Un saluto a Louise Bourgeois

Un saluto ad una delle piĂą grandi artiste del novecento: Louise Bourgeois è morta oggi (lunedì 31 maggio) all’etĂ  di novantotto anni. Era nata il giorno di Natale dell’anno 1911, ha attraversato due secoli con le sue sculture e le sue linee di emozione pura. L’ho sempre amata tantissimo.

“Art is a guarantee of sanity. That is the most important thing I have said.”
Louise Bourgeois

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Il rapporto testo-immagine. Parte I

Illustrare un testo significa esplorare con l’immagine il campo semantico che quel testo ricopre. Un campo semantico potete immaginarlo come un campo in cui c’è un punto centrale dove il significato è piĂą forte, e, allontanandosi da quel punto, diventa piĂą sfumato e confuso, fino a scomparire.

FIGURA 1

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Prendiamo una parola molto semplice, la parola “SEDIA”: nel centro rosso, piĂą denso, avremo la parola SEDIA rappresentante un oggetto d’uso comune, che serve a sedersi, che può avere diverse forme, ma che in linea generale ha un primo piano d’appoggio ad una certa altezza (circa la misura di un polpaccio d’adulto), uno schienale dove appoggiare la schiena, e generalmente quattro gambe.
Allontanandoci dal centro rosso verso la zona rosa,  potremo avere dei significati che girano intorno alla parola sedia: l’AZIONE DI SEDERSI, l’ARREDAMENTO DI UNA CASA, UN TAVOLO (e per associazione il momento dell’essere seduti a tavola)…
Se ci allontaniamo ancora potremo osservare che il significato scivola intorno a quello che rappresenta la sedia e/o l’atto del sedersi: incontreremo immagini come il RIPOSO, la STANCHEZZA, un momento di PAUSA… Ancora piĂą lontano potrĂ  capitare di inciampare in significati come la VECCHIAIA, la FATICA di VIVERE, la SOLITUDINE , la CALMA DELLA CONTEMPLAZIONE, etc…
(Se nel centro rosso ci fossero state DUE SEDIE, avremmo incontrato nella zona gialla figure come il DIALOGO, la CONVIVIALITA’, l’AMICIZIA, etc).
Ci saranno poi significati perduti in una zona periferica, quasi bianca, connessi al centro rosso da diversi passaggi d’associazioni, ma ormai troppo lontani per essere ammessi a far parte della parola SEDIA. Ciò nonostante, se i passaggi sono stati fatti con cura, avremo lo stesso qualcosa che è stato irradiato dalla parola SEDIA (la poesia contemporanea offre esempi a bizzeffe).
Siamo nel regno misterioso del linguaggio e delle associazioni del pensiero, mi piacerebbe approfondire, ma lo faremo in un’altra occasione.

Per adesso mi interessa che voi abbiate chiaro cosa intendo per CAMPO SEMANTICO.

FIGURA 2

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Adesso giochiamo che io devo spiegare a qualcuno che non conosce la mia lingua, che cosa è una sedia (non avendone a disposizione). Ne disegnerò una (FIGURA 2). Per farmi capire bene, resterò nel centro piĂą rosso del campo semantico della parola SEDIA: disegnerò l’ OGGETTO SEDIA, scegliendo tra i tanti possibili modelli, il piĂą semplice, il piĂą comune.
Ora, se ci pensate bene, è ben curioso che  la manciata di segni presenti nella FIGURA 2, che non hanno niente a che vedere con una sedia (non sono di legno, non hanno un peso, non sono tridimensionali, non servono a sedersi…), comunichino con un’efficacia quasi universale che cosa è una sedia.
Chiunque abbia fatto esperienza del sedersi su una sedia, guardando l’oggetto disegnato nella FIGURA 2, capirĂ  che è una sedia, anche se non ha mai visto quel modello di sedia.
NĂ© il segno linguistico SEDIA, nĂ© il disegno della FIGURA 2, sono una sedia. Entrambi stanno per, indicano l’idea di sedia. Ma lo fanno in modo diverso.Vediamo come.

