Venerdì scorso ho terminato in gran corsa un libro e da ieri sono di nuovo in viaggio. Non sono riuscita a trovare il tempo per preparare qualche post nuovo. Cerco di rimediare mettendo in linea qualche vecchio post rimasto nelle bozze, solo per darvi un saluto e qualche occasione d’ispirazione!
Qui sotto alcune delle meravigliose immagini di una delle opere più famose di Wiliam Blake: Songs of Innocence and of Experience, 1789/1794.
La tigre e il gatto, Eitaro Oshima, Babalibri 2010
Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
I libri che scelgo devono emozionare: possono far ridere (e sono i miei preferiti), possono fare piangere, possono immalinconire, possono far pensare, possono stupire, possono richiamare la nostra vita vissuta MA devono emozionare.
Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi�
I testi che più mi convincono sono quelli che con poche parole dicono un sacco di cose. Le illustrazioni allo stesso modo devono raccontare lasciando al lettore grande libertà di interpretazione. Non m’interessano le storie che finiscono quando si chiude il libro.
Non ho pregiudizi sulle tecniche e gli stili illustrativi quanto piuttosto cerco sempre una coerenza tra testo, immagine e storia raccontata.
Nel paese dei mostri selvaggi, Maurice Sendak, Babalibri 1999
Secondo inciso.Dal momento che ho scelto questi libri (dunque che li considero i migliori secondo il mio gusto) mi permetto qualche critica qua e là … Che nessuno se la prenda a male.
La storia di un pisello che vuole essere diverso, un’idea semplice ma giocata in modo divertente: il pisello, nella sua ricerca di un’identità , incontra una tigre, un pavone, un elefante, e si “barda” prendendo di volta in volta una delle caratteristiche di ognuno di questi incontri: una piuma di pavone attaccata al sedere, il corpo dipinto a strisce…etc, alla fine il suo aspetto è esilarante. Il finale (il pisello dà origine a una pianta di piselli mai vista e stupendamente colorata) ci dice che l’identità più nostra è qualcosa che ha molto a che fare con quella degli altri e che lasciarsi impregnare dalle differenze porta frutti squisiti.
Una debolezza del libro: il rapporto testo-immagine, davvero poco interessante. Il testo ripete cosa dicono le immagini e viceversa. Si sarebbe quasi potuto farne un libro senza testo.
La casa sull’albero, Marije e Ronald Tolman, Lemniscaat 2010
L’OMBRA E IL BAGLIORE
Jack London e Fabian Negrin
Orecchio acerbo 2010
Ancora una volta Fabian Negrin interpreta con una forza e una precisione sorprendenti un testo letterario. Questa volta è un racconto di Jack London sul doppio e sui confini dell’identità : Paul e Lloyd, due amici identici sia nell’aspetto che nel carattere decidono di cercare il potere dell’invisibilità .
“Eliminare le rifrazioni della luce era l’obiettivo di entrambi. Seguirono strade opposte. Lloyd quella del nero assoluto, Paul quella della trasparenza. Tutti e due raggiunsero lo scopo, e diventarono invisibili. Ma non riuscirono, Lloyd a eliminare l’ombra, Paul il bagliore. In un’ultima, definitiva, competizione furono l’ombra e il bagliore a cimentarsi. E a distruggersi reciprocamente.” (Dalla presentazione di Orecchio Acerbo)
Un altro libro senza testo, veramente bellissimo, sia per il contenuto che per la qualità della narrazione grafica. Il tema è l’immigrazione (o meglio, l’emigrazione), due storie, due epoche di migranti che si incontrano a metà libro, obbligandoci a capovolgere prospettive di lettura.
Unico neo: l’introduzione dell’autrice che invita a leggere liberamente le immagini e spiega il tema del libro. Io sono una talebana dei libri senza testo, se non c’è testo, non ci deve essere, nemmeno introduttivo. Trovo che tolga magia a quel silenzio che solo deve accompagnare la sequenza delle immagini.
Migrando, Mariana Chiesa Mateos, Orecchio Acerbo 2010
MI PIACCIONO I LIBRI
Anthony Browne
Giannino Stoppani 2010
Divertentissima, coloratissima carrellata delle ragioni per cui può piacere leggere. Un invito festoso al mondo dei libri, una meta-riflessione sull’importanza della lettura. Un libro per promuovere la lettura non poteva che essere bellissimo da leggere. Anthony Browne riesce nell’impresa con freschezza e ironia.
