Intervista a Topipittori: identità di un editore

Intervista a Paolo Canton, editore di Topipittori.

lefiguredeilibri.Guarani_cop_1
Una storia guaranì, Alicia Baladan, Topipittori 2010

Perché editori e perché editori per bambini.
Perché nella nostra vita e nella nostra professione i libri e la lettura hanno avuto un ruolo centrale. Perché l’infanzia e l’adolescenza sono età interessantissime, cruciali nell’esistenza umana.

Quanti titoli in un anno?
Otto illustrati, sei di narrativa, prodotti completamente da noi. Per ora sul totale del catalogo (53 titoli) abbiamo solo due acquisizioni dall’estero, Dentro me di Alex Cousseau, Kitty Crowther, edito da MeMo e Quando sono nato di Isabel Minhos Martins e Madalena Matoso, di Planeta Tangerina. A breve, da due persone che lavorano a tempo pieno in casa editrice, diventeremo, tre: da settembre sarà con noi Valentina Colombo, e questo probabilmente ci permetterà di aumentare di qualche unità il numero dei titoli all’anno.

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? È uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Ci interessa che un libro dia la possibilità di compiere un’esperienza forte, cioè che attraverso linguaggi visivi e verbali promuova un’esperienza di pensiero, intellettuale ed estetica, avvertita come importante, sorprendente, vitale, necessaria per la conoscenza di sé e del mondo.

lefiguredeilibri.adele20-28.5cop_1
Il viaggio di Adele e altre storie dal bosco, Perrine Ledan e Lotte Braüning

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi�
Non so se “sedurre†sia la parola giusta. Lo diciamo perché di solito non sono le immagini che puntano alla seduzione immediata del lettore quelle che ci catturano. Ci interessa un’illustrazione capace di raccontare, più che di impressionare. Quel tipo di immagine dove in controluce si legge il disegno come tecnica/arte di ragionamento sul mondo, capacità di condurre a un pensiero sulle cose. Pratica di attenzione e di osservazione.

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Inesistente/resistente/sfibrata/bucata… Quali sono i suoi fili principali? (associazioni/biblioteche/riviste/…)
No, non parleremmo di una rete formata e solida capace di supportare in modo sistematico e coerente il lavoro editoriale. Dobbiamo però certamente moltissimo al lavoro di numerosi librai, bibliotecari, studiosi, insegnanti, giornalisti che si danno da fare, singolarmente, con passione, nel deserto delle istituzioni.

lefiguredeilibri.La coda canterina_1
La coda canterina, Guia Risari e Violeta Lopiz, Topipittori 2010

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Siamo orientati alla creazione e all’internazionalizzazione. Abbiamo una strategia di vendita di diritti e di coedizioni, che perseguiamo con determinazione. Acquistiamo titoli, ma molto raramente e senza una specifica strategia. La ragione è che ci divertiamo di più a “fare e negoziare†che a “comprare e vendereâ€. I mercati internazionali non sono molto diversi da quello interno: ci vogliono tempo e pazienza per entrare, da nuovi e piccoli, nel campo visivo di chi opera da tempo in un mercato, che si tratti di un libraio o di un editore straniero. Con tempo e pazienza, stiamo cominciando a essere visti. Ormai la circolazione della cultura è globale. Lavoriamo con autori e illustratori di tutto il mondo, quindi la diversità dell’accoglienza, più che dalla nazione dell’interlocutore, dipende dalla sua idea di libro: se è simile alla nostra, non è difficile avviare un rapporto

