Mostra illustratori Bologna 2008

Quest’anno alla Fiera di Bologna ho trovato il livello della mostra illustratori veramente molto molto alto rispetto agli anni scorsi. Mi ha colpita la maestria tecnica dei lavori esposti e soprattutto una certa omogeneità nelle scelte della giuria. Il linguaggio dell’illustrazione sembra essere ad una svolta, propone nuovi codici. Campeggiano i monocromi, i bicromi, i bianchi e neri, le superfici piatte. Con qualche eccezione, l’illustrazione anni 2008 sembra sconfinare nei territori della grafica.
Non a caso come autore della copertina è stato scelto Einar Turkowski, già vincitore della Biennale di Bratislava dell’anno scorso. Algido, pieno di mistero come un giorno di nebbia, bravissimo.

Einar Turkoswki, Germania

Mi piace questo nuovo linguaggio, ma la mia domanda è: saprà entrare nel mondo del libro? Perché in moltissime tavole esposte quello che non mi convinceva è che sembravano tavole per la stampa (riviste, giornali, affiches) e non tavole prese da libri o capaci di entrarci. Le tavole a cui avrei dato un ipotetico primo premio sono quelle del giapponese Mitsuru Ishimasa. Nei suoi disegni ho visto una storia, dei personaggi, un mondo che iniziava e finiva ben oltre i limiti del foglio, invece in molti altri lavori, per quanto belli, vedevo il disegno, tutto quello che c’era da sapere era lì, ed io restavo sulla superficie.

Mitsuru Ishimasa, giappone

Io non credo di avere le conoscenze necessarie per definire quali sono i requisiti minimi di un’illustrazione per libro, ed è per altro molto difficile giudicare senza avere accanto il testo (il binomio testo/illustrazione o storia/illustrazione in un libro è imprescindibile, e questa è una lacuna della mostra di Bologna), ma mi vi invito alla riflessione: che cosa differenzia un disegno per una rivista o per un’affiche da un’illustrazione per un libro?

András Baranyai, Ungheria

Azzardo una risposta (e vi invito a darne altre): un disegno per una rivista (per una affiche in modo ancora più netto), deve dire tutto, iniziare e chiudersi con se stesso. Se vuole raccontare una storia può farlo, ma deve contenerla intera, come nella divertentissima illustrazione qui sopra. Invece il disegno per un libro deve per forza essere incompleto, deve darmi il desiderio di girare pagina, di entrare a sbirciare, di sapere come va a finire, deve in una parola: frustrarmi. In realtà non c’è un disegno per il libro. C’è il libro, che è una struttura di più disegni. Se prendo e isolo un solo elemento, per forza non potrà essere autosufficiente.

Qui sotto alcune delle tavole che ho preferito…

Franziska Lorenz, Germania

Tommaso Gorla, Italia

Simone Rea, Italia

Kumi Obata, Giappone

Inga Dorofeeva, Germania

Julia Chausson, Francia

Un’altra caratteristica di questo nuovo linguaggio che sta delineandosi è la mancanza di un punto focale nel disegno. Come nel fumetto, o in certe vedute dall’alto della tradizione fiamminga, sulla stessa tavola accadono più cose, ci sono più centri di interesse, ogni centro con un suo tempo. Un esempio lo si trova nello stile del libro vincitore dell’Award Ragazzi di quest’anno: Avstikkere di Øyvind Torseter. Ma anche nelle tavole del bravissimo Valerio Vidali. Io mi ci devo ancora abituare.

Valerio Vidali, Italia

Concorso Figures Futur 2008

Ecco la nuova edizione del prestigiosissimo concorso Figures Futur. Potete scaricare il regolamento sul sito del Salone di Montreuil (dove verranno esposte le tavole selezionate). E’ un concorso aperto a tutti i giovani futuri talenti dell’illustrazione. Qualsiasi illustratore può partecipare, se non ha ancora pubblicato più di 4 libri. Il primo e unico premio è di 7500 euro! Ma solo essere selezionati tra la quarantina di illustratori che parteciperà alla mostra, è già un successo enorme.

