The cries of London, 1821 o la nostalgia dei suoni scomparsi

The cries of London, edito da Samuel Wood & Sons negli Stati Uniti nel 1821 è un libro curioso. Un libro dei mestieri centrato sul suono, o grido, che fanno i diversi mestieri nelle strade di Londra.
Qui a Barcellona, sotto casa mia, ogni tanto si sente una nenia ipnotica: è il suono del flauto dell’arrotino, un omino che con la sua bicicletta viene ancora di casa in casa per arrotare i coltelli. Non sono nostalgica per natura, ma quel suono, ogni volta che lo sento, mi regala l’emozione straniante della nostalgia. La nostalgia è quel sentimento prodotto da una cosa/persona presente e scomparsa allo stesso tempo. Ha due canali preferenziali, l’olfatto e l’udito. L’arrotino che passa sotto casa mia è vivo. Il suono prodotto dal suo flauto, presente. Eppure è così anacronistico, così già scomparso da tanto tempo (e sul punto di scomparire di nuovo) che la sua vita diventa impalpabile come il suono del suo stesso flauto. Non è un arrotino, è l’Arrotino, ultima testimonianza vivente di un mestiere scomparso.

Ancora oggi, d’estate, nel sud Italia, dall’altoparlante di una macchina carica di frutta, esce il ritornello cantato di un verduraio al volante che snocciola la lista dei suoi prodotti come grani di una poesia futurista.
Sono suoni antichi, sopravvissuti, ancora per poco, all’era dell’immagine. Meno potente, l’immagine, nel suscitare nostalgia. La cosa/persona è troppo presente nel simulacro dell’immagine per suscitare nostaglia. L’immagine, a differenza di un suono o di un odore, dà l’impressione di durare (chissà se i fruitori di immagini digitali avranno la stessa impressione, nel futuro).
Chi pensò, scrisse e disegnò The cries of London (forse la stessa persona), sapeva che tutti quei mestieri sarebbero scomparsi? Sapeva che registrando su un libricino il loro grido stava chiamando l’uccello rapace della nostalgia?


Sul dorso che chiude il libro, una cicatrice (o un fiore?). Un lavoro di minuziosa cura, riparare le ferite del tempo…

Primroses! primroses! four Bunches a penny; Primroses. FINIS.


The books of things, sixteen poems, 1922

 

 

The book of things, Sixteen poems, scritto in ebraico da C.N. Bialik e illustrato da Thom Seidmann-Freud nel 1922 (editore: Offir, Israele – Germania) è un libro di una semplicità commovente. Penso agli influssi benefici che questo libro così semplice deve aver portato a tanti bambini e mi dico che non c’è niente, ma proprio niente di più difficile che illustrare la grazia. Thom Seidmann-Freud, (del quale non sono riuscita a trovare nessuna informazione), ci riesce.

Aggiornamento: grazie a Paolo Canton abbiamo il sito web di Seidmann.


Cappuccetto rosso per ingegneri…

Dovete illustrare un racconto e non avete idee? Siete sicuri di aver analizzato tutti i dati della storia?!

 

 


Yan Nascimbene: un’intervista e l’occasione di frequentare un corso con lui

Yan Nascimbene (Neuilly sur Seine, Francia 1949) è uno dei più raffinati illustratori contemporanei: tre awards alla Children’s Book Fair per la miglior grafica, due medaglie d’argento e una d’oro alla Society of Illustrators di New York.
Per le sue illustrazioni di Aventures di Calvino (e Palomar e Il Barone rampante) ha ricevuto una medaglia d’argento dalla Society of Illustrators di New York e i complimenti sentiti di Esther Calvino. Nel 2011 la sua opera è stata esposta alla biennale di Venezia nella sezione “L’Italia nel mondo”.
Dal 13 al 17 febbraio Yan Nascimbene sarà al Mi Master di Milano a tenere un corso di illustrazione dal titolo “Illustrare Calvino”
(resta qualche posto libero).

