Che cosa è “lo stile”. Lo stile Realista, Lirico e Astratto. parte 2/2

11 settembre, 2012

Rileggi la prima parte del post.

GLI STILI DELL’ILLUSTRAZIONE

Io sono solita dividere tutti gli stili dell’illustrazione in tre grandi gruppi. Questi tre gruppi si muovono (scivolano) sulla scala musicale di cui vi parlavo nel post precedente, dal realismo pittorico/fotografico, all’astrattismo. Eccoli:

  • STILE REALISTA (Esempi:  Roberto Innocenti, Fabian Negrin, François Roca, Michael Sowa, Maurizio Quarello, Nicolatta Ceccoli (pop-surrealista), Lisbeth Zwerger, ma anche: Oxembury, Quentin Blake, Maurice Sendak…)
Roberto Innocenti
  • STILE LIRICO  (Esempi: Beatrice Alemagna, Gabriel Pacheco, Joanna Concejo, Kitty Crowther, Javier Zabala, Carll Cneut, Simone Rea, Maja Celija, Simona Mulazzani, Philip Giordano, Pablo Auladell, Hanne Herbauts, Serge Bloch, Sergio Ruzzier…)
Philip Giordano
  • STILE ASTRATTO (Esempi: Sara Fanelli, Blexbolex, Ana Ventura, Bernardo Carvalho…).
Blexbolex

(Nota: alcuni degli illustratori sopra citati si muovono fra due o più categorie).

Non c’è una frattura netta tra le tre categorie: sfumano una nell’altra. Ma ogni categoria ha regole precise e tonalità emotive peculiari a quella categoria. Ognuna di queste categorie ha sotto-categorie, (nei  miei corsi le vediamo tutte).
Le tre categorie (e rispettive sotto-categorie) rispondono a queste tre regole fondamentali e solo a queste:

  • Nello stile REALISTA le cose si comportano secondo le stesse leggi fisiche che governano la realtà.
  • Nello stile LIRICO le cose si comportano secondo leggi fisiche leggermente alterate rispetto alla realtà.
  • Nello stile ASTRATTO l’immagine ha perso ogni riferimento con le leggi che governano il reale, e nuove leggi grafiche entrano in gioco.
Qui sopra, tre disegni rappresentanti una città nei tre stili. Realista (Maurizio Quarello), Lirico (Beatrice Alemagna), Astratto (Blexbolex)

Ricordatevi cosa scrivevo nel post precedente: più la realtà riprodotta assomiglia alla realtà, più è inquietante.
La relazione tra “quantità di realtà” in un’immagine e emozione dello spettatore, gioca un ruolo fondamentale nel tono emotivo generale dell’immagine. Gli elementi in gioco nel determinare l’emozione dello spettatore sono:
– quantità di realtà nell’immagine -> (stile)
– il contenuto narrativo dell’immagine -> (contenuto)
– impaginazione dell’immagine nel libro -> (contesto)
– colori, composizione, atmosfera, immagine a tutto campo o parziale, qualità della realizzazione -> (realizzazione tecnica)

Qualche esempio.

STILE REALISTA
Nel quadro degli sposi Arnolfini di Van Eyck, l’artista ha usato una serie di escamotages pittorici (chiaro scuro, prospettiva, colore, etc) per restituire in un quadro la stessa sensazione ottica che avremmo se guardassimo una fotografia o una scena dal vero.

Van Eyck, Gli sposi Arnolfini

La scena “ci sembra” reale. Nello stile REALISTA, infatti, ogni oggetto si comporta come si comporterebbe nella realtà. La forma degli oggetti è anatomicamente corretta. Le persone hanno un peso e un centro di gravità (se volassero, sarebbe perché sono dotate di poteri magici), i quadri stanno attaccati ai muri con i chiodi, i tappeti stanno sui pavimenti e i lampadari appesi ai soffitti. La prospettiva è corretta o abbastanza corretta, le proporzioni tra gli oggetti sono rispettate. Le cose e i visi non sono troppo deformati.
Lo stile realista è uno stile che tende a scomparire per portare l’attenzione al “che cosa” accade nella scena. L’occhio pensa che sia realtà, si lascia ingannare, ed entra subito nel vivo della scena. E’ uno stile che dice allo spettatore, più o meno forte: credimi, siamo nella realtà!

