È uscito Il manuale dell’illustratore! Tutto lo scibile su questo mestiere.

È finalmente uscito Il manuale dell’illustratore, 247 pagine fitte fitte su questo strano e bellissimo mestiere che è l’illustratore di libri per bambini.
È andata così: esattamente un anno fa ho ricevuto una mail da un editore storicamente specializzato in guide e manuali. In collaborazione con AIE (Associazione Italiana Editori) stavano curando una collana dal titolo “I mestieri del libro”. Qualcuno (non so chi sia, ma la/lo ringrazio) aveva suggerito il mio nome per un manuale che parlasse del mestiere di illustratore. Bambini e ragazzi? Chiesi. No, solo bambini: album. Accettai.
Mi sembrava il naturale sviluppo di tanti anni dedicati a consigliare e aiutare gli illustratori su questo blog, ma non avevo mai redatto un intero manuale e avevo un po’ di panico. Mi sarei persa a metà strada come faccio spesso? Avrei trovato il tempo, con tutti i viaggi che faccio per tenere corsi?

Dopo qualche mese di ricerca e raccolta di materiale, questa estate, mi sono messa seriamente a scrivere. A un ritmo serrato di dieci ore al giorno (bellissimi giorni assolati davanti alla finestra della mia casa a Barcellona), in due mesi, ho scritto la guida.


C’è tutto. Come realizzare un progetto; i concorsi; le migliori scuole in Italia e all’estero; il rapporto con gli editori; il contratto di edizione; i tariffari; le diverse applicazioni dell”illustrazione: dalla scolastica all’illustrazione scientifica; l’autopromozione sui social network; le fiere del settore… Ci manca solo il francobollo per spedire il progetto a un editore :)


Mi ha motivata nella stesura il ricordo di me agli inizi della carriera: il desiderio viscerale di pubblicare un libro e trasformare una passione in un vero mestiere; i primi concorsi; i primi corsi; i primi NO;  le prime frignate nei bagni della Fiera del Libro per Ragazzi; i primi successi.
Mi sono rimessa nella pelle di quella ragazza insicura ma cocciuta, appassionata ma con un istinto micidiale all’auto-boicottamento, ma con tutta l’energia, la sicurezza e la serietà di oggi.
Mi auguro che questa guida possa accompagnarvi passo, passo, per la stessa strada o per una diversa. Basta che vi porti a essere soddisfatti di voi stessi e allegri.

Per gli interventi preziosi – e per l’aiuto dietro le quinte – grazie a:

Giovanni Gondoni di Editrice Bibliografica; Paolo Rui e Costanza Favero dell’Associazione Autori di Immagini, Ale Giorgini dell’Associazione Illustri; la scrittrice Nadia Terranova; gli illustratori Giorgio Albertini, Simone Massoni, Giulia Tomai, Marco Trevisan, Giulia Sagramola; Luca Prasso per la testimonianza sul mondo delle app per bambini. Per i consigli e il sostegno: Giorgio Bettineschi, Giulia Coniglio, Ilaria Falorsi, Anna Martinucci, Martina Motzo, Julien Palier e tutti i colleghi che hanno gentilmente risposto all’indagine sulle fonti economiche. Un grazie speciale a Valentina Mai, amica preziosa, avvocato e editore, per la supervisione della parte sul contratto di edizione.

Se la vostra libreria di fiducia non dovesse ancora avere una copia del Manuale, potete chiederle di ordinarlo. Altrimenti, lo potete comperare direttamente su Amazon (anche dall’estero) o sulla pagina di Editrice Bibliografica.
Buona lettura!
Anna Castagnoli

Presentazioni in programma:
con il redattore Giovanni Gondoni, l’agente letterario Debbie Bibo – che ci parlerà di mercato estero – e la sottoscritta Anna Castagnoli
venerdì 13 gennaio 2017 alle ore 19
SPAZIO BK
Milano


Con Anna Castagnoli
giovedì 19 gennaio 2017 alle ore 19
Libreria  Bufò – Giochi e Family Store
Via Monginevro 187/A
Torino

 

 

Il manuale dell’illustratore
Anna Castagnoli
Una guida al mestiere di illustratore per bambini
19,98

Nuovo anno

Buon 2017!  Che sia allegro nonostante tutto.
Anna

CastagnoliAnna Castagnoli

Buone feste 2016-2017!

