I mostri selvaggi in mostra, a Torino

Chiara Carrer

COSA: Una mostra di mostri selvaggi. 50 illustratori, 50 disegni per i 50 anni dalla pubblicazione di Where the wild things are di Maurice Sendak. La mostra è stata curata da Eros Miari, Francesca Archinto e Gabriela Zucchini. Il catalogo sarà edito da Babalibri.
DOVE: Apertura della mostra: dal 9 al 21 maggio a Torino, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Via Modane, 16 – Torino
QUANDO: A Torino, dal 9 al 21 maggio 2013
Orari di apertura: giovedì ore 20 – 23 / Venerdì, sabato e domenica ore 12 – 19
La mostra sarà ufficialmente inaugurata alla presenza di numerosi illustratori “selvaggi” il 17 maggio 2013 alle ore 17.

Emanuela Bussolati

Ho scelto dal catalogo qualche immagine per questo post e rubato la bellissima introduzione di Rosellina Archinto, una delle donne che hanno costruito la storia dell’illustrazione italiana, portando in Italia con la sue edizioni il meglio di un’editoria internazionale coraggiosa e innovativa.

Introduzione al catalogo Mostri selvaggi in mostra
di Rosellina Archinto
© Babalibri

Caro Maurice Sendak, ci siamo incontrati tantissimi anni fa a New York ( credo nel 1967) quando io ti ho cercato per pubblicare in Italia il tuo libro Where the Wild Things are. Mi guardavi con una certa perplessità: chissà chi sarà mai questa giovinetta che vuol pubblicare il mio libro. Accettasti la mia offerta e io lo pubblicai. Il pubblico italiano di quegli anni era molto dubbioso, abituato com’era a libri per l’infanzia popolati da fatine e animaletti gentili e con non poca fatica ho cercato di far capire il tuo grande valore. Tu avevi già vinto la Caldecott Medal, il primo di tanti importanti premi negli USA e in Europa: National Medal of arts – Astrid Lindgren Memorial Award e molti altri. Dopo tanti anni il tuo libro ha ispirato un film, un’opera lirica e ha stimolato l’immaginazione di più generazioni.

Marina Marcolin

Ricordo una frase che mi hai detto quel giorno: «Mi rifiuto di dire bugie ai bambini e di assecondare le sciocchezze dell’innocenza». E avevi ragione. Poi vennero tanti altri tuoi libri e io ti ho sempre seguito con attenzione e ammirazione.
Certo il tuo modo di scrivere libri per bambini è sicuramente molto speciale: non sei né enfatico né patetico ma determinato nel voler trasmettere i tuoi pensieri al pubblico giovane. Il tuo tratto non è melenso o insipido, ma forte e sicuro e talvolta anche crudo.

Alicia Baladan

Le tue illustrazioni sono senza dubbio ispirate ad alcuni grandi pittori e scrittori come William Blake, Hermann Melville, Francisco Goya e altri. Grande era la tua ammirazione per Mozart ed Emily Dickinson. «Leggo spesso le sue poesie», hai detto in un’intervista, «è così coraggiosa e così forte che quando la leggo mi sento meglio.»
Ricordo che quando hai pubblicato In the Night Kitchen hai avuto molti problemi. Il libro è stato infatti oggetto di varie censure perché il protagonista della storia appare nudo e il cuoco che vuole cuocere il protagonista nel forno ha i baffi alla Hitler.
Non ne hai fatto un problema e hai continuato a scrivere e disegnare come volevi.
Ora il tuo Where the Wild Things are compie 50 anni: e io sono ancor oggi molto felice di averti fatto conoscere al pubblico italiano. Ormai il tuo grande successo a livello internazionale è indiscusso, forse sei stato il più importante inventore di storie per l’infanzia. Un’infanzia che avrebbe ancora bisogno di persone che possano con la forza del loro pensiero riempire i tremendi vuoti di un mondo dominato da immagini digitali che riversa su di loro una visione effimera della vita.
Conoscerti per me è stato non solo un insegnamento ma anche un grande piacere e ti ricorderò sempre con grande ammirazione.

Rosellina Archinto

Mauro Evangelista

Anna Castagnoli
Philip Giordano
Michele Ferri

ps: Molti i laboratori associati alla mostra!


