Eva Montanari: il posto dove tutto è possibile.

Eva Montanari, insieme a Miguel Tanco, terranno un corso di illustrazione a Sàrmede (TV) nella mia stessa settimana, dal 24 al 29 giugno (info sui loro corsi qui). Ho chiesto a entrambi di raccontarci qualcosa sul loro corso.

Eva Montanari

IL POSTO DOVE TUTTO E’ POSSIBILE
di Eva Montanari

Quando Anna mi ha chiesto se volevo scrivere un post sul corso che terrò a Sarmede dal 24 al 29 giugno ho cominciato a pensare, ed essendo provvista di  un incomparabile deficit di senso pratico, il mio pensiero, anziché proiettarsi in avanti esercitandosi nell’elaborata descrizione della metodologia didattica, ha fatto due, tre, sette balzelli all’indietro fino al 2006, momento in cui avevo deciso che avrei tentato d’insegnare.

Ho ripensato a quando, cercando di spiegare e dare una struttura a quello che fino a quel momento era stato il mio approccio all’illustrazione, mi sono ritrovata a fare senza fare in prima persona, sono stata coinvolta in progetti che avevo solo solleticato in partenza, a cui avevo sussurrato qualche consiglio all’orecchio per poi lasciarli veleggiare in mare aperto; insomma, si è rivelata un’avventura!

E delle vere avventure sono state le esperienze d’insegnamento che si sono susseguite negli anni, sia per i luoghi (Libano, Brasile, Venezuela, Budapest  e anche Riccione, quindici minuti da casa mia ) sia per le persone che, esuberanti o silenziose e restìe i primi giorni, mi hanno più tardi rivelato i loro mondi.

Qualche tempo fa, leggendo il post di Anna sull’importanza dei gruppi mi sono trovata a fare istintivamente sìsì con la testa, riflettendo su quanto spesso nella pratica quotidiana del disegno, nei nostri studi, desideriamo qualcuno che ci scuota le idee e le risvegli sul foglio, qualcuno che ci stia concentrato al fianco, immerso nel suo silenzio fertile che farà crescere fiori anche nel nostro giardino. Mi è sembrato a volte  che la concentrazione moltiplicata per un buon numero d’individui ci avvicini al “posto in cui tutto è possibile”, il posto in cui un’idea si trasforma acquistando una forma, che per me è sempre stato quello del libro illustrato.

Così, di solito, propongo al gruppo di individui che si presentano il primo giorno di corso con una grande valigia di fiducia, idee e speranze chiuse a doppia mandata, qualcosa che avrei tanta voglia di fare anch’io se fossi lì con la mia valigetta: disegno dal vero di oggetti e figure umane, copia e rielaborazione di inquadrature di film, letture da interpretare, giochi con  parole o immagini. A volte faccio anche il mimo.

Quello che mi interessa è che i partecipanti attraverso i primi segni riescano a raccontare qualcosa di personale, da rielaborare in una fase successiva con una modalità progettuale. In questa prima fase io mi aggiro fra loro trepidante e silenziosa, mentre le matite inventano, giocano e a volte s’impuntano senza riuscire ad andare avanti. Dico di non preoccuparsi del bel disegno, che il comevieneviene in questa fase  in cui si riempiono fogli è sempre quello che viene meglio.

Poi li stendiamo tutti davanti a noi, questi fogli pieni di figure, li osserviamo. Qualcuno del gruppo suggerisce, qualcun altro fa scoccare una scintilla che si accende, un’altra scintilla si sposta col vento: se fosse così si trasformerebbe in cosà ma se invece fosse colà …

Ci si rimette al lavoro immergendosi nuovamente nella concentrazione e all’improvviso da quella matita bloccata è sbocciata una sorpresa, non se l’aspettava nessuno, eh?
Ovviamente si parla anche di composizione, ritmo, inquadratura, impaginazione, rapporto testo immagine e di come si può fare questo e quello e si fanno sperimentazioni tecniche anche se devo dire che la parte che mi appassiona di più è proprio quella della narrazione. In fondo tutta questa ricerca non ci serve per raccontare qualcosa che non riusciremmo ad esprimere in altro modo?
Ripenso a tutte le storie sbocciate in questi anni.

