Round and round and square, Londra 1965

Comunicazione: per un paio di settimane pubblicherò quasi esclusivamente immagini di libri vintage e antichi.

Per chi fosse ancora in cerca di ispirazioni “astratte”…


Round and round and square
autore-illustratore: Fredun Shapur
editore: Abelard-Schuman
Londra, 1965 (ristampa del 1968)

Potete vedere altre immagini del libro su questo blog.
Questa è la copertina della prima edizione:


Le immagini della fantasia: trentunesima edizione. Qualche foto

Sabato 26 ottobre ha inaugurato a Sarmede (TV) la trentunesima edizione della mostra internazionale Le immagini della fantasia.
Sono stati due giorni fitti di begli incontri e immagini, presto vi posterò qualcosa di più corposo, come la lunga intervista a Gabriel Pacheco, ora sono appena tornata e chiudo questa giornata postandovi solo qualche immagine.
In fondo al post l’elenco degli illustratori presenti in Mostra.

Simone Rea
Anna Martinucci e Arianna Vairo
Gabriel Pacheco
Immagini di Gabriel Pacheco, El libro de la Selva, Sexto Piso 2012
Gabriel Pacheco e Anna Castagnoli
Immagini di Katrin Stangl da Forte come un orso, Topipittori 2013
Mandana Sadat, Nelle mie mani, Bohem Press 2013
Marco Somà, La regina delle rane non può bagnarsi i piedi, Kite edizioni 2013
Laurent Moreau, A che pensi?, Orecchio acerbo 2012
Monica Monachesi, Anna Castagnoli, Gabriel Pacheco, Mattias De Leeuw
Monica Monachesi, Mattias De Leeuw
Marco Paschetta, Mattias De Leeuw, Anna Castagnoli, Giovanni Manna
Anna Castagnoli
Simone Rea

Per conoscere il programma dei laboratori e dei corsi legati alla Mostra, scaricate questo pdf.

LISTA PARTECIPANTI:

Beatrice Alemagna, Israel Barron, Bernardo Carvalho, Anna Castagnoli, Benjamin Chaud, Mariana Chiesa Mateos, Mattias De Leeuw, Bertrand Dubois, Camilla Engamn, Isidro Ferrer, Vitali Konstantinov, Antonio Marinoni, Beatriz Martin Terceno, Javier Martinez Pedro, Laurent Moreau, Simona Mulazzani, Marco Paschetta, Cristina Pieropan, David Pintor, Pittau & Gervais, Mandana Sadat, Lucia Scudieri, Marco Somà, Katrin Stangl, Emily Sutton, Tejubehan, Julio Torres Lara, Arianna Vairo, Paloma Valdivia, Marcelo Vidales Fuentes, Jozef Wilkon, Linda Wolfsgruber, Javier Zabala


Inaugurazione 31° Mostra Le immagini della fantasia, Sarmede, 25 ott. 2013

Domani, sabato 25 ottobre, alle ore 18,30, a Sarmede (Treviso), prende il via la trentunesima edizione della Mostra Le immagini della Fantasia
Vi aspettano i lavori di 30 illustratori da tutto il mondo e la presenza di Gabriel Pacheco, ospite d’onore. Nelle foto qui sotto potete vederlo all’opera mentre affresca una delle sale della Casa della Fantasia.
La Mostra inaugura alle ore 18:30: io sarò presente.
La lunga intervista a Gabriel Pacheco sul catalogo della mostra è curata da me: qui sotto, un frammento in anteprima.
Per chi ci sarà: io ci sarò,  ci vediamo là.

Gabriel Pacheco, Casa della Fantasia, Sarmede (Treviso)

“Il gioco dei bambini è una modalità di avvicinarsi al mondo, di integrarlo attraverso regole ludiche, di ri-trasformarlo. I bambini sono specialisti nell’appropriazione e sono dei geni nella capacità di costruire mondi attraverso gli oggetti.
Non c’è una sola realtà, ma un infinito che necessita sempre di una storia per farci comprendere, finalmente, che gli oggetti non sono materia, ma istanti del tempo nello spazio, e che le cose, come le parole, oscillano.
Ora, tenendo presente questo punto di vista, la sola cosa da fare, come illustratore, è lavorare ciecamente sulla prima immagine che sorge dinnanzi al foglio bianco, cioè, sottomettersi a priori all’immaginazione, senza porsi domande, lanciandosi nello spazio vuoto. Significa sapere di non sapere: un grande monito che ci ricorda chi siamo e ci mantiene umani.
La miglior letteratura, quella che poi finisce per essere ricordata, è sempre quella che dà meno sicurezze, che semina dubbi (…).”

