispetto a quello che eravamo ieri, un mese, un anno fa. Quindi, la autoalimentiamo.

Catarina Sobral, vincitrice del premio internazionale SM 2014

Sappiamo benissimo che se ci sediamo tranquilli, se ci accontentiamo di quello che abbiamo raggiunto perderemo la nostra marcia in più, la carica per migliorarci. Senza contare che così come giudichiamo noi stessi, giudichiamo a nostra volta l’operato di altri, un po’ perché è impossibile esimersi, un po’ perché sappiamo di finire comunque sotto numerose lenti di ingrandimento di altri, e c’è poco da fare- è un cane che si morde la coda, un catena che non si spezza.

Junjae Yoo, selezionato alla Mostra degli Illustratori 2015

Insomma sappiamo tutto questo, è storia vecchia, anzi. Sappiamo che è importante crescere, ma non sappiamo bene come farlo, o se lo facciamo nel modo giusto – e soprattutto a che velocità farlo.
Alla lunga si finisce stanchi, esausti del nostro giudizio e di quello degli altri, tanto che si vorrebbe ribaltare il tavolo, lanciare penne e matite dalla finestra e dire che “mo’ basta, da oggi in poi mi accontento e chissene“; ma non siamo così lungimiranti da concederci un lusso del genere.

Myeong Ae Lee, selezionato alla Mostra degli Illustratori 2015
Martina Vanda, selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Ho provato sulla mia pelle la stanchezza (che non è la mancanza di creatività o la mancanza di sonno, non confondiamoci) e per poter spezzare certe routine che rendono le giornate soffocanti ho scoperto che: cambiare scenario, punto di vista, guardare all’insolito, camminare, leggere, viaggiare, o fare qualcosa non legato all’illustrazione, sono passi che riconosco necessari per poter far sì che ci evolviamo nel gusto e nello stile.
Quindi, quando mi è possibile, esco e vado a vedermi una mostra (invece di rinchiudermi in studio davanti ad un monitor, continuando a guardare ininterrottamente immagini di illustratori che amo e conosco già benissimo).
Non sempre il tema o l’artista mi convincono, ma lo scopo è raggiunto lo stesso.

Géraldine Alibeu, selezionata alla Mostra Illustratori 2015
Marie Yaé Sumatsu, selezionata alla Mostra Illustratori 2015
Violeta Lopiz e Valerio Vidali, selezionati alla Mostra Illustratori 2015

La Fiera del libro per Ragazzi di Bologna ha sempre avuto un grande fascino ai miei occhi principalmente proprio per questo motivo: offre da anni un cambio di prospettiva – o come la chiamo io, ‘aria fresca per occhi stanchi’ – per tutti quelli che avevano lo sguardo stanco, annoiato, o come me si sentivano bloccati dall’ansia di migliorarsi.

Per chi è in Italia e non ha molta possibilità di viaggiare, la fiera e le sue mostre esterne in città- mostrano un panorama dell’illustrazione mondiale che cambia, cresce, torna indietro, si contorce e si semplifica. E muta ogni anno, non per le mode (a volte anche per quelle, ma non sempre) ma per le sensazioni, la capacità di raccontare che hanno alcuni disegni e il gusto personale che proviene dai giurati o dal pubblico di quell’anno.

Hsu Kung Liu, selezionato alla Mostra Illustratori 2015
Simone Rea, selezionato alla Mostra Illustratori 2015
Gladys Baccala, selezionato alla Mostra Illustratori 2015

Quindi quando entri alla Fiera di Bologna, non sempre trovi una mostra dove ogni pezzo è coordinato con l’altro – trovi piuttosto una mappa (a tratti ruvida) di quello che troveresti se avessi possibilità di stringere la mano a ogni illustratore sulla faccia della terra. Non devono piacerti tutti, ed è probabile che amerai a dismisura solo pochi di quelli esposti, ma sono principalmente quelli che non ami e non capisci che sono invece da osservare più attentamente: dietro le linee che ti sembrano troppo ordinate o confuse, ti stanno mostrando qualcosa di nuovo.
Malgorzata Gurowska, selezionato alla Mostra degli Illustratori 2015

