Mano a Mano N6: Arianna Vairo

E se la vera forma fosse il vuoto? Arianna Vairo ha dipinto ogni punto, ogni tratto, con un colore invisibile. Ore e ore di paziente lavoro. Al momento venuto, quando l’immagine appare, ognuna di quelle pennellate √® scomparsa. Tutta la tensione del quadro √® in quell’assenza.


Arianna Vairo (Milano, 1985), illustratrice e incisore, ha collaborato con ‚ÄúThe New York Times‚ÄĚ, “The New Republic‚ÄĚ,¬†Marina Abramovic Institute, ‚ÄúVice Magazine‚ÄĚ, ‚ÄúIl Sole24Ore‚ÄĚ, “Topipittori”, “A buen Paso”, “Eli Edizioni” e altri. Da quest’anno tiene un laboratorio di incisione presso l’Istituto Europeo di Design a Milano.

Arianna Vairo, foto di Mara Corsino
Privilege, Among Rape Victims, The New York Times Op/Ed page, 2015

Corsi estivi settimanali di illustrazione – estate 2015

Alcuni dei pi√Ļ importanti illustratori della scena internazionale insegnano ogni estate in Italia.
In questo post trovate un elenco di tutti i corsi di una settimana tra giugno e settembre 2015 per nome di illustratore.
Molti corsi sono di livello ‘base’ o ‘per tutti’. Significa che √® richiesta soltanto una minima capacit√† di disegno. Sui siti delle scuole trovate pi√Ļ informazioni su ogni singolo corso.

*

Marina Marcolin, dettaglio

SARMEDE
(TREVISO)
INFO E ISCRIZIONI:
Tel. 0438 959582
www.sarmedemostra.it – Corsi estivi
info@sarmedemostra.it

GIULIA ORECCHIA
Le carte inventafiabe: immagini che danno vita alla storia
Corso avanzato.
1 – 6 giugno 2015
*
PAOLO CANTON

Progettare libri
Corso per tutti
15 – 20 giugno 2015
**
MARINA MARCOLIN
Appunti – acquarelli e sketchbook
Corso per tutti
15 – 20 giugno 2015
**
ANNA CASTAGNOLI
Trovare il proprio stile
Corso per tutti
22 – 27 giugno 2015 (posti esauriti)
6 – 11 luglio 2015
Fare un album illustrato: dallo story-board al ritmo
Corso per tutti
29 giugno – 4 luglio 2015 (posti esauriti)
31 agosto – 5 settembre
**
VALERIA BERTESINA
Fare libri d’artista
Corso per tutti
29 giugno – 4 luglio 2015
Illustriamo un libro
Corso avanzato
6 – 11 luglio 2015
**
LINDA WOLFSGRUBER

Come raccontare una storia per un libro illustrato
Corso base
6 – 11 luglio 2015
Bolli bolli pentolino. Filastrocche saporite per immagini imbandite
Corso avanzato
13 – 18 luglio 2015
La casa fantastica
Corso per tutti
20 – 25 luglio 2015
Le ninna-nanne

Corso per tutti
14 Р19 settembre 2015
***
ARIANNA PAPINI
Raccontare con le immagini
Corso base
20 – 25 luglio 2015
*
GIOVANNI MANNA
Atmosfere ad acquarello
Corso base
27 luglio – 1 agosto 2015
*
GABRIEL PACHECO
Dalla lettera alla pagina. I vocaboli visivi
Corso base
31 agosto – 5 settembre 2015
La piega dell’inconnesso

Corso avanzato

7 Р12 settembre 2015

 

Carll Cneut, dettaglio

ARS IN FABULA
(MACERATA)
INFO E ISCRIZIONI
Tel+ 39 0733 231740
www.arsinfabula.com – Summer School
info@arsinfabula.com

STEFANO BESSONI
Stop-motion
13 – 18 luglio

CARLL CNEUT
Visual Style
20 – 25 luglio
*
MARCO SOMÀ
Book Design
20 – 25 luglio
*
PABLO AULADELL
Visual style
27 luglio – 1 agosto
*
SIMONE REA
Character Design
27 luglio – 1 agosto
*
ALICIA BALADAN
Illustration Design
3 – 8 agosto
*
ROGER OLMOS

