Corso di illustrazione a fine agosto con Anna Castagnoli (me medesima)

CORSO SUL RAPPORTO TESTO_IMMAGINE TENUTO DA
ANNA CASTAGNOLI

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Anna Castagnoli, Le malelingue, 2010

Se il rapporto testo-illustrazione nel libro illustrato vi appassiona e/o vi fa disperare, vi ricordo che l’ultima settimana di agosto terrò un corso a Taranto alla Fine Art Factory. Una settimana di full immersion tra libri e colori per misurarsi con questo difficile e affascinante tema. Ci saranno momenti teorici, ma soprattutto tanto esercizio pratico intorno ai testi: perché il rapporto tra testo e immagine è qualcosa di personale quanto uno stile. Ogni allievo sarà aiutato a trovare il suo modo di relazionarsi ai testi.

Il corso dura una settimana, dal 23 al 27 agosto e costa 300 euro
Qui
le istruzioni per iscriversi.

La Fine Art Factory organizza nello stesso periodo corsi con Brad Holland, Adrià Fruitos, Roger Olmos, trovate informazioni qui.

Qui sotto tre momenti del corso che ho tenuto sullo story-board nel 2009, presso l’associazione Artelier. Che nostalgia! Uno dei miei allievi, Antonio Boffa, sta pubblicando ora il suo primo libro, complimenti Antonio!

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Il rapporto testo-immagine. Parte III

(Ri)leggi la PARTE I
(Ri) leggi la PARTE II

Prima di continuare con la nostra avventura nel regno della semiotica dell’immagine, volevo darvi un esempio “applicato” dell’importanza della composizione. Nella PARTE II del nostro studio avevamo visto l’esempio di Giotto e della GIUSTIZIA; ora prendiamo un testo più complesso:

“Ora al povero Hansel cucinavano i cibi più squisiti, ma Gretel non riceveva che gusci di gambero. Ogni mattina la vecchia si trascinava fino alla stia e gridava: “Hansel, porgi le dita, che senta se presto sarà grasso”. Ma egli le sporgeva un ossicino e la vecchia, che aveva gli occhi torpidi, non poteva vederlo, credeva fossero le dita di Hansel e si stupiva che non volesse proprio ingrassare. Dopo quattro settimane, visto che Hansel era sempre magro, perse la pazienza e non volle più aspettare. “Su, Gretel,” gridò alla fanciulla, “porta l’acqua svelta; grasso o magro che sia, domani ammazzerò Hansel e lo cucinerò”. Jacob e Wilhelm Grimm

Qui sotto possiamo vedere due interpretazioni molto diverse dello stesso brano.

rackham_janssenA sinistra: Arthur Rackham. A destra: Susanne Janssen
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Arthur Rackham, Hansel e Gretel, 1920

Nell’illustrazione di Rackham, raffinata e sobria, la tensione è molto debole. Tutta la scena è “inscrivibile” in una griglia di linee orizzontali e verticali.
Riassumendo grossolanamente alcuni concetti studiati da Kandinsky e Arnheim (tra gli altri) potremmo dire che una linea orizzontale ha tensione 0, man mano che ruota intorno ad un asse immaginario, acquista tensione, fino a ritornare in uno stato di “pace” (ma più dinamico) quando arriva in posizione  perfettamente verticale (e viceversa).

Questo modo di percepire la forza delle linee ci è dato, molto probabilmente, dalla nostra abitudine a percepire il mondo come esseri verticali. Sappiamo che in posizione orizzontale (sdraiati per terra) non c’è più pericolo di cadere, né moto. La linea orizzontale (pensate all’orizzonte del mare) ci comunica, infatti, un grande senso di calma. In posizione verticale, perfettamente bilanciati, abbiamo una sensazione di grande equilibrio; equilibrio carico però di tutta la tensione che potrebbe generarsi se solo spostassimo il baricentro di qualche centimetro: è un equilibrio stabile, ma ricco di energia potenziale.
Ogni altra posizione è carica di pericolo e forza dinamica, perché tende con prepotenza a raggiungere una posizione di stasi, proprio come un corpo in caduta . Più la linea obliqua si avvicina ad una posizione di “riposo” meno la sua energia è potente. (Pensate all’energia dei paesaggi disegnati da aguzze vette di montagna, o da montagne meno ripide)