Ana Pez, selezionata alla Mostra degli Illustratori 2015
Won Hee Jo, selezionato alla Mostra Illustratori 2015

E non devi stare lì ad apprezzare il nuovo, inghiottirlo e buttarlo giù come un boccone amaro, ma prenderne coscienza, guardarlo attentamente e assimilarlo silenziosamente. Si depositerà insieme ad altre immagini che ti sono piaciute poco o per niente nell’angolo remoto della memoria.
Mentre le tue immagini favorite continueranno ad essere quelle che sono impresse a fuoco nella memoria, – ma saranno spesso di poco aiuto – saranno tutte le cose di sottofondo che hai assimilato a sviluppare e costituire le nuove idee.

Jejin Mo, selezionata alla Mostra Illustratori 2015
Yoko Kitami, selezionata alla Mostra Illustratori 2015
Rasmus Bregnhoi, selezionato alla Mostra Illustratori 2015

Quest’anno per me Bologna è stata molto poco una corsa ai colloqui; ho goduto del mio tempo passato a vedere la mostra, ho osservato attentamente tutte le opere esposte, fatto la mia scommessa personale sul vincitore/trice del premio SM, ho guardato stand, nuove uscite e sopratutto chiacchierato con quanti più illustratori possibili. Volevo la mia aria fresca quest’anno e me la sono goduta. E’ stata una fiera molto più rilassata e molto meno proficua lavorativamente parlando, ma è stata la mia migliore fiera in sette anni. Ah, ero pure senza l’ingombrante, pesantissimo portfolio. Non vi immaginate che leggerezza.
Ilaria Falorsi


Mathilde Leprisé, selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Ilaria Falorsi è nata a Firenze nel 1982, dove tuttora vive e lavora. Dal 2009 illustra libri per bambini (specialmente in Francia) con Milan,  Nathan, Tourbillon, OUP, Usborne,  Scholastic USA e Edizioni El.
Le sue illustrazioni sono state negli ultimi anni selezionate e incluse nelle seguenti mostre e Annual: 57°& 56° show Society of Illustrator NY, Bologna Bookfair illustrator show 2014, Annual Illustratori italiani 2013.


Selezionare il vincitore di 30.000 dollari alla Mostra Illustratori, Parte 2/2

76 vincitori provenienti da 22 paesi. È questa la selezione che hanno fatto i 5 giurati di quest’anno per la Mostra degli Illustratori della Fiera del Libro dei Ragazzi di Bologna (qui l’elenco dei giurati).
Tra questi illustratori 41 erano minori di 35 anni e in gara per il premio SM (qui il regolamento e il senso di questo premio).
La giuria del premio SM 2015 era composta da: Teresa Tellechea, editrice, Martin Salisbury, professore e autore e dalla sottoscritta Anna Castagnoli, autrice e illustratrice.
Ecco la seconda parte del racconto di questa selezione.

(Leggi la prima parte di questo post)

Maisie Shearring, vincitrice del Premio Internazionale SM 2015

La domenica sera prima dell’inizio della Fiera, gli editori SM, alcuni rappresentanti della Fiera e noi giurati ci siamo ritrovati per una cena. C’era con noi anche Catarina Sobral, la vincitrice dell’anno scorso. Riservata, intelligente e splendente. Eccola, nella foto qui sotto, al momento della vittoria dell’anno scorso.

Catarina Sobral riceve il premio SM

Mi è piaciuta molto la sua mostra sul libro che ha realizzato con SM: La sirena y los gigantes enamorados. Uno stile molto diverso da quello con cui aveva vinto: più fresco e libero. (Le chiederemo presto un Mano a Mano!). Ecco qui sotto alcune immagini della sua mostra e la copertina del libro.


