La misteriosa storia di una filigrana

Segue da questo post.

Ho il timore che sia poco condivisibile l’emozione di un intero giorno di ricerca per la scoperta della marca di carta su cui è stato stampato il mio album di Walter Bergmann (questo libro) nel 1926.
Se e quando diventassi una collezionista ossessiva e soporifera me lo direste, vero?

Il vostro aiuto è stato indispensabile a risolvere il giallo. Una lettrice della pagina FB del blog mi ha indicato un sito con tante informazioni sulle filigrane: questo. Ho scoperto, così, che la filigrana non è solo il disegno che si vede in trasparenza sui soldi di carta e su alcuni fogli nel mio studio, ma un intero mondo di immagini misteriose di cui non sospettavo l’esistenza.

Filigrane francesi del 1500 © Collection Archives de la Ville de Nyon, Le blog de l’archiviste

Dal latino filum (filo) + granum (grano), la filigrana, originariamente, era un grano o filo che veniva messo tra due placche di oro o di argento: una volta saldate insieme, lo spessore dell’inserto creava un rilievo grazioso che veniva usato per decorare l’oggetto. Già gli etruschi usavano questo sistema.
Quando gli arabi portarono i segreti della produzione della carta in occidente (Andalusia, Spagna: nell’anno 1056 la prima cartiera), a qualcuno deve essere venuto in mente che quello della filigrana era un buon metodo per marchiare la carta dall’interno. Così la cartiera poteva garantire la paternità e la qualità del suo prodotto, senza farsi rubare il mercato.

1282

E sapete chi inventò questo sistema che ebbe tanto successo? Gli italiani, per precisione, gli abitanti di Fabriano, nel 1282. La prima filigrana della storia, l’impronta di due fili in croce con 5 grani, si presentava così:

Filigrana nella carta Fabriano, 1282

Prima semplici croci, grani, cerchietti, poi disegni sempre più complessi – per non venir felsificati o copiati – le filigrane sono oggi il “filo” che si deve seguire se si vuole scoprire la storia del commercio della carta e, per conseguenza, la storia dei libri.


Un tipo che si spaccò la testa su questo argomento, finendo per classificare praticamente tutte le filigrane d’Occidente, fu il filantropo svizzero Charles-Moïse Briquet (1839 – 1918).
Io ho passato un solo pomeriggio ipnotizzata dalle filigrane, lui una vita, sempre chino su qualche libro per notare cambi di un’ala o di una coda di leone.  Con l’immancabile carta da lucido sottobraccio, che gli serviva a copiare le filigrane in qualche polverosa biblioteca (sistema che si usa ancor oggi), Carlo Mosé Bricchetto ha censito più di 60.0000 filigrane, datandole e collegandole a una zona geografica di produzione.
Nel 1907 ha pubblicato Les filigranes: dictionnaire historique des marques du papier dès leur apparition vers 1282 jusqu’en 1600. Quattro volumi diventati presto la bibbia di tanti studiosi. Meraviglie di internet: il dizionario è stato digitalizzato, leone dopo leone, aquila dopo aquila. Trovate i disegni qui e il libro qui.

1585

Inizio a cercare un disegno simile al mio nelle pagine del gruppo dei “leoni”, come mi ha suggerito un’altra lettrice del blog. Con corona, senza corona, dentro un cerchio, ci sono leoni di tutti i tipi. Alla fine arrivo a questo leone di Briquet, che somiglia molto al mio. Non sembra anche a voi?


Le prime filigrane con leone semplice appaiono a Palermo intorno al 1328. I leoni con corona sono un po’ più tardivi, alcuni gruppi italiani, altri francesi. Il leone con corona e pelliccia molto folta è di provenienza tedesca: inizia a essere usato come filigrana intorno al 1500.

Ma la data del leone coronato – 1585 – non coincide con la data di pubblicazione del mio libro – 1926.
Il mio giovane illustratore tedesco non può aver stampato su una carta  del 1500. Guardo con sospetto il libro. A volte la mia fantasia scappa dalla realtà. Forse è un libro del 1500 mascherato da libro del 1900?
Il disegno di copertina mi riporta a galla. È bello come uno stile ci riconduce a un’epoca. Un disegno così, nel 1500, non sarebbe stato possibile.

Cerco approfondimenti sul dizionario Briquet. Accanto alla referenza del mio leone numero 10.598 c’è una nota: stadtrechnungen. Google Translate la traduce con: bollette della città.

Significa che quando è presente questo leone coronato è presente anche una filigrana con il nome della città?
Mi metto a cercare. Ai raggi X della mia lampada da tavolo analizzo ogni pagina. Intanto, scopro che sotto il leone, quando il taglio della pagina non gli elimina i piedi, ci sono due iniziali (non le ho ancora decifrate).

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Ma il vero sussulto l’ho avuto (come se fosse apparso un fantasma) quando ho trovato questa enorme scritta in filigrana accanto ai piedi dello schiaccianoci…
(La cosa meravigliosa delle filigrane è che, quando il foglio non è in controluce, non le vedi, per questo gli inglesi le chiamano watermark: segni di acqua).