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Nell’immagine di Rackham l’unica linea obliqua è quella disegnata dall’anta della gabbia. La sua forza non basta a contrastare il grande senso di equilibrio che permea l’immagine, dato dal carro così ben incastonato nel quadro della figura. L’immagine è statica, priva di drammaticità. Non sappiamo se Rackham abbia fallito nella sua volontà di interpretare un momento drammatico della storia o se la sua percezione del testo assomigliasse a questa malinconica scena. Siamo sicuri però che alcune informazioni del testo sono andate perdute:
- la strega GRIDA (Ogni mattina la vecchia si trascinava fino alla stia e gridava: “Hansel, porgi le dita, che senta se presto sarà grasso”. )
- la strega freme di impazienza perché HA FAME (Su, Gretel,” gridò alla fanciulla, “porta l’acqua svelta; grasso o magro che sia, domani ammazzerò Hansel e lo cucinerò.)

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Susanne Janssen, Hansel e Gretel, Edition Être 2008

Informazioni che invece vengono fatte vibrare nell’immagine della Janssen. Non troviamo in tutta l’immagine una sola linea “in riposo”, se non quella verticale del centro delle due pagine, in cui l’illustratrice ha inserito la strega. Dalla portentosa massa del suo corpo (curva, dinamica) partono linee in tutte le direzioni. Oltre alla loro grande forza drammatica, queste linee possono essere lette in due sensi. Dalla strega verso l’esterno sono l’irradiazione del suo grido, del suo potere, della sua volontà, ma lette dall’esterno verso l’interno (verso la strega) diventano lance che trafiggono la strega, imprigionandola e facendola esplodere in un grido di dolore. Una prigione a doppio taglio creata da linee di direzione ambigua, come ambigua è la posizione della strega nel testo: urla e vuole divorare Hansel, ma verrà presto uccisa dall’astuzia dei due bambini. Strepitosa anche la posizione della bocca, che per un gioco di prospettiva è capace di ospitare l’intera tesata di Hansel, traducendo il desiderio di divorarlo.

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Anche i colori hanno misteriose “forze”: il rosso è uno dei colori più potenti e carichi di energia dell’intero specchio cromatico. L’immagine di Rackham, oggettivamente raffinata e bella, perde quasi tutto il suo interesse, se analizzata in relazione al testo dei Grimm.


Le edizioni Être in pericolo, sosteniamole!

Pubblico la richiesta di aiuto di Christian Bruel, editore della casa editrice Être, sorta sulle ceneri della storica e rivoluzionaria casa editrice Le sourir qui mord“. Questo prezioso gioiello dell’editoria rischia di scomparire schiacciato dai grandi numeri di vendita del mercato di oggi.
SOSTENETE LA SUA CASA EDITRICE, abbonatevi allla pagina facebook di sostegno e, se potete, comprate qualcuno dei suoi bellissimi libri, prima che il mercato e le sue leggi ingiuste li mandi al macero.

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“Le risque ou dormir”
Era l’anagramma della mia vecchia casa d’edizione

Invitato a dibattere sul tema « Resistere, a che prezzo? » in occasione della giornata professionale organizzata il 7 maggio 2010 dalla Festa del Libro di Villeurbanne, alla domanda di Gérard Picot che aveva appena appreso la notizia, ho annunciato pubblicamente la prossima chiusura delle edizioni Être.
Pubblicare da oltre trentacinque anni, senza capitale, degli albi per bambini singolari e piuttosto esigenti ha sempre avuto il sapore dell’avventura. E senza il sostegno attento di numerosi partners che appartengono alla catena del libro, le leggi del  mercato avrebbero avuto ragione anzitempo di questo equilibrismo.

