Da toccare con i guanti. Festival del libro d’artista ‘Como Pedro por mi casa’

L’épluche-doigts

Como Pedro por mi casa è un festival del Libro d’Artista, quest’anno alla sua ottava edizione. Ho incontrato Julia Pallettier, illustratrice e curatrice del Festival, e l’ho messa sotto interrogatorio.
120 i progetti ricevuti, 64 quelli scelti.
6 mesi di lavoro per organizzare il festival, che oltre alla mostra, ogni anno è sempre più ricco di incontri, workshop, conferenze: quest’anno è stata invitata, con la collaborazione dell’Istituto Italiano, la casa editrice Orecchio Acerbo.
L’espressione Como Pedro por su casa significa, in spagnolo, sentirsi bene a casa propria. Julia l’ha leggermente modificata, per far sentire tutti a casa propria nella sala della libreria Central de Raval, che ogni anno ospita il Festival.


La sala della libreria Central de Raval che ogni anno ospita il Festival

Julia Palletier, a destra

Julia Pelletier

Non sono mai riuscita a caprie bene perché, ma i libri d’artista non mi hanno mai detto molto. Se inciampo in qualche mercatino di autoproduzioni ho la tendenza a guardarli da lontano, se ne apro uno per sbirciarci dentro, lo richiudo subito un po’ imbarazzata. Lo romperò? Si staccheranno le pagine? Ci troverò dentro qualche ditata non voluta dell’illustratore? Niente a che vedere con l’emozione che provo per un libro stampato.
Mi succede la stessa cosa con il teatro. Salvo sublime eccezioni, a teatro sono spesso tesa perché temo che gli attori sbaglino, che si inciampino e possano farsi male, che si dimentichino la parte, che siano presi da balbuzie improvvisa, e non riesco a entrare nel gioco di finzione, lasciarmi trasportare, crederci, goderne. Il look artigianale del libro d’artista, che è il suo fascino, a me rende nervosa.

In alto a destra, Arturo, di Ninamasina, Bruaà Editora

Ma un titolo, quando corrisponde alle vere intenzioni di chi l’ha inventato, può fare molto. Il piccolo Festival Como Pedro por mi casa è capace di mettere a proprio agio anche il lettore più ansioso.
Intanto, è ospitato in una delle più belle librerie di Barcellona e i libri d’artista sono circondati da tanti cugini installati in qualche sicura casella dell’editoria stampata che fanno loro festa, o viceversa. Si scendono le scalette per accedere alla sala semibuia e si entra in una bolla di silenzio. La gente che sfoglia i libri selezionati, o tace o sussurra. Nessuno ti guarda per farti sentire in colpa se un libro non ti piace o se non potrai permetterti la spesa di 40 euro per un’edizione limitata a tre copie, come capita a volte quando l’autore o il piccolo editore è vicino al suo prezioso manufatto.
Infine ci sono, come in una fiaba, decine di paia di guantini bianchi appoggiati un po’ ovunque che rendono il gesto di toccare un’emozione vellutata.


Niñapajaro

La selezione di Julia è impeccabile, seria, nessuna macchia. I libri sono appoggiati su stoffa o adagiati in eleganti cofanetti. Ci sono puff  dove ci si può sedere per passare un’abbondante oretta a sfogliare storie.

Un Festival così dovrebbe essere promosso dalla città stessa, per la sua bellezza, certo, ma anche per la ventata internazionale di autori e piccoli editori che vengono portati all’attenzione del pubblico; invece, Julia lamenta che trovare fondi è quasi impossibile, tutto è sulle sue spalle.