Metto subito ERGI SCH LADBACH in Google Translate. Niente. Il nome è incompleto. Un libro è l’insieme di grandi fogli che sono stati tagliati, alcune lettere sono saltate.
Inizio forsennatamente a fare prove con diverse iniziali e scopro che ladbach è, in realtà: GLADBACH (la G era rimasta fuori da foglio). Cerco su Google Maps. Eureka! Gladbach è una città tedesca vicino a Marburgo. Un tassello del puzzle in più sulla provenienza della carta.
Ma cosa vuole dire ergi sch? Continuando a giocare al detective, scopro mancava la V.
Google Translate mi dice che Vergi sch significa Regime fiscale. Sotto il mio leone c’è scritto:

Regime fiscale della città di Gladbach

Il leone palatino della città di Colonia

Il leone palatino, con corona e lingua fuori, è l’araldo di una antica casata di quelle vallate. Il loro dominio si estendeva fino alla Baviera. Oggi è ancora il simbolo della città di Colonia. Ho la provenienza della carta.
Ma come trovare un vecchio mulino a carta in quelle vallate? Metto queste parole su Google: “papier + Gladbach” e cosa scopro?

Gladbach c’è una delle più antiche e rinomate cartiere di tutta la Germania! Bingo! La cartiera Zanders è attiva ancora oggi. Ha persino un museo.

Una cartiera lavora per molti secoli. Probabilmente il disegno di questa filigrana è sopravvissuto come marchio della carta fino ai primi decenni del 1900, con poche variazioni. Anche se è più probabile che la stamperia avesse  dei fogli stoccati dal 1800. Il mistero si infittisce.

La cartiera Zanders, in fondo alla vallata di Gladbach

E ora, per cullarvi ancora un po’, se già non vi siete addormentati, vi racconto la storia della cartiera Zanders. Cercate di immaginare un antico mulino nella boscosa e fredda vallata di Gladbach, che vedete qui sopra. Il rumore incessante del fiume Strunde. La gente di quei posti, dignitosa, veste gli scuri abiti dei protestanti. Il mulino produce pane.
Un giorno d’estate del 1571, passa di lì a cavallo un certo Phillip von Fürth, un uomo con il senso degli affari. Sa che la richiesta di carta è sempre più alta in Germania e il produttivo mulino gli dà qualche ideuccia…

La stampa a caratteri mobili era stata inventata proprio in Germania intorno al 1450, con un aumento esponenziale dei libri in commercio. Ma nei primi decenni del 1500 accade qualcosa che fece crescere ulteriormente la domanda di carta. Il teologo Martin Lutero portò in Germania una vera e propria rivoluzione copernicana: quella della lettura. Disse che i fedeli potevano leggere la Bibbia da soli.

Lutero insegna ai bambini in un’incisione del 1700

A quei tempi, la Bibbia era il solo libro interessante a disposizione del popolo, ma nessuno aveva mai pensato che poteva leggerselo da solo. Imparare a leggere era cosa da eruditi, strati alti del clero e principi.
Inoltre, la Chiesa aveva sempre detto che era peccato interpretare da soli le scritture. Solo i preti, durante la messa in latino, potevano leggere ad alta voce e spiegare le scritture.
Se, dalle ultime file in fondo alla navata, i contadini capivano poco di tutte quelle chiacchiere erudite, venivano loro in soccorso le figure dei begli affreschi sulle pareti.
Lutero cambiò rotta. Disse che le parole sacre meritavano di essere lette e meditate, e che tutti potevano farlo. Bastava imparare. E basta con tutte queste immagini, statuette votive, madonne addolorate! Mica era uno spettacolo di cabaret, era una messa! Le pareti delle chiese dovevano essere sobrie e spoglie: le parole scritte bastavano e avanzavano. (L’iconoclastia protestante fu una battaglia contro le immagini piuttosto feroce).

beeldenstormIconoclasti al lavoro, Frans Hogenberg (1566)
1500, Germania, un affresco sfigurato. Iconoclastia protestante

Proprio nel castello di Marburgo, poco lontano dal nostro mulino a carta, avvennero nel 1529 i famosi colloqui di Marburgo, durante i quali Lutero passò molte serate a discutere animatamente con un altro protestante, certo Ulrico Zwingli (Huldrych Zwingli), svizzero. Il fine era quello di riunire sotto una sola confessione tutte le varie fazioni protestanti e farne un’unica grande religione.
Ma era ottobre, faceva un freddo cane nel castello, e nessuno dei due aveva voglia di dar ragione all’altro davanti a tutto il pubblico. Si misero d’accordo su quattrodici punti, ma per l’ultimo, il quindicesimo, quello che riguardava la presenza reale o simbolica del corpo di Cristo nella eucaristia, niente.

Colloqui di Marburgo, Xilografia a colori, 1557

Così, i protestanti svizzeri finirono per separarsi dai tedeschi. Ma questo ci allontana dal mulino e qui non ci interessa.
Quello che ci interessa è che in tutte le città e i paesini della Germania iniziarono ad aprirsi corsi e scuole. Poi nel Paesi Bassi e poi nel nord Europa. Sempre più corsi. Ogni luogo era buono.
Imparare a leggere, per quanto difficile, piaceva un sacco. E poi nelle sale dove si studiava un maestro metteva po’ di legna nel camino e i bambini potevano riscaldarsi gratis.
Fu la prima grande ondata di alfabetizzazione di massa della storia.
Venivano stampate un sacco di bibbie protestanti, e i mulini nelle vallate producevano carta, carta carta. Carta sempre più sottile per fare stare in meno spazio possibile tutte le parole della Bibbia, così che ogni famiglia potesse averne una in casa.
A Roma, intanto, Papa Leone X si faceva prescrivere litri di tisane calmanti, perché non gli andava proprio giù che il popolo leggesse da solo e si facesse una cultura senza il suo controllo. Non gli era venuto in mente che, adesso che la gente sapeva leggere, poteva usare i libri per educare i bambini alla morale cristiana, ma da lì a pochi decenni questa idea sorse e accompagnò la storia dei libri per bambini fino ad oggi, legando in un sodalizio longevo morale e letteratura.

