Il plagio, parte I

20 ottobre, 2009

Il sottile confine tra ispirazione e plagio non smette di divertire e animare dibattiti nel mondo dell’illustrazione. Quanti di noi non hanno pronunciato almeno una volta, con gusto, le pungenti parole: “Sì, è bravo, ma copia troppo x…”.
Quest’estate nuovi casi hanno animato la scena, (leggi il dibattito ospitato dal forum delle Figuredeilibri), quello clamoroso denunciato dal blog Books By Its Cover, dove un’illustratrice inglese ha vinto un importante premio copiando il lavoro di un’altra (leggi il post), e quello più sfumato di Valerio Vidali, che ha pubblicato sul suo blog un leone troppo simile a quello di Beatrice Alemagna, la quale ha risposto sul suo blog in modo deciso, denunciando il plagio. Dai disegni  che qualche anno fa hanno riscosso il primo premio ad un concorso italiano perché la giuria era convinta che fossero di Anna Laura Cantone, al famoso reiterare di “copie troppo esplicite” dell’illustratore François Roca, il plagio è una di quelle buche da gioco dell’Oca in cui è sempre difficile non inciampare.

Roca
a sinistra, François Roca, Contes du granier, Ed Seuil 2002, a destra John W. Waterhouse, Circe invidiosa, 1892 (vedi blog Cornelius).
Roca2
a sinistra, François Roca,  A l’autre bout de la terre, Flammarion 2006, a destra N.C. Wyeth, Columbus sights the new world (particolare) 1942 (vedi blog Cornelius).

Mi astengo qui dal riprendere la discussione sulle paure legate al plagio, già sviscerata nel forum, e vi propongo invece un tuffo nel passato alla scoperta del lungo cammino che l’idea del plagio ha fatto, libera e spensierata, prima di finire sul banco degli imputati.
E’ infatti solo a partire dal romanticismo, e dalla copernicana rivoluzione del concetto di “autore”, (che vede decadere l’idea di autore come umile copista della bellezza del creato, artigiano o interprete del divino presente nel modello, e prendere campo quella dell’arte come espressione di un sentire interno) che il plagio diventa reato.
Il “copiare” si connota allora come violazione, furto, di qualcosa che è sentito come interno alla persona, unico e irripetibile. Il 14 luglio 1866, per la prima volta, il diritto d’autore compare e viene difeso dal reato di plagio nel Codice Napoleonico, (la norma resterà quasi immutata fino ai nostri giorni), e il copyright viene esteso fino a 50 anni dopo la morte dell’autore.
Sarebbe errato dire che il plagio, prima del Codice Napoleonico, non era considerato reato, ma bisogna calarsi nel diverso sentimento della “copia” che poteva avere un autore nei secoli passati, per capire fino in fondo il valore che l’opinione pubblica dava ai casi di plagio.

LA COPIA come FOTOCOPIA

Intanto non c’era la fotografia. Un committente poteva richiedere ad un artista una nuova copia di un suo quadro, e il quadro veniva rifatto, uguale identico a quello prcedente (o quasi). Oppure capitava che la riproduzione di un quadro di successo fosse affidata a bravi artigiani, solo per averne un nuovo esemplare. Qualsiasi maestro aveva a bottega studenti che copiavano pedissequamente le sue opere per anni, e poteva capitare che i primi quadri di un artista fossero delle copie del maestro da cui era stato a bottega, solo leggermente variate.
Le opere greche erano di continuo copiate, e considerate un patrimonio di libero accesso, da imitare con più destrezza possibile, spesso omettendo che la scultura riprodotta era una copia. La storia dell’arte pullula di opere gemelle di difficile attribuzione.
Inoltre un quadro o una miniatura erano quasi sempre opere collettive, a cui (a volte) l’artista incaricato poneva poi la sua firma con gli ultimi ritocchi, (quando non sopravviveva solo il nome della scuola di provenienza dell’opera).

Leonardo_Louvre
La vergine delle rocce di Lonardo Da Vinci, prima versione, dipinta tra il 1483 e il 1486, Museo del Louvre
Leonardo_Londra
La seconda versione della Vergine delle Rocce di Leonardo, 1503-1506, oggi alla National Gallery di Londra (non sono riuscita a trovare una riproduzione della terza, detta “versione Cheramy”, di attribuzione incerta, oggi in collezione privata).

L’ARTE come MODELLO

L’età ellenistica fu per secoli modello da riprodurre e imitare, poi lo fu il rinascimento per gli artisti dei secoli successivi. Raffaello come Leonardo, insieme ad altri grandi pittori, furono copiati per secoli. Ma non erano solo i secoli passati ad essere presi come modello, pittori contemporanei potevano essere imitati con somiglianze che oggi farebbero gridare allo scandalo, mentre allora venivano percepite come variazioni sul tema. Come avveniva nella musica e nella letteratura (in particolar modo nella poesia), un autore poteva prendere a prestito modelli già esistenti come basi per nuove variazioni, o inglobare intere parti di un’opera precedente.

