“Greta la Matta” è un libro per bambini? Conclusioni(mie)

(Leggi “Carll Cneut, parte I)
(Leggi “Carll Cneut, parte II)

(Leggi l’intervista a Carll Cneut)

(Leggi prima parte dibattito su Greta la Matta
)

Eccomi di ritorno!
Vi ringrazio tantissimo, di cuore, per la pazienza e la voglia di spiegare il vostro punto di vista (post 90), portando esempi e materiale e articoli per difendere una posizione o l’altra. Credo che questa discussione sia preziosissima, e non credo si possa esaurirla facilmente. Cosa non è adatto ai bambini, cosa è adatto?

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Partendo dal dato di fatto che oggi i bambini vivono in un mondo NON-ADATTO a loro, è di fondamentale importanza restare vigili su quello che offriamo loro a livello culturale. Ciò nonostante la censura è, a mio avviso, operazione pericolosissima, più pericolosa di uno sporadico libro dai contenuti inadatti.

Non dico non debba esistere un filtro, ma dovrebbe sempre essere frutto di una accuratissima e impietosa riflessione. Noi con il nostro sapere ci sentiamo adatti a giudicare cosa è adatto ai bambini? Questi giudizi e questa sicumera mi sembrano molto più “a rischio” di ledere l’infanzia che la presenza di qualche libro inadatto in un reparto infantile. In modo particolare se il libro è frutto della fantasia di un autore (dunque un prodotto dell’inconscio) e non di un’operazione commerciale (come molti bruttissimi libri che popolano come baldanzosi impuniti assassini i reparti per bimbi). Ma questa è una mia personalissima opinione.

Where the Wild Things Are, Maurice Sendak, Harper & Row 1963

“Where the Wild Things Are†(Max nel paese dei mostri selvaggi) di Maurice Sendak negli anni ‘60 era stato oggetto di un dibattito furibondo e interminabile in Francia perché tacciato di essere pericoloso per le menti dei bambini. Ci furono librai che lo vendettero con note tipo “non lasciare i bambini soli con questo libroâ€, psicologi per l’infanzia che pubblicarono articoli in cui veniva dimostrata la pericolosità del libro per la psiche dei bambini, etc. Oggi, conoscendo il libro, ci rendiamo conto di quanto questo disagio fosse un problema degli adulti, e uno specchio della morale del tempo, che faceva ancora fatica a misurarsi con la verità delle pulsioni del bambino.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

La storia di Greta è un caso ancora più estremo. E’ una storia “veraâ€. E’ la storia di una bambina che crescendo diventa folle e, rifiutata dagli altri, si uccide. Si possono trovare storie simili, altrettanto violente, in tutte le nostre città. Quando passiamo vicino ad un senza-dimora sdraiato per terra, senza regalargli né un sorriso né una parola, magari coi nostri bambini per mano, o quando non abbassiamo il vetro del finestrino per non essere infastiditi dall’ennesimo lavavetri, non siamo molto diversi dalla gente che se ne infischiava di Greta e della sua follia. I bambini riconoscono Greta (e la nostra indifferenza) meglio di noi, in un’innocente passeggiata quotidiana per le strade delle nostre città.
Si vorrebbe che l’arte ci consolasse del male del mondo. Vorremmo almeno in un libro “salvare Gretaâ€. Invece il libro in questione ci scaraventa davanti una storia, raccontandocela nuda e cruda nella sua realtà atroce. E’ un documentario. Il messaggio che dà il libro, se proprio è necessario trovarne uno, è quello della verità della cronaca: l’esclusione del diverso provoca la morte.

