Fiera di Bologna 2017: tutti gli incontri dove ci possiamo trovare

Carissimi lettori, ci siamo! Un altro anno insieme alla Fiera del Libro per Ragazzi, che si svolgerà a Bologna dal 3 al 6 aprile 2016.
Vi aspetta un  fittissimo programma di eventi (imperdibili le mostre di Beatrice Alemagna, Isabelle Arsenault e Gilles Bachelet curate da Hamelin); di mostre e di incontri con il paese ospite di quest’anno: Catalogna e Isole Baleari (qui il programma), paese che sento ormai la mia casa per i dieci anni di vita a Barcellona.
In questo post, nel dettaglio, trovate il ricco programma di eventi gratuiti dove ci possiamo incontrare per scambiarci esperienze, allegria e un po’ di coraggio per affrontare la Fiera.
Vi ricordo che la Fiera è aperta a tutti gli addetti al settore. Se siete giovani aspiranti illustratori, per poter comprare il biglietto alle casse, oppure online, basta mostrare qualche schizzo o disegno.
Ci vediamo tra poco!
Anna Castagnoli

APPUNTAMENTI IN FIERA CON LE FIGURE DEI LIBRI
LUNEDÌ 3 APRILE

Lunedì alle 10:30
Ritrovo di incoraggiamento e consigli per affrontare al meglio la Fiera con Anna Castagnoli e Le Figure dei Libri.
Appuntamento davanti alle Poste, secondo angolo dopo l’entrata

Lunedì dalle 11 alle 11:30
Visita guidata alla Mostra Illustratori con Anna Castagnoli
Aperta a tutti fino a esaurimento voce :) (Ripeterò la visita il martedì alle 11).
Appuntamento dove sono esposti i cataloghi delle Mostre passate, all’ingresso della Mostra

Lunedì dalle 15:30 alle 16:30
Conferenza: L’illustrazione fra arte e mestiere
Masterclass con Anna Castagnoli, Paolo D’Altan (AI) e Ivan Canu (Mimaster).
Tutto quello che c’è da sapere per muovere i primi passi come illustratori. Lingua: Italiano.
The Illustrators Survival Corner, Padiglione 26
(per questo evento meglio prenotarsi andando direttamente nello spazio H26 quando si arriva in Fiera)

Lunedì dalle 16:30 alle 18
Presentazione corsi estivi e visione portfolio allo stand di Sarmede con Anna Castagnoli
Dalle 16 alle 16:30:
presentazione dei miei corsi di Sarmede e del Manuale dell’illustratore.
Dalle 17 alle 18: visione dei portfolio di ex-allievi o illustratori che desiderano frequentare un corso di illustrazione e hanno bisogno di consigli.
Scuola Internazionale di Illustrazione di Sarmede, Padiglione 26, stand B/4

Anna Castagnoli

APPUNTAMENTI IN FIERA CON LE FIGURE DEI LIBRI
MARTEDÌ 4 APRILE

Martedì dalle 9:30 alle 11
Conferenza: Scrivere e illustrare libri per bambini. I codici di un linguaggio

Sala Ouverture, centro servizi, primo piano, blocco D
Che caratteristiche ha un album illustrato? Come si scrive per bambini? Quali sono i margini e le possibilità di quest’arte? Che criteri hanno seguito i giurati della Mostra Illustratori 2017 per selezionare i vincitori?
Intervengono Arianna Squilloni, editrice di A Buen Paso, membro della giuria della Mostra Illustratori 2017, Nadia Terranova, scrittrice, Anna Castagnoli, autrice, illustratrice e redattrice del blog Le Figure dei Libri.
Lingua: Italiano.
Segue alle 11 una visita guidata alla Mostra Illustratori con Anna Castagnoli, con precedenza per chi ha seguito la conferenza. Appuntamento ingresso mostra.
(Se ci fosse molta gente,  possiamo dividere il gruppo e ripeterla).

Martedì dalle 12:30 alle 13:30
Conferenza: Storie e disegni raccontati in un Blog
con Anna Castagnoli (Lefiguredeilibri), Carla Ghisalberti (Lettura Candita e Libri Calzelunghe), Virginia Stefanini (GiGi Il Giornale dei Giovani Lettori e Libri Calzelunghe), modera l’incontro Caterina Ramonda (Le letture di Biblioragazzi).
Pratiche e riflessioni sui blog come strumento di promozione dei libri illustrati.
Caffè Autori

Martedì dalle 15 alle 16
Premiazione concorso di illustrazione Luigi Malerba

Premiazione e annuncio del vincitore del premio per album illustrato in lingua italiana Luigi Malerba.
(Insieme ai giurati).