Visual style
3 – 8 agosto

Roberto Innocenti, dettaglio

SCUOLA DI ILLUSTRAZIONE DI SCANDICCI
(FIRENZE)
INFO E ISCRIZIONI:
Via Roma, 27, 50018 Scandicci
Tel: 338 1021 360
www.scuolaillustrazionescandicci.it
info@scuolaillustrazionescandicci.it

LORENZO CASTELLANI
Illustrazione per riviste e quotidiani

15 – 20 giugno
*
DANIELE NANNINI
Facciamo un albo illustrato, dal bozzetto al menabò

22 – 27 giugno
*
ALESSANDRO RIBATTI
Ricettario botanico

29 giugno Р4 luglio
*
SOPHIE FATUS
Raccontare con le immagini
6 Р11 luglio
Laboratorio sul testo scritto e illustrato, insieme a Paola Zannoner
Corso base
13 Р14 luglio
*
BRUNELLA BALDI
L’abo illustrato.
Come raccontare una storia per bambini. Quale ritmo per quale storia?
13 Р18 luglio
*
FABRIZIO SILEI
La scrittura dell’albo illustrato
20 Р27 luglio
*
DANIELE NANNINI
Progettiamo una collana di illustrati per bambini, dal bozzetto al menabò
17 – 22 agosto
*
ARIANNA PAPINI

Rallentare per non correre

24 Р29 agosto
*
ROBERTO INNOCENTI

Costruire una storia con le immagini
31 agosto Р5 settembre
*
CECCO MARINELLO

Dalla parola all’immagine

7 Р12 settembre

(post curato da Lisa Massei)


Dove sono tutti? di Remy Charlip. Le cose che scompaiono

Premessa: Durante la conferenza sull’Indicibile, organizzata da Ada Treves alla Fiera di Bologna 2015, Nadia Terranova, Ada Treves, Paolo Cesari, Luisa Valenti ed io, abbiamo cercato di capire come si pu√≤ parlare della morte, o di temi molto drammatici, ai bambini.
Non ho presente nessun’altro libro che parli della morte con tanta lievit√† di questo capolavoro di Remy Charlip: Where is Everybody?, del 1957. Anche se in modo non diretto. (Riedito nel 2012 da MeMo, in Francia, con il titolo O√Ļ est qui?).
Così oggi ho deciso di raccontarvelo.

O√Ļ est qui? Remy Charlip, √©ditions MeMo 2012

Noi esseri umani sappiamo cosa √® il vuoto. Ognuno di noi, dal bambino che ha perso un uccellino, all’adulto che ha perso i suoi cari, sa cosa √® il vuoto. Ma riuscire a vederlo, √® impossibile. Il mondo che ci circonda √® sempre pieno di cose. Il buio, dietro le nostre palpebre, sempre affollato di immagini. Il vuoto che a volte sentiamo nel cuore, non coincide con l’abbondanza che √® fuori di noi. Strana dissonanza.

La logica visuale narrativa del picture book, normalmente, è teatrale o cinematografica. Ciò che accade nelle scene potrebbe accadere su un palcoscenico, o sullo schermo di un cinema.
Ogni fotogramma è una pagina. Tra i fotogrammi ci può essere continuità temporale, oppure, montaggio.
Pi√Ļ rari picture book, invece, vivono di una narrazione visuale che non potrebbe avere altro teatro, altro luogo, delle pagine del libro.

O√Ļ est qui? si apre sul vuoto numinoso, abbagliante, di due pagine vuote. Un vuoto carico di tensione come sempre √® carico di tensione ogni inizio.
In basso, passa un volo di piccoli segni neri. √ą un testo. Un testo che dice:
“Ecco un cielo vuoto”.
Bene, ora sappiamo che la logica di questo libro appartiene al mondo dei segni e della carta. Nessun film potrebbe iniziare cos√¨. E a teatro, anche mettendo una voce fuori campo, avremmo bisogno di molto buio per creare l’illusione di un cielo vuoto.