Carissimi lettori, grazie per avermi seguita quest’anno su questo blog e sulla sua pagina Facebook con fedele entusiasmo.
Vi auguro delle feste piene di poesia e di blu.

Anna Castagnoli1925

Tra grafica e illustrazione: un dialogo sull’album

Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Qualche tempo fa, Maria La Duca, redattrice della rivista Illustratore Italiano, ha invitato il grafico Giorgio Camuffo e me (Anna Castagnoli) a dialogare sugli album illustrati da grafici e designer, per il quarto numero della rivista, appena uscito.
Alla fine il dialogo si è concentrato sulla copertina di Sole, Luna, Stella di Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff. Eccolo.

la rivista llustratore Italiano

ANNA CASTAGNOLI
Sono appena tornata dalla Svizzera. Ho scoperto questo libro: Sun, moon, star scritto da Kurt Vonnegut e illustrato da Ivan Chermayeff, appena riedito dai Topipittori con il titolo Sole, luna, stella. Lo conosci? Mi ha folgorata. Sono subito andata a cercare se Ivan Chermayeff era anche designer. Vogliamo iniziare da qui?

GIORGIO CAMUFFO
Chermayeff è un designer, direi quasi “solo” un designer, uno dei più importanti del Novecento. È un’ottima idea partire dal suo libro, che io ho in versione originale. Chi parte? Vuoi partire tu? Proviamo. Sono curioso.

ANNA C.
Ti invidio la prima edizione del 1980. Sulla copertina originale, sotto la sovraccoperta, sole, luna e stella sono fatte di argento e oro, vero?

La nascita di Gesù bambino è forse la storia più conosciuta del mondo. Vonnegut la racconta con la sua voce disincantata, a tratti ironica.
Siamo abituati a vedere la piccola scena sacra dall’alto o dall’esterno – capanna, stella, pastori – invece la visione che ce ne dà Vonnegut è quella inusuale del neonato, che ancora non vede bene. Tutto il libro, mi sembra, è una riflessione sul vedere. Prima che inizino le immagini astratte di Chermayeff, infatti, troviamo l’illustrazione seicentesca di un grande occhio sezionato. Cosa significa vedere con occhi umani? Il libro ci interroga.

Presepe intagliato in avorio, Napoli, XVIII secolo c.
Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Le immagini della nascita di Gesù sono immagini interne a noi (abbiamo talmente assorbito, in occidente il presepe, l’immagine di Maria madre, l’asinello, il bue), ma quando cerchiamo nelle illustrazioni di Chermayeff il riscontro di questi ricordi evocati dal testo, troviamo qualcosa di non corrispondente: immagini astratte. Siamo spaesati. Anche noi non vediamo bene, come il neonato.
Inoltre, il testo è stampato su carta nera, cromaticamente in negativo rispetto alla lettura abituale. Passando dal testo alle illustrazioni si ha come la sensazione di venir abbagliati.

Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Ho avuto la sensazione, leggendo, di tornare a un vedere originario, più puro. Libero dal figurativo. Forse Kazimir Malévich, nel 1915, all’alba dell’Astrattismo, sognava lo stesso sogno quando appese, nel luogo sacro destinato per tradizione alle icone russe, un quadrato nero?

Kazimir Malévich, Il quadrato nero, 1915. L’inizio dell’arte astratta.

Sapevi che Vonnegut ha scritto il racconto partendo dai disegni di Chermayeff? A te che sensazioni ha dato il libro?

GIORGIO C.
Prima di rispondere alla tua domanda forse dovrei precisare, per chi ci leggerà, che sono un grafico e che la prima cosa che faccio quando prendo in mano un libro – illustrato o meno – non è tanto leggere la storia ma guardare, con curiosità e a volte con un po’ di invidia professionale, l’impaginazione, la tipografia, la carta, la rilegatura.
Insomma, cerco di capire come funziona il libro, l’idea o magari l’invenzione grafica che racchiude il racconto o sostiene l’esperienza del leggere-guardare il libro.
Questa curiosità con il tempo mi ha spinto a osservare con particolare attenzione i libri e gli albi illustrati per bambini realizzati da graphic designer, e a diventarne collezionista.

