Concorso Associazione Illustratori: Le metamorfosi del viaggiatore

Aggiornamento: LA SCADENZA DEL CONCORSO E’ PROROGATA AL 4 MARZO.

Le metamorfosi del viaggiatore 
Stati mentali, onirici e reali del partire e del tornare

CONCORSO E MOSTRA DI ILLUSTRAZIONE, FUMETTO E CARNET DE VOYAGE
SCADENZA 12 FEBBRAIO 2012
SCADENZA POSTICIPATA AL 4 MARZO 2012

Evento espositivo presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano
Ottobre – Novembre 2012

SCARICA QUI IL BANDO

Il viaggio, un tema stimolante che lascia ampia libertà d’interpretazione…
È possibile partecipare al concorso inviando illustrazioni, fumetti, carnet de voyage, appunti visivi, schizzi e opere d’arte inerenti al tema del viaggio, tutto ciò che rappresenta l’esperienza personale e vissuta del partire e del tornare.
Dalla preparazione al viaggio di partenza a quella del ritorno, dai saluti delle persone che lasci ai volti delle persone che incontri, dallo straniamento alla conoscenza di nuovi luoghi. Ma anche viaggi onirici e immaginati, percorsi interiori e itinerari fantastici.

Un’occasione unica di visibilità e promozione in uno spazio espositivo prestigioso e storico di Milano ma anche un momento di confronto e incontro tra professionisti. Il bando è a partecipazione gratuita, per offrire a tutti gli autori la possibilità di accedere alla selezione per la mostra, la scadenza per presentare la propria candidatura è il 12 Febbraio 2012.

 


Le immagini tantriche di Rajahstan e una riflessione sull’arte astratta

Immagine di contemplazione della dottrina Tantra, India

Rothko? Kandinsky? Malevich? No, le prime immagini astratte di Rajahstan (India) risalgono al 1600. Queste forme astratte, semplici e misteriose insieme, servivano alla pratica tantrica della meditazione. Dipinte su carta, appese con una puntina alla parete, queste immagini erano riservate agli iniziati e tenute segrete a chi non praticava il culto. La maggior parte di queste immagini è conosciuta in occidente grazie al poeta Frank André Jamme che negli anni 80 del secolo scorso fece molti viaggi in India alla ricerca di nuovi esemplari. Lo ossessionava e lo ammaliava l’incredibile somiglianza di queste forme con quelle dell’arte astratta del ’900.

 

Le immagini qui sopra sono dipinti di contemplazione della dottrina Tantra

Che cosa è l’arte astratta?
Quando le forme e i colori puri dell’astrattismo hanno fatto il loro ingresso nell’illustrazione per bambini (Munari, Komagata, Pacovska, per citare i più noti), molti lettori hanno storto il naso, così come molti fruitori d’arte avevano storto il naso quando Cezanne e Picasso avevano incominciato a liberare l’arte dai suoi debiti al realismo pittorico.
E se oggi Munari e Komagata sono per lo più accettati come maestri indiscussi, c’è ancora molta resistenza quando nei libri per bambini il mondo rassicurante del figurativo viene abbandonato a vantaggio di forme più astratte: “sì bellissimo, ma non è per bambini”, si dice, oppure, con una punta di sarcasmo: “è per figli di architetti”.

Katsumi Komagata

Una volta ho letto un libro illustrato ad un bambino di pochi mesi. La sua attenzione era inequivocabilmente attratta dalla pagina dove compariva il testo. Era chiaro, dal tempo che dedicava alla parte testuale, dal movimento delle pupille, che quelle piccole macchie nere lo affascinavano come una danza di insetti. Lui (non io) stava fruendo della bellezza dei caratteri, del loro rapporto col bianco, lui (non io) sapeva esplorarne gli anfratti, i vuoti, i pieni, i movimenti.

Sam Wiston

Immagino di essere un uomo o ragazzo iniziato alla contemplazione delle immagini di Rajahstan. Eccomi seduto davanti a una parete bianca dove su un foglio di carta è ritagliato un quadrato bianco, il quadrato bianco è contenuto da un finissimo profilo rosso (o è il resto del foglio, dello spazio, della parete, della stanza, della casa, di tutta l’India, dell’universo intero che sono contenuti dal profilo rosso?). Li osservo.
Quel quadrato bianco sembra stare lì come il simbolo di qualcosa d’altro: la sua semplicità, il suo mutismo, sono eloquenti. Ma che cosa dicono? Li capisco, eppure non posso tradurre a parole quello che capisco. Sento che da quel quadrato si libera una forza potente, ne sono quasi abbagliato. Devo liberare la mia mente da ogni condizionamento. Devo ritornare ad essere come il neonato che vede le forme per la prima volta.

