Mitsumasa Anno. Ce jour là… Che cosa significa vedere?

Poco più di un mese fa, a Parigi, ho trovato il tempo di vistare una libreria di libri antichi per bambini il cui stand è sempre presente al Salone di Montreuil: Chez les libraires associées. Bellissima.
Ho comprato tre libricini di Elzbieta e una prima edizione francese del 1978 di Ce jour là… dell’illustratore giapponese Mitsumasa Anno (École de Loisirs 1978. Emme edizioni lo ha stampato in Italia lo stesso anno con il titolo: Il viaggio incantato).

Tornata nella mia temporanea casa parigina, ho aspettato di essere sotto le coperte per leggere i nuovi libri. Come quando ero bambina: una luce sulle pagine aperte e tutto intorno il buio.
Ce jour là… mi ha stregata e in questo post provo a raccontarvi perché.

Nato a Tsuwano nel 1926, Premio Andersen alla carriera nel 1984, Mitsumasa Anno, è un illustratore giapponese famoso soprattutto per i suoi libri senza testo e i suoi giochi prospettici ‘alla Escher‘ per bambini.
Nei suoi libri di viaggio, caratterizzati da un’inquadratura fissa dall’alto, diverse Nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna, il Giappone vengono descritte con minuziosa attenzione alle tradizioni, le archiettture, gli usi e i costumi di ognuna. Un personaggio, che è poi Anno stesso, attraversa i paesaggi a piedi o a cavallo.
Mitsumasa Anno, che ha compiuto 91 anni un mese fa, nel 1963 e nel 1975 percorse davvero a piedi in lungo e in largo l’Europa, realizzando dal vero molti dei disegni e degli schizzi che fornirono materia ai suoi libri.

Mitsumasa Anno, disegno dal vero

Ciò che lo aveva colpito nei suoi primi due viaggi in Europa era stato scoprire che, in fin dei conti, le differenze tra culture non sono poi così grandi. (1)
Architetture e tradizioni sono diverse, è vero, ma gli aspetti più importanti della vita delle persone sono gli stessi. In tutto il mondo le case hanno almeno una finestra da cui si può vedere all’esterno, i tetti, un sistema per evacuare la pioggia, i cibi sono saporiti, le feste gradite.
Il suo sguardo di viaggiatore e di disegnatore ha riportato i dettagli di ogni paese con grande cura, senza mai perdere questo sentimento globale di comunione e fratellanza tra i diversi popoli.

È interessante osservare i suoi disegni dal vero. Tra i disegni e i libri c’è sempre un salto stilistico che mostra bene la differenza tra disegno e illustrazione, anche quando quest’ultima è realistica.
In un libro per bambini, qualcosa è più leggero, qualcosa più sognante.

Mitsumasa Anno, disegno dal vero
Mitsumasa Anno, Ce jour là, École de Loisirs 1978, dettaglio

Quando un illustratore guarda l’illustrazione di un collega, pensa immediatamente ai gesti che deve aver fatto per realizzarla. Nel buio, ipnotizzata dai mille trattini del mare e dell’erba, mi sono chiesta quanta pazienza deve esserci voluta per farne così tanti, e tutti così in ordine.
Non c’è una sola pennellata nel libro che non sia vibrante, viva, guizzante e allo stesso tempo calma e in pace, necessaria, al posto giusto.

Mitsumasa Anno, Ce jour là, dettaglio

Inizio a “leggere” la storia. Nella prima pagina entra in scena, venendo dal mare, un personaggio vestito di azzurro.

In quella successiva, il personaggio parla con qualcuno che tiene un cavallo.


Nella terza pagina troviamo il personaggio a cavallo.

Un libro illustrato senza testo domanda di saper leggere le immagini. Torno indietro e noto che, mentre parlava, l’omino teneva un sacchettino in mano. Forse è un sacchetto di monete? Ne deduco che ha comprato il cavallo. Dunque, è la storia di un uomo che arriva per mare e compra un cavallo per fare un viaggio.

Le prime pagine presentano un mondo rurale, antico, poi le case si infittiscono, si passa dalla campagna, a una provincia flaubertiana, a una città. Siamo in Francia. Vigneti, cattedrali gotiche e feste di paese ce lo ricordano ad ogni angolo.

