Du Iz Tak? di Carson Ellis. O della felicità di abitare un fiore

Du Iz Tak?
di
Carson Ellis
Candlewick Press 2016

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Non so cosa altro dirvi se non STUPENDO per questo nuovo album firmato Carson Ellis.
Edito in italiano da White Star Edizioni con il titolo Te to té?, è la storia di un gruppetto di insetti che assistono alla nascita di un fiore e decidono di installarvi sopra la loro dimora.
Ci sono vicini predatori, minute avventure da insetto, amicizie e litigi, come in ogni condominio che si rispetti, ma tutto si risolve sempre per il meglio; fino a che…
Fino a che il bellissimo fiore-casa inizia a piegarsi, a perdere foglie, semini e petali. E morire. Come tutti i fiori. Gli insetti sono costretti ad abbandonare la loro casa. Una cavalletta musicista intona un canto d’addio. La neve cade e copre ogni cosa. Sembra la fine.
Fino a che…

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Le pagine del libro sono strutturate come una quinta teatrale. La scenografia è apparentemente povera. Un tronco di legno caduto sulla sinistra, nessuno sfondo, un germoglio che cresce. Pagina dopo pagina, la scena resta la stessa.
I dialoghi sono recitati nella lingua propria degli insetti: incomprensibile agli umani (con grande diletto dei bambini).
Da Panurge di Rabelais, nel 1532, che parlava quattordici lingue delle quali tre inventate, fino alla lingua del Codex Seraphinus del 1976 o alla più recente lingua Piripù di Emanuela Bussolati, i libri hanno ospitato centinaia di lingue inventate. Quale vezzo più bello, per un personaggio inventato apposta per un lettore, se non quello di parlare una lingua che il lettore non può capire?
(Su questa pagina di wikipedia ne trovate un lungo elenco).

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Come a teatro, le sorprese nel libro sono garantite dall’aprirsi di botole e porticine là dove pensavamo che non ci fosse nulla; dalla metamorfosi di elementi che pensavamo immobili; dall’arrivo improvviso di un musicista struggente quando il buio cala sulla scena.
La scenografia che pareva povera come un quotidiano qualsiasi si anima di vita, formichine, coccinelle, bruchi, farfalle, ragni.
Il tronco che avevamo pensato morto è in realtà una casa. Gli insetti bussano ed ecco che si intravede l’interno con tanto di lampade a petrolio sul comodino e quadri appesi. Vi abita un bruco anziano e sua moglie. Che meraviglia!

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Il bruco presta una lunga scala agli insetti: anche questo è teatro. Perché ci piace incommensurabilmente vedere insetti alle prese con problemi umani. Non sarebbe la stessa emozione se vedessimo gli insetti installarsi nella loro casetta sul fiore come veri insetti: cioè, volando. Per salire hanno bisogno di una scala: l’empatia è assicurata.
A fare la parte del vero insetto è il piccola larvetta che si è trasformata in bozzolo e che resterà bozzolo fino a un attimo prima dell’arrivo dell’inverno. Con un colpo di scena di grande effetto lirico che non vi rivelo.

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Quando cala la notte, sul cantiere abbandonato arriva sempre una cavalletta a suonare il violino. Con il grande cielo stellato sullo sfondo, sembra di ascoltare le righe in cui Calvino termina la descrizione della città di Tecla:

“Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? –  gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: –  Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.”

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

 

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Lo hanno difeso dai ragni, dai predatori, ed ora il fiore è sbocciato. Tutti sono meravigliati. È questo il vero spettacolo. Un fiore che sboccia. Metafora incarnata in petali e pistili, foglie, linfa e colore.

Ma, ahimè, la vita non è eterna.

Gli insetti vanno via, forse a cercare un’altra casa. La scena in cui la cavalletta viene a cantare il dolore per il fiore morto è poesia pura. Ciò che è perduto è perduto per sempre. La neve cade e cancella ogni cosa.

Ma, quando la neve si scioglie…
Da dan!

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Carson Ellis è un’illustratrice americana pluripremiata. Si è formata come pittrice e artista plastica fino a che non ha incontrato il suo attuale marito, il musicista Colin Meloy, con il quale ha pubblicato il suo primo libro illustrato: Wildwood, giudicato il bestseller dell’anno dal «The New York Time».
Insieme hanno avuto due figli, di cui uno affetto da sindrome di Asperger: Hank. Entrambi impegnati nella diffusione della conoscenza di questa forma di autismo, raccontano nelle interviste (qui e qui) che riescono a mettersi in relazione con Hank grazie al loro lato creativo.
Ad esempio, Hank ha aiutato la mamma nella progettazione di uno spettacolo teatrale, dove lei ha utilizzato la sua ossessione per gli alieni e il loro linguaggio indecifrabile. Durante lo spettacolo, la voce di Hank, registrata, accompagnava gli spettatori nella scoperta di un linguaggio altro, ma non per questo inaccessibile.

