Nostalgia per un futuro mai stato: Bruce McCall

“La “tecnoarcheologia” consiste nello scavare a ritroso per ritrovare miracoli passati che non sono mai successi, normalmente per dei buoni motivi.”

Ho scovato su Ted una bellissima conferenza di Bruce McCall.
McCall è un curioso illustratore canadese che per decenni ha riempito riviste e copertine delle più grandi testate americane con illustrazioni a tempera rappresentanti macchine fantastiche volanti, dirigibili e scenari futuristici. Il suo lavoro, che lui definisce di tecnoarcheologia, è quello di scavare nel passato per trovare futuri che non sono mai accaduti.
Se non capite bene l’inglese trovate la conferenza sottotitolata in italiano su Ted: qui

Cito alcune parti della trascrizione in italiano della conferenza:

“Non so che cavolo ci faccio qui. Sono nato in Canada, in un ghetto scozzese presbiteriano e ho lasciato gli studi durante la scuola media. Non ho un telefonino e dipingo a tempera su carta, un metodo sempre uguale da 600 anni. Tuttavia, tre anni fa circa, ho fatto una mostra a New York e l’ho intitolata “Serie assurdità”. Quindi, penso di essere il primo qui: do l’esempio. L’ho chiamata “Serie assurdità”, perché, dal lato serio utilizzo la tecnica del realismo scrupoloso tipica dell’illustrazione editoriale sin da quando ero bambino. L’ho copiata e non l’ho mai dimenticata. È l’unico stile che conosco. È abbastanza serio e formale. Allo stesso tempo, uso l’assurdo, come potete vedere.

(…)Il mio lavoro è così personale e così strano che devo inventarmi le parole per descriverlo. Lavoro molto in quello che chiamo “retrofuturismo”, che consiste nel riscoprire come si vedeva il futuro nel passato. Ci si sbagliava immancabilmente, in un modo ridicolmente ottimista. L’apogeo ci fu negli anni Trenta, perché la Grande Depressione era così lugubre che qualsiasi cosa serviva per scampare al presente e rivolgersi al futuro, e la tecnologia era l’incaricata di farlo”.


McCall aveva iniziato la sua carriera nel 1950, disegnando macchine per la Ford Motor Company di Toronto. Da allora ha riempito le pagine delle più grandi riviste americane (dal New Yorker al National Lampoon) con immagini di un mondo futuribile. Ha scritto una autobiografia dove racconta il suo universo creativo: Thin Ice, e numerosi saggi sui paradossi delle società contemporanea, tutti venati di umorismo.


Come diventare illustratori professionisti. Anna Castagnoli, IED, Torino

Il prossimo mercoledì Il 7 maggio, alle ore 18, allo IED-Istituto Europeo del Design di TORINO, terrò una conferenza di tre ore sul tema del mestiere di illustratore:
COME DIVENTARE ILLUSTRATORI PROFESSIONISTI
La conferenza è aperta a tutti e tratterà questi temi:
– Come arrivare ad avere un book equilibrato, interessante e presentabile
– Il portfolio digitale (il nostro profilo sociale e professionale in internet)
– Come presentarsi agli editori e pubblicare il primo album
– Il contratto di edizione e gli aspetti economici
– La ricerca di una vena originale e personale nel corso della carriera

Questa conferenza è la prima di un lungo ciclo di incontri sul mestiere di illustratore. seguiranno, in un arco di date cha va da maggio a novembre (la mia conferenza è la prima del ciclo): Marco Camisani Calzolari, Marco Sammicheli, Francesco Franchi e David Moretti, Eleonora Carisi, Elio Carmi. Vedere qui il programma.

IED
Via San Quintino 39, 10121 Torino
Tel: +39 011 54111


ÓPLA, una mostra e un convegno sul libro d’artista per bambini (giugno 2014)

Dal 3 al 5 giugno, presso la biblioteca civica di Merano, ci sarà l’occasione di visionare una delle più affascinanti collezioni italiane di libri d’artista per bambini: l’Archivio ÓPLA. Per la prima volta tutte le opere in possesso dell’Archivio saranno esposte in una mostra. Non solo, un convegno sul libro d’artista per bambini della durata di tre giorni si svolgerà  presso le prestigiose sale liberty del Kurhaus di Merano. Impossibile mancare.

Ma che cosa è l’ÓPLA?
Dal 1997, nella biblioteca civica di Merano (BZ), si arricchisce di anno in anno un fondo speciale: l’Archivio ÓPLA, ovvero l’Oasi Per Libri Artistici. Un’Oasi vera e propria che offre con la stessa cura ad appassionati, studiosi, bambini e ragazzi la possibilità di visionare e scoprire vere e proprie opere d’arte fatte libro spesso poco conosciute, introvabili, rare e talvolta mai pubblicate.