Ma fermiamoci su una delle prime pagine. Quella qui sotto.

Mitsumasa Anno, Ce jour là, École de Loisirs 1978

Uomini e donne pieni di lena, le maniche rimboccate, sono immersi nella fatica del lavoro; i bambini corrono e giocano rincorrendo una barchetta o un cerchio; c’è un trasloco in corso; una donna fa il bagno nuda, un ragazzo si arrampica sul muro del giardino per spiarla; c’è una chiesa; una vecchina sta entrando, un’altra porta dei fiori al cimitero; una coppia di uccellini ha fatto il nido; riguardo per la terza volta alcuni bambini che giocano, chissà cosa gli sta dicendo l’uomo affacciato alla finestra, forse li sgrida? O fa da arbitro a una disputa? I loro gesti sono concitati.

Mitsumasa Anno, dettagli di Ce jour là…, 1978

Una ricchezza inaudita di dettagli si offre ai miei occhi, ma tutto è lontano, come in miniatura.
Ogni cosa così piccola, così lontana, che mi arrivano dal mondo che osservo solo suoni ovattati, lontane schegge di risate infantili.
Scopro ancora, in alto, tra l’erba e un po’ nascosto dagli alberi, un innamorato che sta offrendo dei fiori a una ragazza. Lui è in una posizione leggermente plateale, lei tiene le spalle rigide, forse non crede del tutto alla dichiarazione che le viene fatta.


Ritorno con lo sguardo alla vecchina del cimitero.
La vecchiaia, la morte, la nascita, i traslochi, le case, le litigate, la sensualità e il desiderio, i campi coltivati, i bambini che giocano, i nidi, le dichiarazioni d’amore: nel pullulare di quest’ora di villaggio immortalata nel disegno c’è la vita intera, non manca proprio nulla di un qualsiasi giorno sulla terra.
Davanti a questa pagina, nel buio della sera, sono stata travolta da un’emozione così intensa che ancora adesso, a distanza di un mese, continuo a sentirla palpitare in me densa di mistero. Non so se sono capace di descriverla, né di capirla fino in fondo.
Un sentimento di mondo complesso che di colpo si scioglie e rivela le sue leggi semplicissime, congiunto alla consapevolezza che dietro quel dono di comprensione c’è un artista, congiunto alla consapevolezza che ho chiuso nel cassetto la mia arte da troppo tempo. Un sentimento di bellezza pungente e pungolante. Ho giurato a me stessa che un giorno saprò anche io fare un regalo così grande a un lettore, attraverso un disegno.
È questo che fa l’arte quando colpisce nel segno: ci smuove nel profondo.

Mitsumasa Anno, Ce jour là, École de Loisirs 1978

Pagina dopo pagina, si arriva nei pressi di una città dove c’è una festa di paese, poi a un’altra, con una stazione e un treno.
Ai negozi di pane e latte si sostituiscono quelli di scarpe e giocattoli, a gara di corsa, un cinema con gente in coda.
Alla fine del libro, Anno abbandona la città e si immerge a piedi nel vasto orizzonte naturale da cui è venuto.

Pare non ci sia una storia. È un viaggio. Si mostra la vita come è nei villaggi francesi e nelle cittadine.
Ma in una delle ultime pagine noto una scena strana: che cosa ci fanno, dietro le case, un lupo e una bambina con un cappuccetto rosso? Torno indietro a cercare altri riferimenti. Scopro che non avevo visto proprio niente!

In ogni pagina ci sono citazioni di fiabe, citazioni dei classici della letteratura e della storia dell’arte. Non solo. Alcuni personaggi ritornano: micro storie vengono narrate, come quella di una bambina vestita di giallo che venuta dalla campagna trova un lavoro in città come guida turistica; o quella di una donna che forse ha ceduto al desiderio di un viaggiatore venuto da lontano: il protagonista scende una sola volta da cavallo, lo vediamo che saluta una donna (qualcosa deve essere accaduto fuori scena); la stessa donna, nella pagina successiva, scatena la gelosia di due uomini, che finiscono per battersi in duello.