La mostra di Catarina Sobral, Fiera del libro per Ragazzi 2015
Immagini in mostra de La sirena y los gigantes enamorados, Catarina Sobral, SM edizioni
Immagini in mostra de La sirena y los gigantes enamorados, Catarina Sobral, SM edizioni
La sirena y los gigantes enamorados, Catarina Sobral, SM edizioni

Il lunedì mattina, noi giurati ci siamo incontrati in una saletta della Fiera con gli editori SM. Ci hanno spiegato che, con questo premio, SM e la Fiera del Libro per Ragazzi vogliono dare a un giovane la possibilità di sviluppare serenamente il proprio stile, senza preoccuparsi dell’aspetto economico, incoraggiandone la creatività e sostenendone lo sviluppo.
Non è un premio solo al talento, ma alla “potenzialità” di un giovane che vuole diventare illustratore.

Come procedere? Spettava a Martin, Teresa e me decidere. Abbiamo deciso di andare ognuno per proprio conto a vedere la Mostra. Ognuno avrebbe scelto una decina circa di ‘preferiti’ e ci saremmo poi confrontati su quelli che avevano almeno due voti.
La lista degli illustratori in gara la trovate sul post precedente.

Martin Salysbury durante la selezione del vincitore SM

I gusti sono gusti, non c’è nulla di più misterioso del gusto personale.
Ancora prima di arrivare a Bologna, dopo la lunga ricerca in internet, avevo appuntato una serie di nomi. Mi riservavo, ovviamente, di cambiare idea davanti agli originali o in seguito alla discussione con gli altri giurati.
Ho imparato dall’esperienza di giurata dell’anno scorso (descritta qui) che il gusto può venir modificato da una spiegazione sul perché e sul per come una immagine ‘funziona’.
Ecco la mia selezione previa e solitaria:
Leilei Huang, Ryo Takemasa, David Daniel Álvarez Hernández, Joohee Yoon, Benjamin Gottwald, Manuel Marsol, Maria Florencia Capella, Violeta Lopiz e Valerio Vidali, Yu Lin Chen, Nadin Pedde, Maisie Sherring, Claudia Palmarucci, Shuai Yue.

In particolare, avevo avuto un colpo di fulmine per il lavoro di Leilei Huang (artista cinese che vive e studia ad Amburgo) e Ryo Takemasa (giapponese): ero curiosa di vedere le tavole dal vero. La Mostra, quest’anno, era allestita in modo diverso: il Caffè Illustratori era stato spostato in una sala chiusa e la Mostra era tutta aperta verso il centro del padiglione, con le tavole divise per ordine alfabetico. Arrivata alla lettera H di Huang ho pensato: voglio che vinca lei!
Mi lasciava senza fiato l’emozione che scaturiva dalle tavole di Leilei Huang, con tutta la solitudine dell’essere piccoli umani, ma anche la gioia di lasciarsi andare a esistere, seppur così piccoli, nel mondo.

Ma mi mancavano ancora tutte le altre lettere dell’alfabeto e non avevo nessuna informazione per sapere cosa stavano scegliendo gli altri due giurati nel frattempo.

Leilei Huang

Le tavole di Manuel Marsol dal vero erano affascinanti. Mi piaceva che da una grande massa un po’ anonima, come una macchia, avvicinandosi alla tavola, prendesse corpo un particolare più realistico e narrativo.


Manuel Marsol una tavola selezionata alla Mostra Illustratori 2015 + un dettaglio ingrandito

Anche Maria Florencia Capella mi piaceva, soprattutto per l’equilibrio trovato tra tinte piane e prospettiva. Quando avevo fatto ricerche sul suo lavoro, avevo scoperto che lei sta portando avanti, con l’Università, un’interessante ricerca sulla storia dell’illustrazione Argentina.


 Maria Florencia Capella, una tavola selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Un’ora era passata. Alcune mie preferenze erano cambiate. Dal vero, le tavole di Maisie Shearring mi avevano sorpresa parecchio: era così forte e viva la relazione tra i personaggi! Con quella maestra così severa. Matura anche la composizione, tra libro illustrato e fumetto. Di lei, ricordavo solo che mi aveva colpito l’energia nei bozzetti che si vedevano sul suo sito.
Altre preferenze erano confermate.
Ho raggiunto Teresa e Martin nel luogo dell’appuntamento prefissato: decidiamo di rivedere la Mostra insieme e confrontarci sulle scelte.
Avremmo discusso solo su chi aveva ricevuto almeno due voti dalla giuria.
Contando chi aveva preso due voti e chi tre, restavano in gara:
Leilei Huang, Ryo Takemasa, David Daniel Álvarez Hernández, Joohee Yoon, Yu Lin Chen, Jeyin Mo, Nadin Pedde, Maisie Sherring.