“Fabbricare cultura†nell’Italia di oggi, una missione, una sfida o una passione “a perdere“?
Fare cultura è una attività fondamentale nella vita di ogni nazione. Che ha un’importanza strategica per la sua vita civile e il suo sviluppo economico. In Italia questo dato spesso sembra sfuggire alla comprensione. Basti dire che un film come Natale a Beverly Hills riceve un finanziamento pubblico, e da anni scuole e biblioteche vedono assottigliarsi le risorse economiche a loro destinate, ormai ridotte a nulla. Ciò detto, diffidiamo di chi dichiara di avere una missione, non ci piace la parola “sfidaâ€, e sappiamo che le passioni a perdere hanno vita breve, per quanto intensa, mentre i tempi di “fabbricazione†della cultura si misurano in decenni. Un editore fabbrica prodotti culturali. La cultura la fa la società nel suo complesso, quindi anche l’editore, per la piccola parte che gli spetta, in quanto cittadino.

lefiguredeilibri.VorreiAvere_cop_1
Vorrei avere, Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, Topipittori 2010

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Fare l’editore è un mestiere interessante, ed è un mestiere come gli altri: è difficile, richiede molto lavoro, impegno, fatica e rigore. Alle gratificazioni alterna frustrazioni; al lavoro creativo alterna incombenze di ogni genere: questioni organizzative, amministrative, produttive. Il grande privilegio consiste nel contatto continuo con il pensiero e le idee. Ci amareggia l’indifferenza mediatica e istituzionale in cui operiamo. Ci confortano, nonostante due anni di pesante crisi, dati di vendita che riflettono l’immagine di un pubblico che premia l’impegno e la serietà, curioso e attento alla novità di scelte e linguaggi nuovi. Insomma, il mercato ci consente di continuare a fare il nostro lavoro.


Ndr: vi invito anche a leggere “La vera storia dei Topi Pittori”, un racconto appassionante su come si diventa editori.


Quanto guadagnano gli scrittori francesi?

Per chi legge il Francese, un interessante articolo sui diritti d’autore in Francia: “Quanto guadagnano gli scrittori” (di libri per adulti). Un articolo pieno di cifre (spesso da capogiro!) ma anche ricco di divertenti aneddoti sul mondo del commercio letterario. Davvero bello.

PercentualeLibroRipartizione dei guadagni per un libro venduto a 20 euro in Francia, crediti: LExpress.fr

Per chi si interroga invece sui diritti d’autore del libri per bambini (in Italia) e non li avesse ancora letti, ecco due post:

Orecchio Acerbo, un calcolo di economia del libro.
Corso base di economia de picture book.

Alcune notizie sulla sottoscritta che parte qualche giorno

lefiguredeilibri.Anna_Castagnoli

Notizia 1) Ho cambiato l’indirizzo del mio sito personale: non è più annapaviacastagnoli.it ma è WWW.ANNACASTAGNOLI.COM. Prego chi aveva il mio sito personale nei links, di cambiarlo, e prego chi non lo aveva ancora, di metterlo, così google lo indicizza. Grazie!

Notizia 2) Parto oggi per l’Islanda e torno il 26, sono stata invitata dall’Alliance Française di Reykjavík ad un Festival di Letteratura nordica per ragazzi. Farò una conferenza sul rapporto testo-immagine nei libri illustrati, una mostra e un laboratoro per bambini. Ho preparato alcuni post per non chiudere il blog e andranno in linea automaticamente. Non avrò modo di partecipare ai commenti e al forum. Fate i bravi! (Parlerò delle novità di Bologna la mio ritorno).

Notizia 3) Non ho avuto tempo di preparare un post ben fatto sul corso di illustrazione che terrò vicino a Trapani l’ultima settimana di agosto. Ma vi do l’anteprima del tema:
“Il rapporto testo immagine. Cosa significa interpretare un testo? Quale equilibrio e/o tensione tra testo e immagine ci deve essere perché un libro sia riuscito? Come si “sente” un testo? Quali elementi  del testo possono essere sacrificabili, quali no?
Il corso di divide in due parti:
- una parte teorica dove verranno presi in esame i principali rapporti tra testo e illustrazione che sono stati utilizzati nella storia dell’illustrazione.
- Una parte pratica in cui gli illustratori verranno incoraggiati, sulla base delle conoscenze acquisite e attraverso esercizi pratici su testi proposti dal docente, a esplorare le loro capacità creative nella difficile arte di far vibrare un testo.
Qui trovate i dati per iscrivervi.