Ecco qui di seguito la preziosa intervista che Yan Nascimbene ha regalato a LeFiguredeiLibri.

Il barone rampante, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2005

INTERVISTA DI ANNA CASTAGNOLI A YAN NASCIMBENE

Illustrare è…?
Illustrare è trasporre un’idea (un testo, una musica, un evento, un sentimento, qualunque nozione astratta…) in un’immagine.
Ma l‘illustrazione non è adattazione. Mentre un’adattazione (un libro adattato in film, etc) permette tutta libertà, e dunque la creazione di un’opera del tutto originale, l’illustrazione, anch’essa creativa, deve rispettare il contenuto e la forma del modello. Questi limiti, piuttosto di impedire l’ispirazione creativa, obbligano l’illustratore a pensare meglio, con più rigore. Più intensa è la proposta, più preziose e entusiasmanti sono di solito le immagini. (E’ stato più semplice per me illustrare Il barone rampante - racconto ricco d’immagini - che Palomar – in gran’ parte filosofico e astratto – per questo, anche se le illustrazioni del Barone rampante sono piacevoli – almeno, lo spero! – mi sembrano più interessanti quelle di Palomar).

L’idea prima ha una propria forma e un proprio significato, i quali definiscono i limiti per l’illustratore (Il barone rampante, per esempio, si svolge nell’ottocento, così ha deciso Calvino, per cui l’illustratore non può fare indossare a Cosimo e Viola vestiti del settecento).


Il barone rampante, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2005

D’altra parte un’illustrazione non può nemmeno essere una copia esatta del modello (se, ad esempio, un racconto evoca un paesaggio con tanti dettagli e personaggi precisi, non occorre che l’illustratore faccia una lista completa di tutti i dati per poi riprodurli, deve invece chiudere il libro, e, con la propria immaginazione, disegnare l’idea, l’atmosfera contenuti nel modello. Si può dire che vale la verità e non la realtà.

L’illustrazione deve raggiungere quest’equilibrio tra la verità del modello e quella propria, cioè la creatività dell’illustratore.

 Lo stile è, secondo me, un modo di relazionarsi alla realtà. Se sei d’accordo, posso chiederti qual’è, nella tua opera, il tuo rapporto con la realtà?
Lo stile, di fatti, è il modo (l’unico modo) per ciascuno di noi di relazionarsi alla realtà. Non è una scelta ma un’imposizione del destino, cioè del nostro proprio materiale genetico e della vita vissuta.  Lo stile è il riflesso di sé; dentro di esso si potrebbe leggere il nostro passato – le nostre qualità e debolezze, quello che amiamo e odiamo, il piacere e le sofferenze, l’angoscia e la serenità – forse anche la vita dei nostri antenati, e magari il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Palomar, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2003

Non disegno mai quello che vedo, ma quello che immagino. Sono negato a riprodurre dal vero – che, secondo me, dovrebbe chiamarsi soltanto realtà, in quanto il vero è una realtà resa vera dopo il filtro della nostra personalità.

Per definire la mia relazione alla realtà direi che non è diversa da quella del cuoco, del giardiniere, del babysitter, dello scrittore, del fotografo… insomma, cambia ogni volta. Non mi considero illustratore, ancora meno artista (parola che non adopero quasi mai, confusa e spesso prepotente.  Notiamo che in tante lingue le parole usate per lavoro sono le stesse usate per arte. Questo mi piace). Di fatti, se dovessi scegliere, preferirei definirmi un artigiano, ma veramente sono cuoco quando cucino un risotto, giardiniere quando innaffio le mie piante, babysitter quando cambio i panni dei nipotini, scrittore quando scrivo, fotografo quando scatto fotografie.

D’altronde non c’è limite -né fisico, né psicologico- tra la realtà della mia vita e quella del mio lavoro.