L’ètait une petite pie, Joan Mirò, 1928
Tenendo per mano il sole, Maria Lai, 2004
Mud book, John Cage, 1988

Dino Buzzati, John Cage, Giorgio De Chirico, Bruno Munari, Leo Lionni, Keith Haring, David Lynch, Joan Mirò, Andy Warhol sono solo alcuni dei numerosi nomi di artisti presenti con uno o più lavori; artisti che nel corso della loro carriera, talvolta molto distante dal mondo dell’infanzia, in modo occasionale hanno progettato libri per bambini.
Qui
potete dare un’occhiata al materiale dell’archivio, agli artisti presenti e ad alcune maquette assolutamente imperdibili.

Le avventure di Miss Florens e del suo cane Petote, Giosetta Fioroni, 1998
Pieron Moscon, Graziano Pompili, 1977
Il giuoco della musica, Sergio Tofano, 1936
The Long Island Ducklings, Esphyr Slobodkina, 1961


Durante la mostra e il convegno, oltre all’intervento di artisti e grafici, ci saranno testimonianze sulle modalità di ricerca, catalogazione e conservazione dei libri d’artista (Biblioteche di Merano, Reggio Emilia, Modena, Rovereto e Trento), sulla promozione alla lettura utilizzando i libri d’artista (Dipartimento della Marna), sul rapporto libri d’artista e bambini (Mart di Rovereto, Mambo di Bologna, Accademia delle Belle arti di Bologna) e sulla diffusione e promozione del libro d’artista (Edizioni Les trois ourses, Parigi).

Pro dva qvadrata, El Lissitzky, 1922
Green to green, Katsumi Komagata, 1994

L’inaugurazione alla mostra sarà martedì 3 giugno alle ore 17.30. I laboratori saranno riservati alle scolaresche il 3 e il 4 giugno, aperti ai partecipanti al convegno e alla cittadinanza il 5 giugno.

Qui potete scaricare il programma completo del convegno e il modulo di iscrizione.

Il terzo libro di Susanna, Colette Rosselli, 1950
  Geometria, Fulvio Bianconi, 1944

Per maggiori informazioni contattare

Umberto Massarini
Biblioteca Civica di Merano
tel. 0473 211862
fax 0473 234604
e-mail: biblioteca@comune.merano.bz.it


Maurice Sendak e William Blake: una mia scoperta sulle fonti di “Nel paese dei mostri selvaggi”

Un mio articolo apparso ieri sull’inserto domenicale de Il Sole 24ore a proposito di una scoperta che ho fatto sulle fonti di Nel paese di mostri selvaggi di Sendak.
Dopo mesi di inutili tentativi per ottenere dagli avvocati di Sendak (che detengono i diritti mondiali) il permesso di riprodurre le immagini del maestro, l’articolo è uscito lo stesso: senza le illustrazioni. Decido di postarlo sul blog corredato da tutte le immagini, e se mi devo beccare una denuncia sosterrò le mie ragioni. Studiare le fonti che hanno ispirato Sendak non sminuisce la grandezza dell’opera; al contrario, rende conto dell’immensa ricchezza culturale che permea ogni tratto e ogni riga di del suo intramontabile capolavoro.

LE FONTI ITALIANE DI SENDAK

di Anna Castagnoli
© Il Sole24ore, 27 aprile 2014
(le immagini del post sono state aggiunte da me solo per LeFiguredelibri)

Nel 2013, in occasione dei 50 anni dalla prima pubblicazione di Where the Wild Things Are, l’editore Babalibri ha chiesto a 50 illustratori italiani di reinterpretare, per una esposizione, le Creature Selvagge di Maurice Sendak.
Mi sono ritrovata, insieme ai miei colleghi, a guardare, per la prima volta con molta attenzione, quei mostri. Li conoscevo. Li avevo incontrati all’inizio della mia carriera di illustratrice; ma come avevano le zampe? E gli occhi? Chi erano esattamente? A quali fonti poteva essersi ispirato Sendak?
Durante il lavoro preparatorio per la mia tavola, ho fatto una curiosa scoperta: i mostri di Sendak hanno lontane e nobili origini proprio nella nostra terra. È possibile che ad accompagnare la genesi delle Creature Selvagge di Sendak ci fossero la Chimera di Arezzo, le fiere della Divina Commedia (la lonza, la lupa, il leone), il Minotauro e Cerbero; ma anche il classicismo e le tinte rosate di Piero della Francesca.
È vero che a seguire a ritroso l’albero genealogico di un mostro si finisce quasi sempre in terra greca o italiana, ma nel caso di Maurice Sendak, coltissimo illustratore e raffinato esegeta dell’arte, quelle citazioni non potevano essere casuali.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

