Walter Potter: illustrare con la tassidermia

primapotter
Walter Potter (1835-1918), The rabbit school, particolare,Historical Victorian Taxidermy

Dopo due post sui bambini, i passeri, gli scriccioli morti, mi sembrava allegro restare in tema e farvi conoscere, se già non lo conoscete, un illustratore inglese di fine ’800 il cui stile è… diciamo, un pochino insolito: Walter Potter (1835-1918).
So, grazie a gentili lettere ricevute, che molti di voi mi leggono facendo colazione. Se così è, mi auguro che questo post non vi disturbi troppo l’appetito. Spero anche che tra voi non ci siano animalisti troppo convinti. La seconda cosa che mi sono chiesta quando ho scoperto Walter Potter è: ma i gattini li ha fatti fuori lui? Chi vuole continuare ad avermi in simpatia non mi chieda quale è stata la prima cosa che ho pensato, e fermi la sua lettura qui.

La prima cosa che ho pensato guardando le opere di Walter Potter è: Quanto costa una di queste scatole? LA VOGLIO. Per quella sulla morte di Cock Robin, The Original Death and Burial of Cock Robin (già solo il titolo mi manda in visibilio) penso che sarei capace di dilapidare i risparmi di una vita. Sono fortunata, non credo che l’opera sia più in vendita.

cockrobin
Walter Potter, the Original Death and Burial of Cock Robin, 1855 circa. Crediti: Historical Victorian Taxidermy

Il primo animale che Walter Potter impagliò fu il suo amato canarino (c’è sempre un colpevole), seguì, a soli 19 anni la realizzazione di The Original Death and Burial of Cock Robin, su ispirazione della nota filastrocca; l’opera conta 98 specie diverse di uccelli britannici.

lefiguredeilibri.titolopotterWalter Potter, The Original Death and Burial of Cock Robin, 1885 circa, crediti: Historical Victorian Taxidermy

lefiguredeilibri_potter2

Walter Potter, The Original Death and Burial of Cock Robin, 1885 circa, crediti: Historical Victorian Taxidermy

lefiguredeilibri_potter3

Walter Potter, The Original Death and Burial of Cock Robin, 1885 circa, crediti: Historical Victorian Taxidermy

In epoca vittorina la tassidermia era molto in voga in Inghilterra, e Potter ebbe in vita un notevole successo. Il suo museo, a Bramber, era  meta di affollatissime visite. Poi il nuovo secolo spazzò via molti fantasmi, la passione vittoriana per gli animali imbalsamati smise di essere alla moda, Potter morì, il muso andò in rovina,  la collezione fu ereditata dalla figlia e una nipote.
A più riprese l’opera di Potter fu messa all’indice e accusata di essere la prova di atti di crudeltà compiuti sugli animali. Per far tacere queste voci la figlia di Potter fece una dichiarazione pubblica in cui affermò che il padre non aveva mai ucciso bestiole per le sue opere, ma le aveva sempre trovate morte (difficile crederle).

lefiguredeilibri.potterscoiattoli
Walter Potter, Squirrels Game of Cards, c. 1870, Historical Victorian Taxidermy

Durante il ’900 la collezione si spostò in diverse sedi museali inglesi, destando sempre accese polemiche. C’era chi adorava la macabra fantasia di Potter e c’era chi gridava alla scandalo.
L’ultima sede del museo è stata il Jamaica Inn, in Cornovaglia. La collezione di Potter attirava più di 30.000 visitatori l’anno, ma la morte dell’unica guida esperta di tassidermia, alcune difficoltà economiche, hanno costretto il museo a cercare un acquirente; nessuno si è presentato e la collezione è stata messa all’asta.

lefiguredeilibri.Croquet Party
Walter Potter, Kittens’ Tea Party,Historical Victorian Taxidermy

lefiguredeilibri.rane

Walter Potter, The frog school, Historical victorian taxidermy

rabbits

Walter Potter, The rabbit school, particolare, Historical Victorian Taxidermy

La collezione di Potter al completo (più di 6.000 animali imbalsamati) è stata messa all’asta dalla casa Bonhams nel 2006 (potete leggere qui la cronaca dell’asta). Tutti pezzi sono stati venduti, la cifra più alta è andata a The Original Death and Burial of Cock Robin: la bellezza di £ 23.500 (c. 27 mila euro). L’acquirente è stato Robert Chinnery, direttore del The Victorian Taxidermy Company.
L’artista Damien Hirst (le cui opere sono di solito animali morti messi in formaldeide) aveva offerto un milione di sterline per comprare la collezione Potter al completo e non frantumarla, ma la casa d’aste ha rifiutato. Una vera tragedia ha commentato l’artista,  e sono d’accordo con lui. Qui  potete leggere l’articolo sul The Guardian dove Hirst denuncia questa vendita sconsiderata.

lefiguredeilibri.lefiguredeilibri.pottercat
Walter Potter, Kitten’s wedding, Historical Victorian Taxidermy

lefiguredeilibri.Potterlibro
Clicca qui per accedere alla vendita del libro su Amazon

Qui sotto, nel video dei Radiohead compaiono, animate, due opere di Walter Potter.