Per tornare alle tue domande, conosco bene Ivan Chermayeff, grande grafico e autore di molti libri per bambini. È uno dei designer-eroi per quelli della mia generazione. Quando ero un giovanissimo designer sono anche andato in pellegrinaggio nel suo studio newyorkese e ho avuto in dono un manifesto con illustrazioni molto simili a quelle di Sun, Moon, Star.

Non possiedo la nuova edizione in italiano – che da quello che ho potuto capire dalle immagini che ho visto nel sito web di Topipittori è alquanto diversa, almeno in copertina, dall’originale che sto guardando proprio mentre ti rispondo.

Dell’originale devo dirti – forse ti deluderò – che io non sono stato folgorato.
Non fraintendermi: il libro è bellissimo. Come si può non amare l’intelligenza e l’ironia di Vonnegut e la bellezza dei disegni? Eppure c’è qualcosa che non mi convince, che blocca la fascinazione. Non mi convince la stampa su carta super lucida, con un nero brillantissimo che inevitabilmente registra le impronte del lettore e, a causa del riflesso, rende perfino illeggibile il testo. Non mi fa impazzire perché è troppo perfetto, troppo lussuoso, con una rilegatura ricchissima più adatta a una monografia aziendale o a un libro di reportage turistico-fotografico che a un libro che racconta la storia di una famiglia povera.

Una pagina interna della prima edizione, 1980

Fra l’altro, io non credo molto alla storia che Vonnegut abbia scritto il libro partendo dai disegni. Mi pare più probabile che Vonnegut abbia visto una delle tante lune o stelle pronte per essere inserite in qualche lavoro di Chermayeff, magari proprio nel mio poster, e poi insieme i due abbiano deciso di fare un libro. Molti albi illustrati, sopratutto quelli dei grafici, hanno storie come questa, nascono da episodi di amicizia, di lavoro, di parentela e affetti.

A proposito della traduzione italiana Sole, Luna, Stella, poi, l’operazione che è stata fatta modificando la copertina, ovvero realizzandone una nuova originale – è di Riccardo Falcinelli – mi lascia perplesso e mi spinge a riflettere. Ho cercato qualche notizia in merito, ma per ora non ne ho trovate. (N.d.R: nel frattempo è stato pubblicato un post dove Falcinelli spiega le sue scelte).
Mi chiedo quali sono stati i motivi che hanno spinto Topipittori e Riccardo Falcinelli – casa editrice e designer editoriale che stimo molto – a cambiare la copertina. Mi chiedo se il ragionamento alle spalle di questa decisione sia l’uso di guardare alla copertina come una veste pubblicitaria autonoma, distinta dall’interno dell’opera.
La mia idea è che, però, e tanto più nel caso dei libri illustrati, e tanto più in quelli realizzati da grafici, pensare una tale separazione – fra interno e copertina – sia fuorviante, oserei dire scorretto…
Sarebbe stato allora meglio tenere il testo e rifare completamente il libro, sarebbe stata una bella sfida.

Tu che cosa ne pensi? Può andar bene che un libro illustrato, un libro progettato in maniera autoriale, come Sun, Moon, Star, ad esempio, con un segno forte che tiene insieme testo, disegni, carta, rilegatura, editori e copertina, venga modificato in questo modo?

