Preparazione del corso di Milano

Carissimi,

in questi giorni sto preparando il corso per non-illustratori sull’album illustrato, che si terrà presso lo spazio B**K il 28 febbraio a Milano (ne terrò un altro in primavera, se volete iscrivervi alla lista di attesa, scrivete qui: info@spaziobk.com).
È la prima volta che adatto la mia teoria sull’album a un pubblico che non ha mai disegnato, è appassionante e mi sta prendendo tutto il tempo, perché, nel frattempo, sto facendo ricerca e capendo nuove cose super interessanti.
Questo venerdì parto per l’Italia perché la prossima settimana, invece, tengo un corso per illustratori allo IED di Torino. Sono concentratissima e non riesco a trovare il tempo di aggiornare il blog prima di partire. Se vedrete sul blog post antichi ri-pubblicati, sono stata io: non riesco a vedere il blog fermo, soprattutto ora che la pagina Facebook del blog è così movimentata.

Anna Castagnoli, studi di composizione su Giorno di neve di Komako Sakai

 


Mostra “In my head”: un viaggio dentro la testa di Carll Cneut

Carll Cneut, schizzi. In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015
Carll Cneut, dettaglio originale del libro The Gouden Kooi, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

CARLL CNEUT. In my head” fino al 10 maggio 2015 a Gand, Belgio.
Info qui.
Altre foto della mostra sulla pagina Facebook di Carll Cneut.
Il libro “The Gouden Kooi“, testo di Anna Castagnoli (me) e illustrazioni di Carll Cneut, uscirà in Italia con Topipittori, in Spagna con Barbara Fiore e in Francia con L’Ecole de Loisirs – Pastel questo autunno.

Se potete, prendete un aereo, atterrate a Bruxelles (Ryan-air atterra direttamente nell’aeroporto principale, Zaventem, io ho speso 25 euro andata e 30 ritorno); prendete un trenino che per mezz’ora attraversa una pianura che sembra non avere fine; scendete  alla stazione “Gent-Sint-Pieters” (Gand); incamminatevi verso la piazza Sint-Pietersabdij, dove sorge l’ex-monastero omonimo; attraversate canali e ponti interrotti solo dal cigolio di qualche barca; cercate Valentina, imbronciata come è giusto che sia imbronciata la figlia capricciosa di un imperatore; entrate.


Vi aspetta un lungo percorso dentro ‘la testa’ di un illustratore. Non un illustratore qualunque, uno dei grandi illustratori europei contemporanei: Carll Cneut.

Carll Cneut, schizzi. In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

La mostra, un lunghissimo e sontuoso percorso che si snoda dentro il monastero, è divisa in tre parti.
Nella prima parte sono esposte centinaia di polaroid. Per quasi due anni, in previsione delle mostra, Carll Cneut ha fatto una foto al giorno, documentando la sua vita di illustratore. Bozzetti, fasi di lavoro, errori, nuovi bozzetti, atelier di illustrazione, ma anche serate con gli amici, incontri, affetti che scaldano e danno rifornimento alle lunghe giornate solitarie di un illustratore.

Carll Cneut, polaroid, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

La seconda parte della mostra mette in scena l’infanzia di Carll Cneut. I suoi ricordi di bambino. La passione per gli uccelli, con le mille voliere attaccate al muro esterno della fattoria dove viveva (di cui non sapevo nulla quando gli avevo spedito il testo di Valentina – oggi pubblicato con il titolo The Gouden Kooi– ; come lui non sapeva nulla della mia infanzia abbarbicata su un albero di eucalipto quando ha illustrato Valentina abbarbicata su un albero di eucalipto. Misteriose forze centrifughe della vita); le chiamate notturne per andare ad aiutare il veterinario a far partorire le vacche; il fango che circondava la fattoria, ancora meglio del Pongo per mani che sono già mani di artista: creative, irrequiete; la morte del padre; la collezione di punti dei pacchi di spaghetti, per ricevere a casa in regalo una nuova edizione di un libro d’arte: Brueghel. Bosh. La rivelazione di una passione in una perduta fattoria in mezzo al fango: l’arte.
Insomma. L’infanzia. Quel lungo viaggio fatto di giorni lunghi come anni. Rossa di sangue, roboante, viva come mercurio.