Non ero molto distante da questo tipo di pensieri quando all’età di 19 anni, in un museo di Monaco, avvenne la mia conversione all’arte astratta. Lo confesso, fino ad allora avevo snobbato gran parte dell’arte contemporanea. Mi piaceva l’impressionismo, con le sue luci soffici e i suoi papaveri, mi piacevano il periodo blu e quello rosa di Picasso (ma dopo? Che orrore!), mi piaceva Munch, per quelle belle fanciulle bianche sullo sfondo di chiari di luna e pini. Ma che non mi si dicesse che Fontana con il suo taglio su una tela era un artista e non un furbo! Non mi si dicesse che un quadro di Kandinsky era arte quanto un quadro di Vermeer o Piero della Francesca!
E poi, ecco, Monaco. Fu un quadro di Yves Klein. Era gigantesco. Riempiva mezza sala del museo. Era tutto blu o quasi (e quel “quasi” era ipnotico). Vi entrai dentro e non potei più uscirne. Ero travolta da tutto quel blu cobalto. Non ero più il critico con le lunette sul naso che dice questa non è arte, ero una bambina caduta in una piscina di luce e colore e non pensavo ad altro che a sguazzare e godere della sensazione dell’acqua e della luce sulla pelle.

Y.Kkein Large Blue Anthropometry [ANT 105] , c. 1960

Ma questo non era che l’inizio. Qualche minuto dopo sentii che qualcosa mutava all”interno dei miei pensieri. Un profondo senso di ordine e calma si erano sostituiti al brusio dei pensieri. Qualcosa come un’onda che proveniva dal quadro stava lavando via cumuli di disordine e detriti. La mia fronte si era distesa. Sentivo che dal quadro proveniva un suono, una vibrazione che riconoscevo come mia, assolutamente mia, personale come il più intimo dei miei pensieri. Mi riconoscevo attraverso il quadro. Sentivo che io e il quadro eravamo felici di ritrovarci e di comunicare in un linguaggio nostro, antico, primitivo, perfetto. Avevo ritrovato la musica dell’Essere.

Yves Klein, IKB 191, 1962

Da allora, il mio modo di guardare l’arte, è cambiato. Non è più il contenuto simbolico di un quadro (la scena che vi è dipinta, il soggetto) che vedo, quando guardo un quadro o un’immagine, ma quello che vi sta dietro. Mi sembra che l’arte astratta non abbia fatto che mettere a nudo, svelare, la filigrana segreta che compone ogni opera d’arte. Filamenti di una semplicità perfetta, corde di un universo la cui complessità poggia su poche e semplicissime note cantanti.
(Tantra in sanscrito significa “telaio” o “trama”).

L’anno scorso, alla grande retrospettiva sull’astrattismo tenutasi al Moma di New York, ne ho avuto la conferma. Avevo appena letto una legenda in cui si spiegava come Jackson Pollock iniziò a dipingere così solo dopo la seconda guerra mondiale: dopo l’olocausto della guerra (e di quella guerra in particolare) egli sentì che non c’erano più parole per esprimersi, non c’era più niente che potesse essere detto con le forme e gli strumenti che erano stati utilizzati fino a quel momento. Con quali parole, con quali pennellate si poteva dire il Male?
Dopo aver letto quella legenda mi sono ritrovata davanti alla sua Echo: Number 25, (1951). Due metri e mezzo per altrettanti metri di assoluta disperazione e bellezza. Eccolo: il disastro del Male. Eccola: la strozzata, disperata domanda dell’uomo davanti al Male e alla Morte – Perché? Eccola: la risposta di Dio a Giobbe – la sovrumana potenza del creato che trascina via con sé in un vortice di luce il Male e il Bello, senza distinguerli. Eccola: la bellezza che senza giustificare il Male, lo assolve.
Lo sentivo senza ombra di dubbio: Echo: Number 25 diceva ESATTAMENTE la stessa cosa della Porta dell’Inferno di Rodin, e della Caduta degli angeli ribelli di Bruegel. Quelle tre opere sul Male, erano la stessa opera, la stessa intuizione.
(Mi spiace non potervi dare che un’ombra della potenza di queste opere attraverso la loro riproduzione).

