Valentina Mai mi ha inviato dal Giappone qualche fotografia scattata al Tokyo Big Sight, la più importante fiera del libro per ragazzi annuale. Mi ha scritto di essere stata un pochino delusa, non moltissimi gli stand e pochi i libri orientali davvero interessanti. In diretta da Tokyo per Figuredeilibri ecco un piccolo giro virtuale nel salone! Grazie Valentina.
L’Associazione Illustratori inaugura il nuovo sito e mette a disposizione dei suoi soci e del pubblico il nuovo Codice deontologico dell’illustrazione, un documento preziosissimo che finalmente getta le basi per un uso corretto e condiviso dei contratti che regolano il mercato dell’illustrazione.
- Che differenza c’è tra vendere un originale e vendere i diritti di riproduzione di un’illustrazione?
- Un illustratore è meglio che sia pagato “a forfait” o sulle “royalties”?
- Quali limiti e responsabilità hanno reciprocamente autore ed editore?
Queste e molte altre risposte sul nuovo Codice deontologico dell’illustrazione. NB: Per sconfiggere il malcostume che (troppo) spesso regola la nostra professione, è molto importante che editori ed illustratori si impegnino nella promozione della prassi contrattuale stilata da A.I.
Pablo Auladell, uno dei più grandi illustratori spagnoli, ci racconta gli esordi della sua carriera, prima come fumettista, poi come illustratore di libri per bambini.
El camino del titiritero, Pablo Auladell, Edizioni De Ponent 2001
Mi misi al lavoro e finì il fumetto in tre o quattro mesi (in quel periodo lavoravo anche in un gruppo d’illustratori dell’università di Alicante, facendo un corso di spagnolo online per stranieri). La cosa riuscì abbastanza bene, ci furono buone critiche e una nomination come autore esordiente nella Fiera del Fumetto di Barcellona. Anche se l’edizione del fumetto lascia, a mio parere, molto da ridire, soprattutto per colpa mia. No feci caso al tipo di carta ne alla stampa e realizzai il fumetto con colori diluiti di tinta china che in stampa rimasero spenti e con un effetto da fotocopia. Allora cominciai a provare anche nel mondo della letteratura infantile e giovanile. Ricordo che le prime cose che ho mostrato all’editore Antonio Ventura di Anaya, non gli piacquero per niente.
Mar de sabanas, Pablo Albo e Pablo Auladell, Anaya 2003
Anche se mi sentì ferito e altero, poi gli diedi ragione: non avevo capito niente di quello che significava illustrare. Così cominciai a riflettere di più, a guardare con attenzione il lavoro degli altri, e solo così imparai a guardare il mio proprio lavoro. E credo di aver preso il cammino giusto. Mi presentai con Pablo Albo (autore) al premio “Ciudad de Alicante†e vincemmo con Mar de sabanas (Mare di lenzuola). Antonio Ventura adesso mi pubblicava il primo albo illustrato, e da qual giorno mi ha affidato vari incarichi che sono stati molto importanti per la mia carriera.
è il titolo di un interessantissimo articolo scritto da Giovanna Zoboli, editrice della Topittori, e pubblicato sulla rivista on-line Fili d’aquilone: un articolo “forte”, una denuncia intelligente e allarmante sul degrado della nostra cultura dedicata all’infanzia. Potete leggere qui l’articolo per esteso.
