Carll Cneut, analisi del suo stile / parte 2

10 Maggio, 2008

(Leggi “Carll Cneut, parte I)
(Leggi l’intervista a Carll Cneut)

(Leggi il dibattito su Greta la Matta…)

In questo post analizzeremo due tavole tratte da Greta la Matta di Carll Cneut, un libro-omaggio all’omonimo quadro di Bruegel il Vecchio. Vedremo come l’illustrazione per bambini può essere un’espressione come altre dell’arte moderna.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Nella tavola qui sopra un giullare tira una grossa palla blu sulla scena principale e copre la protagonista, siamo alla quarta tavola del libro. Greta la Matta inizia così la sua discesa verso la follia e gli inferi. Nel testo viene raccontato che la piccola Greta crescendo “diventa folle” e fugge alla ricerca del diavolo, sparendo. Diventare folli è questo: non poter più essere presenti, diventare socialmente invisibili.

Guardate con che raffinatezza semantica l’immagine ci dice tutto questo: Il giullare, che nelle carte dei tarocchi è “il folle”, e nella tradizione del teatro elisabettiano “colui che rivela la verità” copre alla vista Greta (nelle tavole precedenti era al centro della folla). Come in una scena teatrale, dove scenografia e azioni funzionano solo se viste dalla prospettiva della platea, è alla nostra vista di lettori che Greta viene celata.

Nell’ultima tavola del libro (dopo molte pagine di storia e illustrazioni, in cui Greta trova finalmente il diavolo e la morte), ritroviamo la stessa scena vista un istante dopo.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

La grande palla blu ha sorvolato la scena, scoprendo quello che nascondeva all’inizio: Greta è morta. Tutta la storia della povera Greta si è svolta durante questo istante di blackout. Se avrete l’occasione di rileggere il libro noterete che in nessun punto della storia si parla di giullari che tirano palloni, in nessun punto del testo viene detto che la storia di Greta è un sogno o un lampo di follia. E’ la fantasia dell’illustratore che ci regala questa sublime interpretazione della vita di Greta e della sua morte.

Ingrandisci l’immagine

Osservate qui sopra le due tavole a confronto. Giocate a trovare le differenze. E’ passato davvero solo un attimo. Il tempo di giocare alla cavallina sulle spalle di un amico (in basso a destra) e cadere dall’altra parte. Greta era dunque morta già all’inizio della storia?

La morte è l’unica catarsi possibile di una vita colpita dal dolore e dalla follia? No, qualcosa di meno plateale ha l’ultima parola. Imparate a guardare le tavole di Carll Cneut come investigatori, prendete una lente. Al centro di entrambe le illustrazioni, nel punto esatto creato dalla traiettoria della palla blu e della diagonale del foglio, troverete un piccolissimo asso di cuori. Perno di tutta la scena.

Ma ora passiamo a studiare queste due tavole da un punto di vista formale. L’omaggio ai Bruegel è dovuto. Quello che non è facile cogliere subito, distratti dai simpatici personaggi che danzano, è l’omaggio all’arte moderna. Nella struttura dell’ultima tavola, ad esempio, troviamo le stesse forze e gli stessi pesi compositivi di un quadro di Kandinsky.

Pieter Bruegel, The Peasant Wedding, 1620

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Vassily Kandinsky, Schwarzer Fleck, 1921

Studente e poi insegnante alla Bauhaus, Vassily Kandinsky passò la vita a cercare di tradurre nei suoi quadri come colori, linee, forme triangolari o quadrate, cerchi, siano tutte “forze” che hanno un effetto sullo spettatore, non solo sulla sua retina, ma sul suo spirito.

Se Kandinsky fuggiva dal “figurativo” per pigiare con più forza le singole note sulla sua tastiera pittorica, nelle tavole di Cneut è la decontestualizzazione dal paesaggio che libera l’energia delle forme e dei colori. Il bianco della carta che danza intorno alle figure le trasforma in “elementi” la cui forza cinetica si sprigiona con maggiore potenza e libertà.

