Analisi di “BÁRBARO”, di Renato Moriconi. Brasile

Quest’anno (2014) Renato Moriconi ha vinto il premio brasiliano Monteiro Lobato de Literatura Infantil. Un premio prestigioso più che meritato: oltre a Telefono senza fili, di cui vi ho parlato qui, Renato Moriconi ha dato vita a un libro senza parole di perfettissima fattura: BÁRBARO – edito da Companhia das Lètras.

Barbaro è un libro inusitatamente alto e stretto: 14.50 per 31.60 cm. E non per caso.
Ora vi racconto cosa ho provato mentre lo sfogliavo. (Mi spiace tantissimo dovervi mostrare come funziona il libro, ma è l’unico modo che ho per farlo conoscere in Europa e augurargli di trovare un editore per una co-edizione oltreoceano).

Una premessa.
Quando mi capita tra le mani un album nuovo, ho una sorta di anestesia estetica: è una deformazione professionale. Mi piacerebbe da morire poterne guardare uno “innocentemente”, con gli occhi di un bambino, ma ne ho sfogliati così tanti, in tanti anni di passione e lavoro, che quando ne apro uno nuovo sfodero subito occhiali da critico e binocolo. Un po’ come un venditore di frutta che agguanta da un albero una mela e, invece di addentarla, pronto ne soppesa colore, maturezza, misura.
E’ raro che un picturebook ancora mi stupisca. Conosco i trucchi e i barbatrucchi.
Ma ecco il fatto.
Brasile, San Paolo, convegno sulla letteratura infantile Conversas ao Pé da Página (raccontato qui). Renato è con Gabriel Pacheco e me nella prima tavola rotonda delle tre giornate. Poco prima dell’incontro, sfoglio alcuni suoi libri nella libreria allestita nella hall del teatro. Apro Barbaro, mi sorprendo un po’ del formato – sulle prime, mi sembra inutilmente stretto –  e inizio a “leggerlo” – è senza testo. Quanti libri senza testo stanno uscendo! Penso tra me e me.

Noto che il meccanismo è lo stesso di La piccola fuggitiva di Franco Matticchio (qui): un personaggio statico ritorna, pagina dopo pagina, sempre nella stessa posizione, evidenziando così l’incontro con paesaggi o personaggi via via diversi (l’occhio e il cervello registrano i dati e se vedono una cosa uguale, spostano l’attenzione su ciò che cambia).
Anche in uno dei lavori che avevamo selezionato a Bologna, quello di Liu Chen Kuo, c’era una figurina sempre nella stessa posizione che veniva “catapultata” in diverse avventure. La mia testa parte in congetture sul perché di un “soggetto immobile” oggi (come mi distraggo facilmente mentre giro la mela tra le dita!).

Ritorno al libro. Lo scruto. Non mi lascio abbindolare da uccelli blu, serpenti, ciclopi vari: so che un bambino ne sarebbe affascinato, ma io sono esperta in trucchi e prestigi, fisso le mani del mago, non mi lascio distrarre. Voglio capire come funziona prima che sia finito! Noto che gli occhi del Barbaro sono chiusi.

Noto che ad ogni doppia pagina il Barbaro e il suo cavallo vanno in su e poi scendono in giù, in un ritmo regolare: in alto a destra, e poi giù, in basso a sinistra (mi scappa di pensare: un ritmo anche un po’ monotono).  Sono molte pagine che sta andando avanti con questo ritmo regolare. Va bene, va bene, e allora? Non è che il trucco c’è già stato e io non l’ho visto? Torno indietro di qualche pagina: cosa cambia nel personaggio? Il braccio e la spada si muovono, il cavallo, il cavallo no, è perfettamente immobile. Non capisco ancora.
Ecco che arrivano le piante carnivore – ci risiamo: cavallo che vola in alto a destra.

Ora qualcosa mi ha sorpreso. Una pagina bianca. Penso: che bello. Bello giocare con la sorpresa di una pagina bianca. Il nulla.

Oh! Ce n’è un’altra. Il Barbaro ha aperto gli occhi. E’ sorpreso anche lui. La coda del cavallo è scesa. Penso: bellissimo come viene sfruttata l’onda di abitudine del lettore, che ormai era assuefatto da un incontro nuovo ad ogni pagina. E’ pazzesco come il cavallo (che già era immobile!) dia la sensazione di essere di colpo fermo, bloccato. Una comprensione profonda dei meccanismi narrativi dell’album, della sua natura cinematografica: il ritmo dei fotogrammi (delle pagine) è movimento; si può anche stopparlo. Ora sono tesa, curiosa, eccitata.

