Come le ciliegie: un progetto editoriale

“Abbiamo in comune l’idea che lo spazio dell’arte non sia solo quello del museo o della galleria e che l’arte contemporanea possa insegnarci a guardare diversamente.”
Ecco una mia lunga intervista alla casa editrice les cerises. Un progetto editoriale che pubblica libri di sole immagini, con atelier e giochi per incoraggiare i bambini a una costruzione libera e creativa del senso. Mi piace.
www.lescerises.net

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Anna Castagnoli. Uno studio di design a Bolzano, un’architetta trasferita a Parigi, una storica dell’arte che vive a Roma: se non fosse che le vostre professioni hanno in comune le immagini, sembrerebbe il tavolo anatomico di Lautréamont citato dai surrealisti: «Bello come l’incontro casule di una macchina da cucire e di un ombrello…»: come vi siete conosciuti? Come nasce la decisione di un progetto editoriale comune?
Ci siamo conosciuti facendo mostre e lavorando insieme a progetti; abbiamo in comune l’idea che lo spazio dell’arte non sia solo quello del museo o della galleria e che l’arte contemporanea possa insegnarci a guardare diversamente, e forse anche semplicemente possa insegnarci a GUARDARE (cosa che non sappiamo più fare almeno nel quotidiano, bombardati come siamo dalle immagini)!
Con queste premesse il passo al libro come contesto è stato breve, come anche l’idea di collaborare con gli artisti, architetti e designer per raggiungere un pubblico che altrimenti all’arte arriva molto tardi: i bambini. E che secondo noi ha meno pregiudizi e dunque più facilità a incontrare i linguaggi visivi contemporanei.

Uno dei laboratori di les cerises

A.C. Perché “les cerises”?
Alla base di les cerises c’è l’idea di collaborazione. La ciliegia è un frutto che non cresce da solo, si dà sempre come coppia o multiplo. Così noi all’inizio quando les cerises era solo un’idea eravamo due, poi siamo diventati quattro e ora ancora di più. Come le ciliegie: una tira l’altra.

A.C. Quando avete iniziato, avevate in mente un solo libro, i tre libri che avete pubblicato fino ad oggi o un’intera collana editoriale? Se doveste definire la vostra linea editoriale, cioè il senso profondo che vi ha guidato e vi guiderà nella scelta dei titoli e degli autori, come la descrivereste?
Abbiamo sempre avuto in mente un progetto di lunga durata, una collana il cui filo conduttore fosse pubblicare libri in cui la narrazione è affidata alle immagini, ma senza il vincolo di un formato dato a priori.
Libri fatti con entusiasmo e con amore, cura del dettaglio e soluzioni ad hoc, ragionando insieme agli autori, discutendo collettivamente scelte, formati, materiali, e che potessero diventare nel tempo un appuntamento atteso per il lettore.
Ci lasciamo guidare dalla nostra curiosità, dall’entusiasmo e dal rispetto per le pratiche degli artisti e creativi che invitiamo. Soprattutto cerchiamo di fare i libri che vorremmo leggere e che non troviamo.

Emanuele Oliveri, Storie di una Balena, les cerises 2015

Per il primo progetto abbiamo collaborato con un giovanissimo illustratore, eravamo tutti al primo libro, lui e noi.
Ci ha proposto la storia di un incontro tra un bambino e un animale, è un racconto poetico e lieve, alla liberazione della balena del racconto concorrono diversi attori: il bambino, un uccello e un gatto.
Gli artisti che fino ad oggi hanno realizzato con noi i libri, non progettano nella loro quotidianità libri per bambini, quindi il lavoro dell’artista non viene “adattato” alla lettura del bambino, questo è molto importante per noi.
Come anche il fatto che ogni bambino racconterà la storia che le immagini suggeriscono in maniera sempre diversa.
Ci piace pensare che i nostri libri possano raccontare infinite storie, a seconda di chi le legge, di dove le legge, di quando le legge.
Ecco, per noi ogni progetto deve essere una sfida, un atto di fiducia, un po’ di follia, molta convinzione e poi la consapevolezza che il risultato è frutto di un impegno condiviso.

Emanuele Oliveri, Storie di una Balena, les cerises 2015
Uno dei laboratori di les cerises

A.C. Si sa che arte e cultura per l’infanzia sono difficili da promuovere insieme. Fin dagli inizi della storia del libro per bambini, dalla metà del 1600, la produzione editoriale per l’infanzia ha seguito i dettami della pedagogia, con l’idea di fondo che i bambini avessero bisogno di un baby talk non solo linguistico, ma anche visivo. Colori primari, forme semplici, etc.
Questa idea non è mai stata confermata da nessuno studio attendibile, ma si è nutrita di luoghi comuni e di una scarsa educazione sociale legata alle immagini, fino a diventare il famoso ritornello “questo non è un libro per bambini”.
Scegliendo immagini di artisti e grafici contemporanei avete scelto di andare controcorrente. Di più. Avete deciso di lasciar parlare le immagini, senza affiancarle a un testo, un genere letterario che, nonostante la moda attuale, è ancora molto difficile da vendere.
(Non amo la definizione di silent book, o libro muto, perché attribuisce implicitamente al testo la sola parte “comunicativa” del libro).
Perché questa vocazione al suicidio editoriale? Con quali strumenti (social, laboratori, articoli) pensate di aiutare il pubblico a prendere dimestichezza con libri di immagini non “per bambini” nell’accezione comune, destinate ai bambini?
Avete una pagina Facebook, Pinterest o Instagram?