Echo: Number 25, (1951)

La porta dell’inferno di Auguste Rodin (1880 -1917)
La caduta degli angeli ribelli, Bruegel il vecchio, 1562
Particolari: da sinistra a destra: Bruegel 1562, Rodin 1880, Pollock 1951

Sul blog Mienkeeper qualcuno ha notato la stessa similitudine tra Echo: Number 25 e Dance of death di  Otto Dix (1924).


Dance of death, Otto Dix, 1924

a sinistra Otto Dix, 1924, a destra Jackson Pollock, 1951

E voi cosa sentite davanti all’arte astratta? Avete avuto anche voi una conversione?
Se c’è ancora qualcuno fra voi che non ama l’arte astratta, c’è una strada per avviciniarsi a capirla: vedere le opere in originale, non riprodotte, e provare a liberarsi, davanti ad esse, di ogni cosa si sa sull’arte. E’ terribile come tutta l’educazione scolastica all’arte sia mirata ad allontanare la gente dall’arte, dalle pratiche tantriche e peccaminose della contemplazione pura dell’arte.
Vi consiglio anche la lettura di Lo spirituale nell’arte di Kandinsky.

Ringrazio Florizelle del blog Le Divan Fumoir Bohémien per avermi fatto scoprire le pitture di  Rajahstan. Le ritrovate tutte nel libro Tantra Song di André Jamme, affinacate dalle sue poesie.

Tantra Song
Franck Andre Jamme
Poesie di A. Jamme e immagini indiane di contemplazione tantrica
35,99 Euro
Lo spirituale nell’arte
Vasilij Kandinskij
15,30 Euro

MACERATA E LA FABBRICA DELLE FAVOLE: un senso, una storia. Di E. Sarti (parte II)

Dietro ogni problema si nasconde un’opportunità. (Confucio)

La collaborazione tra me e Mauro Evangelista è iniziata all’insegna del progetto ARS IN FABULA, che nasce dall’individuazione di un problema comune a molti illustratori anche affermati, quello cioè di essersi sentiti particolarmente soli nel costruire il proprio percorso artistico, soprattutto rispetto agli anni della formazione. Se era stato comunque possibile per tutti confrontarsi con grandi maestri, ciò era stato utile dal punto di vista artistico, ma il confronto con gli editori ed il mondo editoriale in genere si era rivelato sempre difficile, senza aiuti o indicazioni su come muoversi. Inoltre l’illustrazione è stata a lungo etichettata come “arte di serie B†e sembrava superflua una formazione istituzionale e di livello.

Da tutto questo deriva l’idea di distinguere, nelle attività di fabbricadelleFavole, la divulgazione dalla formazione, con l’obiettivo di creare un progetto tutto nuovo, che affrontasse la questione da un diverso punto di vista.

Abbiamo pensato quindi ad ARS IN FABULA come progetto formativo nato per soddisfare le esigenze di chi desidera entrare nel mondo dell’illustrazione per l’editoria, perfezionando il proprio livello tecnico-artistico, attraverso un percorso complessivo di alta formazione, che comprende: Master di 1° livello in Illustrazione per l’Editoria; Corsi di Illustrazione (liberi, di perfezionamento e speciali); Seminari di Editoria.

I Corsi di illustrazione (estivi e invernali) offrono la possibilità a chi desidera dedicarsi all’arte dell’illustrazione di confrontarsi con alcuni dei più autorevoli illustratori, autori internazionali ed editori, che coordinano gli allievi sia per l’aspetto ideativo, sia per quello artistico-realizzativo di un progetto, e che, con la loro esperienza guidano gli allievi più avanti nel loro percorso artistico e creativo.

 In aula con Carll Cneut (estate 2011)      
           Incipit d’autore con Dusan Kallay, Kamila Stanclova, Javier Zabala e Luigi Raffaelli (di fianco, nel pubblico, Ginevra Viscardi di Edizioni ARKA)
La “classe†di Gek Tessaro (febbraio 2011)

I Seminari di editoria, invece, sono incontri di approfondimento con cadenza settimanale, finalizzati a far conoscere il panorama editoriale internazionale ed il mondo del libro illustrato da vari punti di vista. Sono tenuti da esperti del settore (storici, critici, scrittori ed illustratori), dai responsabili delle principali case editrici italiane o dagli editori stessi, che presentano il proprio lavoro, affrontando tematiche riguardanti le scelte editoriali, i progetti futuri, le tendenze e le problematiche del mercato.

