Dalla carta alla ceramica, narrare con altre forme: Marta Iorio

Ho chiesto a Marta Iorio di raccontarmi il suo lavoro di illustratrice-ceramista.
Oltre ad ammirare la sua arte, trovo molto interessante scoprire come si può lavorare con l’illustrazione in diversi campi e su diversi supporti. Buone pratiche lavorative e di libertà espressiva da cui lasciarsi ispirare.
Marta Iorio aveva già deliziosamente illustrato per questo blog Il galateo del blogger.

Di supereroi, yeti, isole e cascate
di Marta Iorio

Quello che ho considerato per molto tempo un difetto oggi è diventato il modo di sentirmi a mio agio.
Parlo dell’ impossibilità di lavorare solo su una cosa. Nel mio lavoro e nella mia visione, cosa, si traduce in tecnica, modo, e quasi sempre va a braccetto con un tipo di materiale e un tipo di gesto, di dosaggio di forza.

Marta Iorio, illustrazione per un testo di Sergio Calabrese

Mi dedico all’illustrazione, negli ultimi anni, però, alla narrazione con tempera su carta si sono aggiunti più mezzi: ho ripreso l’incisione su linoleum e diverse tecniche di stampa che ho appreso e sperimentato in Messico diversi anni fa, il modellato di argilla e la pittura su ceramica imparate al liceo Artistico e praticate per diversi anni nel giardino della casa del “Monte delle formiche”, rifugio mio e di mia sorella delle domeniche d’inverno.

Tutto torna.

Marta Iorio, scultura e stampa su tappezzeria

Ogni due domeniche al mese, mia sorella e io come assistente, lavoravamo la ceramica e cuocevamo i pezzi nel forno da noi assemblato.
Ho un vago ricordo delle cose che abbiamo fatto, ma ricordo perfettamente quanto tempo abbiamo dedicato a quei materiali, a quei gesti, al tornio, ai tempi del forno, alla sorpresa dei pezzi incandescenti nelle sere d’inverno.
Poi tutto è finito, Anna si è dedicata ad altro, io pure. La ceramica è rimasta quella cosa d’inverno al Monte delle formiche.

Nel 2012 ho pubblicato la novella grafica Cicale (Topipittori), autobiografia della mia infanzia: un libro ricco di personaggi e di spazi emotivi che ruotano intorno alla crescita di una piccola donna, nella sua famiglia e nel mondo.
Dopo la pubblicazione di Cicale, ho sentito il bisogno di dare una forma concreta, tangibile, al concetto di famiglia.

Famiglia è una piramide di animali differenti sostenuta da un instancabile elefantessa, la mamma, sulla quale si appoggia un giaguaro, mio padre, un orso accogliente, mia sorella e un uccellino con le ali di carta, io; eccola:

Marta Iorio, Famiglia

Durante questo lavoro avevo capito che plasmare un materiale che diventa forma tridimensionale mi tornava a piacere e tornava a rappresentare quello che sentivo, a raccontare ancora.
Da quello che era un prototipo in fibra sintetica e cartapesta, ho realizzato Famiglia in ceramica, con un koala in aggiunta che sta acquattato sotto l’orso (sulla piramide avrebbe avuto troppa instabilità!), e l’uccellino adagiato sull’elefante.

Famiglia, Marta Iorio

Questo cambio di posizione dei personaggi è dovuto anche al fatto che Atelier VM di Milano mi ha commissionato la scultura per l’allestimento delle vetrine di Le Bon Marché di Parigi: avevo bisogno di estendere la scultura nello spazio.
Trovo i problemi tecnici sempre d’aiuto per risolvere le imperfezioni stilistiche e dare concretezza ai lavori artistici.
Dopo Famiglia non ho più smesso di lavorare la ceramica. Ho trovato, fortuna della vita, Rosa, una ceramista bravissima che lavora vicino al mio studio: mi aiuta a risolvere i problemi tecnici e cuoce i pezzi nel suo forno.

Nell’associazione bolognese di Rosa, ALBA, stiamo progettando un workshop di ceramica e illustrazione per il prossimo anno.

Marta Iorio

Ho desiderato dare forma al mio immaginario con la ceramica, e illustrare pezzetti di storie su piatti, ciotole, tazze e perfino portauovo.