È esattamente così, noi siamo convinti che non esistano libri che non sono adatti ai bambini, anzi che proprio i bambini se lasciati pensare e giocare con le immagini sappiano trovare più facilmente degli adulti il modo di raccontarle perché le guardano con molta serietà e attenzione, e non ne hanno paura. E siamo altrettanto convinti che sia importante e urgente anche per gli adulti imparare di nuovo a prendere tempo di fronte a un’immagine, senza cercare di interpretarla, senza sovrascriverla di parole perché si dischiuda, ci punga, ci parli.
Perciò si, condividiamo: i libri senza parole sono tutt’altro che silenziosi! Siamo ostinati e un po’ visionari, crediamo che troveranno il modo di incuriosire il pubblico – ogni libro è accompagnato da laboratori e attività didattiche e da approfondimenti e suggestioni che si possono trovare sul sito.
E poi sì, abbiamo una pagina Facebook, però è soprattutto attraverso l’incontro con persone che hanno progettualità e modi di pensare all’editoria per l’infanzia e all’arte affine che si creano momenti di condivisione profonda e duratura.

Chiara Camoni, dettaglio di Psssst Psssst, les cerises 2016
Chiara Camoni, dettaglio di Psssst Psssst, les cerises 2016

A.C. So per esperienza che i bambini, quando non hanno un adulto teso accanto, sono molto bravi a leggere le immagini (qualsiasi immagine). Sono liberi dalla paura di dover cercare un senso interno all’immagine. Proiettano il loro, di senso. Sono creativi. Usano i diversi elementi dell’immagine per costruire storie, come farebbero con dei pupazzi o delle bambole. Con la scuola o un certo conformismo naturale dello sviluppo umano, perdono questa capacità. Ho visto molti adolescenti e adulti a disagio davanti alle immagini.
Non sanno cosa pensarne. Per fortuna (o per sfortuna), nei musei, viene loro in soccorso una anonima voce nelle cuffiette che spiega in che età è nato il pittore Tal dei tali e di quanti centimetri è lunga la tela. Voce che rassicura e contemporaneamente educa male: insegna che il senso dell’immagine riguarda soprattutto una qualche nozione, non un atto creativo del fruitore, naturale e spontaneo.
Credo ci siano modi più interessanti per imparare a “leggere” le immagini, e meno frustranti per la creatività del fruitore. Che cosa ne pensate?

L’arte, diceva il pedagogista John Dewey, offre un’esperienza più completa del mondo – questo ci guida nelle nostre scelte curatoriali e come casa editrice.
Il libro di Chiara Camoni ad esempio è un racconto circolare, gli incontri tra le coppie di animali raffigurate sono a volte impossibili, a volte ambigue – il gatto sussurra al pesce una parola, o spalancherà la bocca per mangiarlo?
Poi: i disegni sono tratti da tavole scientifiche dell’Ottocento, nella idea della copia c’è la pratica della bottega, l’apprendistato dal Maestro, c’è l’impossibilità di cogliere – e il rincorrere – un gesto altrui perché ogni mano è diversa, c’è la copia che sostituisce l’originale.
Insomma, la copia attraversa tutta la storia dell’arte dai suoi inizi ad oggi.
È un libro che si sfoglia ma le pagine sono materiche e si possono aprire a ventaglio per farne un cilindro – un oggetto da guardare.
Il libro restituisce delle caratteristiche del lavoro di Chiara Camoni: l’equilibrio – o tensione – tra bellezza e crudeltà, la copia dal vero come esercizio critico, la scultura come medium. È un libro per bambini, ma è anche un oggetto che ci fa entrare in diretto contatto con la poetica di una artista italiana a noi contemporanea.

Chiara Camoni, Psssst Psssst, les cerises 2016

Per il nostro terzo libro siamo partiti da un paio di suggestioni: volevamo lavorare con la fotografia, e ci piaceva l’idea di un lavoro sul paesaggio. Ai bambini le fotografie piacciono. Le cercano. Le fanno. Le guardano con attenzione. I libri di paesaggio, soprattutto le guide di città, per bambini sono saturi di informazioni, non sappiamo poi quanto utili.
Avevamo già pensato ad Antonio Rovaldi per un libro perché ci interessa molto il suo lavoro; abbiamo colto l’occasione di un suo lungo soggiorno negli Stati Uniti di preparazione un libro sui suoi cinque distretti di New York, per proporgli di pensare a un libro con noi.

Credo che quando il libro ‘da grandi’ sarà pubblicato scopriremo tante assonanze tra i due, forse dei percorsi si sovrapporranno, perché in New York City Babe c’è davvero tutto il modo di guardare di Antonio.

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Però, qui lo fa ad altezza bambino, con la camera a un metro d’altezza, che coglie il meraviglioso e l’incantevole e il bizzarro che il quotidiano, a saperlo guardare, ci offre sempre.
C’è una fotografia nel libro che forse restituisce in maniera molto semplice questo richiamo a reinventare la città, è un rametto posato sul marciapiede che proietta un’ombra definita, grafica, e che sembra un bruco. O un disegno.
Questo libro ha la forma di un album da disegno, è in bianco e nero e in un certo senso invita l’intervento e lo scarabocchio sulle pagine, e a coltivare la fantasticheria e il desiderio di girovagare una volta chiuso.