 
Seminario con Corrado Rabitti di Zoolibri (nella seconda foto, da sinistra: Joanna Concejo, Pablo Auladell, Eleonora Sarti)
Un momento del seminario tenuto da Gaia Stock, Edizioni EL (luglio 2011)

Ma sicuramente il cuore di tutto il progetto è costituito da ARS IN FABULA – Master di 1° livello in Illustrazione per l’Editoria, il primo ed unico percorso di alta formazione post lauream riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) nel 2006, attivato presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, la quale già vanta un prestigioso Dipartimento di Illustrazione e Graphic Design per il triennio ed il biennio specialistico, con docenti ordinari come Mauro Evangelista, Maurizio Quarello e Luigi Raffaelli.

 Inaugurazione dell’anno accademico Master, nella foto da sinistra: Mauro Evangelista (docente coordinatore Master), Romano Carancini (Sindaco di Macerata), Alessandra Sfrappini (Dirigente Istituzione Macerata Cultura), Anna Verducci (Direttore uscente dell’Accademia di Macerata), Eleonora Sarti (presidente di fabbricadelleFavole)

Il Master è annuale e a numero chiuso ed è rivolto ai possessori di diploma di laurea di primo livello, che durante il percorso formativo si confrontano con un’effettiva commissione editoriale, lavorano cioè ad un progetto-libro assegnato ad ognuno da uno degli editori partner del progetto (Rizzoli, Orecchio Acerbo, Topipittori, Zoolibri, Donzelli, Carthusia, L’Atelier du poisson soluble, Kalandraka, Prìncipi e Princìpi etc.), coordinati nei vari moduli in aula da maestri dell’illustrazione internazionale (Pia Valentinis, Fabian Negrin, Maurizio Quarello, Mauro Evangelista, Roberto Innocenti, Pablo Auladell, Javier Zabala etc.), oltre che da editor ed editori (Paola Parazzoli della Rizzoli e Fausta Orecchio di Orecchio Acerbo).

Pia Valentinis e Paola Parazzoli (editor Rizzoli) docenti del 1° modulo Master, insieme ai loro allievi.

Fabian Negrin e Fausta Orecchio (Orecchio Acerbo), docenti Master durante la lezione.

Il piano didattico del Master prevede, oltre alle materie pratiche del primo modulo, in aula con illustratori ed editori, anche materie teoriche nel secondo modulo attraverso la piattaforma online, a cura dei principali esperti e studiosi del settore, come Walter Fochesato per Storia dell’illustrazione per l’infanzia; Luigi Dal Cin per Analisi del testo;  Francesca Chessa per Psicologia del colore e l’Associazione Illustratori per Impresa. Durante tutto il percorso gli allievi sono anche seguiti dal docente coordinatore Mauro Evangelista e dalla tutor Alessandra Sconosciuto, due figure di fondamentale riferimento.

Un momento topico del percorso di alta formazione è la Fiera del Libro di Bologna, occasione in cui gli allievi master incontrano il proprio editore e discutono di persona il progetto-libro a cui stanno lavorando; contestualmente organizziamo una mostra dei progetti degli allievi nel foyer del Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, un’importante occasione di incontro con addetti ai lavori (in genere intervengono anche editori e agenti), di promozione e visibilità per i giovani  illustratori.

 
Un momento dell’inaugurazione della mostra al Teatro Testoni (marzo 2011)

Nel terzo ed ultimo modulo master, gli allievi affrontano lo studio della grafica editoriale, svolgono ulteriori attività pratiche, imparando a conoscere anche alcuni aspetti artigianali del mestiere, come “fabbricare†la carta, grazie ad un laboratorio tenuto da uno dei rari mastri cartai di Fabriano.

Alcune fasi del Laboratorio sulla fabbricazione a mano della carta

Infine, durante lo stage, gli allievi si misurano con nuove commissioni editoriali, che rappresentano un’ulteriore possibilità per farsi conoscere dagli editori ed eventualmente essere scelti per illustrare volumi di collane importanti, come nel caso di SAVE THE STORY, progetto nato dalla collaborazione di Scuola Holden di Alessandro Baricco e Biblioteca di Repubblica – L’Espresso, in cui 4 volumi su 10 sono stati illustrati da nostri allievi  del Master.