Il ripiano delle edizioni Milimbo

Quest’anno, tra gli artisti esposti, c’erano anche delle amiche italiane: Anna Masini (Ninamasina), con molti titoli diversi e intriganti sugli uccelli e gli animali; Giovanna Ranaldi, che con il suo Pulgarcito, edito da Milimbo, è stata selezionata, nientepopodimeno, nella Whire Ravens 2014, una delle più prestigiose selezioni editoriali d’Europa, a cura della Jugendbibliothek di Monaco (post); Roberta Bridda, che tiene molti corsi qui a Barcellona di libro d’artista. E una mia alunna della Escola de la Dona, dove sto insegnando da un paio di mesi: Paloma Elorriaga .

La cosa che più mi ha sorpreso passando un po’ di tempo dentro le pagine di questi libri è che la maggior parte degli artisti-autori non ci tiene a firmare il suo libro: era quasi impossibile trovare i nomi. Forse che un oggetto così curato, ancora tiepido di colla e inchiostro, è molto più rappresentativo di sé di quanto lo sia un nome?

Se volete partecipare alla selezione il prossimo anno scrivete a Julia Palletier: info@juliapelletier.com

Sul ripiano a metà, l’alfabeto di Paloma Elorriaga
Pulgarcito, Giovanna Ranaldi, Milimbo

Roberta Bridda
Giovanna Ranaldi, Pulgarcito, Milimbo
Milimbo
Javiera Pintocanales
Ninamasina/Anna Masini
Stella Rubio
Roberta Bridda
Camille Renault
RosaCarmen Autoediciones

Con:
Ana de Lima, Antonio Alberca Postigo, Augusta Espinosa, Camille Renault, Carla Aledo, Cassandra Fernández, Catherine Lemaire, Cecilia del Castillo Daza, Chloe Perarnau, Clara Saez, Claudia Blin, Claudio Molina, Dario Zeruto, David Ayuso, Eduardo Amatriain, Elena Martín, Eric Grau, Ermisenda Soy Bejar, Estel Martinez, Eva Figueras Ferrer, Eva Mengual, Federica Bau?, He?ctor Moreno Herrera, He?le?ne Genvrin, Irene Moresco, Itziar Ruiz Molla, Javier de las Heras Sole, Javiera Pintocanales, Jorunn Mulen, José Antonio Soria i Lídia Moreno, Julia Pelletier, Julie Escoriza i Joan Casaramona, L’épluche doigts, Lara Vera Molina, Maia Wright, Maria Pujol, Martina Colombo, Mercè Galí, Merce Rocadembosch, Milimbo, Narges Hasmik Mohammadi, Ninamasina/ Anna Masini, Niñapájaro, Nuria Go?mez Gabriel, Oritia Ruiz, Pablo Curti, Pablo Garci?a Vasconcelos, Paloma Elorriaga, Pau Gasol Valls, Perdita METABUK – Sandra March, Pere Ginard, Pia Wortham, Raquel Ares Rúa, Raquel Martín Peinado, Ricarda Vidal i Sam Treadaway, Roberta Bridda, RosaCarmen Autoediciones, Silvia Masdeu, Stella Rubio, Sylvia Gutiérrez Sánchez, Tamara Herna?ndez, To? collective , Xana Sousa, Yolanda Oreiro

NOTA: Un altro Festival d’Artista a Barcellona (che, mea culpa, non ho ancora visitato)  è “Blackout book“, dell’Ass. dell’Associazione ILDE, curato dall’illustratrice Elisa Pellacani, che cura anche un catalogo con i migliori libri d’artista dell’anno. Qui la pagina del Festivl, attualmente in mostra a Reggio Emilia! Se volete partecipare anche alla selezione di Blackout book: qui.

Su questo post, di Tiziana Romanin, potete vedere qualche foto di un festival del libro d’artista in Italia.
Qui un post su Oplà, un convengo italiano presso uno dei fondi più ricchi di libri d’artista in Italia, la biblioteca civica di Merano.
Qui un catalogo di libri d’artista di grandi artisti dei primi decenni del 1900.