Botticelli
Sandro Botticelli, Madonna con bambino e angelo, 1463 – 1466 c
Lippina
Madonna con bambino e angeli, Filippo Lippi, 1465

La copia era dunque il perno intorno a cui l’arte andava evolvendosi. Se casi giuridici di accusa di plagio esistevano (nel 1512 Dürer trascinò in tribunale Girolamo Francoforte e Marcantonio Raimondi con l’accusa di furto del suo monogramma), terminavano sempre con un bonario ammonimento all’usurpatore, che spesso finiva per godere di grande fama per essere riuscito a riprodurre così fedelmente l’opera di un grande maestro. Ciò nonostante (escludendo le copie identiche di quadri usate come fotocopia/riproduzione) anche nel passato bisognava che l’artista copiatore sapesse apportare all’opera qualcosa di nuovo. John Milton scriveva agli inizi del 1600 :

“Un prestito, se non viene migliorato da colui che prende in prestito, tra buoni autori è ritenuto plagiare”.


Tiziano
Tiziano, Venere di Urbino, 1538
goya_maja_desnuda
Goya, Maya desnuda,1800
Edouard_Manet
Manet, Olympia, 1863
PicassoPicasso, Nu couché, 1967


Segue…

39 Risposte per “Il plagio, parte I”

  1. 1 Miguel
    20 ottobre, 2009 at 8:59

    delicatissimo soggetto , lascio un link:
    http://youthoughtwewouldntnotice.com/blog3/?cat=8

  2. 2 Michela
    20 ottobre, 2009 at 10:10

    Ciao Anna…mi piacerebbe sapere qualcosa di più sul plagio (evidentissimo, mi lascia piena di interrogativi… !!) relativo ad Anna Laura Cantone. Qual’è la tua opinione in proposito ?

  3. 3 Anna B.
    20 ottobre, 2009 at 11:44

    Difficile stabilire quando un’opera sia un plagio e quando sia semplicemente ispirata…

    Penso al post che ho pubblicato appena ieri (http://annabernasconi.blogspot.com/) dichiarando d’essermi ispirata ad una foto d’altri e dispiacendomi di non riuscire a risalire alla fonte.
    Penso se avessi trovato il mio schizzo tra qualche anno e non ricordando d’averlo copiato ne avessi tratto un’illustrazione, convinta di partire da una mia vecchia idea originale.
    Potrei essere accusata? D’accordo: sarebbe una mia disattenzione, quindi un mio errore, ma gli attacchi infervorati non sarebbero ingiusti?

    E’ solo un piccolo esempio, chissà quante altre situazioni che sembrano spudorati “copia e incolla” in realtà non lo sono!

    E’ corretto far notare e chiedere spiegazioni, capisco anche che ci si possa infervorare ma poi, se una spiegazione arriva, ci si dovrebbe fidare e passare oltre.

    Inoltre è una catena che rischia di diventare inesauribile: A si è ispirato a B che si è ispirato a C che si è ispirato a D… Può essere che A non sia così uguale a B, ma nella sua rielaborazione sia diventato “troppo” simile a D che però non aveva mai visto!

    Altra esperienza: anni fa ho fatto una serie di quadri che elaboravano una particolare forma, per me con un certo significato.
    Poco tempo dopo ho visto dei quadri di un pittore conosciuto riprodurre qualcosa di molto simile: di sicuro non aveva mai visto i miei quadri e nemmeno io i suoi.
    Nel caso di discussione, chi avrebbe creduto a me povera sconosciuta, a parte i miei amici?

    Penso sia un tema troppo complicato per fare accuse, a meno che qualcuno spacci per propria l’opera di altri.
    Ma se si ha avuto la pazienza di mettersi a rifarla, con la propria manualità, ricontestualizzandola nel proprio mondo, vale la pena di prendersela troppo?
    Certo è anche questione di sensibilità personale… e certo è sempre meglio, quando l’opera è un tributo, citare la fonte, anche perché altrimenti che tributo è?

    Una situazione che invece mi ha proprio dato fastidio è stata durante un corso di “grafica e illustrazione”: ci proposero di partecipare ad un concorso e un alunno scelse di presentare un’illustrazione perfettamente copiata da una cartolina illustrata. Ho fatto notare al prof e al compagno che non mi sembrava corretto e inoltre che il ragazzo rischiava come minimo una seria figuraccia.
    La risposta del prof è stata tipo: “In teoria hai ragione ma tanto di sicuro non selezionano proprio lui e poi figurati cosa frega all’illustratore famoso se un ragazzino gli copia un’opera per partecipare ad un concorso!”
    Passino le citazioni dichiarate o involontarie ma insegnare a fregarsene così è veramente sbagliato…

    Scusa la quantità di parole ma volevo proprio dirle tutte!

    Ciao

  4. 4 Suelen
    20 ottobre, 2009 at 14:00

    mi piacerebbe vedere lo sfumato plagio del leone dell’ Alemagna.
    Quando lessi i commenti mi sembrò un caso grave di plagio.
    Ma non potendo vedere il leone di Vidali non mi sono fatto un’idea a riguardo, e le accuse a lui rivolte sembravano fatte da delle isteriche.
    Voglio fare luce a proposito, dove posso vedere affiancate le due versioni?