La copertina della prima edizione, 1980
la copertina della nuova edizione: Topipittori, 2016

ANNA C.
La copertina dell’edizione originale è sublime. Sole, luna e stella sono allineati come in una frase: trovo che sia geniale, perché collega l’atto di vedere a quello di leggere un testo. È un peccato aver perso quel messaggio.
Un altro cambio che è stato apportato alla nuova edizione è la carta uso mano (opaca) per le pagine interne, da quello che mi racconti, potrebbe essere stata una buona scelta.
È più la norma che l’eccezione che una copertina di album venga cambiata nella speranza di accordarla ai gusti dei lettori di una certa zona geografica (o epoca storica). Sono d’accordo con te che l’album è un tutto, ma forse per l’abitudine di veder spesso, durante i miei viaggi, diverse copertine per lo stesso album, ho la tendenza a considerare la copertina come l’affiche volatile sul muro esterno di un teatro. Lo spettacolo è all’interno.
Un libro è anche un prodotto commerciale e una copertina che non vende è un problema.
Il font di Where the wild things are di Sendak, che Maurice Sendak aveva scelto con tanta cura, non è mai stato usato nelle diverse traduzioni, per fare un altro esempio. Ma capisco che come grafico ti possa sembrare un affronto all’idea creativa originale.

GIORGIO C.
Un vecchio editore diceva che la copertina è la prima pagina del libro stampata in una carta più pesante.
Forse anche noi, se smettessimo di chiamare “copertina” la copertina, risolveremmo il problema. Mettiamoci d’accordo: chiamiamo la copertina “prima pagina”. In questo modo forse una volta per tutte sarà chiaro a tutti che la copertina fa parte del libro.
Hai ragione, faccio il grafico e per me progettare un libro significa pensare all’oggetto libro. Storia, illustrazioni, prima pagina o copertina, carta, carattere tipografico, colore, formato, rilegatura sono tutte insieme e tutte insieme sono il libro.

Parade, Keith Botsford, Bob Gill, 1965

Proprio ieri ho acquistato su Abebooks Parade, un libro (o una cosa simile ad un libro) illustrato e progettato da Bob Gill nel 1965. Il postino non mi ha ancora consegnato il pacco ma, vedendo le immagini pubblicate in rete dal venditore, posso pensare che il progetto di Gill sia un buon esempio per quello che voglio dire. Parade non ha le pagine rilegate, le pagine sono libere. Non c’è una gerarchia, il lettore può prendere la copertina, che si riconosce perché c’è il nome dell’autore, è metterla alla fine, oppure a metà libro. In questo modo, astutamente, Gill si mette in salvo per sempre da tutti i futuri designer e dagli editori che cercheranno di cambiare le sue copertine e allo stesso tempo riconosce una continuità tra copertina e interno.
A questo punto ho anche io una domanda da farti. Ivan Chermayeff e Bob Gill sono due designer (più precisamente graphic designer) e tu sai che io colleziono libri per bambini, picture books, progettati, illustrati e qualche volta anche scritti da designer.
Pensi che questi libri hanno qualcosa di diverso dagli altri libri per bambini? E se si, cosa?

ANNA C.
Non lo penso. L’album illustrato nasce esattamente all’interno della corrente artistica che a partire dalla fine dell’ottocento cercò di riunire insieme arte e artigianato, decorazione e illustrazione, prodotto di lusso e prodotto per le masse: con il movimento Art and Crafts, sfociato poi nell’Art Nouveau. L’album è per antonomasia un crocevia tra arte e design.
Come sai, anche io sono una collezionista. La mia smania ossessiva si concentra proprio negli album di inizio novecento. Parlando con te mi rendo conto che è proprio l’equilibrio tra forma e contenuto che mi ipnotizza in quegli oggetti.
Però, amo anche dell’album il suo lato pop, naïf, a volte kitsch. Una certa goffaggine che, quando unita al desiderio sincero di raccontare una storia, mi commuove. Non so spiegarti perché.