There There… Radiohead 2003

Il matrimonio dei gatti, una delle sue opere più conosciute, ha tutti i gattini appartenenti allo stesso pool genetico, perché il colore del pelo risultasse uniforme. Si dice che Potter vestisse i suoi animali come fossero state persone vere, non solo per l’effetto scenografico. I gattini, ad esempio, hanno biancheria intima minuziosamente ricamata (biancheria che lo spettatore non può vedere).
Allora, che cosa ne pensate dell’opera di Potter? E’ da brivido, no? Siete tra i fans o tra chi è turbato da questi macabri teatrini?

lefiguredeilibri.Potterconiglio

Walter Potter,Historical Victorian Taxidermy


La vera morte di Cock Robin (la simbologia del pettirosso)

lefiguredeilibri.prima

Death and Burial of Cock Robin, pubblicato da John Harris nel 1819

lefiguredeilibri.BabesWood

Randolph Caldecott, The babes in the wood, Frederick Warne & Co., Londra 1879, particolare

Quello che mi affascina nella ballata The babes in the wood è la comparsa in scena, ancora una volta, del pettirosso (in inglese il pettirosso si chiama robin, robin-redbreast o ruddock). Avevo già parlato in questo post di Cock Robin e della mia passione per la filastrocca Who killed Cock Robin?.

lefiguredeilibri.rima1

Se nella filastrocca di Who killed Cock Robin?, il pettirosso viene ucciso da una freccia e seppellito dagli amici (tutta la filastrocca è una descrizione dei riti della sepoltura), nella ballata di The babes in the wood invece, è il pettirosso che si fa carico della sepoltura dei bambini (coprendoli di foglie).

lefiguredeilibri_robin_wedding

Who Killed Cock Robin? fu pubblicato nel 1744 nella raccolta Tommy Thumb’s Pretty Song Book, ma la filastrocca non è che la parte finale di una ballata molto più lunga: la versione integrale venne stampata solo nel 1770.
Nei secoli si sono mescolate molte varianti, in quella più conosciuta Cock Robin (il pettirosso) si innamora di Jenny Wren (lo scricciolo). Viene celebrato il loro matrimonio (ampia descrizione del banchetto). Tutti sono felici, bevono e mangiano cose deliziose, ma a rovinare la festa entra in scena il cuculo, che vuole portarsi via Jenny Wren. Il passero allora, con arco e frecce, prende la mira per toglierlo di torno, ma sbaglia il colpo e uccide Cock Robin (anche nella realtà il cuculo ruba i nidi già fatti). In altre varianti una lite tra i due uccellini innamorati precede il matrimonio.

(…)
The concert it was fine;
And every bird tried
Who best should sing for Robin,
And Jenny Wren the bride,

When in came the Cuckoo
And made a great rout;
He caught hold of Jenny,
And pulled her about.

Cock Robin was angry,
And so was the Sparrow,
Who fetched in a hurry
His bow and his arrow.

His aim then he took,
But he took it not right;
His skill was not good,
Or he shot in a fright;

For the cuckoo he missed,
But Cock Robin he killed!—
And all the birds mourned
That his blood was so spilled.

Who killed Cock Robin?
“I,†said the Sparrow,
“With my bow and arrow,â€
I killed Cock Robin.â€
(etc…)
Leggi la versione integrale

lefiguredeilibri.cockrobin

lefiguredeilibri.MatrimonioRobin
The marriage of Cock Robin and Jenny Wren, J.L. Marks, Londra, c 1800

Il pettirosso e lo scricciolo sono entrambi uccelli venerati nelle mitologia antica. Lo scricciolo era considerato il re degli uccelli nella mitologia greca, e il più furbo tra essi nella mitologia celtica (vedi la storia L’aquila e lo scricciolo).

Ma ora viene il bello. Lo scricciolo si chiama Jenny Wren. Wren day è il nome irlandese della nostra festa di Santo Stefano (26 dicembre), che, insieme a Natale, corrisponde alle antiche feste del solstizio d’inverno. Nell’antica tradizione celtica uno dei riti di questa festa era… l’uccisione dello scricciolo (!). Tradizione rimasta molto a lungo in Irlanda, da cui il nome Wren day.

Scricciolo

Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate (vedi The Holly King). Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo.
Il nostro albero di Natale e la tradizione del vischio sono il retaggio di questi miti, come le cartoline natalizie che associano il vischio all’immagine di un pettirosso.christmas

Ma non è finita qui! Ancora oggi, in alcune zone dell’Irlanda è tradizione celebrare una simbolica caccia allo scricciolo, il 26 dicembre. Durante il Wren Day l’effige di uno scricciolo viene posta su un ramo o un palo, e tutti i bambini del villaggio devono colpirla con bastoni o sassi, fino a farla cadere. Una volta “ucciso” lo scricciolo, i  bambini dovranno bussare alle porte del paese con un rametto di agrifoglio in mano, chiedendo soldi per seppellire lo scricciolo. Ecco la filastrocca che devono cantare:

The wren, the wren, the king of the birds,
On Stephen’s Day was caught in furze;
Up with the kettle and down with the pan,
And give us some money to bury the wren.