Marta Iorio

Scoprendo che la mia ceramica era apprezzata dal pubblico, ho creato un piccolo shop on line dove vendere i miei pezzi.
Ma vendo soprattutto a chi vede dal vero i lavori: così ho creato un piccolo catalogo da mostrare ai rivenditori e agli spazi che potrebbero essere interessati a distribuire e esporre le mie ceramiche, in modo da avere una maggiore esposizione.

A volte, con il cliente concordo il tipo di illustrazione da realizzare sui piatti o il tipo di scultura da plasmare, sempre che la richiesta sia in armonia con quello che sono e penso.
Passando dall’illustrazione alla ceramica non ho cambiato il mio linguaggio: i miei oggetti rimangono narrativi.
È come se dalla carta prendessero forma gli oggetti: un’isola rosa diventa tridimensionale, si aggiungono le piccole donne e diventa l’isola delle femmine.

Marta Iorio, L’isola delle femmine

E così, il 29 settembre, ho inaugurato a Officina Margherita la mostra Di supereroi, yeti, isole e cascate. Stampe, ceramiche e pitture di Marta Iorio. Visitabile fino al primo di novembre 2018.

Marta Iorio

La mostra è composta di cinque gruppi di opere che sono cinque pensieri: amuleto, yeti, isola delle femmine, supereroi, famiglia.
In ogni gruppo si rincorrono, sulla carta e sui tessuti stampati a mano con linocut, sui piatti e sugli oggetti da tavola e nelle ceramiche, le forme del tema.
Per raccontare la mia mostra ho scelto un’altra sorella…non biologica, Diletta Colombo, (N.d.r. Libraia e curatrice del poliedrico Spazio BK di Milano), che con la sua capacità di astrazione ha sensibilmente raccontato, in un testo bellissimo, il mio fare e il mio immaginario, ecco un estratto:

“È ghiaccio tropicale, dall’Himalaya al Sud America. L’escursionista si arrampica su un tovagliolo in salita mentre il tagliatore di cocco spacca il frutto nella ciotola. Una costellazione si apre nell’insalatiera e nel piatto cammina una forchetta a piedi nudi sull’erba. Ogni figura si fa racconto di ceramica e tessuto per la tavola quotidiana.”

Marta Iorio

Nella mostra è racchiuso il lavoro di circa un anno a Officina Margherita, uno studio che condivido insieme a due figure meravigliose, che gestiscono i due progetti Vinilificio e Zooo print&press, con le quali realizziamo varie proposte espositive, di formazione e di ascolto musicale.

La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00 fino al 1 novembre 2018.
Officina Margherita
via Santa Margherita 14 a Bologna
info 3339375917
officinamargherita@gmail.com

Vi aspetto!
Marta Iorio


Nel buco: un’intensa avventura tra i colori


È andata così: alla Fiera di Bologna, le gentilissime editrici di les cerises mi hanno regalato una copia del loro ultimo libro, Nel buco, mentre stavo per iniziare una conferenza.
L’ho messo nello zaino insieme ad altri libri. Finita la Fiera ho fatto tappa a Genova, dalla mia famiglia, dove erano in visita anche i miei nipoti.
La sera, prima di dormire, ho sfogliato velocemente i libri di Bologna. Sfogliando Nel Buco, che è una successione di pagine nelle quali un buco viene riempito di manciate diverse di pigmenti colorati, ho pensato che era carino ma troppo estetico e fine a se stesso, e mi sono addormentata. Il giorno dopo ho letto diversi libri di Bologna ai miei nipoti, ma non Nel buco.

La seconda sera, sul comodino, mi ricapita davanti Nel buco. Decido di provare a capirlo meglio, forse la sera precedente mi era sfuggito qualcosa. Conoscevo il progetto editoriale di questa casa editrice (l’avevo intervistata per questo post) e mi piaceva. Va bene, il libro senza parole, la successione casuale di immagini… Ma una successione di manciate di pigmenti che cadono in un buco non era troppo poco per creare una storia adatta ai bambini? Lo risfoglio più lentamente. Per la prima volta, mi accorgo che nella prima pagina non c’è solo un buco nell’asfalto.
Silenzioso, discreto, un insetto nero sta entrando nel buco. Le mie antenne si rizzano.

Cerco di guardare se si vede l’insetto nelle altre pagine. Non si vede. Giro tutte la pagine, a una a una, pensando che l’insetto è sotto tutti quei colori, nascosto da qualche parte. Le pagine sono molte e molto spesso diventa, alla fine, lo strato di pigmenti che si deposita sul buco. L’insetto è soffocato? È ancora vivo?