Qui sotto i primissi schizzi di Sara Gavioli (2007)

Ripenso anche a Livia Marini, restauratrice, che è arrivata timorosa , scevra d’informazioni sull’illustrazione e animata dalla voglia di conoscere. I suoi primi disegni erano ben fatti e insicuri, timidi senza averne l’aria.
Livia mi ha raccontato tante cose del suo lavoro difficile e affascinante e mi ha mostrato le foto di un affresco in un palazzo romano, prima che venisse rimosso per svelare qualcosa di più antico.

Ma come rimosso?… quelle scimmie grottesche nessuno le vedrà più?
Eccole riapparire qui sotto, nei disegni di Livia.


Mi rammarico di non poter mettere altri progetti. Però se la mia mente si mette a fare due, tre, sette balzelli all’indietro mischiandosi a scimmie, orsi, paperi che vanno in vacanza in mare e in montagna, mi riempio di entusiasmo e vorrei ringraziare tutti quelli che durante questi anni hanno girato la chiave e lasciato che uscissero le idee, a quelli che mi hanno permesso d’incoraggiarli e di soffiare almeno un po’ sulle loro vele.

Per info e iscrizioni QUI
o scrivete una mail a info@sarmedemostra.it
Il corso di Sàrmede è rivolto a chi si avvicina in punta di piedi al mondo dell’illustrazione, a chi ha voglia di inventare personaggi, capire come inserirli in una composizione, farli muovere al ritmo con cui sfogliano le pagine di un libro. Si partirà dal disegno dal vero per arrivare ad una personale sintesi, si esploreranno tecniche miste.


I corsi estivi di Fabbrica delle Favole 2013 (Macerata)

Quest’anno Fabbrica delle Favole propone un ricco calendario di corsi estivi (base ed avanzati), a partire da luglio fino ad agosto. Trovate il programma completo qui.

Marco Somà

CORSI BASE:

Photoshopping
date: 08 – 13 Luglio
docente: Marco Somà

E pur si muove!
date:15 – 20 Luglio
docente: Stefano Bessoni

Painter 12
date: 22 – 27 Luglio
docente: Paolo D’altan

Come si fa un libro
date: 29 Luglio – 3 Agosto
docente: Alicia Baladan

Il camaleonte acrilico
date: 05 – 10 Agosto
docente: Simone Rea

Joanna Concejo

CORSI AVANZATI:

Tecnicolor
date: 08 – 13 Luglio
docente: Maurizio Quarello

Merveilleuse botanique
date: 15 – 20 Luglio
docente: Joanna Concejo

Il linguaggio personale
date: 22 – 27 Luglio
docente: Carll Cneut

Disegnare azioni ed emozioni, disegnare adulti e bambini
date: 29 Luglio – 3 Agosto
docente: Fabian Negrin

Vadè l’acrobat
date: 05 – 10 Agosto
docente: Pablo Auladell

Costi:
il costo dei corsi, sia avanzati sia base è di 300 euro (100 euro Quota di iscrizione + 200 euro Saldo).

Info:
Fabbrica delle Favole
Largo Affede 5, 62100 Macerata
Tel / Fax: + 39 0733 231740
sito: www.fabbricadellefavole.com
email: info@fabbricadellefavole.com

(post curato da Lisa Massei)


Coinvolgere il lettore 1: dire meno, dire poco, nascondere

The Ears of Jasper Johns | Michelangelo Pistoletto

Quando si inizia il mestiere di illustratore si hanno tante cose da dire. Si vorrebbe dirle tutte in un solo libro. A volte si vorrebbe dirle tutte in una sola immagine. Invece, molti illustratori e molti artisti ci insegnano che è proprio sottraendo informazioni che diamo forza al messaggio. Togliendo, sottraendo, cercando l’economia dei segni e delle forme, lasciamo allo spettatore l’immenso piacere di intervenire nell’immagine per completarne il senso.
Per paradosso, meno informazioni diamo, più il lettore si sentirà coinvolto e attratto dall’immagine: invitato a entrare, a essere creativo, a interpretare, a capire…
Quando disegnate, chiedetevi sempre dove e come lasciate entrare la creatività dello spettatore nella vostra immagine.
Ci sono molti modi per farlo. In questo post ne esploro alcuni con alcune immagini.