Nel prossimo post continueremo ancora per un momento ad analizzare queste due tavole, e studieremo una delle leggi fondamentali codificate dalla Bauhaus

Yves Klein, Blue Disk, c.1957

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Segue…

29 Risposte per “Carll Cneut, analisi del suo stile / parte 2”

  1. 1 mirko
    10 Maggio, 2008 at 18:04

    Grazie!

  2. 2 valentina
    11 Maggio, 2008 at 13:23

    Ciao Anna,
    ieri cercando notizie su Carll Cneutt ho scoperto il tuo blog e sono rimasta folgorata. Ho letto con molta attenzione la tua analisi sul lavoro di Carll e su Greta la matta, e devo dire che mi hai fatto vedere cose che non avevo notato. La “decontestualizzazione del paesaggio” che regala a forme e colori qell’energia unica e profonda propria di Carll, è una di quelle. Mi piace molto l’analisi e l’approfondimento che fai quando guardi un disegno. Attendo con “ansia” la continuazione. Ti sono grata per lo stimolo che mi hai dato a cercare di vedere oltre.
    Grazie! Valentina

  3. 3 Pois
    12 Maggio, 2008 at 7:53

    Davvero molto interessante!E il riferimento al quadro di Kandinsky mi ha colpito molto. Chi l’avrebbe mai detto..
    Brava Anna!

  4. 4 Anna Castagnoli
    12 Maggio, 2008 at 8:32

    E’ talmente incredibile la somiglianza che mi chiedo se Cneut non l’abbia studiata apposta. Non vedo l’ora di intervistarlo per chiederglielo.
    Un saluto cara Pois.

    (Grazie Valentina e Mirko!)

  5. 5 simone
    12 Maggio, 2008 at 8:44

    Si è incredibile e non vedo l’ora di leggere questa intervista perchè non capisco mai dove finisce la teoria e quindi un organizzazione studiata della composizione e dove inizia l’intuizione, la casualità.
    Buona giornata Anna e buon lavoro

  6. 6 Matías
    12 Maggio, 2008 at 13:09

    Cuanta pena me da no poder enteder Italiano.
    No existe el post en inglés.
    Desde ya muchas gracias

  7. 7 Pois
    12 Maggio, 2008 at 18:13

    Anna scusa..ma il riferimento al quadro lo hai trovato tu per caso (per acutezza d’occhio) o lo hai studiato da qualche parte?
    Più lo guardo più mi colpisce la somiglianza…forse davvero era nei suoi pensieri.
    Comunque oggi sono andata a fare un giro alla Fiera del libro di Torino…sono finita in un reparto di libri per bambini…ho trovato questo libro “Greta la matta” mi sono emozionata pensando al tuo post e cosi l’ho comprato!Hehe

  8. 8 Pois
    12 Maggio, 2008 at 18:17

    Giullari, matti, l’appeso a testa in giù dei tarocchi …proprio come si deve guardare la tavola per fare questo riferimento a Kandisky …il fatto che Greta sia morta e in più posso girare a capo in giù il disegno..mi stordisce, mi inquieta e mi affascina..

  9. 9 Anna Castagnoli
    12 Maggio, 2008 at 19:17

    Che bello che tu abbia comprato il libro. Hai trovato l’asso di cuori?!

    E’ stata una coincidenza trovare il quadro, io in realtà cercavo la palla blu cobalto nell’arte contemporanea,(ma avevo in mente altri autori),l’ho poi trovata in mille declinazioni fatta da Kandinsky…avevo il libro di Cneut vicino e la somiglianza dei due quadri mi ha colpita subito.

