Songs of Innocence and of Experience di William Blake

Venerdì scorso ho terminato in gran corsa un libro e da ieri sono di nuovo in viaggio. Non sono riuscita a trovare il tempo per preparare qualche post nuovo. Cerco di rimediare mettendo in linea qualche vecchio post rimasto nelle bozze, solo per darvi un saluto e qualche occasione d’ispirazione!
Qui sotto alcune delle meravigliose immagini di una delle opere più famose di Wiliam Blake: Songs of Innocence and of Experience, 1789/1794.

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Intervista a Babalibri: identità di un editore

Intervista a Francesca Archinto, editrice di Babalibri

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La mia valle, Claude Ponti, Babalibri 2001

Perché editori e perché editori per bambini.
Penso che lavorare in mezzo ai libri sia una grande fortuna. Poter scoprire pensieri, parole, mondi immaginari, mondi reali ma diversi da quello in cui si vive è straordinario. Ti mette in contatto con il mondo intero, basta aprire un libro!
Il mondo dell’editoria per bambini è ancora più affascinante perché ci porta in una sfera che abbiamo vissuto ma abbiamo lasciato alle nostre spalle. Ci sono tracce insite in noi che vengono fuori quando ci confrontiamo con l’infanzia. Mi ritengo quindi fortunata a lavorare in questo ambito.

Quanti titoli in un anno?

16 titoli , 8 per semestre più le ristampe.

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La tigre e il gatto, Eitaro Oshima, Babalibri 2010

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
I libri che scelgo devono emozionare: possono far ridere (e sono i miei preferiti), possono fare piangere, possono immalinconire, possono far pensare, possono stupire, possono richiamare la nostra vita vissuta MA devono emozionare.

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi�
I testi che più mi convincono sono quelli che con poche parole dicono un sacco di cose. Le illustrazioni allo stesso modo devono raccontare lasciando al lettore grande libertà di interpretazione.  Non m’interessano le storie che  finiscono quando si chiude il libro.
Non ho pregiudizi sulle tecniche e gli stili illustrativi quanto piuttosto cerco sempre una coerenza tra testo, immagine  e storia raccontata.

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Nel paese dei mostri selvaggi, Maurice Sendak, Babalibri 1999

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali?
La situazione culturale italiana è a dir poco disastrosa sotto l’aspetto del sostegno alla cultura: ai politici non interessa che gli italiani leggano. Ogni forma di cultura è considerata una perdita di denaro e di tempo. Figurarsi con il mondo dell’infanzia dove vige il principio che sta alla famiglia il compito di occuparsene! Diversa è invece la situazione delle realtà territoriali: qui, biblioteche, scuole, librerie, associazioni credono fortemente nel dovere di un paese di offrire libri e lettura ai cittadini e si mobilitano attraverso tantissime forme perché i bambini possano incontrare i libri. È davvero straordinaria la capacità di queste persone che mettono il proprio tempo, le proprie forze ed energie al servizio della cultura, malgrado l’assenza dello Stato stesso.

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Piccolo blu e piccolo giallo, Leo Lionni, Babalibri 1999

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché?
Babalibri è una casa editrice nata in società con la casa editrice francese l’École des loisirs. Per questa sua struttura societaria, ha scelto di non fare creazione di libri bensì di importare dall’estero titoli che ci sembrano importanti per il mercato italiano. Non abbiamo quindi un’attività di vendita di diritti. Questo sicuramente ci penalizza dal punto di vista economico poiché toglie alla casa editrice un’altra possibilità di introito oltre alla vendita dei libri, ma allo stesso tempo ci permette di mantenerci una piccola realtà (siamo 2 dipendenti a tempo pieno e una persona a part-time)

Fabbricare cultura nell’Italia di oggi: una missione, una sfida o una passione “a perdere�
Non è né una missione, né una sfida né una passione a perdere. È semplicemente un lavoro che dà un sacco di soddisfazioni personali ma allo stesso tempo necessita della partecipazione delle istituzioni, siano esse scuole, biblioteche, ecc per riuscire a formare dei lettori. Dev’essere un’azione congiunta ma quando questa sinergia viene a mancare… beh è un po’ frustrante!