Altri personaggi vengono disegnati identici nella stessa posizione della pagina, due città dopo, cambia solo il contesto, come macchiette, come personaggi-ruolo.
E non è finita. Anno era appassionato di fisica e matematica: il libro è zeppo di giochi prospettici e tromp d’œil.

Iniziamo dalla letteratura:
Don Quichotte, Cappuccetto Rosso, la rapa gigante, la bella addormentata del bosco, il pifferaio magico…

Poi la storia dell’arte francese: le donne con ombrellino di Monet, Seurat, Renoir, Van Gogh, Monet, Millet…

È buffo come nel libro la vita di tutti i giorni si mescoli alle fiabe e all’arte senza separazione di continuità.
Ma non è così anche nella realtà? Non è proprio la nostra stessa cultura a dettarci gesti, costumi, spazi dove vivere, modi di sentire?
Persino i sentimenti a volte li prendiamo a prestito: come il gesto un po’ rigido dell’innamorato che fa la sua dichiarazione con la posa innaturale di un ginocchio piegato al suolo.
Cosa è la letteratura, cosa, la vita? Dove è il loro reciproco confine?

Don Quichotte, Mitsumasa Anno, Ce jour là… École de Loisirs, 1978

(Se penso a La bambina dei libri, il recente omaggio di Oliver Jeffers alla letteratura per ragazzi – qui trovate una accurata analisi -, e osservo con che grazia Anno realizza lo stesso omaggio, ma aprendo nel lettore dubbi e interrogativi, capisco cosa differenzia un’operazione di furbo marketing da un fertile sentimento creativo).

I giochi prospettici sono tanti, si rifanno a una lunga tradizione grafica che, da Hogart a Escher, solletica il rapporto tra realtà e rappresentazione, mette in dubbio la correttezza della nostra visione del mondo.

Satire on False Perspective, William Hogarth, Inghilterra 1754

Il più bel gioco è quello dell’arco, nelle due immagini qui sotto. Sulla pagina di destra un carretto si infila sotto un arco. Girando pagina, a sinistra, vediamo la scena continuare: il carretto esce da sotto l’arco. Ma qualcosa di strano è accaduto.

Guardate in primo piano le due finestre (vi ho fatto uno zoom qui sotto), dentro le quali una donna si specchia (tutto il gioco in corso ha a che fare con lo “specchiare”) e un pappagallo è in gabbia: l’immagine è stata invertita specularmente.
È come se Anno avesse fatto proseguire la città e il tempo della storia, ma in una sola porzione di disegno avesse lasciato il vero verso del disegno, come visto in trasparenza.
Il retro di una casa vera e il retro di una casa disegnata non sono la stessa cosa, sembra volerci dire l’autore.

Ma la finezza di questo artista si spinge ancora più in là. Specularmente invertita, la casa dovrebbe rimanere identica, perché ritratta nello stesso istante, solo dall’altra parte. Invece, il pappagallo è uscito dalla gabbia, la ragazza si è sdoppiata (non c’è più lo specchio, lei guarda un’altra se stessa) e uno dei camini della casa è cambiato (quello in primissimo piano).
Quante sovrapposizioni di piani, di specchi, di tempi! Un vero casse-tête. Un bambino potrebbe passare le ore a risolverlo.
Che sarebbe andata così, potevamo intuirlo dal tromp d’œil presente nella casa: il secondo tetto della torretta, in posizione prospetticamente corretta, è tenuto su da due ragazzi (immagine qui sotto, angolo sinistro). Fin dall’inizio, la solida realtà di quella casa era sospetta.

Ad ogni pagina girata cerco l’omino vestito di azzurro (Anno) e lo trovo sempre. Nell’ultima pagina, lo vedo lasciare il suo cavallo vicino a un albero. Due bambini lo salutano. Scompare a piedi dietro un orizzonte tinto di corallo.

In primo piano, una contadina e un contadino sono raccolti nella preghiera di fine giornata (citazione del quadro verista l’Angelus di Millet). Uno stormo di uccelli gracchia nel tramonto.
Chiudo il libro con un groppo in gola.