    Trova altri misteri nel libro!
    Un sorriso
    Anna

  10. 10 Pois
    12 Maggio, 2008 at 21:12

    MMM…ci proverò..ma non sono cosi arguta come te….poi ti dico

  11. 11 elena et
    13 Maggio, 2008 at 11:13

    Il tema della storia -la follia e la discesa agli inferi- e la struttura dell’immagine -le personcine viste dall’alto, come formiche indistinte, la prospettiva appiattita, con delle rappresentazioni ortogonali su uno sfondo quasi piatto- mi ricordano molte rappresentazione medievali del’inferno e anche i quadri di H. Bosch….qualcuno di voi conosce un buon sito web per comprare libri per ragazzi (edizioni di vari paesi)? Amazon è spesso molto limitato e i book-shop inglesi lasciano molto a desiderare; come, mi sembra, l’editoria per bambini di questo Paese. Fatemi sapere…Grazie!

    a presto

    et

  12. 12 Tubo
    13 Maggio, 2008 at 12:55

    Bellissima introspettiva… l’ho girata a Carll Cneut, che credo apprezzerà moltissimo. Spero non ti dispiaccia! Ciao!

  13. 13 elisa mazzoli
    15 Maggio, 2008 at 14:53

    Trovo che la collocazione del libro Greta la matta all’interno di una collana di libri per bambini non sia adatta. E’ un albo per adulti, il cui testo non è da sottoporre alla categoria infanzia. Invito voi tutti a leggerlo con attenzione, attendo commenti. Grazie

  14. 14 Anna Castagnoli
    15 Maggio, 2008 at 16:11

    Lo stesso appunto era stato fatto da Walter Fochesato nella sua recensione del libro per la rivista Andersen. Carll Cneut era rimasto molto sbalordito dall’apprendere che in Italia si dicesse che il libro non era per bambini. Diceva che erano stati fatti molti laboratori in Belgio e in altri paesi e che i bambini impazzivano per la storia macabra di Greta. Si divertivano un sacco. A meno che non ci sia una differenza ontologica tra bambini italiani e bambini stranieri, io ho il sospetto che in Italia si proiettino troppo spesso sui bambini le nostre paure. Trovo che Greta la Matta sia un testo fantastico per i bambini. Comunque può trovare questa diatriba già trattata nei commenti a questo post: “una lettera dai Topipittori”.
    La invito a leggerli.
    Non dico che tutto sia per bambini, per carità.

    Ma credo che Greta la Matta sia esattamente un libro per bambini e non sia invece un libro per adulti. Nel senso che un bambino ne coglie al volo la sua dimensione di “storia noire”, di thriller, di tragedia gotica, spassosa, teatrale, un adulto purtroppo meno.
    In ogni caso, pur non essendo per nulla d’accordo, rispetto la sua posizione.

  15. 15 elena et
    15 Maggio, 2008 at 17:48

    OK, io non ho letto il libro in questione (e anche per questo rinnovo a tutti l’invito a suggermi buone librerie on-line). Però gli ulitmi interventi mi fanno venire in mente le parole del buon Gianni Rodari in ‘Grammatica della fantasia’. A pag 143 si interroga circa la funzione delle fiabe. Una di queste è misurarsi con la paura. Cito testualmente: “tutto quello che si dice sulle conseguenze negative che potrebbero avere sul bambino gli effetti delle fiabe […] non mi sembra convincente. Dipende dalle condizioni in cui il bambino incontra, si fa per dire, il lupo. Se è la voce della mamma ad evocarlo […] il bambino può sfidarlo senza paura. Se il bambino prova invece la paura angosciosa da cui non riesce a difendersi, bisognerebbe concludere che la paura era già in lui prima che comparisse il lupo nella storia: era dentro di lui in qualche profondità conflittuale. Il lupo è allora il sintomo che rivela la paura, non la sua causa […] Gianni Rodari, ‘Grammatica delle fantasia’, Torino, Einaudi, 1973