APPUNTAMENTO IN CITTÀ MARTEDÌ 4 APRILE

Martedì dalle 18:30 alle 19:30
Presentazione de Il manuale dell’illustratore, Editrice Bibliografica 2017, con Anna Castagnoli.
Introduce l’evento la scrittrice Nadia Terranova.
Libreria Giannino Stoppani, via Rizzoli 1

 

Vi aspetto!

NB: tutti gli eventi sono gratuiti e aperti a chi è in Fiera, fino a esaurimento posti


Dick Bruna, il padre di Miffy. Parte 2/2 (lo stile)

Vai a: Dick Bruna, il padre di Miffy. Parte 1/1 (la biografia)

Dick Bruna (1927-2017), Olanda

L’estate scorsa ho visitato l’Olanda in lungo e in largo sui piccoli trenini che l’attraversano e ho capito perché ha partorito così tanti geni della pittura e del pensiero, oltre che ottici. È per via della luce. Il modo in cui la luce scolpisce oggetti, tetti e orizzonti è particolarissimo. Una luce bianca, purissima, così netta… come se prima di arrivare a colpire la terra avesse attraversato una delle lenti di Spinoza.

Nella fotografia qui sotto, scattata durante il mio viaggio, potete vedere la veduta di Delft trecentocinquantasette anni dopo che la dipinse Vermeer, nel 1660. Davanti a quella veduta ho capito che noi umani sbagliamo tutto. Costruiamo rigidi monumenti, torri, muri, bastioni sperando di strappare alla finitudine qualche brandello di mondo, quando -senza grande sforzo- quello che davvero attraversa il tempo e resta sono le nuvole, l’acqua, la luce.

Fotografia di Delft vista dal canale, (c) Anna Castagnoli
Johan Vermeer, La veduta di Delft, 1660, al museo Mauritshuis de L’Aia

In quel viaggio ho anche visitato lo studio di Dick Bruna, riprodotto all’interno del Central Museum di Utrecht e ho avuto la sensazione che la stessa luce avesse influenzato la sua opera.

Per capire fino in fondo la semplicità dell’opera di Dick Bruna bisogna ricordare che è cresciuto negli anni di massima espressione di uno dei movimenti culturali più importanti del ‘900: il Neoplasticismo, chiamato anche Movimento De Stijl  o Costruttivismo olandese, nato proprio nei Paesi Bassi.
Nel 1917 (Bruna nasce dieci anni dopo) viene fondata in Olanda da Theo Van Doesburg, Piet Mondrian e Bart van der Leck  la rivista di design e architettura De Stijl. È il manifesto di una rivoluzione nel campo dell’arte, del design e dell’architettura.
Gli oggetti della vita quotidiana (design), le pagine dei giornali e dei libri (grafica), le case e le città (architettura), l’arte (Astrattismo): tutto doveva ritornare a esprimere un ordine assoluto e ideale, a misura di uomo.
La nuova parola d’ordine olandese – che influenzò lo sviluppo della Bauhaus in Germania – era: essenzialità. Il cubismo aveva rotto i canoni della prospettiva centrale, il Neoplasticismo semplificò quei cubi ancora e ancora, rendendoli pura forma e puro equilibrio.
La nettezza della luce olandese, che aveva scolpito la veduta di Delft, aveva portato a termine il suo lavoro di lima: forma, colore puro e luce disegnavano, ora, se stessi.

Sopra: Piet Mondiran nel suo studio; sotto: un servizio di moda di Yves Saint Laurent
Piet Mondrian
Dick Bruna, Miffy al museo, Franco Panini Editore
Theo van Doesburg
Logo originale di De Stijl; poster di Bart van der Leck; poster di Van der Leck (c) printingcode.runemadsen.com
Bart van der Leck, Composition meisje met koe, ca. 1921

Al Costruttivismo, Dick Bruna prese in prestito la libertà di scomporre il mondo in elementi primi, e metterli in scena senza bisogno di null’altro, come nell’esempio qui sotto, così evidentemente ispirato dall’opera di van der Leck (sia Bruna che van der Leck abitavano a Utrecht). Nel poster, la parte nera è il muro esterno della casa oppure è il nulla: non importa saperlo. Quella piccola finestra illuminata basta a se stessa e all’orsetto che legge.
Una semplicità perfetta per i bambini piccoli: la finestra gialla è come un piccolo cubo che possono prendere con lo sguardo, per iniziare a capire e comporre il mondo.

