Concorso libro SM 2008

Ecco qui tradotto il regolamento di uno dei concorsi internazionali più importanti di Spagna, organizzato dal gruppo editoriale SM. Si partecipa con un progetto-libro, il premio è di 12.000 euro più la possibile (praticamente certa) pubblicazione del libro.
Qui
trovate il pdf del regolamento originale. Qui la versione inglese.
Un concorso da non perdere…

REGOLAMENTO:

1) Possono partecipare tutte le opere inedite destinate ad un pubblico minore di 8 anni, le illustrazioni non devono essere accessorie ma avere pari importanza del testo. Nel giudizio finale saranno presi in considerazione sia il testo sia le illustrazioni.
2)
Se il testo non è in una delle lingue spagnole (catalano, castigliano, gallego, valenciano), dovrà essere accompagnato da una traduzione in inglese o in spagnolo.
3)
Potranno partecipare: una sola persona (per testo e illustrazioni), due persone (una per il testo una per le illustrazioni), più persone che hanno lavorato in gruppo.
4)
Ci sarà un unico premio di 12.000 euro.
5)
Le spese di spedizione (e recupero) sono a carico dei partecipanti, così come le responsabilità per eventuali danni alle opere.
6)
Note per il recupero degli originali: (vedi testo originale) (da recuperare entro due mesi, di persona o per posta dopo specifica richiesta, se no li cestinano).
7)
Il progetto-libro dovrà essere inviato tra l’1 gennaio 2009 e il 31 gennaio 2009
8 )
Le edizioni SM si riservano la prima opzione per il diritto di pubblicazione dell’opera. Il premio di 12.000 euro non farà parte dei compensi per i diritti d’autore (se ho capito bene è in aggiunta).
9)
Dovranno pervenire:

-Il testo, che non dovrà superare le due cartelle dattiloscritte a doppio spazio (approssimativamente trenta linee per pagina e 60 battute per linea).
- Un bozzetto generale del libro (lo storyboard, o simili).
-4 illustrazioni definitive.

Il libro dovrà essere di 24 pagine.

10) Il formato dovrà essere in proporzione a questa misura: 20,5×27 cm (senza mai oltrepassare i 45 cm in nessuna delle sue misure).
Qualsiasi tecnica riproducibile è accettata. Evitare un supporto rigido.

Inviare tutto (più 6 copie del testo) a:

Ediciones SM
Premio internacional de illustración

C/Impresores 2
Urbanización Prado del Espino
28660 Boadilla del Monte
Madrid (España)

Ogni concorrente può mandare quante opere desidera.


Intervista a Carll Cneut

Guarda la video intervista…
Leggi l’analisi del lavoro di Carll Cneut…

Carll Cneut è nato in Belgio nel 1969. Ha frequentato corsi di grafica all’Istituto di Belle Arti di Saint-Luc, a Gand, paese dove vive tutt’ora. Dal 2000, dopo aver lavorato per qualche anno come art director in un’agenzia pubblicitaria, si consacra a tempo pieno all’illustrazione.

Carll, ci puoi raccontare perché hai scelto di fare libri illustrati? Perché proprio questa forma di arte e non un’altra? Cosa ti piace in questo tipo di espressione?

Gli album illustrati sono una delle poche occasioni nel mondo dell’illustrazione dove è possibile creare un intero universo tra due pezzi di cartone, e stare a fianco dello scrittore come “raccontatoreâ€. Provo spesso a raccontare delle piccole storie diverse nei miei libri, di non raccontare solo quello che c’è scritto nel testo. Cerco di far respirare un libro. Di lasciare lo spazio per diverse interpretazioni. E’ questa grande libertà che mi attira così tanto negli album. C’è una grande differenza rispetto all’illustrazione per un romanzo o all’illustrazione per le riviste, dove non puoi essere un “raccontatoreâ€. Non dico che questo valga per tutti gli illustratori, è il mio sentimento personale rispetto agli album.