Palomar, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2003

Mi sembra di percepire nella tua opera un interesse costante per la luce: come se il mondo, le cose, le persone si definissero in base al loro grado di “luminescenzaâ€. E’ così?
Idea bella, però purtroppo non penso che il grado di luminescenza nei miei disegni corrisponda a qualsiasi grado delle cose o delle persone. La loro intensità e il loro contrasto sono casuali (controllo già troppo, grazie al cielo non tutto!). Anche questa luce -ossia la luce e l’ombra- non sono una scelta nel mio lavoro. La realtà è una nozione oggettiva. Questo contrasto tra la luce, spesso abbagliante, e la densità dell’ombra, sono una pagliuzza nella mia verità, del tutto soggettiva.

The creative collection of american short stories, autori vari e Yan Nascimbene

Tra pochi giorni sarai al Mi Master di Milano a tenere il corso: “Illustrare Calvinoâ€. Puoi darci una breve anteprima di cosa significa “Illustrare Calvinoâ€?
Avevi letto l’opera di Italo Calvino in giovane età? Posso chiederti se al momento di illustrarlo hai sentito che le immagini erano già dentro di te da qualche parte?
Difficile definire il lavoro di illustrare Calvino in poche parole. Direi che le mie risposte alla tua prima domanda dovrebbero essere ancora più rigorose quando si tratta di Italo Calvino, particolarmente nell’illustrazione delle Città invisibili. Le regole geometriche e matematiche nell’opera di Calvino devono assolutamente essere rispettate in quanto sono importanti non meno del soggetto.

Ho letto Calvino tardi. Avevo già compiuto trent’anni. Questa lettura è stata da subito molto di più di una piacevole distrazione. Il sentiero lungo il quale camminavo leggendo la sua opera sempre più si avvicinava a quanto ero io;  mentre andavo avanti, leggendo, ricordavo la vita, la mia vita, unica e universale, emozioni straordinarie tra tanta normalità.

Palomar, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2003

Mentre leggevo, non potevo non vedere immagini mie. Era già accaduto con Marcel Proust (Du côté de chez Swann). Dovevo disegnare ciò che vedevo e soprattutto ciò che sentivo. Dovevo provarci… anche se forse è impossibile illustrare Proust o Calvino.

Le immagini erano già presenti dentro di me, però bisognava estrarle, e buttarle giù sulla carta. (Il successo non è mai totale. Sarebbe come illustrare cose viste in un sogno: non è possibile farlo, ed è meglio così. Il surrealismo mi sembra un inganno).

Tra l’altro, non posso guardare un’opera (più che altro un film) senza essere distratto dalle forme, sedotto dai colori, dalla luce, percepire il ritmo, gli angoli prospettici, capire i movimenti della cinepresa, le lenti adoperate… per questo non capisco mai la trama della storia e mi dimentico presto anche dei più bei film!

Se dovessi riassumere in una frase quello che hai cercato attraverso la tua opera durante la tua carriera? E domani?
Una vita.

Il barone rampante, Italo Calvino e Yan Nascimbene, Editions du Seuil 2005



Capire l’arte dell’illustrazione: piccola bibliografia ragionata sui libri da leggere

Arte e illustrazione non sono due materie diverse. L’illustrazione è una delle punte dell’iceberg di quel continente sommerso che è la storia dell’arte. Non penso si possa arrivare ad essere buoni illustratori se non si conosce la storia dell’arte, eppure ho notato spesso scarso interesse par l’arte in molti giovani illustratori. Mistero. Molti lettori del blog mi scrivono in privato chiedendomi consiglio sui libri da leggere per capire l’illustrazione. Non ci sono scorciatoie o altre strade: l’unico modo per capire a fondo l’illustrazione e diventare buoni illustratori è studiare la storia dell’arte e capire come funzionano i quadri.
Ecco alcuni testi che secondo me sono indispensabili per iniziare. (Se avete altri suggerimenti, o libri che vi hanno illuminato, non esitate a condividerli!).