Ho trovato anche riferimenti a un rito più antico durante il quale uno scricciolo e un pettirosso venivano messi insieme in una gabbia perché si uccidessero l’un l’altro.

lefiguredeilibri.Robin_marriage
Cock Robin, Illustrazioni di Barbara Cooney, 1965

Alla luce di queste nuove scoperte, torniamo alla filastrocca di Cock Robin e proviamo a darne un’interpretazione. Ecco che ritroviamo tutti gli elementi: lo scricciolo e il pettirosso, simboli delle due parti dell’anno, il loro matrimonio, simbolo dell’unione mistica tra le due parti (anche nel mito celtico il re-quercia e il re-agrifoglio erano gemelli e uniti simboleggiavano l’anno), la morte di uno dei due uccellini, simbolo della morte dell’anno vecchio.
Il banchetto descritto può essere quello delle feste del solstizio d’inverno (o d’estate). Il cuculo (uccello primaverile) arriva per portar via l’inverno, rappresentato dallo scricciolo. Una delle due parti dell’anno (il pettirosso) viene uccisa e poi sepolta. Grande spazio al rito di sepoltura, che rappresenta il passaggio necessario alla rinascita della primavera.
Non è chiaro perché sia il pettirosso a lasciarci le penne e non lo scricciolo, potrebbe essere che con l’accumularsi dei significati nello scambio orale del racconto, il pettirosso e lo scricciolo siano diventati simboli intercambiabili.

lefiguredeilibri.RobinJenny
Una versione della prima parte della filastrocca nella quale Cock Robin e Jenny Wren litigano e vanno davanti a un giudice

Il pettirosso che seppellisce sotto le foglie i due bambini in The Babes in the wood, potrebbe essere ciò che resta della versione arcaica del mito; con The babes in the wood siamo in una cornice simbolica più strutturata, in cui non ci sono più uccelli, ma bambini, il maschile e il femminile, che uniti in un abbraccio (il matrimonio) rappresentano la morte come passaggio necessario verso l’anno nuovo. E’ interessante in questo caso che in alcune versioni della ballata, più tardive, il pettirosso copra di foglie i bambini per proteggerli dal freddo della notte, in un rito in cui il passaggio morte-rinascita si fa più breve e meno angoscioso: sonno-veglia.

Altrettanto interessante è la credenza inglese che sia compito dei pettirossi seppellire i morti restati senza sepoltura nei boschi. Questo ribaltamento dei significanti: pettirosso che muore/pettirosso che si prende cura dei morti – è tipico delle metamorfosi dei miti nel tempo (ed è anche un meccanismo tipico dei sogni). Il pettirosso, antico simbolo dell’anno nuovo, è colui che facilita il passaggio dall’inverno alla rinascita.

A conferma del ruolo del cuculo nella filastrocca ho trovato questo proverbio dell’Italia meridionale: Canta il cuculo sulla quercia nera, ricordati padrone che è primavera. Nella tradizione del centro italia al cuculo si potevano chiedere pronostici sulla propria morte: Coch, bel coch d’abril, quant’ho gia? da muri?? (Bel cuculo di aprile, quanto tempo avro? prima di morire?), recita un proverbio romagnolo.

lefiguredeilibri.raffaello
Raffaello, Madonna del cardellino, 1506

Nella tradizione cristiana il pettirosso è associato sia alla morte, che alla nascita di Gesù. E’ di origine medioevale (ma me la raccontava ancora mia nonna!) la storia del pettirosso che con grande sforzo sfila una spina dalla corona di Cristo in croce. Una macchia di sangue gli resta sul petto e a partire da quel giorno tutti i pettirossi, in ricordo del suo gesto generoso, avranno il petto rosso. In un’altra versione, nella capanna dove è nato Gesù, un uccellino passa la notte a volare vicino alle braci del fuoco, perché non si spengano. In ricompensa Gesù lascia sul suo petto il segno del fuoco.

Molti i quadri della tradizione cristiana di Madonne con uccellino, dove il bambin Gesù tiene in mano, o al laccio, un cardellino, o un pettirosso o altri uccellini non meglio identificabili. Detesto queste scorciatoie da “mitologia per dilettanti“, ma mi sembra possibile il richiamo agli uccellini dell’antico culto del solstizio d’inverno.

lefiguredeilibri.Viergeboisroses
Vierge du boissons des roses, Martin Schongauer, 1473, particolare

Finalmente ho una chiave di lettura della filastrocca che amavo di più da bambina. La sepoltura di Cock Robin è una sepoltura simbolica, il passero assassino è in realtà innocente come l’inverno che porta via le foglie agli alberi. Devo dirvi la verità, per quanto sia stato elettrizzante scoprire quanto si piantano profonde le unghiette del mio amato pettirosso nella storia della nostra cultura, la filastrocca mi piaceva di più prima, con la sua aura completamente surreale. Ma, come amava ripetere Robert Musil, nostro compito è quello di perdere il sogno e conquistare la realtà. Avanti dunque. Aspetto le vostre interpretazioni!