    Mi sembrano delle parole molto vere. Io lavoro spesso con bambini e con loro costruisco storie. Attraverso costumi, oggetti e altri spunti, costruiamo (perchè si tratta proprio di ‘costruire’) una storia, il suo meccanismo e i suoi personaggi. Sono proprio i bambini che si inventano le situazioni e i personaggi più truculenti..e con che gusto! Si divertono ad esplorarli, conoscerli, farli morire, a volte fanno trionfare il male. Chi può dargli torto? Sono elementi che comunque incontreranno, sotto varie forme, durante la loro vita In questo modo imparano a dominarli, a conoscerli.

    ciao et

  16. 16 elisa mazzoli
    15 Maggio, 2008 at 19:05

    Sono d’accordo con la presenza dell’elemento pauroso nella letteratura per bambini. Si tratta del simbolo delle difficoltà che nella vita ci sono, che loro riusciranno a gestire, affrontare, superare con le proprie risorse. Risorse che hanno dentro sé, e che la passione per la lettura può contribuire ad aumentare. Il testo di Greta la matta è nel suo insieme un magma denso di concetti e situazioni truci e angoscianti, e si chiude con il fatto di una bambina che si uccide trafiggendosi con un pugnale, con le esplicite parole “al diavolo ci si dona”.
    Questa non è letteratura per bambini.

  17. 17 Pois
    15 Maggio, 2008 at 20:29

    Non credo che si possano escludere certe tematiche forti dalla letteratura infantile.
    Io sono cresciuta andando a scuola dalle suore che per anni mi hanno “tormentato” con truci racconti di un diavolo vendicativo con zoccoli al posto dei piedi. Ancora oggi pur essendo agnostica e non religiosa, quelle immagini, spacciate per racconti cristiani per bambini, ritornano nell’immaginario onirico dei miei incubi.
    E’ stato in parte traumatico ma in parte sono proprio quelle immagini che hanno impressionato la mia fantasia anche negativamente che costituiscono parte del mio pensiero e della mia creatività attuale.
    Non penso che i temi forti mi abbiano creato dei problemi. Anzi semplicemente completato la mia persona e le mie emozioni.

  18. 18 elena et
    15 Maggio, 2008 at 21:08

    Good point Pois! :-)

  19. 19 Anna Castagnoli
    15 Maggio, 2008 at 21:20

    Elisa la storia tratta proprio di questo. Di un suicidio e della follia.
    Perché dici che non è per bambini? Proviamo a entrare in una discussione dove l’ovvio è bandito e proviamo a capire le cose. Perché i bambini non possono ascoltare la storia di una donna che diventa matta e poi si suicida dandosi la diavolo? La sua è una posizione morale? Ha provato a leggere la storia a dei bambini veri? Che reazioni hanno avute? Nelle storie dei fratelli Grimm ci sono finali mille volte più truculenti. E io trovo una grande perdita per l’infanzia questa sterilizzazione della tradizione popolare (che traduce così bene e automaticamente dinamiche inconsce) avvenuta negli ultimi decenni.

    Elena non so cosa suggerirti, io di solito mi appoggio ad Amazon. Hai provato alla Giannino Stoppani di Bologna? In molte città ci sono spesso librerie per bambini che hanno un reparto internazionale.
    Oppure prova direttamente a chiedere alla casa editrice del libro che cerchi. Spesso li inviano senza problemi.

  20. 20 elisa mazzoli
    16 Maggio, 2008 at 14:03

    Ripeto che non è il tema forte che mi spaventa. Ci sono tantissimi libri meravigliosi, avvincenti, che scuotono, che affascinano, che provocano e mi trovo molto spesso a leggerli ai bambini. Definire spassoso Greta la matta mi sembra veramente leggero e irrispettoso nei confronti dell’infanzia. Grazie per lo spazio e per l’ascolto, Elisa

  21. 21 Anna Castagnoli
    16 Maggio, 2008 at 20:33

    Elisa è molto interessante il suo punto di vista. Rappresenta il credo di molti.
    Non penso però sia casule il fatto che all’estero il libro ha avuto un grande successo ed in Italia no. All’estero c’è una cultura molto diversa sul formato “album” (e forse anche sul diavolo, che non viene preso sul serio, ma subito letto nella sua dimensione di fantastico e grottesco).