In tempi che non sono facili che per qualche privilegiato, la possibilità che un abbassamento della guardia della vigilanza professionale possa esserci  stato fatale, ha comunque suscitato emozione. Mi sono molto commosso, in sede di dibattito e successivamente, per i numerosi incoraggiamenti a resistere ricevuti e per l’impegno di coloro che non potevano rassegnarsi all’idea che la presenza dei nostri libri nel paesaggio dell’editoria, accanto a lettori più o meno giovani, non fosse garantita. Cosa fare?

Non posso che incitarvi, gli uni gli altri, a precipitarvi nelle librerie per procurarvi gli albi delle edizioni Être finché si è ancora in tempo. Se un’ondata di acquisti non potrà forse assicurare il proseguimento dell’attività, almeno garantirà un destino a libri che considerano i bambini come lettori a tutto tondo che meritano di veder rappresentati punti di vista non alterati sul mondo. Che questi albi possano ancora suscitare libere interpretazioni ed una resistenza all’ordine stabilito delle cose, lo auguro a noi tutti. E lo dobbiamo anche ai creatori che hanno condiviso il rischio di queste avventure letterarie e umane.

« Ciò che viene al mondo per non turbare nulla non merita né riguardo né pazienza » scrisse René Char.
Vi ringrazio per la vostra.
E, non ho sonno…

Christian Bruel
10 maggio 2010

contact@etre-editions.com

Être éditions
56, rue Ramus
75020 Paris
http://www.etre-editions.com/

Iscrivetevi al gruppo di sostegno a Christian Bruel su facebook :
http://www.facebook.com/group.php?gid=120683554618391&v=wall

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La lettera di Christian Bruel è stata tradotta da Cristiana Clerici e diffusa sul suo bellissimo blog La scatola del tè, grazie Cristiana.


I corsi di illustrazione dell’Associazione Hamelin

HAMELIN WORKSHOP 2010, prima edizione

L’Associazione Hamelin organizza due corsi di illustrazione e uno di fumetto con tre grandissimi nomi dell’illustrazione contemporanea: Kitty Crowther (premio Andersen 2010), Antonio Marinoni e Gabriella Giandelli. Un appuntamento da non perdere!

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Kitty Crowther

KITTY CROWTHER / corso di 20 ore
Quando 19-21 NOVEMBRE
Dove BOLOGNA
Orari VEN-SAB 9-13 / 14.30-18.30; DOM 9-13
Scadenza iscrizioni 10 OTTOBRE
Costo 180 €

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ANTONIO MARINONI / corso di 40 ore
Quando 12-16 LUGLIO
Dove BOLOGNA
Orari LUN-VEN 9-13 / 14.30-18.30
Scadenza iscrizioni 30 MAGGIO
Costo 300 €

lefiguredeilibri.giandelliFoglie1Gabriella Giandelli

GABRIELLA GIANDELLI / corso di 20 ore
Quando 15-17 OTTOBRE
Dove BOLOGNA
Orari VEN-SAB 9-13 / 14.30-18.30; DOM 9-13
Scadenza iscrizioni 20 SETTEMBRE
Costo 180 €

Per iscriversi:


MODALITA’ DI ISCRIZIONE

Inviare entro la data di chiusura delle iscrizioni:
- breve curriculum scolastico e/o lavorativo
- selezione di tre tavole (da presentare in fotocopia o foto su cd o via e-mail)
via mail all’indirizzo: mostre@hamelin.net Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
via posta all’indirizzo: Hamelin Associazione Culturale, via Zamboni 15, 40126 Bologna


Il rapporto testo-immagine. Parte II

(Ri)leggi la PARTE I

Abbiamo visto nella prima parte di questo studio che uno dei modi che ha l’immagine di comunicare il suo contenuto di significato è quello di “assomigliare” all’oggetto. Ogni oggetto ha una sorta di “scheletro” che lo definisce. Nel caso della SEDIA abbiamo visto che una manciata di poche linee disegnate era sufficiente a rendere l’idea di SEDIA, perché queste poche linee riproducevano esattamente lo scheletro (potremmo dire l’ESSENZA della FORMA) della SEDIA.