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006 (particolare)

Analizzando i tuoi libri abbiamo notato un rapporto molto particolare tra “superficie della pagina†e “disegnoâ€. Non c’è mai una frattura tra i due. La scelta delle inquadrature, l’assenza di orizzonte, i fondi a tinta unita…creano un universo particolare che vive tra le pagine, come se tu avessi inventato “il mondo-albumâ€. Puoi spiegarci cosa cerchi esattamente quando crei la composizione di un tuo disegno?
Non posso spiegare esattamente come faccio. E’ così e basta. Ma posso spiegare perché. Un aspetto importante dei miei libri è che cerco sempre di usare la fantasia del lettore, e di obbligarlo a partecipare al libro. Per questo lascio molte porte aperte. Delle porte attraverso le quali il lettore può entrare dentro il libro, attraverso le quali può appropriarsi della storia. In fin dei conti un buon libro illustrato contiene tre versioni di una storia: quella dello scrittore, quella dell’illustratore, e la terza, la più importante, quella del lettore, che si appropria delle due versioni (dell’autore e dell’illustratore) e vi aggiunge la sua fantasia, creando così la versione finale. Questo significa tante versioni quanti lettori. E’ questo che trovo interessante.

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

Spesso quando parliamo coi bambini scopriamo che situano la storia in luoghi differenti. O che aggiungono alla storia una parte nuova che hanno loro in testa.
Un buon esempio di questo è il mio ultimo libro Un milione di farfalle. Se si legge la storia e si fanno vedere i disegni (non hanno fondi e la storia si svolge senza che il luogo sia mai identificabile) a dei bambini, e dopo si domanda loro di fare dei disegni a proposito della storia che hanno letto…. i bambini disegnano l’elefante protagonista nella loro strada (con la loro famiglia e tutto il resto) o nella giungla (perché è là che vivono gli elefanti), etc… Questo mi intriga.

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

Non indicando troppo dove una storia si svolge il lettore va automaticamente ad immaginarsi una sorta di luogo,  anche se non è disegnato. Inoltre mostro sempre solo una parte di un mondo più grande. Che cosa succede oltre il bordo del foglio?

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

I miei album non sono che un piccolo frammento della vita e dell’universo dei personaggi dei miei libri.
Un altro elemento importante in questa direzione sono i vestiti dei miei personaggi. Spesso hanno l’aria usata. Non troppo moderna. Voglio che i miei personaggi o animali diano l’impressione di aver vissuto già tutta una vita. Il lettore può domandarsi da dove vengono, perché sono vestiti così, quale tipo di vita conducono.

Non sono luoghi e personaggi creati espressamente per il libro, ma piuttosto il contrario. Sono sempre stati là e ci concedono di guardare una piccolo frammento della loro vita.

Susanne Janssen (lntervista) ha detto che bisogna dare ai bambini delle immagini adulte. Questo concetto è messo in dubbio da molti lettori, i quali sostengono che alcuni album di oggi, come Hansel e Gretel o Greta la Matta (per citarne due che abbiamo sfogliato su questo blog), non sono adatti ai bambini. Come dovrebbe essere secondo te il rapporto tra album illustrato e bambino? C’è qualcosa in particolare che tu vuoi comunicare ai bambini?
Sono perfettamente d’accordo con Susanne. Bisogna dare ai bambini immagini infantili ma anche immagini adulte! Bisogna dare e mostrare entrambe.
In quanto illustratore penso che si debba prima fare il libro, poi il libro cercherà naturalmente il suo pubblico. Sono però perfettamente cosciente che alcuni dei miei libri non sono destinati a “tutti†i bambini o per tutti i giorni. Ma non bisogna sottostimare i bambini. Dipende in buona parte dall’entusiasmo degli adulti, o dei maestri o dei nonni, se un bambino è pronto a scoprire dei libri diversi, degli stili diversi. E’ responsabilità degli adulti far sì che un bambino sviluppi uno spirito aperto.
Un buon mercato di libri per bambini è un mercato dove libri accessibili a tutti, più scontati e facili, vivono a fianco di libri diversi, un po’ più difficili, e con stili differenti. Un mercato di libri dove ci fossero solo libri come Greta La Matta non sarebbe più un buon mercato di libri. Un mercato con solo libri commerciali o facili, neppure. Bisogna gustare tutto.