Giro la pagina. √ą quasi vuota. Cerco istintivamente il testo, perch√© ho imparato, nella prima pagina, che in questo libro il testo mi dice cosa devo vedere.
Il testo dice: “Un uccello prende il volo nel cielo”. Lo vedo: √® vicino al testo, sintetico, eppure vivo.
Forse, una di quelle parole nere, troppo leggera sul foglio bianco, si √® staccata dalle altre e si √® trasformata in uccello? Forse, proprio la parola ‘uccello’. All’inizio fu il verbo.
La semplicità grafica del disegno in bianco e nero gioca il gioco.

Nella pagina successiva √® passato un solo istante. Lo capisco dalla posizione dell’uccellino, che √® salito di qualche centimetro (o metro). Vengo sorpresa da un sole giallo. Il testo si √® spostato su di lui, dice:
“Il sole brilla nel cielo”
.
Forse, √® il sole, questa volta, che ha dato origine al testo. All’inizio fu la luce.

Giro ancora una pagina. Ora la mia mano è delicata, emozionata: so che ogni volta che giro la pagina, qualcosa spunta, nasce, inizia (ma non è sempre così, quando giriamo le pagine di un libro?).

“Ecco delle colline stagliate contro il cielo”.
“Ecco un fiume ai piedi delle colline”.
“Un pesce nuota nel fiume”.
” Un albero spunta vicino al fiume”.
“Molti alberi fanno una foresta”.
“Una strada va dalla foresta al fiume”.

Adesso che molte cose esistono, due logiche visuali narrative si sovrappongono nel libro. Una è quella usata fino ad ora, puramente grafica (o metafisica): ad ogni pagina, qualcosa di nuovo appare e si somma agli altri elementi già presenti.
Astri, animali, alberi, colline, fiumi: tutte cose che, nella realtà, avrebbero bisogno di decenni o ere geologiche per nascere, nascono con il semplice gesto di girare la pagina.
L’altra, √® quella data dal movimento di questi elementi sulla pagina. Il sole, pagina dopo pagina, si sposta da sinistra, dove √® sorto, verso destra: batte le ore.
L’uccellino vola, si posa su un albero, riparte. Il pesce, pi√Ļ lento, nuota nel fiume.
Questo secondo movimento √® pi√Ļ classico, √® cinematografico.

Abbiamo, dunque, due tempi che si sovrappongono. Uno geologico, l’altro, quotidiano. Ma non √® cos√¨ anche nelle nostre giornate? Non vi capita mai di alzare gli occhi verso il sole, le stelle, il cielo e sentire che un altro tempo – geologico, immenso, – sovrasta le nostre fuggevoli, piccole vite?

Compaiono un cervo, poi una casa, poi un uomo, che esce dalla casa per dare da bere al cervo. Poi un bambino. Il bambino accarezza il cervo.
Ora il testo non nomina pi√Ļ le cose nuove che spuntano ad ogni pagina, ma i loro gesti. Qualcosa di meno elementare, di pi√Ļ maturo, √® accaduto alla relazione tra testo e immagine. √ą come se il testo ora si fidasse delle immagini (e del lettore): non ha pi√Ļ bisogno di nominarle, perch√© esistano e inizino a muoversi. Lo sanno fare da sole. Sono pi√Ļ grandi e pi√Ļ fitte: sono fiumi e cicli di stagioni, giardini, case e azioni.¬† Sono immagini che hanno preso vita e ora sono mute, ma autonome.
Ora la parola può limitarsi a descrivere: fa un passo indietro rispetto al visibile, si fa umile.
“Un bambino accarezza il cervo”, dice il testo.

In un libro con una logica ‘accumulativa’ deve esserci, a un certo punto, una catarsi o un’inversione. √ą la logica della fiaba. Il povero deve diventare ricco. Il ricco, poverissimo. Quello che si riempie, deve svuotarsi. Ci√≤ che √® vuoto, riempirsi.