Più tardi, di ritorno a casa e alla luce del giorno, ho cercato di analizzare più razionalmente cosa mi commuove così tanto nei libri di Anno.
La prima ragione è che l’oggetto del racconto è la vista. Come illustratrice e come persona, non c’è attività che mi interessi di più.
Il “cosa si vede”, nei libri di Anno, è solo la porta di ingresso di un’esperienza più complessa che riguarda il “come guardiamo”.
Oltre ai tanti giochi di inganni spaziali, prospettici e temporali, oltre al misterioso ritorno di certi dettagli identici in contesti nuovi, c’è un ingranaggio segreto che tiene insieme l’incanto del libro: l’inquadratura dall’alto e la censura del punto di vista del protagonista.
Per tutto il tempo della lettura visiva, un doppio sguardo è imposto al lettore:
il primo, quello del personaggio che attraversa a cavallo i paesaggi. È l’unico protagonista e siamo obbligati a immedesimarci nel suo sguardo. È uno sguardo raso terra, simile al nostro nella vita di tutti i giorni, ma ci è negato: non vediamo mai la scena dal suo punto di vista, anche se spesso capiamo cosa guarda.
Il secondo è lo sguardo della voce narrante (in questo caso, vedente) di Mitsumasa Anno illustratore, che guarda tutto dall’alto, forse dalla distanza di un ricordo.


Coincide con il nostro sguardo di lettori mentre teniamo in mano il libro. Siamo, come l’autore, un Dio onnisciente capace di vedere e accogliere tutta la complessità del mondo.
È l’ambiguità di questa diversa messa a fuoco, di un doppio modo di essere dentro il mondo, e la possibilità (ideale) di un punto di vista superiore che unisce tutti i frammenti e li accoglie, che ci seducono. Anche se questo sguardo unico offre alla vista, per forza di cose, un’illusione, un insieme di tromp d’œil.
Comporre i frammenti del mondo in un solo quadro è il compito dell’arte e degli artisti: in quasi tutte le pagine del libro troviamo qualcuno che dipinge, disegna o fotografa il paesaggio, personaggi e statue (!) con binocoli e cannocchiali, vetri che vengono lavati, specchi.
Cosa significa vedere? Da dove guardiamo il mondo?

Anna Castagnoli

Note:
1) L‘intervista dove parla dei suoi viaggi.
– Qualche copia di Ce jour là… sembra disponibile su Amazon, altrimenti potete comprare il libro con il titolo inglese:
Anno’s journey. Non sono riuscita a trovarne nessuna copia dell’edizione italiana (Il viaggio incantato).
Su AbeBooks trovate molte copie, a diversi prezzi, de Anno’s Italy (Il viaggio in Italia).
Buona lettura! E attenzione ai dettagli.
A questo link trovate una lunga intervista ad Anno, dove parla della necessità – evidente in Giappone dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima-, di ritornare a un mondo a basso consumo: quello che ha voluto mostrarci nei suoi libri.


Buone feste a tutti

Richard Scarry

“Non importa se è di carta”. Una riflessione sull’album moderno (articolo)

È uscito da poco il nuovo numero della rivista Hors-Cadre[s]: Nouvelles Perspectives.
Una riflessione congiunta di tanti autori, critici e illustratori sugli ultimi dieci anni di produzione dell’album illustrato e sulle sue future tendenze. Qui di seguito trovate il mio contributo. Ringrazio Sophie van Der Linden per l’invito.

Potete comprare il numero qui o qui.

Non importa se è di carta
di
Anna Castagnoli

Articolo comparso in francese sul n°20 della rivista Hors-Cadre[s]