lefiguredeilibri.cockrobin

Vai al post: The babes in the wood
Vai al post: Cock Robin


The babes in the wood, cronaca di una leggenda

BabesWood_Caldecott
Randolph Caldecott, The babes in the wood, Frederick Warne & Co., Londra 1879

The babes in the wood è un antica ballata tradizionale inglese. Ecco la trama: due genitori morenti affidano i loro due bambini alle cure di uno zio. Morti i genitori, lo zio, per rubare l’eredità dei bambini, li fa portare nel bosco da due compari. Uno dei due delinquenti, mosso a pietà all’ultimo momento, non ha il coraggio di abbandonare i bambini, e viene ucciso dall’altro. I due bambini abbandonati muoiono di inedia, uno tra le braccia dell’altro, e vengono coperti di foglie da un pettirosso (in alcune versioni i pettirossi sono due).

La prima versione conosciuta della ballata risale al 1595, quando l’editore Thomas Millington la stampa col titolo The Norfolk Tragedy.
Qui di seguito potete ammirare alcune tavole di Caldecott, che ha illustrato la ballata nel 1879.
(Sul sito del progetto Gutenberg trovate tutte le tavole e il testo integrale).

Babesinthewood_caldecott

Randolph Caldecott, The babes in the wood, Frederick Warne & Co., Londra 1879

BabesWood_Caldecott2

Randolph Caldecott, The babes in the wood, Frederick Warne & Co., Londra 1879

(…)
He took the children by the hand,
While tears stood in their eye,
And bade them come and go with him,
And look they did not cry:
And two long miles he led them on,
While they for food complain:
“Stay here,” quoth he, “I’ll bring ye bread,
When I come back again.”

These pretty babes, with hand in hand,
Went wandering up and down;
But never more they saw the man
Approaching from the town.
Their pretty lips with blackberries
Were all besmear’d and dyed;
And when they saw the darksome night,
They sat them down and cried.

Thus wandered these two pretty babes,
Till death did end their grief;
In one another’s arms they dyed,
As babes wanting relief.
No burial these pretty babes
Of any man receives,
Till Robin-redbreast painfully
Did cover them with leaves.

(The babes in the wood)

babes_in_the_wood_Caldecott
Randolph Caldecott, The babes in the wood, Frederick Warne & Co., Londra 1879

Non si conosce l’origine della storia, che probabilmente affonda le sue radici in antichissime leggende legate al bosco. Ma se ci addentriamo nella cronaca delle prime versioni stampate della ballata, scopriamo curiose relazioni con la cronaca inglese del ’500, il teatro e… udite udite, l’Italia.

Thomas Percy, poeta e antiquario inglese di fine ottocento, che pubblicò una versione di The babes in the wood, identificava l’origine della ballata in una stampa del 1601, dal titolo: Two Lamentable Tragedies, di Rob. Yarington (i bibliofili possono sfogliare qui la prima edizione). In Two Lamentable Tragedies venivano raccontati due fatti di cronaca, quello della morte di Robert Beech, avvenuta per mano di Thomas Merry nel 1594 a Londra, e quello della morte di due bambini abbandonati nel bosco, complice uno zio dei bambini.

Ma data 1599 (quindi due anni anteriore alla pubblicazione di Yarington) il dramma, Thomas Merry, or Beech’s Tragedy, scritto dal drammaturgo elisabettiano Henry Chettle. Nel dramma viene raccontata solo una delle due parti di Two Lamentables Tragedies, quella dell’uccisione di Robert Beech.
Da fonti indirette (la registrazione di un pagamento effettuato), si sa che pochi mesi dopo Chettle scrisse anche un dramma intitolato: The Orphan’s tragedy. I due episodi, quello dei bambini abbandonati e quello dell’assassinio di Beech, devono essersi fusi insieme nelle successive versioni della storia.

Ma, cosa curiosa! l’attore William Haughton, che interpretò i due drammi di Chettle, fa riferimento nei suoi diari a The Orphan’s tragedy chiamandola The italian’s tragedy.
Quali segreti scambi intercorrono tra la storia di Nennillo e Nennella (vedi introduzione a Hansel e Gretel) di Gianbattista Basile, stampata nel  1634, The italian’s tragedy e The babes in the wood? Quale antica leggenda (o un fatto di cronaca italiana?) è all’origine di tutte queste versioni di un infanticidio nel bosco? E quali sono le relazioni tra la ballata The babes in the wood, la versione di Hansel e Gretel dei Grimm e quella del Pollicino di Perrault? Se qualcuno ha notizie a riguardo, mi illumini, perché sono due giorni che non esco dall’intricato labirinto di internet, sperando di trovare il bandolo della matassa (!).

lefiguredeilibri.Nennello
Nennillo e Nennella, illustrazione di Warwick Goble (1862-1943)

Nel 1882, Francis James Child, appoggiandosi al corpo di ballate raccolte e riscritte da Percy pubblica The English and Scottish Popular Ballads, meglio conosciuto come  The Child  Ballad, una raccolta completa e filologicamente attendibile del corpus delle ballate inglesi, scozzesi e irlandesi. La raccolta, che conteneva The babes in the wood, ebbe un’enorme influenza sul romanticismo inglese.

lefiguredeilibri.Ann_criddle
Babes in the wood, Mary Ann Criddle (1805-1880)
lefiguredeilibri.williamrobertsymonds
The Babes in the wood, William Robert Symonds (1851-1934)

Emily Dickinsons fa riferimento in una lettera alla storia di The babes in the wood, definendola “immortale”. Qui di seguito un frammento di una sua poesia ispirata alla storia:

Fra sentieri si stendeva – fra rovi -
Fra radure e fra boschi -
Spesso banditi ci oltrepassavano
Sulla strada solitaria.