Pieter Bruegel il Vecchio, Dulle Griet, 1562 (Ingrandisci l’immagine)

Greta la Matta….è senza dubbio il libro più controverso che ho fatto. O si è pro o si è contro. Mai nel mezzo.
Quando lavoravo su questo libro non ero cosciente al 100% della controversia che questo libro avrebbe potuto creare, ma ero cosciente che avrebbe stimolato delle discussioni, il che è una buona causa. Ci servono libri per andare a fare la nanna, ma ci servono anche libri che ci sveglino. Libri che provochino una discussione, delle domande, un’emozione. Anche nei bambini, certo.
Greta la Matta è un libro che può essere letto su diversi piani. C’è il piano del paradiso e dell’inferno. Ma si può leggerlo anche come una storia che ci dice che dobbiamo amare chi ci è prossimo e chi è lontano da noi, (diverso per razza, religione,…etc.). Ho fatto centinaia di laboratori e incontri con i bambini in tutta Europa e ho spesso lavorato con Greta la Matta. E’ vero che se i bambini sono molto piccoli non leggo il testo interamente, ma uso la storia e le immagini per costruire una discussione con loro.

Non dimenticherò mai un momento straordinario, ero in Germania, più o meno due anni fa. Dopo aver mostrato le immagini e aver raccontato la storia di Greta, un bambino indicò col dito  l’aria  e mi chiese se pensavo che Dio esiste….
Poi è cominciata una discussione di un’ora e mezza tra questi venti bambini e me. Era commovente vedere un bambino di 6 anni spiegare l’Islam con parole semplici e infantili, e vedere un altro bambino fargli un sacco di domande che era tanto che forse aveva in testa ma non aveva mia osato fare (tipo perché tua madre porta il velo…etc). E poi un’altra bambina che raccontava di certi dolci di zucchero di una festa tradizionale e gli altri bambini con occhi grandissimi ad ascoltarla. Natale, Pasqua e le feste di ogni religione venivano raccontate. Abbiamo anche parlato della guerra. La loro conclusione fu che erano tutti meno diversi tra loro di quanto pensavano. Alla fine sentivo veramente che questa classe di bambini era cambiata. Che si capivano meglio. Non fosse che per questo episodio, valeva la pena fare Greta la Matta.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Ma mi fermo. Potrei andare avanti ore a parlare di Greta La Matta, ma solo per quelli che vogliono leggerlo. Leggerlo bene e guardare bene, perché testo e immagini non raccontano la stessa storia. E il lettore deve trovare la sua. In una parola quello che cerco di realizzare coi miei libri è di provocare una discussione, o altre volte solo il piacere di guardare le immagini. Di fare leggere dei libri, o anche ri-leggere dei libri.
In ogni caso: fare dei libri che stimolino la fantasia dei bambini!

Brigitte Minne e Carll Cneut, La fée soricière, Pastel 2000

Quali sono gli errori che vedi più sovente nei libri illustrati?
Ouf. Domanda difficile. Non è il mio ruolo giudicare gli altri. Per essere sincero vedo raramente degli errori nei libri. Ho uno spirito aperto e posso apprezzare tutti i libri, dai più commerciali ai più artistici. La sola cosa che mi irrita molto è quando vedo tanti libri uno uguale all’altro e fatti in modo maniacale (di solito in uno stile pseudo-disney, anche se sono un grande fan di Disney!). Mi dà dei brividi e i bambini non meritano solo questo.

Che cosa fai per nutrire la tua creatività?
Viaggio sovente per promuovere  i miei libri. In generale mi ispira molto. Ma la più grande fonte di ispirazione sono i lettori, i bambini, quando faccio delle letture pubbliche o dei laboratori. Dappertutto.