Armata di entusiasmo e di una certa baldanza epistemologica, nel dicembre scorso, ho portato la mia scoperta alla Bibliothèque Nationale de France, durante due giornate di studi e colloqui dedicati al capolavoro di Sendak: Max et les maximonstres a 50 ans: réception et influence des oeuvres de Maurice Sendak en France et en Europe.
Ad avere fatto scoperte sulle fonti esegetiche del libro c’erano, con me, anche critici, psicologi, esperti di letteratura yiddish, traduttori, editori: chiudere il cerchio intorno al libro di Sendak è parsa, a chi era in sala a ascoltare, un’operazione impossibile.

L’amore di Sendak per il Rinascimento e l’arte italiana è noto, ma non mi ero accorta, fino al momento di dover ridisegnare i suoi mostri, quanto fosse presente nel libro. Penso sia proprio questo classicismo, mescolato in alchemiche dosi al segno del fumetto americano, a conferire al libro di Sendak un sapore inconfondibile: né drammatico, né allegro. Né faceto, né serio. Un’ambiguità irrisolvibile, forse alla radice dell’intramontabile successo dell’opera.
Una doppia pagina ricorda, per l’atmosfera rosata del tramonto, per la fattura della tenda da campo e per la posizione dormiente dei personaggi, Il Sogno di Costantino di Piero della Francesca. Ma in luogo del soldato dormiente, nel libro si vede un mostro dai tratti buffi, caricaturali. Un effetto che potrebbe essere comico e non lo è, ma che, al contrario, sullo sfondo epico e molto serio dell’avventura di Max, conferisce alla tavola una nota soave.

Where the wild things are di Maurice Sendak e Il sogno di Costantino di Piero della Francesca

La capra in groppa al leone, che insieme agli altri mostri dà il benvenuto a Max sull’isola, sembra una versione moderna della Chimera di Arezzo, il leone con la schiena di capra forgiato in terra etrusca nel V secolo a.C. L’ibrido mostruoso diventa, così, scomponibile: meno arcaico, più facile da addomesticare.


Nel libro incontriamo anche le fiere della Divina Commedia, probabilmente arrivate a Sendak attraverso le tavole di William Blake, il celibre illustratore inglese, che Sendak considerava il suo sommo “maestro”.? (L’ultimo libro di Sendak, My brother’s book, pubblicato postumo, è un dichiarato omaggio al poema Milton di Blake).
Quando ho messo a confronto alcune pagine di Where the Wild Things Are con le tavole di Blake, mi è sembrato impossibile che le citazioni non fossero un tributo all’Inferno dantesco immaginato da Blake. L’equilibrio delicato dei colori e delle pennellate di acquarello sono quasi identici. Così come il modo di disegnare le foglie, gli occhi gialli, alcuni mostri (si veda il Grifone). Ma è la composizione di alcune tavole a ricordare in modo flagrante la Divina Commedia di Blake; per esempio, quella in cui i mostri salutano (o minacciano di divorare) Max dalla riva. Anche in questo caso, è la taglia caricaturale di alcuni dettagli del corpo dei mostri sendakiani a dettare la differenza di registro.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak
La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak
foglie di Sendak a sinistra,  di Blake a destra

Ma Sendak conosceva il testo della Divina Commedia? Sarebbe interessante scoprire quale edizione della Divina Commedia illustrata da Blake possedesse Sendak negli anni in cui preparò Where the wild things are, se ne possedesse una, e se questa contenesse il testo integrale. Blake morì prima di terminare le illustrazioni e non accompagnò le proprie tavole con i versi danteschi.
Il gesto di Max di rabbonire le Creature Selvagge fissandole negli occhi gialli mi ha ricordato quello di Virgilio quando placa magicamente le tre voraci teste di Cerbero nel VI Canto della Divina Commedia. È un caso che quel canto sia quello che accoglie i ‘golosi’, coloro che non sanno controllarsi nella qualità e quantità del cibo, proprio come Max, che vuole divorare tutti e finisce senza cena?

“Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra, / e ‘l ventre largo, e unghiate le mani; / graffia li spirti ed iscoia ed isquatra” (Dante, Inferno, Canto VI).