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Ecco i libri di les cerises hanno lo scopo di catturare l’attenzione del bambino, attraverso la storia, attraverso l’ambiguità, attraverso la quotidianità, e condurlo naturalmente a soffermarsi su ciascuna immagine, analizzarla, appropriarsene e raccontarla con i mezzi che sono propri.

A.C. Oltre al titolo, avete messo qualche nota in quarta di copertina, una legenda, un’introduzione alla collana per guidare il lettore? Potete riportarla in questo post e dirci perché avete scelto di metterla (se l’avete messa) e perché avete scelto di non metterla, se non l’avete messa?
Ogni libro ha la sua natura e le sue necessità, sono oggetti che si adattano di volta in volta al contenuto del libro: ogni progetto è pensato in maniera diversa e così è anche per la quarta di copertina, che non ha un formato standard.
Però cerchiamo sempre di usare meno parole possibile per spiegare al lettore che è un libro di sole immagini e che le parole le deve mettere lui!
Sul nostro sito si legge: “...e tu come la vuoi raccontare?”, è un frase che racchiude un po’ il senso del progetto, o semplicemente uno dei modi in cui cerchiamo di spingere i nostri piccoli lettori ad approfondire la lettura delle immagini dei nostri libri.
Sempre sul sito c’è anche una pagina dedicata alla raccolta delle storie che alcuni bambini hanno inventato per il nostro primo libro, storie differenti in diverse lingue a partire dagli stessi disegni.

Una delle storie scritte dai bambini a partire da “Storia di una balena” di Emanuele Oliveri

A.C. Come e dove cercate autori e idee per i vostri titoli? Mostre, blog, cataloghi, amici? Gli autori, artisti, illustratori, possono proporvi un progetto? Quale è la veste di presentazione migliore per proporvelo?
Nel nostro lavoro ci capita di conoscere e lavorare con tanti artisti, designer, architetti.
Sottoponiamo l’un l’altro idee, approfondiamo e man mano costruiamo una collana a partire da quegli artisti e creativi – e quei linguaggi – con cui ci piace confrontarci, cercando di trovare anche un ritmo e una diversità tra un libro e l’altro.
Spesso sono persone con cui abbiamo un lungo sodalizio, una conoscenza approfondita del lavoro, altre volte invece è un impulso e la curiosità verso una poetica.
Per il momento non abbiamo ancora ricevuto proposte e a dire la verità fatichiamo a contenere le nostre – siamo un progetto piccolo, autofinanziato, un po’ suicida e dobbiamo fare i conti con tempo ed economie – ma in un futuro accadrà.
E credo che sarà una chiacchierata al bar, il modo migliore. Un caffè di Parigi, una grattachecca a Roma, un bicchiere di vino a Bolzano…

A.C. Attraverso quali canali distribuite? Dove si possono trovare i vostri libri? Pensate di proporre co-edizioni all’estero?
Distribuiamo attraverso una rete di librerie in Italia e all’estero con le quali sentiamo di avere sensibilità e obiettivi comuni, luoghi che ci conoscono e di cui noi stimiamo il lavoro. E poi attraverso il nostro sito, dove si possono ordinare le copie.

Grazie!
Intervista di Anna Castagnoli
Il collettivo les cerises è composto da:
Angelika Burtscher, Agnese Canziani, Cecilia Canziani, Daniele Lupo. Francesca Campli si occupa della distribuzione e dei laboratori; Sara Zolla dell’ufficio stampa.
Per acquistare o vendere i libri di les cerises o per organizzare un laboratorio per bambini: contact@lescerises.net
Sito: lescerises.net
Pagina Facebook: qui

 


Concorso Tapirulan 2017 in scadenza! – 10 giorni

Quest’anno, ho l’onore di far parte della giuria del concorso di illustrazione Tapirulan, alla sua tredicesima edizione: un concorso che ho sempre amato per la serietà e la simpatia dei suoi organizzatori.
Ho messo uno zampino nella scelta del tema, quando Fabio Toninelli mi ha proposto una lista di idee ho fatto subito il tifo per CIAO. Un tema aperto e vasto, ma che conduce inevitabilmente alla relazione.
Che si arrivi o si parta, per poco o per sempre, CIAO è una parola che mi piace: dolce, a volte ironica, non è mai aggressiva.
Sfoderate la vostra fantasia!

L’inaugurazione della mostra Tapirulan, a Cremona, 2016

LINK REGOLAMENTO COMPLETO: QUI
Cosa: una tavola.
L’opera deve essere di formato quadrato, deve avere dimensioni non inferiori a 25×25 centimetri e non superiori a 40×40 centimetri.
Spedire a: Associazione Culturale Tapirulan
corso XX Settembre 22, 26100 Cremona
Scadenza: 25 ottobre 2017 (fa fede il timbro postale)
Costo: 10 euro
Premio: a giuria selezionerà, a suo insindacabile giudizio, le 48 illustrazioni da esporre in mostra e da pubblicare sul catalogo. Tra le 40 opere selezionate, 12 verranno pubblicate anche sul calendario. La giuria assegnerà inoltre il primo premio di 2.000 euro e il vincitore verrà invitato – l’edizione successiva – a fare parte della giuria e a realizzare una mostra personale presso lo Spazio Tapirulan. Le 48 illustrazioni selezionate saranno pubblicate su www.tapirulan.it, dove gli utenti registrati potranno votare il proprio artista preferito, il più votato riceverà un premio di 500 euro.
Giuria:
Tony Wolf, illustratore, presidente di giuria