Usare solo la forma pura. Togliere i dettagli, le linee, semplificare le superfici.
In questo caso giochiamo sul grande piacere che provano l’occhio e il cervello quando sono liberi di concentrarsi su pochi contrasti: pieno/vuoto, figura/sfondo, i contrasti di colore, profilo/sfondo.

Maria Mackiewicz 1969
The Snowman & Bear Cub, Soviet Union, 1920
Igor Makarevich, Portrait Pinocchio, 1999
Alex Katz
Alain Signori
Diving, Onchi Kôshirô, Japanese, 1891–1955

Dare delle informazioni parziali. Nascondere. Mettere di spalle. Il lettore è invitato a completare, immaginare, indovinare, seguire.

Yamamoto Masao
Edward Gorey
Mandana Sadat
Blexbolex
Dorothy Lathrop, 1929

 

Sfocare l’immagine.

Marc Yankus
Yang Yanping
Gabriel Pacheco
Jozef Wilkon
Hot Spring, 1921 Kobayashi Kokei

Tagliare fuori dall’immagine parti importanti della scena. Un trucco di cui avevo ampiamente parlato nella mia analisi del lavoro di Carll Cneut: qui, qui e qui). Questo escamotage indica al lettore che l’immagine non è che una parte di un mondo più vasto, un frammento. Il lettore potrà esercitare il suo talento di voyeur. Immagine come buco di serratura su un mondo vasto e misterioso.

Simone Rea
Daehyun Kim – Moonassi drawings
Kazuo Umezu 

Un altro modo per fare entrare il lettore è dargli un’entrata prospettica nella scena, ma lo vedremo in un prossimo post.


Lettere e buste illustrate: un’arte che si perde

Kubo Shunman Pot Marigold and Rashomon Flowers 1804-15

Ho avuto il mio primo computer a 26 anni, mi è quasi impossibile ricordare come si viveva senza, ma in qualche vecchio cassetto, ogni tanto, ritrovo una lettera piegata o un pacchetto di lettere. Corrispondenze lontane di qualche amore inobliabile e obliato (il gioco di parole è di Borges e riguardava una viola appassita tra le pagine di un libro: – “monumento di una sera di certo inobliabile e obliata“).

Lucian Bernhard (1883-1972), 1910, Marionetten-Theater

Molti artisti, molti illustratori, le lettere e le buste, le decoravano, alcuni artisti hanno fatto della corrispondenza illustrata una vera e propria arte. Oggi non sappiamo che fine farà la carta da lettere o la calligrafia, cioè l’arte di scrivere a mano messaggi lenti, lunghi ad arrivare, così misteriosamente pregni dell’emozione di chi scrive (mi ricordo che studiavo sempre le T dei miei innamorati, perché avevo letto da qualche parte che l’altezza del trattino orizzontale dava indicazioni sulla propensione a sognare e vivere la vita seguendo ideali alti, ma se il trattino era troppo staccato dalla gamba verticale, doveva dar da pensare, indicava poca concretezza, campanello d’allarme per una fanciulla che cerchi un uomo con la testa sul collo; oggi le t in Verdana di gmail non danno altrettante soddisfazioni alle nevrosi femminili :)
Probabilmente l’arte di scrivere a mano lettere è alla soglia della sua scomparsa, come i caratteri cuneiformi, i messaggi di fumo e i sigilli di lacca. Per la nostalgia che ci dà pensarlo, quest’arte sta tornando alla moda: su Pinterest spuntano ogni giorno nuovi improvvisati collezionisti (io tra quelli), e i più grandi illustratori si cimentano…
Ci proviamo anche noi con un mini concorso?

Lettera di Picasso a Jean Cocteau, 1916

Pablo Picasso cartolina a Jean Cocteau, St.-Raphaël 1919

The Love Letters of Georgia O’Keeffe and Alfred Stieglitz (via Brain Pickings)
Saul Steinberg
Kaatje Vermeire
Buste giapponesi
Harriet Russel
Chuck Groenink
Paola Zakimi
Lettera del periodo vittoriano
Lettera di  J. E. Millais alla famiglia Lemprière
Meng-Chia Lai | I Feel I Remember I Draw: The Other Side of St. Paul’s
1875  heart in hand
Sara Fanelli
Cartolina giapponese
1904
Wiener werkstätte postcard, 1910
Ben Wierink  (1856 -1939)
Douglass, 1910
Satoshi Kitamura
Gustaf Tenggren (1896 – 1970)

LE COSE

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da giuoco e gli scacchi,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete.
Dureranno più in là del nostro oblìo;
non sapranno mai che ce ne siamo andati.