Leilei Huang, con mia sorpresa, non ha avuto la votazione piena. Uno dei giurati ha avuto timore che non fosse pronta per la varietà di emozioni che dovrebbe essere presente e articolarsi dentro le pagine di un album illustrato.

Vi riporto frammenti delle nostre argomentazioni perché penso che possano essere utile per  una riflessione sullo stile e sul senso dell’illustrazione per ragazzi. Non prendeteli come oro colato. Un’altra giuria avrebbe detto cose diverse e fatto, sicuramente, scelte diverse. Queste riflessioni erano le nostre, per forza di cose arbitrarie e personali.

David Daniel Álvarez Hernández, alcune delle tavole selezionate alla Mostra Illustratori 2015

David Daniel Álvarez Hernández aveva presentato un lavoro molto bello, con una raffinata tecnica e una narrazione delicata. Eravamo d’accordo, però, sul fatto che all’espressione dei personaggi mancasse un po’ di vita, cosa che dava alle tavole una certa aura decorativa più che narrativa. Era vero? Non era vero? Forse si poteva pensare che fossero personaggi  di un sogno: ipnotizzati, stavano lavorando a un compito notturno.
Restava comunque qualcosa che ci dava l’impressione di una forzatura estetica.  Dal momento che non aveva tutti i voti, siamo passati oltre.

(Mi rendo conto della sofferenza che può causare questo post a chi è passato così vicino a 30.000 dollari! :) Ma una selezione, purtroppo, è una selezione, e una giuria deve fare delle scelte).

Nadin Pedde alcune tavole selezionate alla Mostra Illustratori 2015

Nadin Pedde aveva tutti e tre i voti, ma il suo lavoro era forse un po’ troppo ‘artistico’.
La troppa ‘artisticità’ non è, secondo me, una questione di tecnica o di stile. Io credo sia qualcosa come un focus che ha a che fare con l’intenzione profonda dell’illustratore al momento di realizzare la tavola: la sua esigenza espressiva era estetica, come quando dipingiamo un quadro, o narrativa, come quando dobbiamo raccontare una storia?

L’ultima ora di discussione l’abbiamo passata, metà in Mostra, metà seduti con i cataloghi in mano, a discutere tra tre finalisti: Ryo Takemasa, Maisie Sherring e Joohee Yoon.
Voi chi avreste scelto tra i tre?

Ryo Takemasa, alcune tavole selezionate alla Mostra Illustratori 2015

Ryo Takemasa era perfetto. Sublime il modo in cui mescolava la tradizione dell’illustrazione giapponese con il modernismo quasi astratto (si pensi a BlexBolex) delle grandi campiture piane. L’equilibrio cromatico era caldo, si poteva quasi sentire il profumo dell’aria d’autunno. Ogni personaggio, nonostante non avesse un viso, era vivo, credibile. La parola ‘credibile’ ritornava spesso, tra noi, riferita ai personaggi. Significava che avevano una loro vita, ognuno una sua identità, una sua sfumatura esistenziale.
È paradossale dirlo, ma se abbiamo lasciato andare Takemasa è proprio perché ci è sembrato troppo bravo.  Il premio SM è una borsa di studio pensata per permettere di  ‘sviluppare’ uno stile. Lui ci è sembrato già ‘arrivato’ a uno stile maturo e originale.