Fine

La copertina di un libro tedesco, acquistato di recente, che per caso porta (circa) lo stesso titolo: Sole, luna, stelle. All’interno non ha illustrazioni. Autore: Werner Krewitz, 1947

Ps:

Riccardo Falcinelli ha spiegato su questo post sul blog dei Topipittori, cito un frammento:

“È stato subito chiaro parlando con gli editori che per la copertina si sarebbe usata una tavola interna al libro. La copertina originale – indubbiamente splendida – era infatti un po’ invecchiata: da questa riflessione si capiva chi era il lettore a cui bisognava parlare, qualcuno a cui proporre un classico ma con un linguaggio contemporaneo. La copertina aveva insomma bisogno di essere un po’ (appena un po’) spolverata. E trattandosi di Chermayeff era una responsabilità, nel mondo del design è come essere incaricati di ritoccare la Gioconda.”

e in privato, sulla discussione riportata in questo post, ha risposto:

“In verità sono daccordo con entrambi: come amante di libri di grafica non l’avrei cambiata, come lettore penso invece che la nuova grafica lo renda più fresco e adatto ai nuovi lettori, altrimenti sarebbe stata un’edizione anastatica solo per collezionisti.”

Fine

Illustratore Italiano è una nuova rivista cartacea che si occupa di illustrazione.
Maria De Luca, sul Manuale dell’illustratore (è uscito!), scrive:

“Ispirati alle riviste più celebri come “Corto Maltese”, “Linus”, “Il Corriere dei Piccoli” ma anche “IL” e “MANO”, abbiamo raccolto da ognuno lo spunto giusto e scelto di affrontare il digitale e il cartaceo sulla base delle potenzialità di entrambi gli strumenti. Velocità di diffusione e immediatezza da una parte, luogo di origine – e spesso di destinazione – e vera sfida progettuale dall’altra.

Il primo risultato è stato l’apertura di un blog WordPress, poi la costruzione del primo numero di “Illustratore Italiano”, pubblicato a marzo 2016.

La linea editoriale è stata chiara da subito: raccontare una professione e tutte le sue applicazioni, dall’illustrazione editoriale a quella per l’infanzia, passando per il fumetto, la street art, la grafica, il design e l’architettura dove il segno diventa mezzo di progettazione. Il disegnatore è inteso come un professionista della comunicazione visiva e ogni numero del trimestrale cerca di indagarne una caratteristica; dopo il primo numero introduttivo, il secondo parla di “narrazione”, il terzo di “disegno urbano”, mentre il quarto del grande tema dell’illustrazione per ragazzi.
Un luogo di approfondimento e confronto dove raccontare la professione.

Come acquistare:
Shop online illustratoreitaliano.bigcartel.com (singoli e/o abbonamento)
Elenco librerie dove trovare la rivista illustratoreitaliano.net/it/bookshops
Sito ufficiale illustratoreitaliano.net

Sole, Luna, Stella
Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff
La nascita di Gesù vista diversamente
20,40 euro

ps: la seconda parte del post sugli insetti ve la preparo dopo le vacanze!
Buone feste a tutti.


Contattare gli editori francesi

TRADUZIONI, IMMAGINI, ADOLESCENTI … E TANT’ALTRO A MONTREUIL 2016
Di Claudia Souza

Da quando, tempo fa, forse nel 2012, ho letto su questo blog un post sul Salone del Libro di Montreuil, mi sono incuriosita.
Ho sempre ammirato molto i libri per ragazzi francesi: oltre a essere molto curati esteticamente (proponendo stili inusuali, nuove tendenze e prospettive nel campo dell’illustrazione), trattano spesso argomenti ritenuti “difficili”.
Sembra che ci sia, da quelle parti, una grande fiducia nell’intelligenza e nelle capacità riflessive dei piccoli, cosa che vedo poco nell’editoria italiana, molto più contenuta. Avere l’opportunità di verificare questa realtà da vicino mi ha riempito di entusiasmo e di aspettative.
Viaggetto piacevole in treno TGV (bel paesaggio, relax assoluto e durata ragionevole), nove fermate di metropolitana da Republique (dove eravamo alloggiati) ed eccoci arrivati a Montreuil, la zona vivace e multietnica di Parigi dove vsi svolge ogni anno il Salone.
All’entrata, un sussulto: c’è il metal detector. Parigi è ancora ferita.
Era sabato, una marea di gente che vagava tra gli stand, molti illustratori, alcuni – che conoscevo dalle foto sui libri o su Facebook – erano impegnati a disegnare di fronte al pubblico. Sono rimasta ipnotizzata: dai loro gesti agevoli e appassionati, dallo sguardo fiero e concentrato, dall’atmosfera felice che esalava dall’essere padrone della propria opera.
Su tutti mi ha colpito Zaü, che non conoscevo. Un tratto nervoso, potente e allo stesso tempo molto delicato. Sono stata lì un bel po’ a osservarlo mentre giocava all’amanuense con una penna e un flaconcino di china.