    Non è per il fatto che il formato di un libro è quello di un “album illustrato” che per forza il libro è destinato ai bambini. In nessuna parte del libro “Greta la Matta” viene specificato che il libro è rivolto all’infanzia. Il genitore ha la più grande libertà di prenderlo per sé, di non prenderlo affatto, di prenderlo per i suoi figli…di leggerlo o di bruciarlo al rogo…

    Io resto convinta del fatto che la mancanza di rispetto per l’infanzia passi da strade completamente diverse, ma è importante per i bambini che ci sia sempre una riflessione attenta sui prodotti loro destinati. Per cui grazie a lei per il suo prezioso intervento.

    Anna

  22. 22 maria concetta giorgi
    16 Maggio, 2008 at 21:34

    Le raffinatezze dell’illustratore Carll Cneut ,contrastano con il testo Greta la Matta che niente a che fare con la letteratura per bambini. Ci si chieda cos’è letteratura e che funzione deve avere. L’arte per eccellenza prima ancora della letteratura ha una funzione propria, visiva. Io vedo e apprendo: in questo testo cosa apprendo? Che “ di Greta nessuno pensava di approfittarsene neanche al buio…” pag 6 del testo, che Greta si dona al diavolo incondizionatamente inevitabilmente. Follia e male coincidono ?Il male è altra cosa , la follia è altra cosa. In questo testo cosa percepisco con gli occhi? Vedo, io che sono adulta, Bruegel e Bosch. Straordinari autori dell’inquieto vivere e della rappresentazione che sta tra cielo e inferno, non credo che abbiano dipinto per un pubblico infantile. A chi si rivolge Carll Cneut con le sue illustrazioni? Ai bambini che si sono divertiti un sacco in Belgio, bambini veri non come la mia bambina italiana di nove anni, che quando ha letto le prime pagine di Greta la Matta ha esordito con “ questo libro non mi piace”. Ma qui si parla di ontologia , l’ontologia che riassume in sé la profonda domanda intorno al senso delle cose. Bene, andiamo in profondità. Se il pensiero cerca di raggiungere la profondità e vuole andare a radici, in questo libro non ottiene nulla, qui il pensiero è frustrato. Ecco perché il male è banale e solo il bene ha profondità . Per fortuna l’uso del pensiero previene il male, sto pensando che questo libro non deve stare in libreria reparto bambini. Se la letteratura ha valore nella crescita dei bambini si veda come finisce il racconto ( la protagonista si suicida) . E’ vero , si muore, innegabile, unica certezza che abbiamo. Dov’ è lo spasso per i bambini veri? I veri cattivi della storia sono gli adulti, coloro che stanno attorno a Greta che le gridano vai all’inferno. Ma gli adulti non sono coloro che devono discernere, mediare, dare un senso a quello che il bambino non ha la capacità di capire? Si guardi l’illustrazione che segue la grande palla blu lanciata dal giullare. Angosciante a dire poco, ma anche le successive illustrazioni non sono da meno, violente, inquietanti, terrificanti. Greta la Matta è un libro consigliato ai bambini e agli adolescenti, agli addetti ai lavori chiedo che si valuti l’aspetto della suggestionabilità che evocano le immagini e quello dell’imitazione di ciò che viene scritto. Il libro è pubblicato su una collana intitolata “I cavoli a merenda “ e indirizzata ai più piccoli. Grazie per l’eventuale attenzione e lo spazio concessomi. Maria Concetta Giorgi

  23. 23 Anna Castagnoli
    16 Maggio, 2008 at 22:40

    Maria Concetta grazie per la sua argomentazione, precisa e giustamente appassionata. Ne prendo spunto per esprimere una mia (personalissima!) opinione.