Immagine presa sul blog Interet General-Info

Mi sembra che nei commenti abbiamo fatto un giro piuttosto ricco delle argomentazioni possibili. Provo a sintetizzare le diverse posizioni:

Contro:
- Una storia come quella di Greta non incarna i requisiti necessari affinché il bambino possa, attraverso la lettura, compiere una parabola emotiva capace di aiutarlo a dominare le sue ansie. Non ci sono né buoni né cattivi in cui identificarsi. Non vincono i buoni. (Bettelheim citato da Cristina).
- Il libro non è per bambini perché è sprovvisto di un messaggio adatto a loro, e non avrebbero dovuto pubblicarlo in una collana per l’infanzia (mancano collane in cui pubblicare album per adulti).
- Il libro è troppo angosciante per essere letto dai bambini, come conseguenze possibili:

  • I bambini possono leggerlo lo stesso, ma se accompagnati.
  • I bambini non possono leggerlo, ne verrebbero inutilmente angosciati.

Pro:
- E’ importante che nel panorama editoriale ci siano anche libri come Greta la Matta, in cui alcuni bambini possano ritrovare una storia che somiglia alla disperazione che sentono dentro di loro (quanti bambini esclusi e soli desiderano morire?). Ritrovando la loro angoscia in forma di storia, possono esternarla e dare all’adulto l’occasione di aiutarli.
- Un libro come Greta ci è scomodo perché ci obbliga a dare al bambino una spiegazione sul male che abita le nostre città, le nostre televisioni, i nostri quotidiani. Qui sta la sua importanza. Possiamo, insieme al bambino, usarlo come punto di partenza per una discussione sull’indifferenza contemporanea verso chi è diverso (straniero?).
- Sono libri-eccezione, rappresentano una minoranza nel panorama editoriale, un adulto può scegliere se comprarlo per i suoi bambini o meno (il filtro è posto al momento dell’acquisto e non durante la produzione editoriale. Per cui il bambino è comunque protetto).

- L’educazione culturale può essere un modo per accompagnare il bambino alla scoperta del mondo, anche nei suoi aspetti più tragici. Il libro angosciante come veicolo omeopatico per questa educazione alla realtà del mondo.
- Ai bambini piacciono le storie di paura.
-La produzione di un libro (l’attività creatrice di scrivere una storia) non deve farsi influenzare da problemi morali.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Tutte queste opinioni sono condivisibili e rispettabili. Per quanto abbia trovato alcune posizioni “contro” un filino esagerate, sono d’accordo sul fatto che forse il libro non è pensato esattamente per i bambini. Resto in ogni caso convinta che sia prezioso che un libro così sia presente, con la sua provocazione, in un reparto di libri per l’infanzia (là dove vorremmo che tutto fosse lieve e giusto). Perché è forte. Perché è diverso. Perché è tutto al contrario. Perché, proprio come Greta, il libro ci obbliga a fare i conti con la nostra paura del diverso, del non addomesticato, del nuovo. E perché penso che la creatività non debba porsi quesiti del tipo: che messaggio voglio dare. Soprattutto se rivolta ai bambini. Dubito che un libro qualsivoglia possa realmente traumatizzare un bambino, o angosciarlo più di quanto l’angoscia non sia già acquattata in lui.

Mi piacerebbe molto ora sentire “i bambini”. Questo popolo silenzioso e sconosciuto. Per la qual ragione faccio appello a librai, bibliotecari, educatori, babysitter, amici di librai e amici di mamme che hanno comprato il libro, mamme, zie, maestre… perché indaghino: che reazioni hanno avuto i bambini alla lettura di Greta la Matta? Vi pregherei di non fare esperimenti mirati e di cercare di essere “neutri”. I bambini quando sono “osservati” non sono gli stessi liberi pensatori di quando nascosti in un angolo inventano meravigliosi giochi o assassinano formiche.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

NB: Non possono venir pubblicati i numeri di vendita del libro in Europa. Ma è importante che sappiate che in Italia il libro ha venduto sì bene, ma meno bene che in tutte le altre nazioni. Nelle statistiche di vendita di Greta la Matta, l’Italia è un caso a parte. Credo dunque che in queste nostre discussioni conti molto l’atteggiamento che abbiamo come italiani verso l’infanzia. Purtroppo capire come entra in gioco nei nostri giudizi significherebbe capire il contesto culturale di cui siamo imbevuti. Operazione quanto mai ardua.