J.L. Borges, “Elogio dell’ombra”


Riunione LeFiguredeiLibri 2013 e la ricetta dei biscotti Bianchini

Quest’anno la riunione Le Figure dei Libri alla Fiera di Bologna è stata informale (rispetto a quella dell’anno scorso, con la conferenza su come si diventa illustratori: Il video integrale lo trovate qui).
Ci siamo seduti per terra e abbiamo fatto una chiacchierata su tutto e su niente intorno al mestiere di illustratore, sono intervenuti anche Miguel Tanco e Marina Marcolin.

3 immagini della riunione Le Figure dei Libri alla Fiera di Bologna 2013

Se penso alla prima riunione LeFiguredeiLibri, a Montreuil, nel 2008, mi vengono i lucciconi per la tenerezza: eravamo 6!, con tanto di cartello per riconoscerci. (Nella foto qui sotto, da sinistra: non mi ricordo il nome, Philip Giordano, non mi ricordo il nome, Francesca Cappellini (col cartello) io e Alessandro Sanna, tutti agli esordi di una bella carriera).
Ne abbiamo fatta di strada, con Le Figure dei Libri, ma non abbiamo mai perso, mi sembra, lo spirito semplice e conviviale dei primi anni. Spero che non lo perderemo mai.

Le riunioni con voi lettori sono momenti speciali per me. E’ molto gratificante sentire che abbiamo creato legami profondi e misteriosi anche senza esserci mai visti. E al diavolo chi dice che le relazioni virtuali sono povere.

Quest’anno, finita la riunione, una ragazza si è avvicinata discretamente per regalare al gruppo una scatola (in latta, deliziosa) piena di biscotti fatti da lei, poi è discretamente scomparsa. Quei biscotti hanno fatto impazzire mezza fiera, erano drogati: li si mangiava e immediatamente saliva il tasso di allegria nel sangue, il sorriso spuntava sulla faccia dei più rabbuiati, l’energia scoppiettava nei muscoli dei più stanchi. Erano BUONISSIMI.
Erano così buoni che dopo la fiera ho messo un annuncio su Facebook per ritrovare la loro misteriosa cuoca, e con lei la ricetta. Al post su Facebook hanno risposto un sacco di persone che avevamo assaggiato i biscotti, pregando in un ritrovamento. E il miracolo si è compiuto: Anna Martinucci era nei miei contatti, si è palesata e ha promesso di inviarci la ricetta, poi è sparita di nuovo. Qualche settimana dopo, cioè pochi giorni fa, è riapparsa con: LA RICETTA DEI BISCOTTI BIANCHINI illustrata.
Il nome “Bianchini” è arrivato dai nonni di Anna, ma l’inventore dei biscotti Bianchini continua a rimanere sconosciuto. Anna sarà al mio corso a Sarmede, ha promesso nuovi biscotti con una nuova ricetta.
Posso fare una dichiarazione d’amore al mio mestiere? Dove altro capita di ricevere in dono biscotti che danno effetti stupefacenti e ricette illustrate? Ora vado a fare i biscotti Bianchini. Grazie Anna per questa meraviglia!

TEMPERATURA FORNO. Anna scrive: con il forno a 180° ventilato di solito i biscotti sono pronti in 20 minuti, ma consiglierei di valutare in base al tipo di colore che vanno via via assumendo (il tipo di forno e le dimensioni dei biscotti sono anche variabili da non sottovalutare!).

Una volta freddi, si possono spolverare di zucchero al velo.

Biscotti Bianchini, ricetta illustrata da Anna Martinucci

Regalare ai bambini il dono del disegno: un’illustratrice italiana in Nepal

I ragazzi al lavoro coi primi bozzetti per i murales da realizzare prossimamente qui alla Rarahil Scho

Marta Farina, una giovane illustratrice che avevo conosciuto anni fa a Sarmede, ci racconta di come è riuscita a conciliare la necessità di un lavoro con il suo amore per la cultura asiatica e il disegno: sta insegnando arte in una scuola nepalese, vicino a Kathmandu. Sulla sua esperienza sta tenendo un appassionante diario, su questo blog.