  5. 5 Anna Castagnoli
    20 ottobre, 2009 at 14:17

    Per Sulen:
    Il leone di Vidali lo trovi sul suo blog, nel post del 19 luglio. Quello di Beatrice ora lo puoi vedere sul suo libro: Un leone a Parigi, appena uscito in Italia con la casa editrice Donzelli.
    Si assomigliano davvero un po’ troppo, ma sono arrivata alla conclusione che il leone di Valerio sia un caso di CRIPTOMNESIA (parola bellissima che ho imparato ieri).

    per Michela: non ho un’opinione. L’illustratrice che ha copiato così tanto la Cantone non avrà fatto molta strada dopo il concorso, e la giuria ha fatto una figura un po’ barbina (ma non ho visto i disegni in questione, forse erano molto molto simili e avrebbero confuso chiunque?).

    Per Anna B:
    Quello che dici è vero, ma solo per i casi dubbi, quando il plagio c’è, è voluto, consapevole, etc, è così evidente che non lascia spazio ai dubbi, e in tal caso è equiparabile a un furto.

  6. 6 Stefano
    20 ottobre, 2009 at 17:38

    Cara Anna, vorrei intervenire “in difesa” di Valerio Vidali. A prescindere dalla stima professionale che nutro nei suoi confronti, devo dire che i due Leoni mi sembrano molto diversi tra loro, non tanto per tecnica, quanto per impatto comunicativo. Il leone di Valerio non è affatto un leone. Ritengo che sia profondamente diversa la carica emotiva attribuita ai personaggi da ciascun autore. Ho visto che Valerio ha già avuto modo di spiegare sul suo blog, tra l’altro, mi sembra, con grande onestà intellettuale. D’altro canto capisco come possa essersi sentita Beatrice Alemagna di fronte ad un soggetto ritenuto troppo simile ad uno di propria creazione. Mi metto nei suoi panni per cercare di immaginare eventuali somiglianze ma poi ricevo inevitabilmente vibrazioni ed atmosfere differenti e d’un tratto le analogie svaniscono. Concordo con te sul fatto che sia difficile non inciampare in certe buche. Credo infatti che quanto più si possa contare su delle basi culturali, in qualsiasi campo, tanto più si debba qualcosa a qualcuno in ciò che si fa. In ambito di arti visive e comunicazione, bisogna poi considerare l’innata predisposizione ad assorbire di chi in tale ambito opera, cui si somma quel mix di sensibilità e narcisismo che conferisce definitivamente alla nostra idea, che poi è anche memoria, il titolo di “opera originale”. In ultimo, non tralasciamo l’influenza, senz’altro positiva, dell’editore, in termini di inserimento dell’opera in un contesto di mercato.
    Preciso di non avere esperienze editoriali e quindi mi limito a esprimere, in merito alla questione “editore”, solo ed esclusivamente le impressioni ricevute da ciò che ho letto sul blog di Valerio.
    Ho omesso deliberatamente, in quanto non funzionale alla discussione, il più importante tra gli ingredienti. Lo tiro in ballo ora per ringraziarti dello splendido lavoro che fai dentro e fuori la “rete”(e quì strofino indice e pollice per aggiungere).
    Parlo naturalmente della passione.
    Con grande ammirazione e gratitudine.

    Stefano

  7. 7 Anna Castagnoli
    20 ottobre, 2009 at 18:01

    Grazie Stefano.
    Non vorrei che questo post venisse usato per riaccendere il dibattito su Valerio Vidali. E’ un caso che avrà sempre partigiani e accusatori e la discussione si è chiusa, secondo me, nel momento in cui Beatrice ha risposto e si sono chiariti.

    Io volevo invece avviare una riflessione su quei meccanismi che sembrano spontanei (il fastidio del plagio, la paura di spedire un manoscritto inedito agli editori, la paura di mettere un’immagine in internet, etc) ed invece sono lo specchio di un’epoca, di un costume, di un sentire sociale che non è spontaneo affatto.

  8. 8 wasp
    21 ottobre, 2009 at 8:52

    “the bad artist imitate, the great artists steal.”

    Pablo Picasso

  9. 9 Andrea
    21 ottobre, 2009 at 8:59

    Penso che le paure di essere derubati o plagiati siano sempre esistite nell’animo umano.
    Con l’avvento di internet quei timori si sono moltiplicati in maniera esponenziale in quanto la trasmissione di dati e informazioni si è velocizzata incredibilmente raggiungendo qualunque parte del mondo; inoltre, tutti possono accedere in questa immensa rete e così anche i più timidi e i più impreparati possono dire la loro.
    Personalmente ritengo che il plagio vada rivelato soltanto nel momento in cui il “furto” rimane “furto”. Solo nel caso in cui l'”oggetto” rubato non abbia subito alcuna rielaborazione formale o contenutistica permettendogli così di vivere di vita propria, si può parlare di plagio.
    Altrimenti si rischia di entrare in un “cul de sac”, come nel caso Alemagna/Vidali in cui i confini tra plagio e non plagio sono davvero sfumati e le interpretazioni soggettive prendono il sopravvento senza giungere mai a una conclusione definitiva.
    Quando Calvino scrisse la presentazione alla mostra di Tullio Pericoli, “Rubare a Klee”, definì l’amico “scassinatore”.
    In quella presentazione, sotto forma di dialogo, i due si confrontavano sul concetto di “furto” creativo stabilendo che l’artista è innanzitutto un ladro “per amore” che assume passionalmente e per affinità concetti d’altri. Ma poi, la “refurtiva” non rimane tale, va a completare un atto creativo in divenire, trasformandosi e arricchendo il repertorio stilistico del ladro-creativo.
    Da qui il detto (per altro già citato da Wasp):
    “Il cattivo pittore imita, il bravo ruba”.
    Un saluto
    Andrea

  10. 10 Anna Castagnoli
    21 ottobre, 2009 at 9:37

    Picasso diceva anche:
    “Il plagio è necessario”.