IllustraMeeting. Professione illustratore. Palermo 14 maggio

IllustraMeeting
Palermo, 14 maggio 2013
potete seguire l’evento in diretta a
questo link


A Palermo, con grande energia ed entusiasmo, Rosanna Maranto ha organizzato una giornata tutta dedicata al mestiere di illustratore. Con molti illustratori in collegamento diretto da diverse parti d’Europa, una platea piena di studenti, e il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Potete seguire tutto in streaming.
PER SEGUIRE IN DIRETTA CLICCATE QUI

 


Come si illustra un libro. La lezione di Martin P., dall’alto dei suoi 6 anni.

Nelle settimane scorse, molti giovani illustratori che seguono il blog, o aspiranti tali, avranno sentito parlare di correnti, di mode, di stili astratti e realisti. Volevo dirvi che tutti quei bei discorsi sono abbastanza inutili quando si vuole imparare l’arte di illustrare. Prima ancora di indulgere in una qualunque ricerca stilistica, un illustratore dovrebbe imparare due cose fondamentali:
come è fatto un libro e come si racconta una storia dentro un libro. Non è difficile. Basta avere qualcosa da raccontare, dei fogli cuciti tra loro a mo’ di libro e delle matite.

Ora vi racconto del primo story-board di un talentuoso illustratore che ho avuto la fortuna di avere come allievo per qualche ora.
Il fatto che non avesse ancora sei anni non aggiunge nessuna compiacenza alla mia ammirazione per il suo lavoro.

Era venuto a trovarmi a Barcellona qualche giorno. Non so quanti libri avesse all’attivo nella sua giovane storia di lettore ancora analfabeta, ma era molto curioso del mio mestiere. Il tempo di familiarizzarsi con la casa, che non conosceva, e mi dice che vuole fare un libro. Mi sembrava molto complicato fargli fare un libro. Lo lascio insistere un giorno intero, finché, per farlo smettere di martellarmi le orecchie, non mi decido che ci saremmo seduti a fare il libro che voleva.

Mi siedo sulla mia sedia norvegese con lui tra le gambe, prendo la maquette di un mio libro e gli dico:
Martin, questo è un libro. Ti spiego come è fatto. Deve esserci la copertina e poi qualche pagina all’interno. Dentro, con le matite, devi raccontare una storia, quella che vuoi.
Ora ti costruisco una maquette e tu poi tu la illustri, va bene? Se vuoi che ci scriviamo sopra un testo, tu me lo racconti e io lo trascrivo al computer, poi lo incolliamo. Ma se vuoi il testo, devi lasciarmi lo spazio nelle illustrazioni. Come qui, vedi? Oppure puoi anche raccontare la storia solo con le immagini, senza testo.

Poi gli faccio due quartini con due fogli A4, li cucio insieme, li taglio, e gli lascio tra le mani il libricino bianco. Gli indico dove sono le matite. Come si intitola la tua storia? Lui: “Le petit poisson” (Il pesciolino). Stampo il titolo e lo incollo sulla copertina. Mi alzo e lo saluto, lasciandolo solo.
Voi non ci crederete, è stato difficile crederci anche per me, ma un’abbondante mezz’ora dopo viene in sala e mi mostra il libro. Lo apriamo insieme. Mi racconta la storia ad alta voce: sono solo piccoli commenti: tutti e due, sfogliando il libro, abbiamo la sensazione che le immagini bastino da sole a raccontare la storia. Qui sotto, in verde, le sue parole, la traduzione è mia (Martin è francese).

Analisi del libro
IL MIO PESCIOLINO
di Martin P.

Qui c’è un pesce, è tutto solo.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

La tensione narrativa della relazione pesce/ingresso grotta è perfetta. Ha disegnato anche le pietre sul fondo del mare, forse una conchiglia. Notate che in alto a sinistra c’è un personaggio secondario: mi spiega che è un gabbiano. A un mio allievo gli avrei dato 10 e lode per l’idea narrativa del gabbiano. Non so la ragione per cui Martin lo ha disegnato, ma quello di inserire un personaggio secondario che è testimone della storia è un trucco che molti illustratori professionisti usano per dare più spessore e verità alla storia narrata. Il lettore, così, non è il solo testimone della storia, forse è lì per caso, e prova il grande piacere di essere un osservatore casuale.

