Alla Fiera del Libro di Bologna si va con gli occhiali da sole

Quest’anno ho chiesto a Gloria Pizzilli e Ilaria Falorsi, due amiche e bravissime colleghe illustratrici, di farmi due super reportage sulla Fiera. Ecco il primo.

Alla Fiera del Libro di Bologna si va con gli occhiali da sole
di Gloria Pizzilli

La Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna è un balletto con passi prestabiliti che si ripetono ogni anno uguali.
Si inizia sull’autobus 35, che porta dalla stazione Bologna Centrale alla fermata Bologna Fiere. Sul bus, carico di persone tutte dirette in Fiera, si incontrano tre tipi di persone: i veterani veri, i veterani falsi e le matricole.
I veterani veri sono principalmente gli espositori. Si riconoscono facilmente dall’abito impeccabile, l’allure internazionale e l’espressione da businessmen: loro stanno zitti – o parlano a bassa voce una lingua straniera incomprensibile.
I veterani falsi, invece, sono autori e illustratori non ancora famosissimi ma neppure troppo sconosciuti. Sono quelli che hanno già fatto qualche fiera: loro pure stanno zitti, sanno quale espressione “indossare” sull’autobus 35 per simulare scioltezza.
Poi ci sono le matricole : illustratori e autori ancora aspiranti tali, alle prese con la loro prima fiera. Le matricole parlano tantissimo. Si prodigano in racconti di vita vissuta nel mondo dell’albo illustrato.
Una volta scesi dall’autobus, la strada di veterani (veri e falsi) e matricole si divide.
I veterani hanno il pass: si lanceranno a passo deciso verso l’ingresso. Le matricole, loro, si fermeranno alla biglietteria.

C’è sempre un momento di spaesamento per i visitatori, qualche secondo prima di entrare nel flusso e inserirsi nel balletto. È enorme la Fiera. Quattro padiglioni infiniti di stand internazionali.

Cosa si vede alla fiera: ci sono giacche e tailleur, ventiquattr’ore e cartelline portfolio, passi svelti che attraversano i corridoi ad ampie falcate e passeggiatori rilassati con scarpe basse e borsetta, gruppetti affini ritrovati dopo tanto tempo, fermi in mezzo al corridoio ad ostruire il passaggio (intenti in saluti, abbracci e aggiornamenti annuali).

Ci sono i libri alla Fiera. Tanti libri. Alcuni facilmente accessibili, altri un po’ più difficili da raggiungere (almeno per i più timidi) allineati dentro il loro stand, nel numero di un solo esemplare per titolo, vicinissimi al loro padre editore che controlla dalla sedia

C’è un paese ospite, il Brasile quest’anno.

Ci sono le conferenze, tante, per tutti i gusti.

E poi c’è lei, c’è La Mostra. Anzi, le Mostre. Quest’anno insieme alla Mostra Illustratori, tre sezioni dedicate al duo svizzero Evelyne Laube & Nina Wehrle a Ugo Fontana e alla vincitrice del Premio Internazionale d’Illustrazione 2013 Satoe Tone.

Ad aprire la Mostra Illustratori c’è un’anticamera dedicata a Laube e Wehrle. L’introduzione è perfetta e il messaggio chiaro. Tutta grafite per le tavole delle due artiste. Gli enormi originali a quattro mani del vincente “Die grosse flut” riempiono la stanza. Si vede tutto dagli originali, si vede il segno, perfetto nella sua imperfezione, si vedono le cancellature marcate, le correzioni. Si sente la durezza della matita, la difficoltà della gomma a rimediare, il solco bianco che rimane testimone sulla carta. C’è l’errore nelle loro tavole. Non c’è il manierismo. È una matita da geometra, secca e appuntita, ad aver trasferito su carta un pensiero. C’è una teca centrale, piena di schizzi, maquette e leporelli handmade. È la riflessione genuina delle due illustratrici, mostrata a tutti.

Il cammino si trasforma, in maniera fluida, nella Mostra Illustratori. Dal lavoro delle due svizzere si passa con continuità alle tavole dei selezionati di quest’anno.

Com’era la mostra? Anche quest’anno la mostra era la Mostra.
(potete vedere sul sito della Fiera un’immagine per ogni illustratore selezionato: qui)

È sempre diversa e sempre uguale la Mostra. Cambia la giuria, cambiano i criteri di selezione, cambiano i selezionati, ma le sensazioni che si provano girando tra i corridoi si somigliano molto. Alla mostra colpisce il segno. Il segno vero, tracciato dalla mano. Di fronte ad un originale non si può non schiacciare il naso contro la plastica, per cercare di individuare l’impronta vera dell’artista. Ci si mette di sbieco, di sopra e di sotto per scovare la traccia, gli spessori, i solchi. Le tecniche utilizzate non sono scritte accanto ai nomi. Bisogna intuirle. Un po’ come indovinare gli ingredienti di una ricetta. Ci sono, tra le altre, grafite, acquerello, matite colorate, collage, acrilici, inchiostro, c’è il digitale (poco) quello pulito e quello pittorico.