Tra una cinquantina d’anni, o poco più, qualche turista intrepido atterrerà su Marte; i bambini giocheranno con cuccioli robot; potremo spostare oggetti a distanza con un elettrodo posato nel cervello; conoscere l’intera opera di Shakespeare inghiottendo una pastiglia.
E mentre la serie fiction Black Mirror ci regala immagini del futuro difficili da credere, al CERN di Ginevra indicono ogni anno una borsa di studio rivolta ad artisti perché fanno fatica a immaginare le cose sconcertanti che scoprono sul nostro universo.
Alla fiera del libro di Francoforte di quest’anno c’era una camera oscura, simile a un antico tendone delle meraviglie, dove potevi scegliere di entrare in un libro di Jimmy Liao.
In un hotel simile all’Overlook di Shining (versione benigna) una bambina entra in diverse stanze per cercare il suo cagnolino: ogni stanza si rivela essere un susseguirsi infinito di corridoi e sorprese. (1).
Ho scelto la stanza dove si intravedeva un fiume sotterraneo da attraversare in barca. Mi hanno fatto sedere su una sedia, messo un casco virtuale sugli occhi, le cuffie sulle orecchie e… puff, sono saltata come Mary Poppins dentro la materia del colore. Quando la barca ha iniziato a muoversi non sono riuscita a trattenere le lacrime per l’emozione. Ero lì. Era la realtà. Ero la protagonista di un libro. Più tardi, a mente lucida, ho pensato che quella roba lì, quel casco, rivoluzionerà il nostro concetto di realtà né più né meno dell’invenzione della prospettiva centrale del Rinascimento. Forse di più.

Nel frattempo, l’album illustrato, come in un ultimo canto del cigno, prova tutti i solfeggi possibili, si interroga sulle sue forme e limiti, si fa irretire da dibattiti sulla morale come se fosse ancora in un salotto ottocentesco, si imbellisce di carte pregiate, gioca con codici di lettura sedimentati tra sue le pagine come argini di fiumi millenari, giura che non farà la fine del rotolo di pergamena.

Bisogna leggere da cima a fondo Il potere delle immagini di David Freedberg (2) e ripassare le ultime scoperte nel campo della neuroscienza applicata all’estetica per scoprire che – dalle grotte di Lascaux a oggi – la pittura, l’illustrazione, il fumetto, la letteratura, la musica, il teatro, la fotografia, il cinema, il gioco privato della nostra immaginazione e quello pubblico che si traduce in rito hanno in comune un solo potente obiettivo: offrirci uno specchio.

Jimmy Liao

In questo specchio noi non vediamo una realtà diversa dalla nostra, sognante e immaginifica.
Noi vediamo noi stessi, e ne siamo rapiti. Ci specchiamo nelle forme come davanti a danzatori vestiti di colore e “sentiamo” il gesto dei loro movimenti (3). Ci specchiamo in un personaggio che corre, cade, si rialza e “sentiamo” quello che lui sente (4).
Questo esercizio di empatia lo esercitiamo in ogni istante della nostra vita, ma pare che nello spazio della fiction, quando la cornice è chiara e la sappiamo interpretare come confine tra finzione e realtà, ci lasciamo andare a ‘sentire’ con maggiore coraggio e godimento. Forse consapevoli del fatto che, in questo mondo specchiato, non possiamo farci male sul serio.

Anonimo, 1886

Agli albori delle teorie educative sull’infanzia, nel 1700, alcuni educatori sostenevano che il bambino potesse imparare l’educazione, per imitazione, guardando le illustrazioni dei libri. (5)
Per quanto oggi questa visione moralista del libro ci sembri antiquata, le ricerche sul cervello ci confermano che avevano ragione. L’essere umano non sa “leggere” le immagini del mondo (addirittura non sa sopravvivere) senza avere dei modelli culturali e simbolici che gli permettono di farlo.
L’arte, e nel nostro caso il libro illustrato, diventa allora una immensa palestra dove esercitare, non l’immaginazione, ma la stessa capacità di elaborare il reale. Di esperirlo. Di pensarlo.
Che conclusioni dobbiamo trarre da queste scoperte noi che lavoriamo dietro le quinte dell’album?
Dobbiamo stare tre volte più attenti perché quello che stiamo offrendo ai bambini in forma di libro è un possibile frammento di realtà?

Io sono arrivata alle mie conclusioni, potete non essere d’accordo. Potremmo smetterla con questa mania di voler tirare fuori dall’album virtù e poteri di altri medium: agitandolo, rovesciandolo, accostandolo a una tablette, scrivendo al rovescio, con inchiostro invisibile, su carta pregiata o su carta moschicida. Non preoccupiamoci di giustificare la necessità di un libro su carta usando effetti speciali.
La fortuna più grande che può avere un bambino è quella di specchiarsi nel sentimento di un altro essere umano. Per quanto divertenti siano i libri animati dell’ottocento che imitavano il movimento, non riescono a competere con il più piccolo gesto disegnato dal più mediocre illustratore, se ispirato da un sentimento. Vince il secondo, e commuove.