E qui ha trovato un amico. Il pesce entra nella grotta col suo amico.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

Che bello che l’amico abbia sulla testa una lucina per illuminare l’interno della grotta.
A livello compositivo le tavole sono invertite. In un libro illustrato la direzione della storia va, convenzionalmente, sempre da sinistra verso destra. I personaggi entrano in scena a sinistra, escono a destra. Notate che la storia di Martin è sempre capovolta orizzontalmente rispetto alla convenzione della narrazione per immagini occidentale, e questo forse prova che la lettura di un’immagine da sinistra a destra è istintiva solo per chi ha già imparato a scrivere.
I due momenti dell’incontro: saluto coi musi nella grotta (pagina a sinistra) e poi avanzamento (pagina di destra) sono illustrati sulla stessa doppia pagina, come nei polittici medievali, dove vari momenti di una storia condividono lo stesso sfondo.

Erano andati ancora più lontani.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

Osservate lo zoom sulla grotta, e lo spostamento della telecamera che segue il tunnel della grotta. Ora il profilo della superficie del mare è sparito (essendo un primo piano), il gabbiano anche. La tensione narrativa è tutta concentrata nell’emozione dei due pesci che entrano nella grotta (il gabbiano, ora, distrarrebbe). Notate la finezza della bava di luce che ricopre le pareti della grotta. Infatti…

E hanno trovato il tesoro.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

Ritorna il gabbiano sopra il mare, in alto a sinistra. Ora è rosso. Forse più eccitato. Il filo giallo di luce che contornava le pareti della grotta è sparito. Ora c’è solo il tesoro che brilla nel buio del mare. O forse non brilla più così tanto come quando la sua luce guidava i due pesci lungo la grotta.

Poi sono andati via.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

Di nuovo zoom sul tunnel. Primissimo piano. Controscena. I pesci escono dalla grotta. Ritorna la luce sulle pareti della grotta.
Forse a 5 anni e mezzo si diventa ricchi solo a guardarlo, un tesoro, non c’è bisogno di prenderlo.

Arrivano altri pesci.

Martin P., Mon petit poisson, Edizioni LFDL 2013

L’ingresso della grotta spunta ancora dalla pagina di sinistra, ma appena. Il fondale che prima era marrone è diventato giallo. Il mare è luce pura.
Non ho capito bene il finale (non ci sono altre illustrazioni nel libro). Gli chiedo di ripetermelo. Lui mi ripete: Vanno via e arrivano altri pesci. Io insisto ancora. Di coccio. Nella mia testa un finale deve dirmi che fine fanno i due protagonisti, così chiedo ancora: E i due pesci amici? Lui, paziente, ripete: Se ne vanno.
Capisco che è finita la storia, così, con una dissolvenza leggera e un cambio di protagonisti. Un finale da cinema neorealista, senza catarsi, e anche una grande lezione sulla vita: il tesoro è rimasto nella grotta, la storia può ricominciare. C’è chi va, c’è chi viene. Uno dei (nuovi?) pesci (quello in fondo) è tutto circondato di luce.
Nella risguardia finale ha scritto un pezzo di titolo (lo capirò più tardi). E poi il suo nome: Martin, e Fin.


Vorrei applaudire, ma mi contengo. Sono un’editrice seria. Il libro non è ancora finito. Manca la copertina e gli dico:
Martin, sei stato bravissimo, è stupendo, manca ancora la copertina, vai a farla.
Mentre corre verso lo studio gli urlo dietro: Martin! La copertina deve dire qualcosa della storia, ma non tutto, deve dare la curiosità di entrare nel libro! (Formula magica che ripeto sempre ai miei corsi). Chissà se ha sentito. E’ già di ritorno con questa copertina.

Di sua iniziativa ha illustrato anche la quarta di copertina (il retro).
Io avevo le lacrime…


ps: Il giorno dopo me lo sono portato al parco a disegnare dal vero. Ha fatto questo disegno qui sotto. Era il suo primo disegno dal vero. Davanti alla mia bocca spalancata ha detto: Ma zia Anna, è facile. con quel tono di infinita pazienza che hanno i bambini quando si rivolgono agli adulti per spiegare loro come si fanno le cose.


Come sono diventata illustratrice, e poi maestra e poi io. (Sul blog dei Topi)

Nella neve, la mia prima illustrazione, 1991

Oggi, sul blog dei Topipittori: SULLA LINEA DI PARTENZA, Sàrmede andata e ritorno. La storia di come sono diventata illustratrice.

