Come le ciliegie: un progetto editoriale

18 ottobre, 2017

“Abbiamo in comune l’idea che lo spazio dell’arte non sia solo quello del museo o della galleria e che l’arte contemporanea possa insegnarci a guardare diversamente.”
Ecco una mia lunga intervista alla casa editrice les cerises. Un progetto editoriale che pubblica libri di sole immagini, con atelier e giochi per incoraggiare i bambini a una costruzione libera e creativa del senso. Mi piace.
www.lescerises.net

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Anna Castagnoli. Uno studio di design a Bolzano, un’architetta trasferita a Parigi, una storica dell’arte che vive a Roma: se non fosse che le vostre professioni hanno in comune le immagini, sembrerebbe il tavolo anatomico di Lautréamont citato dai surrealisti: «Bello come l’incontro casule di una macchina da cucire e di un ombrello…»: come vi siete conosciuti? Come nasce la decisione di un progetto editoriale comune?
Ci siamo conosciuti facendo mostre e lavorando insieme a progetti; abbiamo in comune l’idea che lo spazio dell’arte non sia solo quello del museo o della galleria e che l’arte contemporanea possa insegnarci a guardare diversamente, e forse anche semplicemente possa insegnarci a GUARDARE (cosa che non sappiamo più fare almeno nel quotidiano, bombardati come siamo dalle immagini)!
Con queste premesse il passo al libro come contesto è stato breve, come anche l’idea di collaborare con gli artisti, architetti e designer per raggiungere un pubblico che altrimenti all’arte arriva molto tardi: i bambini. E che secondo noi ha meno pregiudizi e dunque più facilità a incontrare i linguaggi visivi contemporanei.

Uno dei laboratori di les cerises

A.C. Perché “les cerises”?
Alla base di les cerises c’è l’idea di collaborazione. La ciliegia è un frutto che non cresce da solo, si dà sempre come coppia o multiplo. Così noi all’inizio quando les cerises era solo un’idea eravamo due, poi siamo diventati quattro e ora ancora di più. Come le ciliegie: una tira l’altra.

A.C. Quando avete iniziato, avevate in mente un solo libro, i tre libri che avete pubblicato fino ad oggi o un’intera collana editoriale? Se doveste definire la vostra linea editoriale, cioè il senso profondo che vi ha guidato e vi guiderà nella scelta dei titoli e degli autori, come la descrivereste?
Abbiamo sempre avuto in mente un progetto di lunga durata, una collana il cui filo conduttore fosse pubblicare libri in cui la narrazione è affidata alle immagini, ma senza il vincolo di un formato dato a priori.
Libri fatti con entusiasmo e con amore, cura del dettaglio e soluzioni ad hoc, ragionando insieme agli autori, discutendo collettivamente scelte, formati, materiali, e che potessero diventare nel tempo un appuntamento atteso per il lettore.
Ci lasciamo guidare dalla nostra curiosità, dall’entusiasmo e dal rispetto per le pratiche degli artisti e creativi che invitiamo. Soprattutto cerchiamo di fare i libri che vorremmo leggere e che non troviamo.

Emanuele Oliveri, Storie di una Balena, les cerises 2015

Per il primo progetto abbiamo collaborato con un giovanissimo illustratore, eravamo tutti al primo libro, lui e noi.
Ci ha proposto la storia di un incontro tra un bambino e un animale, è un racconto poetico e lieve, alla liberazione della balena del racconto concorrono diversi attori: il bambino, un uccello e un gatto.
Gli artisti che fino ad oggi hanno realizzato con noi i libri, non progettano nella loro quotidianità libri per bambini, quindi il lavoro dell’artista non viene “adattato” alla lettura del bambino, questo è molto importante per noi.
Come anche il fatto che ogni bambino racconterà la storia che le immagini suggeriscono in maniera sempre diversa.
Ci piace pensare che i nostri libri possano raccontare infinite storie, a seconda di chi le legge, di dove le legge, di quando le legge.
Ecco, per noi ogni progetto deve essere una sfida, un atto di fiducia, un po’ di follia, molta convinzione e poi la consapevolezza che il risultato è frutto di un impegno condiviso.