La storia dell’arte di Ernst Gombrich è il testo da cui si dovrebbe iniziare. E’ un testo capitale perché più che insegnare la storia dell’arte, insegna come leggere un’opera d’arte. La composizione di un quadro, la prospettiva, i chiari scuri, la scelta del soggetto, l’uso dei colori, il tipo di pennellata, sono tutti indizi attraverso cui possiamo capire come un artista vede il mondo, come lo interpreta. Perché l’arte è soprattutto questo: un’interpretazione storica e soggettiva della realtà. La storia dell’arte di Gombrich si legge a fiato sospeso come un libro giallo.
Tutto quello che ha scritto Gombrich è da leggere, ma vi consiglio anche Arte, percezione e realtà, come pensiamo le immagini.

Un altro grande genio dello studio della percezione visiva è Rudolf Arnheim: nato a Berlino nel 1904, si è formato alla scuola della Gestalt. La scuola della Gestalt ha segnato una rivoluzione nel campo dell’estetica fondendo in una sola materia di studio psicologia della percezione e arte. Arnheim condensa tutta la sua ricerca in un testo fondamentale: Arte e percezione visisva.
Perché noi percepiamo bella un’immagine (scolpita, dipinta o disegnata che sia), dopo aver letto questo libro, non sarà più un mistero in mano alle muse: l’arte risponde, infatti, a un ordine che tutti noi siamo in grado di leggere perché lo possediamo dentro di noi, e quest’ordine ha leggi che lo governano precise come la matematica. Arte e percezione visiva è facile da seguire perché si appoggia sempre ad esempi concreti (quadri o sculture).
Il secondo testo che potete leggere di Arnheim è L’immagine e le parole. Il libro si scompone in brevi capitoli, in ogni capitolo è analizzata un’opera d’arte. E’ interessante leggerlo dopo Arte e percezione visiva perché si può seguire più agilmente l’analisi di Arnheim, ma potete anche iniziare da quest’ultimo, che è più scorrevole e breve.

Un esempio del modo di procedere di Arnheim: in L’immagine e le parole analizza Madame Cézanne sulla sedia gialla di Cézanne e per spigare il senso di sospensione e leggerezza che si sprigiona dal quadro, scrive:

Il quadro è un rettangolo di altezza superiore alla base, con una proporzione di circa 5/4. Il ritratto ne risulta teso in direzione verticale e la posa eretta della figura, della sedia, del capo, ne è rafforzata. (…). I rettangoli (n.d.r in cui si suddivide l’immagine interna) drammatizzano il movimento globale verso l’alto perché in senso verticale il rettangolo inferiore è più alto del superiore. Secondo Denman Ross, l’occhio si spinge in direzione degli intervalli decrescenti: cioè, nel dipinto, verso l’alto. (…) (R. Arnheim)

Un altro libro fondamentale è Punto, linea, superficie, di Kandinsky. Kandinsky prende tre elementi semplicissimi: il punto, la linea, la superficie e ne analizza la potenza e le dinamiche. Un solo punto posizionato al centro di un’immagine, o a lato, cambia la sua energia e il suo significato. Vi ricordo che tutto quello che noi usiamo per disegnare sono in realtà: punti, linee e superfici. Sapere come usarli e che suono fanno quando li usiamo, è un’arte che si può apprendere grazie a questo libro. Non è un libro facile. Se Gombrich e Arnheim li potete leggere scorrevolmente, questo testo di Kandinsky necessita del silenzio di una biblioteca o della calma di qualche giorno di vacanza.

Così il suono fondamentale del punto è variabile in corrispondenza della sua grandezza e della sua forma. (Kandinsky)

Più discorsivo, sempre di Kandinsky, vi consiglio Lo spirituale nell’arte, libro in cui viene riassunta tutta la sua concezione dell’arte (arte come musica dell’essere, colore come manifestazione dello spirito, etc…).

IN ALTRE LINGUE:

Ce ne saranno a centinaia ma uno che mi ha illuminata è stato: L’ordre caché de l’art di Anton Ehrenzweig (in inglese The hidden order of art). Ehrenzweig  mette in discussione le teorie della Gestalt e sostiene che la percezione sia il risultato, non tanto di varie leggi percettive, quanto di un’intuizione olistica sull’oggetto guardato. E’ un libro utile anche per imparare che la creatività per esprimersi al meglio ha bisogno di ostacoli che portano il cervello ad abbandonare i sentieri troppo battuti : è nel disequilibrio verso il nuovo che la creatività si attiva.