Il linguaggio segreto delle immagini: ‘How pictures work’ di Molly Bang

Picture this, how pictures work è uno studio chiaro, esaustivo, illuminante su alcune delle principali leggi che governano la composizione del disegno, applicate al Picture Book.
L’illustratrice americana Molly Bang, dopo aver visto come gli studi teorici di Rudolf Arnheim potevano servire quotidianamente al suo lavoro di illustratrice, ha deciso di applicare alcune leggi studiate da Arnheim alla fiaba di Cappuccetto Rosso.

Come insegno sempre ai miei studenti con alcuni esercizi di collage, ogni forma, ogni linea, ogni punto, ogni colore ha una sua forza espressiva, capace di comunicare emozioni. Non solo. La pagina stessa, bianca, intonsa, ha campi di forza capaci di influenzare gli elementi che vi disegniamo sopra. Un punto messo al centro della pagina non comunica la stessa emozione allo spettatore di un punto messo in alto a destra, o in basso a sinistra, ad esempio. E stiamo parlando proprio di ‘emozioni’ (!).

Nell’immagine qui sotto, vediamo la mamma di Cappuccetto Rosso insieme a Cappuccetto Rosso all’inizio del racconto. Nella storia, la mamma sta per dare il cestino a Cappuccetto e le sta raccomandando di non passare per il bosco.
Anche senza conoscere la fiaba, istintivamente, sentiamo che l’immagine ha due personaggi, e che il primo personaggio è in relazione al secondo.
Ma il fatto che le due figure siano entrambe rosse fa che, nella percezione dello spettatore, protagonista dell’immagine sia la mamma, e non Cappuccetto: perché la sua forma è più grande. Come bambini, siamo molto primitivi nel nostro modo di percepire la filigrana segreta delle forme. Chi è più grande è più importante. Un errore di interpretazione del racconto, dunque, e una perdita di forza dell’incipit visivo della fiaba.

Cambiare il colore della mamma, scegliendone uno meno forte, permette di concentrare l’attenzione su Cappuccetto Rosso. Il colore rosso (o più scuro) vince sulla grandezza. La mamma ora è una co-protagonista. (Una cosa da ricordare quando scegliamo i colori con cui vestire i personaggi di un nostro libro!).

Un altro esempio, questa volta sulla forza degli equilibri compositivi: nell’immagine sotto, Cappuccetto è nel bosco. Guardando la scena chiedetevi: è una scena inquietante? Sentite che Cappuccetto ha paura, che il bosco è un luogo pericoloso?

Guardate ora la stessa scena con Cappuccetto più piccola. Ora sì, possiamo sentire la sua paura. Il bosco per contrasto è molto più grande, lei più perduta, sola e spaventata. Pazzesco, eh? È bastato ridurre di un po’ la dimensione del personaggio.

Un’altra legge: quando vediamo colori simili, tendiamo a sentirli in relazione tra loro.

Nella scena qui sotto, il lupo sta pensando che vuole mangiare Cappuccetto. (A questa scena Molly Bang ci è arrivata dopo varie pagine: spiegando passo a passo come fare un lupo che faccia paura, e dove mettere Cappuccetto nel bosco per dare la sensazione che sia in trappola – notate l’albero storto, che le chiude ogni via di uscita)

Guardate il solo fatto di colorare l’occhio di rosso come comunica in modo più chiaro che il lupo la desidera, che è in relazione a lei, che la sta guardando. Nell’immagine sopra, poteva non averla ancora vista.

Molti altre leggi visive vengono analizzate nel libro di Molly Bang. Ogni passaggio è corredato da un’immagine più che esaustiva sulla verità della legge in oggetto. Bellissimo.
Un libro indispensabile per capire come funzionano gli album illustrati, per imparare come creare emozioni quando illustriamo, ma soprattutto per avvicinarci in modo divertente al linguaggio dell’arte astratta.
Non vi lasciate scoraggiare dall’inglese: i testi sono semplici e chiari.

(Un grazie a Riccardo Falcinelli per il consiglio di questa lettura).