Sappiamo che sei un grande illustratore ma anche un grande maestro d’illustrazione. Hai dei consigli per chi vorrebbe fare il tuo mestiere? Ci sono segreti per diventare grandi illustratori?!
Elementi indispensabili per diventare illustratori…vediamo…
Lavora molto
Cerca sempre dentro di te, soprattutto per trovare il tuo stile.
Se non provi piacere lavorando significa che non sei sulla buona strada (la tua).
Se lavori nell’illustrazione per bambini: non sottovalutare i bambini. Sii sempre aperto, generoso…  gentile.

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006 (particolare)

L’intervista a Carll Cneut è stata realizzata per il blog lefiguredeilibri.com, l’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’illustratore stesso. Ogni riproduzione, anche parziale, del testo o delle immagini, è vietata.

(Guarda la video intervista)


Gli antenati dei Picture books, parte II

Ritorna alla parte I…

Paolo Canton ci regala un’altra affascinante tappa nel suo viaggio attraverso la storia dell’illustrazione (viaggio che ha inizio qui). Questa volta seguiamo sui fogli le tracce degli animali di Esopo

Walter Crane, Baby’s own Aesop, London, Routledge 1887

I nostri antenati II di Paolo Canton
Le Favole di Esopo è, insieme alla Bibbia, il libro illustrato con più continuità dall’inizio della storia della stampa. Diversamente dalla Bibbia, però, è di argomento laico e questo ha fatto sì che sia stato anche illustrato con grande diversità e libertà nel corso dei secoli. In conseguenza, possiamo immaginare di tracciare una storia dell’illustrazione attraverso l’indagine di un unico libro, osservandone l’evoluzione attraverso il tempo, le tecniche di riproduzione e gli stili.

Già prima dell’invenzione dei caratteri mobili, l’Esopo era stato diffusamente riprodotto in forma manoscritta. Per esempio, alla NYPL si conserva il celeberrimo “Esopo Mediceo†che riproduciamo qui di seguito…

L’Esopo della Spencer Collection alla New York Public Library (spencer 50) noto come “Esopo Mediceoâ€

L’edizione di Augusta del 1479 pur non essendo la editio princeps, né la prima illustrata, è il nostro punto di partenza, perché lo possiamo considerare il paradigma dell’illustrazione xilografica pre-rinascimentale.

Aesopi Vita et Fabulae, Augsburg, Anton Sorg, 1479

Qui appare evidente come l’incisore abbia ridotto l’immagine al puro contorno (outline) del disegno. Non si tratta della manifestazione di un nuovo stile, alternativo alla tradizione pittorica del manoscritto miniato, o di una preferenza personale, quanto piuttosto di un vincolo imposto dall’impossibilità di riprodurre meccanicamente il colore e dalla limitatezza dello strumento (la sgorbia), del materiale (una tavola di legno tagliata nel senso della vena) e della tecnica (asportare dalla tavola tutto ciò che non doveva essere stampato).

La limitatezza dei mezzi, costringe alla sintesi e, in certa misura, al grottesco. Ma è proprio in questa essenzialità che si trova la ragione del fascino delle prime illustrazioni xilografiche: dovendo rinunciare alla ricchezza del dettaglio e del colore che caratterizzava la miniatura dei manoscritti, l’incisore evoca simboli più che delineare figure.