Il lupo veniva a scrutare curioso -
Il Gufo guardava perplesso all’ingiù -
La figura di raso del serpente
Sgusciava via furtivamente,

Le tempeste ci sfioravano le vesti -
I pugnali del lampo dardeggiavano -
Feroce dal Dirupo su di noi
Il famelico Avvoltoio gridava -
(…)

(Emily Dickinsons, traduzione di Giuseppe Ierolli, leggi qui la versione originale)

Nei secoli, la storia di The babes in the wood ha goduto di un immutato successo popolare; innumerevoli le pantomime inglesi, spesso in chiave ironica, gli spettacoli teatrali e le canzoni ispirate alla trama. Il finale tragico è stato sovente mitigato: i bambini venivano salvati o trasportati in cielo. Più tardi, la storia si è mescolata a quella di Robin Hood, che interveniva per salvare i bambini (forse per uno slittamento metonimico del nome Robin -il pettirosso in inglese si chiama Robin e in alcune versioni meno drammatiche della storia, il pettirosso copre di foglie i bambini per proteggerli dal freddo-,  forse per una antica origine comune ai due racconti).

verababesb
La locandina di una pantomima di The babes in the wood del 1954

Nel 1932 la Walt Disney firma un cortometraggio intitolato The babes in the wood:

Il cortometraggio, diretto da Burton Gillett, trasforma la fiaba in un’accozzaglia di riferimenti in cui entra in scena la casetta di marzapane, una banda di elfi, una strega-befana sulla scopa, le torte in faccia, i veleni capaci di trasformare i bambini in ragni e altre bestie orribili… Un compendio squisitamente kitsch di tutte le ramificazioni che la storia di The babes in the wood ha avuto nei secoli (merita di essere visto per intero! Un vero incubo).
Il lieto fine (se lieto si può chiamare) vedrà la strega trasformarsi in pietra per la gioia dei bambini, dopo essere morta ustionata in un  pentolone di lava bollente.

lefiguredeilibri.MetropolitanjpgThe babes in the wood, Thomas Crawford (ca. 1813-1857), Metropolitan Museum of Art, New York

Vai al post: La vera morte di Cock Robin: la simbologia del pettirosso.
Vai al post: Cock Robin


A book of nonsense, Edward Lear

1846
A book of nonsense, Edward Lear, James Miller edition, 1875
Lear_colori
A book of nonsense, Edward Lear, da una rara edizione litografica a colori del 1870
1861
A book of nonsense, Edward Lear, Thomas McLean edition, 1846

Da “La grammatica della fantasia” di Gianni Rodari:

Il “limerick” è un genere organizzato e codificato – e inglese,  di nonsenso. Sono famosi quelli di Edward Lear. Eccone uno nella traduzione di Carlo Izzo (Lear, Il libro dei nonsense, Einaudi, Torino 1970).

C’era un vecchio di palude
di natura futile e rude
seduto su un rocchio
cantava stornelli a un ranocchio
quel didattico vecchio di palude.

Con pochissime varianti, tutte autorizzate, i “limericks” ricalcano da sempre la stessa struttura, che è stata analizzata con grande precisione dai semiologi sovietici Civian e Segal (in italiano nel volume: I sistemi di segni e lo strutturalismo sovietico, Bompiani, Milano 1969).
Il primo verso contiene l’indicazione del protagonista (il “vecchio di palude“). Nel secondo verso è indicata la qualità (“di natura futile e rude“). Nel terzo e nel quarto verso si assiste alla realizzazione del predicato (“seduto su un rocchio/cantava stornelli a un ranocchio“). Il quinto verso è riservato all’apparizione di un epiteto finale, opportunamente stravagante (“quel didattico vecchio di palude“). Alcune varianti sono in realtà forme alternative della struttura. Per esempio, al secondo verso, la qualità del personaggio può essere indicata, anziché da un semplice attributo, da un oggetto che egli possiede, o da un’azione che compie. Il terzo e quarto, anziché alla realizzazione del predicato, possono essere riservati alla reazione degli astanti. Nel quinto, il protagonista può subire rappresaglie più serie di un semplice epiteto. Ricalcando questa struttura, e rispettando la combinazione delle rime (il primo, il secondo e il quinto verso rimano tra loro, il quarto rima col terzo), possiamo comporre noi stessi un limerick, alla maniera di Lear. (Gianni Rodari)

Cover_lear
Un livre a-sensé, Edward Lear, Editions Rackham 2009

Le Editions Rackham hanno da poco riedito con la doppia versione francese/inglese l’A book of nonsense di Edward Lear, in un’edizione elegantissima, con copertina di tela. Se cercate una bella edizione del libro, questa merita.