Dick Bruna, Black Bear, poster, 1963
Dick Bruna, Blues voor Voetstappen, copertina

Un altro esempio lo troviamo nella casa di Miffy: è a misura di Miffy, come insegnavano le nuove teorie della architettura De Stijl e razionalista, le quali prendevano l’altezza di un uomo come misura per progettare l’altezza di una stanza. Una rivoluzione rispetto alle ampie, altissime stanze dell’archietettura ottocentesca.

Schröder House di Gerrit Rietveld, Olanda
Dick Bruna, La casa di Miffy
Le Corbusier (1887-1965), la casa a misura d’uomo

Prima di diventare graphic designer e illustratore, Bruna tenta la carriera di artista. Dopo alcuni stage infruttuosi presso librerie e case editrici (come ricordavo nello scorso post, il padre voleva che diventasse editore), si iscrive all’Accademia di belle arti di Amsterdam, che abbandona dopo solo sei mesi. È un’altra la scuola che lo interessa, ed è fuori dalle stantie aule delle accademie.
I suoi maestri sono Picasso, Matisse, Léger.
Di Fernand Léger lo colpisce la separazione netta della linea nera dai colori (oggi ci sembra una cosa facile, ma pensate a come era l’arte prima che queste avanguardie aprissero la via alla libertà di disporre linee e colori sulla tela! Questi artisti, all’epoca della giovinezza di Bruna, erano considerati dalle accademie degli imbratta-tele e, dai regimi totalitari, dei degenerati da mettere al bando).
Dick Bruna riprenderà questa separazione tra nero e colore nella sua opera di grafico, ma chiudendo le forme libere di Léger dentro quelle, più geometriche, del quadrato e del rettangolo, maggiormente in linea con le teorie del Costruttivismo olandese.

La racine noire (The Black Root), 1948
Fernand Léger, Two Women Holding Flowers, 1954
Dick Bruna, mostra al Rijksmuseum, 2015 (foto: Jo Biddle/AFP/Getty Images)

Nel 1947 Henri Matisse pubblica Jazz, un libro d’artista stampato in un numero limitato di copie, dove le immagini sono semplici forme ritagliate da fogli di carta colorata. Dick Bruna, folgorato dal libro, riesce a acquistare una delle rare copie numerate (nella foto qui sotto la riproduzione della copia di Dick Bruna, nel suo studio al Central Museum di Utrecht), e inizia a sperimentare l’arte del collage. È con questa tecnica che realizzerà molte delle copertine per la casa editrice del padre, a partire dal 1953. Ed è ai colori primari di Matisse che si ispirerà per la paletta cromatica dei suoi futuri libri per bambini.

Il libro Jazz di Matisse appartenuto a Dick Bruna. Studio di Dick Bruna al Central Museum, Utrecht

Matisse, Jazz, 1947
Dick Bruna, un poster con il suo personaggio icona Black Bear

Henri Matisse, 1953, National Gallery of Art, Washington
Dick Bruna, Miffy al museo
Henri Matisse, Henri Matisse “Patitcha” 1947, acquatinta

Henri Matisse. Apollinaire, Matisse, Rouveyre (Trois têtes. A l’amitié). (c. 1951-52, printed 1966)
Dick Bruna, Miffy

Un’altra importante sorgente di ispirazione è la scoperta giovanile del libro Leggende chassidiche illustrato da Hendrik Nicolaas Werkman, che Dick sfoglia appena terminata la guerra (vi preparo un post su questo libro meraviglioso, l’ho scoperto facendo questa ricerca).
Bruna viene conquistato dalla possibilità di dare una sensazione di profondità di campo con la semplice sovrapposizione di macchie di colore piane. La tecnica di Werkman si avvale dell’uso di stencil successivi: uno per ogni forma e colore. Il colore viene steso con un rullo intorno – o dentro – lo stencil. È una delle tecniche che utilizzerà Bruna per i suoi lavori di graphic designer.

Hendrik Nicolaas Werkman, Chassidische Legenden, 1941-43
Dick Bruna, monotype, 1962. A destra: Rooster, Dick Bruna, collage (fonte immagine)
Immagine tratta dal libro-catalogo “Dick Bruna artist”, in vendita su questa pagina

A partire dal 1959 la grafica dei libri per bambini di Bruna prende una caratteristica peculiare. Il formato diventa quadrato e lo resterà per i successivi cinquant’anni di edizioni (più di 120 titoli).
L’immagine è sempre a destra, il testo sempre a sinistra.

