L’importanza del ‘fuori-scena’ nell’immagine

Mostro non mangiarmi!, Carl Norac e Carll Cneut, Adelphi edizioni (lo schizzo sotto il libro è mio)

Quando iniziavo a muovere i primi passi come illustratrice, partecipai a un corso con Carll Cneut, a Macerata. Stavo preparando uno storyboard per una casa editrice spagnola e pensai di sottoporlo a Carll per avere consigli. Era il 2003, o giù di lì.
Ricordo che fui molto colpita da alcuni suoi commenti sul ‘fuori scena’.
Mentre spiegava, Carll faceva gesti con la mano intorno al foglio, indicando zone: come se lo spazio vuoto che circondava il foglio fosse uno spazio su cui potevo disegnare, anche se nessuno avrebbe visto nulla.

Ad esempio, in una scena dove il protagonista doveva dire addio a un personaggio secondario, Carll mi disse: «Ma perché non lo tagli un po’ fuori scena? Così anche il lettore avrà la sensazione di perderlo di vista». Geniale.
Non avevo mai pensato, prima di quel giorno, a quanto è importante il fuori-scena quando costruiamo un’immagine.

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Qui sopra, potete vedere la scena di cui vi ho parlato in fase di storyboard, qui sotto, il disegno definitivo, come compare nel libro. Il personaggio secondario è stato tagliato fuori scena, ma nessuno penserebbe, guardandolo, che abbia subito un’amputazione. Pensiamo, piuttosto, che continui a esistere oltre il foglio, anche se oltre il foglio non c’è niente.

14_pepinoEl caballero Pepino, Carmen Gil e Anna Castagnoli, OQO 2004

In letteratura, il fuori-scena corrisponde al non-detto.
Alla fine del film di Sofia Coppola Lost in translation, nell’ultima scena, quella dell’addio, l’uomo sussurra delle parole nell’orecchio della ragazza, parole che il pubblico non può sentire. Sono le parole più importanti di tutto il film, perché non ce ne sono altre, nel film, che ci informano sui reali sentimenti dei personaggi.
Ma queste parole, rispetto alle orecchie del pubblico, sono state dette fuori-scena. Ricordo che fui molto frustrata quando il film finì, volevo sapere cosa si erano detti! Solo poco dopo pensai, con un sorriso, che in realtà non si erano detti nulla, perché era un film.

Anche nel teatro greco l’azione avveniva fuori scena. Il pubblico non vedeva quello che gli attori del coro, dal palco, sporgendosi verso un altrove immaginario, vedevano e descrivevano con passione.
Questi stratagemmi narrativi hanno un duplice scopo: infiammano la fantasia e la curiosità del pubblico, e gli fanno dimenticare che quello che c’è in scena è finzione.
Suggerire allo spettatore che esiste un fuori-scena significa accrescere l’illusione che quello che c’è in scena sia reale.

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In Lacuna, un bellissimo, imprescindibile libro sull’importanza del non-detto e della lacuna in letteratura, Nicola Gardini cita un episodio della Divina Commedia dove Dante riferisce al lettore che c’è stata una conversazione con Virgilio, ma Dante aggiunge che non riporterà cosa è stato detto.

“Così andammo, infino a la lumera,
parlando cose che ‘l tacere è bello ”
(Inferno IV, 103-5)

La dichiarata omissione induce il lettore a credere che ci sia veramente (da qualche parte) quello che non c’è (…) L’illusionismo, per colmo di ironia, fa sì che quel che è intrinsecamente immaginario tragga fondamento di realtà da una mancanza. Ecco una delle principali funzioni della lacuna, scrive Gardini.

In una narrazione, la retorica narrativa è sempre tesa tra due punti: il falso (l’immaginario puro) e il vero (il realismo). Come uditori e spettatori di una storia abbiamo un dannato bisogno di sapere se quello che è raccontato è avvenuto davvero o per finta.
Il grado di realtà dei fatti narrati, infatti, ci indica come dobbiamo porci davanti a quei fatti, e incide sul nostro coinvolgimento emotivo.
Non è lo stesso sapere che qualcuno è morto per finta o che qualcuno è morto per davvero.
Che nel tal posto c’è un vero castello ricoperto di rubini, o che il suddetto castello è stato solo immaginato da qualcuno.

storyIl lettore de La storia infinita, che in realtà fa parte della storia

Sempre, all’inizio di una storia, ci sono formule retoriche che indicano al lettore come collocarsi davanti alla storia, come ascoltarla.
Espressioni come ‘Tanto tempo fa’ o ‘C’era una volta’ spingono la storia verso uno spazio lontano e mitico, forse vero o forse no.
Espressioni come ‘I fatti di seguito raccontati sono accaduti realmente’ o ‘Vi racconterò cosa ho visto ieri, stento io stesso a crederci…’ riportano la storia in uno spazio che coincide con quello che abitiamo tutti, reale e familiare (anche se la formula usata è solo un trucco retorico, proprio come nelle famose leggende metropolitane).