A presto!
Anna


Alice e la Piccola Fiammiferaia nel film muto

Due cortometraggi dei primi del novecento da vedere assolutamente. Forse è l’effetto magico del muto, forse della vecchia pellicola bruciata… ma avete mai visto una Piccola Fiammiferaia più Piccola Fiammiferaia di questa? Io da bambina ascoltando la sua terribile storia la immaginavo proprio così, con queste bolle di cinema e sogno che si accendevano ad ogni fiammifero.

La piccola Fiammiferaia, Joseph Sullivan, Stati Uniti 1912

Questa è la prima Alice del cinema, è del 1903 e precede di un secolo quella di Burton.

Alice in the Wonderland, Cecil Hepworth and Percy Stow 1903, Inghilterra

Vi invito a rivedere anche la meravigliosa e inquietante Alice di Å vankmajer.


Cartolina dal Salone di Bologna 2010 (riunione Figuredeilibri)

lefiguredeilibri.FigureIncontro2

lefiguredeilibri.IncontroFL

Qui sopra, due momenti dell’incontro Figure dei Libri al Caffè Illustratori, durato purtroppo troppo poco a causa di una divertentissima gaffe! Ci siamo presentati, ci siamo seduti e abbiamo iniziato a chiacchierare, Simone Rea ci ha mostrato i suoi originali, non abbiamo visto il tempo passare e non ci siamo accorti che stava iniziando una conferenza, quando hanno iniziato a parlare al microfono ci siamo alzati in gruppo per spostarci ma ci hanno ripreso dicendo che non era davvero carino svuotare la sala! così siamo rimasti… Per fortuna era Faeti al microfono, che parlava di uno dei bellissimi libri vincitori del Bologna ragazzi award. L’anno prossimo ci organizzeremo meglio. Grazie a tutti per aver partecipato così numerosi, grazie a Simone Rea per averci mostrato in anteprima gli originali del suo prossimo libro, davvero superbi, e grazie a Philp Giordano per le foto!

lefiguredeilibri.Kallayemoglie

lefiguredeilibri.KallayPrimopiano
La conferenza di DuÅ¡an Kállay e della moglie Kamila Å tanclová. Ho visitato la loro mostra a Palazzo d’Accursio: gli originali erano da lasciare senza fiato, veramente due mostri sacri dell’illustrazione; peccato non abbiano fatto il catalogo della mostra.
Per il mio compleanno mi farò regalare questo libro, carissimo ma irresistibile: DuÅ¡an Kállay, a magical world. Vi ricordo che Kállay e Kamila Å tanclová saranno maestri in uno dei corsi di Macerata di quest’estate.

lefiguredeilibri.Ilmurodelpianto

Qui sopra, quello che viene ormai definito “il muro del pianto”(!). Una grande spazio offerto a illustratori emergenti e non, dove poter attaccare copie dei propri lavori o biglietti da visita.

lefiguredeilibri.MostraIllustratori

Una foto dalla Mostra Illustratori 2010, di cui parlerò nei prossimamente.

lefiguredeilibri.Scarpa

lefiguredeilibri.Scarpadettaglio

Due foto dal bellissimo negozio Hoffmann giochi e giocattoli, che ho visitato per la prima volta (a bocca aperta) in via Altabella 23 a Bologna. Il negozio è stato allestito all’interno di uno spazio disegnato da Carlo Scarpa. I giochi in vendita sono giochi raffinatissimi, il meglio del gioco d’artista, se si può parlare di gioco d’artista come si parla di libro d’artista. La propietaria è gentilissima e instancabile nel mostrare ai visitatori tutte le novità più belle. Il negozio ospitava una piccola mostra e offriva un aperitivo.