Ma dove eravamo rimasti? A Phillip von Fürth che acquista il mulino di Gladbach nel 1571. Il suo fiuto per gli affari ebbe ragione. Prima chiamato Gohrsmühle, poi Schnabel, quel mulino si trasformò in una delle cartiere più produttive di tutta la Germania.

 

Un’antica cartiera in un’incisione del 1500 (C) Paper project

1820


La cartiera passò di mano in mano a diverse generazioni di imprenditori (sempre imparentati), ma nel 1820, durante una recessione economica, fece fallimento. L’ultimo erede della produttiva famiglia di cartai era Gottfried Fauth, che rimase spiantato.
Intanto, il giovane Johann Wilhelm Zanders (J. W: saranno i due monogrammi del mio leone?), di fede protestante, collezionista di libri, figlio di una famiglia di imprenditori di Colonia, sposa la figlia del proprietario di un mulino-cartiera della zona, Julie Müller. Si appassiona alla produzione della carta e comincia a comprare a buon prezzo mulini da macina abbandonati, tutti nella vallata di Gladbach e dintorni. Conosce Gottfredo, fanno amicizia, e insieme decidono di comprare l’intero lotto delle fallite cartiere Schnabel (nome del nonno di Gottfredo), messo all’asta. Battezzano la cartiera Fauth & Zanders . È il 1829. Pochissimi anni dopo Gottfredo muore.

Johann Wilhelm Zanders

Johann Wilhelm Zanders rimane l’unico proprietario e dà il nome alla cartiera, che intanto cresce con nuovi edifici e nuovi mulini. Ha soli 27 anni. Julie gli ha da poco dato un figlio e il loro futuro si prospetta roseo.

La cartiera Zanders nel 1850
La cartiera di Zanders nel 1880

1831

Ma il destino, si sa, fa quello che vuole e dopo solo due anni, nel 1831, anche Zanders muore, lasciando una vedova e un orfano.
Sua moglie Julie, anche se donna, vedova, madre di un bambino piccolo, prende in mano tutta la cartiera.
Ci voleva un bel carattere per mandare avanti un’industria nascente, e lei ce lo aveva. Basta ammirare la sua mandibola volitiva in questo ritratto per capire che le bastava passare nei corridoi della grande cartiera di Gladbach per far abbassare la voce agli operai e generare un rispettoso silenzio.
Fu la prima di una generazione di donne che per 150 anni fecero rigare dritto l’azienda Zanders.

Julie Zanders

 

Qui sopra la cartiera Zanders alla fine dell’800

E poi la carta le piaceva proprio. La sera, leggendo un libro della collezione del caro defunto marito, stagliava verso il candelabro una delle pagine e contemplava la sottile filigrana leonesca, pensando ai casi della vita e al futuro di suo figlio, al quale cedette la direzione della cartiera quando compì 18 anni.

1926


Quando, quarant’anni dopo, il nostro giovane illustatore Waklter Bergmann, (a Berlino?), fa stampare Die Geschichte vom kleinen Wackel, perché la stamperia usa proprio una delle carte Zanders? Inusuale stampare un libro su una carta vergata così fine da essere quasi trasparente (leggendo il recto di una pagina emergono in controluce le lettere del suo verso).

Ho passato un intero pomeriggio a seguire il filo  invisibile di una filigrana e sono allo stesso punto di partenza. Però, che viaggio affascinante.

Anna Castagnoli


10065666Una cartolina degli anni 20 delle cartiere Zanders

 


Die Geschichte vom kleinen Wackel, o del sublime

Walter Bergmann (1904-1965)
Die Geschichte vom kleinen Wackel
Ohne und Drucker Verlag, Berlino 1926

Quando l’ho visto appoggiato su uno dei ripiani dello stand di librai antiquari, a Francoforte, ho sentito in gola quel languore che mi prende quando mi innamoro di un libro.
Una copertina essenziale, senza nessuna indicazione della casa editrice, autore, illustratore (ho il sospetto che l libro avesse una sovraccoperta, molto comune in quell’epoca, e che sia andata persa).
Aprendolo e sfogliandolo, è uscita dalle pagine una sinfonia di Mozart. Un colpo al cuore.
Una storia di Natale hoffmanniana: un bambino che esce da una noce, uno schiaccianoci, topi. Non posso capire il testo, non riesco neppure a decifrarlo, ma credo sia una storia tipica natalizia.
Sei illustrazioni in tutto, più frontespizio e chiusura.
Nei margini di una linea nera sottilissima, pochissimi colori. Quattro per ogni tavola: rosso, seppia, giallo, verde, oppure grigio topo al posto del verde. I colori sono dati a mano, con la tecnica del pouchoir.
La firma a matita di Bergmann, a fine libro (presente, sembra, anche in un’edizione venduta tempo fa su internet) fa pensare a una tiratura limitata, forse per il Natale, di cui tutte le copie furono firmate.