Dick Bruna, Cappuccetto rosso (fonte fotografia qui)

Il grafico che maggiormente ha ispirato Bruna è stato l’olandese Willem Sandberg (immagine qui sotto). Ritorna nella grafica di Bruna questa idea di modulo, di elemento che non ha bisogno di orepelli.
In questo post trovate le font (caratteri di testo) utilizzate maggiormente da Bruna: Helvetica, Mercator, Compacta, Volta. Quasi sempre caratterizzate dall’assenza di grazie.

L’opera di Bruna, come quella di tutti i grafici, è una continua ricerca delle leggi auree che regolano la doppia pagina del libro. Testo, colore e immagine non rivaleggiano tra loro, ma si fondono in una perfetta unità. È una scelta stilistica in opposizione a un tipo di illustrazione che cerca di restituire l’illusione della realtà. Più c’è intenzione di realtà (prospettiva, chiaro scuro, profondità di campo), più l’immagine dell’illustrazione si allontana da quella del testo.
Dick Bruna è stato un grafico, si sempre interessato alla dimensione compositiva dell’immagine. Ma è stato anche un illustratore per la grazia con cui ha saputo dare un’anima a delle piatte superfici di colore.
I suoi personaggi assomigliano a icone bidimensional, sono rigidi come cartelli stradali, eppure, sono vivi.
Questa magia è l’Arte.

Dick Bruna, B is een beer

Nemo profeta in patria, recita il proverbio latino. La prima retrospettiva su Dick Bruna è stata allestita al Centre Pompidou di Parigi nel 1991. Solo nel 2015 il Rijksmuseum di Amsterdam ha dedicato a Bruna una grande mostra. Le sue illustrazioni sono state appese accanto ai quadri di Léger, Matisse, Bart van der Leck; sotto lo stesso tetto dei capolavori di Rembrandt e Vermeer.
Ma i bambini di tutto il mondo non hanno avuto bisogno di aspettare questi riconoscimenti per sapere che dietro la semplicità delle forme di Bruna c’era un dono di luce per loro.


Anna Castagnoli

Dick Bruna nel suo studio

Fonti e apprfondimenti:
Artsy.net
Central Museum, Utrecht
Iconofgraphics
Font in use
Medium.com
Wikipedia
Il catalogo della mostra di Amsterdam:
Dick Bruna Artist

Leggi anche: Dick Bruna, il padre di Miffy. Parte 1/1 (la biografia)

 


Dick Bruna, il padre di Miffy. Parte 1/1 (la biografia)

Il 16 febbraio scorso è mancato Dick Bruna, all’età di 90 anni. E stato uno dei più grandi illustratori del mondo: conosciuto e adorato da folle di bambini per il suo personaggio Miffy. I libri di Bruna hanno venduto più di 85 milioni (!) di copie e sono stati tradotti in oltre 50 lingue.
In questo post vi racconto la sua storia e, nel prossimo, le correnti artistiche e gli artisti che hanno influenzato lo stile di questo grande artista per bambini.

Dick Bruna all’inaugurazione della sua mostra al Madurodam dell’Aia, 2005, (c) AFP PHOTO, ANP, Inge Van Mill

La vita di Dick Bruna
Utrecht, 1927-2017

Capita spesso, in una famiglia di medici o avvocati, che uno dei figli voglia diventare artista: è dramma. Nella famiglia di Dick Bruna è andata un po’ meglio: i genitori sono editori della A.W. Bruna & Zoon, una casa editrice olandese fondata nel 1868 dal nonno di Dick. Il padre vorrebbe che il figlio prendesse in mano il futuro dell’impresa famigliare, ma il giovane Dick non ne vuole sapere e decide di diventare illustratore.

Durante la seconda guerra mondiale, Dick vive nascosto insieme alla famiglia in una casa di campagna. Anni dopo, raccontò che non si rendeva conto di quello che stava accedendo nel mondo; passava il tempo immerso nella lettura dei due soli libri che erano in casa: una monografia di Van Gogh e una di Rembrandt, entrambi olandesi.

Dick bruna bambino
Dick Bruna nel suo studio

A causa della guerra non riesce a portare a termine la scuola secondaria. Finita la guerra, il padre lo manda a lavorare come assistente presso librai ed editori, sperando di formarlo al mestiere di editore.
Lavora un anno come stagista alla libreria Broese di Utrecht, un altro anno alla libreria W.H. Smith di Londra e un altro anno presso la casa editrice Plon di Parigi. A Parigi scopre le opere di Matisse, Picasso e Léger e torna a Utrecht sempre più convinto di non voler fare l’editore.
Si iscrive all’accademia Rijksakademieche di Amsterdam, che abbandona dopo solo sei mesi. Non si sente portato neppure per la pittura: non era capace di realizzare disegni in prospettiva e si sentiva attratto dalle nuove correnti artistiche dell’Astrattismo e del Costruttivismo (in attrito con le Accademie).