Quest’anno il tema è Anansi, il ragno, un personaggio della mitologia e dei racconti popolari africani. Una sorta di ragno o uomo-ragno. I testi proposti sono 3 :

  • A: Anansi e la morte (pdf in francese)
  • B: Perché si trovano sempre i ragni negli angoli del soffitto? (pdf in francese)
  • C: Qualsiasi testo che riguardi Anansi (in questo caso una versione francese o inglese del testo dovrà essere inviata con le immagini)

Vi ho tradotto i testi in italiano (!):

Anansi e la morte
(scarica il testo italiano)
Perché si trovano sempre i ragni negli angoli del soffitto?
(scarica il testo in italiano)

Un suggerimento: siate ORIGINALISSIMI. Figures Futur è davvero l’unico concorso in cui non guardano se sapete o meno fare bei disegni. Vogliono arte contemporanea, idee future sull’illustrazione… lasciateli a bocca aperta.
Se vi servono spunti, confronti, non esitate a lasciare commenti o scrivermi, trasformeremo questo post in una scuola di segreti per iniziati!

Gosia Machon (un’artista selezionata nel 2006 che mi piace moltissimo)

Intervista a Susanne Janssen

(Leggi l’analisi di Hansel e Gretel…)

L’intervisa che segue è la trascrizione fedele di un’intervista telefonica, registrata in francese. L’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’editore e da Susanne Janssen, ogni riproduzione è vietata.

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Finalmente la tanto attesa intervista a Susanne Janssen, dopo la lunga analisi (vi invito a leggerla qui) che abbiamo fatto del suo libro-capolavoro Hänsel e Gretel, edito dalle Edizioni Être.

Sono appena ritornata dal Salone del Libro di Bologna (ve ne parlerò appena arrivo a Barcellona, tra qualche giorno). Il tema più discusso alla fiera di quest’anno mi è parso essere quello intorno a una nuova corrente di album illustrati, fresca e innovatrice, finalmente arrivata anche in Italia: molti si lamentano del fatto che questi nuovi album non sono libri per bambini. L’intervista a Susanne Janssen mi sembra quanto mai cadere a proposito.

Susanne Janssen e i suoi tre bambini

Come è cominciata l’avventura di Hänsel e Gretel, è stato l’editore a proporti il testo o sei stata tu a proporlo all’editore?
E’ una storia simpatica, stavamo facendo una conferenza su Peter Pan (Editions Être, 2005), durante la conferenza Christian Bruel (l’editore) aveva parlato anche di Hänsel e Gretel… Alla fine della conferenza mi hanno chiesto quali erano i miei progetti, cosa mi sarebbe piaciuto illustrare, e ho detto: mi piacerebbe fare Hänsel e Gretel, e Bruel ha detto: bene, lo facciamo!

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

L’editore ti ha seguita durante il lavoro?
Mi ha lasciata completamente libera. Non potrei lavorare diversamente. Non lavoro su un’immagine alla volta, ma su tutto il libro allo stesso tempo. Metto tutti i disegni per terra e riprendo un’immagine o un’altra in funzione dell’insieme. A volte rifaccio un’intera tavola se sento che non funziona con le altre. Non sono capace di fare un vero storyboard.
E’ stato così anche con il libro che ho fatto con te (La Increíble Historia de la Niñapájaro y el Niño Terrible, OQO editora, 2008), l’editrice all’inizio voleva uno storyboard ed io non sapevo come farlo. Le cose mi vengono al momento… Non sono capace di lavorare altrimenti. Allora ho fatto alcune tavole originali, ho spedito quelle, poi ho rifatto tutto da capo.

Susanne Janssen, La Increíble Historia de la Niñapájaro y el Niño Terrible, OQO editora 2008
(testo di Anna Castagnoli)


Nel libro di Hänsel e Gretel ci sono immagini potentissime. Come ti sono venute idee narrative così originali? I gemelli ad esempio…

Tutto viene dal particolare di una fotografia che ho trovato in un libro: una bambina. Tutto il libro di Hänsel e Gretel gira intorno a quella fotografia.

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007


Quanto tempo hai impiegato per finire il libro?

Un anno. Con qualche pausa, naturalmente. Il lavoro più lungo è stato all’inizio… trovare il linguaggio adatto, l’universo stilistico… dopo sono andata più veloce. E’ stato molto difficile liberarsi di tutto quello che era stato fatto prima su Hänsel e Gretel… ho dovuto strappare via molte cose per trovare le vere immagini.