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Sono io il più forte! Mario Ramos, Babalibri 2002

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
La struttura di Babalibri è come ho già detto molto piccola e questo fa sì che io possa occuparmi di molti aspetti diversi di una casa editrice: dalla scelta dei titoli alla correzione delle bozze, alla presentazione delle novità agli agenti, ai progetti di promozione dei libri, al controllo del magazzino, ai rapporti con la stampa. Insomma, nel bene e nel male mi ritrovo ad affrontare tutti gli aspetti del lavoro di una casa editrice. E questo mi piace moltissimo perché non mi annoio mai.
Ciò che non mi piace? Quando, confrontandomi con gli altri, mi rendo conto che c’è ancora molta difficoltà ad accettare il libro quale strumento fondamentale per una crescita serena dell’infanzia. Ecco, vorrei che il libro per bambini venisse considerato alla stessa stregua del giocattolo: una presenza irrinunciabile nella realtà infantile.

Francesca Archinto


I miei dieci libri preferiti alla Fiera di Bologna 2010

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In ordine alfabetico, ecco qui di seguito 10 novità che mi hanno conquistata a quest’ultima fiera del libro…

Un inciso. Una volta un conoscente mi ha mosso queste critiche: di recensire solo i libri che mi piacciono, di fare “preferenze” fra editori, e non dare abbastanza spazio a tutti i libri interessanti che ci sono in giro. Vorrei ribadire che questo blog è esattamente lo spazio che ospita le cose che mi piacciono. Sarebbe interessante parlare di tutti i bellissimi libri che escono ogni mese, ma non è questo lo scopo di questo blog, né ho i mezzi per farlo. Per questo ci sono altri siti e riviste specializzate. Non ho cento mani, né cento occhi. Mi limito a suggerire quello che mi capita “tra le mani” e che mi “conquista”, con un criterio assolutamente casuale e personale. Per quanto riguarda le preferenze tra editori: vivo all’estero. Se alcuni editori mi spediscono gratuitamente le loro novità, gli altri non se la prendano se ci metto molti mesi di più a scoprire le loro. Autori ed editori che mi spediscono i libri sanno anche che avere un libro “tra le mani” non è criterio sufficiente per invogliarmi a parlarne sul blog. Neanche che il libro mi piaccia è criterio sufficiente. Deve stregarmi, o sorprendermi. O una cosa così, che non ho ancora ben capito che cosa è. Una forma di sete, di arsura di capire, che si esaurisce solo dopo che ho analizzato il libro fino in fondo.

Secondo inciso. Dal momento che ho scelto questi libri (dunque che li considero i migliori secondo il mio gusto) mi permetto qualche critica qua e là… Che nessuno se la prenda a male.

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CE PETIT POIS-LA’
Éric Battut
Autrement 2010

La storia di un pisello che vuole essere diverso, un’idea semplice ma giocata in modo divertente: il pisello, nella sua ricerca di un’identità, incontra una tigre, un pavone, un elefante, e si “barda” prendendo di volta in volta una delle caratteristiche di ognuno di questi incontri: una piuma di pavone attaccata al sedere, il corpo dipinto a strisce…etc, alla fine il suo aspetto è esilarante. Il finale (il pisello dà origine a una pianta di piselli mai vista e stupendamente colorata) ci dice che l’identità più nostra è qualcosa che ha molto a che fare con quella degli altri e che lasciarsi impregnare dalle differenze porta frutti squisiti.
Una debolezza del libro: il rapporto testo-immagine, davvero poco interessante. Il testo ripete cosa dicono le immagini e viceversa. Si sarebbe quasi potuto farne un libro senza testo.

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Ce petit pois-là, Éric Battut, Autrement 2010

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JO SINGE GARÇON
Beatrice Alemagna
Autrement 2010

Un bambino assolutamente convinto di essere un bambino-scimmia si sente fuori posto nel mondo, finché un giorno non decide di andare a vivere con le scimmie dello zoo. Ma, ahimè, sembra che neppure quella sia la sua vera famiglia… Una storia piena di delicata ironia sulla difficoltà di riconoscersi nel serio mondo degli adulti, quando si è bambini con piedi prensili e irresistibile voglia di saltare di tenda in lampadario… Ancora una volta Beatrice Alemagna centra il cuore dell’infanzia.