Emanuele Oliveri, Storie di una Balena, les cerises 2015
Uno dei laboratori di les cerises

A.C. Si sa che arte e cultura per l’infanzia sono difficili da promuovere insieme. Fin dagli inizi della storia del libro per bambini, dalla metà del 1600, la produzione editoriale per l’infanzia ha seguito i dettami della pedagogia, con l’idea di fondo che i bambini avessero bisogno di un baby talk non solo linguistico, ma anche visivo. Colori primari, forme semplici, etc.
Questa idea non è mai stata confermata da nessuno studio attendibile, ma si è nutrita di luoghi comuni e di una scarsa educazione sociale legata alle immagini, fino a diventare il famoso ritornello “questo non è un libro per bambini”.
Scegliendo immagini di artisti e grafici contemporanei avete scelto di andare controcorrente. Di più. Avete deciso di lasciar parlare le immagini, senza affiancarle a un testo, un genere letterario che, nonostante la moda attuale, è ancora molto difficile da vendere.
(Non amo la definizione di silent book, o libro muto, perché attribuisce implicitamente al testo la sola parte “comunicativa” del libro).
Perché questa vocazione al suicidio editoriale? Con quali strumenti (social, laboratori, articoli) pensate di aiutare il pubblico a prendere dimestichezza con libri di immagini non “per bambini” nell’accezione comune, destinate ai bambini?
Avete una pagina Facebook, Pinterest o Instagram?

È esattamente così, noi siamo convinti che non esistano libri che non sono adatti ai bambini, anzi che proprio i bambini se lasciati pensare e giocare con le immagini sappiano trovare più facilmente degli adulti il modo di raccontarle perché le guardano con molta serietà e attenzione, e non ne hanno paura. E siamo altrettanto convinti che sia importante e urgente anche per gli adulti imparare di nuovo a prendere tempo di fronte a un’immagine, senza cercare di interpretarla, senza sovrascriverla di parole perché si dischiuda, ci punga, ci parli.
Perciò si, condividiamo: i libri senza parole sono tutt’altro che silenziosi! Siamo ostinati e un po’ visionari, crediamo che troveranno il modo di incuriosire il pubblico – ogni libro è accompagnato da laboratori e attività didattiche e da approfondimenti e suggestioni che si possono trovare sul sito.
E poi sì, abbiamo una pagina Facebook, però è soprattutto attraverso l’incontro con persone che hanno progettualità e modi di pensare all’editoria per l’infanzia e all’arte affine che si creano momenti di condivisione profonda e duratura.

Chiara Camoni, dettaglio di Psssst Psssst, les cerises 2016
Chiara Camoni, dettaglio di Psssst Psssst, les cerises 2016

A.C. So per esperienza che i bambini, quando non hanno un adulto teso accanto, sono molto bravi a leggere le immagini (qualsiasi immagine). Sono liberi dalla paura di dover cercare un senso interno all’immagine. Proiettano il loro, di senso. Sono creativi. Usano i diversi elementi dell’immagine per costruire storie, come farebbero con dei pupazzi o delle bambole. Con la scuola o un certo conformismo naturale dello sviluppo umano, perdono questa capacità. Ho visto molti adolescenti e adulti a disagio davanti alle immagini.
Non sanno cosa pensarne. Per fortuna (o per sfortuna), nei musei, viene loro in soccorso una anonima voce nelle cuffiette che spiega in che età è nato il pittore Tal dei tali e di quanti centimetri è lunga la tela. Voce che rassicura e contemporaneamente educa male: insegna che il senso dell’immagine riguarda soprattutto una qualche nozione, non un atto creativo del fruitore, naturale e spontaneo.
Credo ci siano modi più interessanti per imparare a “leggere” le immagini, e meno frustranti per la creatività del fruitore. Che cosa ne pensate?