Tutti perfetti i lavori in mostra? No. Come Anna Castagnoli (tra i giurati di quest’anno insieme a Kitty Crowther, Errol Van de Werdt e Isabel Minhos) ha spiegato qui , qui, qui e qui, non è l’assenza di difetti a determinare la vera bellezza.
E’ la bellezza la protagonista? Nemmeno. I lavori scelti non hanno seguito tutti la stessa via, quella della capacità di emozionare, stupire o raccontare qualcosa: ci sono i lavori d’impatto, di amore a prima vista, selezionati all’unanimità dai giurati (come Anastasia Strockova, Repubblica Ceca ),


Strockova

e la ultra-contemporanea Charline Collette, Francia),

Charline Collette

ci sono i lavori ragionati, scelti a testimonianza di qualcosa, di un bisogno, di una sensazione. Ci sono i lavori enigma, troppo potenti nel loro mistero per rimanere fuori.
È un’altalena la Mostra Illustratori 2014. Si passa da esempi di maestria tecnica e compositiva, in cui l’errore non è contemplato e la sbavatura non è ammessa (come Akihiro Misaki dal Giappone e la francese Leila Chaix)

Akihiro Misaki
Leila Chaix

a esempi di libertà e istinto, in cui la tavola non è una barriera, ma un campo aperto, in cui il gesto veloce dell’artista si esprime pienamente (come Trine Logstrup Sorensen, Danimarca e Arianna Vairo, Italia).

Trine Logstrup Sorensen
Arianna Vairo

Ci sono dubbi e questioni aperte (Marco Bassi, Italia).

Marco Bassi

Ci sono animali feroci (Matteo Berton e Valentina Piacenza – Italia)

Matteo Berton (dettaglio)
Valentina Piacenza

e piccoli gesti (Etsuko Yamane, Michio Watanabe, Giappone).

Etsuko Yamane
Michio Watanabe

C’è l’ironia (Sergio Ruzzier, Oscar Sabini –  Italia)

Sergio Ruzzier
Oscar Sabini

c’è il benessere fisico (Ilaria Falorsi – Italia),

Ilaria Falorsi

ci sono dinosauri e esplosioni (Chen Kuo Liu – Taiwan)


Chen Kuo Liu

e gelati di marmo (Studio Fludd: quartetto italiano Baratto – Maragotto – Gabelli – Sanguin),

Studio Fludd

c’è la lentezza (Kazuhisa Uragami, Giappone),

Kazuhisa Uragami

c’è l’equilibrio (Miguel Pang Ly, Spagna),

Miguel Pang Ly

c’è la notte (Fujita Mikiko, Giappone),

Fujita Mikiko

c’è la morte (Anna Forlati, Italia).

Anna Forlati

È un labirinto di stili, emozioni, interpretazioni. Istinto e tecnica si affiancano, in un alternarsi dinamico e vivo.
Finisce la mostra, sfociando in un mare azzurro che è la personale di Satoe Tone. Tante tavole, tutte della stessa dimensione, tutte orizzontali. Una tecnica spaventosa, fatta di sfondi infiniti, sfumature e colori gentili. Satoe è l’esatto opposto di Evelyne e Nina. L’errore è totalmente assente, il racconto passa innanzitutto dalla tecnica. Strumenti basici, velocità e segno per Evelyne e Nina. Lentezza, tecnica e colore per Satoe. Due opposti chiudono il cerchio, a rispondere a tutte le domande lasciate aperte dalla mostra.

Satoe Tone

Sono giovani, sono contemporanee, sono diversissime, ma la loro presenza in questo circuito calza alla perfezione. Per puro caso o per lampo di genio degli allestitori, queste due promesse dell’illustrazione contemporanea forniscono la chiave di lettura della mostra, da portare a casa e farne tesoro. Perché, nel loro essere opposte, il duo svizzero e la giovane asiatica rappresentano con straordinaria esattezza i due stati dello spirito: l’essere e il divenire. Satoe Tone è. Nina Wehrle e Evelyne Laube divengono. Ed è lo stesso alternarsi, tra essere e divenire, quello presente tra le opere esposte.

Per cui, se non siete stati selezionati, forse non “siete” del tutto o non “divenite” abbastanza. Se la vostra aspirazione è la tecnica, la staticità sublime che solo la vera maestria porta con sé, “siate”. Come Satoe. Aspirate al massimo vertice, perseguite con pazienza il vostro ideale di perfezione, diventate “maestri” con perseveranza e dedizione.

Se, invece, il vostro bisogno risiede nel concetto, nella comunicazione, nella mutazione interiore che deriva dal fare e andare oltre, “divenite”. Come Evelyne e Nina. Non ingabbiatevi in una tecnica, ma sperimentate e scoprite voi stessi attraverso l’esperienza, siate inventori e scopritori. Siate sinceri.