Parigi

Parto per Parigi qualche giorno per andare a fare da giurata ad un importante premio di illustrazione. Ogni anno viene selezionato un illustratore attraverso un libro illustrato a cui dare l’ambito premio del Grand Prix d’Illustration Creation du Conseil de l’Aller, di 3000 euro. Ci saranno grandi nomi dell’illustrazione insieme a me, e sapete perché mi hanno chiamata? Per questo blog! Ne sono felicissima. Appena sarà noto il vincitore vi racconterò tutto…

A prestissimo!
Anna


“Greta la Matta” è un libro per bambini?

(Leggi “Carll Cneut, parte I)
(Leggi “Carll Cneut, parte II)

(Leggi Carll Cneut, parte III)
(Leggi l’intervista a Carll Cneut)
(Leggi le mie conclusioni e l’ultima parte del dibattito)

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Nel post “Carll Cneut, II” si è aperta nei commenti una interessantissima ed appassionata discussione sul libro Greta la Matta, pubblicato da Adelphi in Italia nel 2005. C’è chi sostiene che la storia drammatica di Greta non sia una storia per bambini e che sia stata addirittura una mancanza di rispetto per l’infanzia pubblicarla in una collana per bambini. Altri, tra cui la sottoscritta, sostengono che un libro è un prodotto dell’arte, libero dunque dai pesi e contro pesi della morale. Mi è sembrato un tema troppo importante per non dedicargli un post a parte. Voi cosa ne pensate? GRETA LA MATTA E’ UN LIBRO PER BAMBINI? Quali limitazioni deve porsi la letteratura per bambini?

(Leggi le mie conclusioni e l’ultima parte del dibattito)


Video-intervista a Carll Cneut

In attesa di trovare un momento libero per scrivere il prossimo post ecco una video-intervista a Carll Cneut, prodotta dall’École de Loisirs, la casa editrice che pubblica i libri di Cneut in Francia. Per tutti ma soprattutto per chi non sa il francese una sorpresa finale: Carll Cneut ripreso mentre lavora! Pennellata dopo pennellata, una delle sue magiche figure prende vita.

Get the Flash Player to see the wordTube Media Player.
Intervitsa a Carll Cneut. Video prodotto e distribuito dall’École de Loisirs

Nell’intervista Carll Cneut racconta il suo modo di scegliere i testi che illustra. I testi devono essere per lui dei veri e propri “colpi di fulmine”.“A volte ricevo delle storie molto ben scritte, molto belle. Ma se il testo non mi dà subito un ambiente, delle immagini, penso che sia un testo che non è per me. Anche se mi dispiace non illustrarlo, talmente è ben scritto. E’ tutta una questione di emozioni”.

Nella seconda parte dell’intervista giustifica la scelta di certe tematiche “difficili” presenti nei suoi libri.“Credo che ogni libro trovi da solo il suo proprio pubblico. Se faccio libri che sono un po’ più difficili, so che sto lavorando per un pubblico più ristretto, ma trovo giusto non evitare certi temi. Fanno parte della vita. Ci sono le cose belle ma ci sono anche le cose strane, o brutte, e un bambino sa distinguere molto bene tra le cose che possono succedere a lui e una storia che fa parte della vita ma che non accadrà a lui, il problema sovente è convincere di questo i genitori”.