Giulia Pastorino, illustratrice (vincitrice della XII edizione)
Anna Castagnoli, Le figure dei libri
Mauro Gatti, presidente Associazione Illustri
Mariaflora Giubilei, direttrice Musei di Genova-Nervi
Maria La Duca, Illustratore Italiano
Simone Sbarbati, editor-in-chief di Frizzifrizzi
Pablo Amargo, illustratore
Fabio Toninelli, presidente Associazione Tapirulan
Andrea Dami, Edizioni Dami

Qui di seguito qualche foto dell precedenti edizioni, premiazioni e vincitori, e un’illustrazione del presidente della giuria di quest’anno, Tony Wolf.

 

L’inaugurazione della mostra Tapirulan, a Cremona, 2016

Tony Wolf, presidente della giuria 2017, Animali dal mondo
Joao Vaz de Carvalho, Premio della Critica  2011
Francesca Pitrello, Premio Popolare 2009
Lorenzo Conti, Premio Popolare, 2017
Marco Giagnotti, Premio Popolare 2014
Giulia Pastorino, Premio della Critica, 2017
Giulia Pastorino, Premio della Critica, 2017, il giorno della premiazione

 


Storia di un carnet in viaggio

L’anno scorso, di pasaggio a Firenze, sono stata invitata a illustrare una pagina di Carnet Itinerante, un quaderno che ha girato come una trottola per tutta Italia, convolgendo tantissimi illustratori. Ho chiesto a Madeleine Frochaux e Alberto Bonetti. che hanno ideato e curato il progetto, di raccontarmi questo viaggio.


Marina Marcolin

Madelaine e Alberto, di Torino, sono anche gli organizzatori del bellissimo concorso di illustrazione That’s a Mole, ho chiesto loro di raccontarci questa avventura:

Cosa: Progetto #carnetitinerante
Quando: dal 23 luglio 2015 al 26 marzo 2018
Ideato e realizzato da: Associazione Circolarte
Link: www.circolarte.it

Bagaglio a mano 217×160 mm
In pochi grammi di carta ci stanno dei mondi. Il piacere di (ri)scoprire sulle pagine disegnate ricordi annotati, un paesaggio lontano, i dettagli di un volto, un pezzettino di storia.
“L’idea del carnet itinerante è nata a Torino nel 2015, parlando di viaggi e di illustrazione, mentre sviluppavamo il progetto “In cammino”, un’indagine artistica sul tema del viaggio. (Qui il progetto con mostra di Marina Marcolin / Gianluca Folì / Viola Niccolai a The Others art fair ).
Volevamo riflettere sul tema del viaggio, come cammino fisico e astratto percorso dall’uomo, come esperienza personale di esplorazione interiore.

Per questo, il carnet ci è sembrato il contenitore ideale per un viaggio artistico! Un carnet de voyage nasce proprio per contenere tratti di viaggio. Ma soprattutto, ci siamo detti, se a viaggiare non fosse stato l’illustratore ma il carnet stesso, da una città all’altra, da un illustratore all’altro, quante cose avrebbe potuto raccontare?
Le sue tappe sono diventate, allora, le scrivanie degli illustratori che gli aprono la porta, il suo viaggio, città diverse, china e matite, passamano, inviti e biciclettate: ogni pagina ha una storia e un carattere diverso.

il kit

Quanti viaggi stanno in 105 pagine?
Tanti quanti gli occhi che raccontano, le mani che lo illustrano, pagina per pagina.
“Studiamo il da farsi, cerchiamo un carnet che sia bello, personalizzato e con una carta che possa dare ampio libertà di scelta sulle tecniche utilizzabili. Troviamo con fortuna l’azienda torinese 13sedicesimi, che realizza taccuini a mano e che crede nella nostra idea. Ci realizza appositamente per il progetto il carnet di 61 pagine bianche numerate con indice, carta con fibre di cotone (matelica gesso 180 g/m2) e copertina in cartone naturale con titolo del progetto inciso. Delizioso!

Sulla pagina Facebook di Circolarte lanciamo la call to action per partecipare liberamente al progetto e invitiamo di persona alcuni tra gli illustratori a cui teniamo particolarmente. Realizziamo un video per lanciare il progetto. Tra mail, Facebook, amici e colleghi siamo belle che oltre 40 artisti coinvolti… le pagine sono già quasi finite!”

Un viaggio di gruppo. Organizzato (quasi)
Come all’inizio di ogni viaggio, tutto è pronto. Qualche dettaglio da definire, ma pare esserci tutto.
Scatola, istruzioni, scotch. C’è persino un file xls su Google Drive con la lista degli illustratori che aderiscono al progetto (Alberto ha capito, dopo anni accanto alla mia scrivania, che i tempi di un illustratore non necessariamente vanno al ritmo delle idee e delle buone intenzioni!).

Il 23 luglio 2015, un po’ emozionati, consegnamo ad Elisa Talentino il #carnetitinerante, al caldo ai piedi di Palazzo Madama.