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Philippe Stark

Ma come fare quando con l’immagine dobbiamo illustrare oggetti che non appartengono al mondo fisico ma a quello delle idee? O dei sentimenti?
Ad esempio, come faremo ad illustrare la GIUSTIZIA?
Se la parola SEDIA, nel centro del suo campo semantico, significava un oggetto su cui ci si siede,  cosa c’è al centro del campo semantico della parola GIUSTIZIA? Il dizionario DEVOTO OLI la definisce così:

“La virtù sociale rappresentata dalla volontà di riconoscere e rispettare il diritto di ognuno mediante l’attribuzione di quanto è dovuto secondo la ragione e la legge.”

Capite bene che ci vorrebbero altri dodici dizionari  per decifrare il significato della frase qui sopra! (è il problema del linguaggio: ogni definizione è tautologica).
Se anche capiamo la definizione qui sopra, Antigone ci insegna che il diritto di ognuno non sempre coincide col diritto dei molti. Due uomini o due nazioni in guerra avranno ognuno la convinzione che la giustizia sia dalla loro parte e non dall’altra.
Un bambino avrà una nozione molto semplice della parola GIUSTIZIA: “giusto è quando mi viene dato tutto quello che voglio!”. Un giurista saprà che il Devoto Oli è ben lungi dall’esaurire la complessità della parola GIUSTIZIA…. etc

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Questa relatività del significato è dovuta al fatto che la parola GIUSTIZIA non ha come referente un oggetto del mondo fisico, non c’è da qualche parte un “OGGETTO GIUSTIZIA” su cui tutti si possono mettere d’accordo. Potremmo dire che la parola GIUSTIZIA è un po’ come un oggetto transizionale, qualcosa che è a metà strada tra il “dentro” di un individuo e il “fuori”. L’idea di giustizia appartiene all’umanità, e nello stesso tempo appartiene intimamente ad ogni individuo sulla terra.
Se uno dei modi di comunicare dell’immagine era quello della somiglianza, come trovare una somiglianza con un oggetto che non solo non esiste, ma che non ha neppure una definizione univoca?

Vediamo come ha fatto Comenius nel 1658, in quello che viene considerato il primo libro illustrato per bambini di tutti i tempi:  l’Orbis Pictus Sensualium. Ad ogni parola veniva associata un’immagine. Nell’immagine che vedete qui sotto è illustrata la parola GIUSTIZIA.

11)OrbisPictureGiustiziaOrbis Pictus Sensualium, Comenius, 1658

In primo piano Comenius ha disegnato la Giustizia usando una rappresentazione simbolica in uso al suo tempo: La Giustizia è una donna bendata, e ha due attributi, la bilancia, simbolo di equilibrio, e la spada, simbolo di forza. Per indicare la giustizia l’illustratore ha usato dunque UNO STEREOTIPO: lo stereotipo è comprensibile da un gruppo molto ristretto di persone. Probabilmente conscio di questa limitazione Comenius ha disegnato in secondo piano una scenetta: due uomini stanno discutendo e un terzo sottrae qualcosa dalla tasca di uno dei due. Questa scenetta quasi teatrale, illustra un “FURTO” e  ci indica un punto del campo semantico attorno al quale dobbiamo cercare il significato della parola GIUSTIZIA.
L’immagine di Comenius è efficace? Secondo me no, e adesso scopriamo perché con un gioco.

Rispondete a questa domanda: quale delle due immagini seguenti, secondo voi, rappresenta meglio la GIUSTIZIA?

FIGURA 1

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FIGURA 2

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Sono certa che nessuno potrà non essere d’accordo sul fatto che la FIGURA 2 rappresenta con più efficacia la GIUSTIZIA. E qui viene il bello! Proprio come per il caso della parola SEDIA, sembra che anche la parola GIUSTIZIA abbia uno scheletro, una forma basilare. Un concetto così astratto e complesso da non riuscir ad essere definito neanche dal miglior dizionario è invece spiegato con il gesto di una sola linea.  Sul perché di questo miracolo si può dibattere a lungo, ed entreremo nel campo della filosofia: esiste un’idea innata di giustizia? Un archetipo? Sulle conseguenze di questo miracolo, invece, si fonda l’ARTE.