Ancora una pagina bianca!! Tre di seguito senza che succeda nulla è molto, molto, molto in un libro di una trentina di pagine. Mi ha conquistata. Sento la tensione che sale. Bello. Bello. Bello. Cosa succede ora? Il Barbaro, come me, è sempre più perplesso.

Entra in scena un gigante. E’ davvero grande: dopo tutto quel bianco ha sorpreso anche me. Però non capisco chi è. Né perché il Barbaro, ora, pianga disperato. Chi è il grande uomo che tende le mani verso di lui? Un deus ex machina? Un altro ciclope? Ed ecco che arriva l’ultima pagina. Un colpo di genio assoluto. Un colpo al cuore.

Vedo una giostra e un bambino che piange. La bocca e la testa del bambino sono nella stessa posizione di quella del Barbaro. Capisco tutto, ho un brivido lungo la schiena. Non solo la scena è cambiata davanti ai miei occhi in un lampo di magia, ma l’intera realtà – il suo statuto- è cambiato. Prima, eravamo nel regno del fantastico, un mondo immaginato dal bambino, ora siamo nella realtà reale. E questo cambio radicale è avvenuto senza che io distogliessi gli occhi dalla scena. E’ come se un’immensa scenografia fosse mutata davanti ai miei occhi senza il velo di un sipario, senza un attimo di buio in scena. Come è stato? Non ho visto il trucco!
Come un sogno che svanisce, il libro ha cambiato forma tra le mie mani. Il Barbaro cavalcava un cavallo di giostra. L’alto e il basso regolare, i giri concentrici… Le pagine bianche hanno segnato l’arresto della giostra, lo svanire della musica, il lento svegliarsi dal torpore del sogno, lo sbigottimento di ritornare nel mondo reale, la terribile sensazione di venir “portati via”, strappati al mondo del sogno dall’adulto.
Sono caduta dalla sella, come il barbaro bambino.

Barbaro in Brasile costa circa 12 euro. In attesa che arrivi in Europa, lo potete comprare su Amazon.com (a un prezzo molto più caro) oppure, scontato, qui e qui (ma non so se lo possono inviare in Europa e a quanto ammontano le spese di spedizione).


Concorso di illustrazione Tapirulan 2015

Il Concorso per illustratori Tapirulan giunge quest’anno alla sua decima edizione.
Finalità del concorso, patrocinato dal Centro Fumetto Andrea Pazienza, dall’Associazione Hamelin, da Sàrmede – Paese della fiaba ed organizzato con la collaborazione del Comune di Cremona, del Comune di Genova e del quotidiano La Provincia, è quella di selezionare 40 autori che saranno protagonisti della mostra allestita, prima presso il Centro Culturale S. Maria della Pietà a Cremona e poi presso i Musei di Genova-Nervi, tra dicembre 2014 e giugno 2015.
A fianco della mostra degli illustratori selezionati ci sarà quella dell’ospite speciale di questa edizione (nonché presidente di giuria): Mister X. Il misterioso personaggio verrà svelato a settembre, nel frattempo però si può provare ad indovinare di chi si tratta scrivendo un commento sul sito dell’Associazione Tapirulan (in palio tre buoni spesa del valore di X euro da spendere nel bookshop di Tapirulan!).

Davide Bonazzi, vincitore del Premio della Critica nella passata edizione del concorso