Quanti passi è lungo un viaggio?
Come in viaggio capitano imprevisti e si cambiano i programmi – incontri una persona, ti fermi a cena e poi a dormire, rimandi la partenza per la tappa successiva, torni indietro a riguardare qualcosa… il carnet ha preso il suo ritmo personale, dalle prime tappe di pochi giorni arriva a residenze di mesi. Gira da due anni, principalmente per passamano (non abbiamo trovato un corriere che si affezionasse al progetto tanto da sponsorizzarci spedizioni assicurate) e incontri più o meno casuali.

Tappe di km, pagine di silenzio contemplativo, ogni artista una tecnica, una diversa idea di viaggio.
Gioia Marchegiani ha attraversato di corsa in bicicletta Roma con il carnet nel cestino, Mauro Sacco dalla pianura l’ha portato al mare, Chiara Fedele l’ha passato di porta in porta agli artisti di Tromello, e così via.

foto di Gioia Marchegiani

Quante storie può raccontare un carnet di viaggio?
È un bell’andare, dice Andrea Calisi nella sua illustrazione. Ed è proprio così: un viaggio di gruppo di tanti “viaggiatori solitari”.
Un daino salta, una bambina sbircia attraverso la porta, si cade in un complicato labirinto, si arriva al mare, si migra in volo, si arriva ad una casetta, si riparte, piano o di corsa, ci si riposa all’ombra di un albero…. le illustrazioni sono una più bella dell’altra!

Elisa Talentino
Marco Somà
Chiara Fedele
Francesco Chiacchio
Vittorio Bustaffa
Gianluca Folì
Gioia Marchegiani
Marco Cazzato
Carla Manea
Simone Massoni
Elisabetta Banfatto
Anna Castagnoli
Andrea Calisi
Martina Vanda

Ogni pagina conduce a territori inesplorati, sconosciuti, a contatto con realtà differenti, con percorsi e dimensioni inaspettati.
Le pagine si imbarcano, si riempiono e arricchiscono di immagini, idee e segni diversi, ognuna col suo carico di riflessioni personali e astratte.
Il carnet si si trasforma, è un viaggio fisico e un viaggio metaforico, un viaggio corale di oltre 40 “matite erranti” per raccontare il senso del viaggio.


Quando è ora di tornare (a casa)?
Il carnet itinerante è partito da Torino nell’estate 2015 e sta viaggiando per l’Italia.
Alcuni tra i migliori artisti e illustratori del panorama italiano ed estero hanno partecipato a questo viaggio.
Poi, come quando si torna da un viaggio, si stampano le foto e si organizza una cena di gruppo di tutti i partecipanti.
L’idea è di chiudere il viaggio in primavera e trovarci tutti di persona a Bologna, in occasione della Fiera del Libro.
Per un incontro reale tra pagine, un bicchiere e chissà perchè no, forse una mostra e una pubblicazione (cerchiamo spazi, se qualcuno avesse suggerimenti…).

Il carnet itinerante è un progetto dell’Associazione Circolarte, una realtà che abbiamo fondato due anni fa per sviluppare progetti artistici di utilità sociale caratterizzati dalla restituzione dell’arte alla comunità.
Siamo molto contenti dell’adesione degli artisti e dell’entusiasmo che accompagna il carnet nel suo viaggio.

foto di  Gioia Marchegiani

Questo è il carnet itinerante, un oggetto semplice ma prezioso: un accumulo di suggestioni, illustrazioni emozionanti, idee originali. E’ possibile seguire le tappe del carnet e scoprire le tavole gli artisti che partecipano al progetto nella sezione news o sui social con l’hashtag #carnetitinerante.

Hanno già partecipato:
Monica Barengo – Caluso (TO); Elisabetta Benfatto – Loreggia – (PD); Valentina Biletta – Celle Ligure – (SV); Rossana Bossù – Val della Torre – (TO); Vittorio Bustaffa – Padova; Andrea Calisi – Roma; Anna Castagnoli – Firenze; Francesco Chiacchio – Firenze; Marco Cazzato – Torino; Paolo d’Altan – Milano; Ilaria Falorsi – Firenze; Chiara Fedele – Tromello – (PV); Gianluca Folì – Roma; Gianluca Garofalo – Roma; Carolina Grosa – Aosta; Gioia Marchegiani – Roma; Marina Marcolin – Arcugnano – (VI); Carla Manea – Malo – (VI); Tullia Masinari – Tromello – (PV); Simone Massoni – Firenze; Marco Paschetta – Cuneo; Chiara Pasqualotto – Roma; Gabriele Pino – Cigliano – (VC); Francesco Poiana – Roma; Laura Pugno – Torino; Alex Raso – Savona; Mauro Sacco – Varazze – (SV); Marco Somà – Mondovì – (CN); Elisa Talentino – Torino; Simona Traina – Tromello – (PV); Elisa Vallarino – Varazze – (SV); Martina Vanda – Roma
e a breve sulle pagine:
Annalisa Bollini; Dalia del Bue; Alessia Bravo; Chiara Dattola; Zosia Dzierzawska; Stefano Faravelli; Madeleine Frochaux; Riccardo Guasco; Mauro Mazzara; Andrea Musso; Viola Niccolai; Alessandra Sorrentino; Resli Tale; Ilaria Urbinati; Roberta Vottero.