Zaü, Rue du Monde

Più avanti, scrittori impegnati a fare dediche, editori che presentavano le loro novità con entusiasmo… un ambiente fraterno e leggero intorno alla passione che condivido. Mi sentivo a casa.

Sono rimasta incantata da un progetto di libri artigianali tattili, Les Doigts Qui Révent, bilingue francese-braille: la ragazza super simpatica che me lo ha presentato ha spiegato che i libri sono realizzati da anziani, traducono in forme alcuni libri famosi, con il consenso degli autori delle opere originali (niente di meno di Hervé Tullet, Michael Rosen e altri di uguale spessore). Momento di totale ludicità.

(N.d.r: L’ editore Les Doigts Qui Révent co-edita insieme alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus italiana, alcuni dei progetti selezionati al concorso Typhlo e Tactus. Concorso attivo ogni anno al quale potete partecipare tramite il concorso italiano Tocca a te!. Info qui).

L’incantamento è continuato con  i libri ritagliati de “La maison est en carton”, quelli in cartone dell’editore Milimbo e i libri dell’editore svizzero “La Joie de lire”.

Ma il dovere mi chiamava: avevo portato alcuni miei libri da mostrare agli editors. Volevo tentare.
Dal momento che, dopo aver imparato l’italiano il mio francese non è più un granché, ho deciso di approcciarmi a loro in inglese. Pessima scelta: diversi editori hanno subito precisato che quella non era la giornata giusta (“torna lunedì che sarà più tranquillo”), altri si sono resi disponibili a parlare velocemente. Hanno ascoltato ciò che avevo da dire ma la loro risposta, in un tono a volte un po’ seccato, era che le traduzioni non li interessavano: “Una traduzione non porterà mai e poi mai la tua poetica”, mi ha detto una di loro, conclusiva.
Un’altra, pur avendo apprezzato le mie storie (le raccontavo a voce, piena di passione), dopo essersi dichiarata contraria alle traduzioni ha aggiunto:

“In Francia abbiamo un sacco di bravi scrittori, perché dovrei pubblicare te, senza la tua genuinità letteraria?”

Dopo aver parlato con quattro o cinque di loro, ascoltando più o meno la stessa sentenza, mi sono sentita al tempo stesso delusa e stimolata: delusa perché, al contrario da ciò che affermano, ritengo che un bravo traduttore sia perfettamente in grado di ricreare una poetica, allo stesso modo di un bravo illustratore che riesce a “vedere” il testo scritto, trasformandolo e ripiegandolo in immagini; stimolata perché apprezzo la loro cura con le parole (penso che soprattutto i bambini piccolissimi abbiano, sì, molto bisogno di poetica vera, genuina, nei testi che sono loro presentati). Mi è venuta voglia di studiare il francese e di riprendermelo: valuto la possibilità di cercare un collega francese per scrivere insieme, e persino faccio piani deliranti di passare un periodo in Provence (cosa che non sarebbe una cattiva idea!). Insomma, la mia testa gira, istigata da un confronto interessante di idee e di atteggiamenti inaspettati: le Fiere e i Saloni sono incontri umani, contradditori, pieni di nuovi spunti, ricchissimi di valore.

La domenica ho rinunciato a lavorare e mi sono messa a osservare il Salone con uno sguardo vago. Ho identificato un fenomeno interessante: i libri per adolescenti qui hanno un ché di tappetto rosso, qualcosa della frenesia dei gruppi rock o delle super star. File chilometriche di adolescenti in estasi per avere la dedica di un certo Victor Dixen, autore di “Phobus”, una serie fiction bella corposa.
Al suo fianco, un altro autore inglese, altri cinquecento adolescenti in coda. Tutti libri belli grossi, diversi dai libri per questa fascia d’età che vedo normalmente in Italia. Sono andata a parlare con un gruppetto di ragazze e mi hanno spiegato che sono libri “sensazionali, coinvolgenti, che stuzzicano la loro curiosità e che il protagonista è uno strafigo”. Ecco, ingredienti di questa generazione che devono essere considerati da chi si dedica a scrivere per loro. Per farli innamorare della lettura.