Forse il bellissimo Du Iz Tak? racconta proprio di come il senso e le emozioni vadano al di là del linguaggio umano. La vita è dappertutto se stessa, con il suo eterno ciclo di gioia e dolore.
Lo capiamo senza bisogno di parole.

Anna Castagnoli

In Italia di Carson Ellis abbiamo già Casa, pubblicato da Emme edizioni e Wildwood, Salani.
Trovate due sue interviste qui, con tante foto della sua bella casa in campagna, vicino a Portland.
http://www.designsponge.com/2014/02/a-day-in-the-life-of-carson-ellis.html
http://blog.picturebookmakers.com/post/110622794621/carson-ellis

Te to té?
Carson Ellis
Alcuni insetti curano un fiore
10,97 Euro

2 corsi + presentazione Manuale dell’illustratore – con Anna Castagnoli

Carissimi, per chi fosse interessato, ecco le mie prossime date in Italia.

Milano
Spazio BK
Via Luigi Porro Lambertenghi, 20
info@spaziobk.com

Venerdì 13 gennaio alle ore 19 ci sarà la presentazione ufficiale del mio Manuale dell’illustratore, con una conferenza di un’ora sui principali aspetti del mestiere di illustratore trattati nella guida.
Ingresso gratuito; fino a esaurimento posti.
Il Manuale ha subito alcuni slittamenti (non è stato facile mettere insieme 248 pagine fitte di informazioni!), ma finalmente è in fase di stampa.

A metà dicembre arriveranno le copie all’editore: chi lo ha prenotato potrà riceverlo subito dopo, gli altri dovranno pazientare che arrivi in libreria.
Grazie per l’attesa!
Alla presentazione saranno presenti: l’Art Director Giovanni Gondoni ed io, Anna Castagnoli.
Potete riservarne una copia qui, con uno sconto sul prezzo di copertina.

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Sabato 14 gennaio, sempre presso Spazio BK, a Milano, avrà luogo un’edizione del corso:

LE PAROLE, LE IMMAGINI, L’INFANZIA
Con Anna Castagnoli
Una giornata intensiva di esercizi e teoria interamente dedicati alla relazione tra parole e immagini nell’album illustrato per bambini.
Posti totali 20, posti ancora liberi 10.
Rivolto a tutti, non solo aspiranti illustratori e autori. Non è necessario saper disegnare.
Per info e iscrizioni:
info@spaziobk.com
Programma: qui.

Domenica 15 gennaio, Spazio BK, un’edizione del corso:

CAPIRE COME FUNZIONA L’ALBUM ILLUSTRATO
con Anna Castagnoli
Corso interamente incentrato sulle immagini, lo stile, la narrazione sequenziale. Per capire quale sia il linguaggio proprio dell’illustrazione per bambini e come veicola emozioni e senso.
Rivolto a tutti, non solo aspiranti illustratori e autori. Non è necessario saper disegnare.
Posti totali 20, posti ancora liberi 8.
Per info e iscrizioni:
info@spaziobk.com
Programma: qui.

NOTA: i due corsi sono complementari, ma si può partecipare a uno solo dei due senza perdere nulla del tema trattato.

Da più di un’anno sto portando in giro per l’Europa questi due corsi e riscuotono sempre un grande entusiasmo, sia in me che negli allievi. Ci sono, condensati dentro, nove anni di studi e passione per l’album illustrato e la didattica. Ecco alcune foto recenti.

Vi aspetto!
Anna Castagnoli

Scuola di alta formazione per maestre e maestri SUPSI, Locarno

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Libreria Sognalibro, Locarno, ottobre 2016
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Galleria Tricromia, Roma, novembre 2016
Un’allieva al corso della Libreria Sognalibro, Locarno, ottobre 2016

Storia degli insetti (illustrati!) nei libri per bambini. Parte 1

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Dopo aver brillato e danzato per tutto il periodo dell’Art Nouveau su spille, libri, stucchi di case, per poi sparire dalla scena dell’arte come tristi attori fuori moda, gli insetti, finalmente, sono tornati in auge.
Io li ho sempre amati, fin da quei lunghi pomeriggi dell’infanzia dove mi facevo vanto, con amichette schizzinose, di non aver paura di prendere sul dorso della mano un luccicante scarabeo.
Alla mia collezione di libri per bambini con insetti ho aggiunto di recente tre nuovi titoli bellissimi:

Bonshommes des bois di Elisabeth Jvanovsky, un album belga del 1944, da poco riedito da MeMo; Du lz Tak? di Carson Ellis (capolavoro) e Sei zampe e poco più di Geena Forrest, un libro didattico che ha già raccolto intorno alle sue pagine orde di adulti e bambini muniti di scatoline per raccogliere e studiare insetti.

Un libro alla volta, nelle prossime settimane, staremo in compagnia di questi piccoli amici smaltati.