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La sera, torno in albergo e inizio una frenetica ricerca per capire se il prezzo che proponevano, inaccessibile alle mie tasche, fosse sensato. Con fatica riesco a raccogliere una misera manciata di dati su Walter Bergmann: un artista, illustratore e grafico che prima della seconda guerra mondiale, a Berlino, realizzò alcuni libri per bambini (tutti belli, ma questo supera gli altri di mille leghe).
Nessuna copia in vendita attualmente su internet di questo libro.
L’indomani, chiacchierando con un altro libraio antiquario, scopro che è un libro rarissimo, ma proprio per la sua rarità, poco vendibile. Torno armata di questa notizia dal venditore e propongo la metà esatta della cifra inziale. Accettano. È mio.

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È un anno, ormai, che ho iniziato a collezionare libri per bambini. La mia passione si è incistata in un periodo storico, i primi 30 anni del secolo scorso, e una nazione, la Germania, che sembra avere una corrente stilistica con alcune caratteristiche che ritornano spesso:
l’essenzialità delle scene; la loro teatralità in uno spazio che fa i conti con la bidimensionalità della pagina, senza cercare il tromp d’oeil  pittorico di grandi vedute o paesaggi; pochi colori;  molto spazio al bianco;  una certa sinistra atmosfera nelle scene, mai del tutto rassicuranti.
Nello stesso periodo, in Inghilterra e America, i libri sono molto più carichi di colori, giochi tipografici, pesanti cornici.
Con i collezzionisti seri, all’inizio di questa passione, condividevo solo una sorta di bramosia compulsiva: il desiderio di possedere il libro visto e prendermene cura. Ora sono entrata in un’altra fase. La curiosità bibliografica. Vorrei sapere tutto. Persino con che cosa faceva colazione l’illustratore quando disegnò il libro.

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Per libri così rari, internet si rivela una fonte imperfetta. In una fantasia forse troppo ambiziosa, parto alla volta di qualche biblioteca berlinese, senza sapere il tedesco, per cercare in vecchi schedari qualche notizia su Bergmann, o sull’editore.
Ho pochissime piste, ma un indizio prezioso, che sicuramente non servirà a nulla ma droga la mia fantasia investigativa: la delicatissima, commovente carta vergata su cui è stampato il libro ha un disegno in filigrana. Se fosse il sigillo di una cartiera precisa? Dalla cartiera, chissà, si potrebbe risalire allo stampatore? Qualcuno di voi conosce una qualche marca di carta con un disegno simile?

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Per quanto riguarda le illustrazioni, non si può dire nulla. Neppure le parole più belle sarebbero all’altezza delle scelte grafiche, narrative e cromatiche che ha fatto un giovane illustratore tedesco (22 anni!) in questo libro, più di un secolo fa. E che dire di questo bambino che esce nudo da una noce? Non è sublime?
Non potevo tenerlo solo per me.

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Anna Castagnoli

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Aggiornamento: ho risolto il mistero della filigrana. Leggete qui…


Andare alla Fiera di Francoforte: cosa mi è piaciuto. Parte 2/2

Alla Fiera di Francoforte ho fatto una cosa che alla Fiera di Bologna, sempre costellata di appuntamenti vari, non facevo da tanti anni. Mi sono lasciata trasportare dall’istinto e ho bighellonato tra gli stand in modo del tutto casuale, alla ricerca di un filo conduttore da inventare o semplicemente di qualche fonte di ispirazione. Ho fatto tante piccole scoperte e le condivido con voi in modo altrettanto casuale.
Prima di perdermi tra gli stand, sono passata a salutare Carll Cneut al Forum, dove c’era il padiglione delle Fiandre, paese ospite. Carll e un gruppo di illustratori fiamminghi stavano dando spettacolo della loro maestria.

Una telecamera li riprendeva dall’alto e il pubblico poteva osservare i loro gesti su un grandissimo schermo. Idea da esportare! Qui sopra potete vedere Carll Cneut al lavoro su una lavagna luminosa Led sottilissima (marca Tattoosupplies).

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Ho iniziato a girovagare. Sono stata colpita, girando tra gli stand, dalla quantità di proposte di esperienze di realtà virtuale. Alcune erano di supporto alla didattica, altre, a forme narrative vere e proprie.

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Una l’ho voluta provare, e sono rimasta senza fiato, con gli occhi lucidi. Entro in una piccola cameretta buia attirata da alcune immagini dell’illustratore taiwanese Jimmy Liao, ormai conosciutissimo anche in Italia (questo post e questo) e vedo alcune persone in fila che aspettano il loro turno. Mi metto in fila e cerco di capire come funziona. Una gentilissima signora si avvicina e mi indica 4 immagini sulla parete, tratte da un libro di Jimmy Liao. Avrei dovuto scegliere in quale “entrare”. Mi viene in mente Mary Poppins, quando salta nei disegni a gessetto e sono già emozionata.

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Mentre aspetto il mio turno, sfoglio il libro: stupendo. (La traduzione inglese del titolo coreano è All of my world is you, ma non è ancora stato tradotto, mi sembra).

È la storia di una bambina che perde di continuo il suo cagnolino nel grande e misterioso hotel in cui vive. Un hotel kubrikiano, se non fosse che nelle stanze non c’è nulla di orribile, ma solo meraviglie. Ogni porta si apre su una stanza; ogni stanza, appena varcata la soglia, si anima e diventa un mondo (come la piccola stanza di Max in Where the wild things are: una delle immagini in cui “entrare” ha come protagonista un mostro che ricorda molto quelli di Sendak. Un omaggio di Liao).
Arriva il mio turno e scelgo il viaggio sul fiume, mi ispira quella prospettiva lunghissima di ponti che già preannuncia un viaggio infinito.