Madeleine Frochaux e Alberto Bonetti sono gli ideatori del #carnetitinerante.
Coppia creativa di Torino, fondatori dello studio imperfect, del concorso That’s a Mole e non ultimo di Circolarte, l’associazione promotrice del progetto, si lanciano con entusiasmo in progetti più grandi di loro :D

 


Sulla pagina Facebook delle Figuredeilibri…

La scrivania di Beatrice Alemagna

Vi ricordo che  la pagina Fecebook delle FiguredeiLibri, è oggi molto più attiva del blog.
La settimana in corso, ad esempio, è tutta dedicata alle tecniche pittoriche dell’illustrazione. Scoprirete trucchi e segreti dei grandi illustratori: Saul Steinberg, Lorenzo Mattotti, Pablo Auladell, Beatrice Alemagna, Simone Rea, Arianna Vairo e tanti altri!

Potete seguire la pagina a questo link.
Per darvi un piccolo assaggio, ecco una stupenda video-intervista a Beatrice Alemagna. Possiamo vedere quanto lavoro preparatorio, quanto impegno e quanta passione ci sono dietro ognuno dei suoi libri.


L’arte di creare immagini: corso sulla composizione

Studi su Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak, fotografia di Anna Castagnoli

CAPIRE UN’IMMAGINE: IL LINGUAGGIO DELLA COMPOSIZIONE
con Anna Castagnoli
Spazio BkK, Milano, domenica 8 ottobre 2017
Un intero giorno insieme per capire il misterioso e affascinante linguaggio della composizione di un’immagine (dal disegno all’illustrazione).

Perché se un personaggio cammina verso destra sembra più dinamico e veloce?
Cosa rende un’immagine piacevole da guardare, intrigante, emozionante, o al contrario stonata come un accordo musicale non riuscito?
Come si fa a far capire, in una frazione di secondo, chi è il protagonista, cosa prova, come si relaziona agli altri elementi dell’immagine?
Come si crea la sensazione del movimento in un’immagine fissa?
Da millenni gli artisti collezionano trucchi che hanno a che fare con il potere del centro e delle diagonali, l’ordine e il disordine, i colori, lo stile e la prospettiva.
Al corso scopriremo insieme molte di queste leggi, alternando momenti di teoria a divertenti esercizi creativi con l’uso del collage.
Iscrizioni aperte!
(Corso aperto a tutti, non è necessario saper disegnare).

***
Programma: qui
Info e iscrizioni: info@spaziobk.com
0287063126

Da Il manuale dell’illustratore, Anna Castagnoli, Editrice Bibliografica 2017
Studi sul movimento, Anna Castagnoli (su libri di Jon Klassen e Louise-Marie Cumont)

L’elenco dei miei prossimi corsi 2017/2018 lo trovate sul mio sito personale.


David Hockney: fissare il mondo fluttuante

Bentornati cari lettori, spero che la vostra estate sia stata serena.
Di ritorno dalle vacanze, sono passata da Parigi per visitare la grande retrospettiva che il Centre Pompidou ha dedicato a David Hockney: merita il viaggio.

David Hockney,  Le Plongeur Paper Pool 18, 1978

Nato nel 1937 in una modesta famiglia, quarto di cinque figli, Hockney si interessa all’arte fin da bambino e a undici anni si iscrive alla scuola d’arte della sua cittadina inglese, Bradford. Segue una carriera accademica regolare, guidato da esponenti delle nascenti correnti dell’Astrattismo e della Pop Art.
A 25 anni si diploma al Royal College of Art di Londra e viene mandato in Egitto dal Sunday Times come corrispondente-illustratore.

David Hockney, dal libro: Egyptian Journeys, American University in Cairo Press, 2002

Obiettore di coscienza, estroverso, omosessuale dichiarato, Hockney ha condito la sua carriera artistica con una grande dose di ironia e buon umore.
Nel 1960 (ha 23 anni), visita la grande retrospettiva che la Tate Gallery dedica a Pablo Picasso. Stupito dalla quantità di stili che Picasso ha sperimentato nell’arco della sua carriera, decide che avrebbe usato tutti gli stili che più gli aggradavano, liberamente.
Nel 1961 dipinge quattro grandi tele che intitola: Demonstrations of Versatility (Dimostrazioni di Versatilità).
Le tele sono: Tea Painting in an Illusionistic Style, A Grand Procession of Dignitaries in the Semi-Egyptian Style, Flight into Italy – Swiss Landscape in a Scenic Style e Figure in a Flat Style, tutte esposte al Centre Pompidou.
Eccone due qui di seguito (non ci si rende conto, nelle riproduzioni, di quanto siano grandi i quadri di Hockney. Sono giganteschi).

David Hockney, Swiss Landscape in a Scenic Style, 1961
David Hockney, Tea Painting in an Illusionistic Style, 1961

Il mondo ha quattro dimensioni (o forse di più): è una materia porosa, concava, nella quale ci muoviamo (tempo) continuamente. La tela, al contrario, è una superficie piatta, a due dimensioni, immobile (immobile rispetto ai nostri occhi, ovviamente: nella realtà, è anche lei un pullulare di instancabili elettroni).
Come si possono rappresentare quattro dimensioni in due?
Le quattro tele di Demonstrations of Versatility rivisitano diverse modalità espressive trovate da artisti di altre epoche: dagli egiziani a Duccio di Buoninsegna, fino a Francis Bacon. L’originalità di Hockney consiste anche nel mescolare modalità diverse nella stessa immagine.