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Iniziamo dal piccolissimo, delizioso, Bonshommes des bois. È la storia del giorno del compleanno di Re Champignon (Re Fungo), che dopo un banchetto, una parata, un giro al Luna Park, si contenta di chiudere la giornata con una mega festa. Ogni doppia pagina un breve testo serve da pretesto a mostrare i più bei giochi o parate di insetti. Una festa di colori.

Maurice Maeterlink studia il comportamento delle termiti.

Per parlarvi di Bonshommes des bois devo fare un passo indietro nella storia. Belgio. Primi anni del 1900. Negli ultimi decenni, alcune nuove correnti di pensiero avevano portato gli artisti a interessarsi al mondo dei fiori e degli insetti: L’Art Nouveau, con il suo gusto per le linee sinuose della natura; il Simbolismo – che domandava agli artisti di tuffarsi nell’infinitamente piccolo e nella spiritualità della natura per diventare esploratori del mondo invisibile che li circondava – e l’entomologia.

Jean Henri Fabre, Souvenirs entomologiques, 1891

Lo studio delle fasi di sviluppo di alcuni insetti è antichissimo (serviva a datare i cadaveri, il tempo, la macerazione di alcune piante). Ma solo a partire dalla metà del 1800 gli scienziati si dedicarono all’osservazione degli insetti con uno spirito nuovo, scientifico in senso moderno. Il francese Jean Henri Fabre, nel 1891, scrisse la prima versione di un’opera miliare dell’entomologia moderna, i Souvenirs entomologiques. Opera che influenzò persino il metodo di ricerca di Charles Darwin. (Ho scoperto che hanno fatto anche un libro per bambini sulle estati di Fabre – passate a zonzo nella campagna a osservare scarabei e formiche – : Jean-Henri Fabre, les Enfants de l’été (2004).

Jean Henri Fabre

Se Fabre è il padre dell’entomologia moderna (la scienza che studia gli insetti), Grandville, pseudonimo di Jean-Ignace-Isidore Gérard, anche lui francese, è il padre degli insetti illustrati. Da Grandiville in poi, e fino agli anni 30 del 1900, gli insetti invadono con i loro piccoli frack, giacchette, scarpine, bottoncini, cappellini fioriti i libri per bambini.

grandville_1843

Le cartoline con soggetti di insetti sono un classico di tutta la fine del 1800 e inizio ‘900. Non solo eleganti farfalle, formiche sagge e cicale pigre, ma cavallette, falene, scarabei, scarafaggi, cimici… Ogni genere di insetto, senza distinzioni di casta, era considerato elegante e degno di venir rappresentato in abiti di gala.

Cartoline di inizio 1900, Francia

La prima edizione delle avventure dell’Ape Maia (Die Biene Maja und ihre Abenteuer), scritta dal tedesco Waldemar Bonsels (un vero successo commerciale oggi tradotto in più di 40 lingue), è del 1912. Chi è della mia generazione conosce la storia grazie all’adattamento in cartone animato.

Prima edizione dell’Ape Maia, Waldemar Bonsels 1912

Ecco, qui di seguito, alcuni degli illustratori che eccelsero in questo genere:
Sibylle von Olfers (Germania  1881 – 1916). Vi avevo già parlato dei suoi Bambini Radice in questo post.

Ernst Kreidolf (Svizzera 1863 – 1956):

Ernst Kreidolf
Ernst Kreidolf

Elsa Eisgruber (Germania 1887-1968). Raffinatissima illustratrice dallo stile inconfondibile, metteva sempre insetti come spettatori delle scene delle sue storie. Pubblico che a noi, disabituati al fascino di queste piccole bestiole, genera un certo disagio.
(Ero convinta di aver già scritto un post con uno dei libri che possiedo di questa artista, ma non lo trovo più… Se lo ritrovate, datemi il link, così lo aggiungo).

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Elsa Eisgruber, Sause Kreisel sause, Herbert Stuffer Verlag 1926

Else Wenz-Viëtor  (1882-1973). La madrina stilistica di Lisbeth Zwerger, di cui vi avevo già mostrato il leporello con matrimonio di insetti su questo post.

Wenz-Viëtor
vietor2Wenz-Viëtor, testi di Max Gottfried Dingler (zoologo e poeta)
Wenz-Viëtor, Prinzessin Tulpe, leporello, 1920

Maggiolini giocattolo riempivano graziose scatoline…

venivano inviati per posta stampati su cartoline…

cartolina_camion_insetti

o portavano in spalluccia bambine dai boccoli d’oro.
(Su questa pagina Pinterest trovate un’abbondanza di cartoline con bagarozzi illustrati)

Cartolina tedesca, 1930 c.

Tutta la linea tedesca dei giocattoli di legno dipinto Wendt & Kühn, che provenivano dall’antica tradizione artigianale delle valli delle miniere metallifere al confine tra Repubblica Ceca e Germania (Erzgebirge), era zeppa di insetti e bambini-fiore.