Forse non c’è tipo di “festa” che io ami di più, di queste serate bolognesi durante i giorni di Fiera, dove all’illustrazione si mescolano i vernissages, le chiacchiere, le presentazioni di persone stupende, le cene e il parlare di libri…

lefiguredeilibri.Bologna

Bologna al mattino che svapora nell’aria già primaverile, vista da una finestra del mio albergo. Non vedo già l’ora che sia l’anno prossimo. Unica nota negativa: veramente troppi gli appuntamenti (e tutti interessantissimi) durante questi giorni di Fiera, è davvero frustrante non avere il tempo materiale per assistere a tutto.


L’arte dei bambini: interviste a B. Alemagna, B. Jacques, A. Marinoni

Alcuni estratti di queste interviste sono comparsi nel mio articolo “Una riflessione sull’arte dei bambini” apparso sulla rivista Hamelin, n°25 “Aprire gli occhi. Pratiche dello sguardo”. Qui di seguito la versione completa delle interviste.
Vai all’articolo:
Una riflessione sull’arte dei bambini

lefiguredeilibri.jacques_benoit
Benoît Jacques, Le jardin du trait

“Molti bambini credono allora che non avendo una visione “conforme†(e gli adulti si impegnano molto a dimostrargli che è vero) non sanno disegnare e così abbandonano il disegno. Sono gli stessi bambini che una volta diventati adulti dicono: non so disegnare.
Questa nozione del “non saper disegnare” è per me una vera catastrofe. E’ altrettanto grave che se dicessimo a un bambino che sta imparando a parlare: tu sai paralre o tu non sai parlare.” B. Jacques

Quando disegni, o scrivi una storia, senti di recuperare la grande libertà di visione dell’infanzia?

Benoît Jacques: Sì. L’infanzia è per me un’immensa soffitta piena di tesori. Il mondo delle sensazioni legate alla mia infanzia è talmente potente da aver lasciato nel mio cervello una specie di segno indelebile. Il modo migliore per spiegare questo fatto è raccontando un episodio: mi ricordo esattamente l’impressione incredibilmente forte che mi ha lasciato la presa di coscienza, quando ero molto piccolo, della scoperta del blu del cielo. Ero sdraiato nell’erba e faceva bel tempo, guardavo affascinato le nuvole nel cielo e tutto quel blu… quel blu incredibile. Ricordo che nella mia testa di bambino avevo l’impressione di fare una scoperta straordinaria, come se la realtà del colore blu mi venisse rivelata. Mi dicevo: è pazzesco questo blu, è blu. Ero sconvolto da quel blu. Questo genere di presa di coscienza è portato dalla freschezza dell’infanzia. E’ per questo che l’infanzia è un momento così importante. Se l’infanzia trascorre in buone condizioni, cioè in condizioni di serenità, è naturale che cerchiamo poi con nostalgia di ritornare a quei momenti incantati.

Beatrice Alemagna: Si, senza alcun dubbio, nel disegnare, ripiombo nella mia visione infantile e per me, a volte, è un atto doloroso. Innanzitutto non è sempre immediato e può richiedere lunghi passaggi a vuoto. Poi, la difficoltà, non è solo di accedere allo sguardo che si aveva da piccoli, ma anche di riconoscersi intimamente come ancora bambini, ritrovare la propria debolezza, l’inconsistenza, la fragilità dell’essere piccoli, porsi davanti al foglio con la totale incoscienza di chi ancora deve imparare e capire tutto. Questa metamorfosi  può rivelarsi molto frustrante, soprattutto se infruttuosa… se invece porta segni sinceri e sorprendenti, può dare grandi soddisfazioni. Resta il fatto che secondo me lo “sguardo ritrovato” funziona solo se istintivo e dunque autentico.