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Le immagini del libro, potentissime, sembrano venire de molto lontano dentro di te. Conoscevi le fiabe dei fratelli Grimm quando eri bambina? Se sì, pensi che le immagini e le idee che ti eri formata allora abbiano influito sul tuo lavoro?
Ho passato la mia infanzia accanto ai racconti dei fratelli Grimm, li avevo sempre con me. Sono tedesca. Possedevo un grande libro dei Grimm, senza immagini. Era un po’ come una bibbia per me. Lo leggevo e rileggevo sempre. Naturalmente c’era, tra gli altri racconti, Hänsel e Gretel. Sono racconti che fanno parte della mia infanzia. Era un universo che amavo molto e mentre facevo il libro ho avuto la sensazione di aprire una piccola porta, di ritornare a passeggiare un po’ nella mia infanzia. E’ stato come entrare in un ricordo.

Lavoro molto con il collage… fotocopio immagini su fogli trasparenti e poi li sposto e li incollo sul disegno. La foresta, ad esempio… A volte mi capitava di chiudere gli occhi e spostare gli alberi ad occhi chiusi, quasi a cercare esattamente qualcosa, un’immagine…

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hansel e Gretel

Come se le immagini fossero già state dentro di te e si trattasse di ritrovarle?
In un certo senso sì. Si e no. Non posso dire che da bambina avevo visto esattamente le immagini che ho disegnato nel libro, ma posso dire che sono un riflesso di quello che avevo sentito allora. Ho creato le immagini ad occhi chiusi. Ho provato a farmi guidare da qualche cosa, non saprei dire esattamente cosa. Sono delle immagini della mia infanzia, l’infanzia di noi tutti, con le nostre sofferenze, le nostre angosce e la nostra liberazione.


Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Questo si sente chiaramente, c’è qualcosa di quasi psicanalitico nel tuo libro. Ad esempio nell’analisi dell’ultima tavola abbiamo notato come il libro si apre e si chiude con due semilune che circoscrivono il viaggio nella foresta in una sorta di perimetro simbolico, gli animali che sono all’interno della foresta (e del cerchio) sono onirici, irreali: di stoffa o meccanici… mentre il cervo e l’anatra che conducono i due bambini dentro e fuori della foresta, sono animali reali. Come se la foresta fosse lo spazio dell’inconscio. Immagino che in fase di preparazione del libro ci sia stato un progetto a questo proposito…
Assolutamente no, è stato tutto istintivo. Sono rimasta sbalordita quando ho letto la tua analisi, mi ha fatto quasi paura, mi è sembrato che tu sapessi più cose sul mio libro di quante ne sapessi io. Frida Kahlo, Piero della Francesca… sono partita proprio da loro. Avevo fatto una sorta di storyboard all’inizio, ma poi il libro ha preso un’altra strada.

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

Sono sbalordita anch’io a pensare che è stato tutto un lavoro istintivo… L’arte, secondo me, è la capacità di tradurre e portare alla luce i nostri sentimenti più profondi, più antichi, più nascosti. Grazie all’arte noi possiamo sapere che non sono perduti, che possono trovare una forma nella bellezza e questo ci libera. Ci restituisce un senso. Che differenze ci sono secondo te tra arte e illustrazione?
Nessuna differenza. …Che cos’è l’arte? E’ difficile definire veramente quello che è. Penso che non si debbano cercare differenze tra arte e illustrazione, piuttosto punti in comune. E’ molto importante dare ai bambini la possibilità di entrare nell’universo dell’arte passando dai libri. Kveta Pacovska ha detto: Un album è la prima galleria d’arte che un bambino può visitare. Mi piace molto questa idea. Si dovrebbe sempre cercare di fare qualcosa di forte per i bambini….non solo per i bambini, per tutti… per gli esseri umani. Perché così facendo si può forse aprire una porta, allargare un po’ un universo, una vita…
Bisogna dare ai bambini immagini adulte.

Ti ringrazio molto Susanne per la tua disponibilità e per le bellissime cose che ci dici. Mi spiace che tu non possa leggere i commenti in italiano al percorso che abbiamo fatto intorno al tuo libro, perché siamo tutti d’accordo nel dire che quello che hai fatto con Hänsel e Gretel è un vero capolavoro d’arte.

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

L’intervista a Susanne Janssen è stata realizzata per il blog lefiguredeilibri.com, l’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’illustratorice stessa. Ogni riproduzione, anche parziale, del testo o delle immagini, è vietata.