Martin Salysbury e Teresa Tellechea mentre sfogliano il catalogo della Mostra Illustratori

Joohee Yoon ci piaceva molto. La scelta del verde/rosso, però, ricordava tanto le tavole con cui Catarina Sobral, l’anno scorso, ha vinto il premio SM; anche se le due illustratrici sono diversissime nello stile. ll bi-cromatismo verde/rosso è una scelta cromatica molto alla moda in questi ultimi anni (Vidali-Lopez, Leilei Huang, Katie Harnett, solo per citarne alcuni presenti in mostra).
Personalmente, trovo più originale lo stile di Joohee Yoon nelle tavole che avevamo selezionato per la Mostra Illustratori l’anno scorso (2014).

Joohee Yoon, selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Una delle tavole vincitrici del premio SM di Catarina Sobral, alla Mostra Illustratori 2014.

Qui sotto, la tavola di Johee Yoon selezionata alla Mostra Illustratori 2014.

Joohee Yoon, una delle tavole selezionate alla Mostra Illustratori 2014

Alla fine, non è stato difficile trovarci tutti d’accordo per fare vincere Maisie Shearring.
La vivacità espressiva dei personaggi di Maisie era sorprendente per un’artista così giovane (24 anni).
Potevamo sentire empaticamente le emozioni della protagonista, ricordarci del disagio di essere interrogati a scuola, sgridati, o della gioia di essere scelti da un compagno di calsse.
Alcune scelte stilistiche, a me, ricordavano quelle di Laura Carlin (il muro dietro la scuola, la tecnica sbavata), ma concordavo con gli altri sul fatto che l’universo narrativo fosse decisamente un altro.
C’era qualcosa in Maisie Shearring che era solo di Maisie Shearring. L’umorismo narrativo, soprattutto.
(Sul grado di ‘ispirazione’ o sulla quantità di ‘citazioni’ in una tavola, dovremmo fare un discorso lungo. Ad esempio, Catarina Sobral, agli inizi, si era prepotentemente ispirata a Beatrice Alemagna, questo non le ha impedito di andare poi verso uno stile più personale.
Anche i giurati della Mostra 2015, durante il racconto delle loro scelte, hanno detto che non è grave avere dei riferimenti estetici più o meno espliciti, quando si è agli inizi, se poi l’universo espressivo è un altro.
Sfumature di quantità di ‘ispirazione’ che sono difficili da oggettivare. Forse farò un post su questo argomento).

 

Maisie Shearring, vincitrice del Premio Internazionale SM 2015

Eravamo felici della scelta fatta. Non restava che scrivere in due lingue le ragioni della nostra scelta, lavoro che ci ha preso altre due ore.
Gli editori e i rappresentanti SM erano altrettanto felici, qualcuno di loro è corso a scrivere a Maisie Shearring per vedere se poteva lasciare l’Inghilterra e venire a ritirare il premio.
La mattina della premiazione, mercoledì, Maisie non si è fatta viva: non sapevamo se fosse o no tra il pubblico. Al momento dell’annuncio si è alzata ed è venuta verso di noi. Mi sono venuti i lucciconi. Ho sentito che avevamo fatto la scelta giusta.


Teresa Tellechea, Anna Castagnoli, Maisie Shearring e Martin Salisbury

“Abbiamo trovato in questa illustratrice una somma delle caratteristiche che, secondo noi, sono necessarie nell’arte dell’illustrazione: l’equilibrio cromatico, la capacità di creare personaggi vivi, credibili; la forza narrativa, grazie alla quale ogni immagine è il frammento di una storia in movimento, con un ‘prima’ e un ‘dopo’; la profondità dell’illustrazione, un segno che va al di là della superficie e trascende il mero esercizio grafico. Ci ha conquistato all’unanimità per il sottile sense of humour presente nelle tavole esposte, mescolato a una sensibilità poetica e nostalgica. Pensiamo che questa giovane artista abbia una forte potenzialità di evolvere e sviluppare una voce originale nel panorama contemporaneo dell’illustrazione.”
Teresa Tellechea, Anna Castagnoli e Martin Salisbury

Nota: C’è un altro premio per i giovani selezionati alla Mostra degli Illustratori, è quello dato dal Master Ars In Fabula a un giovane selezionato under 30 anni che non abbia ancora pubblicato un libro. Qui tutte le informazioni.

