Intervista a Beatrice Alemagna

19 marzo, 2008

Beatrice Alemagna, una cosa che colpisce nel tuo lavoro è la libertà espressiva. I tuoi disegni ricordano la libertà dei disegni dei bambini, con le loro armonie così istintive. E’ una libertà conquistata o è una libertà che sei riuscita a conservare dall’infanzia?
Ho avuto la fortuna di avere un’infanzia bellissima, fatta di sogni, di case di biscotto, di viaggi e scoperte. Probabilmente questa libertà mi segue dall’infanzia…forse non l’ho mai persa del tutto. Questo spiega d’altronde il mio legame incessante con il passato, il bisogno di dialogare ancora con la mia parte più piccola, come per tenere in vita il sogno. A volte sembra che echeggi tutto ancora dentro. Quando disegno mi aggrappo a questa emozione e cerco semplicemente di restituirla.

Hai spesso raccontato nelle tue interviste che già da bambina sognavi di “fare libri”, ci racconti come gli album illustrati hanno influenzato questo sogno? C’erano libri che amavi di più? Ti piaceva disegnare già allora?
E’ così, ho sempre sognato di fare libri. I disegni pieni di dettagli, l’odore della carta, il rumore delle dita di mia madre che sfogliavano “le fiabe italiane” di Calvino, la sua voce che tremava sulle storie dei Fratelli Grimm, le rime di Rodari che suonavano come pifferi, le trecce rosse di Pippi, l’odore dei pennarelli usati, le copertine che brillavano, i fogli piegati con le graffette che diventavano pagine, la voglia di un mondo tutto mio…


Poi un giorno mio padre ha regalato a mia sorella e a me un libro scritto e disegnato da lui, Nicola-il coccodrillo bianco e lì l’idea di dare forma ai miei pensieri e ai miei disegni mi è sembrata possibile ed irresistibile. Tutto questo, gli album che ho letto, i quadri che ho osservato, hanno nutrito la mia voglia di fare dei libri. Una voglia che poi é diventata una necessità.
Al liceo illustravo quasi tutto quello che dovevo imparare, disegnavo a fianco dei testi perché solo così riuscivo ad imprimere le cose. Ho illustrato mezza Odissea, “a Silvia” di Leopardi e parte dei “Promessi sposi”. Tutti abbiamo bisogno di esprimerci, di trovarci: io tento di farlo così. Anche se me lo impedissero, farei libri comunque. Li chiuderei in un cassetto e li tirerei fuori ogni tanto.

Uno dei miei libri preferiti da piccola era Comment la souris reçoit une pierre sur la tête et part decouvrir le monde, illustrato da Etienne Delessert. Lo osservavo per ore. E’ un libro che mi piace ancora da morire.

Comment la souris reçoit une pierre sur la tête et découvre le monde, Etienne Delessert, Folio

Assomigliavi ai personaggi dei tuoi libri?
“Sei magra come uno spilapippe” mi diceva mia nonna, che nel suo personale dialetto napoletano voleva dire un nettapipe. Per il resto avevo gli occhi grandi e le mani lunghe. Chissà se allora assomigliavo ai personaggi che disegno oggi? In parte forse si, ma pare che gli illustratori si disegnino spesso.

Dei processi creativi di un grande illustratore il pubblico conosce solo il risultato finale e più riuscito. Immagino che questi processi non siano sempre così fluidi. Quali difficoltà incontri? Quali stratagemmi usi per superarle? Ci racconti brevemente una tua giornata tipo di lavoro?
Credo che anche il più grande illustratore debba scontrarsi con i propri “automatismi”, con le proprie debolezze o incapacità. Una delle mie difficoltà più grandi é il panico del foglio bianco. Mi sforzo di vedere qualcosa e non c’é niente che esce. Capita che se devo fare uno schizzo, la mia testa sembra vuota e la mia mano é immobile.

Uno schizzo preparatorio per Gisèle de verre, Seuil Jeunesse 2002

Ci sono volte in cui mi sembra di non saper più disegnare niente, allora, per esorcizzare il momento, mi dico: “eccolo la, mia cara Beatrice, quello di ieri era l’ultimo disegno della tua vita”. In realtà so che questo senso di vuoto viene dal mio stato d’animo e che é urgente che io mi nutra di qualcosa. L’errore, per quanto mi riguarda, é sforzarmi di disegnare. L’antidoto é non lasciarsi abbattere, andare al cinema o mettersi a leggere delle parole che “risuonano” dentro.

Una mia giornata tipo non esiste. Le ore, a volte, si dilatano. Le cose si accumulano vertiginosamente. A volte posso passare un pomeriggio intero a cercare un pezzetto di foglio da ritagliare. Poi viaggio spesso, per lavoro. Ho sempre una valigia aperta, in camera da letto, da svuotare o da riempire.

Beatrice Alemagna, Gisèle de verre, Seuil Jeunesse 2002

Per la Fiera del libro sarà pronto il tuo primo libro “tutto italiano”, “Che cos’è un bambino”, edito da Topipittori. Secondo te cosa ha ritardato la tua notorietà sulla scena italiana?
La “scena” italiana arriva tardi probabilmente per colpa mia. Mi sono sentita “editorialmente” nel posto giusto solo in Francia, per dieci anni e non ho mai avuto voglia di fare semplicemente la disegnatrice o di adattare il mio modo di lavorare ad un mercato. Credo da sempre nei libri che possono essere per tutti, nonostante la copertina di cartone e le illustrazioni.
Ora anche in Italia, con editori come i Topipittori o l’Orecchio Acerbo, nasce finalmente lo spazio per libri meno convenzionali, divulgatori di pensieri e di immagini che tentano di andare al di là degli stereotipi e delle banalità comuni. E questa é una cosa importantissima.


Un momento della produzione del nuovo libro di Beatrice Alemagna Che cos’è un bambino, edito da Topipittori.
Il libro sarà presentato alla Fiera del Libro di Bologna.

L’intervista a Beatrice Alemagna è stata realizzata per il blog lefiguredeilibri.com, l’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’illustratorice stessa. Ogni riproduzione, anche parziale, del testo o delle immagini, è vietata.

Leggi l’analisi del lavoro di Beatrice Alemagna…
Leggi l’analisi di “Un lion à Paris”…

6 Risposte per “Intervista a Beatrice Alemagna”

  1. 1 pHi
    20 marzo, 2008 at 12:08

    bellissima intervista.

  2. 2 pois
    20 marzo, 2008 at 23:30

    Grazie all’autrice di questo blog per tutto questo bel percorso su Beatrice Alemagna. E’ stato molto bello leggere un’ intervista cosi poetica. Ha reso la mia giornata speciale..e mi ha dato tanti spunti per riflettere. Continua cosi…

  3. 3 ilaria
    21 marzo, 2008 at 19:02

    beatrice è una delle mie illustratrice preferite per la sua bellissima sensibilità.Giselle de verre secondo me è un gran bel libro!grazie per l’approfondimento

  4. 4 Miguel
    22 marzo, 2008 at 12:09

    che bella intervista, complementi a tutte due!

  5. 5 Mirella Musri
    22 aprile, 2008 at 1:10

    bellisima intervista,
    volgio veddere piu immagine, dove se poi trovare?

  6. 6 Anonimo
    30 ottobre, 2008 at 14:34

    è sempre emozionante leggere questo genere di interviste, mille grazie!