Lear1bis
Un livre a-sensé, Edward Lear, Editions Rackham 2009
Lear2
Un livre a-sensé, Edward Lear, Editions Rackham 2009
Lear4
Un livre a-sensé, Edward Lear, Editions Rackham 2009, particolare

Su questa pagina di Google Books potete trovare tutte le tavole del libro.


Joanna Concejo: il mio primo libro

Joanna Concejo è un’illustratrice polacca che vive in Francia da molti anni. Ascoltiamo il racconto di come ha pubblicato il suo primo libro: Il signor Nessuno, al quale è seguito un rapido successo internazionale.

Il testo de “Il signor Nessuno†dormiva dentro un cassetto da qualche anno e non aveva ancora trovato un editore. Non solo il testo, ma tutto il libro,  già pronto in ogni dettaglio, immagini e copertina incluse, non piaceva. Non era ancora il momento.

couv_signor_Nessuno_Consejo

Il signor Nessuno, Joanna Concejo, Topipittori 2008

Dopo aver terminato i miei studi in Polonia, sono partita per la Francia per raggiungere mio marito e crescere nostra figlia. In questo nuovo paese, con una nuova lingua, una nuova vita, ci ho messo moltissimo tempo a ritrovarmi. Non pensavo davvero di fare l’illustratrice. Altre forme espressive mi interessavano molto di più: installazione, video, performance, scultura… Campi in cui sono anche riuscita a realizzare qualcosa. Poi la mia energia si è smorzata, assorbita dall’avventura di essere madre e moglie…. A poco a poco ho adattato la mia creatività ad uno spazio molto più piccolo e sottile: un foglio formato quaderno di scuola, una matita e qualche pastello colorato. Avevo trovato finalmente la mia misura.

concejo

Il signor Nessuno, Joanna Concejo, Topipittori 2008

Ho inviato le mie immagini alla Mostra Illustratori di Bologna  e sono stata selezionata. Scoprire il mio nome nella lista degli illustratori selezionati dalla giuria è stato il momento più emozionante: mi sono sentita felice e sollevata allo stesso tempo. Ci è voluto ancora qualche anno prima della stampa del mio primo libro, ma non avevo più fretta. Avevo la piacevole certezza che sarebbe stata solo una questione di tempo.

concejo_calabria_incantata_Consejo1

Joanna Concejo, disegni selezionati al concorso Calabria Incantata, 2005
Consejo_Csalabriaincantata2
Joanna Concejo, disegni selezionati al concorso Calabria Incantata, 2005

E il momento è venuto! Dopo la selezione al concorso “Calabria incantata†sono stata contattata da Paolo Canton dei Topipittori. Mi disse di aver trovato il testo del “Signor Nessuno†interessante, ma le illustrazioni non gli piacevano. A me neanche del resto, dopo così tanto tempo…
Siamo rimasti d’accordo che avrei rifatto il libro. L’idea mi piaceva, potevo ricominciare a fare di meglio! In ogni modo il libro era già dentro di me, bastava tirarlo fuori. Disegnare questo libro è stata una delle esperienze più felici e rasserenanti che abbia mai provato. Non c’era fretta, le immagini si imponevano da sole, quasi senza errori. Allo stesso tempo lavoravo, con la stessa gioia, sul testo d’Henri Meunier “Grande et Petit†per l’editore francese Atelier du Poisson Soluble, con il quale avevo preso contattati durante il Salone di Montreuil. I due libri si somigliano… sono usciti in Francia nella primavera del 2008.

couv_grand_et_petit_Consejo

Grand et petit, Henri Meunier e Joanna Concejo, Atelier du Poisson Soluble, 2008

Quando  ho ricevuto gli esemplari del Signor Nessuno, sfogliavo e sfogliavo il libro ininterrottamente, non riuscivo più a smettere. Conoscevo esattamente le immagini, ciò nonostante, non mi stancavo di analizzare ogni dettaglio. Non so cosa cercassi. Forse niente… semplicemente, non mi stancavo di averlo tra le mani!
Joanna Concejo