Mi piacciono i libri, Anthony Browne, Giannino Stoppani 2010
ODE A UNA ESTRELLA Pablo Neruda e Elena Odriozola
Zorro Rojo 2010
Elena Odriozola ci regala l’interpretazione di una poesia di Neruda (bello vedere quanti testi della letteratura “per adulti” stiano entrando negli album per bambini). L’universo stilistico di questa illustratrice è fatto di equilibri delicatissimi, e di libro in libro questi equilibri si fanno sempre più sottili; come su una bilancia che pesa piume, le immagini sottraggono elementi al testo, tolgono invece che aggiungere, con un esercizio di modestia che ricorda l’arte orientale, dove l’aspirazione dell’artista è quella di veicolare un messaggio, e mai di imporsi su di esso. Un esercizio di poesia dello spazio vuoto.
Ode a una estrella, Pablo Neruda e Elena Odriozola, Zorro Rojo 2010
Quando mi hanno detto che era un’opera prima quasi non ci ho creduto. Un libro che mi ha conquistata senza esitazioni, bellissime le immagini, stupendo il testo, bellissimo il rapporto che si crea tra i due. Una storia che echeggia quelle iniziatiche della tradizione orale popolare (in questo caso quella degli indios del Sudamerica): per conquistare la donna amata, un ragazzo parte alla ricerca della tela del ragno, animale sacro. Deve superare delle prove, ma torna a mani quasi vuote. Crede di aver fallito, ma saranno il viaggio stesso e il tempo che lo avranno arricchito e reso maturo per le nozze. A differenza di quel sapore di “prodotto da bottega solidale” che hanno spesso le storie che vengono importate da paesi lontani, questa è una storia universale, che ci parla della fatica di essere uomini. Commovente il finale.
Una storia guaranì, Alicia Baladan 2010
UM MITTERNACHT
Eduard Mörike e Hannes Binder
Bajazzo Verlag 2009
Un poema classico (per adulti) della letteratura tedesca dell’ottocento, illustrato con immagini misteriose, moderne, spesso lontane dal verso che le accompagna. Un piccolo capolavoro del rapporto testo-immagine che vede l’antico e il moderno illuminarsi a vicenda di un nuovo senso. Speriamo sia presto tradotto in Italia.
Um mitternach, Eduard Morike e Hannes Binder, Bajazzo Verlag 2009
VORREI AVERE
Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani
Topipittori 2010
Il sogno di avere qualcuno dei meravigliosi poteri degli animali è un sogno tipico dell’infanzia. Questo libro lo evoca con una serie di frammenti poetici, uno per animale, capaci di entrare con le parole nel mistero dell’essere animali: sentire e vedere il mondo in modo diverso, più acuto?
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
Sono certa che esistono centinaia di libri sul tema dell’adozione: profondi, importanti, utilissimi, e sono certa che la maggior parte di questi libri (Coniglietto cerca casa/ Ti abbiamo tanto aspettato/ L’uccellino Piò ha ritrovato un nido…, tanto per inventare qualche titolo che avrà senz’altro un suo corrispettivo) serve moltissimo ai bambini adottati e alle loro famiglie, per spiegare quel passaggio difficile che è l’essere accolti da una nuova famiglia.
Ma, fino ad oggi, nessuno di questi libri mi aveva interessato. Tutti i libri a tema su cui mi era capitato di inciampare, erano, appunto “a tema”. Quando un libro vuole centrare un bersaglio, difficilmente ci riesce. Un libro “a tema” ha qualcosa che non può, per definizione, essere spontaneo. Il voler a tutti i costi far passare un messaggio dà quasi sempre al libro un sapore pedagogico, fasullo, zuccheroso.
Il libro che sto per presentarvi non racconta l’adozione, racconta la storia di una bambina.
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010 (particolare)
Il libro si apre sul suono di una voce che racconta in prima persona. E’ una voce limpida, diretta, dice:
“Quando sono nata, mia madre mi ha messo in una scatola di cartone, una di quelle scatole dove si mettono le scarpe, chi ha le scarpe. Quella scatola era la mia culla, la mia camera, la mia casa, le pareti ammortizzavano il pianto di mamma.”
Subito, vedendo la scatola di cartone, ho pensato che il bambino stesse per essere abbandonato, posato sulle acque di un qualche fiume… Niente di tutto questo, per molte pagine, quasi fino alla fine del libro, la relazione tra questa mamma poverissima e il suo bambino sarà centrale. Non ci sarà nient’altro che questa mamma coraggiosa e il suo bambino in braccio.
La donna spende tutti i suoi risparmi per comprare il viaggio su una nave che li porterà “in un paese dove i bambini non dormono nelle scatole”. E’ sempre la voce della bambina che racconta, senza cambiare tono, con quella sorta di accettazione passiva del proprio destino, tipica delle persone nate nella povertà più estrema. La barca fa naufragio. Si possono sentire le grida di chi non sa nuotare. Ma la mamma trae in salvo la bambina, nuotando fino a riva.