A un tratto, in O√Ļ est qui (il titolo ci aveva avvertito), una nuvola entra in scena. Entra in scena da destra. La nuvola nera √® il solo elemento, oltre al sole, che entra in scena da quel misterioso al di l√† del libro che √® il margine della pagina. Tutta la doppia pagina si √® oscurata.
Il sole, avanzando da sinistra verso destra (nel senso dell’azione narrativa), si √® infilato nella nuvola.
“La nuvola ha nascosto il sole”.
Mentre la nuvola avanza in senso contrario e penetra la pagina, inizia a piovere.
Il testo, in alto, occupato a descrivere il tempo metereologico, sembra essersi completamente dimenticato di nominare tutto quello che sta avvenendo in scena.
La scena √® ricca di azioni. Il padre ‘dice’ (indica) al bambino di prendere la ciotola, che era servita per abbeverare il cervo, per riporla in casa. (Non √® sublime questo gesto? Il tempo del gesto quotidiano che vuole e deve continuare, nonostante l’oscurit√† che avanza).
C’√® un pullulare di vita, come quando, in una via, le voci si chiamano e i passi si affrettano perch√© sta arrivando un temporale.

Il testo, nella pagina successiva, si è accorto di qualcosa, chiede:
“Dove √® l’uccello?”.
Ricordate? Era il primo animale che aveva fatto esistere.
Poi, “Dove √® la barca?”. (Perch√© il testo-dio, che sa tutto, domanda a me?).
Oh! ma io lo vedo l’uccellino! Eccolo, mette fuori la testolina dalla chioma dell’albero.
E vedo anche un pezzetto di barca. Io, lettore, vedo cose che il testo-padre-dio non vede pi√Ļ. Questa discrepanza crea una complicit√† intima e segreta tra i personaggi in scena e il lettore. √ą la ‘parola’ che, imprigionata nella sua nuvola nera, non ci vede pi√Ļ bene. La parola che ha avuto la forza di far nascere il mondo, di dargli inizio, non arriva pi√Ļ a descrivere, a dire, la ricchezza della vita.
Parola che costeggia l’indicibile.


“Dove √® il cervo?”, chiede ancora il testo. Nascosto tra gli alberi, nascosto tra le gocce di pioggia, – che il bambino ha tirato come fossero cordini di un sipario -, io lo vedo, il cervo. E voi?

Il filosofo chassidico Martin Buber, ne Il cammino dell’uomo, ipotizza che Dio abbia chiesto a Caino: ¬ęDove √® tuo fratello?¬Ľ, non perch√© non sapesse che Caino lo aveva appena assassinato, ma perch√© quella domanda rimane aperta e rivolta, per sempre, a chiunque l’ascolti.

Vedo il bambino e l’uomo, mentre il testo chiede dove sono. Sorridono rassicuranti dentro la loro casetta. Il bambino saluta proprio me, lettore. Anche lui mi vede?
Anche io sono sotto la stessa pioggia?

“Dove √® il pesce?” La penultima pagina √® davvero nerissima. Eppure con un po’ di attenzione, continuo a vedere il pesce e il cervo. Ma l’uccello? Dove √® l’uccello? Ora neppure io lo vedo pi√Ļ. Come non vedo pi√Ļ la barca. √ą una preparazione?
Sono pronta.
Nella pagina che segue, l’ultima, non si vede pi√Ļ nulla. Persino il testo √® scomparso. La nuvola nera √® diventata il cielo. Non √® restato niente. Solo silenzio.
Eppure, lo so, lo sento. Sono tutti nascosti lì, da qualche parte.

Anna Castagnoli


O√Ļ est qui?
Remy Charlip
Dove va ciò che scompare?
15,20

Where is everybody? Remy Charlip 1957

Where is Everybody? di Remy Charlip. Young Scott, 1957. Questa qui sopra è una ristampa scolastica del 1969. Trovata su Stopping off place.


L’anticamera del libro: le sguardie

Let’s Find Out About Color, Ann Campbell, 1975

Sguardie o risguardi: le pagine che all’inizio e alla fine del libro separano il blocco delle pagine dalla copertina e nello stesso tempo lo tengono legato ad essa. Marmorizzate, decorate, illustrate, a tinta unita di colore o bianche. Eccezionalmente ospitano la ‘pagina dei titoli’, per necessit√† economiche o per esigenze narrative.
Possono essere immaginate come la stanza d’ingresso del libro, dove il lettore indugia e gi√† assapora lo stile della casa dove passer√† qualche ora, un giorno o una vita.
Molte volte, l’ultima sguardia contiene un dettaglio nuovo rispetto alla prima: qualcosa √® avvenuto. La storia. Dopo averla attraversata, niente √® pi√Ļ come prima.