CHE CI FACCIO QUI?
Di Marta Farina

Sono ancora, e per l’ennesima volta, in Asia. Negli ultimi sette anni della mia vita ci sono tornata spesso ed ogni volta è stato per rimanervi a lungo. Se metto assieme tutti i periodi passati qui, di questi sette anni, più di due li ho spesi “perdendomi” piacevolmente per le strade d’Asia, visitando moltissimi paesi. L’India, soprattutto, rimane il mio grande amore, una terra in cui continuo a tornare e a sentirmi stranamente a casa, nonostante l’immensa diversità che contraddistingue le nostre rispettive culture.

Marta Farina, il viaggio di Shiva

Viaggiare è per me importante quanto dipingere: quando sorseggio una tazza di thè al latte in mezzo alla confusione di un mercato asiatico chiacchierando con un anziano signore che a malapena mastica un poco di inglese provo la stessa felicità di quando dipingo. Mi piace contemplare il mondo, specie se è molto differente da quella parte del globo da cui provengo; e di viaggiare anche per mesi e mesi di seguito col mio fedele zaino in spalla non mi stanco mai.

Amber, Marta Farina

Ho visto migliaia di templi, ammirato paesaggi da fiaba e dormito nei luoghi più disparati. Ho condiviso riso e dahl con gli abitanti dei villaggi alle pendici dell’Himalaya, incontrato ragazzini meravigliosi nelle pianure cambogiane, ammirato risaie verdi smeraldo nel piovoso nord del Vietnam, camminato sui sentieri a fianco di magrissime e forti donne delle tribù del nord della Thailandia, nuotato con le grandi tartarughe indonesiane, giocato con dei bambini sulle nere spiagge dello Sri Lanka, e molto molto altro ancora. In tutti questi mesi passati qui, tra lo splendore di una pagoda dorata del Myanmar e la bellezza di un lungo viaggio in buona compagnia a bordo di uno sgangherato autobus laotiano, non mi sono mai fermata in un luogo troppo a lungo. Questa volta è diverso.

Dzao woman, Vietnam, Marta Farina

Spesso i miei occhi si sono posati sulle schiene ricurve di donne intente nella raccolta dei cereali o del riso, o affannate nel trasportare l’acqua dalla sorgente sino a casa con grandi secchi di metallo. Quasi sempre hanno grandi mani piene di segni, sembrano stracci stropicciati dal duro lavoro e spesso appaiono più vecchie di quello che in realtà sono.

Io passo in mezzo a tutto questo e spesso disegno, sul mio taccuino di schizzi, ciò che vedo. E’ il modo di registrare la realtà che mi è più consono, ben più di un semplice scatto fotografico. E’ quando disegno un tempio che poi davvero lo porto via con me nei miei ricordi; è quando traccio le linee di un ritratto di una donna che se ne sta immobile a vendere le sue merci al mercato che la faccio mia, e resta impressa nella mia memoria per sempre.

Small Thai train station, Marta Farin

Ma ho sempre avuto un pensiero fisso in testa.

Quante di queste donne impiegate in lavori manuali e umili avranno ricevuto il dono della capacità di disegnare e creare, e non hanno potuto scoprirlo? Tra quei bambini scalzi che non frequentano nessuna scuola e quegli uomini che trasportano sacchi di riso sui loro carretti tirati dai buoi, quanti potenziali artisti vi saranno?
Quanti bravissimi scultori, musicisti e poeti ho incontrato lungo il mio cammino senza che nessuno di essi abbia mai scritto una canzone, dipinto un quadro o composto dei versi, se non nella loro immaginazione? Quante mani e menti dotate di splendide capacità e fervida immaginazione sono impiegate quotidianamente in lavori ripetitivi e poco creativi, magari faticosi e poco appaganti?