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Jo singe garçon, Beatrice Alemagna, Autrement 2010

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LA CASA SULL’ALBERO
Tolman Marije e Tolman Ronald
Lemniscaat 2010

Un libro senza testo, che ha vinto a pieno merito l’Award come miglior libro dell’anno alla Fiera di Bologna 2010. Protagonista del libro, una capanna, che viene scelta come casa da due orsi. Pagina dopo pagina altri visitatori trovano ospitalità sulla capanna o ne minacciano l’equilibrio. Un libro che mi è sembrato la metafora di una vita, delle relazioni che vengono e vanno, della poesia che gli incontri portano con sé quando si è aperti ad accoglierli.

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La casa sull’albero, Marije e Ronald Tolman, Lemniscaat 2010

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L’OMBRA E IL BAGLIORE
Jack London e Fabian Negrin
Orecchio acerbo 2010

Ancora una volta Fabian Negrin interpreta con una forza e una precisione sorprendenti un testo letterario. Questa volta è un racconto di Jack London sul doppio e sui confini dell’identità: Paul e Lloyd, due amici identici sia nell’aspetto che nel carattere decidono di cercare il potere dell’invisibilità.

“Eliminare le rifrazioni della luce era l’obiettivo di entrambi. Seguirono strade opposte. Lloyd quella del nero assoluto, Paul quella della trasparenza. Tutti e due raggiunsero lo scopo, e diventarono invisibili. Ma non riuscirono, Lloyd a eliminare l’ombra, Paul il bagliore. In un’ultima, definitiva, competizione furono l’ombra e il bagliore a cimentarsi. E a distruggersi reciprocamente.” (Dalla presentazione di Orecchio Acerbo)

Aggiungo questo libro all’elenco perché è bellissimo, quello che non mi ha convinta del tutto però, è che è troppo “tutto”: “interessante”, “graficamente forte”, “affascinante sul piano della relazione testo-immagine”, “strabiliante nella realizzazione editoriale”. Ne ho ricevuto la sensazione di essere quasi obbligata a esserne conquistata. Non voglio dire che è “troppo bello” (assurda dichiarazione a cui molti libri belli sono condannati), solo che la bellezza mi affascina di più quando penso, in qualità di lettore, di avere avuto un qualche merito a scoprirla.
Potete farvi un’idea della potenza di questo libro nel video che segue…

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MIGRANDO
Mariana Chiesa Mateos
Orecchio Acerbo 2010

Un altro libro senza testo, veramente bellissimo, sia per il contenuto che per la qualità della narrazione grafica. Il tema è l’immigrazione (o meglio, l’emigrazione), due storie, due epoche di migranti che si incontrano a metà libro, obbligandoci a capovolgere prospettive di lettura.
Unico neo: l’introduzione dell’autrice che invita a leggere liberamente le immagini e spiega il tema del libro. Io sono una talebana dei libri senza testo, se non c’è testo, non ci deve essere, nemmeno introduttivo. Trovo che tolga magia a quel silenzio che solo deve accompagnare la sequenza delle immagini.

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Migrando, Mariana Chiesa Mateos, Orecchio Acerbo 2010

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MI PIACCIONO I LIBRI
Anthony Browne
Giannino Stoppani 2010

Divertentissima, coloratissima carrellata delle ragioni per cui può piacere leggere. Un invito festoso al mondo dei libri, una meta-riflessione sull’importanza della lettura. Un libro per promuovere la lettura non poteva che essere bellissimo da leggere. Anthony Browne riesce nell’impresa con freschezza e ironia.