Marigard Bantzer, Evchen im Winterwald, Otto Maier Verlag 1932

I sentimenti sono equazioni. Forse le più complesse che l’apparato “uomo” abbia mai prodotto. Attraversano i secoli e i supporti. Non passano di moda.
È per questo che il CERN invita ogni anno un artista a dare forma all’infinito. Per questo produciamo arte.

© Anna Castagnoli, Peu importe, si c’est en papier, «Hors-Cadre[s], Nouvelles Perspectives», n°20, aprile 2017

 
1) Jimmy Liao, My World Is All About You, HTC Vive (http://www.vive.com/eu/)
(https://www.youtube.com/watch?v=tHi6Yduo4oI), tratto dal libro: All of my word is you. Locus Publishing 2015
2) David Freedberg, Il potere delle immagini. Il mondo delle figure: reazioni e emozioni del pubblico, Piccola Biblioteca Einaudi, 1993. (The Power of Images, Studies in the History and Theory of Reponse, The university of Chicago Press, 1989).

3) Alessandra Umiltà, Cristina Berchio, Mariateresa Sestito, David Freedberg, Vittorio Gallese, Abstract art and cortical motor activation: an EEG study, in «Frontiers in Human Neuroscience», 16 novembre 2012 (www.columbia.edu/cu/arthistory/faculty/Freedberg/Umilta-Freedberg-Gallese-2012.pdf)
4) Vittorio Gallese, Michele Guerra, Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze, Raffaello Cortina Editore, 2015; Stanislas Dehaene, Les Neurones de la lecture, Odile Jacob, 2007
5) Dieter Richter, Il bambino estraneo. La nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese. Storia e Letteratura, 2010


Intervista a Fahrenheit: I mestieri dell’editoria, l’illustratore

Carissimi lettori,
ecco il podcast della mia intervista a I mestieri dell’editoria, una bellissima rassegna di Fahrenheit che va in onda su Radio 3 ogni lunedì alle 16.
L’intervista di Loredana Lipperini si concentra sulla prima parte de Il manuale dell’illustratore (Editrice Bibliografica), dove sintetizzo alcuni dei principali aspetti del linguaggio dell’album illustrato: che tipo di libro è; come il formato, lo stile, la posizione dei personaggi in scena contribuiscono al tono retorico della storia; la relazione tra parole e immagini; etc.
Spero posso interessarvi: potete ascoltarla qui (30 minuti).
Le precedenti puntate le trovate qui sotto. Buon ascolto!

Podcast I mestieri dell’editoria
Ogni lunedì alle 16 a Fahrenheit

Marco Cassini: fondatore, con Daniele Di Gennaro, di Minimum fax ed editore di SUR
Della Passarelli, direttore editoriale della casa editrice Sinnos
Ena Marchi, editor della narrativa francese e italiana della casa editrice Adelphi
Carmine Donzelli, fondatore della Casa editrice Donzelli
Paolo Repetti, editor della Casa editrice Einaudi
Riccardo Falcinelli, visual designer
Alberto Cadioli docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Milano
Marco Vigevani della Italian Literary Agency
Luca Ambrogio Santini, libraio (Libreria Largo Mahler, Milano)
Renata Colorni, traduttrice
Pierre Dalla Vigna, editore di Mimesis Edizioni
Mattia Carratello, editor di Sellerio
Gian Carlo Ferretti, storico dell’editoria
Anna Castagnoli, autrice, illustratrice
Eugenia Dubini, NNEditore
Ida Meneghello, Ufficio Stampa

(Sono tutte interessantissime per capire quante persone lavorano intorno a un libro, e cosa fanno. Sono stata contenta di scoprire, ascoltando l’intervista a Riccardo Falcinelli, che la nuova tendenza delle copertine di libri è l’illustrazione).