    Avete guardato il blog indicato da Miguel Tanco sui casi di plagio nel design? http://youthoughtwewouldntnotice.com/blog3/?cat=8
    Quelli sì sono furti!

  11. 11 Tchaji
    21 ottobre, 2009 at 10:06

    “Il cattivo pittore imita, il bravo ruba.”

    “l’artista è innanzitutto un ladro “per amore” che assume passionalmente e per affinità concetti d’altri.”

    “Il plagio è necessario”.

    Grazie a Wasp, ad Andrea e ad Anna. I loro commenti potrebbero essere di aiuto alle vittime del plagio, invitandole a considerare il fatto con filosofica scioltezza!

  12. 12 Anna Castagnoli
    21 ottobre, 2009 at 10:44

    Tchaji non esageriamo neanche dall’altra parte, però. Il plagio è assimilabile a un furto e materia di diritto penale. Le vittime hanno tutto il diritto di lamentarsi, soprattutto quando l’opera è inserita in un circuito commericale. In Germania per una condanna di plagio ti danno sei anni di reclusione.

  13. 13 Andrea
    21 ottobre, 2009 at 10:54

    Ci tengo a precisare che non c’era nessun intento “palliativo” nelle mie parole, semmai un tentativo di distinguere il plagio dal non-plagio. I casi segnalati da Tanco sono veri e propri plagi o per rimanere in tema, furti fini a sé stessi.

  14. 14 Marcella
    21 ottobre, 2009 at 11:29

    Il plagio, inteso come furto di immagine, quello denunciato dal sito indicato da Miguel, rischia di diventare un vero problema, in un futuro molto prossimo.
    Qualche anno fa il congresso degli Stati Uniti ha modificato la legge sui diritti di autore e sull’uso delle “opere orfane”.
    Le opere orfane sono quelle di cui non si riesca a stabilire chi sia l’autore,se non con uno sforzo ragionevole.
    La nuova legge, che elimina le formalità previste da quella precedente, unita al diffondersi su Internet di banche di immagini sempre più corpose, rischia di azzerare i diritti degli autori, specie di quelli meno “attrezzati”.
    In altre parole, non solo il furto di immagine è sempre più diffuso, ma c’è il rischio che a breve diventi anche perfettamente legale.
    Delicatissimo soggetto, dice Miguel.
    Concordo.
    Varrebbe la pena di sentire il parere di un esperto.

  15. 15 alicia
    21 ottobre, 2009 at 11:47

    Quando ho visto per la prima volta in iternet, immagini di Hansel e Gretel di Susanne Janssen, ci sono rimasta un po’ male; avevo immediatamente riconosciuto la fanciulla con le braccia attorcigliate, che l’autrice ha preso da un libro degli anni 80 di fotografia . Poi quando ho avuto l’opportunità di avere il libro della Janssen fra le mani, devo dire che l’ho trovato sorprendente, fossi l’autore di quella foto sarei contendo di sapere che la ha dato origine a delle immagini così forti; poi l’autrice spiega appunto di usare il collage e molte fotocopie. Non ho capito se giustifico la “copia” perché il risultato è molto bello o se , perché il risultato è diverso, certo è che se non mi fosse piaciuto sarebbe diventato un difetto.

  16. 16 wasp
    21 ottobre, 2009 at 12:36

    Penso che la citazione di Picasso, non vuole nè giustificare il plagio, nè rendere fieri i plagiati, ma far capire che l’arte, e l’arte degli altri artisti non ci deve lasciare indifferente.

    Chi imita pero, stili, impostazioni, o addirittura copia paro paro facendo sue immagini che non lo sono non puo essere un vero artista. Un vero artista le immagini ce le ha dentro, interiorizza quello che ha visto e lo rielabora. Inevitabilmente ruba sensazioni ed idee, ma è solo cosi che si puo veramente creare un opera d’arte. Raccontare le stesse cose in modo diverso, iniziando o continuando un discorso iniziato da altri.

    Penso che ognuno di noi prima di cominciare un lavoro faccia una bella ricerca d’immagini e sensazioni per capire, o mettere a fuoco l’atmosfera che si vuole far prendere ad un lavoro. Guardarsi in giro è lecito, usare immagini di altri e farle passare per proprie è come rubare, fai tua una cosa che non lo è, e non solo non ti fa crescere come artista, ma essendo qualcosa di non tuo avrà molta meno forza dell’originale.

    Quindi penso che trattare questo furto come tutti gli altri sia una cosa giusta.

  17. 17 alicia
    21 ottobre, 2009 at 15:58

    Se è un furto sono d’accordo anche io, il problema è decidere QUANDO lo è.E’ sufficiente che l’immagine venga messa in un contesto diverso o anche solo ritoccata per non essere più un furto? Se passa una legge del genere, non oso immaginare quante denuncie!…sarà meglio non buttare via alcun bozzetto.