Promessi Sposi riscritto da Umberto Eco e Gilgamesh riscritto da Yuyun Li entrambi illustrati da Marco Lorenzetti

Antigone riscritto da Ali Smith e illustrato da Laura Paoletti

I viaggi di Gulliver riscritto da Jonathan Coe e illustrato da Sara Oddi

Oltre a questi, che reputo eccellenti risultati, diversi progetti-libro assegnati agli allievi durante il Master sono stati finora pubblicati:

Da sinsitra a destra: Sara Gavioli, Orecchio Acerbo, Claudia Palmarucci, Orecchio Acerbo, Marco Lafirenza, Rizzoli

 Da sinsitra a destra: Alfonsina Ciculi, Rizzoli, Elena Del Vento, EMME Edizioni, Giulia Frances Campolmi, Kalandraka

Certamente il progetto Master è molto impegnativo, sia per gli allievi che per noi, ma è un’innegabile fonte di gratificazioni: abbiamo visto negli anni molti nostri studenti iniziare la loro carriera di illustratori, non soltanto in Italia, partendo proprio dalla nostra scuola, come Marco Somà che ha illustrato per Einaudi Ragazzi “Il bambino di vetro†scritto da Fabrizio Silei.

Molti allievi tra l’altro sono entrati a far parte di un nostro nuovo progetto, chiamato GiovinAstri,  con il quale intendiamo valorizzare e fornire supporto nella gestione della propria attività professionale ai neo-diplomati al Master ritenuti esordienti di talento.

Devo dire che il 2011 ha rappresentato un po’ il completamento di una fase cruciale nella realizzazione del progetto ARS IN FABULA, coronato anche dall’importante riconoscimento attribuito a fabbricadelleFavole proprio lo scorso maggio con il Premio Andersen, per:

“Aver saputo creare, nel volgere di pochi anni, una realtà forte e consolidata e di alto livello qualitativo nel campo della valorizzazione del mondo dell’illustrazione. Attraverso ARS IN FABULA  e LIBRIAMOCI viene offerta una proposta articolata e quanto mai significativa che spazia dai corsi e master per giovani illustratori a seminari di editoria fino alle mostre internazionali d’illustrazione”.

La FabbricadelleFavole a Genova per il Premio Andersen 2011, da sinistra: Alessandra Sconosciuto (tutor Master ARS IN FABULA e non solo); Michela Avi (Ufficio Stampa fdF); Eleonora Sarti. Mauro Evangelista è ovviamente dietro l’obiettivo.

Naturalmente non ci fermiamo qui! Continuiamo a lavorare a pieno ritmo e riserviamo tutte le novità sui nostri nuovi programmi per la prossima Fiera di Bologna.

Biografia:
ELEONORA SARTI
, presidente fabbricadelleFavole , presiede l’associazione dal 2008, dopo 15 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione per aziende di moda. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, indirizzo filologico e semantico, ha approfondito, in particolare, gli studi su linguaggi e semiotica del teatro. Autrice di testi teatrali, ha sempre avuto tra le sue passioni l’arte e la letteratura, connubio coronato lavorando nel settore editoriale per ragazzi attraverso l’organizzazione di eventi finalizzati alla promozione della lettura. Insegna “Lingua inglese” all’Accademia di Belle Arti di Macerata, collaborando anche alla gestione della Mobilità Erasmus.


MACERATA E LA FABBRICA DELLE FAVOLE: un senso, una storia. Di E. Sarti (parte I)

Qualche tempo fa avevo chiesto a Monica Monachesi di farci entrare dietro le quinte della Mostra internazionale di illustrazione di Sarmede (qui e qui), ora entriamo dietro le quinte dell’altro grande polo dell’illustrazione italiana: l’associazione fabbricadelleFavole di  Macerata. Ce ne parla Eleonora Sarti, presidente dell’associazione.

ELEONORA SARTI:
Sono nata ad Ascoli Piceno (nelle Marche) nel 1968, ma ci son rimasta pochissimo, solo il primo mese di vita, perché poi la mia famiglia ha cominciato a viaggiare su e giù per l’Italia, a causa del lavoro di mio padre. Sono stata a lungo figlia unica e questo mi ha portato ad “affratellarmi†con i libri molto presto: il primo libro di cui ho memoria è I Pattini d’argento, il secondo una straordinaria edizione illustrata de I Viaggi di Gulliver, che purtroppo si è perso nei meandri della cantina dei miei genitori.

I libri mi hanno sempre permesso di creare uno spazio tutto mio, ovunque mi trovassi, rendendomi più facile sopportare tutti i “traslochi familiari obbligatiâ€; poi, finalmente, quando stavo quasi per terminare il liceo, i miei decisero di ritornare nelle Marche e al momento di intraprendere gli studi universitari, quasi per caso, sono arrivata a Macerata, dove vivo ancora oggi.

Macerata, città dal fascino accogliente, ha significato molto per me: innanzitutto la prima vera possibilità di mettere radici, poi l’opportunità di avere una vita tutta mia e di stabilire delle relazioni che durano ancora oggi. Tra le tante persone che ho conosciuto negli anni dell’Università e con le quali sono nati bei rapporti d’amicizia, c’è anche Mauro Evangelista, allora giovane illustratore e un vero vulcano di idee.