Bamboline Wendt & Kühn, 1915

Ma torniamo in Belgio. Il grande scrittore simbolista Maurice Maeterlink scrive La vita delle api  nel 1901;  La vita delle termiti  nel 1927; La vita delle formiche nel 1930. Una trilogia che, insieme a L’intelligenza dei fiori, del 1907, celebra la poesia e l’intelligenza di questi insetti.
Trovate i tre libri raccolti, qui.
Tra gli artisti belgi che si sono affiancati a Maeterlinck per illustrare (in pregiate edizioni oggi rarissime) i suoi libri, figura il suo amico scultore e disegnatore simbolista George Minne (a Minne si ispirarono gli artisti della secessione viennese, tra i quali, Klimt).

Un libro di Maeterlinck illustrato da George Minne
Minne, nell’ottobre del 1932, stava tenendo un corso triennale di arte, illustrazione e stampa del libro presso l’Accademia di Belle Arti di Bruxelles (Institut Supérieur d’Architecture et de Décoration -La Cambre).
A inizio corso, tra i banchi spolverati dalla pulita luce fiamminga, entrò nella sua classe una giovane e luminosa artista russa, appena scappata dal suo paese a causa della rivoluzione.
Era Elisabeth Ivanovsky (1910- 2006), una delle più prolifiche  e talentuose illustratrici della generazione di artisti scappati dalla Russia. Tra illustrazioni per riviste e libri, realizzò più di 672 pubblicazioni, tradotte in 23 lingue, nell’arco di quasi un secolo di vita. Oltre a emergere come costumista e scenografa e vincere la medaglia d’oro della VIe Biennale di Milano, nel 1937, per i suoi decori teatrali.
Se la Francia aveva accolto tra le sue fila gli illustratori russi sotto l’insegna delle case editrici Père Castor e NRF – Gallimard, in Belgio, furono le edizioni Desclée de Brouwer et Cie e le Éditions des Artistes ad adottare Elisabeth. Per quest’ultime, creò e curò la collana Pomme d’Api e Sans Souci.

Elisabeth Ivanovsky

Qui sotto potete ammirare il suo studio, l’anno prima della sua morte, avvenuta nel 2006. La Bibliothèque National de France possiede oggi gran parte dei suoi disegni originali.

Qui sotto due suoi decori per il muro di un’edificio dell’Esposizione Universale di Bruxelles del 1935, trovati sulla pagina Facebook a lei dedicata.

Elisabeth Ivanovsky, decorazione murale per “Maisonnette de Pierre le Grand” alla “Exposition universelle de Conservati a l’ENSAV – La Cambre (Bruxelles).

Questa è la prima edizione del libro oggi riedito da MeMo.

Elisabeth Jvanovsky, Bonshommes des bois, Éditions des Artistes, collezione Sans Souci, 1944

Ed ecco qualche immagine interna del libro. Vi ho fatto aspettare tanto, e studiare un po’, ma mi sembrava bello intordurre questi libri di insetti contestualizzandoli nella storia dell’illustrazione.

Anna Castagnoli

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Elisabeth Jvanovsky, Les bonhommes des bois, Memo 2016


Primo simposio di illustrazione, Sarmede, 9-10 dicembre 2016

Da un’idea dell’illustratore Gabriel Pacheco, il primo Simposio di illustrazione italiano avrà luogo a Sarmede il 9 e 10 dicembre 2016. Un’occasione preziosa per studiare cose nuove e confrontarsi con colleghi, editori e studiosi.
La partecipazione al simposio è aperta a tutti ed gratuita; la prenotazione è obbligatoria.
Solo i due workshop (non obbligatori) di Joanna Concejo e Linda Wolfsgruber sono a pagamento: rientrano nel programma dei corsi di Sarmede.
Per info e iscrizioni: info@sarmedemostra.it

llustrazione per Wittgenstein
“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.”
9 – 10 dicembre 2016 | Sàrmede (TV), Teatro-Auditorium

 

Il Simposio si inserisce nel quadro delle attività della Scuola Internazionale d’Illustrazione ed avrà luogo durante la 34^ edizione de Le immagini della fantasia, Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia (Sàrmede, Casa della fantasia, 23 ottobre 2016 – 29 gennaio 2017).
E’ concepito come un momento di dialogo che mira ad aprire il discorso sull’illustrazione a riflessioni e strutture di pensiero sviluppate in ambiti creativi che non abbiano necessariamente l’illustrazione al proprio centro, come ad esempio la filosofia, la linguistica, la letteratura, il cinema, la fotografia, il teatro, l’antropologia.