    Prima facevo riferimento alla foto di Emmet Gowin. del ‘69
    http://hellsinki.iespana.es/retratos/gowin_twist.jpg

  18. 18 plumers
    21 ottobre, 2009 at 17:31

    Lo sospettavo.
    La questione del plagio solleva molta emotività.
    Giusto per non sbagliare e sollevare involontariamente dei vespai, prendiamo per esempio due settori completamente diversi:
    Musica pop – secondo Michele Bova, giornalista musicale, autore di “Anche Mozart copiava”, nel 2004 erano in atto 3000 cause penali per plagio musicale. Vale la pena notare che, a memoria d’uomo, si registra un solo caso in Italia di causa risoltasi con sentenza definitiva favorevole al denunciante (dopo 14 anni).
    Pubblicazioni scientifiche accademiche – nonostante gli investimenti in sistemi di controllo (il plagio, qui è molto importante perché le pubblicazioni originali fanno “punteggio” mentre quelle compilative no) di università come Carnegie Mellon, e lo sviluppo di sistemi software sofisticatissimi per l’analisi comparativa delle stringhe del testo, secondo un articolo pubblicato su “Nature” l’unico modo per documentare il plagio è ottenere una confessione. In ambito accademico, però, vale il danno reputazionale: se sei accusato di plagio, è meglio che confessi, a meno di poter dimostrare il contrario.
    L’ideale per tutelarsi sarebbe, quindi, agire sulla leva reputazionale.
    Ma per questo ci vorrebbe il concorso degli editori. Alcuni di loro, però, sembrano purtroppo insensibili al tema e si mascherano dietro alla clausola liberatoria (di solito la seconda del contratto di edizione): il plagio è un problema dell’autore, non dell’editore. Salvo poi comportarsi con poco scrupolo di fronte a copie manifeste o “ispirazioni” un po’ eccessive.
    Peraltro, mi meraviglia tutto questo can can sulla proprietà intellettuale. Va bene che io appartengo a un’altra epoca, nella quale i computer funzionavano con le schede perforate e per farli partire ci volevano quattro specialisti, ma dai giovani cresciuti nell’era del PC, di Internet, del copyleft e delle licenze Creative Common mi sarei aspettato un atteggiamento più innovativo.

    Parte seconda: lo strano caso del signor Roca
    Nella nota biografica pubblicata in “Le pompier de Lilliputia” (Albin Michel), leggo: Héritier des peintres qu’il aime et admire, il leur rend hommage dans ses album; il le cite par clin d’oeil ou des transpositions qui permettent des ponts entre artistes à travers le temps.” La prima immagine del libro è una evidente citazione di Seurat, con un solo, piccolo intruso.
    Si obietterà che questo libro è del 2009, quindi posteriore alle accuse, ma le stesse cose sono state dette da Roca in tempi non sospetti, in interviste varie.
    La storia vuole che il presunto plagio sia stato smascherato da un ex compagno di liceo di Roca. La domanda che mi viene spontanea è: non è che gli aveva rubato la morosa?

    Scusate la prolissità. Ma temo che ci abbiate fatto l’abitudine.

  19. 19 alicia
    21 ottobre, 2009 at 18:08

    ….salvo rari casi, trovo discutibile oggi il plagiato per una somiglianza di stile, oppure non ho l’occhio così fine. Un artista non perde la sua “firma” evolvendo il suo lavoro, oggi più che mai è necessario.

  20. 20 marcella
    21 ottobre, 2009 at 23:10

    Internet è uno strumento importantissimo di informazione, di promozione e ci ha aperto le porte del mondo.
    Non lo nego.
    Come potrei? Io vivo su internet.
    Però su alcuni aspetti conviene riflettere.
    Faccio un esempio.
    Io posso scaricare un disegno dal sito http://www.camillerosegarcia.com di Camille Garcia e farmela tatuare sul sedere.
    Non solo Camille non se ne avrà a male, ma ne sarà addirittura entusiasta.
    (Dice che le piacerebbe vedere la foto del tatuaggio e a quel punto mi sa che l’entusismo le passerebbe)
    Questo non mi autorizza a scaricare una delle sue immagini, a farla stampare su una linea di lingerie o sulla copertina di un romanzo.
    Sono sicura che Camille la prenderebbe malissimo.
    Una ventina di anni fa, in epoca da schede perforate, ad una mia amica che era allora una giovane illustratrice emergente, capitò di vedere una sua immagine sulla copertina di un libro.
    Si trattava del romanzo di un premio Nobel, edita da una delle più grandi case editrici italiane e il nome della mia amica era citato in quarta.
    Peccato che lei non ne avesse autorizzato l’uso, e non avesse ricevuto alcun compenso.
    Interrogata, la redazione rispose senza alcun imbarazzo che si trattava della prassi.
    L’intera collana aveva in copertina immagini ottenute in quel modo.
    L’editore pagò il prezzo corrente di una copertina e tutto finì li.
    Ciascuno sapeva che una causa per furto di immagine sarebbe stata interminabile, frustrante e in definitiva fuori questione.
    In America le cose sarebbero andate in modo molto diverso.
    La nuova legge approvata dal Congresso degli Stati Uniti rende questo tipo di predazione un pò più semplice.
    Dovremmo esserne contenti, in nome della libertà della rete?
    Credo di no, e come me la pensa un illustratore come Brad Holland che sull’argomento ha condotto una vera e propria battaglia.
    La sua opinione, espressa dalla sua viva voce in MP3 scaricabile la trovate qui:
    http://www.sellyourtvconceptnow.com/orphan.html
    Potenza del web!