Ci parla poi del suo segno stilistico così forte, dovuto senz’altro al fatto di essere cresciuto in Belgio. “Nella classe dove andavo a scuola da bambino c’erano grandi riproduzioni di Bruegel. La storia dell’arte fiamminga fa parte della nostra cultura, del nostro immaginario quotidiano. E’ normale che diventi un linguaggio comune agli illustratori fiamminghi di oggi, qualcosa che li contraddistingue.”
(…)


Carll Cneut, II

(Leggi “Carll Cneut, parte I)
(Leggi l’intervista a Carll Cneut)

(Leggi il dibattito su Greta la Matta…)

In questo post analizzeremo due tavole tratte da Greta la Matta di Carll Cneut, un libro-omaggio all’omonimo quadro di Bruegel il Vecchio. Vedremo come l’illustrazione per bambini può essere un’espressione come altre dell’arte moderna.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Nella tavola qui sopra un giullare tira una grossa palla blu sulla scena principale e copre la protagonista, siamo alla quarta tavola del libro. Greta la Matta inizia così la sua discesa verso la follia e gli inferi. Nel testo viene raccontato che la piccola Greta crescendo “diventa folle” e fugge alla ricerca del diavolo, sparendo. Diventare folli è questo: non poter più essere presenti, diventare socialmente invisibili.

Guardate con che raffinatezza semantica l’immagine ci dice tutto questo: Il giullare, che nelle carte dei tarocchi è “il folle”, e nella tradizione del teatro elisabettiano “colui che rivela la verità” copre alla vista Greta (nelle tavole precedenti era al centro della folla). Come in una scena teatrale, dove scenografia e azioni funzionano solo se viste dalla prospettiva della platea, è alla nostra vista di lettori che Greta viene celata.

Nell’ultima tavola del libro (dopo molte pagine di storia e illustrazioni, in cui Greta trova finalmente il diavolo e la morte), ritroviamo la stessa scena vista un istante dopo.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

La grande palla blu ha sorvolato la scena, scoprendo quello che nascondeva all’inizio: Greta è morta. Tutta la storia della povera Greta si è svolta durante questo istante di blackout. Se avrete l’occasione di rileggere il libro noterete che in nessun punto della storia si parla di giullari che tirano palloni, in nessun punto del testo viene detto che la storia di Greta è un sogno o un lampo di follia. E’ la fantasia dell’illustratore che ci regala questa sublime interpretazione della vita di Greta e della sua morte.

Ingrandisci l’immagine

Osservate qui sopra le due tavole a confronto. Giocate a trovare le differenze. E’ passato davvero solo un attimo. Il tempo di giocare alla cavallina sulle spalle di un amico (in basso a destra) e cadere dall’altra parte. Greta era dunque morta già all’inizio della storia?

La morte è l’unica catarsi possibile di una vita colpita dal dolore e dalla follia? No, qualcosa di meno plateale ha l’ultima parola. Imparate a guardare le tavole di Carll Cneut come investigatori, prendete una lente. Al centro di entrambe le illustrazioni, nel punto esatto creato dalla traiettoria della palla blu e della diagonale del foglio, troverete un piccolissimo asso di cuori. Perno di tutta la scena.

Ma ora passiamo a studiare queste due tavole da un punto di vista formale. L’omaggio ai Bruegel è dovuto. Quello che non è facile cogliere subito, distratti dai simpatici personaggi che danzano, è l’omaggio all’arte moderna. Nella struttura dell’ultima tavola, ad esempio, troviamo le stesse forze e gli stessi pesi compositivi di un quadro di Kandinsky.

Pieter Bruegel, The Peasant Wedding, 1620

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Vassily Kandinsky, Schwarzer Fleck, 1921

Studente e poi insegnante alla Bauhaus, Vassily Kandinsky passò la vita a cercare di tradurre nei suoi quadri come colori, linee, forme triangolari o quadrate, cerchi, siano tutte “forze” che hanno un effetto sullo spettatore, non solo sulla sua retina, ma sul suo spirito.

Se Kandinsky fuggiva dal “figurativo” per pigiare con più forza le singole note sulla sua tastiera pittorica, nelle tavole di Cneut è la decontestualizzazione dal paesaggio che libera l’energia delle forme e dei colori. Il bianco della carta che danza intorno alle figure le trasforma in “elementi” la cui forza cinetica si sprigiona con maggiore potenza e libertà.