La gamma di emozioni e aggettivi che accompagnano questo stile possono essere: inquietante, potente, sorprendente, spaventoso, incredibile, assurdo, drammatico, violento, fantastico, meraviglioso, etc… In sotto-categorie come nel REALISMO DISEGNATO o nel REALISMO CARICATURALE avremo anche note di emozioni divertenti, leggere, gioiose, comiche.

Michael Sowa

L’immagine qui sopra, di Sowa, è molto inquietante (direi spaventosa) perché la regola dello stile REALISTA è: nell’immagine, le leggi fisiche che governano le cose sono le stesse che nella realtà. Questo significa che il coniglio ritratto è “veramente” di proporzioni gigantesche! Se l’illustratore avesse usato, per illustrare questa scena, uno stile LIRICO (dove la realtà è un po’ sottosopra, come in un’immagine di Chagall, per capirci), non avrebbe ottenuto questo effetto drammatico.

Nello stile REALISTA, la definizione della realtà può perdersi, venir sfumata come un quadro che perda i colori a poco a poco, fino a diventare solo linea (REALISMO DISEGNATO), ma finché le cose continuano a comportarsi secondo le leggi fisiche della realtà, saremo ancora e sempre nello stile “REALISTA”.

Lisbeth Zwerger

L’immagine qui sopra è ancora nel gruppo dello stile REALISTA (un bambino mi chiese guardando questa immagine: ma sono i fiori che sono giganti o i personaggi che sono piccoli?). Qui però l’illustratrice ha depurato un po’ la realtà dalla sua complessità. Le cose continuano a comportarsi come nella realtà: i personaggi camminano sulla terra con un peso e un baricentro, i fiori gettano ombre, ogni dettaglio è “anatomicamente” corretto. Però… il prato non ha texture (rispetto all’immagine di Sowa), i chiari scuri sono più deboli, le campiture di colore più uniformi. Stiamo scivolando verso il REALISMO DISEGNATO, una sotto-categoria del REALISMO. Le emozioni di questa sotto-categoria sono meno forti, più sfumate, dolci, poetiche, o ironiche.

Gilles Bachelet, Mon chat le plus bête du monde

Nel libro Mon chat le plus bête du monde, un elefante vive come un gatto nella casa del protagonista, il quale per tutto il libro lo chiama “il mio gatto”. Non ci farebbe per nulla ridere questa situazione (farci ridere era lo scopo dell’illustratore) se l’illustrazione fosse LIRICA e non REALISTA. E’ il fatto che un elefante sia “realmente” in un appartamento che rende comica la scena.

->   Lo stile REALISTA, quando perde troppa realtà, sfuma nel LIRICO.

STILE LIRICO
Chagall, cosa ha fatto per ritrarre un bacio tra lui e la sua amata moglie? Ha “distorto” alcune leggi fisiche della realtà. Le ha distorte un po’, ma non troppo, in modo che noi possiamo ancora riconoscere una stanza e due persone che si baciano. Ma le ha distorte abbastanza perché noi capiamo che non siamo nella realtà (io spettatore non penso che questi due personaggi stiano volando perché dotati di poteri magici, capisco subito che il loro volo è simbolico/metaforico).

Marc Chagall

Questa calibrata quantità di “distorsione” confonde il mio cervello. Qualcosa mi dice che siamo nella realtà (finestra, tavolo, pavimento: riconosco una stanza!) qualcosa mi dice che non lo siamo (esiste un uomo che possa stare col collo in quella posizione? Neanche il più innamorato! e poi la prospettiva è strana, lo sgabello sembra storto, ci sono poche ombre…). Il cervello è disorientato, si chiede: ma dove siamo? Di sicuro, non siamo nella realtà. E per noi esseri umani, non essere nella realtà, significa che siamo:
– o nel sogno (luogo dalle leggi bizzarre).
– o nella dolcezza della riproduzione artistica, dove l’artista dichiara il suo gioco, lasciando “trasparire” la materia dell’opera. La tela, la carta, i colori, i segni, le pennellate, iniziano a diventare anch’essi protagonisti dell’immagine e non solo un medium. (Nello stile ASTRATTO diventeranno protagonisti quasi assoluti).
– oppure, significa che ci siamo fumati qualcosa e stiamo avendo un’allucinazione.