Cito l’incipit:
“Avevo circa 20 anni e uscivo da un’adolescenza comme il faut. Avevo da poco iniziato la facoltà di Lettere e Filosofia. Leggevo e scrivevo diari esaltati sulla natura, il tempo e le stelle, di ispirazione Nietzschiana. Per i pochi quadri a olio con fanciulle malinconiche, invece, mi ispiravo a Edward Munch. Ma dipingevo, scrivevo, vivevo, più per combattere la coltre lanosa della noia che per passione.
Un giorno, senza un motivo apparente, disegnai una bambina in un bosco innevato…”.
Arrivare a se stessi è proprio una lunga, lunga avventura…

Un grazie speciale a Monica Monachesi (potete leggere la storia di Sàrmede raccontata da Monica qui e qui). E grazie ai Topi per il post sopracitato, per questo libro e per non essere mai stanchi di essere curiosi.

due studentesse a Sarmede, 2002: Anna Castagnoli e Marta Farina

Un’analisi della Mostra degli Illustratori 2013: che cosa è la realtà?

DIBATTITO SULLA MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI
Leggi la prima parte (Critica di Etienne Delessert)

Leggi la seconda parte (Come funziona il concorso)
Leggi la terza parte (Arte, illustrazione, innovazione)
Leggi la quarta parte (Moda e percezione. Cosa è il gusto?)

Siamo arrivati quasi al fondo di questa lunga riflessione sulla Mostra Illustratori di Bologna, con un totale di 148 commenti. Parliamo finalmente delle tavole di quest’anno.
Premetto che l’analisi che farò della Mostra 2013 non potrà essere obiettiva, mancando il contesto originale delle illustrazioni; si basa esclusivamente su un’analisi degli stili proposti.
Alla luce di alcune riflessioni emerse dopo l’ultimo post sullo stile di Anne Crausaz (il dibattito è ancora in corso qui e sul blog dei Topipittori, qui, dove Paolo Canton ha fatto alcune importanti considerazioni in risposta al mio post) sento di poter affermare che negli ultimi anni la Mostra Illustratori è stata la vetrina privilegiata di un netto cambio di stile nel panorama contemporaneo.

Marco Somà, (Italia) selezionato alla Mostra degli Illustratori 2013

Vi invito a rileggere i miei post sullo stile (qui e qui): per me lo stile non è un modo di disegnare, ma un modo di interpretare la realtà attraverso il disegno.
Fino ad alcuni anni fa, l’illustrazione per bambini selezionata in Mostra era chiaramente “per bambini”. O, quanto meno, rappresentava bene un luogo comune popolare: cioè che ai bambini si debba mostrare una versione edulcorata della realtà: roma


Illustrazione e realtà: una relazione da investigare

Vieilles chansons pour les Petits Enfants e Fables de La Fontaine
Louis Maurice Henri Boutet de Monvel

Altro che twitt leggeri! Il bello di internet è che permette una discussione approfondita e a tutto tondo bypassando il problema della distanza sui temi che più ci interessano. Oggi Paolo Canton, sul blog dei Topipittori (qui) ha risposto con una riflessione molto colta alla discussione nata dal post su Anne Crausaz che ho pubblicato lunedì.

Una messa a fuoco così precisa, di Paolo Canton
Io mi guardo intorno e non riesco a dare torto a chi ha pensato e pensa di offrire ai bambini una prospettiva nella quale la messa a fuoco è così precisa da annichilire i dettagli sullo sfondo, quel contorno chiassoso, pacchiano e invadente che confonde chi osserva e annichilisce e inquina ogni bellezza (…).

Leggete il post di Paolo, soprattutto chi ha visto in Anne Crausaz una imitazione troppo smaccata di Iela Mari, perché il peso si sposta dal plagio e lo stile al perché delle cose.
La riflessione di Paolo Canton mi porta qui: e se invece di decidere chi ha inventato prima cosa, e quale stile è più adatto a, provassimo ad approfondire i rapporti tra correnti stilistiche e momenti storici? Non so se la realtà di oggi sia più pacchiana di quanto sia sempre stata la realtà, ma è certo che viviamo in un’epoca oltremodo interessata alla “realtà tout court” (ma esiste?). Il successo incomprensibile dei reality show è sintomatico. La massificazione dell’informazione e della cultura ha portato a restringere enormemente il campo delle possibili interpretazioni individuali della realtà. La realtà oggi ci è offerta come un pacchetto televisivo, prendere o lasciare. E i bambini in tutto questo? I bambini, che sono, da sempre, il pericolo più grosso per un sistema sociale che non vuole o non può mettersi in discussione? E la cultura a loro dedicata?

 


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