 

Macerata, Piazza della Libertà, Loggia dei Mercanti       

Mi entusiasmava la sua carica intraprendente e ricordo ancora perfettamente la prima edizione della Mostra Internazionale d’Illustrazione LIBRIAMOCI (1994), che vide la partecipazione di importanti figure del settore come Walter Fochesato e Montocchi e che aprì un mondo assolutamente nuovo a tutta la città, dando anche il via a tutti progetti sviluppati successivamente da fabbricadelleFavole, realtà nata ufficialmente nel 2001.

All’inizio la mostra era una collettiva dedicata a giovani illustratori emergenti, ma nel 2003 (dopo ben 10 edizioni) divenne una retrospettiva, dedicata ogni anno a un grande maestro dell’illustrazione internazionale, da qui mostre importanti come quella dedicata a Emanuele Luzzati (2003) o a Jozef Wilkon (2004) con la collaborazione di Monica Monachesi,

Jozef Wilkon e la sua opera

o ancora quelle dedicate a Dusan Kallay e Kamila Stanclova (2005),

  Il compleanno dell’Infanta, illustrato da Dusan Kallay, immagine del manifesto di LIBRIAMOCI 2005.

O ancora a Carll Cneut (2006), AnnaLaura Cantone (2007),

Invito Mostra LIBRIAMOCI 2006, immagine di Carll Cneut

a Mauro Evangelista (2008),

Immagine del manifesto LIBRIAMOCI 2008, dedicata a Mauro Evangelista

a Nicoletta Ceccoli (2009),

Javier Zabala (2010) e a Pia Valentinis (2011)

All’inizio LIBRIAMOCI significava non solo l’appuntamento invernale con la mostra, sotto l’egida del Comune di Macerata, ma anche un appuntamento estivo con 2/3 corsi di illustrazione, realizzati generalmente nel mese di luglio con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti. Grazie a questi corsi estivi, importanti illustratori come Carll Cneut, Francesca Ghermandi, Javier Zabala, AnnaLaura Cantone, Francesca Chessa hanno iniziato a frequentare regolarmente Macerata e con loro sono nati splendidi rapporti.

Nel frattempo io seguivo tutto questo come appassionata spettatrice e amica dell’organizzatore (Mauro, naturalmente), impegnata a fare carriera nel mondo della moda e ignara che nel 2007, davanti ad un caffè, proprio il mio amico Mauro, mi avrebbe proposto di rivoluzionare la mia vita. Quel pomeriggio di febbraio mi stavo godendo delle meritate ferie dopo un lungo e faticoso viaggio in estremo oriente e Mauro mi telefonò per vederci per un caffè; ci incontrammo e il caffè si protrasse quasi fino all’ora del tè e rimasi molto colpita dalla gran quantità di idee e progetti di cui mi parlò Mauro, ma letteralmente trasecolai quando mi propose di unirmi a lui, occupandomi di organizzazione e gestione, come presidente dell’associazione.

Ci pensai alcuni mesi, poi, con entusiasmo ed incoscienza, accettai.
Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare al progettoARS IN FABULA.

Segue….


Intervista a Ekaré (Venezuela/Spagna): identità di un editore

Intervista a Irene Savino, art director della casa editrice Ekaré: un appassionante viaggio editoriale dal Venezuela alla Spagna.

Perché editori e perché editori per bambini?
La casa editrice Ekaré nasce a Caracas (Venezuela) nel 1978 come un progetto del Banco del Libro, una istituzione no profit dedicata alla promozione della lettura.
Negli anni ’70 non esisteva in Venezuela nessun editore che si dedicava alla pubblicazione di album per bambini. L’offerta di libri era sostanzialmente composta da titoli importati dalla Spagna, e, saltuariamente, da qualche titolo argentino.
L’universo dei titoli disponibili si riduceva a questo: pochi libri interessanti e una gran quantità di libri non venduti in Spagna che venivano riproposti sul mercato venezuelano.
Al di là della loro qualità, gli album disponibili sul mercato venezuelano mostravano il Natale con la neve, bambini e bambine biondi, case e villaggi europei e nei testi, ovviamente, forme e sintassi tipiche dello spagnolo parlato in Spagna, molto diverse da quelle usate in America Latina.