La gamma di emozioni e aggettivi che accompagnano lo stile lirico saranno: sognante, poetico, buffo, strano, straniante, lirico, malinconico, magico, dolce, etc…

Joanna Concejo

Difficile (anche se nulla è impossibile) avere note comiche o drammatiche nello stile LIRICO, perché l’ironia, come diceva Desproges, è l’eleganza dall’ansia, e l’ansia, come il dramma, è qualcosa che ha a che fare con la realtà. Lo stile lirico ha sempre una nota, appunto, lirica.
Nello stile lirico, le cose perdono peso, si fanno sognanti, simboliche, metaforiche. Gli oggetti e i visi si deformano. Le prospettive si confondono. Il cielo e la terra non sono più così ben definiti. Un disegno può non essere finito, sfumare e lasciar apparire la carta, confondendo i piani tra finizione della riproduzione artistica e realtà (vedi Joanna Concejo).

Simona Mulazzani, Vorrei avere

Osservate l’immagine di Simona Mulazzani: sarebbe impossibile vedere un paesaggio così nella realtà, con la sezione del mare, il suo fondo, e subito sopra le casette che si appoggiano sul profilo dell’orizzonte. Grazie a questo contesto dove gli elementi reali (case, pesci) si mescolano tra loro in modo strano, io posso godere dell’immagine di una balena dipinta senza chiedermi come hanno fatto a farle quei tatuaggi. Capisco che il piano è “simbolico”.

NOTA: Molte volte gli illustratori alle prime armi confondono LIRICO e REALISTA ottenendo una “stonatura”. (Un classico esempio sono le braccine dei personaggi “pieghevoli” che io chiamo “alla playmobil” -invece che con gomito e anatomicamente corrette, usate in un contesto realista).
Se Chagall avesse disegnato, ad esempio, solo il collo del personaggio storto, e lo avesse inserito in un contesto completamente corretto (prospettiva giusta, chiari scuri giusti, anatomia degli oggetti giusta), ne avremmo ricevuto una sensazione fastidiosa, di errore.
L’equilibrio di “rottura” della realtà (quanto distorcerla), nello stile LIRICO, è un equilibrio difficile da conquistare. Sembra uno stile più facile dello stile REALISTA e viene spesso usato per mascherare debolezze nel disegno. Ma è più difficile.

->  Lo stile LIRICO, quando la realtà scompare quasi del tutto, sfuma nell’ASTRATTO.

STILE ASTRATTO
Nello stile ASTRATTO, una serie di codici visivi (tinte piatte, mancanza di prospettiva, assenza di contesti troppo riconoscibili, forme semplici, colori puri, etc) mi indicano che io spettatore non sono nel mondo della realtà, neanche un po’. Sono in un mondo che è quello della superficie cartacea (o digitale). Sono nel mondo puro dell’arte e della riproduzione artistica (lo ero anche negli altri stili, ovvio, ma l’artista me lo aveva fatto quasi dimenticare con alcuni trucchi).

Henri Matisse

E’ un mondo, questo, spesso bidimensionale, dove l’urgenza dell’artista non è darci delle informazioni su fatti e persone, ma regalarci l’incanto puro dell’emozione estetica. Guardando il quadro di Matisse, io non mi chiedo perché l’omino non ha faccia né dita. Non mi chiedo perché ha perso i piedi. Se è un astronauta che sta precipitando nello spazio siderale o un suicida che si è appena fatto esplodere. Mi lascio semplicemente trasportare dall’emozione dei colori e delle forme: e non faccio resistenza. Ma in quell’omino riconosco un uomo, l’Uomo (è un’icona, più che un simbolo). Questo po’ di realtà basta a dare all’immagine un vago sapore lirico.

Pablo Amargo

Più che per raccontare qualcosa, lo stile astratto è usato per “evocare”.