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Non posso che mostrarvi, di quello che ho visto/vissuto, alcune immagini del libro. Ma non rendono l’idea.
Mi hanno fatto sedere su una sedia e dato un aggeggio in mano che nel viaggio che facevo era una lampada a pila. Il viaggio è cominciato. Tutto era tridimensionale: potevo girare la testa come volevo, a 360 gradi, in su e in giù. Il paesaggio mutava a misura che io e la piccola protagonista avanzavamo sul fiume, alla ricerca del cagnolino perduto. Il suono, la musica, contribuivano a darmi una sensazione fortissima di realtà. Ma era soprattutto il fatto che, nel buio, potevo illuminare e scegliere di guardare quello che volevo, con i gesti della mia mano, che mi faceva sentire partecipe e attiva. Mi sono uscite le lacrime, davvero, senza retorica, è stata un’emozione indescrivibile, come se mi avessero fatto entrare nelle pagine di un libro. La bellezza malinconica delle scene e dei personaggi di Liao erano struggenti.
Era un libro? No, era un nuovo formato narrativo. Un nuovo linguaggio. Una rivoluzione pari a quella della prospettiva centrale. Il soggetto del racconto ero io. Mi è venuta nostalgia di un mondo narrativo nuovo, incredibile, che non conoscerò che in parte. Cosa darei per vedere come evolverà questo nuovo linguaggio narrativo tra cinquecento anni!

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Qui sotto trovate le informazioni sull’azienda che ha adattato il libro di Liao.

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Al piano di sopra, al padiglione dei libri antiquari, ho fotografato un vecchio “non so come si chiama”, uno di quegli strumenti che davano profondità alle fotografie. Niente di nuovo sotto il sole, avrebbe sentenziato Qoelet.

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Da che mondo è mondo, l’uomo ha cercato di entrare nella “realtà” della sua immaginazione. Questo mondo che tutti abbiamo dentro, vivido e reale come i sogni, ma che non possiamo oggettivare e condividere se non attraverso l’arte. Ogni forma d’arte ci inchioda, però, ai limiti della materia. E da quei limiti ripartiamo per un nuovo viaggio dentro la nostra immaginazione.
Qui sotto alcuni libri animati ottocenteschi che ho fotografato alla Fiera. Un giorno diranno che erano gli antenati degli Ipad, ma alla loro epoca erano all’avanguardia!

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Gli orientali (cinesi, taiwanesi, sud coreani) avevano gli stand di libri per bambini più ricchi di bellezze. Eccone una. Granny of the Old House, di Shu-Nu Yen e Chia-Chi Yu (Cina).

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Pare che i Cinesi volessero anche il primato del libro più lungo del mondo. C’è illustrata, sopra, la storia della Cina.

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Un’altra bella scoperta. Una casa editrice che pubblica solo libri per bambini: Buchkinder di Leipzig. Ho chiesto come selezionavano i lavori, sperando di trovare un posto per il libro di mio nipote Martin (Le petit poisson), ma editano solo libri che nascono nei loro laboratori creativi per bambini. Sigh. Bellissima idea, comunque, e bellissimi libri.

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Libri di bambini pubblicati da Buchkinder di Leipzig

Per caso, in uno stand scopro che hanno ri-editato un libro russo che avevo ammirato nel catalogo Inside the rainbow. Il nuovo titolo inglese è Where Am I di Tatiana Glebova (San Pietroburgo, 1900-1985). In ogni immagine bisogna cercare una figura nascosta. Davvero bello.
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Per nostalgia italica e per vedere se trovavo qualche amica/o sono andata a visitare il padiglione italiano. Sono rimasta basita dalla mia ignoranza. Una quantità pullulante di piccole case editrici per adulti che non avevo mai sentito nominare. Il paese ospite era il Piemonte. Fate il test voi di quante case editrici conoscete…

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Ma ecco che trovo di nuovo i miei cari album (foto qui sotto). Scopro che non è una casa editrice, ma un’Agente che sta cercando co-editori per una serie di album italiani. Anna Spadolini Agency. In bocca al lupo a questi bei libri!

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Mi dirigo verso il padiglione tedesco. E resto di nuovo basita. Una quantità enorme di piccoli e grandi editori di libri per bambini e adolescenti di cui non sospettavo neppure l’esistenza. Noto code infinite che si formano per la dedica di autori dei generi letterari Dark romanticism e Gothicism.


Una casa editrice che mi è sembrata molto carina è la Jacoby and Stuart, anche se allo stand mi hanno sgridata in malomodo perché ho fotografato l’interno di un libro (quello qui sotto, molto bello: Worauf wartest du? di Britta Teckentrup). Ho spiegato che avrei pubblicato le foto su un blog con la corretta legenda, ma mi ha ripetuto che era lo proibito, che avrei dovuto scrivere per chiedere i permessi.
Siamo in Germania, non c’è dubbio, ho pensato.

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lo stand di Jacoby and Stuart verlag

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Worauf wartest du?, Britta Teckentrup, Jacoby and Stuart, Germania

Proseguo il viaggio. Trovo una copia originale della macchina da stampa di J. Gutenberg (metà del 1400, considerato l’inventore della stampa a caratteri mobili), con tanto di stampatore che stampa con l’antico metodo.