    Io penso che l’arte non sia preposta a farci crescere. Lo fa quando è arte sul serio perché mette in ordine per noi qualcosa che possiamo definire come un “collettivo disordine inconscio”. Noi possiamo vedere chiarito nell’arte il nostro disordine interiore, possiamo vedere riflessi e risolti nell’arte i nostri conflitti, le nostre paure. Oppure possiamo ridere del mondo perché l’arte ce lo presenta capovolto. Per questo l’arte, quando nasce da esigenze profonde, restituisce un senso all’essere umano, e grazie a questo senso restituito, lo aiuta a crescere. Ma è una conseguenza, non un fine.

    Guai all’arte se il suo fine diventa pedagogico. Guai se Nabokov non avesse potuto scrive quel capolavoro che è Lolita, perché moralmente indecente.
    L’arte deve essere libera da qualsivoglia morale per permettere alla creatività di liberarci tutti.

    L’arte è il campo di gioco dell’essere umano. Proprio come nel gioco, dove si può uccidere dieci volte un soldatino nemico e poi ancora lanciarlo sul muro, se ci piace, l’arte non si deve dare limiti morali. E’ arte. E’ finzione. E’ espressione della nostra fantasia. E’ liberazione dai dettami della realtà. Ed anche dai dettami della morale. Così socialmente giusti e così faticosi per le pulsioni del nostro inconscio.
    Guai se questa libertà fosse costretta da un ordine morale, da un ordine politico, da un ordine qualsivoglia.

    Allora se noi adulti non siamo capaci di insegnare ad un bambino che un libro è un oggetto artistico, lontano dalla realtà e confinato nell’universo del gioco e della letteratura, non gli facciamo un grande regalo.

    Bosch ha fatto i suoi quadri per tutti e non “a partire dai 18 anni”. Lei davvero ci dice che non mostrerebbe un quadro di Bosch a dei bambini?

    E’ vero che il bambino ha difficoltà a separare la sfera fantastica da quella della realtà. Per questo l’adulto deve stargli vicino e tradurre per lui il mondo. Insegnargli cosa è reale e cosa no. Un libro non è realtà. Non ha gli stessi pesi, le stesse misure. E’ un universo parallelo a quello reale. Magico. E’ un’ipotesi. Un mondo capovolto.

    La morale con i suoi paradigmi sacrosanti di “bene e male” nell’arte, in un libro, può e deve venir sovvertita.

    Poter scrivere in un racconto per bambini di una bambina che faceva TUTTO AL CONTRARIO (nel testo viene ripetuto più volte) e che invece di vivere decide di morire, e invece di far bene, decide di andare al diavolo, è un diritto.
    Come dovrebbe esserlo quello dell’infanzia di essere educati alla libertà della fantasia.

  24. 24 elena et
    17 Maggio, 2008 at 10:18

    Penso di sfuggita che, forse, i miei interventi sono inadeguati: non ho letto il libro e le illustrazioni che conosco si limitano a quelle pubblicate su questo blog. Nonostante questo, il tema mi appassiona e vorrei aggiungere qualcosa. Riporto delle parole di Bianca Pitzorno circa il romanzo per ragazzi (non so se il libro di Cneutt si possa definire romanzo): ‘Se è lecito parlare di “morale” nelle antiche fiabe, o nella parabole, che parlano attraverso le metafore, e qualche volta pure nei racconti brevi, sia pure di taglio naturalistico, non è possibile né lecito cercare la morale in un romanzo. Perchè lo spirito del romanzo, come scrive Milan Kundera nel bellissimo saggio intitolato “L’arte del romanzo” pubblicato in Italia da Adelphi, è lo spirito della complessità.
    Il romanziere non deve dire al suo lettore (come fanno purtroppo molti autori juvenilia): “Tu hai la testa confusa, ma adesso arrivo io a spiegarti chiaramente e una volta per tutte come stanno le cose”. Compito del romanziere è al contrario quello di dire: “Mio caro, le cose sono più complicate di quanto tu non pensi”.
    Il romanzo, per continuare a citare KUndera, non è una risposta, ma una lunga interrogazione. Una meditazione sull’esistenza vista attraverso personaggi immaginari.’ B. Pitzonrno, ‘Storia delle mie storie’, Milano, Il Saggiatore, 2006, pag 184.