Marta all’interno della scuola con qualche allievo

Perché se è vero che io ho ricevuto un dono nella mia vita ( che è quello del saper disegnare e esprimermi attraverso segni e pittura), è anche vero che quel dono è stato riconosciuto e coltivato fin da subito, e questo solo perché sono nata in una situazione privilegiata.
Cosa farei e chi sarei ora se solo fossi nata in uno sperduto villaggio nepalese?
Me lo sono chiesto spesso stando in Asia, e sono ricolma di un infinito senso di gratitudine nei confronti del caso e del destino poiché, assieme, mi hanno permesso di diventare ciò che sono e di vivere di ciò che più amo fare, combinando così la necessità del lavoro con la gioia del creare.

Dopo tanto girovagare stavolta ho deciso di fermarmi in un luogo e restarci a lungo. Sono capitata nuovamente in Nepal, paese meraviglioso che avevo visitato poco più di un anno fa, con l’intento di restituire almeno in parte la gioia provata incontrando la gente dell’Asia. In questi anni di viaggio ho fatto abbondante scorta per il resto dei miei giorni di sorrisi e gentilezze ricevute, che spesso ho pensato di non aver potuto ricambiare adeguatamente. Mi sono sempre e comunque sentita in debito.

Ora mi trovo in una semplice scuola poco lontana da Kathmandù, a Kirtipur – una scuola come tante altre- a tentare di trasmettere ai ragazzini di qui la magia che sta nascosta nell’atto del disegnare, del creare dal nulla con la propria fantasia.

Il contatto con la scuola di Kirtipur l’ho avuto tramite un gruppo di medici residenti nella mia stessa città (Belluno) che da un paio d’anni hanno avviato un progetto di aiuto alla scuola attraverso la costruzione e l’avvio di un ambulatorio medico. Solitamente in questo luogo vengono ospitati solo i medici che qui si alternano per monitorare lo stato di salute dei ragazzi e per dare una mano effettiva in loco. Io, che medico non sono, ho pensato però di poter dare un contributo in altro modo: un contributo fatto di colore e sogni, per decorare gli spazi che i bambini vivono e occupano quotidianamente.

Sono qui da poco ma ancora di strada da fare ce n’è molta, siamo solo all’inizio. Voglio realizzare assieme ai ragazzi dei murales, lavorare fianco a fianco e, con la scusa di insegnar loro le tecniche pittoriche murali di base, soprattutto far capir loro che con passione e tenacia si arriva molto lontano. Quando da piccola e da adolescente sognavo di diventar un giorno una pittrice ( e illustratrice!) mi pareva una meta irraggiungibile. Ora non lo è più, e vorrei che qualcuno di loro che magari è seriamente portato per l’arte possa prendere ispirazione e decidere di intraprendere questa non facile ma soddisfacente carriera, magari anche grazie a questa esperienza fatta insieme. Io ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino parecchi “maestri” che mi sono stati di ispirazione, e il desiderio di vivere come loro, libera e appassionata, mi ha portato sino a qui, ad esser così come sono.

Ma il talento pittorico è cosa rara, ma indipendentemente da ciò che questi ragazzi diventeranno, resterà impressa l’esperienza magica della condivisione di una grande bianca superficie da decorare tutti insieme.


In questi giorni abbiamo preparato i bozzetti per i murales, disegnato vari soggetti su carta e nel frattempo io ho imbiancato le varie pareti. Ieri li ho portati a vederle, le pareti che li attendono: erano quasi timorosi nell’avvicinarcisi, come tutte le cose sconosciute forse quei muri bianchi incutevano un po’ di timore. Ho detto loro di passarci vicino invece, posarci le mani sopra, toccarli, carezzarli, sentirli. Questi muri saranno nostri amici e saranno i nostri campi di battaglia nelle prossime settimane: saranno, ovviamente, battaglie non violente, combattute a colpi di pennello e risate, che lasceranno il segno colorato del nostro passaggio sia sul muro che nell’anima, ne sono certa.

Appropiarsi del muro per il murales

Il mio lavoro è meraviglioso poiché posso portarlo a spasso con me. Qui come in Italia posso gioire nello stare con i ragazzi, insegnare loro qualche cosa, gioire della loro spensierata compagnia ed esser a modo mio un poco utile al loro cammino verso l’età adulta. Se anche qualche parola in inglese ci sfugge poco importa: parleranno i colori e i segni, il linguaggio universale più antico del mondo. Così come il sorriso.