Anna Castagnoli, storyboard per La caja de los recuerdos, OQO Editora
Anna Castagnoli, La caja de los recuerdos, OQO Editora (in corso di pubblicazione, ogni riproduzione è vietata)
Il disegno per lo storyboard non deve essere “bello” o preciso. Deve dare un’idea all’editore della composizione della pagina che sarà definitiva. Basta. Poi se come me soffrite di ansiadadisegnodefinitivo, vi accadrà il deplorevole karma di collezionare meravigliosi schizzi, vivi come lucertole danzanti, che perderanno ogni leggerezza una volta trasformati in disegni finiti. Che farci.
Mi piacerebbe nel tempo elaborare una teoria dell’album illustrato. Proviamo a gettarne le prime basi… In attesa di trovare termini più adeguati mi appoggio a quelli della teoria musicale.
Il movimento è dato dal rapporto tra le successive illustrazioni. Un album, essendo una serie di immagini una dopo l’altra, è per sua natura cinematografico. Potremmo, all’uopo, far fare una giravolta intera ad una ballerina, con le nostre 12 pagine. Che ci interessi soddisfarlo o no, l’occhio del lettore cerca e si attende un movimento nella sequenza delle pagine. Il movimento determina il ritmo.
La melodia (quel quid misterioso che ci sorprende, diverte, commuove, mentre giriamo le pagine) è data dai rapporti tra ritmo, movimento e significato. In quanto a quest’ultimo, possiamo definirlo con quel segno che in matematica corrisponde a ∞ (infinito).
Ritmo+movimento+melodia+∞= senso.
Ma che cos’è il senso? Il senso è quella sensazione che abbiamo quando, chiudendo un libro, sentiamo che qualcosa dentro di noi ha trovato il suo posto. Il senso è quella sensazione che abbiamo quando, chiudendo un libro, alziamo gli occhi al paesaggio e sentiamo che in quel momento noi siamo nel posto giusto.
Soffermiamoci ora a capire quali sono gli stratagemmi per creare movimento all’interno di un libro. Il cinema usa questo barbatrucco: una successione di fotogrammi simili tra loro dà all’occhio una sensazione di movimento. Ecco qui sotto il movimento dato dalla semplice ripresa di una serie di fotografie di Eadweard Muybridge.
Wolf Erlbruch, Die Menschenfresserin, Peter Hammer Verlag 1996 (Copyright Milan Editions)
Bozzetti a scopo di studio di Anna Castagnoli, tratti da Die Menschenfresserin di Wolf Erlbruch
Wolf Erlbruch, Die Menschenfresserin, Peter Hammer Verlag 1996
Le illustrazioni di Erlbruch potrebbero essere disegni per la sceneggiatura di un film, con lunghi piani, piani all’americana, primi piani… Noi percepiamo le singole illustrazioni come fermo-immagini di un movimento più ampio, affannoso, che traduce bene l’ansia dell’orchessa affamata che nella storia cerca bambini da mangiare.
Alfred Hitchcock, storyboard per The birds, 1963 (grazie a arteria.com)
Il movimento può essere dato semplicemente dallo spostamento nello spazio della stessa figura. Esattamente come nelle girandole di lucine natalizie, dove l’accensione di una sola lampadina in punti via via diversi inganna l’occhio. Eccone un esempio in una rivisitazione di un classico dell’illustrazione, Piccolo Blu e Piccolo Giallo.
Ci sono infiniti modi per creare movimento in un libro. Potete giocare sull’alternanza della parte di testo con quella delle immagini. Oppure cambiare prospettive e piani ai disegni come nelle immagini che abbiamo visto di Erlbruch. O ancora giocare sugli scuri e sui chiari. Giorno e notte. Vuoti e pieni. Ma ci sono modi ancora più sottili…
Nel susseguirsi delle pagine, più le differenze tra le immagini sono minime, più l’occhio avrà la sensazione che sia una sola figura a muoversi. Beatrice Alemagna ha sfruttato questo principio nel suo ultimo album, proponendo una serie di ritratti della stessa misura sempre sul lato destro. Ottenendo così la sensazione di una metamorfosi e di un unico interrogarsi intorno al volto del bambino e del suo crescere. (Guardate anche questo divertente video).
Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino?, Topipittori 2008
Ma vorrei concludere queste prime riflessioni sullo storyboard (che avremo modo di ampliare) con un capolavoro assoluto del ritmo e del movimento: Alors? di Kitty Crowther. In uno spazio teatrale, identico pagina dopo pagina, entrano da una porta a fondo scena una serie sempre più numerosa di personaggi bizzarri. Ogni personaggio chiede entrando: Allora? E’ arrivato? e in un’atmosfera degna del migliore teatro beckettiano l’attesa porta il lettore ad un’attenzione sempre più tesa, fino al parossismo del finale. Il libro ha vinto prestigiosissimi premi. Notate come le tre unità del teatro greco: unità di tempo, di luogo e d’azione, vengono rispettate. Noi lettori abbiamo un posto in prima fila.
Kitty Crowther, Alors? Pastel 2005
Bozzetti a scopo di studio di Anna Castagnoli, tratti da Alors? di Kitty Crowther
La Città del Sole, organizza un concorso per trovare l’illustratore adatto ad un calendario per bambini. Bisogna inviare una sola tavola e un piccolo progetto entro il 15 maggio. Ai tre/cinque finalisti verrà chiesto di fare altre tre tavole (che verranno pagate), il vincitore avrà la commissione del calendario e la bella somma di 3.500 euro (!).
Trovate qui il regolamento. Io partecipo. Mi sembra una bellissima sfida.
Scegliere come impaginare i vostri disegni è un atto creativo tanto quanto quello di scegliere un rosso per disegnare un cielo o una prospettiva paradossale per un tavolo da pranzo.
E’ la parte più difficile dello storyboard, un meraviglioso disegno mal impaginato può perdere completamente la sua forza. Dovete convincervi di questo: i confini del vostro disegno coincidono con i lati della doppia pagina (tutta!). Anche se il vostro disegno è solo sulla pagina di destra, l’occhio del lettore percepirà gli elementi della doppia pagina come un tutto.
Le jour où Zoe zozota, Pierre Pratt, Les 400 coups 2005
Ma come comporre questi diversi elementi? Che rapporto creare tra testo e immagini? Avete la più totale libertà , ma la composizione della pagina di un libro, più ancora di quella del disegno, è un’arte difficile da padroneggiare (io non ci sono ancora riuscita), basti pensare al fatto che la pagina non è sola, ma vibra e respira insieme a tutte quelle che la precedono e la seguono (ne parleremo più avanti).
1) L’impaginazione bisogna pensarla e progettarla prima di fare i disegni definitivi. In ogni pagina calcolate esattamente quanto spazio dovete lasciare al testo.
I bambini fanno ohh…, Simona Mulazzani e Melanie Daniels, Salani 2005
3) Lo spazio bianco che ospita testo e/o immagini è un elemento della composizione. Sophie van Der Linden, nei suoi preziosi studi sull’album illustrato, definisce il bianco lo spazio adulto della pagina, contrapposto allo spazio bambino del disegno. (Si sta delineando una corrente stilistica, soprattutto in Francia e in Belgio, che dedica al bianco un posto da co-protagonista).
4) L’immagine posta nella pagina di destra dà più equilibrio alla doppia pagina per delle ragioni di percezione visiva. Se scegliete di fare una pagina di testo e una di illustrazione sempre dallo stesso lato, tenetene conto (anche per creare effetti diversi).
Ci sono componenti grafiche da tenere in conto, stili, mode, leggi ottiche, il ritmo e lo stile del testo, la vostra personalità artistica, ma non dimenticate che quello che deve riuscire alla fine è il trasferimento di un’emozione, di un significato, da voi al lettore. Il libro deve essere un ponte tra il vostro universo emotivo e quello del lettore, e l’impaginazione deve essere qualcosa di architettonicamente funzionante e funzionale allo scopo.
Per pagina s’intende una facciata. Per calcolare quante pagine mettere al vostro libro dovete tenere presente che: le pagine devono essere sempre un multiplo di 8. Immaginiamo un album cartonato che ha 12 illustrazioni sulle pagine di sinistra e il testo sulle rispettive pagine di destra.
Pagina di destra illustrata e pagina di sinistra con testo
Anne Herbauts, L’Ora Vuota, Fabbri Editori 2003
Questo album avrà in totale 24 pagine (tra testo e immagini) a cui dovrete aggiungerne 8: le pagine di servizio. Queste 8 pagine di servizio conterranno: 2 pagine a vuoto da incollare alla copertina, 4risguardie (due all’inizio del libro e due alla fine), il controfrontespizio e il frontespizio.