En casa de mis abuelos Arianna Squilloni, Alba Marina Rivera, 2011

Carmen Diana Dearden e Verónica Uribe del Banco de Libro si impegnarono a portare avanti pubblicazioni di titoli capaci di riflettere la realtà del lettore locale; capaci di avvicinarsi alla sua quotidianità, al suo ambiente, ai suoi colori, alla sua forma di parlare lo spagnolo. Si impegnarono anche a che questi album fossero di qualità: curati esteticamente come i più bei libri stranieri.
Sia il pubblico, attraverso le librerie, sia le istituzioni (biblioteche e programmi di promozione alla lettura) ricevettero con entusiasmo questa offerta editoriale. In pochi anni Ekaré crebbe e si separò dal Banco de Libro diventando una Associazione indipendente senza scopo di lucro.

 
Los tres erizos, Javier Sáez Castán, Ekaré 2003

Per la fortuna di Ekaré, il catalogo incontrò un grande interesse in altri paesi dell’America Latina, e nel mercato di lingua spagnola degli Stati Uniti. Ekaré si rese conto che la specificità del suo catalogo (destinato inizialmente a un pubblico venezuelano) aveva un potenziale più grande.
Contemporaneamente, la casa editrice, per completare l’offerta, decise di incorporare titoli di altri paesi. Così, a Ekaré cominciarono a comparire nomi come Leo Lionni, David McKee, Satoshi Kitamura, Arnold Lobel, Chris Van Allsburgh, Ed Young… che completavano un catalogo non troppo esteso ma preciso e forte sia nei titoli propri come in quelli acquisiti.

Chamario, Eduardo Polo, Arnal Ballester, Ekaré 2004
El contador de cuentos, Saki, Alba Marina Rivera, Ekaré 2008 (Bologna ragazzi award 2009)

Questa linea editoriale ha permesso a Ekaré di essere presente in quasi tutta l’America Latina (con una sede addizionale in Santiago del Chile) e di restare, da dieci anni, presente sul competitivissimo mercato spagnolo. Nel 2002 abbiamo aperto una sede a Barcellona e scoperto che quello che era servito come riflesso della realtà latinoamericana, come specchio del lettore venezuelano o di altri paesi latino americani, serviva alla Spagna come una finestra verso quelle realtà.

Quanti titoli in un anno?
Editiamo poche novità: tra gli otto e i dodici titoli, con tiraggi che variano da quattro a seimila esemplari. Però ri-editiamo tra i 40 e i 60 titoli ogni anno.
Siamo una casa editrice “di fondoâ€: selezioniamo e produciamo con molta attenzione i nostri libri, con la speranza che durino e che ci siano sempre bambini che possano approfittarne per molti anni. Abbiamo un catalogo costituito al 60% di titoli nostri, e il resto sono traduzioni.

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Riassumendo, il nostro filo conduttore sono le buone storie; racconti ben scritti, interpretati da belle immagini che possano interessare ed emozionare il lettore.

El dueño de la luz, Ivonne Rivas, Irene Savino, Ekaré 1994

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi�
Come scrivevamo poco sopra, ci seducono le buone storie. Si dice che tutte le storie siano già state raccontate, per questo ci interessa il modo di raccontarle, il luogo dove si colloca l’autore per fare del suo racconto qualcosa di originale e vivo
Ci piacciono illustratori con capacità di adattamento al testo, capaci di produrre una versione personale del racconto, con una buona qualità plastica.
Sapere se un manoscritto ha buone possibilità di trasformarsi in un futuro album non ci pare troppo complicato, ciò nonostante i buoni testi per bambini sono rari.
La cosa più difficile è la scelta dell’illustratore e questo non perché ce ne siano pochi – oggi ci sono molti professionisti di qualità in questo campo-, la difficoltà risiede nel saper fare del testo e dell’immagine una “coppia feliceâ€.
Molti illustratori potrebbero essere adatti a creare immagini di alta qualità per un testo, la difficoltà è capire quale sarà il più adatto ad incastrarsi nel progetto che abbiamo ideato a partire proprio da quel testo.
Nell’equipe editoriale cerchiamo di chiarire cosa vogliamo da un determinato manoscritto: un libro che enfatizzi l’umorismo, o con più enfasi sull’aspetto affettivo, o sulla sorpresa?… e poi cerchiamo nel lavoro di molti illustratori il registro che consideriamo più adeguato e efficace.