Carll Cneut, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

Il testo narrante è stato scritto da Carll e viene recitato in fiammingo da un famoso comico: la gente ride, ha gli occhi lucidi, apre la bocca incantata. Il pubblico non fiammingo ha a disposizione un testo tradotto in francese e inglese. È ugualmente commovente.

Nella terza parte della mostra inizia la galleria di originali. Allestiti come in un vero museo. Vere cornici. Luci basse. Per chi di mestiere come me fa l’illustratore, inutile incollare il naso ai vetri per cercare di capire ‘come ha fatto’. Come in un quadro fiammingo antico, le pennellate sono sparite per lasciare apparire la granulosa stoffa di un tessuto, una fronte liscia su cui si increspa un sopracciglio, il merletto di un colletto inamidato. Il miracolo. La fatica è scomparsa. Eppure, nelle tante polaroid di bozzetti e prove, si è potuto vedere che c’è stata. E caparbia. Fino alla perfezione.

Carll Cneut, dettaglio originale del libro The Gouden Kooi, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015
Carll Cneut, dettaglio originale del libro The Gouden Kooi, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

Io non mi stanco di guardare da vicino Valentina ‘dal vero’. Minime espressioni del viso che non avevo colto sul libro. È impressionante, per me che l’ho immaginata per la prima volta, vederla lì, a esistere con il suo muso, le sue paure, la sua speranza.
È di Carll? È mia? Valentina appartiene ormai a se stessa, come una figlia diventata grande.
Quando il libro uscirà in Italia, vi racconterò più nel dettaglio la relazione tra il testo e le illustrazioni. Come Carll ha interpretato, come ha fatto suo il testo, come ha dato ali e becchi rapaci a immagini appena abbozzate tra le righe. Un lavoro pazzesco, che mi toglie il fiato.
«Perché non illustri i tuoi testi?» Mi chiede qualcuno. Per questo spettacolo. Per la sorpresa.

Carll Cneut, dettaglio originale del libro The Gouden Kooi, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015
Carll Cneut, dettaglio originale del libro The Gouden Kooi, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015

La mostra non è finita. Scese due rampe di scale, si entra nel grande studio allestito per Carll Cneut, dove l’artista, teoricamente, dovrebbe disegnare davanti al pubblico. Se volete vederlo disegnare, andate prestissimo, la mattina, prima delle 11. Dopo, inizia una interminabile kermesse di gente che entra, emozionata, a farsi dedicare i libri; persone, adulti e bambini, che si siedono per approfittare delle bellissime matite Caran D’Ache, messe a disposizione per colorare becchi e piume; orde di bambini che sfogliano libri, colorano, o ascoltano un testo sulle ginocchia di un papà… magicamente silenziosi, toccati anche loro dal rispetto che impone l’ordine e la bellezza dello spazio che li circonda.
Carll è senza posa disponibile.


Carll Cneut e Anna Castagnoli, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015
Carll Cneut, Anna Castagnoli e Ana Ventura, In My head, Gand, fino al 10 maggio 2015


Il week end appena trascorso, sono andata per vedere la mostra e dedicare insieme a lui, per qualche ora, le copie del nostro libro. Il libro ha avuto un successo mai visto, è uscito da un paio di mesi ed è già alla seconda ristampa.
Narra la storia di una principessa capricciosa che colleziona uccelli e fa mozzare la testa ai servi che non le portano quello che vuole. Avevo paura che fosse troppo crudele. Chiedo alle persone entusiaste che mi allungano il libro da dedicare: «Ma davvero vi è piaciuta la storia? Non è troppo crudele?». Ridono. «No, è, quello che piace ai bambini!». Siamo nella Fiandre! Mi ero dimenticata che qui il pubblico fa distinzione tra fiction e realtà, anche i bambini.
Carll Cneut, alla mia destra, non ha il tempo di alzare la testa dalle dediche. È domenica, sono previsti 1000 visitatori, ne arriveranno 997. Tutti a camminare dentro la sua testa.

Altre immagini sulla pagina Facebook delle FiguredeiLibri
(Se qualcuno ha qualche buona idea per portare in Italia o in Spagna o in Francia questa sontuosa mostra, si faccia avanti).