Gamme emozionali dello stile astratto: le emozioni davanti allo stile astratto potranno essere intellettuali: sono colpito da un’idea, l’immagine mi fa pensare a delle cose e pensare e capire sono sempre atti piacevoli. Oppure sensoriali: sappiamo che l’occhio e il cervello si sentono “più rilassati” quando offriamo loro gamme di colori complementari, forme semplici da interpretare, forme chiuse, etc. E’ uno stile che dà emozioni profonde, primitive, che vengono forse dall’ipotalamo: le emozioni che proviamo davanti allo stile astratto sono simili (secondo me) a quelle che proviamo ascoltando la musica (classica o senza parole). Anche se non capiamo di cosa stia parlando esattamente la musica, “sentiamo” il suo discorso a un livello profondissimo. Io capisco di cosa mi parlano Bach o Pollock nella loro opera, ma non posso tradurlo verbalmente (se porto il messaggio sulla superficie della coscienza, lo altero irrimediabilmente).

Nota: Non confondete lo stile che io chiamo “ASTRATTO” con la corrente artistica detta astrattismo. Ci possono anche essere figure e case e alberi, nello stile astratto. Diciamo che è astratto quando è chiaro che l’artista vuole in primo luogo regalare un piacere puramente grafico, e in secondo luogo un contenuto narrativo. E’ ASTRATTO quando chi detta legge sono i colori, le forme, la superficie del foglio.

FINE

Ana Ventura

 

Se vi interessa approfondire questi argomenti, vi aspetto al mio prossimo corso!
“Dallo storybaord allo stile” corso di illustrazione con Anna Castagnoli, Studio d’arte Andromeda, per info: workshop@studioandromeda.net  Tel. 340 6317215

Note sul copyright:
La suddivisione di stili qui sopra esposta è uno strumento di lettura delle immagini che ho inventato, messo a punto e precisato nel tempo. Chi fosse interessato a citare parti o idee contenute in questo articolo, o questo articolo nella sua interezza, può contattarmi a: lefiguredeilibri(@)gmail.com, grazie.

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30 Risposte per “Che cosa è “lo stile”. Lo stile Realista, Lirico e Astratto. parte 2/2”

  1. 1 laura38
    11 settembre, 2012 at 8:01

    Grazie davvero per questi due post, e per tutto il lavoro che cè dietro che dev’essere stato parecchio e duraturo nel tempo. Mi hai aiutata a chiarirmi le idee su vari punti importanti. Vorrei tanto poter venire al corso a Trento, come avrei voluto venire a quello di Martina Franca. Ma prima di qualche anno non se ne parla, il mio bimbo piccolo è ancora troppo piccolo…

    (Scusa se sono logorroica, ti ripeto la mia domanda di qualche giorno fa: hai ricevuto la mia mail di quest’estate con un .pdf allegato? Era il riassunto della parte teorica del corso che ho frequentato a Macerata quest’estate)

  2. 2 Anna Castagnoli
    11 settembre, 2012 at 9:22

    Laura cara, rimandamela! Mi interessa un sacco e la pubblico volentieri. Forse è arrivata, ma ho curato male la corrispondenza di quest’estate…Ci sono ancora mail in sospeso.

    ps: puoi portarti anche il bambino se vuoi! :) Al corso di Paolo Canton quest’estate c’era un neonato di 4 mesi, si è divertito un sacco. E anche noi.

  3. 3 AlmaCattleya
    11 settembre, 2012 at 10:04

    da pittrice non riesco a concepire l’iperrealismo come stile, ma solo come tecnica. eppure quando vedo le persone che guardano dipinti iperrealisti o altro ne sono stupefatti mentre quando guardano dell’arte astratta (per esempio quel quadro di Matisse) la guardano con un’espressione interrogativa perché non ci capiscono niente

  4. 4 Lisa Massei
    11 settembre, 2012 at 10:48

    @ AlmaCattleya, io penso che l’arte astratta richieda uno sforzo in più. mentre rimanere stupefatti da qualcosa che è più rappresentativo della realtà è più semplice da un lato, e permette una maggiore autoidentificazione.