Insomma, direi che motivi per partecipare al prossimo concorso della Mostra Illustratori, che è un concorso aperto a tutti senza distinzione di notorietà, ne avete!

(Torna alla prima parte di questo post).


Selezionare il vincitore di 30.000 dollari alla Mostra Illustratori, Parte 1/2

La Mostra Illustratori 2015
Maisie Shearring, vincitrice del premio SM 2015

UNA NUOVA GIURIA

Per questa 52esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, sono stata di nuovo invitata a fare parte di una giuria: quella del premio SM.
Sm è una Fondazione con un grande gruppo editoriale latino-americano spagnolo che lavora per la promozione della cultura destinata ai ragazzi: ogni anno assegna a un giovane illustratore (under 35), selezionato alla Mostra Illustratori, 30.000 dollari.
Per l’esattezza: 30.000 dollari + una mostra personale alla Fiera + un libro illustrato con le edizioni SM.
È il premio più ingente che io conosca dopo quello di 500.000 euro dato alla carriera di un illustratore o autore: L’Astrid Lindgren Memorial Award.
Teresa Tellechea, editrice SM e Martin Salisbury, professore di illustrazione alla Anglia Ruskin University di Cambridge, autore di alcuni importanti volumi sull’album per ragazzi (qui, qui, qui e qui), sono stati gli altri due giurati.
Il premio è alla sua sesta edizione e qui potete vedere tutti i vincitori.


Martin Salisbury, Teresa Tellechea, Anna Castagnoli durante la selezione

Quando ho saputo dell’invito, ovviamente felice all’idea di poter sguazzare di nuovo nella Mostra Illustratori da addetta ai lavori, devo confessarvi che mi è venuta un pochino d’ansia.
Scegliere chi avrebbe potuto ricevere una tale somma di denaro mi sembrava (ed è) una responsabilità grandissima.
Come illustratrice, mi rendevo conto di che occasione incredibile rappresentasse questo premio. Poter passare un anno o due a ricercare il proprio stile senza pensare a null’altro è il sogno di qualsiasi illustratore e artista.
Non tutti possono permettersi di investire tanto tempo in una carriera, o del denaro in una scuola di illustrazione, e sappiamo quanto poco/niente si guadagna i primi anni con questo mestiere: molti rinunciano, anche se hanno talento.
Un premio così può cambiare il corso di una vita.

Maisie Shearring pochi minuti dopo aver ricevuto il premio

L’idea di questo premio, infatti, è quella di permettere a qualche giovane illustratore di non sprecare il suo talento, dedicandosi a quest’arte senza nessuna preoccupazione economica.
Inoltre, la realizzazione di un album che deve essere pronto per l’edizione successiva della Fiera, con un art-director che segue i lavori, è una buona guida per non perdersi in tanta libertà creativa.

Ho passato due settimane su internet a cercare tutto lo scibile sugli illustratori in gara.

AVERE UN SITO O UN BLOG SERI, OGGI, È FONDAMENTALE

Volevo sapere se i 41 illustratori under 35 erano davvero interessati a diventare illustratori, se ce n’erano alcuni più convinti, altri meno.
È vero che internet non dice tutto, ma esistere su internet, oggi, ed esistere bene su internet, è un biglietto da visita che rispecchia fedelmente la nostra professionalità.
Oggi con siti come Cargo Collective o Blogger farsi un sito è velocissimo, economico e semplice.
In mancanza di un sito, una pagina Behance o Pinterest, vanno bene lo stesso.
Non ci sono scuse, per gli illustratori di oggi, per non avere una pagina online, a meno che non sia una scelta filosofica, come quella degli eremiti e degli anacoreti di ieri (che avranno anche fatto bellissime illustrazioni su qualche corteccia d’albero, ma non lo sapremo mai).
Di un giovanissimo illustratore in gara, Paul Laroche, 20 anni, che partecipava con 5 tavole di forte impatto narrativo, ho trovato una commovente intervista dove raccontava che, da bambino, era così innamorato degli album che sfogliava da aver deciso di fare l’illustratore.
Una dichiarazione del genere, trovata in internet, predispone bene un giurato eventuale come un eventuale editore. Moby Dick, Paul Laroche, Francia, tavola selezionata alla Mostra Illustratori 2015