Sarà costituto da una lectio magistralis, due tavole rotonde e due workshop d’illustrazione.
La parola costituirà il fulcro di questa prima edizione, che non a caso prenderà le mosse dal pensiero di Ludwig Wittgenstein, filosofo che ha sviluppato la sua ricerca nel campo della linguistica, segnalando l’importanza del pensiero e della parola come strutture primarie. Secondo Wittgenstein, il linguaggio descrive la realtà e non è possibile pensare la stessa indipendentemente dal linguaggio.
In questo senso, scrive nel Tractatus logico-philosophicus (1918) che “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. L’obiettivo che si pone questo primo Simposio è proprio quello di allargare i limiti del linguaggio dell’illustrazione attraverso la riflessione sul legame tra realtà, parola e immagine.
Il Simposio è rivolto agli studenti d’arte o dell’ambito creativo in generale, agli illustratori, agli autori, e a chiunque sia interessato all’illustrazione e all’arte.
Programma
(scarica il pdf del programma completo)
Venerdì 9 dicembre 2016
15.00 Apertura del Simposio
15.30 Lectio magistralis di Luigi Perissinotto, docente di Filosofia del Linguaggio e direttore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

 

Sabato 10 dicembre 2016
10.00 – 13.00
All’inizio il verbo.
Sulle alterazioni della realtà nell’atto di dire e dirsi

Riflessioni e pensieri sull’atto di enunciare e sulle sue implicazioni nel campo della creazione.
Marnie Campagnaro, docente di Letteratura per l’Infanzia all’Università di Padova
Monica Monachesi, curatrice de Le immagini della fantasia
Grassa Toro, scrittore e direttore de La CALA
Giovanna Zoboli, editrice e scrittrice
Moderatrice: Arianna Squilloni, editrice

15.00 – 18.00
Dal dire al conformare
Morfologia dell’insistenza nell’atto plastico
Tavola incentrata sull’atto di plasmare, dal latino plasmare, “dare forma, sagomare”. Un possibile schema delle diverse fisionomie creative che si generano dall’enunciazione all’affermazione plastica.
Joanna Concejo, illustratrice
Johann Fournier, autore e fotografo
Chiara Sironi, ricercatrice
Linda Wolfsbruger, illustratrice
Moderatrice: Arianna Squilloni, editrice

Workshop
Da giovedì 8 dicembre a domenica 11 dicembre 2016

Passeggiata silenziosa
Workshop d’illustrazione per tutti, a cura di Joanna Concejo
Sulla base dei documenti fotografici proposti, verranno sviluppate almeno cinque immagini che, connesse fra di loro in maniera evocativa e sottile, creino una narrazione in forma di passeggiata silenziosa, con la struttura del leporello.
Approfondimento corso a questo link.
Per info e iscrizioni: corsi@sarmedemostra.it

Immagini senza parole
Workshop d’illustrazione per tutti, a cura di Linda Wolfsgruber
Prendendo le mosse dalla frase di Wittgenstein “di quello di cui non si può parlare, si deve tacere”, verrà creato un silent book a sei sequenze, illustrando parole come irresistibile, spaventoso, brutto, bello, sorprendente, appassionato, inaspettatamente…
La partecipazione alla lectio magistralis e alle tavole rotonde è gratuita. Essendo i posti limitati, è necessaria la prenotazione. Per info e iscrizioni:info@sarmedemostra.it
I workshop rientrano invece nella programmazione della Scuola Internazionale d’Illustrazione.
Approfondimento corso a questo link.
Per info e iscrizioni: corsi@sarmedemostra.it

Il Simposio è organizzato dalla Fondazione S. Zavrel, con il patrocinio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, dell’Università di Padova – Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, e il contributo di Treviso Glocal, della Banca Prealpi, del Comune e della Pro Loco di Sàrmede.
Per info e iscrizioni: info@sarmedemostra.it


Una biblioteca per i bambini terremotati in Italia: inviate tanti libri!

Prende il via #FuturoInfinito: un progetto di ricostruzione dei paesi terremotati i cui mattoni saranno libri.
Una biblioteca dapprima itinerante che seguirà la comunità di #Visso (Marche) nel suo viaggio di ritorno verso il paese.
Se, come me, vi sentite impotenti, se come me vorreste fare mille cose per aiutare e poi non ne fate nessuna, fatene solo una, ma fatela: prendete uno o due dei più bei libri per bambini che avete in casa (o cpompratelo), scrivete sulla prima pagina del libro un messaggio per le bambine e i bambini di questo paese, accanto alla parola: FUTURO INFINITO, firmate il libro. Sarà come una lettera in forma di libro per dare loro tutto il coraggio di cui hanno bisogno. . Mettetelo in un pacco, scrivete sul pacco:

“KINDUSTRIA – Viale Martiri della Libertà 65B 62024 Matelica (MC)”

Inviate.
(Potete anche inviare libri per adulti)

È un’azione preziosa organizzata da Silvia Sorana e Francesca Chiappa, promossa da Loredana Lipperini su Fahrenheit.

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La misteriosa storia di una filigrana

Segue da questo post.