Antonio Marinoni: Se penso ai miei disegni dell’infanzia mi ritornano in mente – più che la libertà di visione – il senso del piacere e il gusto del gioco che provavo mentre li facevo. Oggi, non è sempre così facile assaporare quelle sensazioni: lo è stato, però – e in modo molto appagante – quando ho ideato e disegnato Velluto, il mio primo picture book. In quel caso ho immaginato la storia a partire dalla volontà di recuperare uno dei soggetti – le vedute di interni – che prediligevo da bambino. E ho davvero sentito di recuperare, insieme al tema, quelle sensazioni che mi facevano compagnia quando disegnavo da piccolo.

lefiguredeilibri.ApresNoel
Beatrice Alemagna, Après Noël, Autrement 2001

“La difficoltà non è solo di accedere allo sguardo che si aveva da piccoli, ma anche di riconoscersi intimamente come ancora bambini, ritrovare la propria debolezza, l’inconsistenza, la fragilità dell’essere piccoli, porsi davanti al foglio con la totale incoscienza di chi ancora deve imparare e capire tutto.” B. Alemagna

Disegnavi molto quando eri bambino/a? Hai dei ricordi sul modo che avevi di percepire il mondo? Era differente da oggi?

Benoît Jacques: Disegnavo moltissimo, ma dicendo così non dico niente di speciale, dal momento che la maggior parte dei bambini disegna molto. C’è un momento importante nell’evoluzione del rapporto dei bambini con il disegno. E’ il momento quando, di solito in corrispondenza della scuola elementare, si fa entrare a forza nello spirito dei bambini l’idea di saper o “non saper fare le coseâ€. Questo concetto di “non saper disegnare†viene di lì. Molti bambini credono allora che non avendo una visione “conforme†(e gli adulti si impegnano molto a dimostrargli che è vero) non sanno disegnare e così abbandonano il disegno. Sono gli stessi bambini che una volta diventati adulti dicono: non so disegnare.
Questa nozione del “non saper disegnare” è per me una vera catastrofe.
E’ altrettanto grave che se dicessimo a un bambino che sta imparando a parlare: tu sai paralre o tu non sai parlare. La verità è che tutti i bambini, prima che gli si inculchi questo concetto del saper o non saper fare, provano un piacere immenso a disegnare, perché capiscono (e spesso nello stesso tempo in cui scoprono il linguaggio parlato) che il disegno è una modalità di espressione completa in se stessa. Un modo unico, molto particolare, di esprimere certe sensazioni o certe esperienze. Al di là dei criteri estetici la pratica del disegno dovrebbe essere mantenuta durante tutto l’arco di una vita, libera dalla paura di saper o non saper fare, così come la musica e la cucina.

Beatrice Alemagna: Disegnavo sempre e ovunque. Tutti i bambini disegnano tanto ma alcuni smettono di farlo, ad una certa età. Durante tutta la mia adolescenza, disegnare per me era ancora un atto degno di grandissimo interesse, capace di darmi forti emozioni… forse più che stare con gli amici o andare in bicicletta. A momenti, è probabilmente diventato una protezione: una gabbia dorata nella quale mi rinchiudevo per dimenticare la rabbie o le paure che provavo all’esterno.

Antonio Marinoni: Disegnavo moltissimo. Avevo la tendenza a costruire elenchi di immagini. Nel corso degli anni dell’infanzia cambiavano i temi ( le case, gli stili dei mobili, le chiese e i castelli, le città, i personaggi storici ecc. ) che richiamavano la mia attenzione, ma non variava di tanto l’approccio: molta osservazione della realtà e raccolta di documentazione. Ho iniziato prestissimo – e non ho più smesso – a ritagliare immagini dai giornali e dalle riviste, a riempire i libri dei grandi, specialmente i volumi delle enciclopedie, di segnalibri per ritrovare poi prontamente le fonti di ispirazione che di volta in volta scoprivo. Poi, le immagini raccolte venivano copiate e finivano in elenchi dove il vero si mischiava con il falso, spacciato come autentico; oppure ispiravano, per esempio, rappresentazioni di città possibili, situazioni probabili, prodotte dai sogni. Fantasticavo a partire da elementi verosimili ( case, monumenti, piazze ) che poi combinavo in composizioni complete di didascalie con dati forniti da una statistica immaginaria.