  21. 21 Mirella
    22 ottobre, 2009 at 6:51

    ….quando un illustratore fa un collage a mano.. cioè ritaglia qua e là pezzi di foto, pezzi di carta stampata….imposta l’immagine e quasi sempre non inventa più di tanto….
    (una donna nuda sdraiata… è sempre una donna nuda sdraiata, magari la giri un po’ più a destra o un po’ più a sinistra, cambi il lenzuolo.. nel senso del panneggio…cambi i colori..) Un altro illustratore fa un collage digitale e ritaglia qua e là dalla rete delle foto, pezzi di carta da foto di cataloghi in rete, imposta l’immagine senza inventare più di tanto…. fanno cose diverse l’uno dall’altro?
    E’ plagio? e plagio di cosa?
    …..forse non capisco cosa voglia dire plagio…
    Sono una somara.

  22. 22 giovanna
    22 ottobre, 2009 at 7:56

    Marcella, quello che tu descrivi non è un caso di plagio, ma di appropriazione indebita di lavoro altrui. Un vero e proprio furto.
    La rete rende il problema della proprietà intellettuale ancora più complesso, per quanto riguarda la paternità, l’origine di un’immagine. Questo perché la rapidità e la quantità di immagini che la rete mette in circolazione favorisce lo scambio, la conoscenza e il riuso fra artisti e creativi in misura prima impensabile. Ma quello di cui tu scrivi è un furto attuato in tutta consapevolezza: prendo un’immagine e la pubblico senza riconoscerne i diritti a chi l’ha creata. Non si tratta di un’immagine riutilizzata da un’artista nel corso del suo processo creativo. Mi sembra che siano due ordini di problemi diversi. Riguardano la proprietà intellettuale, entrambi ma il plagio è, evidentemente, tutt’altra cosa.

  23. 23 giovanna
    22 ottobre, 2009 at 8:41

    Cara Anna, scusa, ancora una cosa: credo che il tuo post sia veramente importante, perché serve a fare chiarezza certamente sul problema della proprietà delle immagini, ma anche su quello che vi sta sotto e di cui il primo non è che una diretta conseguenza: che cos’è un’opera d’arte. Per rispondere a entrambe le domande non possiamo non guardare alla storia delle immagini e della loro produzione: che si tratti di illustrazioni, affreschi, tele, fotografie, cartoni animati eccetera. Esattamente quel che tu stai facendo. Questo del plagio è uno di quei casi che, fra l’altro, rende manifesta la necessità della cultura, come sistema di riferimenti di cui non possiamo fare a meno, in nessun modo, per orientarci nel presente. Oggi circola in sottofondo questa idea che la cultura sia un passatempo per fasce di popolazione privilegiate, ove “privilegiate” confina con l’accezione derisoria di “nullafacenti”. E questa oltre a essere una colossale impostura è un idea pericolosa, quanto pericolosa se ne accorgeranno i più giovani che ne subiranno le dirette conseguenze, dovendo istruirsi in un paese che all’educazione e alla cultura attribuisce poco significato o un significato colpevolmente vago e confuso. In questo senso il tuo lavoro è prezioso: quanto lo sia, lo si capisce dalla qualità degli interventi e dal livello della discussione. Credo sia stata tu a imprimere questo stile e a farci comprendere il modo in cui possiamo partecipare alla discussione.
    Vorrei anche parlare di un libro findamentale sul tema, ma rimando a più tardi perché ora devo correre alla posta! (delizia e croce del piccolo editore…)

  24. 24 plumers
    22 ottobre, 2009 at 9:02

    Gentile signora Marcella,
    la confusione regna sovrana.
    Forse è meglio ripartire da zero.
    Una cosa è il plagio, che è una forma dolosa del naturale strumento del copiare: prendo l’opera di un altro e la copio; l’intento con cui lo faccio e la sussistenza di un danno per il copiato determinano il dolo, quindi la fattispecie giuridica del reato di plagio.
    Altra è l’utilizzo fraudolento di immagini: prendo l’immagine prodotta da qualcuno e la utilizzo senza chiedergliene autorizzazione e senza offrire un giusto compenso.
    Terza cosa è la composizione dei due eventi: prendo un’immagine di un altro, la modifico leggermente e la utilizzo, spacciandola per mia.
    Possiamo parlare di plagio solo nel primo caso.
    Qui mi sembrerebbe interessante domandarsi, come fa Mirella qui sopra, dove passi il confine fra copia (legittima), la citazione (ambigua), la rielaborazione (ambigua) e plagio (illegittimo).
    Non sono un magistrato, ma penso che i parametri per giudicare se un prodotto artistico è plagio siano, per l’appunto, l’intenzionalità e il danno. L’intenzionalità è difficile da documentare giuridicamente: per questo, per individuare con certezza un plagio sarebbe necessaria una confessione (e credo sia per questa ragione che la quasi totalità delle cause per plagio non si conclude con una sentenza favorevole al denunciante). Il danno è più facilmente dimostrabile, e credo serva a dirimere molte questioni. La domanda è: nel fare quello che ho fatto, ho provocato un danno? Cioè, ho sottratto opportunità di reddito o prestigio al presunto plagiato?
    Facciamo un bell’esempio che scateni un putiferio.
    Immaginiamo di essere il giudice chiamato a dirimere la questione “Alemagna vs. Vidali”
    Visto che non possiamo valutare le intenzioni di Vidali, salvo ottenere una piena confessione di colpevolezza, che in generale (non nella fattispecie) è assai più convincente di una protesta di innocenza, e dato che una valutazione estetica oggettiva è destinata a sortire risultati diversi a seconda del perito incaricato (due di parte e uno di nomina del giudice), ci resta solo da capire se Valerio Vidali abbia sottratto opportunità di reddito o prestigio a Beatrice Alemagna, producendo la sua copertina. Cioè se, abbia tratto un indebito vantaggio dall’ispirarsi al prodotto altrui.
    Supponiamo (ma non concediamo) che danno ci sia stato. Il problema dell’accertamento dell’intenzionalità resta: se c’è, c’è dolo, quindi reato: se non c’è, c’è solo colpa e resta da decidere se il danno involontariamente cagionato meriti qualche risarcimento.
    La materia è spinosa. Io, francamente, non saprei come fare.
    E voi?