Alla fine del libro lo ritrovo: esce dal buco lemme lemme, è tutto colorato. Geniale!, penso, e decido di testare il libro l’indomani con i miei nipoti.

Non ve la sto a far lunga: questo libro è diventato, per i cinque giorni che ho passato con i miei nipoti, il solo libro che volevano leggere, soprattutto i due piccolini: Emi, sette anni, e Ao, due e mezzo. Emi aveva inventato una sorta di filastrocca nella quale nominava tutti i colori, e la recitava identica ad ogni lettura, la sua storia iniziava con: “L’insetto entra” e finiva con “L’insetto esce” e applauso.
Ao non diceva nulla, ma dalla tensione del suo corpicino e dal grido di gioia accompagnato dall’applauso che faceva quando l’insetto usciva, capivo quanto si era immedesimato nella prova di questo insetto.

C’è una parola francese che mi piace molto: Endurance. Significa “resistenza”. Mi piace perché, all’interno, ha un corpo che ricorda il suono della parola “duro”, ma lenito ai fianchi dalla delicatezza delle due E.

Endurance è la parola che descrive perfettamente il coraggio del piccolo insetto, che per lungo tempo deve sopportare una montagna farinosa di colori, mentre sta nascosto nel buio.
Per darvi la misura di quanto è stato intensa e coinvolgente questa lettura per il piccolo Ao, vi racconto ancora questo:
Un pomeriggio siamo andati a fare un giro a Recco e ci siamo fermati a mangiare la focaccia in un bar. Il bar aveva dei tavolini la cui architettura è stata prontamente capita da Ao.
Si è infilato nel buco tra le gambe del tavolo e si è accovacciato, ranicchiandosi tutto.
Dopo un attimo nel quale vari rimbrotti gli cadevano dall’alto per farlo alzare, mi ha guardato e come ad aiutare la mia mancanza di fantasia ha ripetuto il suono che sua sorella faceva quando, leggendo il libro, cadevano i colori nel buco: scssss. Ho iniziato a dire: “Rosso!” e fare il gesto di tirare una manciata di colori, poi: “Magenta!”, “Blu!”, “Verde!”… mentre lui non si muoveva.
Alla fine del gioco è uscito dal buco e aveva una faccia così contenta che si sarebbe detta tutta piena di colori.

Anna Castagnoli

Maria Morganti, Nel buco/Dans le trou, les cerises, 2018
Nel buco è realizzato in tiratura limitata di 500 esemplari ed è privo di parole, in modo da poter essere raccontato in tutte le lingue del mondo, in modi sempre diversi, seguendo ciò che di volta in volta le immagini suggeriscono.
Maria Morganti è un’artista milanese che vive a Venezia. Lavora prevalentemente con la pittura. Ogni giorno prepara un colore e lo stende sulla tela, coprendo quello del giorno precedente di cui però lascia una sottile traccia. Nel buco è la trasformazione in storia per bambini di questa ricerca pittorica.
Per informazioni e acquisti: press@lescerises.net

Maria Morganti, Impronta, Carte-Diario, 2010-1012, Venezia, @OttoZoo

Won’t You Be My Neighbor? Un documentario da non perdere

Inizio questo nuovo ciclo di post (che come sempre saranno caotici e sporadici: è il solo modo che sto trovando per respirare un po’ fuori da questa scatola chiamata computer) consigliandovi un bellissimo documentario che ho visto.
Si intitola Won’t You Be My Neighbor? (Vuoi essere il mio vicino?) e ripercorre la storia di una trasmissione televisiva dedicata ai bambini che per più di trent’anni è stata cult negli Stati Uniti.


Mister Rogers’ Neighborhood (Il quartiere del Signor Rogers, 1968–2001) fu ideata e condotta da Fred Rogers, un pastore protestante che dopo aver visto per la prima volta la televisione rimase così sconvolto dalla bassa qualità dei programmi indirizzati ai bambini che decise di fare della televisione lo strumento della sua vocazione pedagogica e religiosa.
Mister Rogers’ Neighborhood fu anche il primo programma per bambini trasmesso e finanziato dalla televisione pubblica americana, a partire dal 1968 (che anno!).