    @ Anna, intanto grazie! penso che questa tua teoria, categorizzazione, possa aiutarmi molto nella definizione del mio stile. per me è verissimo quel che dici che lo stile lirico: “L’equilibrio di “rottura” della realtà (quanto distorcerla), nello stile LIRICO, è un equilibrio difficile da conquistare. Sembra uno stile più facile dello stile REALISTA e viene spesso usato per mascherare debolezze nel disegno. Ma è più difficile.”
    Penso anche che ci siano delle storie che richiamano un determinato stile… piuttosto che un altro. anche se sperimentare può essere interessante. far ridere con l’astratto per esempio penso sia una bella sfida, ma non credo sia impossibile.

  5. 5 Lisa Massei
    11 settembre, 2012 at 10:56

    scusate, rileggendo ho fatto un monte di errori… spero si capisca il senso di quel che volevo dire ;)

  6. 6 AlmaCattleya
    11 settembre, 2012 at 12:42

    @ Lisa Massei: sarà che per me è vero il contrario. E poi a volte credo che l’iperrealismo abbia l’illusione di riprodurre la realtà, ma nella realtà vedo cose come alcuni cieli, alcune potenze naturali che non sono riproducibili.
    Diciamo che l’iperrealismo mi provoca indifferenza. Sì sono bravi tecnicamente, ma nulla di più però devo dire che ci sono anche le eccezioni come Chiara Albertoni

  7. 7 laura38
    11 settembre, 2012 at 13:18

    Pdf spedito, buona lettura!

  8. 8 elillisa
    11 settembre, 2012 at 13:49

    Due post interessantissimi, grazie.
    Non c’entra propriamente con lo stile (forse più con il cercare di stilare delle categorie), ma l’anno scorso ad un mini corso sugli albi illustrati, Negrin ci mostrò un progetto su cui stava lavorando con Giorgia Grilli: una specie di macro geografia dell’illustrazione per ragazzi che suddivideva gli illustratori secondo un ordine geografico (perchè secondo Negrin ci sono delle “tendenze nazionali”: la cultura, l’infanzia e il concetto di infanzia di un paese influenzano tratti simili nei propri illustratori) e poi ogni stato aveva tre sotto-tipologie di illustratori: classici e contemporanei (dove all’interno si spaziava dal lirico al realismo disegnato) e super-realisti (categoria a se stante).
    Dopo la visione di una corposa carrellata di tavole di illustratori “super-realisti” (Van Allsburg, Wiesner, Ibatoulline, Billout, Innocenti, la Barrett ecc.), dovetti uscire a prendere una boccata d’aria tanto ero turbata e straniata!

    Ps: cara Anna, la prossima volta puoi mettere prima le date dei tuoi corsi? Mannaggia, io queste cose le devo pianificare mesi prima… Sono la sola?

  9. 9 Anna Castagnoli
    11 settembre, 2012 at 16:16

    per Alama: neanche a me piace l’iperrealismo, però penso sia uno stile.

    per Lisa: verissimo che ci son testi che chiamano determinati stili!

    per Elilisa: che interessante scoprire che ogni illustratore (Negrin, Auladel e chissà quanti altri) si è costruito una mappa, una cartina geografica degli stili.
    ps: non è colpa mia se mi dicono all’ultimo che terrò un corso! Comunque quello a Martina Franca in agosto dovrebbe ripetersi ancora.

  10. 10 Lisa Massei
    11 settembre, 2012 at 16:57

    @AlmaCattleya: sono daccordissimo con te. per me l’iperrealismo spesso ha qualcosa di inquietante, e se non mi inquieta mi sembra di osservare una precisione che forse sfocia nel narcisismo. ovviamente è una mia opinione.
    mi piace moltissimo il surrealismo e anche l’astrattismo.

  11. 11 giovanna
    11 settembre, 2012 at 17:03

    Mi sembra molto interessante questa analisi degli stili, Anna Il discorso sulla relazione con la realtà, per esempio, che ha conseguenze importantissime sull’abilità e sulle modalità narrative. Ho dei dubbi invece sul discorso della gamme emozionali: qui il terreno si fa molto scivoloso, a mio avviso, per le eccezioni continue alla teorizzazione nel complesso. Io credo che gli illustratori mettano a punto dei linguaggi congeniali e coerenti con il loro sguardo, il cui obiettivo è poter toccare corde emotive e registri espressivi estremamente complessi e diversificati, esattamente come accade a ognuno di noi nella realtà, individuale e sociale. La ricchezza di un linguaggio, per quanto astratto o lirico o realista, coincide con la sua capacità di descrivere l’esperienza nella sua articolata complessità.

