Miguel Pang: 30 days drawing NY

miguel4Miguel Pang, 30 days drawing NY
Miguel Pang, 30 days drawing NY
miguel3Miguel Pang, 30 days drawing NY

Miguel Pang, al quale questo blog aveva dedicato un Mano a Mano, è a New York per una performance:
30 days drawing NY.
Ha disegnato la città per un mese. L’esibizione dei lavori ha avuto luogo il 3 ottobre presso Con Artist Collective Gallery, 119 Ludlow st. NY.
Disegnare New York, dicono, è una delle sfide più grandi per un artista. Chi è stato in questa città sublime può immaginare perché. È tutta luce. Luce e spazio. Silenzi, suoni, luce e spazio. Prima di vedere i disegni di Miguel avevo solo in mente e nel cuore la New York di Georgia O’keeffe e alcune righe di Kafka. Ora per me ci sarà la New York della O’Keeffe, la New York onirica di Kafka (che la ritrasse a parole senza averla mai vista)  e quella di Miguel Pang.
Spero che questi disegni vengano raccolti in un libro.

Ma quello che nella città natale di Karl sarebbe stato il punto di vista più alto, qui lasciava vedere soltanto il panorama di una strada che correva dritta tra due file di case dai tetti letteralmente tronchi e quindi si perdeva come in fuga in lontananza, dove da una spessa foschia si ergevano immense le forme di una cattedrale. E la mattina come la sera e nei sogni della notte su questa strada si svolgeva un traffico sempre più incalzante che, visto dall’alto, si configurava come un’accozzaglia, di volta in volta diversa, di figure umane distorte e di tetti di veicoli d’ogni specie, da cui a sua volta si levava un’altra accozzaglia, ancora più caotica e complessa, di rumori, polvere e odori, e tutto questo era investito e pervaso da una luce possente, che sempre era infranta, allontanata e poi subito riportata dalla moltitudine degli oggetti, e l’insieme, all’occhio confuso, appariva di concretezza tale, come se al di sopra della strada venisse spezzata ad ogni momento con estrema forza una lastra di vetro che ricopriva il tutto.

America, Franz Kafka, 1911-14, romanzo incompiuto, pubblicato postumo nel 1927

Miguel Pang, 30 days drawing NY
Miguel Pang, 30 days drawing NY
miguel5Miguel Pang, 30 days drawing NY
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miguel_pangMiguel Pang

Concorso: Premio Luigi Malerba per album illustrato

Editori, illustratori, autori:
È nato un nuovo importante premio per album illustrati editi in Italia: Il Premio Luigi Malerba per album illustrato.
Partecipate numerosi!

Luigi Malerba

Scadenza invio libri:
10 gennaio2017

Requisiti per la partecipazione
Potranno partecipare al concorso albi illustrati editi, scritti in lingua italiana (sono escluse le traduzioni da altre lingue), provvisti di ISBN, e regolarmente distribuiti. Sono ammessi solo albi illustrati sui quali sia chiaramente indicato l’anno solare 2016 come data di pubblicazione.

Premio: 2000 euro (da dividere tra autore e illustratore se non sono la stessa persona).
I vincitori saranno annunciati e premiati durante la Bologna Children’s Book Fair 2017. Un premio in denaro al miglior libro e tre menzioni speciali verranno assegnate ai vincitori.

Giuria per l’edizione 2017
Milena Bernardi, Lorenzo Cantatore, Caterina Cardona, Anna Castagnoli, Simonetta Fiori, Elisabetta Grigioni, Paolo Marabotto, Luisa Mattia, Vinicio Ongini, Deborah Soria, Nadia Terranova, scuola primaria di Berceto (PR) intestata a Luigi Malerba, Anna Malerba (Presidente)

Inviare due copie cartacee a:
Museo Storico della Didattica del Dipartimento di
Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre

Piazza della Repubblica 10
00185 Roma
con oggetto Premio Luigi Malerba per l’Albo Illustrato.
Una copia in formato elettronico (PDF, max 5MB) dovrà essere inviata al seguente indirizzo mail: premiomalerbainfanzia@gmail.com
sempre con oggetto: Premio Luigi Malerba per l’Albo Illustrato
Insieme alle opere dovrà essere inviato anche il curriculum degli autori con i loro recapiti.

 

QUI il regolamento esteso

 


L’immaginazione nel bambino. Uno studio

Tutte le immagini di questo post sono tratte dalla mia edizione di Das Wunderhaus, Tom Seidmann Freud, Berlino, Herbert Stuffer 1927.