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Mi piacciono i libri, Anthony Browne, Giannino Stoppani 2010

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ODE A UNA ESTRELLA
Pablo Neruda e Elena Odriozola
Zorro Rojo 2010

Elena Odriozola ci regala l’interpretazione di una poesia di Neruda (bello vedere quanti testi della letteratura  “per adulti” stiano entrando negli album per bambini). L’universo stilistico di questa illustratrice è fatto di equilibri delicatissimi, e di libro in libro questi equilibri si fanno sempre più sottili; come su una bilancia che pesa piume, le immagini sottraggono elementi al testo, tolgono invece che aggiungere, con un esercizio di modestia che ricorda l’arte orientale, dove l’aspirazione dell’artista è quella di veicolare un messaggio, e mai di imporsi su di esso. Un esercizio di poesia dello spazio vuoto.

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Ode a una estrella, Pablo Neruda e Elena Odriozola, Zorro Rojo 2010

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UNA STORIA GUARANI’
Alicia Baladan
Topipittori 2010

Quando mi hanno detto che era un’opera prima quasi non ci ho creduto. Un libro che mi ha conquistata senza esitazioni, bellissime le immagini, stupendo il testo, bellissimo il rapporto che si crea tra i due. Una storia che echeggia quelle iniziatiche della tradizione orale popolare (in questo caso quella degli indios del Sudamerica): per conquistare la donna amata, un ragazzo parte alla ricerca della tela del ragno, animale sacro. Deve superare delle prove, ma torna a mani quasi vuote. Crede di aver fallito, ma saranno  il viaggio stesso e il tempo che lo avranno arricchito e reso maturo per le nozze. A differenza di quel sapore di “prodotto da bottega solidale” che hanno spesso le storie che vengono importate da paesi lontani, questa è una storia universale, che ci parla della fatica di essere uomini. Commovente il finale.

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Una storia guaranì, Alicia Baladan 2010

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Mitternacht

UM MITTERNACHT
Eduard Mörike e Hannes Binder
Bajazzo Verlag 2009

Un poema classico (per adulti) della letteratura tedesca dell’ottocento, illustrato con immagini misteriose, moderne, spesso lontane dal verso che le accompagna. Un piccolo capolavoro del rapporto testo-immagine che vede l’antico e il moderno illuminarsi a vicenda di un nuovo senso. Speriamo sia presto tradotto in Italia.

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Um mitternach, Eduard Morike e Hannes Binder, Bajazzo Verlag 2009

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VORREI AVERE
Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani
Topipittori 2010

Il sogno di avere qualcuno dei meravigliosi poteri degli animali è un sogno tipico dell’infanzia. Questo libro lo evoca con una serie di frammenti poetici, uno per animale, capaci di entrare con le parole nel mistero dell’essere animali: sentire e vedere il mondo in modo diverso, più acuto?

Su un blog dai toni sempre accesi (Spari d’inchiostro) è stato rimproverato a questo libro di avere troppo testo. (Rettifico: nel post indicato si faceva riferimento ad altri libri dei Topipittori, non esattamente a questo, avevo letto male). Sono d’accordo sul fatto che molto spesso il testo di un libro illustrato è (tutto o in parte) superfluo (vedi Ce petit pois-là di Battut e infiniti altri esempi) e che le immagini hanno più autonomia di quanta spesso si conceda loro, ma un libro va letto nel suo essere un “insieme”; che testo ci sia o no: l’immagine è in rapporto a una narrazione. Non basta che le immagini siano “belle” per poter parlare da sole, bisogna vedere cosa narrano, perché un libro non è una carrellata di belle figure, ma una gestalt narrazione-immagine. Nel caso di questo libro il testo (minimale) è, secondo me, il cardine del libro. Togli il testo e avremo una serie di bellissimi “poster”, e null’altro che assomigli al messaggio che questo libro così come è, ci trasmette. Se un rimprovero ha da farsi (visto che oggi sono in fase critica) è magari quello opposto, certe immagini del libro (non tutte) dicono troppo rispetto al testo, e lo appesantiscono di elementi “narrativi” forse superflui. Ma vedremo meglio questo punto in un post che sto preparando sul rapporto testo-immagine.

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Vorrei avere, Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, Topipittori 2010

E i vostri libri preferiti quali sono stati?