Il padre si arrende ad avere un figlio artista e lo assume come grafico, commissionandogli copertine di libri. Per la casa editrice paterna Dick Bruna realizzerà più di 2.000 copertine, molte delle quali con la tecnica del collage. Sono oggetto di culto tra collezionisti le sue copertine per la collana di tascabili Orso nero e quelle per i gialli di Simenon. Le potete vedere quasi tutte sul blog Retrobook.

Copertine illustrate da Dick Bruna per la casa editrice paterna A.W. Bruna & Zoon

Nel 1953 sposa Irene de Jongh, con la quale ha tre figli: Sierk (1954), Marc (1958) e Madelon (1961). Nello stesso anno realizza il suo primo libro per bambini: The apple.

The apple, 1953, la maquette del primo libro per bambini di Dick Bruna (fonte: iconofgraphics.com)

Un amico di famiglia convince il padre a pubblicare una collezione di libri per bambini piccoli firmati da Bruna, nello stile di The apple. Nascono ‘Tijs’, ‘Toto in Volendam’, ‘Kleine koning’ .
Il padre non è convinto della qualità di questi libri e il lancio della collana è un fiasco. La A.W. Bruna & Zoon non aveva mai pubblicato libri per bambini e non sapeva come pubblicizzarli.
Ma Dick Bruna è risoluto, è assolutamente convinto che piaceranno ai bambini e vuole andare avanti.
Guardate che capolavori di allegria, freschezza, sintesi grafica!

Dick Bruna, Tijs, 1957, uno dei primi libri per bambini di Bruna


Dick Bruna, Toto in volendam, A.W. Bruna & Zoon, 1953, uno dei primi libri per bambini di Bruna
Dick Bruna, Kleine koning, A.W. Bruna & Zoon, 1955

La nascita di Miffy

Un giorno d’estate del 1955, durante una passeggiata, Dick Bruna mostra un coniglietto al suo primo figlio, Sierk, che all’epoca ha un anno.
Rientrato a casa, inventa per il figlio la storia semplicissima di un coniglio che fa cose semplicissime: le stesse cose che fa Sierk tutti i giorni.
I testi sono altrettanto semplici e brevi. Lo chiama Nijntje, che in olandese significa coniglietto. Non è né femmina né maschio, né giovane né vecchio. Quando, anni dopo, chiederanno a Bruna più informazioni sul suo personaggio, lui risponderà sempre: Nijntje è solo Nijntje. (Miffy è solo Miffy). Una bellissima tautologia per definire chi si è.

Dick Bruna non è il solo grafico che ha iniziato una carriera di illustratore per bambini per mettersi in relazione al primo figlio: Munari, Leo Lionni e Katsumi Komagata hanno seguito lo stesso impulso affettivo e creativo.

Questa è la prima maquette di Miffy.

Dick Bruna ha realizzato più di 100 libri con Miffy protagonista: l’ultimo, nel 2011, a 84 anni.
Hanno tutti lo stesso stile: un personaggio visto di fronte, tinte piane, colori primari e una linea nera precisa che avviluppa ogni forma, rendendola iconica e ideale. La linea è realizzata a china, con l’uso di un pennello molto fine che Bruna prese l’abitudine di costruirsi da solo.

Fotografie di Anna Castagnoli al Central Museum di Utrecht

Dal 1955 al 2011 Miffy evolve verso una simmetricità sempre più statica: Dick Bruna mira a una semplificazione assoluta.
Qui sotto vedete due edizioni dello stesso libro “Miffy allo zoo” realizzate a distanza di vent’anni. Potete osservare come Miffy si raddrizza e assume una posizione completamente frontale.
A partire dal 1959 il formato di questa serie diventa quadrato, di una misura che resterà invariata negli anni: 16×16 cm. È per adattare meglio i libri alle mani dei piccoli lettori, ma anche per riassumere, in un libro, tutto quello che il Costruttivismo aveva dettato nel suo manifesto. La forma più assoluta, base di tutte le costruzioni, è il quadrato.