(Leggi l’analisi di Hansel e Gretel…)



Fiera del libro di Bologna

La Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna è un crocevia, un borbottio, una piazza, un panino con un amico seduti per terra davanti a un cielo quadrato, bolle di silenzio, carrellini a ruote, biglietti da visita che scivolano di mano in mano come pegni segreti e libri e libri e libri, figure, salti acrobatici di sinapsi sul tendone a stelle blu di un tendone di carta… Ci vediamo al mio ritorno con mille novità!


Gli antenati dei Picture books, parte I

Ho aperto una nuova rubrica e l’ho chiamata Tribuna, la inaugura Paolo Canton, editore della Topipittori e appassionato bibliofilo. Chiunque possieda un sapere intorno al libro illustrato è invitato a propormi un articolo.

In nostri antenati, di Paolo Canton
Credo sia normale per un editore – ma anche per un autore o un illustratore – domandarsi dove affondino le radici dell’attività che ha intrapreso. Nel mio caso, però, questa legittima domanda si innesta su una tara genetica – la bibliofilia – con risultati sconcertanti. A furia di scavare, infatti, si rischia di finire al buio, oppure dritti dritti nella tana di Belzebu. E, infatti, ci sono finito.

Apocalisse xilografica – Olanda: 1430-1440. Glasgow University Library SP Coll Hunterian Ds. 2.3 – particolare della carta 38: il diavolo come lago di fuoco e lava.

Quello che vedete sopra è un dettaglio di una Apocalisse di San Giovanni, conservata nella Glasgow Library. È un cosiddetto block book, o libro xilografico, stampato prima dell’invenzione dei caratteri mobili da un unico blocco di legno inciso per ogni pagina.

Apocalisse xilografica (SP Coll Hunterian Ds. 2.3 ) ; particolare della carta 1: scene della vita di Giovanni Evangelista.

A me sembra un picture book. E a voi?
Certo, non era destinato solo all’infanzia. Lo usavano i predicatori dell’epoca (sorta di girovaghi, spesso eretici, che evangelizzavano le campagne) per spiegare le Scritture a un popolo di analfabeti. Lo stesso accadeva, in un contesto più istituzionale, qualche secolo prima con i rotoli di Exultet: manoscritti a rotolo, con grandi illustrazioni, che spiegavano a chi partecipava alla funzione pasquale, ma non conosceva il latino, che cosa significasse il borbottare del prete.

Quello qui sotto è un particolare dell’Exultet Barberini della Biblioteca apostolica vaticana: la Laus Apium (Lode delle api).

Rotolo di Exultet Barberini – Monte Cassino, circa 1087. Biblioteca apostolica vaticana; Codex Barberini Latinus 592

La cosa che mi pare più interessante dei libri xilografici è il rapporto fra testo e immagine.
Come detto, ogni doppia pagina era stampata da una matrice unica, intagliata nel legno (di solito di pero). I caratteri mobili erano di là da venire, quindi anche il testo doveva essere inciso con la sgorbia. Bella fatica. Soprattutto data la rozzezza degli strumenti da intaglio dell’epoca. Questo imponeva all’incisore la necessità della sintesi, tanto nel tratto grafico quanto nel testo. Quindi se le immagini sono archetipiche, quasi stereotipate, il testo si trasfoma in una sorta di scheletro o di struttura, sulla quale si innesta una narrazione per immagini.


Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

Interessante notare come il testo sia spesso inserito in cartigli, sorta di antesignani dei balloon dei nostri fumetti. Quel che mi fa dire che di picture book si tratta, è la frammentarietà del testo, che risulta poco fruibile in assenza delle immagini. Lo dimostrano le note sul retro dei fogli (i libri xilografici venivano stampati solo al “rectoâ€) dell’Apocalisse Rosenwald, dove una mano ignota ha compitato diligentemente il testo completo, come se ci fosse la necessità di leggerlo nella sua interezza per poterlo comprendere autonomamente.

Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

E non è meraviglioso il fantasma dell’incisione, che compare insieme alle note manoscritte, come involontaria didascalia al testo?
Paolo Canton

Leggi: i nostri antanati parte II
Leggi: I nostri antenati parte III


Auguri

Buona Pasqua e Buon Purim a tutti! Ci ritroviamo martedì.

Illustrazione di Francesca Chessa


Illustrazione per il Philologus Hebræo-Mixtus di Johann Leusden, 1657

Pagina 44 su 49« Prima...«4243444546»...Ultima »