Nel prossimo post continueremo ancora per un momento ad analizzare queste due tavole, e studieremo una delle leggi fondamentali codificate dalla Bauhaus

Yves Klein, Blue Disk, c.1957

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Segue…


Carll Cneut, I

(Leggi l’intervista a Carll Cneut)
(Leggi il dibattito su Greta la Matta…)

Carll Cneut è, secondo le mie corde estetiche, l’illustratore più raffinato del panorama contemporaneo. E’ soprattutto l’illustratore più illustratore che ci sia. Non solo perché, ad eccezion fatta del suo primo successo internazionale, The amazing love story of Mr. Morf, non è autore dei suoi libri.

Carll Cneut, The Amazing Love Story of Mr. Morf, Clarion Books 2003

Carll Cneut è un illustratore con la I maiuscola perché nei suoi libri non c’è mai quella voglia di primeggiare sul testo, tipica di moltissimi (anche bravissimi) illustratori di libri per bambini. E’ come se nei suoi disegni mancasse completamente l’io narcisistico dell’artista. C’è al suo posto una modestia discreta, silenziosa. E credo sia questo il motivo per cui ho sentito spesso associare alla sua arte l’aggettivo “fredda”. Concordo. Se si guarda un solo disegno di Cneut, si ha una sensazione di grande equilibrio compositivo, di raffinata ricerca cromatica, ma non se ne prova una grande emozione.

Cuore_senzatesto.jpg

Carl Norac e Carll Cneut, Cuore di carta, Adelphi 2004

Per capire e comprendere tutta la grandezza della sua arte, bisogna entrare completamente dentro il libro. Dentro la storia che si legge, parola dopo parola. La sua arte vive ed emoziona solo in funzione del testo letterario a cui è votata. Osservate a lungo l’immagine qui sopra, senza testo. E’ in qualche modo muta. Ora osservate la stessa immagine qui sotto, ma leggendo il testo:

Tommy non si scoraggia ed esce. Vuol far vedere a tutti il suo cuore di carta. Ma è scoppiato un tremendo temporale e una folata di vento si porta via il disegno. “Il mio cuore!” grida Tommy correndo. “Acchiappatelo!”.

Carl Norac e Carll Cneut, Cuore di carta, Adelphi 2004

D’improvviso dopo aver letto il testo tutta la scena si anima. Si sente la pioggia scrosciare sui tetti e il cuore di carta disegnato da Tommy viene portato via dal vento. Il colore rosso del cuore su fondo rosso (scelta cromatica raffinatissima) mette il lettore nella stessa condizione di Tommy, quella di non poter vedere (raggiungere) l’oggetto desiderato, e permette l’immedesimazione nel personaggio, che ora ci sembra impotente e piccolo davanti a questo temporale così forte. Dopo, e solo dopo, aver letto il testo, un sentimento di tenerezza per la sventura del personaggio invade il lettore.

Alcune caratteristiche del lavoro di Carll Cneut fanno sì che le sue illustrazioni siano esattamente delle illustrazioni per album. Di più. Esse inventano una nuova dimensione pittorica, propria della pagina del libro. Analizziamo le principali:

  • La mancanza di orizzonte
  • I fondi a tinta unita o bianchi
  • Il taglio compositivo che sconfina sempre verso l’esterno dell’inquadratura
  • La prospettiva “vista dall’alto”

Carl Norac e Carll Cneut, Cuore di carta, Adelphi 2004

Nei disegni di Carll Cneut il paesaggio non esiste. Ci sono solo scarni elementi (oggetti, fiori, alberi) che lo definiscono. Al suo posto una grande campitura di colore o la pagina bianca. La mancanza di un orizzonte che separa la terra dal cielo crea un universo altro, dove l’illustrazione non è più uno scorcio del nostro mondo incorniciato nel foglio, e neppure un esercizio d’arte contemporanea che usa il formato del libro per le sue acrobazie. I personaggi, le case, gli oggetti si appoggiano e si muovono in uno spazio che ha una nuova geografia: cartacea? La monocromia degli sfondi, nudi, scarabocchiati, grattati, acuisce questa sensazione.