  12. 12 Anna Castagnoli
    11 settembre, 2012 at 17:29

    Grazie mille Giovanna, ci penso. Hai ragione sul fatto che è difficile categorizzare le emozioni, forse impossibile.
    Però resto convinta che la quantità di realtà in un’immagine veicoli non solo il contenuto narrativo, ma anche emozionale.
    L’idea che la realtà, riprodotta nelle sue sfumature più complesse, è inquietante, non è mia. Intere religioni ci hanno fondato sopra assurdi divieti. Tanto che in tutte, anche in quelle che hanno esaltato l’arte figurativa, viene detto : non ti farai immagine di Dio.
    Questo potere dell’immagine, è la radice stessa dell’arte. E mi sono messa in testa che i toni emotivi possono essere legati alla quantità di realtà nell’immagine. Però forse è soggettiva la mia impressione?
    Vorrei indagare in questa direzione.

  13. 13 Ilaria
    11 settembre, 2012 at 18:23

    Inutile dire quanto sia interessante questo post!
    E soprattutto mi ha regalato la dolce sensazione di ritrovarmi in una descrizione e capire un po’ meglio chi/come sono: LIRICA!!!
    :)

  14. 14 Lisa Massei
    11 settembre, 2012 at 21:08

    forse è un paragone azzardato, ma illustrazioni che si avvicinano alla fotografia, si rendono più reali e vicine alla realtà di chi le guarda. mentre più si allontanano dalla realtà che siamo abituati a vedere, forse più si avvicinano all’immaginazione e richiedono a chi le guarda uno “sforzo a immaginare”, a vedere oltre il reale. sono in questo senso meno immediate.

  15. 15 Anna Castagnoli
    11 settembre, 2012 at 23:18

    Lisa è possibile. Il linguaggio delle immagini riprodotte è da imparare quanto quello della realtà.
    Ci sembra scontato che la realtà sia facile da capire, ma ci sono stati casi di ciechi dalla nascita, a cui la scienza ha ridato una vista parziale da adulti, che sono caduti in depressione perché sostenevano di non capire quello che vedevano, talmente la realtà era differente dall’immagine interna che si erano fatti del mondo.

  16. 16 paolo
    12 settembre, 2012 at 7:40

    Anna, a proposito del problema di riacquistare la vista, sono certo che avrai già letto “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese. Ma nel caso non l’avessi fatto, fallo subito.
    La bambina Eugenia si mette gli occhiali e vede «gli archi dei terranei, neri, coi lumi brillanti a cerchio intorno all’Addolorata; il selciato bianco di acqua saponata, le foglie di cavolo, i pezzi di carta, i rifiuti, e, in mezzo al cortile, quel gruppo di cristiani cenciosi e deformi, coi visi butterati dalla miseria e dalla rassegnazione […] Eugenia si era piegata in due e, lamentandosi, vomitava».

  17. 17 Anna Castagnoli
    12 settembre, 2012 at 7:54

    Certo che l’ho letto! Mi ricordo, adesso che me lo dici, del racconto della bambina “mezza cecata”. Bellissimo quel libro (altro che Gomorra…).

  18. 18 paolo
    12 settembre, 2012 at 8:57

    Che è come dire:
    bello Hansel e Gretel illustrato da Susan Jannsen (altro che Spotty).
    Adesso qui ci andrebbe quella faccina che fa la linguaccia, ma io non so come si usano gli emoticon. Ciao.

  19. 19 giovanna
    12 settembre, 2012 at 14:00

    Sono d’accordo, Anna: la quantità di realtà in un’immagine veicola il contenuto narrativo e anche emozionale. Quanto però al potere dell’immagine vale esattamente tanto per il realismo quanto per l’astratto. In “A cavallo di un manico di scopa” Gombrich definisce specificamente il potere dell’immagine come potere dell’oggetto rappresentato di sostituirsi a quello reale. Questo però avviene in ogni tipo di rappresentazione non solo in quella realistica. Persino, appunto, per un manico di scopa che sta per un cavallo nel gioco di un bambino: quanto di più stilizzato esista.