Intervista a Zoolibri: identità di un editore

zooeditore_2007Zoolibri, illustrazione di Silvano Scolari

Intervista a Corrado Rabitti, editore di Zoolibri

Perché editori e perché editori per bambini?
Ho scelto di fare l’editore, o meglio “di far partire un’attività editorialeâ€, perché:
-    volevo fare un lavoro che credevo potenzialmente appassionante e commercialmente compatibile con il mercato nel medio periodo (10 anni),
-    volevo fare un lavoro che mi mettesse continuamente a confronto con il resto del mondo,
-    volevo confermare al mondo, se per caso ce ne fosse ancora bisogno, che gli italiani, in quanto a “genio e creativitàâ€, non sono secondi a alcuno,
-    volevo confermare che l’impresa di qualità non dipende dalla sua collocazione geografica,
-    volevo impegnarmi in un lavoro che permettesse, nel tempo, di dare opportunità di futuro professionale a “nuovi giovani talentiâ€,
-    volevo lavorare “in culturaâ€, nonostante il paese in cui vivo,
-    volevo entrare in un settore abbastanza “familiare†per inserirvi libri abbastanza “diversiâ€,
-    volevo trovare e scegliere sul mercato internazionale “certi libri†che nessuno voleva scegliere,
-    volevo creare nel tempo un catalogo che sarebbe diventato una piccola galleria d’arte coerente e ovviamente molto personale.
Ho scelto nello specifico di fare l’editore “di illustrati per bambini e ragazzi†perché coincideva con le mie possibilità tecniche e economiche, con le mie conoscenze umane e professionali e con l’entusiasmo e la voglia di fare di tutti coloro che ci avrebbero poi lavorato assieme al sottoscritto.
In sintesi, volevo “scoprire nuovi mondi e arrivare là dove nessuno è mai giunto prima†(!).

Quanti titoli in un anno?
Quattro/cinque in media era l’obiettivo iniziale.
Alla fiera di Bologna 2010 saranno circa 50 illustrati a catalogo e quindi (2010 = decimo anno), il bersaglio è stato colpito!

Pinguino_zoolibri

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
I “nostri†libri devono, SEMPRE
:
- essere divertenti, sia per chi li legge direttamente (piccoli), che per chi li “deve leggere agli altri†(grandi), o magari a sé stessi,
- offrire diversi piani di lettura e d’interpretazione, superando il limite imposto dalla “fascia d’età indicataâ€,
- presentare una storia, un personaggio, più personaggi, che accompagnino il lettore e favoriscano l’attivazione di ambedue gli emisferi celebrali (i nostri lettori hanno neuroni e sinapsi attivissimi…),
- essere capaci “di sintesiâ€, non essere eccessivamente “direttiâ€, senza sforare mai nel troppo didattico, educativo, divulgativo, scolastico, noioso, pedante, banale, scontato, eccetera…,
- favorire una cultura di pace e comprensione, un pensiero di vita il più possibile “eticoâ€,
- aiutare a affrontare e sconfiggere le proprie paure.
Il desiderio, l’aspettativa, è che un giorno qualcuno tra i nostro lettori si ricordi “quel bel libro che ha letto da piccolo†e che gli ha scatenata la voglia di leggere, di disegnare, di scrivere, di sapere, di chiedere, di girare il mondo e incontrare e scoprire gli altri…


Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cos’è che vi fa dire: “questo illustratore/autore è per noi�

Innanzitutto, prima ci dedichiamo alla scelta del testo, della storia, e poi alla scelta di un/una illustratore/trice. Una volta trovata una storia che ci piace, la “digeriamoâ€, con l’aiuto del tempo; mentre pensiamo a chi potrebbe illustrarla, valutiamo se deve essere “ritoccata†in qualche modo e perché. Questo ci aiuta anche nella scelta di chi potrebbe poi fare le illustrazioni.
Da una storia dobbiamo essere sorpresi, spiazzati: trovarci impreparati di fronte a un nuovo scritto è una sensazione rara e sempre molto eccitante. E davvero sempre più rara…
Dal punto di vista commerciale, lo scrittore deve essere preferibilmente “unpublishedâ€; oppure, se già scrive per altri, verrà da noi associato ad illustratore/trice con cui non ha precedenti editoriali.

In merito agli illustratori…
Facciamo la ricerca sempre in modo molto controllato e selettivo attraverso materiali in arrivo spontaneo, materiali in arrivo a richiesta, viaggi attraverso la blogosfera.
Abbiamo creato un nostro archivio interno di “preferiti†da tutto il mondo che teniamo sempre in considerazione e che possiamo di volta in volta interpellare. Anche dalle illustrazioni dobbiamo/vogliamo essere sorpresi, spiazzati: trovarci impreparati di fronte a come un/una artista propone/interpreta un personaggio o una situazione, è uno stimolo vincente per decidere di lavorarci assieme.
Come anche ricevere proposte che vadano a “completare†il testo: qualcosa in più.
Anche l’illustratore/trice deve poi, se italiano/a, essere “unpublished†o comunque agli inizi in ambito “albi illustratiâ€; se non italiano/a deve comunicare con una lingua “affineâ€, per ovvi motivi pratici.