Camminando tra le migliaia di libri di tutti i tipi (e qualità), mi sono chiesta se Gutenberg avesse una idea del potere che avrebbe avuto la sua invenzione nella storia della nostra cultura.
Sono davvero necessari tutti questi libri, oggi? Ci sono lettori per tutti questi libri? Non sarebbe bello fare un solo libro all’anno, in tutto il mondo, e parlarne per un anno intero?
Scherzo ovviamente, ma neppure troppo. Il secondo giorno di Fiera mi sono rifugiata tra i libri antiquari e lì mi sono fermata. Sono nata nel 1900, in un secolo silenzioso e lento. Quella è la mia cultura, e per quanto sia sinceramente impressionata e appassionata da tutto ciò che è nuovo, solo tra quelle pagine tranquille ritrovo me stessa.

Nei prossimi post vi mostrerò qualcuna delle meraviglie che ho trovato tra gli antiquari di libri per bambini.

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Ill. di Paula Dehmel

 

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Per finire la Fiera in bellezza, all’areoporto mi ritrovo per caso in coda alla dogana con Kveta Pacovska. Lei davvero ha attraversato un secolo. E ne ha plasmato lo stile. Ha più di 80 anni e se ne va ancora arzilla per le Fiere, da sola. La ammiro tanto. Mi sono permessa di rubarle una fotografia mentre passava.
Ciao Fiera di Francoforte, all’anno prossimo!

Anna Castagnoli

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Kveta Pakovska

Rileggi la prima parte del post.

 


Andare alla Fiera di Francoforte. Parte 1/2

 

Frankfurt am Main, Hessen, Hesse, Deutschland, Germany. 20.10.2016 Impressionen von Besuchern in Gaengen und auf Rolltreppen Flandern und Niederlande sind die Ehrengaeste der Frankfurter Buchmesse 2016. Flanders and Netherlands are the Guest of Honour 2016 at the Frankfurt Book Fair
© Copyright: Marc Jacquemin – Frankfurter Buchmesse

5 giorni di Fiera, 7.100 stand di editori provenienti da 100 Paesi di tutto il mondo, di cui 663 stand con album illustrati, 277.000 visitatori (in crescita rispetto ai 142,300 del 2015), un paese ospite: le Fiandre; alcuni temi: Arte e Design,il self publishing, i libri di antiquariato. Questa, in cifre che fanno girare la testa, la Fiera del libro di Francoforte edizione 2016, alla quale ho partecipato per la prima volta. La più grande Fiera di editoria del mondo.
Mi avevano detto che era immensa, lo è. Solo per darvi una misura: da un padiglione all’altro ci si può spostare su dei lunghissimi tapis roulant oppure in pulmino. Ci sono 4 padiglioni, un padiglione-forum e un padiglione-conferenze. Ogni padiglione ha 4 piani. Ogni piano è più grande di un padiglione della Fiera di Bologna (per chi la conosce).

Frankfurt am Main, Hessen, Hesse, Deutschland, Germany. 18.10.2016 Menschen laufen umher im Eherengast Pavillon der gastlaender Flandern und Niederlande Flandern und Niederlande sind die Ehrengaeste der Frankfurter Buchmesse 2016. Flanders and Netherlands are the Guest of Honour 2016 at the Frankfurt Book Fair
© Copyright: Marc Jacquemin – Frankfurter Buchmesse

Prima di raccontarvi brevemente perché sono andata e cosa mi è piaciuto, vi dico 1) se vale la pena andare, 2) come organizzare il viaggio.
1) PERCHÉ ANDARE
Se siete autori o illustratori per bambini, quella di Francoforte non è una Fiera indispensabile. Gli stand di libri per bambini sono sparpagliati in mezzo a quelli di libri per adulti, difficili da repertoriare (con alcune eccezioni: la Francia e i paesi asiatici, che sono raggruppati) e non è molto frequentata dagli illustratori. Inoltre, gli editori per bambini più importanti li trovate alla Children’s Book Fair di Bologna. È utile, forse, se siete interessati agli editori per bambini tedeschi (tantissimi stand, ovviamente: da grandi gruppi editoriali a piccoli editori).
Detto questo, penso che visitarla almeno una volta meriti davvero la pena. C’è un’aria di cultura generale di ampio respiro. Si osservano orde di ragazzini fare la fila per un romanzo dark. Si fanno viaggi dentro i libri con la realtà virtuale. Si vedono le mode e le tendenze dell’editoria per adulti, caterve di libri, copertine, idee editoriali.

© Copyright: Marc Jacquemin – Frankfurter Buchmesse

2) COME ORGANIZZARE IL VIAGGIO
Il sito della Fiera di Francoforte è questo. Trovate in inglese tutte le informazioni necessarie.
Come per tutte le grandi Fiere, il viaggio va organizzato con largo anticipo: 4 mesi minimo, per i biglietti d’aereo, l’hotel e i biglietti dalla Fiera (se li prendete in anticipo online avete un 30% di riduzione).
Raggiungere la Fiera è facilissimo: è a 10 minuti a piedi dalla Stazione Centrale di Francoforte (quest’ultima si chiama Frankfurt Hauptbahnhof: non è evidente capire che è quella centrale solo dal nome).
Dall’aeroporto alla stazione, contando la discesa dall’aereo, i trasferimenti da terminal a terminal, ci mettete un’ora circa. Il tragitto in treno aeroporto-stazione è di soli 20 minuti.
Io avevo preso stanza in un hotel vicino alla stazione ed è stata una scelta felice. Il quartiere non è granché ma ha tanti bar e ristorantini (la Pizzeria 7 bello offre fa una pizza decente + birra a 7 euro) ed è comodo per andare e tornare a piedi da/alla Fiera.