Dick Bruna, Nijntje in de dierentuin, 1955
Dick Bruna, Miffy allo zoo, 1975, Miffy nel suo famoso formato 16×16 cm

L’espressione del viso di Miffy sembra sempre uguale: due punti per gli occhi, una croce per la bocca. Un po’ nello stile delle bambole Waldorf di Steiner, che non avendo nessuna espressione possono accogliere con più duttilità le emozioni proiettate dal bambino.
Ma a dispetto dell’apparenza, Miffy è piena di vita. Non sono soltanto i brevi testi ad animarla: Bruna era capace di lavorare giorni interi per rendere l’espressione con quei tre piccoli segni. Non aveva nient’altro a disposizione. Un’impercettibile differenza della distanza e dell’altezza degli occhi, della grandezza della X della bocca, una minima inclinazione della testa erano i soli strumenti che aveva per dare vita agli umori di Miffy, e Bruna soleva lavorarci sopra per ore e ore fino a che: «Ecco, è proprio Miffy, adesso è davvero triste». Per un libro di 12 pagine realizzava più di 100 disegni. Miffy è  sorpresa, spaventata, triste, pur non cambiando mai la sua semplice faccina.

La serie dei libri di Miffy è stata un successo interplanetario, declinato in gadget, serie televisive, puzzle, giochi, pupazzi, statue. In Italia, alcuni libri della serie, sono pubblicati da Franco Cosimo Panini.
Dick Bruna, oltre alla serie di Miffy, ha realizzato molti altri libri per bambini, sempre con lo stesso stile. I più interessanti sono quelli che illustrano le fiabe classiche. È sorprendente, per noi che conosciamo le fiabe e i loro diversi illustratori, osservare come possono venir raccontate attraverso immagini statiche, frontali, iconiche.

Fotografia di Anna Castagnoli al Central Museum di Utrecht

 


Pollicino di Dick Bruna

Cenerentola di Dick Bruna

Biancaneve di Dick Bruna

Nonostante l’immensa fortuna economica e il successo, Dick Bruna ha vissuto una vita semplicissima a Utrecht insieme alla moglie, inseparabile consigliera e critica. Andava al lavoro ogni giorno in bicicletta e cercava di scansare giornalisti e interviste per una sua peculiare forma di timidezza, o discrezione.
Lo saluto e lo ringrazio per il dono di poesia e delicatezza di tutta la sua opera. Ciao Dick Bruna, riposa in pace, noi ci prederemo cura di Miffy.
Anna Castagnoli

Segue…
VAI alla seconda parte del post:
Dick Bruna, il padre di Miffy. Parte 2/2 (lo stile)

 

Un mio abbraccio a Miffy durante una visita allo studio di Bruna, riprodottto al Central Museum di Utrecht

Potete acquistare alcuni titoli in italiano (edizioni Panini con traduzioni di Giusi Quarenghi) a questi link:
La lettera di Miffy
Miffy compie gli anni
Miffy al museo
Miffy balla
Un fratellino per Miffy
etc…


11 editori spagnoli e un manifesto

Si stanno unendo, fanno feste, scrivono manifesti, sono allegri, costruiscono progetti insieme. Sono 11 editori indipendenti catalani: hanno capito che unire le forze è più intelligente che stare chiusi nel proprio guscio.
Sono: A buen paso, Thule, Babulinka, Takatuka, Coco Books, Libros del Zorro Rojo, Corimbo, Kalandraka, Ekaré, Juventud, Flamboyant.

Manifesto dell’album illustrato
11 ragioni

1)Perché qualunque persona, a qualsiasi età, ha bisogno di arte e si bellezza per abitare il mondo.
2) Perché condividere letture in famiglia o con amici è volersi bene, e unisce; senza nulla togliere al piacere di leggere un album in solitudine.
3) Perché quando relazioniamo testo e immagine, decifriamo un codice perfetto, impariamo a pensare, a attribuire significati, a emozionarci.
4) Perché un album illustrato costa molto meno di una torta di compleanno o della bottiglia di spumante con cui salutiamo l’anno vecchio, eppure, dura tutta la vita.
5) Perché attraverso una ricostruzione narrativa possiamo comprendere quello che accade nel mondo e nella nostra propria esperienza.
6) Perché lasciando un pagina per tuffarci in quella dopo si risveglia la nostra immaginazione. E arrivati alla fine vorremmo urlare: «Ancora!».
7) Perché specchiandoci nelle storie illustrate ci riconosciamo come persone, protagonisti di storie, e scopriamo che non siamo soli.
8) Perché se un adulto non capisce cosa accade nella pagina di un libro, glielo spiega un bambino.
9) Perché se hai dimenticato un album in fondo a un cassetto, il giorno che per caso te lo ritrovi tra le mani, sarai contento come per il più bel regalo.
10) Perché per contemplare il mondo bisogna fermarsi a riconoscere le tracce e i dettagli nascosti nelle immagini. Un album illustrato cattura il tempo, e ti invita a riflettere.
11) Perché la lettura degli album illustrati arricchisce la sensibilità artistica, sviluppa lo spirito creativo e ti rende libero.