Rivolto a chi: a tutti gli illustratori italiani e stranieri senza alcun limite di età (per i minori è richiesta l’autorizzazione dei genitori).
Cosa: ogni illustratore potrà partecipare con una sola opera, originale ed inedita, di formato quadrato non inferiore a cm 25×25 e non superiore a cm 40×40, realizzata con qualsiasi tecnica ed ispirata al tema del concorso; in caso di immagine digitale, questa dovrà avere dimensioni di cm 31×31, una risoluzione di 300 dpi e dovrà essere salvata in formato TIFF o JPG alla massima qualità.
Tema: il tema scelto per la decima edizione del concorso è “X“. X come la lettera dell’alfabeto latino, come il simbolo romano che rappresenta il numero 10, come il segno delle moltiplicazioni, come l’incognita e come molte altre cose …
Quota di partecipazione: 10 € (i soci dell’Associazione Tapirulan per l’anno 2014 possono partecipare gratuitamente).
Modalità di invio delle opere: ogni illustratore può scegliere se inviare la propria tavola:
– in formato digitale, compilando l’apposito form sul sito del concorso;
– per posta, insieme al modulo d’iscrizione compilato e firmato e alla ricevuta del versamento della quota d’iscrizione, all’indirizzo: Associazione Culturale Tapirulan, via Platina 21, 26034 Piadena (CR).
Scadenza: 17 ottobre 2014 (NON farà fede il timbro postale).
Premi: la giuria, presieduta quest’anno da Mister X, selezionerà a suo insindacabile giudizio le 40 illustrazioni da esporre in mostra e da pubblicare sul catalogo, scegliendo tra queste sia le 12 da pubblicare sul Calendario Duemila15 di Tapirulan che il vincitore vero e proprio del concorso, cui verrà assegnato un premio in denaro pari a 2.000 €. Tutte le illustrazioni selezionate saranno inoltre pubblicate sul sito di Tapirulan, dove rimarranno in mostra permanente e dove gli utenti registrati potranno votare il proprio artista preferito; al più votato andrà un premio in denaro pari a 500 € (nel caso in cui il più votato dagli utenti dovesse coincidere con il vincitore designato dalla giuria, il premio verrà assegnato al secondo classificato nella graduatoria del voto on line).
Considerazioni aggiuntive: partecipando al concorso, gli illustratori concedono il diritto non esclusivo di pubblicazione delle loro opere all’interno del catalogo e del calendario, sulle altre pubblicazioni dell’Associazione e sul sito di Tapirulan, nonché la riproduzione su qualsiasi supporto e dimensione per i fini promozionali del concorso, senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Le opere vincitrici del Premio della Critica e del Premio Popolare rimarranno di proprietà dell’Associazione Tapirulan e verranno esposte anche gli anni successivi; le altre opere saranno invece restituite, su richiesta dei legittimi autori e con spese postali a loro carico, entro la fine del 2015 (per maggiori informazioni riguardo modalità e prezzi di spedizione delle tavole, cliccate qui). È prevista la realizzazione di un catalogo, che sarà distribuito gratuitamente a tutti i partecipanti durante l’inaugurazione della mostra.
Per maggiori informazioni scrivete a: calendario@tapirulan.it.

Scarica qui il bando in pdf del concorso!

Qui un video simpatico sull’inaugurazione della mostra Eden, l’anno scorso.


Metamorphosis: l’opera di tre registi surrealisti in mostra a Barcellona

Eva Å vankmajer, l’affiche per il  lungometraggio Alice (1987)

Imperdibile, a Barcellona fino al 7 settembre, la mostra Metamorphosis, sui quattro registi surrealisti di film d’animazione Ladislas Starewitch, Jan Å vankmajer, e i due fratelli Quay (Pennsilvania 1947).
E’ una mostra curatissima. Innumerevoli i documenti filmici (c’è anche una sala dove si possono visionare al computer molti film dei tre registi), i quadri, le sculture, i set dei loro film più famosi (Alice, La via dei Coccodrilli, e molti altri), i pupazzi, le affiche di promozione dei film;
c’è persino tutta la collezione che riempiva la wunderkammer di Å vankmajer, con oggetti (creati e collezionati) che hanno ispirato il regista. Ma non basta, il lungo percorso della mostra offre anche una bella riflessione sul surrealismo, sulle sue origini e sul suo senso: con quadri di Goya e di Bosch, stampe del romanticismo nero, incisioni di Ensor e Grandville.

Durante la mostra (è lecito fotografare e filmare) vi ho filmato un corto di Ladislas Starewitch del 1912, dal racconto di Gogol La notte di Natale. Mi è piaciuta la luce d’argento sui giunchi dietro la scena che dà inizio al filmato, mi ha ricordato certe scatole di Jospeh Cornell.


Ladislas Starewitch

Il particolare di un altro filmato di Starewitch
Il particolare di un quadro della collezione di Å vankmajer


Sopra, due pupazzi dei film di Starewitch, e qui sotto l’affiche del film Le roman de Renard (1937)

Un frammento del film, la scena della volpe e della gazza

 

Collage di Jan Å vankmajer

Nonostante il lavoro di questi registi abbia avuto un’enorme influenza sulla storia dell’illustrazione – basti pensare a Edward Gorey, a Tim Burton, a tutto il filone gotico attuale -, devo dire che sia Å vankmajer che Starewitch non mi hanno emozionata particolarmente. Trovo che il surrealismo sia una di quelle correnti artistiche che con i decenni ha preso un po’ di polvere. Il rapporto tra sogno e realtà, il rapporto tra razionalità e inconscio è così radicalmente cambiato, oggi, che è difficile capire l’effetto dirompente che questa corrente poteva avere nei primi decenni del ‘900.
I fratelli Quey, gli ultimi in ordine cronologico, invece, mi sono piaciuti. L’animazione del racconto di Bruno Schulz La via dei coccodrilli (uno dei più bei racconti del ‘900, ne avevamo parlato qui) mi ha quasi tolto il fiato. Anche i loro disegni a matita (ma che matita avranno usato!?) sono sublimi.