L’IMMAGINE:
Nel caso della FIGURA 2 l’immagine ASSOMIGLIA all’oggetto
, ne imita la forma, gli ruba la struttura principale, che, nel caso di un oggetto, è molto semplice.
E’ così semplice che nella FIGURA 3,  invece di vedere delle linee, vediamo una sedia: i pochi segni usati da Philippe Stark sono, usando una formula matematica, il massimo comun divisore di tutte le sedie (eccezion fatta forse per qualche sedia di Le Corbusier!).

FIGURA 3

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Il SEGNO LINGUISTICO:
Il segno linguistico SEDIA, che è anch’esso un agglomerato di tratti, non assomiglia affatto alla forma di una sedia, ma la indica (la rappresenta) per un accordo sancito tra un gruppo di individui appartenenti allo stesso ceppo lingustico.
Il segno SEDIA, proprio perché più astratto, ricopre con maggior efficacia tutte le zone sfumate che stanno intorno al significato di SEDIA (vedi FIGURA 1).
Dentro la parola SEDIA sono contenute tutte le sedie del mondo, e forse anche un modello di sedia usato dagli abitanti di un pianeta fuori dalla nostra galassia, fatto di sola luce,  c’è un uomo seduto a contemplare il tramonto, c’è un artigiano che intreccia vimini sotto una fioca luce…
Se l’universalitĂ  comunicativa della FiGURA 3 batte la parola SEDIA in quanto a efficacia, quest’ultima si prende la rivincita in fatto di potenza comunicativa. L’immagine si limita a significare una delle zone semantiche irradiate dalla parola SEDIA, e non può esaurirle tutte. La parola SEDIA, se posso capirla perchĂ© parlo italiano e so leggere, le esaurisce tutte.

E’ per questa disinvoltura del linguaggio a farsi carico di un’area piĂą grande di significato, che  noi comunichiamo a parole e non scambiandoci cartoline illustrate, e allo stesso tempo è proprio per la vastitĂ  (mostruosa) dell’area di significato emanata dalle parole, che spesso affianchiamo ad esse delle immagini: per chiarire, per definire una fetta di campo semantico, per avvicinare significati lontani…
Le immagini affollavano i libri medioevali di viaggi e leggende, perchĂ© descrivevano con piĂą efficacia un oggetto, o perchĂ© davano piĂą credibilitĂ  alla parola “sirena“. Le immagini affollano la letteratura per bambini, perchĂ© il bambino non ha un’esperienza del mondo tale da permettergli di esplorare da solo tutto il campo semantico di una parola scritta.

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Vincent Van Gogh, La chaise, 1888

Riassunto:

  • - Il campo semantico emanato da una parola è vastissimo (infinito?)
  • – L’immagine esplora alcune zone del campo semantico di una parola, e non potrĂ  mai essere esaustiva
  • – Immagine e parola hanno modalitĂ  diverse di comunicare il loro contenuto di significato: una di queste modalitĂ  (ne vedremo altre) è che l’immagine assomiglia all’oggetto, la parola no (escludendo rari casi di onomatopea)


Ora vi lascio con un capolavoro di interpretazione della parola “sedia”. Un film d’animazione firmato FrĂ©deric Bach. (Per non vederlo a scatti, fate clic su play e poi di nuovo clic per metterlo in pausa e aspettare che si carichi completamente).
Alla prossima puntata!

Frédéric Bach, Crac!, 1986


Un blog sui giocattoli piĂą belli del mondo! Dal negozio Hoffmann

Il negozio di giochi Hoffmann giochi e giocattoli, ideato dai librai della libreria Giannino Stoppani (Bologna), ha inaugurato un blog sul tema dei giochi per bambini di qualitĂ ! E sui libri illustrati che ospitano giochi. Eccolo: LO SCHIACCIANOCI

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“Illustra teatro”, nuovo concorso di Illustrazione

ILLUSTRA TEATRO, un nuovo Concorso di Illustrazione aperto ad illustratori italiani e stranieri promosso dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, in collaborazione con la Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’infanzia di Sàrmede.