Le varie correnti della storia dell’arte hanno cercato e proposto soluzioni diverse a questo problema, possiamo raggrupparle in due tendenze opposte:
il realismo, che vuole eludere le due dimensioni creando un trompe-l’œil che induca lo spettatore a credere nella profondità di campo del quadro, e il simbolismo, corrente che rivendica la falsità palese della rappresentazione pittorica e sceglie di dipingere il mondo in un modo più libero, intimista e soggettivo.
Questa tensione dialettica è perfettamente espressa in Tea Painting in an Illusionistic Style: una risposta alla ricerca di Francis Bacon sullo spazio.
Bacon, in quegli anni, aveva ridotto lo spazio prospettico a un gioco di semplici linee, Hockney vuole spingersi ancora più avanti del suo collega, vuole smascherare il trompe-l’œil dello spazio pittorico: taglia direttamente la tela a forma di scatola aperta. Passando davanti al quadro, l’effetto di straniamento è molto divertente: la scatola sembra profonda, ma si appiattisce quando la sia guarda di lato.

Sullo sfondo della fotografia: David Hockney, Tea Painting in an Illusionistic Style, 1961
Francis Bacon, Seated Figure, 1960

Se osservate la casa e la macchina in Swiss Landscape in a Scenic Style, vedrete queste due modalità di rappresentazione (realistica e simbolica) esposte contemporaneamente: la casa è vista dall’alto, in prospettiva, la macchina, invece, è completamente piatta, disegnata in modo espressivo per rendere la velocità.

David Hockney, Swiss Landscape in a Scenic Style, 1961, dettaglio

La macchina è in secondo piano rispetto alla casa, ma la scritta che esce dal tubo di scappamento e le piccole gocce di pittura che Hockney lascia cadere sulla tela ritornano in primissimo piano, perché una macchia di pittura e una scritta tipografica galleggiano sulla superficie della tela. Un paradosso che rivela la completa falsità dell’illusione prospettica.

David Hockney, Swiss Landscape in a Scenic Style, 1961, dettaglio

Stesso gioco con le montagne sullo sfondo: un gruppo di montagne è disegnato in modo prospettico, con tanto di ombre corrette (luce cade che sulle vette innevate da sinistra), altre montagne sono disegnate con le linee prese in prestito a Morris Louis, artista astratto che nel 1960, l’anno precedente alla realizzazione di Swiss Landscape, aveva dipinto Alpha-Pi, un quadro di sole linee.
L’Astrattismo restituisce alla pittura la sua libertà e la sua espressività più pura. La pittura disegna se stessa, la realtà esterna è scomparsa. Salvo pochissime eccezioni, Hockney non si è mai lasciato tentare da questa corrente.
Troppo innamorato del mondo (volti, stanze, sedie, piscine, piante, corpi), ha sempre cercato di tradurre sulla tela l’emozione viva del “guardare”.

David Hockney, Swiss Landscape in a Scenic Style, 1961, dettaglio

Morris Louis, Alpha-Pi, Metropolitan Museum, 1960

Nell’epoca della sua riproducibilità tecnica“, la ricerca di Hockney non ha lesinato su nessuno dei mezzi offerti dalla modernità per riprodurre la realtà. Dalla Polaroid al video, dal Fax all’iPad, questo versatile artista ha provato ogni mezzo per riuscire a fissare sulla tela la ricchezza inesauribile del mondo fluttuante.

David Hockney, Celia’s Children Albert and George Clark, 1982
David Hockney, pittura con iPad: The Arrival of Spring in Woldgate

Nel suo libro Secret Knowledge: Rediscovering the lost technique of the Old Masters, pubblicato nel 2001 e oggetto di non pochi dibattiti, Hockney cerca di provare questa tesi: moltissimi dei grandi maestri del passato hanno usato strumenti ottici per dipingere. Dallo specchio convesso alla camera oscura, gli artisti usavano strumenti molto simili alla nostra macchina fotografica o a Photoshop.
I quadri di Caravaggio e Vermeer, ad esempio, pare siano stati dipinti usando diverse proiezioni di camere oscure, assemblate poi sulla tela (Hockney smaschera alcuni errori di assemblaggio).
(Potete ascoltare/vedere la sintesi di questa teoria in tre video documentari: parte 1, parte 2, parte 3).

Giulio Parigi, camera oscura, 1590 (Una storia delle immagini, Einaudi 2016)

Hockney non rimprovera a questi maestri di aver usato la camera oscura, al contrario, ma si scaglia con veemenza contro la prospettiva centrale che è derivata dal guardare il mondo attraverso un foro.
La vista che offre un quadro prospetticamente “corretto” in senso classico è, secondo Hockney, la visione del mondo di un morto. Noi, da vivi, ci muoviamo continuamente e ad ogni movimento il mondo si sposta e si trasforma con noi
Tra il 1921 e il 1924, ne La prospettiva rovesciata, il critico russo Pavel A. Florenskij aveva criticato il riduzionismo della prospettiva centrale. Non c’è un solo modo di tradurre il mondo in un’immagine, ma molti, e tutti sono “realistici” perché il nostro modo di vedere il mondo è psicologico, non matematico. Hockney ha fatto di queste teorie il cuore pulsante della sua ricerca. Florenskij:

“È proprio vero che la prospettiva, come sostengono i suoi fautori, esprime la natura delle cose e pertanto deve sempre e dovunque essere considerata come presupposto assoluto di veridicità artistica? O è piuttosto solo uno schema (e per di più uno dei possibili schemi di rappresentazione) che corrisponde non alla percezione del mondo nell’insieme, ma solo a una delle possibili interpretazioni del mondo, legata a un ben determinato modo di sentire e di comprendere la vita?”