Post su Carll Cneut su questo blog:
Valentina o la vera storia… work in progress
Intervista a Carll Cneut
Analisi del suo stile parte 1
Analisi del suo stile parte 2
Analisi del suo stile parte 3


Concorso Illustratore dell’anno, settima edizione. Città del sole

Promossa da Città del Sole e nata con l’intento di premiare il miglior progetto per un calendario destinato a bambini dai 2 ai 6/7 anni d’età, l’iniziativa L’illustratore dell’anno giunge quest’anno alla sua settima edizione.

Rivolto a chi: a tutti gli illustratori italiani e stranieri senza alcun limite d’età.
Cosa: ogni partecipante dovrà inviare all’indirizzo calendar.cds@gmail.com un’illustrazione originale ed inedita (che non sia stata cioè mai pubblicata su blog o siti internet, né utilizzata per concorsi o manifestazioni di qualsivoglia natura) relativa ad un mese dell’anno, in formato JPG e del peso massimo di 1 MB, accompagnata da una breve descrizione (in italiano o in inglese) del progetto che si intende realizzare o da alcuni bozzetti (almeno uno per stagione).
Scadenza: 27 aprile 2015 (non saranno prese in considerazione proposte arrivate dopo questa data).
Quota di partecipazione: la partecipazione al concorso è gratuita.
Modalità di selezione delle opere: entro il 22 maggio 2015 Città del sole inviterà dai 3 ai 5 concorrenti ad approfondire il loro lavoro inviando entro il 3 luglio quattro illustrazioni (un mese per stagione), consistenti stavolta in tavole su carta realizzate a mano o stampate in formato reale da file digitali (quelle lavorate a mano saranno restituite). Poiché il calendario misurerà cm 31 x 31 chiuso e cm 31 x 62 (h) aperto, lo spazio a disposizione per ogni mese sarà dunque di cm 31 x 62, e dovrà tenere conto anche della griglia dei giorni.
Premio: a tutti i finalisti verrà corrisposto un rimborso spese pari a 350 € lordi, mentre l’illustratore prescelto per la realizzazione del calendario, cui verrà affidata l’elaborazione delle tredici immagini previste (i dodici mesi + la copertina) da consegnare entro il 23 settembre 2015, riceverà un compenso onnicomprensivo di 3.500 € lordi.
Considerazioni aggiuntive: Città del sole si riserva il diritto di prorogare i termini indicati (dandone comunicazione a tutti gli interessati), o di non portare a termine l’iniziativa qualora, a suo insindacabile giudizio, le illustrazioni ricevute non fossero all’altezza delle aspettative.
Per maggiori informazioni scrivete a: calendar.cds@gmail.com.

Per consultare il bando completo del concorso cliccate qui; per dare un’occhiata al calendario realizzato dalla vincitrice della passata edizione cliccate invece qui.

E qui trovate alcuni post che possono aiutarvi a vincere il concorso:
COME ABBIAMO VINTO IL CONCORSO CITTÀ DEL SOLE: BOZZETTI E SEGRETI DEI VINCITORI
MAGLIETTE CITTÀ DEL SOLE: COME HO TROVATO UNO STILE ALLA MODA E UN LAVORO IN TRE SETTIMANE

EriKa Cunja, vincitrice dell’edizione 2013/14 del concorso

 


Bellissimi corsi di illustrazione in Spagna (Bilbao)

In partenza in primavera tre corsi intensivi di illustrazione di 30 ore ciascuno, al Centro per le arti BilbaoArte (Bilbao, Spagna), organizzati da Francesca Cosanti.

Kveta Pakovska

ESERCIZI DI STILE
Insegnante: Isidro Ferrer (Spain)
Date e orari:

Dal 7 al 10 di Aprile 2015.
Dalle 9.30 alle 18.30.
Costo:
300 euro

L’INVEZIONE DELL’EROE E DELLA SUA STORIA, LA CREAZIONE DI UN ALBO ILLUSTRATO
Insegnante:
Kveta Pakovska (Repubblica Ceca)
Date e orari:

Dal 13 al 17 di Abrile 2015.
Dalle 9.30 alle 17.30.
Costo:
300 euro

L’IMMINENTE E L’ILLUSTRAZIONE, LA POSSIBILITÀ DEI MANCANTI
Insegnante:
Gabriel Pacheco (Mexico)
Date e orari:

Dal 20 al 24 di Aprile 2015.
Dalle 9.30 alle 17.30.
Costo:
300 euro

Le lezioni saranno in spagnolo, per il corso di Gabriel Pacheco e di Isidro Ferrer, e in inglese, per il corso di Kveta Pacovska.
Un interprete tradurrà le lezioni in inglese/spagnolo/italiano.

