Da Mickey Mouse ai Mostri Selvaggi: genesi di un capolavoro

29 marzo, 2018


Da Mickey Mouse ai Mostri Selvaggi
genesi di un capolavoro
di
Anna Castagnoli
Articolo pubblicato su «Il manifesto» domenica 25.03.2018
con il titolo:
Il mio Max, cresciuto tra le schifezze…

Una volta un bibliotecario gli chiese perché disegnava i bambini tarchiati e con brutte espressioni. Maurice Sendak rispose che ricordava bene come si sentiva nel corpo del bambino che era stato: goffo e arrabbiato. Ripeteva spesso: “Mi rifiuto di mentire ai bambini”.
Coltissimo, eccentrico, scontroso, collezionista compulsivo di gadget di Mickey Mouse e prime edizioni di Henry James, Maurice Sendak è autore e illustratore di una serie di libri che, tra gli anni ‘50 e ‘80, hanno rivoluzionato la storia della letteratura per l’infanzia e continuano a essere, imperituri, in cima alle classifiche di vendita.
Cresciuto nelle strade impolverate di una Brooklyn da C’era una volta in America a pane e fumetti, Maurice è il terzo figlio di una famiglia di ebrei emigrati dalla Polonia.
A quattro anni ha la sua prima intuizione esistenziale: quando, il 12 maggio 1932, il figlio rapito dell’aviatore Lindbergh viene ritrovato morto, Sendak ricorda di essersi chiesto: “Se il figlio di un uomo così importante non ce l’ha fatta, io come faccio?”. Prima missione: sopravvivere all’infanzia.

A nove anni la seconda intuizione: vede al cinema Biancaneve e decide che da grande avrebbe lavorato per Walt Disney. (Il sogno non si avvera ma negli anni ’80, Glen Keane e John Lasseter, sul copione del suo libro Where the Wild Things Are, realizzeranno per la Disney una delle prime sequenze-test di computer graphic della storia dell’animazione).

John Lasseter, sequenza sperimentale di un’animazione di Where the wild things are per la Diseny

Finisce invece per sbarcare il lunario allestendo le vetrine di giocattoli dei magazzini Schwarz, sulla 5° strada. Sono anni felici. L’atmosfera culturale di Brooklyn gli andava stretta, Manhattan è, invece, un pullulare di dischi, cartelli pubblicitari, insegne luccicanti, mostre di Pop Art.
Vuole sfondare nella pubblicità. Nel 1956 realizza uno spot animato per la Jell-O, una marca di preparati per dolci istantanei.

Jello Ray Patin Productions; producer Sonia Linker; Art Director: Maurice Sendak

Ma il destino gli apre un’altra porta. Una collega ai magazzini Schwarz vede un suo carnet di disegni e lo mostra a un’amica, Ursula Nordstrom, direttrice della sezione libri per ragazzi della casa editrice Harper & Row.
Ursula Nordstrom ha un’idea di letteratura da destinare all’infanzia anticonformista. Della morale da insegnare ai bambini non gliene importa nulla, dei bambini paffuti coi ricci biondi che affollavano i libri illustrati di quegli anni, neppure. Vuole libertà creativa e immaginazione pura all’opera. Sua la rivoluzione editoriale che ebbe un’eco in tutto il mondo, suo il lancio di artisti come Tomi Ungerer, Arnold Lobel, Crockett Johnson.
Al primo incontro è lei che si reca ai magazzini Schwarz per incontrare Sendak, tanto lui è introverso. Ma Ursula Nordstrom ha l’istinto di uno scultore: calcola quanti colpi di martello ci vogliono per far venire fuori il genio da quel ragazzo scontroso e si mette all’opera.
Lo affida alla coppia Ruth Krauss (autrice geniale (1)) e Crockett Johnson (illustratore e fumettista), Sendak passa i fine settimana a disegnare nella loro casa nel Connecticut.

Ruth Krauss e Crockett Johnson

La coppia di mentori, entrambi comunisti, lo incoraggia a liberarsi degli stereotipi di matrice disneyana e borghese con cui Sendak disegnava a quell’epoca.
La Nordstrom propone a Ruth Krauss e Sendak di realizzare un libro insieme. L’autrice raccoglie una serie di frasi pronunciate dai bambini per definire oggetti e situazioni della vita quotidiana. È un libro senza capo né coda, solo una successione di frasi come questa: “Il fango è per saltare, scivolare e gridare yuppi duuu”. Sendak realizza i disegni: nessun colore, bambini goffi, una linea di contorno nera che diventa ritmo e musica.