    Ora, come ho già detto non so se al libro di Cneutt si possa attribuire la categoria di romanzo, però mi pare che l’atteggiamento descritto da Bianca Pitzorno si possa applicare a molte forme di scrittura.

    Per quanto riguarda i bambini ed il fatto di doverli proteggerli da immagini ‘spaventose’…ben mi ricordo mia sorella, di molti anni più giovane di me, che intorno ai tre anni, completamente indifferente a qualsiasi forma di televisione -cartoni animati inclusi- si sedeva davanti all’apparecchio televisivo, come attratta da una forza magnetica, solo quando c’erano delle immagini ‘paurose’ (in genere film dell’orrore). Con i suoi occhialoni si piazzava a meno di un metro dello schermo e dichiarava ‘Questo mi fa mooooolta paura! ‘

    I bambini sono dei lettori perfettamente in grado di decidere, come noi lettori ‘adulti’, quello che gli piace e quello che no. Non tutti i bambini hanno gli stessi gusti. Bisogna stare attenti a non delineare con atteggiamento riduttivo e paternalistico un’astratta categoria ‘bambino’.

    ciao elena

  25. 25 Anna Castagnoli
    17 Maggio, 2008 at 11:09

    Cara Elena Grazie per le tue belle riflessioni. Mi piacerebbe che tu leggessi il testo. Puoi trovarlo in qualsiasi Feltrinelli o libreria per bambini. Non è un romanzo purtroppo. E’ un album.

    SIETE TUTTI INVITATI A TRASFERIRE LE VOSTRE RISPOSTE NELL’ ULTIMO POST PUBBLICATO!

    Quali limitazioni morali deve porsi un libro per bambini?
    E’ una discussione troppo importante perché rischi di perdersi nei commenti.

  26. 26 rui
    19 Maggio, 2008 at 10:27

    Bravo Anna,

    A relação entre Bruegel e Kandinsky é uma excelente interpretação do trabaho de Cneut. esta tua análise vêm mais uma vez confirmar que chamar à literatura / ilustração para infancia uma actividade simples é pura mentira. A provar está o trabalho brihante de Cneut que desloca a ilustração para uma actividade narrativa complexa e com uma multiplicidade de interpretações que parecem não ter fim.

    Bravo Cneut e Anna.