Gli occhi delle Creature di Sendak sono gialli, non vermigli, ma pensare al viaggio di Max come un viaggio nella foresta selvaggia dell’Ade, con tanto di attraversamento dello Stige, è allettante. Un viaggio iniziatico, dove, tra le Wild Things che Max deve addomesticare, c’è anche l’idea della morte.
Il sarcofago di pietra, di rinascimentale fattura, da cui esce uno dei mostri, (che non avevo notato prima di associare l’Inferno di Blake al libro di Sendak) suffraga la sensazione sinistra che ho sempre provato osservando le immagini.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

Il viaggio di Max è un viaggio iniziatico ed epico verso le forze ctonie più oscure. Quelle ‘cose selvagge’ che, come i leoni e i draghi delle antiche mappe, vivono là dove finisce il mondo che conosciamo. Ma la barchetta su cui viaggia è di carta, così come le buffe creature che incontra, con i loro piedi grandi, i lunghi riccioli leonini, le bocche larghe, gli artigli inoffensivi. Forse Sendak voleva invitarci tutti a non avere paura di partire.

Anna Castagnoli

Where the wild things are di Maurice Sendak e lo stige de La divina commedia di William Blake
Un’immagine della biblioteca di Maurice Sendak, dal documentario della Tate dove lui parla del suo amore per  W. Blake

Potete vedere, in buona risoluzione, tutte le illustrazioni della Divina Commedia di William Blake qui



Buone feste a tutti! (Il blog chiude fino al 28 aprile)

Girls pose in Easter hats at the Queen of heaven Orphanage in Denver (192?)

“Alla ricerca del proprio stile” i miei 2 prossimi corsi a Sarmede (Veneto, estate 2014)

ALLA RICERCA DEL PROPRIO STILE
corso di illustrazione con
Anna Castagnoli
Scuola internazionale di Illustrazione di SARMEDE
(Veneto)

2 corsi
il primo: dal 23 al 28 giugno 2014

(ci sono già 18 iscritti, il limite è 22)
il secondo:  dal 14 al 19 luglio 2014
(ancora posti liberi)
info@sarmedemostra.it – tel. +39 0438 959582

Qualche foto del corso dell’anno scorso + una breve descrizione di cosa faremo:

Qui e qui trovate due miei post su cosa è lo stile.
Qui il racconto del corso di Sarmede dell’anno scorso.
Lo stile è qualcosa di impalpabile come un’emozione, ma deve sapersi incarnare in una composizione passando per linee, colori, piani, visi, mani, piedi, forme di alberi, di fiori… Come trovare uno stile che sia personale e nello stesso tempo adatto al mercato contemporaneo? Come adattare il proprio stile a testi diversi e mantenerlo vivo nella lunga sequenza di tavole di un album illustrato?
Attraverso un percorso teorico-pratico, dove verranno sperimentate tecniche diverse e proposti esercizi creativi, gli alunni verranno guidati a scoprire il loro timbro di voce unico e originale, in equilibrio tra creatività ed esigenze ritmiche e compositive dell’album illustrato moderno.

Impareremo anche tre tecniche che faciliteranno molto la ricerca di uno stile personale: monotipia, incisione, collage e pastello con Liquin.
I CORSI SONO APERTI A TUTTI.
Numero massimo alunni per corso: 22
Info e iscrizioni:
info@sarmedemostra.it – tel. +39 0438 959582
www.sarmedemostra.it


Vorrei raccontarvi qualcosa dei miei corsi e di come li vivo. Ho ancora molti dubbi sulle mie qualità di illustratrice, e ancora molta strada da fare (per fortuna), ma se c’è una cosa di cui sono sicura è che l’illustrazione è una materia che adoro insegnare.
Ma non è preciso. Diciamo che quando insegno illustrazione mi tramuto in un vulcano attivo e insieme a me prende fuoco la classe. Non scherzo. Di solito capita così:  gli allievi entrano timidi, coi capelli in ordine, i vestiti puliti, ed escono che sembrano neo-discepoli di Pierino Porcospino, le pupille dilatate come qualcuno che si è fatto di qualche sostanza stupefacente e un sorriso gigante stampato sulla bocca (saranno le esalazioni del Liquin?).

Il mio segreto è tutto qui: ho fiducia nel fatto che le persone abbiano un naturale istinto verso l’armonia estetica, l’equilibrio cromatico e la composizione. Se poi questo istinto è stato fuorviato da anni di scuole medie, è un problema che si può risolvere. Questa fiducia è una miccia esplosiva.

VI ASPETTO!
Anna