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Das Wunderhaus, Tom Seidmann Freud, Berlino, Herbert Stuffer 1927

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Sto leggendo un libro davvero interessante. L’immaginazione del bambino, dello psicologo statunitense Paul L. Harris.
Harris arriva a dimostrare una tesi completamente opposta a quella di Piaget e Freud, per i quali l’attività mentale del bambino in età prescolare sarebbe primitiva e disorganizzata, e arriverebbe solo poco a poco, dopo alcuni anni, all’acquisizione del principio di realtà.
Con esperimenti più moderni, Harris prova che i bambini di due anni sono già capaci di entrare e uscire a piacimento dal gioco di immaginazione. Sanno mettersi dal punto di vista dell’altro nel gioco di ruolo, e sanno immedesimarsi nei diversi personaggi di un racconto di finzione, adattando ogni volta il punto di vista.
Sconcertante scoperta che smentisce l’idea del bambino egocentrico. Non solo. A prestar fede agli esperimenti di Harris, i bambini in età prescolare sono perfettamente in grado di distinguere tra realtà e finzione. Se credono, a differenza di un adulto, a Babbo Natale, è perché la società ha fornito loro molti indizi sulla sua esistenza reale.
Per tutte le altre credenze immaginarie, essi sono perfettamente in grado di distinguere cosa è reale e cosa non lo è.

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I bambini (ma anche gli adulti!) sono consapevoli che alcune cose sono impossibili, ma ciò non impedisce loro di averne paura, di desiderarle o di sperare che possano essere realizzabili.
L’unica capacità che dominano meno bene di un adulto (dipende dagli adulti) è quella di razionalizzare le emozioni che provengono dalle loro fantasie, e di porre una distanza emotiva. Un po’ come un adulto che, pur sapendo che un film è un film, o una fantasia una fantasia, si lascia coinvolgere in modo eccessivo.
Queste scoperte spezzano una lancia a favore di una continuità psicologica tra infanzia e età adulta e portano il gioco di finzione, di immaginazione e di esplorazione di realtà immaginarie (la lettura) in un ruolo di primo piano per la formazione di un pensiero critico e morale. Sia per i bambini che per gli adulti. Non più immaginazione come parentesi di fuga ricreativa dalla realtà, quindi, ma esercizio fondatore della capacità dell’essere umano di esplorare mondi possibili e di entrare in empatia con i suoi simili mettendosi dal loro punto di vista.

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Non ho trovato immagini migliori per illustrare la tesi di Harris di queste illustrazioni pop-up di Tom Sedimann Freud, tratte dal libro Das Wunderhaus (La casa delle meraviglie). Negli anni 20 del secolo scorso, la nipote di Freud, straordinaria autrice e illustratrice, aveva realizzato i suoi libri per dare al bambino la possibilità di costruire lui stesso le sue storie, stimolato da alcune metamorfosi.
Il pensiero illuminista, che ha portato la società fuori da un medioevo di credenze superstiziose, nella sua foga di dominare scientificamente il reale, ha trascurato, a mio avviso, e trascura tutt’oggi, il fatto che l’immaginazione non è un’antitesi alla realtà, ma uno dei processi cognitivi fondamentali e costitutivi della realtà umana.
Anna Castagnoli

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L’immaginazione nel bambino
Paul L. Harris
Il ruolo dell’immaginazione nello sviluppo
22,10 Euro

Dalla realtà al disegno. La sintesi dell’illustrazione

iris

Wolf Erlbruch

Cari invisibili, ben ritrovati, spero abbiate passato una bella estate.
Io sono tornata ieri dall’ultima settimana di corsi a Sarmede. Più di 90 allievi seguiti giorno dopo giorno durante 4 corsi. Ho imparato tantissimo. È per questo che mi piace insegnare. Ogni nuovo disegno, anche il più acerbo, è una sfida a capire perché una cosa funziona e un’altra no.
La cosa che mi colpisce di più, quando insegno, è la credenza diffusa dei giovani illustratori che gli illustratori professionisti inventino le cose che disegnano. Capita persino che alcuni alunni si scusino di aver copiato qualcosa da una fotografia.
Ma bisogna copiare! Nessun illustratore professionista salta il passaggio della copia dal vero (o da una fotografia). Il segreto, per diventare bravi, è copiare dal vero invece che dalla sintesi già fatta da qualcun altro. Trovare la propria sintesi.
In questo rispetto per la realtà sta tutto il nocciolo, il cuore pulsante, dell’arte dell’illustrazione per bambini.

http://data.abuledu.org/URI/5501e0b4

ferriera114-2Pia Valentinis

pianta1

herbautsAnne Herbauts

Un’alunna, la settimana scorsa, mi ha domandato come poteva fare la sintesi di un pesce. La sua domanda mi ha dato modo di spiegare alla classe un concetto importante, e ora lo spiego anche a voi: è impossibile disegnare la sintesi di un pesce.
“Pesce” è una parola astratta, e può esistere solo nel linguaggio. Dentro la parola “pesce” ci stanno tutti i pesci del mondo, di tutte le età, fogge e taglie. Ma, nel mare, non c’è un solo “pesce”. Nel mare ci sono branzini, sogliole, orate, squali e pesci palla… E ogni branzino, sogliola, orata avrà un’età, una storia, una cicatrice solo sua.
Le parole sono cose che gli uomini hanno levigato così a lungo da ridurle a puro suono, inchiostro e simbolo.
Le usiamo come monete. Una parola può valere per tante cose diverse.
Nella realtà, invece, non ci sono parole-monete. Ogni cosa esiste in un qui ed ora. Ed è unica, insostituibile. Persino ogni singola moneta ha una sua storia, una cicatrice solo sua.