Betty Miles, Remy Charlip. Che cosa è il mondo?

What is the world? (Che cosa è il mondo?), 1958, testo di Betty Miles, illustrazioni di Remy Charlip, dovrebbe diventare una lettura obbligatoria per tutti i bambini del mondo e forse il mondo andrebbe un po’ meglio.

Il libro è un’opera corale, firmata da alcuni dei futuri più grandi esponenti della pop-art newyorkese degli anni ’60.
La pop-art è stato un movimento che ha restituito all’arte “alta” gli stendardi della cultura popolare: dalla pubblicità al cinema, dalle cartoline postali al fumetto.
Il libro è in pieno spirito pop-art.

Betty Miles

Iniziamo dal testo, firmato dell’attrice Betty Miles, che nel 1946 lasciò il cinema per dedicarsi a tempo piano alla sua grande passione: l’insegnamento.
Saltella di pagina in pagina con un ritmo e una gioia liberatoria che fanno chiudere il libro e alzare lo sguardo verso il mondo che ci circonda pacificati con ogni cosa.
Il messaggio che attraversa le pagine è semplice come un raggio di sole: ogni cosa è mondo.

Il mondo è il cielo, è un semaforo, è una casa, è una vasca da bagno, è una sedia, è quando arriva una cartolina, è tutto quello che è piccolo, grande, pieno e vuoto, brillante e abbagliante (come una luna d’estate, come un cucchiaio d’argento), è ieri, è domani, è i giorni in cui eri bambino, è i giorni in cui sarai grande, è quando dormi, è quando papà va al lavoro, è quando torna la sera, è quando canti, è quando giochi. Il mondo è quando vai in viaggio in macchina e ti fermi in diversi posti, e ovunque tu vada, in barca, in aereo, in bicicletta, è sempre il mondo.
Una lunghissima lista di oggetti, spazi, tempi, azioni termina nell’ultima pagina con “Il mondo sei tu“, dando la sensazione al lettore che si è lasciato trasportare ovunque per il mondo, che tutto ha un centro (io/tu), ma che questo centro che può espandersi fino ad abbracciare tutto il resto con un movimento gioioso.
Un inno all’amore e al rispetto per ogni cosa, che sia nobile o povera, piccola o grande, passata o futura, ma senza moralismo. La pace non è un fatto morale, è la gioia di sentirsi appartenere a questo mondo e di riconoscere a tutti e tutto lo stesso diritto.

 

What is the world? Betty Miles, Remy Charlip, New York, Alfred. A. Knopf 1958
Remy Charlip

Le illustrazioni (oltre alla “regia” del libro) sono di Remy Charlip, illustratore, scenografo, coreografo e ballerino (avevo già analizzato tre dei suoi libri: qui e qui e qui. Charlip è uno dei miei illustratori preferiti al mondo).
Fu uno dei fondatori della Merce Cunningham Dance Company, per la quale disegnò costumi e spettacoli, spesso accompagnato da John Cage.
Fondò anche la Paper Bag Players, una compagnia teatrale che aveva come programma quello di portare ai bambini sperimentazione teatrale di altissima qualità creativa. Tutti i suoi libri per bambini, non per caso, hanno un ritmo teatrale di millimetrica precisione e leggerezza.

L’affiche della Paper Bag Players
Uno spettacolo della compagnia Paper Bag Players, con i nomi dei suoi fondatori e attori

Guardate, nella due immagini qui sotto, che raffinato uso del bordo destro e sinistro della doppia pagina dell’album. Come una quinta teatrale, il margine esterno della pagina permette di creare due tempi diversi nello stesso spazio. A destra è la porta di uscita (il papà va al lavoro) e sinistra è la porta di entrata (il papà torna).

What is the world? Betty Miles, Remy Charlip, New York, Alfred. A. Knopf 1958

I risguardi sono di Ray Johnson, un artista neo-dada che divenne famoso per i suoi collage inviati via posta.
What is the world? Betty Miles, Remy Charlip, New York, Alfred. A. Knopf 1958

Ray Johnson, collage

I fiocchi di neve sono stati disegnati da John Cage, uno dei pionieri e teorici più sperimentali della musica contemporanea.