Interessante notare come sopravviva, ancora a fine Quattrocento, l’uso medievale di rappresentare sequenze nel medesimo quadro. Qui sopra, il topo è simultaneamente fra le zampe del leone e a rosicchiare il lacciolo, ma capiamo benissimo che si tratta di una sequenza. In altre edizioni, che a questa si ispirano, i due topi sono l’uno nero e l’altro bianco, a sottolineare che la loro presenza si riferisce a tempi diversi.
Lo stesso accade con la volpe e la cicogna, qui sotto:

Questa stessa essenzialità, questo livello di sintesi, tornerà a fare la sua comparsa poco meno di cinque secoli dopo, con l’Esopo di Alexander Calder, del quale mostriamo due immagini, oltre alla copertina:


Fables of Aesop according to sir Roger L’Estrange with fifty drawings by Alexander Calder,
Paris, Harrison of Paris, 1933

Le incisioni dell’Esopo di Augusta sono state riutilizzate più volte, e copiate per altre edizioni. Sono state, in sostanza, il punto di riferimento per molte edizioni quattro- e cinquecentesche. Fra queste, quella di Basilea 1501, della quale esiste un esemplare in coloritura coeva, perfetta dimostrazione di come la xilografia pre-rinascimentale non fosse nata per il colore, che sottrae, più che aggiungere, all’espressività del disegno. (Si noti come il processo di copiatura, a pantografo, rovesciasse l’immagine rispetto all’originale).


Un confronto più puntuale sull’influenza di questo modello xilografico e le sue evoluzioni si può avere con queste tre immagini, relativa alla favola “L’asino e il cucciolo”, e, rispettivamente all’edizione di Augusta del 1479,

all’edizione di Basilea del 1501, (ma questa volta non disturbata dalla coloritura),

e di Siviglia del 1521

In questa sequenza di immagini è interessante anche notare come il miglioramento della tecnica e degli utensili abbia permesso di adottare in tempi rapidi la tecnica del tratteggio per riprodurre le ombre e attribuire volume a figure altrimenti bidimensionali.
A presto con I nostri antenati III, nel quale svilupperemo il discorso a partire dall’edizione di Napoli del 1485, (vedi sotto), seguendo l’evoluzione dell’incisione xilografica fino agli anni 1960, con le opere di Antonio Frasconi e Joseph Low.

A presto…
Paolo Canton

Ritorna alla parte I…
Vai alla parte III…


Vediamoci chiaro (guida)

Ecco per tutti gli aspiranti illustratori/scrittori la guida Vediamoci Chiaro, da un’idea di Davide Calì, promossa qualche anno fa dalla Zoo Libri. E’ ricchissima di suggerimenti su cosa fare e non fare per arrivare ad essere pubblicati e conosciuti nel mondo dell’editoria per ragazzi. La cosa fantastica è che questi suggerimenti sono dati dagli editori stessi, dai critici, dai grandi illustratori da, insomma, tutti gli abitanti di quell’Olimpo che sembra risplendere di luce irraggiungibile e stellare, quando siamo ancora agli inizi. Stampatela e fatene tesoro!

(Carissimi, questo mese i post saranno un pochino più radi e minimalisti, dovete scusarmi. Ho un matrimonio tra tre settimane (il mio?) e la testa tra ranuncoli bianchi e liste di pasticcini alla crema. Seguirà un silenzio estivo dovuto alla mia assenza dall’Europa e alla mia presenza tra le rapide del Colorado River, o in imperiali librerie per bambini di sei piani a San Francisco. Non preoccupatevi, se scamperò ai serpenti del Grand Canyon, tornerò carica di libri mai visti, tutti da raccontare…).


Corsi Illustrazione Cactustudio 2008


Svjetlan Junakovic

A tutti gli illustratori interessati:
Sono aperte le iscrizioni ai Corsi di Illustrazione organizzati da Cactustudio. Tre corsi di illustrazione con tre maestri: Svjetlan Junakovic, Chiara Carrer e Maurizio Quarello, e un corso di scrittura con la scrittrice per ragazzi: Manuela Salvi.