Picture This: How Pictures Work
Molly Bang
Segreti della composizione applicati all’album
6,70 Euro

I sette migliori libri per ragazzi del 2014 secondo il Salone di Montreuil (Francia)

La vie revée, Michel Galvin, Rouergue 2014

Come ogni novembre, tra pochi giorni, inizia a Parigi il Salone del libro di Montreuil.
Tre immensi piani di un immobile a Montreuil interamente dedicati all’illustrazione per ragazzi. Presenti tutti gli editori francesi, più qualcuno che viene d’oltre confine. Insieme alla Fiera per Ragazzi di Bologna, Montreuil è uno dei tanti appuntamenti da non perdere per chi decide di fare il mestiere di autore-illustratore.
Ieri sono state annunciate le sette Pepite, cioè le menzioni del Salone all’eccellenza dell’editoria francese per ragazzi del 2014. Tutte le Pepite, come sempre, saranno esposte e presentate in uno spazio loro dedicato.
QUI trovate tutti gli album che erano stati preselezionati.

La Pépite de l’album è andata a quel meraviglioso pazzo visionario che è l’illustratore-autore Michel Galvin per La vie revée (La vita sognata).

La vie revée, Michel Galvin, Rouergue 2014

La Pépite Petite Enfance è andata invece a Emmanuelle Houdart, per un cofanetto contenente 4 libricini cartonati. (Se avete provato, sapete che lo stile della Houdart, per il suo segno forte, chiaro, i colori potenti, ipnotizza letteralmente i bambini).

La Boîte à images, Emmanuelle Houdart, Thierry Magnier 2014. (Foto dal blog Supe de l’espace)

La Pepita al miglior libro documentario è andata a Chine, scènes de la vie quotidienne, di Nicolas Jolivot.

Chine, scènes de la vie quotidienne, Nicolas Jolivot, Éditions HongFei Cultures 2014

La Pepita alla migliore creazione digitale l’ha vinta il gioco Botanicula del cecoslovacco Jaromír Plach, un viaggio-gioco attraverso la poesia del mondo botanico.

Botanicula, Jaromír Plach, Amanita Design

La Pépite Livre d’art è andata a Tous les Ponts sont dans la nature di Didier Cornille (Hélium). Seconda puntata dedicata all’architettura spiegata ai bambini; nel 2013 era già uscito: Tous les gratte-ciel sont dans la nature.

Tous les Ponts sont dans la nature di Didier Cornille, Hélium 2014 (foto dal blog Architectures de Cartes Postales 2)

– La Pepita BD/Manga e la Pepita romanzo per adolescenti ve le lascio scoprire da soli su questo articolo.
– Spero di poter mettere presto le mani su questi bei libri e di potervene parlare più approfonditamente.
Questi gli album preselezionati per la sezione Pépite de l’album:

• Bimbi, Albertine, La Joie de Lire
• De ma Fenêtre, Loren Capelli, Courtes et Longues
• La Belle vie, Floc’h, Seuil jeunesse
• La Chambre du lion, Adrien Parlange, Albin Michel Jeunesse
• La Chasse, Margaux Othats, Magnani
• La Grande Histoire du petit trait, Serge Bloch, Sarbacane
• La Nuit quand je dors…, Ronald Curchod, Le Rouergue
• La Source des jours, Mélanie Rutten, MeMo
• La Vie rêvée, Michel Galvin, Le Rouergue
• Le Merveilleux dodu-velu-petit, Beatrice Alemagna, Albin Michel Jeunesse
• L’Œuf, Anna Sommer, Noyau, Actes Sud BD
• Mon Monstre, Marie Sellier, Jean-Luc Buquet, Courtes et Longues
• Poupoupidours, Benjamin Chaud, hélium
• Tous Canards, Bruno Gibert, Les Fourmis Rouges

Questo il sito ufficiale del Salone.
Qui
trovate il programma degli eventi di quest’anno.