Gabriel Pacheco, da un’intervista di Anna Castagnoli per il catalogo della trentunesima Mostra Le immagini della fantasia


Gabriel Pacheco, Casa della Fantasia, Sarmede (Treviso)


Appuntamenti con gli editori a Montreuil: avete un giorno di tempo per iscrivervi!

Dal 27 novembre al 2 dicembre ci sarà a Montreuil (a 10 minuti di metro da Parigi), il Salon du livre et de la presse jeunesse Seine-Saint-Denis uno dei più importanti appuntamenti dell’editoria infantile in Europa, concentrato sull’edizione francese.
Il Salone di Montreuil dà la possibilità agli illustratori di incontrare direttamente gli editori, in una saletta adibita appositamente. Decine di appuntamenti ogni giorno in uno spazio di confronto rilassato.


ATTENZIONE!!: 
LA POSSIBILITA’ DI ISCRIVERSI INIZIAVA OGGI GIOVEDI’ 24 ALLE 9 E FINIRA’ DOMANI VENERDI’ 25 ALLE 20
ECCO LA MODALITA’ PER ISCRIVERSI:

Consultate QUI con attenzione la lista degli editori disponibili.
Sceglietene tre che vi piacciono e che pensate cerchino uno stile come il vostro (sulla pagina sono specificate le cose che cercano).
La lista degli editori scelti dovrà essere inviata in un secondo momento.
COME PRIMA COSA DA FARE:
Inviate (ENTRO DOMANI ALLE 20) una mail a questo indirizzo:
rendez-vous.da@slpj.fr

con questi dati:
Nome  e cognome
Età
E mail
Formazione (immagino che dobbiate menzionare la scuola o i corsi fatti, oppure scrivere: autodidatta)

(Un mio consiglio: Non esagerate con i dettagli, non scrivete nulla di personale,  non allegate nessuna immagine. Che la mail sia ordinata e chiara. Se avete un  blog o un sito magari aggiungete il link).
I più fortunati (credo che la selezione avvenga un po’ a caso o su ordine di arrivo delle mail) riceveranno via mail un codice. Con questo codice potranno accedere a un formulario dove potranno domandare 3 appuntamenti.
(Non ho capito dove sarà il formulario, o sul sito o forse via un link che vi daranno).

I posti disponibili sono molti ma limitati. Provate: chi non risica non rosica!

ps: E’ indispensabile sapere l’inglese o, ancora meglio, il francese, oppure avere un amico che fa da interprete.
Gli incontri, gratuiti, saranno mercoledì 27, giovedì 28 e venerdì 29 novembre dalle ore 9:30 alle 16


Beatrice Alemagna ospite d’onore al Lucca Junior 2013

 


Beatrice Alemagna nel suo studio, foto e copyright di Ian Scigliuzzi

Anche quest’anno, dal 31 ottobre al 3 novembre (ma le mostre in programma saranno visitabili già dal 19 ottobre) a Lucca si terrà il Lucca Comics and Games, Festival Internazionale del Fumetto, del Cinema d’Animazione, dell’Illustrazione e del Gioco.

Pure se non avete nell’armadio un nuovo costume cosplay da sfoggiare, ci sono moltissimi altri buoni motivi per partecipare, uno fra tutti l’ospite d’onore di quest’anno per la sezione Lucca Junior: Beatrice Alemagna.

Oméga et l’ourse, Beatrice Alemagna, Éditions des Grandes Personnes

Lucca junior dedica alla grande illustratrice bolognese una mostra a Palazzo Ducale dove saranno esposte le tavole originali di alcune delle sue principali pubblicazioni dal 2006 a oggi: un percorso che partirà da Un leone a Parigi (Donzelli), i cui originali saranno esposti per gentile concessione dei Fonds Heure Joyeuse Patrimoine / Médiathèque du Carré Saint Lazare di Parigi, passando per Oméga et l’ourse (Éditions des Grandes Personnes), Che cos’è un bambino (Topipittori), Jo Singe Garçon (Autrement jeunesse), La gigantesca piccola cosa (Donzelli), fresco fresco di stampa il bellissimo: Buon viaggio, piccolino! per Topipittori (potete leggere il racconto di Beatrice Alemagna, su come è nato il libro qui), fino ad arrivare all’anteprima del nuovissimo albo Storti, brutti e malfatti, previsto, sempre con Topipittori, per la primavera 2014.

Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna (Donzelli)

Mostra “Beatrice Alemagna, Illustr-Autrice”

19 ottobre – 3 novembre 2013

Palazzo Ducale, Cortile degli Svizzeri – Lucca

Orari: ore 10.00-13.00 / 15.00-19.00 (dal 19 al 30 ottobre); ore 9.00 – 19.00 (dal 31 ottobre al 3 novembre)

Ingresso gratuito

Oméga et l’ourse, Beatrice Alemagna, Éditions des Grandes Personnes

(dal 19 al 28 ottobre, gratuite, ma su prenotazione, ci saranno anche letture animate all’interno della mostra, con la bravissima Eugenia Pesenti)

Che cos’è un bambino, Beatrice Alemagna, Topipittori

Se volete arrivare preparati e gustarvi a pieno questa mostra che sarà più di una retrospettiva, potete trovare qui su Le Figure dei Libri un sacco di materiale:

analisi dei suoi albi: qui
riflessioni: qui
sul suo lavoro: qui
e una spiritosa video intervista mentre disegna: qui

Jo Singe Garçon, Beatrice Alemagna (Autrement jeunesse)
La gigantesca piccola cosa, Beatrice Alemagna, Donzelli edizioni

Non vi resterà poi che conoscerla finalmente dal vivo: al Festival sarà possibile sabato 2 novembre in due momenti: alle ore 15.00 al padiglione Lucca Junior, Cortile degli Svizzeri, dove Beatrice Alemagna incontrerà il pubblico e alle ore 16.30, sempre al padiglione Lucca Junior, quando Beatrice Alemagna autograferà i suoi libri presso lo stand della Libreria Cuccumeo
(l’ingresso per questi due incontri sarà possibile solo con il biglietto Lucca Comics & Games, acquistabile anche on line qui).

Post curato da Elilisa


Il reale si fa astratto. Parte 5. Il linguaggio delle forme

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.” Paul Klee

Paul Cox, sculture alfabetiche

So che non è un bel gioco (anche se da bambina lo facevo spesso), ma immaginate per gioco di diventare ciechi. Avrete da disimparare come vedevate il mondo prima, dovrete imparare a guardare in un modo nuovo: principalmente, con le mani. Scoprirete che un tavolo di legno è caldo, un piatto di ceramica freddo, scoprirete rugosità nel muro del corridoio che vi diverranno a poco a poco familiari, e imparerete a voler bene a quelle rugosità, a considerarle come un discorso che il muro vi fa per dirvi: ora gira, ora rallenta, ora fermati, ora guardami.

Beatrice Alemagna, Storia di una goccia, Donzelli

Beatrice Alemagna, Storia corta di una goccia, Donzelli

Imparare a guardare l’arte astratta, imparare a guardare e capire la composizione di un quadro, quelle forze e resistenze che animano la superficie piatta al di là dei contenuti rappresentati e riconoscibili (una natura morta, un tavolo, una sedia) comporta lo stesso difficile, abissale, cambio di punto di vista.

Nessuno può dire con esattezza cosa prova un bambino quando guarda un’immagine, anche se la scienza, ormai, sa quantificare la sua attenzione. Ma sono sicura che il suo guardare è “tattile”, perché mi ricordo in prima persona di come le superfici delle immagini davano un piacere che potrei paragonare solo a quello del tatto.
Nell’adulto si cristallizzano delle modalità di visione affatto diverse, rispetto al bambino. Paul Valéry scriveva che noi (adulti) guardiamo più attraverso i concetti che attraverso gli occhi. Se guardassimo attraverso gli occhi, passando vicino a una casa, vedremmo un concerto di linee che si spostano, danzano e si muovono: invece vediamo solo “la casa”. Vediamo solo il concetto di casa. Cioè, non vediamo.

Per darvi un esempio di quanto sia affatto diversa la visione dell’adulto da quella del bambino, Riccardo Falcinelli, nel suo prezioso libro Guardare, pensare, progettare, neuroscienze per il design, scrive che da alcuni test  è emerso che un bambino molto piccolo non sembra ancora associare il rimpicciolirsi di una persona che si allontana a un effetto prospettico: pensa che la persona si rimpicciolisca davvero!