    Quanto alla sua amica illustratrice allora emergente, si è domandata per quale ragione abbia accettato la transazione proposta dall’editore? Immagino (pur non conoscendola) che la presenza del suo nome in quarta copertina, riconoscendole la maternità dell’opera, abbia tolto l’elemento “danno di prestigio” lasciando solo quello del “danno economico”. Da una causa non avrebbe tratto altro beneficio diretto. Vorrei dilungarmi su questa questione, e su quella dei tatuaggi (convinto che al giubilo della signora Garcia corrisponderebbe ben altra reazione di un artista del tatuaggio, e non per questioni triviali), ma sono già stato abbastanza noioso così

    Per quanto riguarda la questione di Internet, ribadisco il mio stupore. Anche se il mio primo personal computer, un Apple II, l’ho avuto nel 1982 (e già allora le schede perforate erano un ricordo), non appartengo all’epoca della rete e non riesco a capire come sia possibile diventare ricchi mettendo a disposizione degli altri un servizio gratuito come Google o Facebook.
    Immagino che opportunità analoghe a quelle dei search engine e dei social network esistano anche per le produzioni artistiche in genere. Ma per sfruttare questo genere di opportunità serve una rivoluzione copernicana del concetto di proprietà intellettuale o, quanto meno, una certa liberalità nella sua interpretazione per quanto riguarda il proprio lavoro. A questo fine sono nati i movimenti del copyleft e i Creative Commons. Qualcuno ha esperienze o opinioni in proposito?

  25. 25 Marcella
    22 ottobre, 2009 at 9:59

    Cari Plumers e Giovanna, sono d’accordo con entrambi.
    Mi rendo conto che siano due piani diversi, quello del furto e quello del plagio, anche se i confini non sono sempre nettissimi.
    Io mi riferivo alle immagini presentate sul sito indicato da Miguel.
    Non volevo togliere spazio ad una analisi che mi sembra impostata da Anna in modo eccellente, come sempre.
    Solo far presente che esiste anche questo problema.
    E non è piccolo.
    Se una casa editrice di primo piano mostra una così evidente mancanza di rispetto per la professionalità altrui, non pensate che questo alla lunga abbia una sua influenza sul lavoro degi illustratori, nel suo complesso?

  26. 26 alicia
    22 ottobre, 2009 at 10:14

    non sono ben informata ma conosco
    “liberius”che è uno dei movimenti copyleft

    http://liberius.org/

  27. 27 Anna Castagnoli
    22 ottobre, 2009 at 11:49

    Io conosco Creative Commons, e ne volevo parlare alla fine di questi post, se mai ci arriverò…

  28. 28 francesca
    22 ottobre, 2009 at 12:18

    Ciao a tutti,
    lascio il mio parere sulla questione, anche se non è altro che la mia esperienza di aspirante illustratrice, per cui tutto opinabile.
    trovo che i primi passi che un disegnatore compie è nel campo dell’ imitazione, se non nel vero e proprio plagio! amiamo tanto un atmosfera suggeritaci da un illustratore, la sentiamo così nostra che la vogliamo replicare! e il modo più veloce è copiare. sai le volte che mi sono sentita dire “troppo uguale alla Feuchtenberger”! e quanto mi arrabbiavo! ma ancora non avevo capito nulla. ovviamente si trattava ancora di “palestra”, frequentavo i miei primi corsi di disegno e oggi come oggi sono contenta che quelle prime illustrazioni siano solo nel mio cassetto, non in giro per il web o peggio pubblicate!sai che figura! poi con gli studi ho conosciuto altri illustratori, pittori, fumettisti o semplicemente compagni di corso (a cui va tutta la mia stima)…e tutto ha finito per contaminarsi. inoltre un saggio professore (Faeti scusate se è poco) mi ha fatto riflettere sulla necessità di indagare/conoscere il proprio immaginario. risultato finale? per fortuna la mia fissa per i lavori di Anke è stata più che diluita e impastata con le tante altre piccole informazioni che mi arrivavano. il segreto finale è stato poi quello di esercitarmi sulla manualità. il disegno è come la scrittura: ognuno ha la sua mano, e te ne accorgi soprattutto con le copie dal vero dove smetti di rifarti ai tuoi “Maestri” e sei semplicemente te stesso.
    poi è ovvio che un attento osservatore può ancora (e penso sarà così per sempre) capire benissimo cosa mi piace, quale libro tengo a mo’ di coperta di linus sul tavolo da disegno ma cerco il più possibile di ricordarmi che il mio lavoro di illustratrice deve essere un mio parere riguardo alla storia che sto per illustrare, non un annuire al parere di un altro illustratore.
    se uno copia fa un torto a se stesso dichiarando di non essere in grado di fare nulla di buono, nonchè un grave torto verso il proprio “Maestro”.