  27. 27 cristina garattoni
    19 Maggio, 2008 at 21:54

    sono una convinta sostenitrice del valore delle fiabe per la mente del bambino e quando nel mio lavoro di psicologa e psicoterapeuta infantile incontro i genitori le difendo dalle critiche di chi le ritiene pericolose in quanto cariche di elementi cruenti o fatti violenti e le vorrebbe “edulcorate”.
    Invito tutti a (ri)leggere “Il mondo incantato” dello psicoanalista Bruno Bettelheim sull’uso, l’importanza ed i significati delle fiabe.
    Bettelheim scrive che le fiabe offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino.
    “Molti genitori credono che al bambino dovrebbero essere presentate soltanto […]immagini piacevoli e capaci di andare incontro ai suoi desideri: egli dovrebbe insomma essere esposto unicamente al lato buono delle cose. Ma questo alimento unilaterale nutre la mente soltanto in modo unilaterale, e la vita reale non è tutta rose e fiori. […] Noi vogliamo far credere ai bambini che tutti gli uomini sono intrinsecamente buoni; ma i bambini sanno che loro stessi non sono buoni, e spesso, anche quando lo sono, preferirebbero non esserlo. Ciò […] rende il bambino un mostro ai suoi stessi occhi”.Le fiabe insegnano che la lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile e propria dell’uomo e che soltanto chi affronta con coraggio le avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso. “Nelle fiabe il male è onnipresente come la virtù. Praticamente in ogni fiaba il bene ed il male si incarnano in certi personaggi e nelle loro azioni […]. E’ questo dualismo che pone il problema morale e richiede la lotta perché esso possa essere risolto […]. Non è il fatto che alla fin fine sia la virtù a trionfare a promuovere la moralità, ma il fatto che è l’eroe a risultare più attraente per il bambino, che si identifica con lui in tutte le sue lotte. Grazie a quest’identificazione il bambino immagina di sopportare con l’eroe prove e tribolazioni, e trionfa con lui quando la virtù coglie la vittoria”.Nelle fiabe c’è una netta distinzione tra bene e male, i personaggi sono buoni o cattivi. Bettelheim afferma che “le ambiguità devono attendere finché una personalità relativamente solida non si sia stabilita sulla base di positive identificazioni”.
    Ora, senza dilungarmi troppo, mi pare necessario
    specificare che la storia di Greta la Matta non rientra in alcun modo nella categoria fiaba in quanto non ne ha la struttura: non c’è netta divisione tra bene e male con possibilità per il lettore di una positiva identificazione; il personaggio con cui tutti noi all’inizio ci identifichiamo, Greta la Bella, che diceva no e faceva tutto al contrario, presto viene rifiutata da tutti e perde l’affetto dei genitori che smettono presto di cercarla dopo la sua scomparsa per recarsi negli inferi (e si fa intendere che in fondo stanno meglio senza quella figlia matta e disubbidiente); non c’è il riscatto finale.
    E’ vero che anche le fiabe dei Grimm contenevano elementi cruenti ma non è sufficiente che una storia sia cruenta perché si possa affermare che questa è come una fiaba dei Grimm.

    Personalmente in questo libro non ho trovato nulla di “spassoso”. La sua lettura accompagnata dalle immagini di Cneutt mi ha provocato profonda, buia angoscia, che poi io adulta posso anche esorcizzare se anziché ascoltare le mie emozioni vado con la mente alla ricerca del paradosso.
    Non lo ritengo adatto a bambini (e credo che se si trova nella collana “Cavoli a merenda” qualcuno, oltre che albo, lo ritenga tale: mi piacerebbe conoscere le reazioni dei bambini a cui è stato sottoposto).
    Trovo un po’ semplicistico affermare che i bambini possono decidere cosa piace e cosa no.
    Credo che come adulti siamo tenuti ad assumerci la responsabilità di valutare cosa sia più adatto alle loro menti in formazione, filtrando, trasformando, rendendo “digeribili” quei contenuti che per loro in un dato momento potrebbero essere ancora indigesti.

    Posso concordare sul fatto che l’arte non ha il compito di educare, devo però chiedermi sempre quale messaggio sto dando ad un bambino. In questo caso la protagonista della storia, con cui egli si identifica, poichè dice no e fa tutto al contrario finisce per essere rifiutata da tutti, ed anche i suoi genitori stanno meglio senza di lei (senza andare oltre). Cosa ne ricava un bambino?

  28. 28 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2008 at 22:20

    Cristina ti ringrazio molto per il tuo appropriato intervento.
    Sono in partenza per Parigi, appena torno, se non ti dispiace, copio il tuo commento nella discussione che si è aperta nell’ultimo post e ti rispondo con più calma.

  29. 29 paolo curreli
    18 Settembre, 2009 at 20:50

    la lettura perfetta e investigativa dell’opera d’arte
    va di pari passo ,anzi, serve
    alla partecipazione profonda
    alla “compassione” (in senso buddista) della Vicenda Umana
    non solo quella del racconto ma anche quella dei raccontatori,
    e ,con loro, i lettori immersi
    nel cercare nella profonda esperienza del trovare e del tovarsi nell’altro

    davvero grazie