Einar Nerman for Fairy Tales from the North, circa 1946 (via 50 watts)


Story of Insects, Giappone 1928


The Wild and Woolly Animal Book, Nita Jonas e Dale Maxey, 1961

The Indoor Noisy Book, di Margaret Wise Brow, 1942

Sparkle and Spin, Ann e Paul Rand, 1957

A Day of Winter, Betty Miles e Remy Charlip, 1961


 Seymour Chwast, Sleepy Ida and Other Nonsense Poems, Steven Kroll, 1977


The Noah’s Ark Book, Margaret Lavington e FISH, 1910

Billy bunny’s fortune, illustrato da Maginel Wright Enrif√¨ght (figlia dell’omonimo architetto), 1919

The Ladder of Rickety Rungs, Janet Laura Scott, 1920


La carta preferita dai grandi illustratori

Javier Zabala

Ho chiesto ad alcuni colleghi su quali tipi di carta preferiscono disegnare (risposte in ordine di arrivo):

LORENZO MATTOTTI
Io disegno sempre su carta Fabriano 4 o 6 o 100/100 cotone ruvida. √ą bianca forte e tiene benissimo la matita e i pastelli.
Senza Fabriano non avrei gli stessi risultati. Per china nera e acrilici la 100/100 cotone è luminosissima.
Spesso per gli inchiostri lavoro con carta nepalese grezza fatta a mano.

VALERIO VIDALI
Anni fa mi affezionai alla rosaspina che è una carta da incisione piuttosto economica.

BEATRICE ALEMAGNA
Io uso spesso o la Arches da acquarello o una carta da imballaggio riciclata di cui non conosco il nome, n√© la ditta.. non riesco mai a ritrovarla…, sono una frana e sono sempre, perennemente alla ricerca della carta ideale.

JAVIER ZABALA
Papeles donde no se pueda borrar, papeles de grabado como Fabriano o s√ļper alfa (en este se borra mejor)
Para acuarela sin duda Arches 300 gr. También Fabriano.
Un papel muy todo terreno que usaba mucho y ahora nada es el Schoeller, pero ahora no es muy bueno desde que s√≥lo fabrican un tipo…

Uso muchos tipos y mucho cuaderno de bocetos con papeles muy diferentes. Los cuadernos Fabriano son espectaculares y los cuadernos con papel¬†Hahnem√ľhle tambi√©n‚Ķ

(Carta sulla quale non si pu√≤ cancellare, carta da incisione come Fabriano o ‘s√ļper alfa’ (su quest’ultima si cancella meglio).
Per acquarello, senza dubbio Arches 300 gr. Ma anche Fabriano.
Una carta molto adattabile che usavo molto ma ora non pi√Ļ √® la Scoeller: da quando ne fabbricano solo un tipo √® meno buona.
Ne uso tanti tipi, su tanti quaderni di schizzi diversi. Gli album Fabriano sono spettacolari e anche gli album con carta Hahnem√ľhle ).

PABLO AULADELL
Yo suelo utilizar Arches para el acr√≠lico y Hahnem√ľhle para el l√°piz. Cuando hago c√≥mic, antes utilizaba Caballo 109, pero ya no lo fabrican con la misma calidad, as√≠ que ahora utilizo un Schoeller.

(Normalmente uso Arches per acrilico e Hahnem√ľhle per la matita. Quando disegno fumetti, prima usavo Caballo 109, per√≤ ora non la fabbricano con la stessa qualit√†, cos√¨ sono passato alla Schoeller).

MAURIZIO QUARELLO
Allora, la carta, da parecchi anni ormai uso esclusivamente la Canson Aquerelle per tutte le tecniche: acrilico, olio e tecniche miste. Praticamente non imbarca mai e la superficie vellutata lascia scorrere bene il pennello o la matita e, soprattutto, non si vede la trama in stampa. Ho provato anche la carta corrispettiva Arches ma la trovo un po’ pi√Ļ rigida e meno piacevole al tocco.