Invece, credo che a fare di una nazione un paese civile sia proprio l’attenzione riservata all’infanzia in se stessa, in termini di responsabilità educative e pedagogiche assunte tout court dal mondo adulto, complessivamente, e penso alle più varie categorie professionali: urbanisti, architetti, medici, scienziati, intellettuali, artisti, imprenditori, politici, amministratori, sportivi, operatori culturali, ma anche operai, impiegati, commercianti eccetera. Fra l’altro, credo sia proprio dall’impegno di tutti nei confronti dell’infanzia che si misuri la capacità di un paese di progettare il proprio futuro. E va detto che se gli adulti prestassero attenzione alle esigenze dei bambini nella loro attività , senza ombra di dubbio migliorerebbe il benessere di tutti. Credo che nel nostro paese, l’indifferenza ai bambini sia molto diffusa. (Giovanna Zoboli, editrice) Continua la lettura…
Aplastamiento de las gotas, Julio Cortázar e Elena Odriozola, Labirinto de las artes 2008
“El aplastamiento de las gotas” (aplastamiento può essere tradotto con: appiattimento/sconfitta/schiacciamento) è una meravigliosa poesia di Julio Cortázar. Lo scrittore argentino descrive in tono drammatico e con minuzia i movimenti delle gocce in un giorno di pioggia, il loro scivolare contro il vetro, il loro cadere, il suicidio di una, l’esitazione dell’altra… fino all’ultimo addio. Metafora della nostra caducità umana, la poesia mostra soltanto delle gocce. Ora, prima di continuare a leggere il post, ascoltate la poesia letta dallo stesso Cortázar, poi chiudete gli occhi e chiedetevi come l’avreste illustrata se un editore vi avesse chiesto di illustrarla. “Non so, guarda, è terribile come piove…
Elena Odriozola l’ha illustrata con un’eleganza quasi giapponese, dove il vuoto, l’essenziale, quello che non è detto, sono protagonisti. E ci ha dato un esempio delle vette che possono raggiungere l’illustrazione e l’arte d’interpretazione di un testo. Nella prima doppia pagina una donna è davanti alla pagina bianca di sinistra. Il testo inizia il suo canto: non so, guarda, è terribile come piove… Mai pagina bianca è stata più densa di gocce d’acqua, di mistero. Se l’illustratrice avesse riempito di deliziose goccioline (o violente linee, come volete) la pagina di sinistra, la nostra fantasia non sarebbe stata così stimolata.
Aplastamiento de las gotas, Julio Cortazar e Elena Odriozola, Labirinto de las artes, 2008
Nella pagina successiva la donna non si è mossa, la posizione delle mani è appena mutata, subito abbiamo la sensazione che siano passati solo pochi secondi dalla scena precedente (un grande illustratore sa creare “il tempo” tra le sue pagine e dargli un ritmo). La donna non si è spostata ma la telecamera sì, ha fatto un movimento verso destra, la pagina bianca di sinistra è stata inghiottita dal movimento della telecamera e nella parte di spazio che invece è apparsa, la destra, entra in campo un uomo.
L’illustrazione di un libro non termina tra i confini delle sue pagine, (ne avevamo parlato nell’analisi dello stile di Carll Cneut), ma con questo delicatissimo movimento di camera è più evidente: lo spazio bianco della prima pagina è rimasto al suo posto ma ora è fuori dal libro e il suo vuoto vibra in modo ancora più potente: ora vediamo (immaginiamo) una finestra di profilo, gocce che cadono sui vetri, e cosa? Un giardino? Una strada? Un bosco? La voce narrante ci indica cosa guardare, queste gocce che si schiacciano sul vetro, scivolano, cadono…
Aplastamiento de las gotas, Julio Cortazar e Elena Odriozola, Labirinto de las artes, 2008
Tutto il libro funziona su questo principio: le inquadrature sono fotogrammi di un film dove la telecamera si sposta continuamente a destra, poi sinistra, con movimenti contenuti, lenti. La distanza dai protagonisti è sempre la stessa. Nelle ultime immagini comparirà a sinistra il profilo di una porta-finestra e il finale drammatico della poesia sarà attenuato dal gesto dell’uomo che esce e rientra, portando un fiore bagnato alla donna.
Abbiamo un testo che parla solo di gocce d’acqua e un libro dove non è illustrata neppure una goccia d’acqua. Ma, alla fine del libro, abbiamo le mani bagnate. Gocce d’acqua ci sono cadute sugli occhi.
Aplastamiento de las gotas, Julio Cortazar e Elena Odriozola, Labirinto de las artes, 2008
Forse non abbiamo la drammaticità della poesia di Cortázar, la Odriozola ha scelto di esprimere quello che c’era dietro la poesia (il suo significato più intimo), stiamo guardando le emozioni di Cortázar stesso, quando in un giorno di pioggia sente tutta la fragilità del suo essere umano, mentre qualcosa fuori, nell’umido spazio del mondo, muore.