Guardate come Giotto, con un’intuizione più felice di quella di Comenius (e con tre secoli d’anticipo), illustra la GIUSTIZIA nella Cappella degli Scrovegni…

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Giotto, Le virtù (la Giustizia), Cappella degli Scrovegni, 1303-1305

L’idea di bilancia, di parità, di equilibrio, è estesa a tutta la composizione dell’immagine, non c’è solo una bilancia-simbolo (quella nelle mani della donna), tutta la figura è “bilanciata”. Anche senza capire cosa significano i simboli presenti nell’immagine, al primo sguardo siamo già illuminati da un grande senso di calma e giustezza: la simmetria della nicchia, la centralità potente dell’immagine, la sua base stabile data dall’ampia gonna… Non c’è bisogno di spade ed emblemi, Giotto ha rubato alla GIUSTIZIA la sua essenza, e l’ha riprodotta attraverso linee e forme.
L’immagine di Giotto assomiglia all’oggetto che vuole comunicare. E’ più chiara, nel suo messaggio, dell’affollata vignetta di Comenius, più intuitiva della faticosa definizione del Devoto-Oli.

RIASSUNTO:
Possiamo individuare tre modi con cui si può illustrare una parola che non ha un referente “fisico”, sia essa rappresentante di un concetto o di un sentimento:

  • - Usando un’immagine stereotipata (un simbolo condiviso): i cuoricini per indicare l’AMORE sono un esempio classico
  • - Illustrando una scenetta della vita reale in cui si esplicita il significato della parola:  per indicare l’AMORE, ad esempio, due amanti che si baciano
  • Assomigliando al concetto attraverso la composizione: perché le idee e i sentimenti hanno anch’essi una forma.

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Giotto, Le virtù (l’Incostanza), Cappella degli Scrovegni, 1303-1305

Nota: a proposito dell’affascinante sfida di scoprire le forme dei concetti e dei sentimenti, e di riprodurne le forme, vi invito a leggere Punto, Linea, Superficie di Vassily Kandinski.


… da Dusan Kallay

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Alice au pays des merveilles, Dusan Kallay, Gund 2005, Francia

“Ogni volta si comincia allo stesso modo: all’inizio la testa è piena di impressioni e alla fine il corpo è esausto. Ma la parte più bella del lavoro di un illustratore è proprio questa fatica. Lui sa che ha vissuto giorni e giorni con il libro, tentando di dotarlo di ogni elemento necessario alla sua vita futura. Quando tutto è pronto rimangono bellissimi ricordi. E il libro? Il libro ama gli occhi che lo osservano e le mani che lo sfogliano. La sua vita è misurata dalle volte in cui un paio di mani lo toccano. La vita con un libro è meravigliosa. Ti muovi in un mondo irreale, in un regno pieno di miracoli e di fantasia, in un paese dell’infanzia. Credi in ciò che gli adulti chiamerebbero follia, tu invece puoi toccarla e puoi viverci assieme. L’illustrazione diventa diario dei tuoi pensieri spesi nel silenzio del tuo studio, e tu diventi un uomo che ha il suo proprio sole, la sua pioggia ed i suoi segreti di bambino. E puoi nascondere questi segreti sotto il cappotto e loro ti scalderanno perché è un grande dono per un adulto diventare bambino anche solo per un momento. (…). Forse tutto dipende proprio dalla forza con cui si riesce ad affidarsi alla propria immaginazione, sta nel modo in cui si riesce a mantenere vivi i segreti dell’infanzia, e nel modo in cui si riesce ancora ad essere un bambino.”
Dusan Kallay da “Dusan Kallay, a magical world“, citazione tratta dal Catalogo di Sarmede 2006


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