MIGUEL TANCO
Ho usato per qualche anno Winsor&Newton Smooth Surface 220 gr., mi piace la sua superficie liscia, l’illustrazione originale veniva bene ma avevo problemi perch√© ha un colore bianco-crema e dovevo lavorare molto sul computer per far diventare bianco lo sfondo. Perci√≤ adesso¬†uso Fabriano Artistico Extra White.

CRISTINA SITJA RUBIO
Para mis ilustraciones de libros infantiles utilizo la parte de atr√°s del papel de acuarela Canson de Boesner de 300gr. ya que es super lisa.
Para grabados uso el papel Zerkall de 250gr.
Ahora trato de utilizar cualquier papel que tenga por mi casa o estudio, pero siempre utilizo el lado liso del papel, sin textura.

(Per i miei libri per bambini uso la parte posteriore della carta da acquarello Canson de Boesner da 300 gr, perché è super liscia.
Per incisione uso la carta Zerkall da 250 gr. In generale, cerco di usare qualsiasi carta che ho in casa o in studio, ma usandola dal lato liscio, quello senza testura).

Cristina Sitja Rubio

CLAUDIA PALMARUCCI
Io utilizzo per quasi tutte le tecniche la carta Arches satinata 300 gr.
√ą specifica per acquerello ma la uso anche con i colori ad olio e con le matite, con buoni risultati.
Di recente la Arches ha iniziato a produrre anche una carta specifica per colori ad olio, devo però ancora provarla.

SIMONE REA
A me piace sperimentare ma da qualche anno lavoro con una carta che si chiama Quadrex prodotta da Fedrigoni, la grammatura dovrebbe essere di 450.
√ą molto liscia, poco assorbente abbastanza resistente.
La uso principalmente con gli acrilici ma mi sono trovato bene anche utilizzando i pastelli. (Infatti l’uomo dei palloncini l’ho disegnato proprio sulla Quadrex).
Altro supporto sul quale lavoro è il cartonlegno, a primo impatto sembra un cartoncino impossibile da utilizzare ma è proprio grazie a queste sue caratteristiche (si distrugge appena provi a cancellare o si segna e si strappa se spingi troppo con una matita troppo dura) che ti permette di modificare il disegno in qualsiasi momento.

MAJA CELIJA
Amavo molto la carta (cartoncino) Schoellers HAMMER 6R, resistente, liscia, assorbente quanto basta per lavorare con gli acrilici, bianca ma non troppo, elegante, una vera signora.
Poi non si trovava pi√Ļ facilmente, era addirittura fuori produzione…
L’ho sostituita con la Fabriano F5 ¬†liscia ¬†50% cottone. Assorbe di pi√Ļ, √® meno resistente ma mi piace lo stesso.

PIA VALENTINIS
Attualmente uso carta di qualunque tipo, purché sia almeno di 200gr e non troppo liscia (se è liscia).
Davvero: purché ce ne sia abbastanza per finire il libro (se sto facendo un libro).
Non ho voglia di uscire. Se trovo in casa, meglio. Del resto, in questo periodo, lavoro sempre in bianco e nero con la penna.
Ho scoperto che disegno con gusto sulla Moleskine (quella che prendo io ha fogli leggeri), non è questione di carta ma di riservatezza.

Pia Valentinis

PHILIP GIORDANO
io uso carta da stampante per le parti in matita che ¬†poi scansiono¬†e utilizzo nel¬†compositing digitale.¬†Usavo Schoellers per i lavori in acrilico ma credo che¬†la ditta sia fallita o inglobata da un altra. Non si trova pi√Ļ.

SERGIO RUZZIER
Io uso sempre la carta per acquarello Arches ruvida (grain torchon), quella da 300 grammi. Mi va benissimo sia per il pennino con la china sia coi pennelli con gli acquarelli.

Io uso molto spesso il blocco di Aquarelle Arches Satin√® 300g¬† e vabene per qualsiasi tecnica, ma per esempio, per l’ultimo libro che uscir√† ad ottobre, ho usato Fedrigoni Splendorgel avorio 275 gr. in cui il Pantone si estende molto bene e il colore resta brillante a differenza dell’Arches che lo asorbe moltissimo (√® la carta delle Molaskine)

ciao, a presto

buon lavoro

Grazie a tutti!

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