Qui il racconto divertentissimo delle giovani illustratrici Gloria Pizzilli e Ilaria Falorsi dell’edizione 2013 del Salone.


Alcune riflessioni di Iosif Brodskij sul senso della letteratura

Iosif Brodskij

Posto oggi alcuni frammenti di una delle riflessioni più intelligenti che abbia mai letto sul valore dei libri e della letteratura: «Un volto non comune», il discorso per il premio Nobel del poeta Iosif Brodskij nel 1987, contenuto in Dall’esilio [Adelphi, 1988].
Il suo discorso dà una risposta definitiva a due delle secolari discussioni che concernono la letteratura (per ragazzi e non):
– perché la letteratura non viene considerata, dalla politica, una priorità;
– e se la letteratura deve essere edificante (insegnare qualcosa di morale) o solo ‘bella’.
Ditemi se non sono, queste poche righe, un monumento del pensiero.

(…)

“È questo il motivo per cui l’arte in generale, la letteratura in special modo e la poesia in particolare non sono propriamente apprezzate dai paladini del bene comune, dai padroni delle masse, dagli araldi della necessità storica.
Giacché là dove l’arte è passata, dove una poesia è stata letta, costoro scoprono, in luogo dell’atteso consenso e dell’unanimità prevista, solo indifferenza e polifonia; in luogo della volontà di agire, disattenzione e insofferenza. In altre parole, all’interno di quei piccoli zeri sui quali i paladini del bene comune e i signori delle masse fanno conto per le loro operazioni, l’arte introduce delle varianti, «punto, punto, virgola, meno», trasformando ogni piccolo zero in un piccolo volto, non sempre grazioso, magari, ma umano.”

(…)

Nella storia della nostra specie, nella storia dell’homo sapiens, il libro è un fenomeno antropologico analogo in sostanza all’invenzione della ruota. Il libro, nato perché noi ci rendessimo conto non tanto delle nostre origini quanto delle possibilità intrinseche dell’homo sapiens, è un mezzo di trasporto attraverso lo spazio dell’esperienza, alla velocità della pagina voltata.
Questo movimento, a sua volta, come ogni movimento, diventa fuga dal denominatore comune, diventa un tentativo di innalzare la linea di questo denominatore – che inizialmente non arriva più su della cintola – fino al cuore, alla nostra coscienza, alla nostra immaginazione.

(…)

Ogni nuova realtà estetica ridefinisce la realtà etica dell’uomo. Giacché l’estetica è la madre dell’etica. Le categorie di «buono» e «cattivo» sono, in primo luogo e soprattutto, categorie estetiche che precedono le categorie del «bene» e del «male». In etica «non tutto è permesso» proprio perché «non tutto è permesso» in estetica, perché il numero dei colori nello spettro solare è limitato. Il bambinello che piange e respinge la persona estranea che, al contrario, cerca di accarezzarlo, agisce istintivamente e compie una scelta estetica, non morale”.

Potete acquistare Dall’esilio in versione kindle qui.


L’ultima copertina. Guido Scarabottolo e Marta Sironi presentano John Alcorn


John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013

MILANO
Guido Scarabottolo
, art director di Guanda, e Marta Sironi, curatrice della monografia John Alcorn. Evolution by Design , presenteranno il libro, parleranno di copertine – quelle pubblicate e quelle rifiutate -, di John Alcorn, di lavoro editoriale e di cambiamenti. Scarabottolo accompagnerà la conversazione con pensieri visivi che annoterà su carta e sul nuovo notebook Moleskine.
Quando e dove: Giovedì 13 novembre dalle 10:30 alle 12, in occasione di BookCity Milano, in via Festa del Perdono 7 (Università degli Studi).
Se bazzicate intorno a Milano non perdete questo evento.