L’arte, diceva il pedagogista John Dewey, offre un’esperienza più completa del mondo – questo ci guida nelle nostre scelte curatoriali e come casa editrice.
Il libro di Chiara Camoni ad esempio è un racconto circolare, gli incontri tra le coppie di animali raffigurate sono a volte impossibili, a volte ambigue – il gatto sussurra al pesce una parola, o spalancherà la bocca per mangiarlo?
Poi: i disegni sono tratti da tavole scientifiche dell’Ottocento, nella idea della copia c’è la pratica della bottega, l’apprendistato dal Maestro, c’è l’impossibilità di cogliere – e il rincorrere – un gesto altrui perché ogni mano è diversa, c’è la copia che sostituisce l’originale.
Insomma, la copia attraversa tutta la storia dell’arte dai suoi inizi ad oggi.
È un libro che si sfoglia ma le pagine sono materiche e si possono aprire a ventaglio per farne un cilindro – un oggetto da guardare.
Il libro restituisce delle caratteristiche del lavoro di Chiara Camoni: l’equilibrio – o tensione – tra bellezza e crudeltà, la copia dal vero come esercizio critico, la scultura come medium. È un libro per bambini, ma è anche un oggetto che ci fa entrare in diretto contatto con la poetica di una artista italiana a noi contemporanea.

Chiara Camoni, Psssst Psssst, les cerises 2016

Per il nostro terzo libro siamo partiti da un paio di suggestioni: volevamo lavorare con la fotografia, e ci piaceva l’idea di un lavoro sul paesaggio. Ai bambini le fotografie piacciono. Le cercano. Le fanno. Le guardano con attenzione. I libri di paesaggio, soprattutto le guide di città, per bambini sono saturi di informazioni, non sappiamo poi quanto utili.
Avevamo già pensato ad Antonio Rovaldi per un libro perché ci interessa molto il suo lavoro; abbiamo colto l’occasione di un suo lungo soggiorno negli Stati Uniti di preparazione un libro sui suoi cinque distretti di New York, per proporgli di pensare a un libro con noi.

Credo che quando il libro ‘da grandi’ sarà pubblicato scopriremo tante assonanze tra i due, forse dei percorsi si sovrapporranno, perché in New York City Babe c’è davvero tutto il modo di guardare di Antonio.

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Però, qui lo fa ad altezza bambino, con la camera a un metro d’altezza, che coglie il meraviglioso e l’incantevole e il bizzarro che il quotidiano, a saperlo guardare, ci offre sempre.
C’è una fotografia nel libro che forse restituisce in maniera molto semplice questo richiamo a reinventare la città, è un rametto posato sul marciapiede che proietta un’ombra definita, grafica, e che sembra un bruco. O un disegno.
Questo libro ha la forma di un album da disegno, è in bianco e nero e in un certo senso invita l’intervento e lo scarabocchio sulle pagine, e a coltivare la fantasticheria e il desiderio di girovagare una volta chiuso.

Antonio Rovaldi, New York City Babe, les cerises 2017

Ecco i libri di les cerises hanno lo scopo di catturare l’attenzione del bambino, attraverso la storia, attraverso l’ambiguità, attraverso la quotidianità, e condurlo naturalmente a soffermarsi su ciascuna immagine, analizzarla, appropriarsene e raccontarla con i mezzi che sono propri.