  20. 20 Anna Castagnoli
    12 settembre, 2012 at 14:17

    Hai ragione, è giusto quello che dici, e grazie per aiutarmi a precisare il mio pensiero.
    E’ vero che un manico di scopa, come qualsiasi totem, simbolo, icona, santino votivo, straccio ricamato, può avere un potere inaudito.
    Però insisto sul fatto che un’immagine, più realistica è, più inquietante è, perché si annulla al minimo lo scarto che c’è tra il soggetto e la sua rappresentazione, ed è questo che è inquietante: che non ci sia più scarto tra le due realtà (quella vera e quella rappresentata).

    Io posso anche morire per il simbolo di una croce, o quello di una bandiera, posso inginocchiarmi davanti a un’icona, etc, ma so che quella cosa sta per un’altra, ed è l’altra la cosa per cui io muoio e prego.
    Non so se riesco a spiegarmi.
    Non sto dicendo che la forza di un quadro astratto o simbolico sia meno potente (per me un qualsiasi Rothko è centomilavolte più potente del ritratto degli sposi Arnolfini), sto dicendo che nello stile realista c’è una tonalità emotiva inquietante/spaventosa che non può esserci negli altri stili, perché è solo la realtà che è realmente pericolosa, non la sua rappresentazione. Non la sua simbolizzazione.

  21. 21 massimiliano di lauro
    12 settembre, 2012 at 16:19

    grazie anna
    ora è tutto molto chiaro

    è ovviamente un tema su cui si potrebbe discutere all’infinito perchè è sempre difficile classificare le cose, figuriamoci le persone, lo stile, le emozioni che evocano

  22. 22 felicita
    12 settembre, 2012 at 17:22

    molto bello questo post sullo stile. osservando la progressione dal realismo all’astratto sembrerebbe una sorta di catarsi, di purificazione.

  23. 23 Lisa Massei
    12 settembre, 2012 at 20:01

    @massimiliano di lauro: è vero massimiliano, le classificazioni alla lunga stanno strette, così come molte teorie… il trucco forse sta nel prenderne il “buono” per utilizzarle come esercizi, e modalità di pensiero o sfumature di pensiero.

  24. 24 massimiliano di lauro
    13 settembre, 2012 at 12:03

    @ lisa massei

    sono d’accordo
    classificare è un esercizio, per noi e per come è strutturata la nostra mente, necessario

    l’operazione fatta da Anna, non solo in questo caso, è davvero molto utile

    questo blog è stato e continua ad essere per me una sorta di corso di illustrazione

  25. 25 simonetta
    13 settembre, 2012 at 23:12

    grazie Anna a te e a tutti quelli che con i loro commenti hanno anche arricchito l’argomento. Da semplice appassionata di illustrazioni e di libri questi due post sullo stile mi hanno dato parametri per capire meglio gli autori e andare oltre al mio primo approccio emotivo alle immagini. E’ inoltre un grande piacere sentire la bella atmosfera di condivisione che c’è fra tutti voi…

  26. 26 Anna Castagnoli
    14 settembre, 2012 at 11:57

    Grazie Simonetta e Massimiliano! In effetti tutte le mie riflessioni nascono durante i corsi che faccio di illustrazione. E credo sia proprio un’emozione pedagogica quella che mi motiva a curare questo blog.

  27. 27 Rossana B.
    17 settembre, 2012 at 10:05

    Grazie Anna, veramente interessanti questi due post sullo stile, mi hanno fatto capire meglio quel che ancora mi sfuggiva. Sarebbe bello approfondire, peccato non poter partecipare a tutti i corsi che mi interessano.

  28. 28 Nina
    22 novembre, 2012 at 12:02

    Mi son persa tra le “gamme emozionali dello stile astratto”, e le ho profondamente desiderate.
    Grazie a te
    Nina

  29. […] e qui trovate due miei post su cosa è lo stile nell’illustrazione per ragazzi. Qui il racconto del […]

  30. […] si muove liquidamente ed è naturalmente a proprio agio, sguazza direi, nello stile lirico, laddove alle leggi fisiche delle cose si intreccia qualche eccezione che da reali le rende sognanti, poetiche, […]