Ho il timore che sia poco condivisibile l’emozione di un intero giorno di ricerca per la scoperta della marca di carta su cui è stato stampato il mio album di Walter Bergmann (questo libro) nel 1926.
Se e quando diventassi una collezionista ossessiva e soporifera me lo direste, vero?

Il vostro aiuto è stato indispensabile a risolvere il giallo. Una lettrice della pagina FB del blog mi ha indicato un sito con tante informazioni sulle filigrane: questo. Ho scoperto, così, che la filigrana non è solo il disegno che si vede in trasparenza sui soldi di carta e su alcuni fogli nel mio studio, ma un intero mondo di immagini misteriose di cui non sospettavo l’esistenza.

Filigrane francesi del 1500 © Collection Archives de la Ville de Nyon, Le blog de l’archiviste

Dal latino filum (filo) + granum (grano), la filigrana, originariamente, era un grano o filo che veniva messo tra due placche di oro o di argento: una volta saldate insieme, lo spessore dell’inserto creava un rilievo grazioso che veniva usato per decorare l’oggetto. Già gli etruschi usavano questo sistema.
Quando gli arabi portarono i segreti della produzione della carta in occidente (Andalusia, Spagna: nell’anno 1056 la prima cartiera), a qualcuno deve essere venuto in mente che quello della filigrana era un buon metodo per marchiare la carta dall’interno. Così la cartiera poteva garantire la paternità e la qualità del suo prodotto, senza farsi rubare il mercato.

1282

E sapete chi inventò questo sistema che ebbe tanto successo? Gli italiani, per precisione, gli abitanti di Fabriano, nel 1282. La prima filigrana della storia, l’impronta di due fili in croce con 5 grani, si presentava così:

Filigrana nella carta Fabriano, 1282

Prima semplici croci, grani, cerchietti, poi disegni sempre più complessi – per non venir felsificati o copiati – le filigrane sono oggi il “filo” che si deve seguire se si vuole scoprire la storia del commercio della carta e, per conseguenza, la storia dei libri.


Un tipo che si spaccò la testa su questo argomento, finendo per classificare praticamente tutte le filigrane d’Occidente, fu il filantropo svizzero Charles-Moïse Briquet (1839 – 1918).
Io ho passato un solo pomeriggio ipnotizzata dalle filigrane, lui una vita, sempre chino su qualche libro per notare cambi di un’ala o di una coda di leone.  Con l’immancabile carta da lucido sottobraccio, che gli serviva a copiare le filigrane in qualche polverosa biblioteca (sistema che si usa ancor oggi), Carlo Mosé Bricchetto ha censito più di 60.0000 filigrane, datandole e collegandole a una zona geografica di produzione.
Nel 1907 ha pubblicato Les filigranes: dictionnaire historique des marques du papier dès leur apparition vers 1282 jusqu’en 1600. Quattro volumi diventati presto la bibbia di tanti studiosi. Meraviglie di internet: il dizionario è stato digitalizzato, leone dopo leone, aquila dopo aquila. Trovate i disegni qui e il libro qui.

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Inizio a cercare un disegno simile al mio nelle pagine del gruppo dei “leoni”, come mi ha suggerito un’altra lettrice del blog. Con corona, senza corona, dentro un cerchio, ci sono leoni di tutti i tipi. Alla fine arrivo a questo leone di Briquet, che somiglia molto al mio. Non sembra anche a voi?


Le prime filigrane con leone semplice appaiono a Palermo intorno al 1328. I leoni con corona sono un po’ più tardivi, alcuni gruppi italiani, altri francesi. Il leone con corona e pelliccia molto folta è di provenienza tedesca: inizia a essere usato come filigrana intorno al 1500.

Ma la data del leone coronato – 1585 – non coincide con la data di pubblicazione del mio libro – 1926.
Il mio giovane illustratore tedesco non può aver stampato su una carta  del 1500. Guardo con sospetto il libro. A volte la mia fantasia scappa dalla realtà. Forse è un libro del 1500 mascherato da libro del 1900?
Il disegno di copertina mi riporta a galla. È bello come uno stile ci riconduce a un’epoca. Un disegno così, nel 1500, non sarebbe stato possibile.

Cerco approfondimenti sul dizionario Briquet. Accanto alla referenza del mio leone numero 10.598 c’è una nota: stadtrechnungen. Google Translate la traduce con: bollette della città.

Significa che quando è presente questo leone coronato è presente anche una filigrana con il nome della città?
Mi metto a cercare. Ai raggi X della mia lampada da tavolo analizzo ogni pagina. Intanto, scopro che sotto il leone, quando il taglio della pagina non gli elimina i piedi, ci sono due iniziali (non le ho ancora decifrate).

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Ma il vero sussulto l’ho avuto (come se fosse apparso un fantasma) quando ho trovato questa enorme scritta in filigrana accanto ai piedi dello schiaccianoci…
(La cosa meravigliosa delle filigrane è che, quando il foglio non è in controluce, non le vedi, per questo gli inglesi le chiamano watermark: segni di acqua).