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FINALITA’ DEL CONCORSO: Il concorso ha l’obiettivo di valorizzare la capacità dell’illustrazione di rappresentare il teatro dedicato ai giovani, ai più piccoli e al valore dell’incontro tra generazioni diverse, quando il teatro riesce a riunire insieme adulti e ragazzi di tutte le età per condividere sogni, emozioni, racconti. Il termine “Teatro” è qui inteso come percorso di avvicinamento e formazione ai molteplici paesaggi espressivi di danza, prosa e musica, un percorso realizzato attraverso laboratori creativi, spettacoli per le scuole e rassegne per il pubblico delle famiglie. Tra le tre prime opere classificate sarà scelta l’illustrazione che diventerà l’immagine rappresentativa delle attività promosse dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza nell’ambito del progetto “Teatriamo – spettacoli e itinerari per amare e vivere il teatro a tutte le età” per la Stagione 2010/2011.

COSA: Ogni artista dovraĚ€ presentare una sola opera di formato minimo cm 30×40, massimo di cm 50X70, originale e inedita, realizzata con qualsiasi tecnica. Al fine di valorizzare e caratterizzare la specificitaĚ€ del concorso e del premio, le opere dovranno ispirarsi e riguardare il solo tema del concorso, cosiĚ€ come indicato nelle “finalità”.

SCADENZA: Saranno ammesse solo le opere pervenute entro e non oltre il 30 giugno 2010, (farà fede il timbro postale)

PREMI:
Primo classificato: 1.500,00 euro.
Secondo classificato: 1.000,00 euro.
Terzo classificato: l’iscrizione e l’ospitalità per un Corso Estivo presso la Scuola di Illustrazione per l’Infanzia di Sarmede.
Al vincitore del Premio del Pubblico sarà dato un premio del valore minimo di 300,00 Euro.
Gli importi sono comprensivi delle relative ritenute fiscali.
Gli artisti delle opere vincitrici dei primi tre premi cedono alla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza tutti i diritti per ogni utilizzo delle stesse e senza limite di tempo. Le prime tre opere selezionate resteranno di propietà della Fondazione e andranno a far parte della nascente galleria d’arte del Teatro.
Altre opere verranno selezionate per l’allestimento di un’esposizione presso il Teatro Comunale Città di Vicenza da dicembre 2010 a gennaio 2011.

MODALITA’: Sul retro dell’opera dovranno essere riportati in matita i seguenti dati: cognome e nome dell’artista, tecnica e titolo dell’opera. Per formalizzare l’iscrizione eĚ€ necessario iscriversi sul sito www.tcvi.it (qui link iscrizione), specificando: generalitaĚ€ dell’autore (cognome, nome, indirizzo, curriculum professionale, titolo); tecnica di realizzazione; valore dell’opera attribuita dall’autore in base a parametri certi e indicati, dato necessario nel caso in cui venga esposta. INVIARE L’OPERA A:

Teatro Comunale Città di Vicenza,
Viale Mazzini 39
36100 Vicenza

TROVA QUI IL REGOLAMENTO


Concorso Tapirulan 2011, VI edizione

L’Associazione Tapirulan con il patrocinio del Centro Fumetto Andrea Pazienza e dell’Associazione Illustratori, e con la collaborazione del Comune di Cremona e del quotidiano La Provincia, bandisce la sesta edizione del concorso per illustratori.

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Finalità del concorso: selezionare i trenta autori che saranno protagonisti della mostra «Gli illustratori di Tapirulan», a Cremona dal 13 novembre 2010 al 16 gennaio 2011. Le trenta illustrazioni selezionate dalla giuria, verranno pubblicate sul Calendario Duemila11, che rappresenta anche il catalogo della mostra. Dodici immagini rappresenteranno i mesi dell’anno, altre diciotto verranno pubblicate in appendice.