A.C. Oltre al titolo, avete messo qualche nota in quarta di copertina, una legenda, un’introduzione alla collana per guidare il lettore? Potete riportarla in questo post e dirci perché avete scelto di metterla (se l’avete messa) e perché avete scelto di non metterla, se non l’avete messa?
Ogni libro ha la sua natura e le sue necessità, sono oggetti che si adattano di volta in volta al contenuto del libro: ogni progetto è pensato in maniera diversa e così è anche per la quarta di copertina, che non ha un formato standard.
Però cerchiamo sempre di usare meno parole possibile per spiegare al lettore che è un libro di sole immagini e che le parole le deve mettere lui!
Sul nostro sito si legge: “...e tu come la vuoi raccontare?”, è un frase che racchiude un po’ il senso del progetto, o semplicemente uno dei modi in cui cerchiamo di spingere i nostri piccoli lettori ad approfondire la lettura delle immagini dei nostri libri.
Sempre sul sito c’è anche una pagina dedicata alla raccolta delle storie che alcuni bambini hanno inventato per il nostro primo libro, storie differenti in diverse lingue a partire dagli stessi disegni.

Una delle storie scritte dai bambini a partire da “Storia di una balena” di Emanuele Oliveri

A.C. Come e dove cercate autori e idee per i vostri titoli? Mostre, blog, cataloghi, amici? Gli autori, artisti, illustratori, possono proporvi un progetto? Quale è la veste di presentazione migliore per proporvelo?
Nel nostro lavoro ci capita di conoscere e lavorare con tanti artisti, designer, architetti.
Sottoponiamo l’un l’altro idee, approfondiamo e man mano costruiamo una collana a partire da quegli artisti e creativi – e quei linguaggi – con cui ci piace confrontarci, cercando di trovare anche un ritmo e una diversità tra un libro e l’altro.
Spesso sono persone con cui abbiamo un lungo sodalizio, una conoscenza approfondita del lavoro, altre volte invece è un impulso e la curiosità verso una poetica.
Per il momento non abbiamo ancora ricevuto proposte e a dire la verità fatichiamo a contenere le nostre – siamo un progetto piccolo, autofinanziato, un po’ suicida e dobbiamo fare i conti con tempo ed economie – ma in un futuro accadrà.
E credo che sarà una chiacchierata al bar, il modo migliore. Un caffè di Parigi, una grattachecca a Roma, un bicchiere di vino a Bolzano…

A.C. Attraverso quali canali distribuite? Dove si possono trovare i vostri libri? Pensate di proporre co-edizioni all’estero?
Distribuiamo attraverso una rete di librerie in Italia e all’estero con le quali sentiamo di avere sensibilità e obiettivi comuni, luoghi che ci conoscono e di cui noi stimiamo il lavoro. E poi attraverso il nostro sito, dove si possono ordinare le copie.

Grazie!
Intervista di Anna Castagnoli
Il collettivo les cerises è composto da:
Angelika Burtscher, Agnese Canziani, Cecilia Canziani, Daniele Lupo. Francesca Campli si occupa della distribuzione e dei laboratori; Sara Zolla dell’ufficio stampa.
Per acquistare o vendere i libri di les cerises o per organizzare un laboratorio per bambini: contact@lescerises.net
Sito: lescerises.net
Pagina Facebook: qui

 

3 Risposte per “Come le ciliegie: un progetto editoriale”

  1. 1 rossana taormina
    18 ottobre, 2017 at 10:48

    Ciao Anna, bellissima intervista.
    Ho respirato la vitalità del progetto ritrovandoci la poesia della mia infanzia, quando attraverso le immagini mi si schiudevano mondi sconosciuti.
    Oggi, nel mio lavoro, non dimentico mai la bambina “visionaria” che sono stata, ascolto sempre i suoi consigli …

  2. 2 Anna Castagnoli
    18 ottobre, 2017 at 11:01

    Idem! Si dimentica spesso che la passività davanti ai libri, alla quale a poco a poco siamo educati crescendo, è indotta e non è spontanea.

  3. 3 monica
    18 ottobre, 2017 at 18:04

    Che magnifico progetto e che intervista! grazie di averci fatto conoscere questa cosa stupenda!