Maurice Sendak, Ruth Krauss, A Hole is to Dig, 1952

Il libro esce per Harper & Row nel ‘52 con il titolo A Hole is to Dig (Un buco è per scavare) e ha un tale successo che Sendak può lasciare il lavoro ai magazzini Schwarz per dedicare anima e corpo all’illustrazione.
Seguono altri successi: la serie Little Bear (in Italia pubblicata da Adelphi), Very Far Away, The Sign on Rosie’s Door, The Nutshell Library. Poi arriva Where the Wild Things Are.
È il suo capolavoro. Una gestazione lunghissima, catartica; come dirà in molte interviste, tutta la sua infanzia è in quel libro. Idea, testo e illustrazioni, sono firmate da lui.
Max, un bambino vestito da lupo, in un impeto di rabbia grida alla mamma: «Ti mangio!» e viene mandato a letto senza cena. Un po’ per ripicca un po’ per noia, fa crescere una foresta nella sua stanza, naviga fino all’isola dei mostri selvaggi, si autoproclama re, danza selvaggiamente con i mostri, gli viene nostalgia di casa e fa ritorno (dal libro, Spike Jonze ha tratto un bellissimo film, accentuandone il risvolto psicanalitico). Come in molti libri di questo autore, l’azione si svolge al crepuscolo, luogo del tempo squisitamente infantile, dove realtà e immaginazione possono darsi del tu. Una storia potente, che spaventa gli adulti e piace ai bambini. Pubblicato nel ’63, venderà negli anni successivi oltre venti milioni di copie in tutto il mondo.
C’è molto di europeo in Where the Wild Things Are: alcune illustrazioni sono ispirate ai disegni di William Blake per la Divina Commedia di Dante (mia casuale scoperta), altre, al Sogno di Costantino di Piero della Francesca; il ritmo galoppante delle immagini è un tributo all’illustratore inglese Randolph Caldecott, come Sendak stesso dichiarerà al discorso di accettazione della medaglia omonima.
Ma c’è anche molto di americano nel libro. La tipografia del titolo, ad esempio, è in completo e voluto disaccordo con la poeticità romantica dei disegni. Per il titolo, Sendak ha scelto un carattere della famiglia Interlock: lettere grasse, nere, kitsch, un tipo di carattere raramente usato nell’editoria ma spesso nella pubblicità e in televisione. Questa scelta riflette tutto l’affetto di Sendak per quei prodotti di bassa gamma destinati alla società di massa che, negli stessi anni, Andy Wharol stava trasformando in arte. Come dichiarerà spesso, riferendosi ai fumetti, alle pubblicità, ai film di bassa categoria: “Queste “schifezze” (crappy) hanno nutrito la mia infanzia. Le adoro!”.
È divertente scoprire come la tipografia del libro sia stata adattata alle diverse edizioni in giro per il mondo; dà una misura di quanto il lato Pop di Sendak sia stato spesso frainteso.
L’editore d’avanguardia Robert Delpire, per la prima edizione francese (1967), lo sostituisce con un carattere non meno atipico e Pop.

Ma l’école de loisirs, editore più classico, acquista i diritti da Delpire nel ’73 e per il titolo sceglie caratteri moderni, caratterizzati da grazie sottili e perpendicolari alle aste verticali, scavate per lasciare il corpo leggero come filari di vite. Con una tipografia così romantica il libro ritorna ad essere completamente europeo, quasi vittoriano, forse a scapito dell’ironia con cui è stato concepito (ringrazio Loïc Boyer per il prestito di questa analisi tipografica, oltre al riferimento della pubblicità Jell-O (2)).


In Italia è Rosellina Archinto (una delle più grandi e coraggiose editrici per bambini) a pubblicare, nel 1981, Where the Wild Things Are (Nel paese dei mostri selvaggi, Emme edizioni), riprendendo sì i caratteri utilizzati dall’editore francese, ma riempiendo di nero il vuoto.

Il libro, passato a Babalibri senza modifiche, è di recente uscito per Adelphi, che ha acquistato in blocco i diritti di tutta l’opera di Sendak: Nel paese dei mostri selvaggi («i cavoli a merenda», pp. 44, euro 18,00).
Adelphi ha compiuto un’operazione filologica restituendo al libro l’elegante sovraccoperta, il lettering originale, un accurato studio cromatico delle immagini e una nuova traduzione (Lisa Topi).
Alcuni lettori, cresciuti con l’edizione Emme-Babalibri, si sono sorpresi di non ritrovare in libreria lo stesso identico libro. Ma, come ripeteva spesso Sendak, noi siamo vecchi, i bambini sono nuovi. Nelle loro mani il libro non avrà nessuna storia, se non quella di Max, il re dei mostri selvaggi.
Anna Castagnoli

Qualche fotografia della conferenza che abbiamo tenuto alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna: da sinistra a destra: Francesca Archinto, editrice Babalibri, Anna Castagnoli, Giovanni Nucci, autore e moderatore dell’incontro, Lisa Topi, traduttrice della nuova edizione del libro, Matteo Codignola, editor e traduttore di Adelphi.

Note:
1) Un apprfondimento di Giovanna Zoboli sulla coppia Krauss-Sendak lo trovate su Doppio Zero: Deporre un uovo all’ora di cena.
Una precisazione: Ursula Nordstrom aveva immaginato di dare a Sendak un’altra partner artistica: Margaret Wise Brown, altro genio della letteratura per l’infanzia, ma questa autrice morì prematuramente proprio all’inizio della loro collaborazione; solo successivamente la Nordstrom presentò Sendak a Ruth Krauss (Fonte: Leonard Marcus, Max et les Maximonstres. Réception et influence des œuvres de Maurice Sendak en France et en Europe, BnF, 2014).

(1) L’analisi tipografica e i riferimenti alle fonti pop di Sendak sono contenuti nell’articolo del grafico Loïc Boyer: Contes de Grimm et culture pop ! Ou Maurice Sendak Montre toujours autre chose, in «Max et les Maximonstres à 50 ans», Bnf 2014

Per approfondire, in inglese:
Maurice Sendak, Caldecott and Co. Notes on books and pictures, Reinhardt Books, 1988 (Fuori catalogo)
Selma G. Lanes, The art of Maurice Sendak, Abrams, 2013
Leonard Marcus, Maurice Sendak: A Celebration of the Artist and His Work, Harry N Abrams Inc, 2013
In francese:
Gli atti del convegno Max et les Maximonstres. Réception et influence des œuvres de Maurice Sendak en France et en Europe, BnF, 2014
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In Italia Crockett Johnson è pubblicato da Orecchio Acerbo (Spiaggia magica)

Nel paese dei mostri selvaggi
Maurice Sendak
Un classico della letteratura per bambini
15,30
The Art of Maurice Sendak
Selma Lanes
Uno studio critico e biografico
31,55

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