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
La piccola scatola di cartone affonda. Mamma e bambina dormono a cielo aperto. Camminano e camminano nella speranza di incontrare un viso conosciuto, fino a che non trovano una grande scatola, che diventa la loro casa (notate nell’illustrazione qui sotto che bella interpretazione di una casa di cartone, l’illustrazione ci dice: non ripara davvero). La sigla TV rimanda al vecchio contenuto della scatola? Lo stesso televisore dentro cui noi, al caldo delle nostre case, stiamo forse guardando questa scena?
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
Le illustrazioni di Hassan Amekan sono strepitose. Gli spazi dentro cui si muovono i due protagonisti è immenso, siderale, costellato di arcane cifre, stelle, cerchi magici. Non avere una casa è questo: è vivere una dimensione siderale, dove il destino gioca a dadi sopra le nostre teste.
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010 (particolare)
Tra tutte queste linee, che viene voglia di decifrare come il disegno del palmo di una mano, spicca la linea tratteggiata che unisce in ogni pagina madre e bambina. E’ un filo di voce, è un filo di lacrime, è il filo che lega la madre alla scatola durante il naufragio, sarà il filo che legherà la bambina alla scena dell’incendio.
E’ questo filo sottile il vero protagonista del libro: il mistero di una relazione.
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
“Finalmente mi adottarono, e dopo un po’ di tempo, ritornai a sorridere”. Racconta la bambina con la sua voce di cristallo. E anche qui, il libro non cade in uno stereotipo: non c’è una coppia mamma-papà , ma una coppia di due donne che accoglie la bambina. Senza che il testo lo dica, come per pudore di non voler “chiudere l’adozione in nessuna griglia” l’illustrazione illustra una coppia di due donne (vi ricordo che in Spagna, per le coppie omosessuali, sia il matrimonio che l’adozione, sono legali).
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
“Ora sono felice insieme alla mia nuova mamma. La amo e lei mi ama. Mi ama per come sono.
Vivo in una casa. Ho la mia stanza, il mio letto, il mio armadio…”
Tutto sembra essere ritornato dentro il suo ordine. Ma le stelle, le linee, i cerchi, i grandi spazi che pagina dopo pagina sottolineavano la solitudine della bambina, ora riempiono la casa, come ad indicare una continuità emotiva: non c’è un prima e un dopo.
Nelle ultime due pagine, infatti, ritroviamo la bambina sola. Dice di possedere una scatola, una di quelle scatole dove i bambini che hanno scarpe tengono le scarpe… ma:
Caja de carton, Txabi Arnal e Hassan Amekan, Oqo editora 2010
Si conclude così questo libro fortissimo, che finalmente parla dell’adozione vista dalla prospettiva del bambino, senza metafore, conigli, orsacchiotti (solo in alcuni punti, tra cui il finale, il racconto è un po’ retorico). Con o senza naufragi, è questo spazio siderale che tutti i bambini adottati hanno attraversato e che li accompagnerà sempre.
Sono le illustrazioni di Amekan che mi hanno dato la vera emozione di questa storia. Il testo secondo me ha una debolezza: se il tempo del racconto cambia al momento dell’adozione, cioè, se il tempo della narrazione è il momento in cui la bambina viene adottata, la sua voce è troppo da adulta, didascalica. A mio modesto parere il libro avrebbe funzionato meglio anche con una voce neutrale, in terza persona, oppure con la voce della bambina diventata adulta.
E’ in atto una delle più grandi rivoluzioni della storia del libro. Per ora si adattano i libri al supporto digitale. Ma tutte le possibilità di questo nuovo supporto: inter-testi, rimandi, possibili animazioni all’interno del testo scritto, cambieranno radicalmente il modo di leggere e quello di scrivere.
Immaginate un personaggio che, alla Icaro involato di Queneau, c’è alla prima lettura del libro e, alla seconda… non c’è più, o ha cambiato carattere, sposato un’altra… Immaginate di poter intervenire quando un finale non vi piace, immaginate un libro che percepisce le vibrazioni del vostro cuore, e si adatta ai vostri gusti… Cosa altro ci aspetta ancora di inimmaginabile?
Io trovo tutto questo meraviglioso. Vorrei poter vivere 500 anni e scoprire quali effetti avrà sulla lingua e sulle sue strutture, sulla narrazione come l’abbiamo concepita fino ad oggi, sul nostro modus pensandi. E avete pensato a quali rivoluzioni andrà incontro l’illustrazione nei libri per bambini digitali?
Che cosa è un libro illustrato?
Quali sono le sue strutture, la sua sintassi, i suoi codici? Che lavoro fa un illustratore? Si può parlare di una Gestalt del rapporto tra testo e immagine? Sono autrice-illustratrice di libri per bambini, ho una laurea in Filosofia Estetica e sono appassionata di psicanalisi infantile, ma mi sento legittimata a cercare risposte a queste domande per una sola ragione: l'incanto. L'incanto è un sentimento disagevole.