Ho visto alcune famiglie con bambini piccoli che si sono fermate di fronte agli stand per leggere insieme. Angoli e-book ben attrezzati, interattivi, accoglienti. Mostre, video, sale-gioco, una diretta Radio con un gruppo di bambini che giocavano a fare i giornalisti (perché gli adulti che parlano con i bambini hanno quelle facce rimbambite?). Ho visto una marea di giornali, riviste e volantini dedicati ai piccoli e ai giovani (certo, questo è anche il Salone della Stampa per ragazzi), cosa non molto frequente in Italia, anche quei giornali contengono argomenti spinosi: discussioni politiche, novità culturali. Uno di questi giornalini l’ho acquistato, voglio studiarlo bene, capirne grafica, formato e linguaggio.


Ho Raccolto cataloghi, biglietti da visita, gadgets vari per valutare, arrivata a casa, nuove possibilità creative. Ho incontrato colleghi italiani e brasiliani, non tanti come nelle altre fiere ma abbastanza per scambiare qualche abbraccio e condividere cene indimenticabili.
Alla fine, il tempo è volato, sono tornata a casa con lo stesso treno, ma questa volta con le aspettative trasformate in pensieri, cosa che soltanto i viaggi – anche corti –  possono regalarci.
Valsa mille volte la pena, voglio tornarci!
À bientot, Montreuil!

Claudia Souza

Claudia Souza è scrittrice, ricercatrice dell’infanzia e psicologa dello sviluppo e dell’educazione. Ama definirsi cittadina del mondo e ha scelto Milano, dove vive da 10 anni, per trascorrere la sua maturità. Lavora con progetti di interventi culturali rivolti ai bambini, in una prospettiva internazionale, presso la rete Bright Academy.
I suoi libri sono stati pubblicati in italiano, inglese, portoghese, spagnolo, cinese, coreano e turco.
Pubblica anche articoli su giornali e riviste in Brasile, Canada e Italia.

 

N.d.r : su questo blog sono stati pubblicati molti post sul Salone di Montreuil e le sue tendenze. Mettete nel motore di ricerca la parola “Montreuil”.

 


Du Iz Tak? di Carson Ellis. O della felicità di abitare un fiore

Du Iz Tak?
di
Carson Ellis
Candlewick Press 2016

dav

Non so cosa altro dirvi se non STUPENDO per questo nuovo album firmato Carson Ellis.
Edito in italiano da White Star Edizioni con il titolo Te to té?, è la storia di un gruppetto di insetti che assistono alla nascita di un fiore e decidono di installarvi sopra la loro dimora.
Ci sono vicini predatori, minute avventure da insetto, amicizie e litigi, come in ogni condominio che si rispetti, ma tutto si risolve sempre per il meglio; fino a che…
Fino a che il bellissimo fiore-casa inizia a piegarsi, a perdere foglie, semini e petali. E morire. Come tutti i fiori. Gli insetti sono costretti ad abbandonare la loro casa. Una cavalletta musicista intona un canto d’addio. La neve cade e copre ogni cosa. Sembra la fine.
Fino a che…

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Le pagine del libro sono strutturate come una quinta teatrale. La scenografia è apparentemente povera. Un tronco di legno caduto sulla sinistra, nessuno sfondo, un germoglio che cresce. Pagina dopo pagina, la scena resta la stessa.
I dialoghi sono recitati nella lingua propria degli insetti: incomprensibile agli umani (con grande diletto dei bambini).
Da Panurge di Rabelais, nel 1532, che parlava quattordici lingue delle quali tre inventate, fino alla lingua del Codex Seraphinus del 1976 o alla più recente lingua Piripù di Emanuela Bussolati, i libri hanno ospitato centinaia di lingue inventate. Quale vezzo più bello, per un personaggio inventato apposta per un lettore, se non quello di parlare una lingua che il lettore non può capire?
(Su questa pagina di wikipedia ne trovate un lungo elenco).