Arthur_RackhamThe Tempest, William Shakespeare e Arthur Rackham

Nel regno dell’immagine, la funzione retorica di queste formule narrative è svolta principalmente da tre elementi:
lo stile (più o meno realistico. Nell’immagine qui sopra, ad esempio, la scena a colori)
la composizione (l’immagine è tagliata al vivo fuori dal quadro, o sta tutta dentro il quadro?)
la cornice (assente o presente; netta o sfumata verso il disegno; più o meno decorativa)
Nell’immagine di Thomas Crane, qui sotto, più cornici portano, a poco a poco, lo sguardo del lettore verso una porta che ci sembra reale.
Il fuori-scena è, in questo caso, oltre la porta chiusa.
(Mille, le note di contrappunto, che giocano e confondere e contraddire questa verticalità dei piani. Come le rondini che sembrano volare reali fuori dalla copertina, o il fiocco giallo del titolo, che entra e esce tra cornicette che dovrebbero essere solo dipinte).

crane
Nel 1400, l’architetto Leon Battista Alberti spiegava che, senza cornice, tagliato al vivo, il quadro diventa “una finestra aperta sul mondo”.
Da allora, il bordo esterno del disegno viene chiamato ‘finestra albertiana’.
Per avere un fuori-scena efficace, infatti, bisogna tagliare l’immagine a vivo.
Qualsiasi cornice rallenta, sbarra o annulla la fusione tra realtà e finzione.
La scelta di mettere o non mettere la cornice dipende dal tono retorico con cui vogliamo ‘raccontare’ la scena.
Fuori scena, c’è il mondo di cui l’immagine è un frammento. Un mondo sconfinato dove tutto può essere e tutto può succedere.
Nell’esempio qui sotto, non c’è mostro più terribile di quello che è tagliato fuori-scena: proprio perché non lo vediamo.
(Carll Cneut è un mostro di bravura del fuori-scena).

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Mostro non mangiarmi!
, Carl Norac e Carll Cneut, Adelphi edizioni

In quest’altro esempio, tratto da un libro delizioso che si intitola Le jour ou zoe zozota, il testo dice: ‘Yuri vide uno Yeti divorare creudelmente uno yogurt’.
Noi non vediamo lo Yeti, vediamo Yuri che vede lo Yeti.
Lo Yeti, possiamo solo immaginarlo.
Se vedessimo lo Yeti intero, dentro l’immagine, non sentiremmo l’alito di mistero e altrove che percepiamo nell’immagine dove non vediamo lo Yeti.

yuriLe jour où Zoé zozota, Pierre Prat, Le 400 coups, finalista al premio Hans Christian Andersen – IBBY 2016

Guardate come l’impatto del fuori-scena sarebbe ancora più forte e drammatico senza spazio bianco intorno.
(Se non ci fosse la cornicetta di default del blog, lo percepireste ancora più forte).

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Anche la composizione gioca con il fuori-scena. In questo bellissimo finale dell’Hansel e Gretel di Lorenzo Mattotti, Gretel attraversa il fiume e va verso la salvezza. Ma dove va?
Il taglio compositivo ammicca a un altrove che ci sembra di poter vedere, oltre i margini del foglio.
Ma se allunghiamo una mano per toccarlo, non esiste.

Al momento di pensare e comporre la vostra immagine sul foglio, non dimenticatevi che il foglio può essere grande quanto il mondo.

Anna Castagnoli

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Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti, Orecchio Acerbo

Per approfondimenti:
COINVOLGERE IL LETTORE 1: dire meno, dire poco, nascondere
COINVOLGERE IL LETTORE 2: la posizione del protagonista e quella del lettore

Lacuna. Saggio sul non detto
Nicola Gardini
L’importanza del non-detto nello storytelling
18,70 €

Disegni di bambini

Anche questo libricino l’ho trovato su Etsy. Nel formato, è il tipico libro di scuola che i bambini giapponesi usano per le materie artistiche (ancora oggi). In questo esemplare sono stati raccolti i disegni di una intera classe. Anno 1942. Non sono bellissimi?