Un abuelo, sí Nelson Ramos Castro, Ramón París, Ekaré 2011

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali? 
Anche se possiamo dire che il Venezuela è il paese dove è nato Ekaré e dove ancora affonda le sue radici, oggi grazie alle sedi addizionali a Santiago del Cile e Barcellona, la risposta passa al di sopra delle frontiere nazionali.
In Venezuela, in una prima tappa della nostra storia, le biblioteche e i programmi di aiuto al libro furono alleati importantissimi. Oggigiorno questi programmi ci hanno aiutato in altri paesi come, tra gli altri: Cile, Messico, Colombia e Argentina.
Per fortuna, il catalogo di Ekaré è molto apprezzato dagli specialisti: il prestigioso programma governativo di contribuito al fondo bibliotecario messicano, il SEP, ha scelto fino ad ora 80 libri del nostro catalogo (quasi il 40%) con tiraggi fino a 400.000 esemplari.
Qualcosa di simile è successo in Colombia, Cile e Argentina, dove lavorano raffinati specialisti di letteratura infantile; anche in Spagna, dove non ci sono programmi di acquisti massivi, è difficile incontrare una biblioteca, per quanto piccola, che non abbia una parte del nostro catalogo.

Forse il problema principale si incontra nelle librerie. L’offerta editoriale può essere così soffocante che è difficile emergere ed essere visti dal compratore occasionale. Ma il contributo degli specialisti serve anche in questi casi, infatti, nelle librerie specializzate il nostro catalogo è abitualmente presente e ben raccomandato.

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché?
Inaugurammo la casa editrice con l’intento di aprire, attraverso i nostri libri, una finestra su noi stessi, vista la situazione che ho descritto poco sopra (totale assenza di testi capaci rispecchiare la realtà venezuelana).

Abbiamo avuto la fortuna di vedere molti dei primi titoli pubblicati con Ekaré suscitare l’interesse di editori stranieri, come nel caso di: La calle es libre, tradotto in quattordici lingue, libro che tratta dell’esperienza di un bambino in un quartiere povero di Caracas; o, più avanti, il caso di La composición, tradotto in nove lingue, album in cui un bambino deve prendere da solo la decisione di non denunciare la sua famiglia alla dittatura militare che governa il suo paese.

La composición Antonio Skarmeta,  Alfoso Ruano, Ekaré, 2000

Il fatto di creare i nostri titoli è un processo che ci piace molto. E’ la nostra marca.
Però la casa editrice ha bisogno anche di altre proposte, in sintonia con quello che pensiamo sia un buon libro per bambini: libri che ci raccontino una storia, che ci facciano passare un buon momento, che ci diano il piacere di leggere (tanto le parole come le immagini).
In più di trent’anni di vita della casa editrice, abbiamo incontrato grandi libri e grandi autori di tutto il mondo che ci hanno fatto crescere. Abbiamo la fortuna di poter vedere qualcuno di loro nel nostro catalogo, e questo amplia la nostra offerta.

E’ stato importante per la nostra evoluzione oltrepassare la frontiera e aprire una sede a Barcellona. Fu naturale incorporare nuovi autori e illustratori coi quali potevamo avere un contatto diretto; a volte, attraverso il loro lavoro, nuovi paesaggi e situazioni raggiungevano i nostri lettori latinoamericani. Però, ripeto, cerchiamo di non allontanarci dalla nostra linea editoriale di base.

La merienda del señor verde, Javier Saéz Castán, Ekaré 2007

La co-edizione non è uno dei nostri strumenti favoriti. Ne abbiamo fatto uso, tanto comprando quanto vendendo titoli, però ci impone un calendario di scadenze che può trasformarsi in una camicia di forza. Le edizioni Ekaré giocano con l’inconveniente e il vantaggio di essere una Associazione senza animo di lucro. Questo ci permette di dare tempo ai nostri libri. Il tempo necessario per sentire che un libro è pronto, che si può mandarlo in stampa. Oppure, a volte, che è meglio aspettare. Non necessariamente un illustratore lavora con una qualità migliore perché una scadenza lo obbliga. Tentiamo, e quasi sempre riusciamo, di stare dentro le scadenze programmate, però il giorno e la ora della pubblicazione è il libro stesso che le detta. E’ il libro che ci dice che può andare in stampa.

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Durante 34 anni hanno lavorato con Ekaré molte persone. Molti di loro sono ancora qui. Forse quello che continua a darci la stessa motivazione iniziale, è che ci entusiasma che ogni nuovo libro sia, ogni volta, una nuova avventura.

 


Le donne-fiore di Grandville, 1867

Immagini tratte da Les Fleurs Animées di J. J. Grandville. Paris: Garnier Freres, 1867

Les fleurs animées
J.J Grandville 9,37 Euro

Pagina 10 su 88« Prima...89101112...203040...Ultima »