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Come a teatro, le sorprese nel libro sono garantite dall’aprirsi di botole e porticine là dove pensavamo che non ci fosse nulla; dalla metamorfosi di elementi che pensavamo immobili; dall’arrivo improvviso di un musicista struggente quando il buio cala sulla scena.
La scenografia che pareva povera come un quotidiano qualsiasi si anima di vita, formichine, coccinelle, bruchi, farfalle, ragni.
Il tronco che avevamo pensato morto è in realtà una casa. Gli insetti bussano ed ecco che si intravede l’interno con tanto di lampade a petrolio sul comodino e quadri appesi. Vi abita un bruco anziano e sua moglie. Che meraviglia!

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Il bruco presta una lunga scala agli insetti: anche questo è teatro. Perché ci piace incommensurabilmente vedere insetti alle prese con problemi umani. Non sarebbe la stessa emozione se vedessimo gli insetti installarsi nella loro casetta sul fiore come veri insetti: cioè, volando. Per salire hanno bisogno di una scala: l’empatia è assicurata.
A fare la parte del vero insetto è il piccola larvetta che si è trasformata in bozzolo e che resterà bozzolo fino a un attimo prima dell’arrivo dell’inverno. Con un colpo di scena di grande effetto lirico che non vi rivelo.

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Quando cala la notte, sul cantiere abbandonato arriva sempre una cavalletta a suonare il violino. Con il grande cielo stellato sullo sfondo, sembra di ascoltare le righe in cui Calvino termina la descrizione della città di Tecla:

“Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? –  gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: –  Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.”

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

 

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Lo hanno difeso dai ragni, dai predatori, ed ora il fiore è sbocciato. Tutti sono meravigliati. È questo il vero spettacolo. Un fiore che sboccia. Metafora incarnata in petali e pistili, foglie, linfa e colore.

Ma, ahimè, la vita non è eterna.

Gli insetti vanno via, forse a cercare un’altra casa. La scena in cui la cavalletta viene a cantare il dolore per il fiore morto è poesia pura. Ciò che è perduto è perduto per sempre. La neve cade e cancella ogni cosa.

Ma, quando la neve si scioglie…
Da dan!

dav

Carson Ellis è un’illustratrice americana pluripremiata. Si è formata come pittrice e artista plastica fino a che non ha incontrato il suo attuale marito, il musicista Colin Meloy, con il quale ha pubblicato il suo primo libro illustrato: Wildwood, giudicato il bestseller dell’anno dal «The New York Time».
Insieme hanno avuto due figli, di cui uno affetto da sindrome di Asperger: Hank. Entrambi impegnati nella diffusione della conoscenza di questa forma di autismo, raccontano nelle interviste (qui e qui) che riescono a mettersi in relazione con Hank grazie al loro lato creativo.
Ad esempio, Hank ha aiutato la mamma nella progettazione di uno spettacolo teatrale, dove lei ha utilizzato la sua ossessione per gli alieni e il loro linguaggio indecifrabile. Durante lo spettacolo, la voce di Hank, registrata, accompagnava gli spettatori nella scoperta di un linguaggio altro, ma non per questo inaccessibile.

Forse il bellissimo Du Iz Tak? racconta proprio di come il senso e le emozioni vadano al di là del linguaggio umano. La vita è dappertutto se stessa, con il suo eterno ciclo di gioia e dolore.
Lo capiamo senza bisogno di parole.

Anna Castagnoli

In Italia di Carson Ellis abbiamo già Casa, pubblicato da Emme edizioni e Wildwood, Salani.
Trovate due sue interviste qui, con tante foto della sua bella casa in campagna, vicino a Portland.
http://www.designsponge.com/2014/02/a-day-in-the-life-of-carson-ellis.html
http://blog.picturebookmakers.com/post/110622794621/carson-ellis

Te to té?
Carson Ellis
Alcuni insetti curano un fiore
10,97 Euro

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