lefiguredeilibri.velluto_Marinoni
Antonio Marinoni, Velluto, storia di un ladro, Topipittori 2008

“Mi sembra che i bambini disegnino, tra l’altro, per vivere momenti intensi a inseguire le loro fantasie. Mentre disegnano possono vivere emozioni collegate ai loro interessi più forti e diventano per un po’ ciò che vogliono: un bambino disegna in continuazione trattori e attrezzi agricoli e si sente contadino, un altro traccia dettagliatissimi schemi figurati di tattiche calcistiche e probabilmente si sente allenatore tecnico.” A. Marinoni

Perché, secondo te, i bambini disegnano? Un artista adulto disegna per le stesse ragioni?

Benoît Jacques: I bambini disegnano perché è un atto naturale. Gli esseri umani, appena sono in grado di tenere un oggetto nelle loro mani, scoprono il meraviglioso potere che questo comporta. Possono allora esprimere se stessi attraverso questi strumenti.
Ogni artista ha la sua ragione personale di disegnare. Alcuni ricercano una particolare estetica. Altri sono completamente incastrati nella nozione di “saper fare†e diventano guardiani di questa nozione.
Rispetto a me, disegnare è una forma di scrittura. Ed anche un modo di restare a contatto con l’essenziale. E’ una pratica in cui si mettono a contatto certe parti del mio corpo con certe parti del mio cervello. Inutile aggiungere che non credo affatto alla nozione di “saper†o “non saper†disegnare.

L’atto di disegnare non ha una giustificazione in sé. E’ uno dei modi che utilizzo per essere al mondo. Disegnare, lasciare una traccia con un pezzo di legno, nella sabbia, nell’acqua, su un foglio di carta o nell’aria è un atto semplice e magico nello stesso tempo, nel quale si esprime una parte di ciò che siamo.  Abbiamo tutti accesso a questo linguaggio. Non c’è un saper o non saper fare. Più si esercita il disegno, più esso si farà vicino  a quello che noi siamo.

Beatrice Alemagna: Secondo me si disegna sempre per mille motivi diversi, ma in fondo, quello che il disegno porta sempre, è un piacere indescrivibile e una forma di onnipotenza… Da piccola disegnavo per creare tutto quello che volevo, per fare andare le cose così come avrei voluto che fossero nella realtà (disegnavo personaggi di carta che poi utilizzavo come attori di un teatro immaginario) o per distrarmi, per viaggiare lontano. Oggi, in fondo, non disegno con uno spirito molto diverso: è ancora intera in me quella necessità di sogno e quella voglia di libertà che ritrovo non sempre, ma per fortuna ancora molto spesso.

Antonio Marinoni: Mi sembra che i bambini disegnino, tra l’altro, per vivere momenti intensi a inseguire le loro fantasie. Mentre disegnano possono vivere emozioni collegate ai loro interessi più forti e diventano per un po’ ciò che vogliono: un bambino disegna in continuazione trattori e attrezzi agricoli e si sente contadino, un altro traccia dettagliatissimi schemi figurati di tattiche calcistiche e probabilmente si sente allenatore tecnico.
Per un adulto – penso a me stesso – possono valere le stesse ragioni. A volte, in certi momenti di grazia, è piacevolissimo perdersi nei mondi che si stanno disegnando. Pensando alla mia esperienza, mi sembra di capire che questi stati di grazia si presentino più facilmente – ma non so se questa sensazione sia generalizzabile – nel corso di lavori che mantengono vivi i legami con lo spirito dell’infanzia.

Ritorna all’articolo: Una riflessione sull’arte dei bambini.


Pagina 5 su 49« Prima...«34567»...Ultima »