Il flauto magico di Emanuele Luzzati

IL FLAUTO MAGICO
Emanuele Luzzati e Giulio Giannini 1978

Parte I

Parte II

Non sono riuscita a scaricarla, potete guardarla qui

Parte III

Parte IV, ultima


Caja de cartón: la lunga storia di un’adozione

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

Sono certa che esistono centinaia di libri sul tema dell’adozione: profondi, importanti, utilissimi, e sono certa che la maggior parte di questi libri (Coniglietto cerca casa/ Ti abbiamo tanto aspettato/ L’uccellino Piò ha ritrovato un nido…, tanto per inventare qualche titolo che avrà senz’altro un suo corrispettivo) serve moltissimo ai bambini adottati e alle loro famiglie, per spiegare quel passaggio difficile che è l’essere accolti da una nuova famiglia.
Ma, fino ad oggi, nessuno di questi libri mi aveva interessato. Tutti i libri a tema su cui mi era capitato di inciampare, erano, appunto “a tema”. Quando un libro vuole centrare un bersaglio, difficilmente ci riesce. Un libro “a tema” ha qualcosa che non può, per definizione, essere spontaneo. Il voler a tutti i costi far passare un messaggio dà quasi sempre al libro un sapore pedagogico, fasullo, zuccheroso.
Il libro che sto per presentarvi non racconta l’adozione, racconta la storia di una bambina.

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010 (particolare)

Il libro si apre sul suono di una voce che racconta in prima persona. E’ una voce limpida, diretta, dice:

“Quando sono nata, mia madre mi ha messo in una scatola di cartone, una di quelle scatole dove si mettono le scarpe, chi ha le scarpe. Quella scatola era la mia culla, la mia camera, la mia casa, le pareti ammortizzavano il pianto di mamma.”

Subito, vedendo la scatola di cartone,  ho pensato che il bambino stesse per essere abbandonato, posato sulle acque di un qualche fiume… Niente di tutto questo, per molte pagine, quasi fino alla fine del libro, la relazione tra questa mamma poverissima e il suo bambino sarà centrale. Non ci sarà nient’altro che questa mamma coraggiosa e il suo bambino in braccio.
La donna spende tutti i suoi risparmi per comprare il viaggio su una nave che li porterà “in un paese dove i bambini non dormono nelle scatole”. E’ sempre la voce della bambina che racconta, senza cambiare tono, con quella sorta di accettazione passiva del proprio destino, tipica delle persone nate nella povertà più estrema. La barca fa naufragio. Si possono sentire le grida di chi non sa nuotare. Ma la mamma trae in salvo la bambina, nuotando fino a riva.

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

La piccola scatola di cartone affonda. Mamma e bambina dormono a cielo aperto. Camminano e camminano nella speranza di incontrare un viso conosciuto, fino a che non trovano una grande scatola, che diventa la loro casa (notate nell’illustrazione qui sotto che bella interpretazione di una casa di cartone, l’illustrazione ci dice: non ripara davvero). La sigla TV rimanda al vecchio contenuto della scatola? Lo stesso televisore dentro cui noi, al caldo delle nostre case, stiamo forse guardando questa scena?

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

” La scatola divenne il nostro letto, la nostra stanza, la nostra casa, le pareti proteggevano il nostro pianto.
Mangiammo radici e scoprimmo che, ovunque andassimo, il sapore della terra era sempre identico. Non so perché, ma questo ci riconfortava”.

Chi sono queste figure? Immigrati? Rifugiati? Sono scappati da una guerra? Dove sono sbarcati? Non lo sappiamo, perché il punto di vista di chi racconta è quello del bambino. Un bambino conosce solo quello che gli accade, la misura del suo mondo è quella che va dal viso di sua madre al suo. Non ha nomi da dare alle situazioni, non ha riferimenti per contestualizzare il suo mondo, accetta il suo destino con una grazia tragica.

Le illustrazioni di Hassan Amekan sono strepitose. Gli spazi dentro cui si muovono i due protagonisti è immenso, siderale, costellato di arcane cifre, stelle, cerchi magici. Non avere una casa è questo: è vivere una dimensione siderale, dove il destino gioca a dadi sopra le nostre teste.