La Fiera dura 5 giorni, i primi tre giorni sono i migliori per visitarla come professionisti, gli ultimi due sono aperti anche alle famiglie e c’è una bolgia di gente. Inoltre, molti editori sbaraccano già la domenica mattina presto.
Il sito della Fiera offre una guida per gli autori e illustratori che spiega come preparare al meglio la Fiera e dare visibilità ai propri libri: QUI.  Ci sono anche autori che vendono direttamente i loro libri! Come questo personaggio qui sotto :)

Frankfurt am Main, Hessen, Hesse, Deutschland, Germany. 21.10.2016. Autorin bewirbt ihre Bücher. Flandern und Niederlande sind die Ehrengaeste der Frankfurter Buchmesse 2016. Alljaehrlich im Herbst, findet in Frankfurt am Main, die Frankfurter Buchmesse, die groesste Buechershow der Welt statt. Flanders and Netherlands are the Guest of Honour 2016 at the Frankfurt Book Fair. © Copyright: Marc Jacquemin / Frankfurter Buchmesse Presse- und Unternehmenskommunikation Ausstellungs- und Messe-GmbH des Boersenvereins des Deutschen Buchhandels Braubachstraße 16 60311 Frankfurt am Main press@book-fair.com © Copyright-free for journalistic purposes only, no other rights are available. © Copyright frei nur fuer journalistische Zwecke. Keine Model-Release-Vertraege/Persoenlichkeitsrechte der abgebildeten Personen vorhanden. Keine Weitergabe an Dritte. Belegexemplar erbeten an: Frankfurter Buchmesse Presse- und Unternehmenskommunikation Ausstellungs- und Messe-GmbH des Boersenvereins des Deutschen Buchhandels Braubachstraße 16 60311 Frankfurt am Main press@book-fair.com
© Copyright: Marc Jacquemin – Frankfurter Buchmesse

Prezzo biglietto:
come autori-illustratori (o aspiranti tali), potete fare il trade visitor tikets: 45 euro per un giorno oppure 82 euro per tutti e 5 i giorni.
Non sono certa dell’informazione, ma come blogger riconosciuti o giornalisti potete accreditarvi gratuitamente.
C’è anche la possibilità di iscriversi a un tour guidato, in inglese e tedesco: QUI.

La prossima Fiera sarà dall’11 al 15 ottobre 2017

fraUna delle strade della Fiera del Libro di Francoforte – foto Anna Castagnoli

LA MIA PRIMA FIERA DI FRANCOFORTE

Quest’anno sono andata alla Fiera da invitata: La voliera d’oro, il libro che ho scritto e che Carll Cneut ha illustrato (Topipittori 2015), nella versione tedesca tradotta dalla bravissima e simpaticissima Ulrike Schimming (Bohem Press Germania) è arrivato finalista del più importante premio tedesco di letteratura per bambini e ragazzi, il Jugendliteraturpreis. Era tra i 5 finalisti della sezione Picture Book.
Avevo preso il premio sottogamba, non avevo idea che fosse così importante: in Germania è celebrato come una notte degli Oscar, con tanto di statuetta di Momo ai vincitori. Ero emozionatissima.
Va bene che hanno una tradizione letteraria incredibile (dai Grimm ai primi album illustrati, dobbiamo ai tedeschi buona parte della storia della letteratura per bambini), ma sono rimasta lo stesso stupita di quanta importanza dia la Germania ai libri per bambini e ragazzi.
Il premio, da suddividere in 4 categorie + un premio alla carriera dato ad un autore, ammonta a più di 80.000 euro euro ed è finanziato dal Ministero della Famiglia.
Ha assistito alla premiazione un pubblico di più di 1000 persone.
Ne abbiamo ancora di strada da fare, in Italia, prima di vedere lo Stato interessarsi in maniera così attiva alla letteratura per ragazzi.

1477123868930Anna Castagnoli, Carll Cneut, Ulrike Schimming alla premiazione del Jugendliteraturpreis
1477123811081Il pubblico delle premiazioni del Jugendliteraturpreis, più di 1000 persone.
Carll Cneut
1477123807588La voliera d’oro finalista del Jugendliteraturpreis

Ha vinto il primo premio Der Hund, den Nino nicht hatte, testo di  Edward van de Vendel e illustrazioni di Anton van Hertbruggen, edito anch’esso da De Eenhoorn e poi Bohem Press.
(In via informale ci hanno detto che il ballottaggio finale della giuria è stato tra il nostro libro e quello che ha vinto! Fierezza :)
Non so dirvi di cosa parla il testo perché non so il tedesco, ma è sul tema di un amico invisibile. Sembra un libro molto bello.
Anna Castagnoli

Segue qui

 

bi_160321_bohem_anton-van-hertbruggenDer Hund, den Nino nicht hatte, Edward van de Vendel, Anton van Hertbruggen, De Eenhoorn – Bohem Press

Il mio corso “Capire l’album illustrato” arriva a Roma!