  29. 29 francesca
    22 ottobre, 2009 at 12:45

    tra l’altro…finalmente un blog che non è un ennesimo diario autobiografico on line!
    grazie anna!

  30. 30 Stefa
    24 ottobre, 2009 at 17:28

    forse sono paranoica ma credo di aver trovato un esempio di plagio bello e buono nei confronti di Mark Rayden:
    plagio->
    http://cipher0x.deviantart.com/art/SECRET-3-57319042
    originale->
    http://www.markryden.com/paintings/index.html

    all’inizio era un argomento che mi faceva infuriare ora mi fa più che altro tristezza..è come combattere contro i mulini a vento, ma è un bene che se ne parli!

  31. 31 Stefa
    24 ottobre, 2009 at 17:32

    scusate.. il dipinto di Ryden è quello ovale con la cornice nera nella galleria “blood”.

  32. 32 plumers
    24 ottobre, 2009 at 18:14

    Leggo nel sito segnalato:
    “ONE OF A SERIES OF “RYDENESQUE” inspired paintings ” quindi l’ispirazione è esplicita.
    Magari non è una cosa di buon gusto, ma non credo che si possa parlare di plagio, mancando il dolo.

  33. 33 mahjong
    10 febbraio, 2011 at 3:58

    An interesting dialogue is worth comment. I believe that you need to write more on this subject, it might not be a taboo topic but generally persons are not enough to speak on such topics. To the next. Cheers

  34. 34 Anna Castagnoli
    10 febbraio, 2011 at 8:34

    Thank you Mahjong.
    Have you seen that there are 2 topics more about this subject?
    Best regards
    Anna

    http://www.lefiguredeilibri.com/2009/10/22/il-plagio-parte-ii/
    http://www.lefiguredeilibri.com/2009/10/30/il-plagio-parte-iii/

  35. 35 Eleonora
    13 ottobre, 2011 at 20:58

    Mi scuso se arrivo con l‘ ultimo treno, ma ho da poco scoperto questo interessantissimo blog. Innanzitutto credo, ed eventualmente mi scuso se è già stato detto, che con internet il rischio di plagio è aumentato esponenzialmente ma parallelamente è aumentato anche il ‘‘controllo‘‘: un caso di plagio è più facilmente detectabile in ogni angolo del pianeta rispetto a 10 anni fa.
    Sul tema una splendida lezione ci viene da Maurizio Cattelan che con la sua ‘‘Permanent food,,. ha reso il plagio un‘ opera d‘ arte in sé (e, come sempre, l‘ ha fatta realizzare ad altri :-)) dimostrando , tra l‘ altro, quanto una buona idea e una buona opera abbiano un valore pressoché nullo rispetto ad un buon posizionamento nei circuiti ufficiali dell‘ arte.

  36. 36 Anna Castagnoli
    14 ottobre, 2011 at 0:50

    Grazie Eleonora per il tuo interessante contributo, e benvenuta. Solo non sono d’accordo sul fatto che
    “una buona idea e una buona opera abbiano un valore pressoché nullo rispetto ad un buon posizionamento nei circuiti ufficiali dell‘ arte.”E’ vero. Però il posizionamento nei circuiti ufficiali, passa di moda in fretta, una buona opera, no. O no?

  37. 37 Eleonora
    28 ottobre, 2011 at 20:50

    Grazie della gentile risposta.
    Essendo soltanto una fruitrice passiva dell‘ illustrazione, non so se gli schemi dell‘ arte diciamo ufficiale-non-accessoria siano applicabili a questo mondo.
    Immagino di si vista la prevedibilità degli uomini e degli artisti :-)
    Credo che un posizionamento nei circuiti dell‘ arte ufficiali non passi di moda in fretta se ben gestito (altro talento ‘‘extra‘‘ rispetto all‘ 800-900 richiesto all‘ artista contemporaneo), passano di moda i boom mediatici, i fenomeni che di solito riguardano o le vendite pluri-milionarie alla Damien Hirst o quell‘ arte promossa con trovate scandalistiche che si definisce da sola (per esempio l‘ ultima trovata del parto in galleria con relativa polemica). Per quanto riguarda la ‘‘buona opera‘‘ personalmente ho una visione meno romantica: credo che davvero nel mondo (grazie a internet) circolino moltissime opere molto valide, magari prodotte da studenti giovanissimi, hobbisti che si aprono un blog o da professionisti in tutt‘ altro campo che si dedicano alla pittura digitale la domenica, non è davvero difficile fare un buon lavoro, al contrario è molto più semplice e comune di quanto si pensi. Il difficile è farlo in modo professionale e viverci serenamente.

  38. 38 imposinna
    11 settembre, 2014 at 3:04

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