INFO:
www.bonitoeditorial.com

Per informazioni su prenotazione, offerte, viaggio e alloggio contattare
info.thehouseofarts@gmail.com
(per l’Italia)
bonitoeditorial@gmail.com (per la Spagna)

(post curato da Lisa Massei)


Il libro di figure. Una poesia di Nazim Hikmet

Questo week end sono stata a Gand, in Belgio, per vedere la mostra In my Head di e su Carll Cneut. Tra oggi e domani organizzo le foto e vi preparo un bel post.
Intanto, volevo condividere con voi una poesia che ho letto in viaggio, trovata citata su un libro di saggi di John Berger. La poesia è di Nazim Hikmet. Ho sempre pensato che la cosa più vicina a un libro con le figure sia la poesia, non per la forma, ma per lo stato in cui mi trovo sempre quando ne apro uno e lo sfoglio. Hikmet mi ha spiegato perché.

Mia amata, mio bocciolo di rosa,
il mio viaggio nella pianura di Polonia è iniziato
sono un bambino piccolo, pieno di gioia, pieno di stupore.
Sono un bambino piccolo.
Guardo il mio primo libro di figure
riscoprendo
gli uomini, gli animali, le cose
più colorate,
più belle.

(Nazim Hikmet. Lettres de Pologne. in Id., Il nege dans la nuit, Gallimard 1999)

Yasuzo Nojima, Child Sketching Peony, 1942. National Museum of Modern Art, Kyoto (qui)

A world of your own, di Laura Carlin. Un laboratorio di creatività


Laura Carlin, A world of your own. Phaidon 2014

David Hockney una volta ha scritto:
“Posto che la rappresentazione, l’urgenza della rappresentazione, fa parte della natura umana, come ci poniamo di fronte a essa? Quali metodi usiamo e quali posizioni prendiamo rispetto al rappresentare in questo o quel modo?”
Evidentemente, Hockney stava riflettendo sullo stile, ma voglio fermarmi qualche virgola prima, quando dice: “l’urgenza della rappresentazione fa parte della natura umana”.
È importante ricordarsi che il bisogno di una rappresentazione del mondo che ci circonda fa parte della natura umana, perché di solito, quando si parla di arte, si ha la tendenza a pensare che l’arte sia qualcosa che riguarda uno stretto nugolo di gente: gli artisti. Anzi, gli artisti e i bambini. E non gli esseri umani in generale.

Laura Carlin, A world of your own. Phaidon 2014

È curiosa l’associazione artisti-bambini. Di solito viene usata per sminuire l’urgente impulso di rappresentazione di un adulto: se si è appena arrampicato su una sedia per cantare; se è uscito una mattina per andare a comprare il latte ed è tornato – senza sapere bene perché – con tre tubetti di colore ad olio, una tela e due pennelli; se sta tamburellando con le unghie sul tavolo un motivetto inventato lì per lì; se mentre racconta aggiunge al racconto una rosa di dettagli del tutto innecessari alla narrazione,  -come farebbe un attore che prende la sua rivincita su un regista troppo pedante – gli si dice: non fare il bambino.
E viceversa, nei bambini, l’inclinazione a rappresentare in modo urgente il mondo in un modo tutto personale la si tollera fino a una certa età, o in certe ore del giorno ben compartimentate.
Poi bisogna crescere, fare i conti con la realtà.
Sì, ma cosa è questa benedetta ‘realtà’ se non il concerto di tante diverse rappresentazoni personali? Possiamo accedere a un mondo non rappresentato in qualche modo?

Questa lunga premessa mi serve per descrivervi il senso di profonda, improvvisa, legittimata libertà creativa che ho provato leggendo A world of your own (in francese è stato pubblicato con il titolo: Un monde rien qu’à toi. In Italia non mi sembra che sia uscito, ma spero venga tradotto presto), di Laura Carlin. Una specie di libro-laboratorio per la fantasia intorpidita.