Ho visto la mostra due volte, e mi sa che ci ritorno una terza.

Brothers Quay, The street of crocodile

Brothers Quay, The street of crocodile
Brothers Quay
Brothers Quay
Brothers Quay

An Illustrated Talk With Maurice Sendak, di Christoph Niemann

Martedì scorso c’è stata la conferenza su Nel Paese dei mostri selvaggi presso la libreria Corraini di Milano. Alla fine dell’incontro abbiamo proiettato questo video di Niemann: un capolavoro. La storia che lo precede è questa: Christoph Niemann, uno dei più grandi “visual storyteller” americani contemporanei, era in macchina quando ascoltò alla radio una delle ultime interviste fatte a Maurice Sendak. Si commosse, perché nell’intervista Maurice Sendak parla della vita e piange (era già malato).
Nel 2012, in occasione della morte di Sendak, Niemann ha realizzato questi disegni sulle parole dell’intervista radiofonica di Sendak. Struggente.
Qui trovate la trascrizione, che potete tradurre in google translate.

 

Un momento dell’incontro da Corraini, mentre guardiamo il video

Internationale Jugendbibliothek, ovvero Monaco non è lontana

IJB, Internationale Jugendbibliothek, Monaco di Baviera

Internationale Jugendbibliothek
di
Geena Forrest

Non so da quanto tempo voi frequentiate questo blog, anche solo come lettori invisibili.

Personalmente, uno dei primi post che ricordo di aver letto su Le Figure dei Libri è questo qui. È la storia dell’IJB, Internationale Jugendbibliothek (Biblioteca Internazionale dell’Infanzia) di Monaco di Baviera, della sua fondatrice Jella Lepman e dell’amorevole, complesso e acutissimo lavoro che questa donna di origine ebrea fece in una Germania sconvolta dalla guerra e da vent’anni di nazismo: risollevare un popolo partendo dai bambini, fornendo loro la migliore letteratura disponibile a livello internazionale.
E non me lo ricordo solo perchè bene o male i “primi appuntamenti” non si scordano mai, o perchè la biografia di Jella Lepman mi colpì davvero moltissimo, ma anche perchè in quel frangente pensai “Caspita, ma Monaco non è mica in America, magari un giorno prendo il treno e vado a visitare questa biblioteca straordinaria”.

Jella Lepman

Ovviamente poi i desideri finiscono nel cassetto, magari si legge qualche altro post che fa tornar la voglia, in fiera a Bologna si passa ogni volta allo stand della IJB a prendere l’annual con le selezioni dei White Ravens e si pensa “ah! sì! la biblioteca che dovrei andare a visitare” e intanto gli anni passano.

Poi arriva il giorno in cui, riordinando le brochures prese a Bologna, aprite quella della IJB e vi fermate su questa frase:

“… a collection of almost 600.000 books, most of which can be consulted in the study library. Among these are 560.000 children’s and young adult books in more than 130 languages – including 60.000 historical children’s books, published between 1574 and 1950…”,

deglutite, vi si appannano gli occhi e una vocina vi si insinua tra i pensieri casalinghi “600.000 libriiiii…. 60.000 libri storiciiii”. Così, quando vien fuori per puro caso che il marito ha cinque giorni di ferie a fine maggio, voi, con fare molto disinteressato, proponete Monaco di Baviera come meta per la vacanza di famiglia.

Queste sono alcune sgangherate istruzioni per l’uso, redatte dopo la mia visita, per quando deciderete di andare anche voi.