La giuria: dopo Tony Wolf, Milo Manara, Silver e Sergio Toppi, la giuria del premio passa sotto la direzione di un altro nome illustre dell’illustrazione: Guido Scarabottolo.

Premio: durante l’inaugurazione della mostra – 13 novembre 2010 – verrà assegnato il primo premio di 1000 euro. Un ulteriore premio di 300 euro
verrà assegnato all’autore dell’opera più votata dagli utenti del sito www.tapirulan.it

Come partecipare: inviare un’opera di formato quadrato (dimensioni minime 25×25 cm, massime 40×40 cm).
Si può partecipare anche con immagini digitali, che possono essere spedite attraverso lo specifico forum sul sito.

Scadenza: 24 settembre 2010.

Tema: “Siesta”: si può trarre ispirazione dagli elementi tipici della siesta: riposo, caldo, ombra. Ma siesta è anche – genericamente – una pausa, un
momento di interruzione dal normale scorrere della vita quotidiana. Per poi ricominciare… piĂą carichi di prima.

PER INFORMAZIONI E PER ISCRIVERSI:
www.tapirulan.it/concorso-calendario
calendario@tapirulan.it
tel: 347.6881328 – 328.8518849


Intervista a Sinnos: identitĂ  di un editore

Intervista a Della Passarelli, editrice di Sinnos

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L’altracittĂ , Mia Lecomte e Andrea Rivola, Sinnos 2010

Perché editori e perché editori per bambini.
All’inizio per caso, anche se per fortuna nulla nasce, e soprattutto cresce, per caso.
Nel 1990 un gruppo di volontari decise di sostenere la nascita di una cooperativa all’interno del carcere romano di Rebibbia penale, fortemente voluta da alcuni detenuti italiani e stranieri che avevano seguito un corso di Desktop publishing e che volevano creare una struttura lavorativa in grado di “uscire” dal carcere. Molto presto il lavoro di service editoriale (attività che svolgiamo tutt’ora e che da anni si è allargata al service grafico) ha stimolato il desiderio di proporre un proprio progetto, legato a temi importanti per tutto il gruppo: l’interculturalità e l’educazione alla cittadinanza responsabile. Così siamo diventati editori.

Inoltre, da subito, abbiamo condiviso l’idea di rivolgerci ai ragazzi, e di far nascere da un luogo dimenticato, rimosso e soprattutto con una forte valenza negativa, libri che potessero offrire la ricchezza dell’incontro tra culture, sostenere l’importanza della consapevolezza delle scelte individuali e collettive, partecipare, per contribuire alla costruzione di un futuro dove – magari – non ci sarà più bisogno di carceri.

Quanti titoli in un anno?
24, 4 per ogni giro di promozione. Sono comprese anche le nuove edizioni o le ristampe di titoli esistenti.

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Il mercante e il pappagallo, tratto da Rumi, rielaborato da Marjan Fuladmand, illustrato da Ahmad Khalili, Sinnos 2006

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Il filo conduttore è quello ci lega all’inizio della nostra storia: fatto di intercultura, interesse per la diversità, impegno per il rispetto dei diritti di tutti. Questi i temi, anche se il modo di raccontarli ha dovuto necessariamente cambiare ed evolversi.

Tanti anni fa (ne sono passati 20) per parlare di intercultura raccontavamo storie di Paesi lontani (così è nata la collana Zefiro, racconti portati dal vento) o più coraggiosamente le vite di immigrati stranieri in Italia (I Mappamondi, biografie bilingui). Oggi tutto questo non basta più.

La società è sempre più articolata e il concetto di diversità si complica e si arricchisce di eccezioni: diverso e straniero, certe volte, rischia di diventare anche chi semplicemente non la pensa come noi, chi crede in cose diverse.