COME FUNZIONA L’ALBUM ILLUSTRATO
Laboratorio teorico-pratico sui meccanismi narrativi dell’album illustrato
con
Anna Castagnoli
Galleria Tricromia
Via della Barchetta, 13 Roma
Sabato 12 novembre 2016 (esaurito)
Domenica 13 novembre 2016 (ancora qualche posto)

Corso aperto a tutti, non è necessario saper disegnare
Informazioni e iscrizioni: officinetricromia@gmail.com

COME FUNZIONA L’ALBUM ILLUSTRATO
Laboratorio sui meccanismi narrativi dell’album per ragazzi

Descrizione del corso
L’album illustrato è un medium ibrido e complesso. Immagini e parole di fondono in una lingua che sembra semplice e inafferrabile allo stesso tempo. Siamo allenati a comprendere i meccanismi narrativi del linguaggio, le sue strutture, i suoi toni retorici: ma come ci ‘parlano’ le immagini? E che cosa succede quando immagini e parole si fondono insieme?
In questo corso-laboratorio, attraverso un percorso di lezioni teoriche alternate a divertenti esercizi, scopriremo come funziona l’album illustrato.

Programma:
Quando sfogliamo un album, leggiamo le parole e osserviamo le immagini. Il senso arriva a noi in modo fluido e trasparente. In realtà, questa fluidità è permessa da un enorme mole di conoscenze che abbiamo incorporato crescendo. La morfologia dell’immagine (composizione), lo stile delle illustrazioni, la direzionalità geografica degli elementi rappresentati (Cappuccetto Rosso andrà sempre nel bosco camminando verso destra) sono tutti elementi che noi adulti ‘leggiamo’ senza più rendercene conto. Ma i bambini come leggono?
Nella prima parte del corso studieremo come ‘parlano’ le immagini, per capire con più chiarezza quale è il linguaggio specifico dell’album illustrato, e perché proprio questo medium è così adatto ai bambini.
Nella seconda parte del corso osserveremo come si articolano le immagini dentro gli album che hanno fatto la storia dell’illustrazione, per scoprire come funzionano le immagini in sequenza.
Ogni lezione teorica sarà intervallata da esercizi didattici con matite, collage e carta da lucido. Come esercizio finale, per sperimentare in prima persona le conoscenze apprese, ogni alunno realizzerà un libricino di 4 pagine con l’uso del collage.
Alla fine del corso, ogni alunno avrà acquisito strumenti per:
‘Leggere’ meglio le immagini: lo stile (dall’astrattismo al realismo), la composizione, l’inquadratura.
Capire la narrazione dentro l’album, tra parole e immagini.
Capire come si differenzia la lettura di un adulto da quella di un bambino.

A chi è rivolto il corso:
Illustratori o aspiranti illustratori, bibliotecari, autori, librai, educatori e chiunque sia interessato a capire meglio come funziona l’album illustrato.
Non è necessario saper disegnare.

Orario: sabato 12 novembre 9:30 – 13; 14 – 18
Orario: domenica 13 novembre 9:30 – 13; 14 – 18
Costo: 120 euro

Vi aspetto!
Anna Castagnoli


Miguel Pang: 30 days drawing NY

miguel4Miguel Pang, 30 days drawing NY
Miguel Pang, 30 days drawing NY
miguel3Miguel Pang, 30 days drawing NY

Miguel Pang, al quale questo blog aveva dedicato un Mano a Mano, è a New York per una performance:
30 days drawing NY.
Ha disegnato la città per un mese. L’esibizione dei lavori ha avuto luogo il 3 ottobre presso Con Artist Collective Gallery, 119 Ludlow st. NY.
Disegnare New York, dicono, è una delle sfide più grandi per un artista. Chi è stato in questa città sublime può immaginare perché. È tutta luce. Luce e spazio. Silenzi, suoni, luce e spazio. Prima di vedere i disegni di Miguel avevo solo in mente e nel cuore la New York di Georgia O’keeffe e alcune righe di Kafka. Ora per me ci sarà la New York della O’Keeffe, la New York onirica di Kafka (che la ritrasse a parole senza averla mai vista)  e quella di Miguel Pang.
Spero che questi disegni vengano raccolti in un libro.

Ma quello che nella città natale di Karl sarebbe stato il punto di vista più alto, qui lasciava vedere soltanto il panorama di una strada che correva dritta tra due file di case dai tetti letteralmente tronchi e quindi si perdeva come in fuga in lontananza, dove da una spessa foschia si ergevano immense le forme di una cattedrale. E la mattina come la sera e nei sogni della notte su questa strada si svolgeva un traffico sempre più incalzante che, visto dall’alto, si configurava come un’accozzaglia, di volta in volta diversa, di figure umane distorte e di tetti di veicoli d’ogni specie, da cui a sua volta si levava un’altra accozzaglia, ancora più caotica e complessa, di rumori, polvere e odori, e tutto questo era investito e pervaso da una luce possente, che sempre era infranta, allontanata e poi subito riportata dalla moltitudine degli oggetti, e l’insieme, all’occhio confuso, appariva di concretezza tale, come se al di sopra della strada venisse spezzata ad ogni momento con estrema forza una lastra di vetro che ricopriva il tutto.

America, Franz Kafka, 1911-14, romanzo incompiuto, pubblicato postumo nel 1927

Miguel Pang, 30 days drawing NY
Miguel Pang, 30 days drawing NY
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