Metto subito ERGI SCH LADBACH in Google Translate. Niente. Il nome è incompleto. Un libro è l’insieme di grandi fogli che sono stati tagliati, alcune lettere sono saltate.
Inizio forsennatamente a fare prove con diverse iniziali e scopro che ladbach è, in realtà: GLADBACH (la G era rimasta fuori da foglio). Cerco su Google Maps. Eureka! Gladbach è una città tedesca vicino a Marburgo. Un tassello del puzzle in più sulla provenienza della carta.
Ma cosa vuole dire ergi sch? Continuando a giocare al detective, scopro mancava la V.
Google Translate mi dice che Vergi sch significa Regime fiscale. Sotto il mio leone c’è scritto:

Regime fiscale della città di Gladbach

Il leone palatino della città di Colonia

Il leone palatino, con corona e lingua fuori, è l’araldo di una antica casata di quelle vallate. Il loro dominio si estendeva fino alla Baviera. Oggi è ancora il simbolo della città di Colonia. Ho la provenienza della carta.
Ma come trovare un vecchio mulino a carta in quelle vallate? Metto queste parole su Google: “papier + Gladbach” e cosa scopro?

Gladbach c’è una delle più antiche e rinomate cartiere di tutta la Germania! Bingo! La cartiera Zanders è attiva ancora oggi. Ha persino un museo.

Una cartiera lavora per molti secoli. Probabilmente il disegno di questa filigrana è sopravvissuto come marchio della carta fino ai primi decenni del 1900, con poche variazioni. Anche se è più probabile che la stamperia avesse  dei fogli stoccati dal 1800. Il mistero si infittisce.

La cartiera Zanders, in fondo alla vallata di Gladbach

E ora, per cullarvi ancora un po’, se già non vi siete addormentati, vi racconto la storia della cartiera Zanders. Cercate di immaginare un antico mulino nella boscosa e fredda vallata di Gladbach, che vedete qui sopra. Il rumore incessante del fiume Strunde. La gente di quei posti, dignitosa, veste gli scuri abiti dei protestanti. Il mulino produce pane.
Un giorno d’estate del 1571, passa di lì a cavallo un certo Phillip von Fürth, un uomo con il senso degli affari. Sa che la richiesta di carta è sempre più alta in Germania e il produttivo mulino gli dà qualche ideuccia…

La stampa a caratteri mobili era stata inventata proprio in Germania intorno al 1450, con un aumento esponenziale dei libri in commercio. Ma nei primi decenni del 1500 accade qualcosa che fece crescere ulteriormente la domanda di carta. Il teologo Martin Lutero portò in Germania una vera e propria rivoluzione copernicana: quella della lettura. Disse che i fedeli potevano leggere la Bibbia da soli.

Lutero insegna ai bambini in un’incisione del 1700

A quei tempi, la Bibbia era il solo libro interessante a disposizione del popolo, ma nessuno aveva mai pensato che poteva leggerselo da solo. Imparare a leggere era cosa da eruditi, strati alti del clero e principi.
Inoltre, la Chiesa aveva sempre detto che era peccato interpretare da soli le scritture. Solo i preti, durante la messa in latino, potevano leggere ad alta voce e spiegare le scritture.
Se, dalle ultime file in fondo alla navata, i contadini capivano poco di tutte quelle chiacchiere erudite, venivano loro in soccorso le figure dei begli affreschi sulle pareti.
Lutero cambiò rotta. Disse che le parole sacre meritavano di essere lette e meditate, e che tutti potevano farlo. Bastava imparare. E basta con tutte queste immagini, statuette votive, madonne addolorate! Mica era uno spettacolo di cabaret, era una messa! Le pareti delle chiese dovevano essere sobrie e spoglie: le parole scritte bastavano e avanzavano. (L’iconoclastia protestante fu una battaglia contro le immagini piuttosto feroce).

beeldenstormIconoclasti al lavoro, Frans Hogenberg (1566)
1500, Germania, un affresco sfigurato. Iconoclastia protestante

Proprio nel castello di Marburgo, poco lontano dal nostro mulino a carta, avvennero nel 1529 i famosi colloqui di Marburgo, durante i quali Lutero passò molte serate a discutere animatamente con un altro protestante, certo Ulrico Zwingli (Huldrych Zwingli), svizzero. Il fine era quello di riunire sotto una sola confessione tutte le varie fazioni protestanti e farne un’unica grande religione.
Ma era ottobre, faceva un freddo cane nel castello, e nessuno dei due aveva voglia di dar ragione all’altro davanti a tutto il pubblico. Si misero d’accordo su quattrodici punti, ma per l’ultimo, il quindicesimo, quello che riguardava la presenza reale o simbolica del corpo di Cristo nella eucaristia, niente.