Il documentario è davvero avvincente e si concentra sulla personalità di Fred Rogers, bizzarro, illuminato e allampanato conduttore.
Dopo essersi formato come pastore e aver studiato musica, Rogers frequentò uno dei centri di pedagogia più innovativi degli Stati Uniti, l’Arsenal Family and Children’s Center dell’Università di Pittsburgh, (ancora attivo oggigiorno). Da quella fucina di esperienze educative uscirono studiosi come Benjamin Spock, che con il suo libro The Common Sense Book of Baby and Child Care rivoluzionò il modo di educare i bambini negli Stati Uniti e nel mondo (devo a quel libro, che mia madre lesse negli Stati Uniti nei primi anni ‘7o, un’educazione completamente libera e piena di rispetto per le mie stravaganze infantili), e lo psicanalista Erik Erikson, solo per citarne due, entrambi colleghi e amici di Rogers.


L’idea di fondo era quella del bambino visto come persona, da trattare come persona perché abitato da passioni, emozioni, domande e timori della stessa intensità di quelle di un adulto, e per questo degno di un dialogo franco su tutti i tempi più importanti: dalla sessualità alla morte, dal divorzio al razzismo, dalla politica alla convivenza civica.
Ogni puntata della trasmissione toccava un tema e le diverse emozioni (spesso forti) suscitate dal soggetto trattato erano rappresentate da marionette, ognuna con il suo carattere. Fu un successo.

Una canzoncina finale, diventata un classico musicale degli Stati Uniti, rivolgendosi al bambino spettatore, recitava: Ti amo esattamente come sei, non c’è nessun altro come te... La potete ascoltare in questo video (trovate i testi di tutte le canzoni di Rogers su questa pagina).

Insomma, scaricate i sottotili se non conoscete l’inglese e guardate questo documentario. Merita. Se all’inizo Fred Rogers vi sembrerà strano, non vi spaventate: ironico, anticonvenzionale, rivoluzionario, intelligente, era davvero strano, era se stesso.
Ho frignato durante mezzo documentario, ho capito cosa significa avere una missione.
Anna Castagnoli

Se non lo trovate su internet o qualche canale satellitare, potete acquistarlo su Amazon in formato DVD, Blu-Ray o Video Prime.
Qui il trailer ufficiale.
Qui un suo commovente discorso per la consegna di un diploma.


La pagina Instagram di Lefiguredeilibri

Gertrud Römhildt, Sing sang!, München, 1913

Carissimi lettori, mi spiace molto non aver avuto il tempo di aggiornare il blog. Ho avuto mesi di lavoro molti intensi, recupererò a settembre.
Intanto vi do una bella notizia: ho finalmente iniziato la pagina Instagram delle Figuredeilibri, potete seguirla a questo link:

www.instagram.com/anna.lfdl/

Si intitola Margini d’infanzia e tratta di illustrazione e infanzia, ma cercando dettagli che, non messi a fuoco, sfuggono.

Vi ricordo anche che la pagina Facebook delle Figuredeilibri è più attiva del blog e che i post di interesse pubblico del mio profilo privato Facebook (corsi, disegni, progetti) sono visibili a tutti.
I miei prossimi corsi saranno a ottobre e febbraio presso Spazio BK di Milano.
Ci ritroviamo a settembre, buona estate!
Anna Castagnoli


Notizie al volo

26 aprile 2018
Notizia al volo 1
Sono in partenza per  la Cina: nel quadro dei viaggi della Mostra Illustratori nel mondo (e in Cina), il museo Duo Yun Xuan di Shanghai, in partenariato con il Salone del libro per ragazzi di Shanghai, ha organizzato una mostra dal titolo: From Bologna to the World, Masters and New Voices of illustration. Saranno esposte al museo di Shanghai, la Mostra Illustratori di Bologna del 2017 e quella sui 50 anni della Mostra . Curatori dell’evento sono: Carolina Ballester, responsabile della Fiera del libro per ragazzi di Shanghai e Yitao Qian, direttore del museo.
Gaia Stella (selezionata l’anno scorso con le immagini di un libro che abbiamo realizzato insieme), Philip Giordano (premio SM 2013) e la sottoscritta Anna Castagnoli (giurata della Mostra 2014) saremo ospiti del Museo di Shanghai durante una settimana, con un fitto programma di conferenze e atelier (posterò sulla pagina Facebook del blog foto e impressioni. :)


Notizia al volo 2
Il Salone del libro per ragazzi di Shanghai organizza un concorso bellissimo, simile a quello della Mostra Illustratori e con la stessa enorme visibilità presso gli editori cinesi: scadenza autunno 2018. Bando (dell’anno scorso) qui. Non mancatelo.