Su questo mondo-pagina i personaggi stanno in piedi in un modo bizzarro, come se non avessero bisogno di un piano orizzontale per appoggiare i piedi. Lo straniamento è dato dalla loro massa, sempre corpulenta e pesante. Notate: non faremmo caso al pavimento cartaceo se i disegni fossero bidimensionali o grafici, come in molti stili d’illustrazione non figurativa. Siamo davanti ad un mondo reale, ma al posto della terra c’è un infinito foglio verticale. Quello della pagina del libro. L’album non è dunque solo più un sostrato di carta che ospita un mondo, l’album diventa il mondo.

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Pagaille, Éditions du Rouergue 2005

La scelta di tagliare alcuni personaggi fuori dai confini della pagina dà a questo mondo che vive sulla carta una dimensione metafisica. Se l’illustrazione fosse tutta contenuta sulla pagina saremmo davanti ad un mondo di cui conosciamo ogni dettaglio, ininteressante. La pagina resterebbe un oggetto-carta su cui i colori e le forme si posano. Grazie al taglio fuoriscena invece i confini di questo mondo si estendono verso l’altrove. L’immagine diventa così fenomeno di un noumeno vasto e misterioso di cui non possiamo immaginare la fine.

La vastità di questo territorio ammala la scena che abbiamo davanti agli occhi di incerto essere. La rende sospesa sull’inconoscibile. Minuta isola di esistenza. Per questo motivo, per quanto affollati di personaggi, i disegni di Carll Cneut comunicano spesso uno strano senso di solitudine. Come instabili barchette di carta su di un immenso mare, le immagini costringono il lettore ad una scelta tra la compassione (un sentimento di protezione) e il disagio.

Brigitte Minne e Carll Cneut, Rougejaunenoireblanche, Pastel 2002

Ma non è esattamente questa l’emozione che accompagna l’infanzia? Vi ricordate quanto era grande il mondo allora?

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Pagaille, Éditions du Rouergue 2005

Analizziamo ora la scelta prospettica delle inquadrature. La distanza dello spettatore dal disegno è sempre costante. A volte si allontana, ma non abbiamo mai primissimi piani. Inoltre, in modo più o meno marcato, l’inquadratura è sempre presa dall’alto. Queste due scelte compositive enfatizzano la sensazione di essere davanti ad un mondo che è dentro il libro. La prospettiva del disegno coincide esattamente con l’angolazione che noi lettori, seduti con il libro tra le mani, abbiamo “guardando giù” tra le pagine.

Se davvero tra le pagine del libro esistesse un mondo, noi lo vedremmo così. La continuità della nostra distanza dalle scene che scorrono e si animano sotto i nostri occhi, pagina dopo pagina, ci inganna ulteriormente dando alle illustrazioni una maggiore qualità di “realtà”. Ma che tipo di realtà è? Ha leggi fisiche sue proprie, tensioni che non riconosciamo, equilibri verticali. Bisogna essere aperti e curiosi come occhi di bambini per non venirne turbati.

Brigitte Minne e Carll Cneut, Rougejaunenoireblanche, Pastel 2002

Come nelle immagini dei sogni, dove le uniche cose visibili sono quelle che hanno un significato simbolico, e il resto è bianco nulla, dove tutta l’attenzione è sull’azione, sulla pregnanza dei colori, le tavole di Carll Cneut prendono le distanze dalla nostra abituale-diurna percezione delle cose, insegnandoci un nuovo modo di guardare.

Segue…


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