L’educazione al rispetto, alla tolleranza, ma soprattutto alla curiosità nei confronti dell’altro ha bisogno di storie eccezionali ma quotidiane (come L’altracittà, o Piano forte), spunti di riflessione e di domande (la collana Nomos cerca di farlo spiegando il diritto ai ragazzi), ma anche di confronto tra i piccoli e i grandi che vivono vicino a loro.

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi”?
In entrambi i casi devono sorprenderci ed emozionarci. Avere un contenuto e uno stile che mostrino la vita che c’è dietro le storie, le immagini. Che possano trasmettere ai bambini e ai ragazzi passione e attenzione. Naturalmente devono entrare nel nostro progetto editoriale, vale a dire che tocchino i temi della interculturalità e della partecipazione.

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Piano forte, Patrizia Rinaldi, Sinnos 2010

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali?
La attuale situazione culturale e politica italiana non sostiene nulla, in particolare è gravemente disattenta alla promozione dei libri rivolti a bambini e ragazzi. In questo Paese molti bambini e ragazzi non hanno accesso ai libri, non hanno librerie o biblioteche pubbliche dove andare. Non esiste l’istituzione della biblioteca scolastica nelle nostre scuole. La lettura a scuola è considerata un extra che raramente ci si può permettere. Ora poi – con i tagli di questi ultimi tempi – le scuole sono impegnate sul fronte della sopravvivenza. Abbiamo visto il numero di insegnanti presenti quest’anno alla Fiera del Libro di Bologna ridursi, e questo la dice lunga. Insistiamo sul fatto che non vogliamo sostegni economici, ma luoghi dove i nostri libri possano vivere. Vorremmo anche poter vendere i nostri libri ad un prezzo giusto, nel rispetto del lavoro che c’è dietro, senza sentirci in difetto se non possiamo offrire grossi sconti od omaggi, come ormai ci hanno abituato le “grandi” case editrici. Ci sarebbe molto da dire e da spiegare su questo…

Nel suo piccolo la Sinnos, con il progetto LeBibliotecheDiAntonio, dona ogni anno libri di qualità di tutti gli editori per ragazzi ad una scuola, che presentando un progetto dimostri di non avere accesso ai libri e di avere invece un progetto di biblioteca scolastica sensato. Compriamo i volumi dagli editori italiani con dei soldi che ogni anno vengono destinati al progetto e li portiamo fisicamente alla scuola, organizzando una grande festa per l’occasione. Ma è una goccia nel mare.

La rete però esiste: una rete di piccoli eroi che ogni giorno si spendono per far conoscere ai più piccoli la bellezza e l’importanza di leggere, per immaginare, conoscere, provare empatia, divertirsi, commuoversi, porre attenzione. Queste persone combattono una battaglia importante tanto quanto quelle per l’ambiente e per la pace. Come ha fatto Jella Lepman nella Germania post-nazista. Questa rete di persone straordinarie, ma così invisibili, ci conforta e – quando pensiamo che se smettessimo di pubblicare non se ne accorgerebbe nessuno – pensiamo invece a loro… che se ne accorgerebbero!

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Non abbiamo molta esperienza in questo campo e stiamo cominciando ora a capire come funziona. Sicuramente preferiamo creare i nostri libri perché ci piace immaginare un progetto,  seguirlo in tutte le sue fasi e vederlo infine nascere, ma è capitato anche di acquistare libri che avevano molto a che fare con noi, come la storia persiana de Il Mercante e il Pappagallo. Ci piacerebbe avere la possibilità di fare delle coedizioni, e speriamo di riuscire a realizzare questo desiderio prima o poi.

Fabbricare cultura nell’Italia di oggi: una missione, una sfida o una  passione “a perdere”?
Sicuramente una missione. Speriamo non una passione “a perdere”.

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Ci piace vivere in mezzo alle storie e ai disegni, avere a che fare con persone straordinarie: autori, illustratori, librai, bibliotecari, insegnanti… Non ci piace per niente vivere in un Paese dove libri e lettura siano così poco considerati.

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Diego e i diritti dei lavoratori, Flaminia Fioramonti e Rachele Lo Piano, Sinnos 2010

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