Notizia al volo 3
Il 3 maggio parte una Residenza d’Artista organizzata (per la prima volta) dal Museo Diocesano di Padova in concomitanza con la mostra I colori del Sacro. Saremo ospiti: Beatrice Alemagna, Roger Mello, Emilio Urberuaga, Javier Zabala ed io.
Il tema dei lavori sarà quello della mostra di quest’anno: il corpo. I disegni che realizzeremo andranno ad arredare un ospedale pediatrico di Padova.

Da sinistra a destra: Vania Trolese , Javier Zabala, Beatrice Alemagna, Roger Mello, Anna Castagnoli, Emilio Urberuaga, Andrea Nante

Due momenti della residenza saranno aperti al pubblico: un “aperitivo con l’illustratore” venerdì 4 maggio 2018 alle 18.3o presso l’associazione Bas Bleu di Padova; e una visita, la domenica mattina, al nostro momentaneo “studio” che sarà – nientepopodimeno – che la casa di Petrarca, dietro il Duomo (modalità e orari della visita ancora da definire: potete seguire gli aggiornamenti sulla pagina de I Colori del Sacro).

Notizia al volo 4
A questo link trovate l’elenco di tutti i corsi che terrò questa primavera e questa estate, con i posti liberi aggiornati.

Un saluto caro
Anna Castagnoli


Storia di un merlo. Un bellissimo libro fotografico

Ríkali mu Frkos (“Lo chiamavano Frkos”) di Pavel Kohout, Milada Einhornová e Pravoslav Sovak, SNDK, Praga, 1963, è un libro cecoslovacco che ho avuto la fortuna di scovare su Etsy qualche giorno fa (a un prezzo purtroppo fuori dalla portata delle mie attuali tasche).
Lo trovo bellissimo. Tre gli autori: un designer, una fotografa uno scrittore per adulti.

Le sguardie, unico intervento pittorico nel libro.
La mamma merlo racconta del mondo al suo cucciolo in gabbia

Pavel Kohout  (a luglio 2018 compirà 90 anni) è uno scrittore e poeta austriaco-ceco comunista, fortemente ingaggiato politicamente anche nelle sue opere letterarie.
Milada Einhornová ( 1925 2007), fotografa ceca.
Pravoslav Sovak (92 anni), incisore, designer, costumista e pittore ceco. Durante la primavera di Praga si è rifugiato in Svizzera dove ha poi insegnato per molti anni, fino a prendere la cittadinanza.

Tra i tre, l’orchestratore di questo capolavoro è Sovak, che concepisce tutto il design del libro, a partire dalla grafica, su una base di moduli costruttivisti, come già aveva fatto per il suo primo libro fotografico, Marianske Lazn (su questo blog) realizzato insieme al padre di Milada, Erich Einhorn, anche lui fotografo.
La storia, scritta a partire dalle fotografie di Milada Einhornová, racconta di un cucciolo di merlo caduto dal nido che viene salvato da due bambini, che lo sistemano in una gabbietta.
La mamma del merlo (e qui inizia la fiction) viene ogni giorno sulla finestra vicino alla gabbia, per raccontare al suo piccolo le avventure del mondo, fino a che, svezzato e cresciuto abbastanza, il piccolo non prende il volo (ringrazio questo blog per aver raccontato la trama in inglese).

   

Sempre sul bellissimo blog Bouilla Baise Work in progress, ho trovato una notizia editoriale interessante per quanto riguarda la relazione del racconto con l’immagine:
L’edizione ceca, quella del 1963, illustra il racconto con la fotografia (stupendo l’uso del foto-collage per dare lo stacco tra la realtà presente e quella raccontata dalla mamma merlo), mentre una casa editrice tedesca (Bucher Verlag Luzern and Betz Verlag),  nel 1973, riprende il testo di Pavel Kohout e lo affida a una illustratrice: Rina Mayer. Abbiamo quindi il caso di un testo illustrato con la fotografia e dello stesso testo illustrato in successive edizioni con l’illustrazione. Purtroppo non ho trovato immagini del secondo libro.
Anna Castagnoli


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