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I cataloghi della rivista Kodomo no Kuni, Giappone

Ricordate che tempo fa (qui e qui) vi avevo lungamente parlato della rivista giapponese Kodomo no Kuni? Un’incredibile avventura editoriale destinata ai bambini, di sopraffina qualità artistica e pedagogica, durata dal 1920 al 1945.
Fonte di ispirazione della rivista sono state le avanguardie europee e alcuni grandi pedagoghi giapponesi.
Questo Natale mi hanno regalato due cataloghi contententi vari numeri della rivista, ho così scoperto che, anni fa, tutti i numeri di Kodomo no Kuni sono stati raccolti in diversi cataloghi. Meraviglia. Ogni tanto questi bellissimi cataloghi si trovano a prezzi più che ragionevoli su  Amazon-Giappone (qui) o su Etsy (qui).

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Questo qui sotto è un poster che ho trovato in regalo dentro il catalogo doppio (quello nel cofanetto), su carta leggermente cerata. Bellissimo.

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Auguri di Buone Feste e una riflessione su questo blog

Carissimi lettori,
vi sarete accorti che negli ultimi tempi ho rallentato un pochino il ritmo di pubblicazione dei post.
Le ragioni sono diverse: una di queste ̬ che attraverso la pagina Facebook delle FiguredeiLibri ho la sensazione di essere in contatto con voi ogni giorno Рsensazione forse erronea: quanti di voi, infatti, per scelta, non seguono Facebook?

Anna_CastagnoliDa  Il volo della famiglia Knitter, Guia Risari e Anna Castagnoli, A Buen Paso edizioni (uscita prevista marzo 2016)

Un’altra ragione è che il formato classico di un blog, con i suoi post ordinati cronologicamente, non mi sembra più adatto al modo in cui oggi usiamo e abitiamo la rete. Sto cercando di immaginare una nuova forma di condividere contenuti senza perdere la possibilità di approfondirli.
Non ultima ragione di questo rallentamento di ritmo: ho finito un libro! Erano anni che non illustravo più. Per farlo bene, ho sentito il bisogno di raccogliere le mie energie in una sfera meno pubblica, più intima e silenziosa.
Il blog, con i ritmi che ho tenuto negli ultimi anni, mi portava via almeno tre giorni di lavoro alla settimana.
Il libro si intitola “Il volo della famiglia Knitter”, il testo è di Guia Risari e uscirà a marzo con A Buon Paso edizioni. Sono felice.

Mi riprometto di riflettere più a fondo su queste ragioni durante le vacanze, per immaginare Le Figure dei Libri con un nuovo ritmo o un nuovo formato: la voglia di continuare a condividere con voi la mia passione per i libri illustrati è sempre qui :)

Intanto, se avete delle idee su come vorreste questo blog, se volete raccontarmi come e quando scorrete le pagine di un blog e quando, invece, vi fermate a leggere post più lunghi, quali social preferite, che abitudini avete sulla rete, le vostre osservazioni mi saranno preziosissime. 

Passate delle Buone Feste, piene di sorrisi e caldi affetti!
Anna

 

 

 

 

 


Iratxe López de Munáin: One character per day

Iratxe Lopez de Munain

Iratxe Lopez de Munain
One character per day

Questo divertentissimo progetto lo ha ideato Iratxe López de Munáin, un’illustratrice spagnola (già selezionata, nel 2015, alla Mostra Illustratori di Bologna), e si intitola: One character per day.
È nato così: di ritorno da un viaggio a New York, colpita dai vestiti di alcune persone sconosciute, dai loro visi e dai loro gesti, Iratxe ha deciso di disegnare una persona al giorno.
Un esercizio di osservazione che le è sempre piaciuto e che oggi la porta ogni giorno a esplorare attivamente, con occhio da detective, le strade e i quartieri di Barcellona (la città dove vive), o le strade, metro, treni, stazioni, areoporti… delle città dove si trova in viaggio.
Iratxe dice che, in qualche modo, disegnando e scegliendo i suoi modelli, sta popolando la città nella quale le piacerebbe vivere.
Potete vedere i personaggi già ritratti, e seguire quotidinamente quelli nuovi, a questo link.

Ho scelto di dare spazio a questo progetto per la freschezza dei disegni, ma anche per ricordare ai giovani illustratori che il nostro è un mestiere creativo.
“Creativo” significa anche: pieno di inventiva, mescolato alla vita di tutti i giorni, propositivo, appassionato, curioso. Spedire disegni a un editore e aspettare semi-depressi che l’editore vi risponda (!) non è più un modo attuale di vivere questo lavoro.
Spazio alle idee!

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Commenti di nuovo attivi!

Problema risolto.

Grazie


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