Il libro si apre sull’immagine fotografica di una bambina (non è un caso che sia una fotografia) che dice:
Mi chiamo Laura, per creare il Mio Mondo, inizio guardandomi intorno. Ecco, questa è la mia casa nel mondo reale. Per prima cosa ne copio la forma. Poi, penso al modo di renderla più interessante, gli metto qualche piano in più. Le scale sono davvero noiose, così decido di metterci uno scivolo; e anche delle grandi finestre, così posso vedere cosa succede fuori“. Nell’illustrazione, la casa, all’interno si anima di figure poco domestiche… Un dinosauro, un serpente, un cavaliere a cavallo.

Questo è l’inizio di un libro che all’apparenza sembra pensato per far fare laboratori creativi ai bambini, e nei fatti viene anche utilizzato per questo (vedere questo post sul sito di Phaidon), e che è in realtà un’intelligentissima, brillante, riflessione sul ruolo della creatività e dell’arte nella costruzione della nostra visione del mondo. Nonché sullo stile.

Nel ‘nostro mondo’ possiamo fare quello che ci pare e piace.
La sua casa, Laura, la fa più alta di tutte le altre perché le piace sentisi importante, ci mette una piscina sul tetto e poi, non paga, la mette in cima a un albero.
Sì, perché nel mondo della fantasia si può fare quello che si vuole! La creatività non ha morale e limiti ed è giusto che non li abbia, sembra dirci Laura Carlin.
Finita la casa, Laura invita il lettore a fare lo stesso, disegnando.

Poi passa a guardare e reinterpretare (migliorandoli a suo piacimento) i vicini di casa; poi la città intera, con i negozi e tutto. Bando al politicamente corretto, siamo nel mondo della fantasia!
Nel ‘proprio mondo’ si può anche mentire per divertirsi. Infatti, a Laura piace ingannare i passanti. Dietro il muro con un’insegna di negozio di fotocopie mette un negozio di scarpe per supereroi. “Mi piace che nel Mio Mondo le cose non siano mai quello che sembrano”.

“Cosa ti piace fare durante il giorno? Che posti ti piace visitare? Che ne dici di una galleria di diversi tipi di nasi o di un museo di case sugli alberi?”
C’è anche una scuola nel ‘mondo di Laura’, ma vi si imparano solo cose importanti: come fare dolci, tagliare i capelli (vedere illustrazione associata), dipingere…

Dopo queste prime pagine che sono una vera e propria palestra di esercizi di fantasia, nella seconda parte del libro, Laura Carlin invita il lettore (bambino o adulto) a una riflessione su ‘come’ si possono rappresentare le cose. Una persona timida è meglio farla con tratto delicato, una sicura di sé con un segno deciso. Lo stile è un attrezzo che va usato come attrezzo: robusto, utile a trasmettere un’emozione o una visione del mondo, non un orpello estetico che serve a fare più o meno carino un disegno.


Dopo molti esercizi creativi in cui tutto il mondo reale è ribaltato per essere reinterpretato, il libro si chiude con questa domanda: Il lampione che vedi dalla tua finestra, sei proprio sicuro che sia un lampione?



Ho chiuso le pagine di questo libro davvero emozionata, con un senso di libertà creativa rivitalizzata, necessaria.
Un libro fondamentale per interrogarsi su che cosa è la realtà; sul ruolo della creatività nella società; sui confini della realtà, che devono essere sempre permeabili al dubbio e alla creatività; sul senso profondo dell’arte, che è ponte per il confronto e la mediazione tra diverse e molteplici rappresentazioni del mondo.

Ma ho chiuso questo libro anche con un senso di sgomento pensando alla penuria di fantasia e creatività nella nostra società.
Se nei luoghi dove (si) crescono gli esseri umani (la scuola, ma anche la casa, la televisione, le riviste, i libri, la radio…) la creatività, che è prima di tutto esercizio del pensiero, viene limitata, o censurata, o non incoraggiata, il pericolo non è solo, come molti pensano, quello di futuri adulti poco creativi, depressi e poveri di idee. Il pericolo è che a qualcuno venga in mente che la propria personale visione del mondo è migliore di altre e che un nugolo di depressi poveri di idee la prendano per l’unica possibile.
Educare alla creatività e al pensiero è una questione di vita o di morte.

A World of Your Own
Laura Carlin
Un laboratorio di creatività
12,71

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