La consultazione

Una volta convinta la famiglia a trascorrere le vacanze a Monaco, ho passato le due settimane seguenti immaginandomi romanticamente a passeggiare tra scaffali traboccanti di albi illustrati rari e preziosi, con gli occhi strabuzzati, la bocca piena di aahhh e ooohhh e la possibilità di tirar fuori tutto quello che colpisse la mia attenzione.
Niente di più sbagliato (povera sciocca). Tutta la collezione di libri storici è nella quasi totalità raccolta in uno stabile molto distante dalla biblioteca. Se si vogliono consultare dei libri, bisogna conoscerne l’esatto titolo, autore e numero di inventario, mandare una richiesta scritta (a lesesaal@ijb.de) e precisare il giorno che si andrà a sfogliarli, anche per prenotare una scrivania nell’aula di consultazione. Potete cercare i vostri libri nel catalogo online della biblioteca: qui in tedesco, qui in inglese. Ricordatevi di spedire la richiesta almeno 10 giorni prima, perchè il furgoncino della biblioteca che va nella sede distaccata a prendere i libri che avete richiesto lo fa solo una volta alla settimana. Ve lo sottolineo, perchè la sottoscritta ha pensato bene, nonostante il largo anticipo con cui la famiglia avesse programmato la vacanza, di mandare una mail alla IJB per chiedere informazioni esattamente una settimana prima del suo arrivo a Monaco. Dalla biblioteca le hanno risposto molto cortesemente che era la benvenuta, che avrebbero riservato una scrivania, ma che avrebbe dovuto mandare la lista dei libri che voleva visionare entro la mattina seguente, fatalità (e per fortuna) giorno di carico del famoso furgoncino e quindi ultimo giorno disponibile.

Panico.

Hey Diddle Diddle, Randolph Caldecott

Erano le 17.30. Dovevo mandare una lista entro le 8.00 della mattina seguente, dovevo scegliere tra 60.000 libri (avevo deciso di guardare solo titoli antecedenti il 1950) e non avevo autori preferiti o libri in mente, o meglio non me ne veniva in mente manco uno in quel momento. Avrei potuto prendere i miei Pittori di Carta e vedere che libri ci fossero degli artisti citati nei tre volumi, ma non avrei mai saputo nulla di tutti gli altri illustratori e di libri veramente mai visti disponibili nella IJB.
Avrei potuto scrivere una parola chiave (animali, alfabeto, natura) e fare una ricerca monotematica, ma mi sono accorta che pochissimi libri avevano queste informazioni nella propria scheda del catalogo. Dopo essermi consultata con alcune amiche appassionate, ho deciso di andare a caso.

Nel form del catalogo online mettevo solamente l’anno di pubblicazione (ho iniziato dal 1950 e sono andata all’indietro) e la lingua (ho scelto l’inglese perchè volevo anche capire il testo del libro che mi si sarebbe presentato davanti) e poi pescavo a naso tra le infinite liste di libri risultanti. Non è stato facile.
Anche nel catalogo in lingua inglese molte diciture rimangono in tedesco e non è semplice distinguere senza un’immagine un picture book da un libro di narrativa con alcune illustrazioni. Nell’incertezza, cercavo su google il titolo e mi accertavo fosse un albo illustrato. È stata una procedura lunga ma bellissima, ho scoperto una sacco di illustratori di cui non ero a conoscenza e una montagna di libri interessanti (anche tra quelli che non sarebbero entrati nel mio elenco). Alle tre di notte avevo una lista con un centinaio di titoli. Alla biblioteca ci sarei stata un solo giorno e la sala consultazione è aperta dalle 10 alle 16: anche ipotizzando solo 10 minuti per libro, quei 100 titoli erano troppi. Così alla fine ne ho spedita una con 45.

Il castello

Da quasi trent’anni la IJB ha sede nel castello di Blutenburg, alle porte di Monaco, all’interno di un parco meraviglioso. Per raggiungerla dovete prendere dalla stazione centrale dei treni la linea della metropolitana U1 in direzione Olympia-Einkaufszentrum, arrivare fino al capolinea (Olympia-Einkaufszentrum, appunto), cercare l’uscita che vi porti all’autobus numero 143 (guardate sui cartelloni in alto sulla vostra testa), prendere il numero 143 che parte in direzione Freiham Mobel, sedervi comodamente sull’autobus e, quando il display appeso al soffitto vi dirà che si è in procinto di arrivare alla fermata “Schloss Blutenburg”, prepararvi a scendere. Facile. Per perdersi a Monaco bisogna proprio volerlo.

Il castello come vi dicevo è uno spettacolo e pensare che abbiano voluto metterci dentro una biblioteca, questa biblioteca, rende bene l’idea della preziosità e della regalità del contenuto. Avevo già visto alcune foto, ma essere lì di persona sicuramente è un’altra cosa, anche se la giornata è uggiosa.