Illustrazione di Alice, di Sir John Tenniel

Liberarsi dalle strutture abituali di percezione, per molti adulti, è un’operazione difficilissima.
Amare e capire l’arte astratta presuppone questo cambio radicale di modalità di visione. Bisogna fidarsi: lasciarsi andare al piacere di esplorare una linea come fosse un sentiero sconosciuto, o a quello di perdersi come astronauti in uno spazio vuoto, senza aggrapparsi subito al bisogno di orientarsi. Bisogna imparare a tastare l’immagine come ciechi, sentendo coi polpastrelli degli occhi che un triangolo è più freddo di un cerchio, un puntino punge, un azzurro è liscio come seta. Chi cerca forme (quella macchia lì assomiglia a…!) guardando un quadro astratto, o realizzandolo, è ancora ancorato alla modalità “concettuale” del vedere, dove le forme stanno per.
Nell’arte astratta, le forme sono esse stesse gli attori protagonisti, non rimandano ad altro (eppure, rimandano anche ad altro, toccando in noi significati molto profondi).

Aoi Huber Kono, Era inverno, edizioni Corraini

Katsumi Komagata, che insieme a Munari è stato uno dei più grandi designer capaci di portare l’eleganza delle forme astratte ai più piccoli, racconta di aver iniziato la sua carriera di illustratore per la prima infanzia proprio per riuscire a comunicare con sua figlia neonata. Le reazioni della bambina lo hanno guidato nella costruzione dei suoi libri.

Non solo le linee e le forme possono avere qualità e significati che non sono quelli più familiari, ma tutto il foglio bianco, proprio come il muro che scorrete con la mano, ha un suo linguaggio, una sua geografia (anche quando è intonso).
Nel libro Little Red Riding Hood (Cappuccetto Rosso) di Warja Lavater (1965), ogni personaggio della storia viene sostituito da una forma. I puristi dell’astratto (io inclusa) sostengono che forse non c’era neppure bisogno di dire chi era chi, per seguire, in astratto, il filo della storia di Cappuccetto Rosso.

Little Red Riding Hood, Warja Lavater (1965)

Nel libro Piccola Macchia, che porto sempre ai miei corsi come uno degli esempi più chiari di come lo spazio della doppia pagina abbia aree “sensibili”, capaci di esaltare emozioni diverse, tutta la storia è recitata da delle macchie: le loro emozioni e le loro azioni sono espressive solo grazie al punto in cui l’illustratore ha posizionato le macchie all’interno della pagina. Ad esempio, nella tavola qui sotto, Piccola Macchia è intimidita ma incuriosita allo stesso tempo dalle forme che ha incontrato sul suo cammino (molto più spavalde e sicure dei lei). Se Piccola Macchia fosse stata messa a bordo pagina sinistro, in basso, sarebbe stata intimidita e basta. In alto, è timida e, insieme, curiosa.

Piccola Macchia, Lionel de Neouanic, edizioni Giannino Stoppani

UN’APPLICAZIONE PRATICA

Ora, a chi voglia imparare ad illustrare, questi discorsi sull’astratto potrebbero sembrare un po’ troppo astratti, ma guardate cosa succede se vengono applicati a un semplice esercizio. Il lavoro è di una mia allieva di Sarmede: Elena P.
L’esercizio numero 1 chiedeva di disegnare dal vero una natura morta che lo studente poteva comporre sul tavolo davanti a lui.

L’esercizio numero 2 chiedeva di interpretare il disegno narrativamente: trasformarlo, cioè, in un’immagine capace di raccontare qualcosa (per la mia categorizzazione degli stili, andate qui). L’allieva disegnò questo:

Era grazioso, ma a tutt’e due metteva un po’ di malinconia: la tavola era forse troppo simbolica ed evocativa, più che narrativa. Le chiesi di disegnare in astratto la sensazione (non la forma, ma la sensazione) che aveva provato componendo la sua natura morta. Lei disegnò il gioco di cerchi che vedete qui sotto a destra. Era interessante, perché proponeva una dialettica tra il dentro del vaso e il fuori molto più ricca di quella del disegno dal vero: i fiori tendevano verso qualcosa di ricco.

Alla fine la sua tavola (non è finita) fu questa qui sotto, era molto soddisfatta del percorso fatto. Il fiore continuava ad essere malinconico, ma ora vedeva fuori dalla finestra altri fiori, forse più allegri. C’era una tensione. Una storia poteva cominciare…
La sintesi astratta di un’emozione ci permette talvolta di andare al sodo di quello che vogliamo dire.