Orso_zoolibri

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Inesistente/resistente/sfibrata/bucata… Quali sono i suoi fili principali? (associazioni/biblioteche/riviste/fondi alla cultura…).
La rete è resistente, nel senso che resiste e resiste e resiste…! Quindi, visto il paese in cui siamo, la rete è ovviamente sfibrata e “esaustaâ€.
Ci sostiene come può, spesso non ce la può proprio fare, presa da mille problemi che rischiano di comprometterne la sopravvivenza quotidianamente. Direi che la rete c’è e fa il meglio, e anche “di piùâ€, di quello che può fare.
Nell’albo d’oro di ZOO libri ci sono quasi tutti, pediatri e NPL, biblioteche a volontà, varie riviste piene d’entusiasmo, vari giornalisti pieni d’entusiasmo, alcune associazioni… tanti bravi personaggi…

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
ZOO libri nasce con una vocazione internazionale fortissima: vorremmo ognuno dei libri da noi prodotti tradotto almeno in una lingua straniera; sempre mantenendo un alto livello di qualità e quindi su un catalogo di un editore “cercato†intensamente.
Perciò ogni libro è nato, nasce e nascerà per essere potenzialmente appetibile su più mercati; cosa che ci obbliga spesso a lavorare sulla costruzione del libro stesso.
Inizialmente questo ha fatto sì che molti autori si potessero sentire “sabotati†o “censuratiâ€; problema che adesso non si pone proprio più, perché i risultati ci precedono sempre e le proposte in arrivo (ormai oltre le 170 annuali…), sono aumentate sia in numero che in qualità.
All’alba del nostro decimo anno (!) abbiamo solo due titoli non ancora tradotti su un totale di dodici prodotti; e altri quattro nuovi progetti in arrivo sono già “sotto valutazione†da vari editori stranieri. Abbiamo in uscita per Bologna 2010 altre traduzioni in lingue prestigiose e stiamo ampliando i nostri orizzonti ulteriormente: il mondo è vasto e ci sono ancora molte culture da scoprire.

Gigante_zoolibri

Su un catalogo di circa 50 titoli che avremo a Bologna 2010, circa il 20% è di nostra produzione e il resto è comprato all’estero da varie parti; prevalentemente Belgio (fiammingo), Olanda, Regno Unito, Francia, U.S.A.
Nel 2009 abbiamo dati alle stampe cinque titoli dei quali uno acquistato all’estero, due nuovi di nostra produzione e due ristampe ormai esauritissime (una di nostra produzione e una acquistata all’estero). Il 2010 seguirà questa tendenza.
Gran parte del budget iniziale è andato sul capitolo acquisti per potere costruire un proprio catalogo internazionale e creare la propria identità appunto sul mercato internazionale. E’ necessario, e prestigioso, che una casa editrice che opera sul mercato “globale†abbia a catalogo sia titoli “di propria produzioneâ€, sia titoli tradotti “da fuori mercatoâ€.
Anche perché non è facile scegliere bene da tutto il mondo e formare un catalogo che “funzioni†e venda in modo soddisfacente.
Per ciò che ci riguarda, alla fine del nono anno tutti i titoli vanno piuttosto bene, sia in Italia che all’estero, e questo indica che stiamo facendo le cose nel modo giusto.
Ma si può sempre migliorare…
Ora il piccolo budget si sta spostando sempre di più sul finanziamento delle nostre produzioni; il marchio ormai è fissato sul mercato internazionale e abbiamo davvero molte e qualificate richieste.

Fabbricare cultura nell’Italia di oggi: una missione, una sfida o una passione a perdere?
Se facessi l’editore per sfida o come “passione a perdere†dovrei essere ricco, molto ricco.
E non è così, purtroppo per me…
Una missione, per alcuni aspetti, questo lavoro lo può diventare: presentare un libro “abbastanza nuovoâ€, un certo illustratore “difficileâ€, uno scrittore “sconosciutoâ€, un carattere grafico mai visto.
E’ sempre difficile accettare che quello che presenti possa essere assolutamente “non accettato†dagli altri, addirittura da chi ti segue e ti sostiene.
Ma è molto formativo, se si colgono le indicazioni…
Personalmente tengo sempre ben presenti alcuni fatti:
-    con la casa editrice ci devo/dobbiamo vivere: si tratta di un’impresa privata, non di “uno svagoâ€, uno sfizio.
-    la casa editrice è collocata in una zona “sconosciuta†agli addetti ai lavori italiani del settore.
E’ paradossale scoprire che all’estero conoscono la nostra città (Reggio Emilia, NdR) per la sua tradizione cooperativa, sociale, produttiva, mentre in Italia, dopo nove anni, sentiamo ancora “siete di Bologna, vero?â€.
-    il nostro mercato va da ovunque a ovunque.

Buongiorno_zoolibri

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.

Mi piace vedere la luce che si accende negli occhi di un/una giovane quando vede il “suo†libro stampato e comincia a balbettare per l’emozione… è impagabile…
Mi piace annusare la prima copia di ogni libro stampato…
Mi piace che il lavoro offra l’opportunità di conoscere soggetti come Davide Calì, Klaas Verplancke e Hannes Binder e di scoprire che sono persone “enormiâ€; come i libri che fanno. Se penso poi che siamo diventati amici lavorando… beh, è una fortuna indescrivibile! Sì… mi piacciono un sacco di cose di questo lavoro… una bella fortuna.

Cosa non mi piace… Ho una cartella segreta che si chiama “vergogne†e contiene appunto le vergogne di ormai nove interi anni di lavoro: tre quarti di esse sono italiane. Basta così.


Corrado Rabitti
, editore di www.zoolibri.com


Pagina 51 su 88« Prima...102030...4950515253...607080...Ultima »