balena

Benjamin Chaud

Compito dell’illustratore per bambini è riportare il linguaggio al contesto della realtà. Anche se è una realtà poetica, fiabesca e in parte inventata.
La nostra sintesi sarà, allora, la sintesi (o la deformazione fantasiosa) di un branzino, di un tonno o di una sogliola di una certa età e dimensione. La sintesi di quel branzino/delfino/balena lì, con la sua storia e la sua cicatrice.
Senza questa precisione, l’illustrazione andrebbe nella direzione del simbolo.

pesce

PESCE

Se disegnamo un simbolo-pesce o un pesce-concetto ci avviciniamo all’astrazione del linguaggio. Non c’è nulla di male. Il solo problema è che l’illustrazione per bambini non è un’arte simbolica, ma mimica.
Grazie a questa mimesi, il bambino può capire la relazione tra parole e cose. Tra linguaggio e mondo.

betulla

Lisbeth Zwerger

Una casa illustrata sarà per forza una casa con mattoni parigini e tetto nordico, o una casa con tetto di paglia normanna, o una casetta di periferia nordamericana. Un albero sarà una betulla o un faggio, un salice o un baobab.

Qualcuno potrebbe domandare: ma se volessi usare uno stile molto grafico, potrei astrarre?
Se osservate, qui sotto, l’illustrazione di Blexbolex, noterete che si è ispirato a un’architettura francese e ha messo nel disegno due alberi: un salice piangente e un cipresso. Eppure, la sua immagine è molto semplificata. Addirittura, per disegnare gli alberi, ha usato una semplice silhouette. Più lo stile è grafico, più  la mimesi deve essere precisa.
Vediamo cosa accade se la sintesi non parte dal reale.


Blexbolex

Nel corso che ho tenuto sullo storyboard, ho dato da illustrare una poesia di Roberto Piumini (Mondadori) che recita così:

In cima alla collina
c’è una casa rosa:
ci sta una bambina
piuttosto silenziosa.
Ma si posa un uccello
sul ramo della pianta:
insegna un ritornello
e la bambina canta.

Un’allieva austriaca, Sybille Nagel, ha disegnato “la casa rosa” partendo da un’astrazione di casa che aveva già in mente.
Le ho chiesto di ridisegnarla, ma solo dopo aver fatto una ricerca su internet di case reali.
Guardate il salto che ha fatto: la prima casa è un po’ generica: non è abitabile, non attira.

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La seconda casa, invece, è viva, e porta chi la guarda a credere che, al suo interno, ci sia un tavolino con due piedini sottili, e bicchieri stretti stretti e alti alti. Esiste. Ha uno stile. Le credo.
L’illustratrice si è commossa quando ha visto nascere il secondo disegno. Ha detto: questa è proprio la mia casa.

Questo lavoro di ricerca e sintesi è da fare per ognuno degli elementi del testo che dovete illustrare, sempre.
Quale è la collina, quale è la casa, quale è la bambina – come è vestita, quanti anni ha – quale è l’uccello, quale è la pianta.
Il lavoro di illustrare un testo è proprio questo: riportare la parola astratta a un qui, così, ora. Inchiodare la parola-spillo alla farfalla insostituibile del mondo.

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Disegni di Sybille Nagel al corso Dallo storyboard al ritmo, Sarmede 2016

Il manuale dell’illustratore per ragazzi, di Anna Castagnoli

Ci siamo. A fine ottobre uscirà  Il manuale dell’illustratore, scritto dalla sottoscritta, con tanti consigli su tutti gli aspetti pratici e creativi di questo stupendo lavoro.
Lo pubblicherà Editrice Bibliografica, casa editrice specializzata in guide didattiche. Se foste interessati a non perdere la prima tiratura, potete prenotarne una copia a QUESTO LINK.

 

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Mano a Mano N7: Gaia Stella

L’universo grafico di Gaia Stella sembra semplice come un gioco dal quale sia stato bandito ogni dramma. Burattini un po’ rigidi camminano, pattinano, danzano tra le quinte di città giocattolo. Uno scoiattolo salta di tetto in tetto, una mongolfiera si stacca dai tetti, una gru alza un cubo rosso, un uomo lava una vetrina dietro cui luccica una giostra. Microscopici oggetti – un gatto, un annaffiatoio, un vaso – adornano le finestre.
La scena chiede un esercizio di attenzione: solo prestando attenzione la città dei burattini si anima di vita.
La semplicità è una complessità risolta” scriveva lo scultore Constantin Brancusi.

Gaia Stella è nata nel 1982 a Milano, dove vive e lavora come illustratrice e grafica. Ha progettato e illustrato diversi albi per editori italiani e stranieri. Ha pubblicato, tra gli altri, per Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Salani, Topipittori, La Joie de Lire, Hélium. I suoi lavori sono stati selezionati a Lisbona per Ilustrarte 2014, importante Biennale Internazionale di Illustrazione.

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Gaia_Stella7Gaia Stella, Toutes Les Choses Avec Lesquelles… Hélium Editions

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