Quando contate il numero di pagine, dovete contare anche le due pagine (facciate) che vengono incollate alla copertina, che sono il retro rispettivamente della prima e dell’ultima risguardia. Si conta così:
1) Pagina incollata alla copertina
2) Prima risguardia
3) Seconda risguardia
4) Controfrontespizio (che di solito contiene il colophon)
5) Frontespizio (detta anche pagina dei titoli, spesso illustrata o decorata)
6) Prima pagina di testo o prima illustrazione…
etc
Di questa sequenza tutto può variare, potete anche inventarvi un libro che inizi sulla prima risguardia. Oppure, come si usa a volte, mettere il titolo sulla seconda risguardia. L’unica cosa che non potete modificare è questa: il numero di pagine (facciate) dovrà essere sempre un multiplo di 8. Abitualmente gli album hanno 32, 40 o 48 pagine, ma ce ne sono anche di più lunghi.
Prima e seconda risguardia Cristina Pieropan, Di punta e di tacco, Edicolors 2003
Le risguardie possono avere una texture, un colore unico o contenere un disegno. Se scegliete una texture o la tinta unita, è d’uso mantenere la stessa anche per le ultime due risguardie, a fondo libro. Se fate un disegno ricordate invece che potete modificarlo. In tal caso il disegno non è più solo una decorazione, ma può diventare una punteggiatura significante, un clin d’oeil rispetto a quello che è avvenuto nella storia.
Partendo dal presupposto che ogni regola ha per sorella di cuore un’eccezione, provo qui di seguito a delineare alcune linee guida per fare uno storyboard. Sono lineeguida-idee-sensazioni che mi sono fatta nel tempo, arbitrariamente e in modo del tutto personale. Quindi prendetele non come bibbia, ma come spunti per crearne di vostre. Un errore che facevo all’inizio era quello di leggere il testo e mettermi davanti al foglio pensando da quale scena iniziare ad illustrarlo. La prima cosa da pensare quando si fa un libro è IL FORMATO. Così come ognuno di noi ha una corporatura che esprime meglio di qualsiasi parola come è, ogni libro ha la sua forma. Una persona cicciottella può da subito ispirarci simpatia e rassicurarci, una troppo magra può comunicarci una sensazione di grande dinamicità o di nervosismo e via dicendo. Il formato ci dice, ancora prima di aprire il libro, in che tipo di mondo stiamo per entrare.
Se lo stesso formato A4 è tirato e molto allungato in altezza, mi aspetto una grande avventura dell’emozione. La stessa sensazione me la comunica un libro che si apre in verticale (Un lion à Parisdi Beatrice Alemagna).
39 x 27 cm Formato allungato in altezza
Un formato “all’italiana” corto in altezza e molto lungo in larghezza è moderno, se è lunghissimo mi dice che sto per entrare in un mondo pieno di sorprese e sperimentazioni. Non mi aspetterò di trovarci dentro una fiaba di Perrault illustrata da Lisbeth Zwerger.
Il formato gigante, simpaticissimo, è spesso usato per bambini più piccoli, a volte ha pagine spesse, cartonate.
36 x 28 cm Formato gigante
Ci sono poi formati storti, (Il libro sbilenco, Orecchio Acerbo), libri fisarmonica, libri animati, libri pop-up… siamo nel regno delle eccezioni. Se scegliete di raccontare la vostra storia in questo modo ricordatevi che in molti casi l’unica possibilità per un editore di ammortizzare i costi di manifattura di un libro così complesso sarà quello di far fare il libro in paesi dove al tavolo di lavoro ci saranno ragazzini sottopagati. Bambini. (Per vincere il concorso di Figures Futur, che è un libro virtuale, io non terrei conto di questo aspetto, pensate però che se il vostro progetto è bello potrà essere pubblicato. Dunque siate pure originali nella scelta del formato, ma vi consiglierei di fare dei progetti realizzabili senza costi troppo alti).
Che cosa è un libro illustrato?
Quali sono le sue strutture, la sua sintassi, i suoi codici? Che lavoro fa un illustratore? Si può parlare di una Gestalt del rapporto tra testo e immagine? Sono autrice-illustratrice di libri per bambini, ho una laurea in Filosofia Estetica e sono appassionata di psicanalisi infantile, ma mi sento legittimata a cercare risposte a queste domande per una sola ragione: l'incanto. L'incanto è un sentimento disagevole.