Infine, Charlip, con una delicatezza che commuove, non dimentica di menzionare nel colphone chi è il neonato nella foto e di chi è la manina che è stata usata come calco per la copertina: rispettivamente, August Vanderbeek e Ann Crane.
Perché tutto è mondo, e non bisogna dimenticare niente e nessuno.


Storia degli insetti (illustrati!) nei libri per bambini. Parte 2

Continuiamo la nostra passeggiata tra gli insetti illustrati (iniziata qui).

Kitty Crowther, Poka e Mine à la pêche, École des loisirs – Pastel

Da molti anni, l’illustratrice belga Kitty Crowther, premio ALMA 2010, firma una collana di piccoli album illustrati che hanno come protagonisti due insetti deliziosi: Poka e Mine.
Ne ha pubblicati 8 in 11 anni (la lista qui, sulla pagina dell’editore École des loisirs), tutti in piccolo formato (15×21), con copertina brossurata.
Forse papà e figlia o fratello maggiore e sorella, forse amici, di cui uno pare un adulto e l’altro una bambina (la natura della loro relazione non viene mai specificata), vivono, ad ogni libro, un semplice episodio quotidiano. Vanno al cinema; Mine si rompe un’ala; si svegliano e vanno al lago; giocano a calcio…
Nessuna avventura se non quella incredibile, quotidiana, di vivere.

Kitty Crowther, Poka e Mine au cinema, École des loisirs – Pastel

Un esempio in questo video di presentazione, dove Mine trova una conchiglia e pensa di regalarla alla nonna come cappello. Quando viene l’ora di andare a dormire, in sogno o per davvero, altre conchiglie vengono a trovarla.

I bambini vanno in visibilio per questa serie. Bisogna rileggergli la storia ancora, ancora e ancora. Troppo spesso ci dimentichiamo che per i bambini piccoli, gli snodi e i problemi della vita quotidiana – un ginocchio sbucciato, vestirsi e andare a scuola, una gita domenicale – sono momenti densi senso e emozione.

Kitty Crowther, Poka e Mine, Les nouvelles ailes, École des loisirs – Pastel

Quando ce ne ricordiamo, facciamo libri bruttissimi dove si vedono un bambino o una bambina fare le stesse cose che farebbero un bambino o una bambina, con la sola differenza che il bambino o la bambina di carta sorridono come un ebete per ogni cosa che fanno.
Il genio narrativo di Kitty Crowhter, invece, riesce a restituire a questi minimi fatti quotidiani tutto il fascino di un intero universo.
Intanto, perché i protagonisti sono insetti e non bambini. L’immedesimazione è ha il velo pudico di un’allegoria. Poi, perché non si trovano nei testi sentenza sul mondo, prescrizioni morali, finali epici. Tutta la lievità misteriosa della vita reale, come in un film di Éric Rohmer, riempie ogni più piccolo gesto di tensione e magia. Alla fine, niente. Alla fine del libro si sta su una foglia a contemplare il tramonto. Si va a dormire. Si torna a casa. Si preferiscono la ali vecchie a quelle nuove. Un niente che è tutto.

Kitty Crowther, Poka e Mine, Le réveil, École des loisirs – Pastel

Peccato che in Italia non siano ancora stati tradotti. Li trovate editi in francese (Poka e Mine), inglese (Poka e Mia) e spagnolo (Poka e Mina), e in altre lingue.

Un altro libro di cui vi volevo parlare da tempo è Sei zampe e poco più di Geena Forrest.
Fa parte di una nuova collana didattica curata da Topipittori: PiNO: piccoli naturalisti osservatori.

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L’editoria didattica, non solo in Italia, ma in Italia particolarmente, è vergognosamente brutta.
Non si sa per quale mistero chimico, sembra che estetica e didattica siano due gocce idrofobe incapaci di stare insieme.
Nel libro di Geena Forrest, finalmente, un bambino potrà scoprire mille cose scientifiche sul mondo degli insetti accompagnato da disegni eleganti, colori equilibrati, silenzi fatti di bianche pagine di neve.
Si può fare didattica con un’estetica curata.
Un libro perfetto per iniziare una passione entomologica: da soli o accompagnati da Geena Forrest, che oltre a illustrare insetti, tiene spesso laboratori estivi per scoprirli e disegnarli insieme ad adulti e bambini.
Info laboratori: qui.
Il racconto di Geena su come ha ideato e illustrato questo libro: qui.

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In un prossimo post vi parlerò di altri due libri sugli insetti, ma per adulti.
Anna Castagnoli


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