Il castello di Blutenburg

Una volta entrata tra le mura ho scoperto che in quei due giorni, per la festa dell’Ascensione, il cortile interno era stato trasformato in un biergarten con stand di wurstel, stinchi di maiale e insalate di patate: la poesia è un po’ scemata, ma non troppo.

Il castello di Blutenburg, il giorno dell’Ascensione

E poi sono arrivata nella famosa aula studio; sulla scrivania a me riservata, posizionata strategicamente di fronte alla responsabile della sala di consultazione (come dar loro torto? voi non controllereste una Geena Forrest qualunque che vi chiede 45 libri datati e rari?), ho potuto tenere solo una matita, un quadernino per gli appunti e la macchina fotografica. Nella stanza entravano e uscivano persone in camice bianco e con la mascherina. E lì ho cominciato a chiedermi se per caso avessi osato troppo, se la passione senza titoli accademici alle volte sia un biglietto da visita non sufficiente per certi posti.

Poi ho aperto i libri, e mi son dimenticata tutto.

I libri

Vi faccio una veloce carrellata di alcuni dei libri che ho visionato (le date si riferiscono all’edizione sfogliata). Ricapitolando: avevo fatto una lista iniziale di 100 titoli, ne ho spedita una con 45, di quei 45, richiesti all’ultimo minuto, sono riusciti a procurarmene trenta, in sei ore ne ho visti bene una ventina.

An alphabet for boys and girls, di Rachel Field, 1928

Nobody loves me, di Racey Helps, 1950

Do not disturb, di Elizabeth Luling, 1937

Manners can be fun, di Munro Leaf, 1936

 

Petunia, di Roger Duvoisin, 1950

Gone is gone, di Wanda Gag, —

Peggy and Peter, di Lena Towsley, 1931

The runaway sardine, di Emma L. Brock, 1930

Surprise for mother, di Lois Lenski, 1934

Stop Look Listen, di Berta e Elmer Hader, —

I know a surprise, di Dorothy Walter Baruch e George e Doris Hauman, 1935
(la risguardia)

Sarà stata l’emozione di essere proprio lì dove da tempo volevo stare, sarà stato il piacere di girare dal vivo le pagine e annusarle, ma a me son sembrati tutti libri a loro modo interessantissimi.

La biblioteca per i bambini

Nel castello oltre agli uffici, la sala consultazione, alcune mostre permanenti e tre sale congressi, c’è anche una biblioteca per bambini e ragazzi, con oltre 25.000 libri, in 15 lingue diverse, che possono essere presi in prestito come in una normale biblioteca. Ho visto un po’ tutto di corsa, ma è stato interessante spulciare lo scaffale “Italia” e sondare quali scelte avessero fatto per rappresentare la nostra editoria, specialmente per la parte di narrativa.

Scaffale Italia

Se la vostra biblioteca abituale qui in Italia è appena sopra la media, rimarrete forse un po’ delusi per le dimensioni ridotte e la semplicità degli spazi (potrei sbagliarmi, ma non ho visto alcun terminale per una ricerca autonoma dei libri e le consultazioni online).

Sicuramente però il trovare racchiuse in uno stesso luogo selezioni mirate di testi da paesi diversi non è cosa da tutti i giorni.

* * *

Mi fermo qui sperando di avervi fatto venire un po’ voglia di visitare questo posto, in fondo Monaco non è lontana! Nel caso decidiate per il sì, avvisatemi che mi aggrego: ho giusto una lista di 55 libri bella pronta…

Appendice

ovvero dove mandare la famiglia per le sei ore in cui voi sarete seduti alla vostra bella scrivania riservata:
– al Deutsches Museum, il museo delle Scienze, se c’è brutto tempo;
– all’Englischer Garten, dopo aver noleggiato una bici, se splende il sole.

All’ufficio turistico danno anche una mappa (la “Kids Guide”) con segnalati tutti i parchi giochi della città, sono tanti e tutti bellissimi.


Illustrazione borderline: tra arte e illustrazione


Joan Benz

 


Maria Sulymenko

 

Edward Pfizenmaier

 

Mizuki Goto

 

Hélène Duclos

 

Alex Badea

 

Jockum Nordstrom

 

Iv Orlov

 

Sophia Martineck

 

Carla Bartha

 

Micah Lidberg

 

Yann Kebbi

 

Eduard Baribeaud e Kevin Lucbert
 Klara Persson

 


Isidro Ferrer

 

 

 

 


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