Colloqui di Marburgo, Xilografia a colori, 1557

Così, i protestanti svizzeri finirono per separarsi dai tedeschi. Ma questo ci allontana dal mulino e qui non ci interessa.
Quello che ci interessa è che in tutte le città e i paesini della Germania iniziarono ad aprirsi corsi e scuole. Poi nel Paesi Bassi e poi nel nord Europa. Sempre più corsi. Ogni luogo era buono.
Imparare a leggere, per quanto difficile, piaceva un sacco. E poi nelle sale dove si studiava un maestro metteva po’ di legna nel camino e i bambini potevano riscaldarsi gratis.
Fu la prima grande ondata di alfabetizzazione di massa della storia.
Venivano stampate un sacco di bibbie protestanti, e i mulini nelle vallate producevano carta, carta carta. Carta sempre più sottile per fare stare in meno spazio possibile tutte le parole della Bibbia, così che ogni famiglia potesse averne una in casa.
A Roma, intanto, Papa Leone X si faceva prescrivere litri di tisane calmanti, perché non gli andava proprio giù che il popolo leggesse da solo e si facesse una cultura senza il suo controllo. Non gli era venuto in mente che, adesso che la gente sapeva leggere, poteva usare i libri per educare i bambini alla morale cristiana, ma da lì a pochi decenni questa idea sorse e accompagnò la storia dei libri per bambini fino ad oggi, legando in un sodalizio longevo morale e letteratura.

Ma dove eravamo rimasti? A Phillip von Fürth che acquista il mulino di Gladbach nel 1571. Il suo fiuto per gli affari ebbe ragione. Prima chiamato Gohrsmühle, poi Schnabel, quel mulino si trasformò in una delle cartiere più produttive di tutta la Germania.

 

Un’antica cartiera in un’incisione del 1500 (C) Paper project

1820


La cartiera passò di mano in mano a diverse generazioni di imprenditori (sempre imparentati), ma nel 1820, durante una recessione economica, fece fallimento. L’ultimo erede della produttiva famiglia di cartai era Gottfried Fauth, che rimase spiantato.
Intanto, il giovane Johann Wilhelm Zanders (J. W: saranno i due monogrammi del mio leone?), di fede protestante, collezionista di libri, figlio di una famiglia di imprenditori di Colonia, sposa la figlia del proprietario di un mulino-cartiera della zona, Julie Müller. Si appassiona alla produzione della carta e comincia a comprare a buon prezzo mulini da macina abbandonati, tutti nella vallata di Gladbach e dintorni. Conosce Gottfredo, fanno amicizia, e insieme decidono di comprare l’intero lotto delle fallite cartiere Schnabel (nome del nonno di Gottfredo), messo all’asta. Battezzano la cartiera Fauth & Zanders . È il 1829. Pochissimi anni dopo Gottfredo muore.

Johann Wilhelm Zanders

Johann Wilhelm Zanders rimane l’unico proprietario e dà il nome alla cartiera, che intanto cresce con nuovi edifici e nuovi mulini. Ha soli 27 anni. Julie gli ha da poco dato un figlio e il loro futuro si prospetta roseo.

La cartiera Zanders nel 1850
La cartiera di Zanders nel 1880

1831

Ma il destino, si sa, fa quello che vuole e dopo solo due anni, nel 1831, anche Zanders muore, lasciando una vedova e un orfano.
Sua moglie Julie, anche se donna, vedova, madre di un bambino piccolo, prende in mano tutta la cartiera.
Ci voleva un bel carattere per mandare avanti un’industria nascente, e lei ce lo aveva. Basta ammirare la sua mandibola volitiva in questo ritratto per capire che le bastava passare nei corridoi della grande cartiera di Gladbach per far abbassare la voce agli operai e generare un rispettoso silenzio.
Fu la prima di una generazione di donne che per 150 anni fecero rigare dritto l’azienda Zanders.

Julie Zanders

 

Qui sopra la cartiera Zanders alla fine dell’800

E poi la carta le piaceva proprio. La sera, leggendo un libro della collezione del caro defunto marito, stagliava verso il candelabro una delle pagine e contemplava la sottile filigrana leonesca, pensando ai casi della vita e al futuro di suo figlio, al quale cedette la direzione della cartiera quando compì 18 anni.

1926


Quando, quarant’anni dopo, il nostro giovane illustatore Waklter Bergmann, (a Berlino?), fa stampare Die Geschichte vom kleinen Wackel, perché la stamperia usa proprio una delle carte Zanders? Inusuale stampare un libro su una carta vergata così fine da essere quasi trasparente (leggendo il recto di una pagina emergono in controluce le lettere del suo verso).

Ho passato un intero pomeriggio a seguire il filo  invisibile di una filigrana e sono allo stesso punto di partenza. Però, che viaggio affascinante.

Anna Castagnoli


10065666Una cartolina degli anni 20 delle cartiere Zanders

 


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