Hockney:

“(…) L’effetto di un dipinto costruito secondo la prospettiva di [Leon Battista] Alberti è – precisamente – di separarci dal mondo che ci circonda.” (Una storia delle immagini).

La prospettiva rovesciata rappresenta il permesso di una visione soggettiva, intima delle cose. L’antitesi di quella visione fissa, razionale, matematica del mondo che ha dettato legge dal Rinascimento fino all’esplosione delle Avanguardie del ‘900.
Davanti ai paesaggi dipinti da Hockney si ha davvero la sensazione di muoversi nello spazio, liberamente e felicemente.
I suoi quadri conservano le linee sinuose di due occhi vivaci che hanno guardato il mondo con passione.

David Hockney, Going Up Garrowby Hill, 2000

Tornata da Parigi, ho ordinato e divorato Una storia delle immagini: un dialogo a due voci, una vivace discussione tra David Hockney e il critico d’arte Martin Gayford.

È un libro ricco di spunti e aneddoti sull’arte, divulgativo, scritto per spiegare al grande pubblico alcuni concetti chiave della storia dell’arte. È interessante la volontà di Hockney di non fare distinzioni di classe tra le immagini prodotte dagli esseri umani.
Tutti gli artisti sanno che i confini tra le diverse discipline (illustrazione, fotografia, cinema, ottica, pittura, architettura, design), al momento di creare, diventano labili.

David Hockney e Martin Gayford,  Una storia delle immagini, Einaudi 2016

Il libro mi è piaciuto, ma devo fare una critica severa alla traduzione italiana.
Le frasi sembrano ricalcare la struttura del parlato inglese, una tendenza che noto sempre più spesso nelle traduzioni da questa lingua (anche nei libri per bambini).
È un testo con una sintassi astrusa e spesso sgrammaticata, ho fatto fatica leggerlo e non ho potuto capire alcuni passaggi importanti del pensiero di Hockney. Vi cito alcuni esempi:

Martin Gayford, a proposito dell’uso della camera oscura: «Non è pensabile che questi effetti ottici così coerenti e precisi siano stati ottenuti con la semplice immaginazione, – hanno affermato i ricercatori. – Siamo indotti alla conclusione, che sembra ineludibile, che l’artista ha osservato direttamente l’impatto visivo di personaggi e oggetti realmente collocati in uno specifico ambiente, e li ha fissati nella sua opera».
David Hockney: Sembra che alcuni storici pensino che lo studio di van Eyck fosse simile a quello di Cézanne: la veglia solitaria dell’artista. Non doveva affatto essere così, doveva assomigliare piuttosto alla Metro Goldwin Mayer. Dovevano esserci vestiti, parrucche, armature, candelieri, modelli e ogni genere di arredo.”

“DH: Nel disegno con la camera oscura il tratto
contorna sempre qualcosa. È un tratto guidato; tuttavia la mano non è guidata dall’immagine nella testa dell’artista, ma da qualcosa di esterno. Normalmente quando si disegna a mano libera si va un po’ a tentoni. Con la camera oscura ciò non accade.

DH: Nel 1981 fu allestita dal Museo di arte moderna di New York una mostra dal titolo
Prima della fotografia. Induceva a pensare che subito prima del 1839 diversi pittori realizzassero dipinti che, pensate, assomigliavano a fotografie. Quindi arrivò la fotografia a confermare la loro visione. Non è successo niente di simile. La loro visione derivava dalla camera ottica, ma se non lo si sa sembra che gli artisti dipingessero nel modo giusto e che la fotografia non abbia fatto altro che confermarlo.
(David Hockney e Martin Gayford, Una storia delle immagini, Traduzione di Alvise La Rocca, Einaudi 2016).

Mi sembra pazzesco che, per un libro così importante, Einaudi non abbia curato meglio la traduzione.

David Hockney, Sixt fairy tales, British Royal Academy of Arts, 1970 e 2012

Perché vi ho parlato di questo pittore in un blog sull’illustrazione? Per tre ragioni. Perché gli stili che ha sperimentato nelle diverse fasi della sua vita sono quelli che maggiormente hanno influenzato l’illustrazione contemporanea, perché questo versatile artista ha eccelso in tutti i campi, anche in quello dell’illustrazione (vedere questo post e questo) e, infine, perché mi piacerebbe, per questa nuova stagione del blog, aprire gli orizzonti dell’illustrazione ad una riflessione più  ampia sulle immagini e sulla storia dell’arte.
Non vi intrattengo oltre, per oggi.
Spero di avervi invogliato ad approfondire lo studio di questo simpatico e geniale pittore che ha da poco compiuto 80 anni.

Anna Castagnoli

David Hockney

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