SULL’ILLUSTRAZIONE:

Molti di voi mi scrivono per sapere se ci sono testi sulla storia dell’illustrazione o testi che aiutano a capire come funziona un album illustrato. Sulla storia dell’illustrazione in particolare, ne conosco alcuni ma sono sempre limitati alla storia dell’illustrazione di un dato paese e di un dato periodo. In italiano potete cercare: Storia dell’illustrazione italiana, Libri e periodici a figure dal XV al XX secolo (credo fuori commercio), e Storia dell’illustrazione italiana, Cinque secoli di immagini riprodotte, di Paola Pallottino, oppure Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia di Antonio Faeti. Ma non so dirvi come sono, non ho letto nessuno di questi tre libri, mea culpa.


I due libri che vi consiglio sulle dinamiche dell’album illustrato non sono in italiano e sono: Lire l’album di Sophie Van der Linden. Un testo sintetico e importante, che analizza tutti quegli aspetti che bisogna conoscere dell’album: impaginazione, rapporto testo-immagine, breve storia dell’album, etc… e il tutto corredato da moltissime immagini ad esempio. E How picturebooks work di Maria Nicolayeva, un po’ didattico ma comunque interessante come punto di partenza.

Buona lettura!

La storia dell’arte
Ernst Gombrich
16,26 euro
Arte percezione e realtà, come pensiamo le immagini
Ernst Gombrich
14,45 euro
L’immagine e le parole
Rudolf Arnheim
15,30 euro
Punto, linea, superficie.Contributo all’analisi degli elementi pittorici
Vasilij Kandinskij
13,60 euro
L’ordre caché de l’art
Anton Ehrenzweig
10,93 euro (+ 6 euro di spedizione dalla Francia)
Arte e percezione visiva
Rudolf Arnheim
Un testo fondamentale per capire come funzionano le immagini
24,23 euro (spedizione gratuita)
Lire l’album
Sophie Van der Linden
Un contributo alla comprensione delle dinamiche dell’album illustrato
34 euro (+ 6 euro circa di spedizione dalla Francia)
How Picturebooks Work
Maria Nicolayeva
46,22 euro (più spedizione dagli Stati Uniti)

Le Lion Devenu Vieux, stop-motion di Ladislas Starevich (1932)

Ladislas Starevich era direttore di un museo di storia naturale di Kovno (Lituania). Affascinato dagli insetti volle girare alcuni documentari su di essi, ma le difficoltà delle riprese lo spinsero a ricreare le scene in stop-motion. Nacque così uno dei primi e più grandi cineasti russi di film in stop-motion.
Forse per la rigidità dei corpi, che associo a qualcosa di mortifero, i film in stop-motion, anche i più moderni e belli, non mi sono mai piaciuti troppo. Questi di Starevich non fanno eccezione, mi sembrano la quinta essenza del kitsch. Vi basti la leonessa egizia con reggiseno d’oro che sviene punta dalla freccia di cupido sull’elefante che vola. Ma forse è questo brutto il loro bello?!

Le Lion devenu vieux
(Jean de la Fontaine)

Le Lion, terreur des forêts,
Chargé d’ans et pleurant son antique prouesse,
Fut enfin attaqué par ses propres sujets,
Devenus forts par sa faiblesse.
Le Cheval s’approchant lui donne un coup de pied ;
Le Loup un coup de dent, le Boeuf un coup de corne.
Le malheureux Lion, languissant, triste, et morne,
Peut a peine rugir, par l’âge estropié.
Il attend son destin, sans faire aucunes plaintes ;
Quand voyant l’Ane même à son antre accourir :
“Ah ! c’est trop, lui dit-il ; je voulais bien mourir ;
Mais c’est mourir deux fois que souffrir tes atteintes. “


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