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010 (particolare)

Tra tutte queste linee, che viene voglia di decifrare come il disegno del palmo di una mano, spicca la linea tratteggiata che unisce in ogni pagina madre e bambina. E’ un filo di voce, è un filo di lacrime, è il filo che lega la madre alla scatola durante il naufragio, sarà il filo che legherà la bambina alla scena dell’incendio.
E’ questo filo sottile il vero protagonista del libro: il mistero di una relazione.

Finché la vera tragedia accade. Qualcuno dà fuoco alla piccola città di scatole che si era creata intorno alla casa-cartone dei protagonisti. Tutte le scatole si incendiano.
La madre muore nell’incendio. E’ questa l’unica tragedia. Prima c’era sofferenza, dolore, ma non tragedia. Quel filo che univa mamma e bambino bastava a dare un senso al mondo. Per un bambino, l’unica vera tragedia è la solitudine.


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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

“Finalmente mi adottarono, e dopo un po’ di tempo, ritornai a sorridere”. Racconta la bambina con la sua voce di cristallo. E anche qui, il libro non cade in uno stereotipo: non c’è una coppia mamma-papà, ma una coppia di due donne che accoglie la bambina. Senza che il testo lo dica, come per pudore di non voler “chiudere l’adozione in nessuna griglia” l’illustrazione illustra una coppia di due donne (vi ricordo che in Spagna,  per le coppie omosessuali, sia il matrimonio che l’adozione, sono legali).

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

“Ora sono felice insieme alla mia nuova mamma. La amo e lei mi ama. Mi ama per come sono.
Vivo in una casa. Ho la mia stanza, il mio letto, il mio armadio…”

Tutto sembra essere ritornato dentro il suo ordine. Ma le stelle, le linee, i cerchi, i grandi spazi che pagina dopo pagina sottolineavano la solitudine della bambina, ora riempiono la casa, come ad indicare una continuità emotiva: non c’è un prima e un dopo.
Nelle ultime due pagine, infatti, ritroviamo la bambina sola. Dice di possedere una scatola, una di quelle scatole dove i bambini che hanno scarpe tengono le scarpe… ma:

“Nella mia scatola non ci sono scarpe, ma ricordi. Perché non voglio dimenticare. Non voglio dimenticare il pianto di mamma, né il suo sorriso”.

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Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010

Si conclude così questo libro fortissimo, che finalmente parla dell’adozione vista dalla prospettiva del bambino, senza metafore, conigli, orsacchiotti (solo in alcuni punti, tra cui il finale, il racconto è un po’ retorico).
Con o senza naufragi, è questo spazio siderale che tutti i bambini adottati hanno attraversato e che li accompagnerà sempre.

Sono le illustrazioni di  Amekan che mi hanno dato la vera emozione di questa storia. Il testo secondo me ha una debolezza: se il tempo del racconto cambia al momento dell’adozione, cioè, se il tempo  della narrazione è il momento in cui la bambina viene adottata, la sua voce è troppo da adulta, didascalica. A mio modesto parere il libro avrebbe funzionato meglio anche con una voce neutrale, in terza persona, oppure con la voce della bambina diventata adulta.


Il futuro del libro per bambini? Una breve riflessione sul libro digitale

E’ in atto una delle più grandi rivoluzioni della storia del libro. Per ora si adattano i libri al supporto digitale. Ma tutte le possibilità di questo nuovo supporto: inter-testi, rimandi, possibili animazioni all’interno del testo scritto, cambieranno radicalmente il modo di leggere e quello di scrivere.
Immaginate un personaggio che, alla Icaro involato di Queneau, c’è alla prima lettura del libro e, alla seconda… non c’è più, o ha cambiato carattere, sposato un’altra… Immaginate di poter intervenire quando un finale non vi piace, immaginate un libro che percepisce le vibrazioni del vostro cuore, e si adatta ai vostri gusti… Cosa altro ci aspetta ancora di inimmaginabile?
Io trovo tutto questo meraviglioso. Vorrei poter vivere 500 anni e scoprire quali effetti avrà sulla lingua e sulle sue strutture, sulla narrazione come l’abbiamo concepita fino ad oggi, sul nostro modus pensandi.
E avete pensato a quali rivoluzioni andrà incontro l’illustrazione nei libri per bambini digitali?


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