Racconta la tua Fiera: dodici sguardi

Ecco i  dodici frammenti ricevuti, altrettanti sguardi sulla Fiera del libro per Ragazzi di Bologna, conclusasi giovedì scorso. Grazie a tutti per aver partecipato!
Potete votare o commentare i vostri preferiti, o aggiungere il vostro sguardo nei commenti.
In ordine di arrivo.

1

La fiera inizia da qui: da quando infili il pass ritagliato con cura nel porta-badge e te lo leghi al collo, per mostrare che sei ufficialmente autorizzato a far parte di quel cosmo di meraviglie che ti hanno apparecchiato oltre quel tornello. Il badge entra nella bustina e tu esci dai tuoi confini consueti attivando tutti i sensi al massimo, sperando che quel sentirsi sempre un po’ un abbozzo piano piano si trasformi in capacità di tracciare un segno rilevante lungo la strada.

Marianna Balducci

——

2

Marta Nicolis

——-
3

“Ho perso il treno!”
“Dai prendi il cambio a ******”
“C’è traffico è impossibile!”
“Sposto in internet il biglietto per quello dopo?”
“Torno a casa è cominciato tutto male, non ne faccio una giusta!”
“Piantala! Tu fai bello tutto quello… che fai, è persino più forte di te! E’ il tuo dono!”
“Sto malissimo!”
“Sono una stupida!”
“La stupida più in gamba che conosco! Quella di cui ho bisogno e che è la mia fortuna avere per amica! E poi non saresti tu che sei quasi-perfetta così!”

“Ho preso il treno…”

ChiAspetta
——-

4

Nahuel  Lo Stracco: ritratti di Ivan Canu, Anna Castagnoli e Paolo D’Altan
—–

5

“ All’entrata una persona, un’altra, poi tanti, vogliamo passare nell’altra pagina per vedere la fantasia! Daqui ninguém passa!
Un’unica foresta che respira, lasciamo la forma e lasciamo le radici, stormo nell’aria tiepida delle sale, leggeri tra Sombras e luci voliamo, siamo unConcerto per alberi.
Stupore nei passi, amache, capelli colorati, una ragazza piange, tanti leggono, parlano, sfogliano, ridono. Le persone si sfiorano e si abbracciano, è Il Libro delle cose reali e fantastiche.
I più felici in coppia, Max e Marcel.
E’ tardi, si chiude, che sconforto, finisce sul più bello… ed è subito Il Barbaro.”

Giulia Natale

—-
6

Ingrandimento dettaglio:

Maria Candida

—–

7


Francesco Chiacchio

 

—-

8

Mirella Mariani

—-

9

Eléonore Grassi

—-

10

Shu Garbuglia

—-

11

Christine Deleidi: ritratti di Massimiliano Feroldi e
Oscar Sabini

—-

12

Moira Bartoloni


Gioco-concorso: racconta la tua Fiera

Foto di Claudia Petrazzi, 2013

Racconta la tua Fiera con 500 battute o un disegno!

Racconta cosa più ti ha colpito della Fiera del Libro per Ragazzi 2017 con:
500 battute (spazi esclusi)
oppure
un’illustrazione, uno schizzo o un fumetto (dimensione massima: 47o pixel larghezza, 1000 altezza, o più piccolo)
oppure
una fotografia (dimensione massima: idem come sopra)

Può essere un libro preferito, un incontro, una frase ascoltata, un colloquio con un editore, un nuovo punto di vista, un illustratore appena scoperto e tanto tanto altro della roboante quantità di stimoli che offre la più grande Fiera di libri per bambini del mondo.
Spedire a lefiguredeilibri@gmail.com entro il 7 aprile alle ore 24 con oggetto della mail:
RACCONTA LA TUA FIERA
Inserire nome e cognome, oppure uno pseudonimo.

Tutte le immagini e i testi verranno presentati sulla pagina Facebook delle Figuredeilibri, i 10 più votati verranno pubblicati su questo blog.
L’idea non è quella di vincere, ma di contribuire con il proprio sguardo alla diffusione e alla condivisione dell’illustrazione per bambini contemporanea. DIVERTITEVI!


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