Qui potete scaricare il pdf con tutte le informazioni.
Vi ricordo anche che Cactustudio gestisce un portale preziosissimo e sempre aggiornato con le novità più interessanti del mondo dell’editoria per ragazzi: Editoriaragazzi.com


Carll Cneut, III

(Leggi “Carll Cneut, parte I)
(Leggi “Carll Cneut, parte II)
(Leggi l’intervista a Carll Cneut)
(Leggi il dibattito su Greta la Matta…)


Sempre a proposito del movimento.
Nel post sullo storyboard avevamo visto come si può ottenere un effetto di movimento in un album illustrato grazie alla successione delle pagine. Ora scopriamo alcuni stratagemmi per creare movimento all’interno di un singolo disegno.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Nella figura qui sopra, la prima del libro Greta la Matta di Carll Cneut, una bambina butta giù dalla torre una coppia di uomini. Dalla torre arancione, già in bilico, le figure cadono con un’accelerazione che va via via ingrandendosi. Questo movimento salta agli occhi, ma niente è scontato nella composizione di un disegno. Come si crea in una immagine statica l’effetto del movimento?
Di nuovo il principio non è molto dissimile da quello cinematografico:

-Una successione di immagini simili, con differenze lievi di forma e misura, crea movimento.
Cos’altro?
-L’effetto “righe”: l‘alternanza dei colori, dei chiari e degli scuri (un effetto ancora maggiore lo si ottiene se le righe non sono uguali tra loro, ma di misura crescente o decrescente).
Un esempio classico è quello delle righe che “si muovono”. Ditemi se vi è facile tener fermi gli occhi sull’immagine qui sotto… L’occhio, attratto dalle zone più rosse (e più scure), continua a cercare un punto di equilibrio e va e viene instancabilmente tra le righe.

-La direzione delle linee. Una linea obliqua ci comunica una forza dinamica; questa forza si fa più calma man mano che la linea ritorna al suo stato di riposo: cioè in posizione orizzontale o verticale. Il nostro occhio interpreta le linee oblique come intenzionate a tornare alla loro posizione di riposo, dunque in movimento.
NB: Una linea in posizione verticale, pur essendo “a riposo”, ha una tensione latente più forte di una linea in posizione orizzontale, la stessa cosa accade alle linee oblique che discendono da questa. E’ l’equilibrio dei nostri corpi nello spazio che influenza questo nostro modo di percepire.

Questi sono alcuni modi per creare movimento in un disegno, ne studieremo altri. Tutta la composizione di una tavola deve saper tenere in conto queste forze. Guardiamole all’opera nella prima tavola di Greta la Matta.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Notate come la stessa forma si ripete più volte in posizioni quasi identiche (fig.1). Notate la ripetizione dei colori, rosso con rosso (fig.2), grigio del costume di Greta con grigio dei pantaloni dell’uomo più in basso, arancione della torre con arancione della maglia, (fig.3) spezzata da colori più chiari (effetto righe).

Figura 4

Infine osservate come le forme creano una caduta di linee oblique che partendo dalla torre (e dalla zona testo sottostante), curvandosi poi nel corpicino della bambina, vanno discendendo verso destra (fig.4). Questo movimento di linee, insieme al gioco delle forme e all’alternanza dei colori, conferisce all’immagine una grande energia cinetica.

Qui sotto un altro esempio dello stesso principio in uno dei capolavori più “danzanti” della storia dell’arte. Nel quadro del Carpaccio è la ripetizione delle linee bianche e nere creata dalle tuniche e dai mantelli dei frati, in una raggiera che si allarga da destra verso sinistra e che sembra avere la sua origine nel bastone di San Girolamo, a creare il movimento. La tunica scura di San Girolamo e il palo a sinistra della torre dividono la tavola in tre parti (ritmo), l’albero di pino divide la scena in due e cade dritto al centro della fuga prospettica dei frati: sembra prolungare in altezza il bastone del Santo, esplodendo in alto nella chioma verde scura. La torre verticale e la geometria tranquilla del paesaggio retrostante danno alle linee oblique, per contrasto, un movimento ancora più accentuato. (Non è un miracolo di perfezione questo quadro?)

San Girolamo e il leone nel convento, Vittore Carpaccio 1502

(Se volete approfondire: “Punto linea superficie” di Vassily Kandinsky)


Pagina 41 su 49« Prima...«3940414243»...Ultima »