Alcuni illustratori non avevano uno straccio di blog o pagina che sia (pochi, ma c’erano).
È la mia personalissima opinione, badate bene, ma venire selezionati alla Mostra Illustratori e non farsi un sito o blog il giorno stesso che te lo annunciano, è mancanza di professionalità.
Alla riunione delle Figure dei Libri, in Fiera, una giovane illustratrice mi ha chiesto se aveva possibilità di farcela anche se non credeva in quello che faceva. Le ho risposto che se non ci credeva lei, non ci poteva credere nessun altro.

Guardate il sito di questa giovane illustratrice inglese che era in gara, Katie Harnett, di 24 anni.
Dopo averlo aperto, nella scheda che mi stavo preparando su di lei, ho scritto: “Pubblicata” (nel senso che aveva già pubblicato un libro). Solo al momento di andare a verificare l’editore mi sono resa conto che non c’era nessun editore. La copertina, il libro presentato, il titolo…: erano solo una maquette!

 

Katie Harnett, Inghilterra, immagini tratte dal suo sito

Ora potrà piacere, non piacere, sembrare un po’ troppo simile a Pinco o Pallo, ma una illustratrice che ha un sito così, dimostra di prendere sul serio il suo lavoro, di sapere di che lavoro si tratta (impaginazione, narrazione sequenziale, copertina) e di crederci. Cose, vi assicuro, che per iniziare questo mestiere, contano anche più del talento.

Di un’illustratrice selezionata che era piaciuta a due di noi giurati, Yejin Mo, purtroppo, non abbiamo trovato nulla in rete.

Yejin Mo

In fondo al post, trovate l’elenco degli illustratori che sono stati in gara per il premio SM 2015.
Come molti di voi già sanno, l’illustratrice vincitrice è stata Maisie Shearring.
Nel prossimo post vi racconto come siamo arrivati a questa scelta.

SEGUE…

Maisie Shearring, vincitrice del premio SM 2015

Vi invito a spulciare i siti/blog/pagine Behance degli illustratori in gara. Quali sono le caratteristiche del sito che vi permettono di accedere facilmente alle informazioni biografiche e alle illustrazioni? Bene, copiatele! :)
Un esempio di sito che mi piace è questo qui sotto, dello spagnolo Manuel Marsol.

Una schermata del bel sito di Manuel Marsol

ILLUSTRATORI UNDER 35 SELEZIONATI ALLA MOSTRA ILLUSTRATORI 2015

Argentina
Maria Florencia Capella

Cile
Lena Kathinka Shaffer

Cina
Leilei Huang (vive e studia a Edimburgo), Ling Luo, Shuai Yue
Colombia
Dipacho

Corea
Yejin Mo
Francia
Mathilde Léprisé, Paul Laroche, Jeoffrey Magellan,, Marie Yaé Suematsu, Laurine Charpentier (ho trovato solo una bella foto dopo la Fiera).

Laurine Charpentier

Giappone
Masanori Inui, Ryo Takemasa
Israele
Natalie Pudalov
Italia
Albertini Eliana
, Olga Rosa, Maria Chiara Di Giorgio, Elisa Talentino, Francesco Giustozzi, Teresa Manferrari,
Marco Marinangeli, Claudia Palmarucci
Germania
Benjamin Gottwald
, Nadin Pedde, Nora Marleen,
Messico
David Daniel Álvarez Hernández

Inghilterra
Katie Harnett,
Maisie Shearring
24 anni, vincitrice del premio SM Internazionale 2015
Slovenia
Maja Kastelik, Veronika Klimova
Spagna
Iratxe Lopez de Munain,
Manuel Marsol, Ana Pez, Adolfo Serra
Spagna-Italia
Violeta Lopiz e Valerio Vidali
Svizzera
Gladys Baccala

Taiwan
Lian-En Lin, Yu Lin Chen
USA
Joohee Yoon

LEGGI LA SECONDA PARTE DEL POST


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