Marta Sironi

Qui sotto alcune delle pagine di John Alcorn. Evolution by Design [Moleskine, 2013]: prima, completa, monografia illustrata sul lavoro di Alcorn (New York, 1935 – Lyme, 1992), risultato dell’approfondita ricerca svolta da Marta Sironi e da Stephen Alcorn (figlio di John Alcorn).
Il Centro Apice (Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale) dell’Università degli Studi di Milano, conserva l’intero archivio (inventariato consultabile qui).
La monografia su Alcorn è aquistabile nelle migliori librerie, su Amazon.it e su Moleskine.com

John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013
John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013

 


John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013

 


John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013

 

John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013
John Alcorn. Evolution by Design, Stephen Alcorn e Marta Sironi, Moleskine 2013

(Post curato da Anna Martinucci)


Miguel Pang improvvisa acquarelli sulle note di un pianoforte

Miguel Pang, su musiche di Carlo Mezzino, Heliogàbal,  7/11/2014 Barcellona

Miguel Pang, su musiche di Carlo Mezzino, Heliogàbal,  7/11/2014 Barcellona

Venerdì sera sono stata all’Heliogàbal di Barcellona, un buio baretto un po’ alternativo a Gracia, uno dei quartieri più vivaci di questa strana città che è Barcellona, dove tutti gli eventi più interessanti sono pubblicizzati da un passavoce sussurrato e timido.
Erano le nove, da lì a poco, Miguel Pang avrebbe iniziato a improvvisare forme e colori con gli acquarelli, sulle note di Carlo Mezzino, il quale, a suo turno, avrebbe improvvisato le sue note sugli acquarelli di Miguel Pang.
Un dialogo creativo, dal vivo.
Quando la musica è partita, Miguel – un illustratore discreto, quasi timido, che di giorno lavora nel retro delle cucine del ristorante asiatico dei suoi genitori, strappando il tempo per disegnare a quello in cui aiuta i genitori –  ha chiuso gli occhi e ha deglutito. Era nervoso. Era palpabile come in quel momento cercasse dentro di sé uno spazio libero dalla tensione, per incontrare il primo segno da mettere sulla carta: il più profondo, astratto, onesto, indecifrabile.

Come viene spiegato bene in quel capolavoro sulla creatività che è il libro L’ordre caché de l’art, la creatività è un processo di svelamento di messaggi inconsci. La natura di un frammento di inconscio è per definizione intraducibile in un linguaggio razionale; ciò non significa che sia casuale. Noi non possiamo dire perché un accordo musicale ci parla, né cosa ci dice, eppure ci parla con una precisione quasi matematica.
Allo stesso modo, ogni volta che Miguel Pang gettava su un nuovo foglio bianco il primo segno, si capiva che non era ‘a caso’. Quel segno corrispondeva perfettamente a un’emozione. Cosa dicesse quell’emozione, cosa contenesse, era poi il lavoro di decifrazione che Miguel eseguiva, pennellata dopo pennellata, davanti agli spettatori, con un’onestà di ascolto di sé che metteva i brividi, Per più di due ore il pubblico ha trattenuto il fiato per non disturbare questa operazione.
Non sempre Miguel riusciva a decifrare il messaggio di un primo segno, o di una forma. Nel secondo video potete vedere un momento di blocco; una strada chiusa.
Nessun problema, si accetta senza troppa ansia il limite, il silenzio di una forma: si ricomincia da capo.
Un lavoro di ascolto profondo, quasi psicanalitico, ha portato delle apparenti macchie a prendere forma di testa di cavallo, scoglio, mazzo di fiori, uomo, nuvola, uccello…
È stata una delle lezioni di disegno, oltre che di onestà creativa, più preziose che abbia mai ricevuto.
(Un grazie a mio marito per i filmati).

Miguel Pang, su musiche di Carlo Mezzino, Heliogàbal,  7/11/2014 Barcellona
Miguel Pang, su musiche di Carlo Mezzino, Heliogàbal,  7/11/2014 Barcellona
Miguel Pang e Carlo Mezzino, 7/11/2014 Heliogàbal, Barcellona


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