E gli occhiali da sole? Gli occhiali da sole sono lo strumento essenziale per non restare accecati. Perché nel balletto tra editori, illustratori e autori; tra vecchie conoscenze, nuove stelle e colossi, lo splendore con cui si viene a contatto è davvero molto. Perché alla Fiera del Libro di Bologna ci si va per “esserci”, incontrare vecchi amici e non essere dimenticati. Questo è quello che si pensa o che vogliamo far credere a noi stessi. In realtà, quello che alla Fiera accade è che si è lì per capire qualcosa. Degli altri e di sé stessi.

Evelyne Laube e Cristina Sitja Rubio

Alla Fiera si vedono in carne e ossa quelle persone che conosciamo per il loro lavoro. Alla Fiera sono tutte lì, fisicamente. Hanno un corpo e una voce. E brillano tutte. Non solo i grandi nomi, ma anche i talenti in erba, i disegnatori appena nati e conosciuti ai corsi. Alla fiera splendono, pieni di vita. E tu sei lì e vedi tutto. Vedi loro, vedi la mostra. Ti bruciano gli occhi. Volevi che non si dimenticassero di te e, invece, sei tu che neanche sai chi sei. Hai una percezione esatta di chi sono gli altri e del loro valore. Sei una pupilla che guarda all’esterno, ma non può vedere sé stessa. È questo che accade alla Fiera. È questo il bello.

Anzi, a ripensarci, gli occhiali da sole, l’anno prossimo, lasciateli a casa.


I miei libri preferiti alla Fiera del libro per ragazzi 2014

Map of days, Robert hunter, dettaglio

Non ho visto quasi nessun libro quest’anno alla Fiera del libro per ragazzi. Un po’ paradossale, ma vero. Non che non ce ne fossero a bizzeffe, è che di corsa tra un appuntamento e l’altro non ho avuto tempo di fermarmi a esplorare gli stand. Quando il giovedì, in tarda mattinata, ho potuto rallentare il ritmo, gli editori stavano già sbaraccando tutto. Le novità che vi presento, quindi, non sono una lista né esaustiva né precisa di questo Salone, in certi casi non sono neanche novità. Ma mi sembrano tutti sublimi e questo basta.

FERRIERA di Pia Valentinis, edizioni Coconino press 2014

Di passaggio al volo nello stand 24 ho chiesto a un collega: dimmi un libro imperdibile. Mi ha indicato Ferriera. Mi è sempre piaciuto il lavoro Pia Valentinis, e senza neanche aprilo, ho comprato il libro.
La domenica, di ritorno a casa, mi sono buttata sul divano e l’ho letto d’un fiato. L’ho chiuso con un groppo in gola e gli occhi umidi e ho sentito subito la necessità di telefonare a Pia Valentinis per dirle: grazie.
Le idee narrative, le luci, la storia, tutto è emozione colata in uno stampo di precisissimo tratteggio. Pia Valentinis ha raccontato la dura vita di suo padre, operaio di Udine. Detto così, sembra un ritratto sociale alla Ken Loach. Invece no: il cuore pulsante del libro è il percorso di una figlia che cerca, attraverso una doloroso lavoro di ricostruzione mnemonica e affettiva, di ritrovare suo padre.
E’ così bello che leggendolo mi è sembrato di veder schizzar fuori dalle pagine lapilli incandescenti di ferro

LA PICCOLA FUGGITIVA di Franco Matticchio, edizioni Nuages 2009

Sfogliato. Emesso un silenzioso gridolio interno. Comprato. Uno dei libri illustrati senza testo più belli che abbia mai visto. E anche una palestra per chi vuole carpire all’album illustrato il segreto della sua dinamica narrativa. Una ragazzina, fissa in posa di salto, attraversa diversi paesaggi. La posizione del personaggio sulla pagina, la sua distanza dall’osservatore, le situazioni in cui si trova pagina dopo pagina: tutto è ritmo, sorpresa, messaggio. Lo analizzerò presto più nel dettaglio in un post che voglio fare sul “tempo” all’interno dell’album.
En passant: Matticchio è un genio.

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LA FORA – Guia para descobrir a natureza, Maria Ana Peixe Dias – Inês Teixeira do Rosário – Bernardo Carvalho (Portogallo)

Là fora (La fuori) è l’ultimo capolavoro illustrato di Bernardo Carvalho. Era il libro di cui tutti parlavano alla Fiera; quello che passava di bocca in bocca con la formula: l’hai visto? Un libro di centinaia di pagine sulla flora, corretto dal punto di vista scientifico, originalissimo nel modo di porsi a cavallo tra scienza e poesia, precisione scientifica e meraviglia, osservazione e incanto, grazie al continuo cambio di registro delle immagini di Carvalho. Stupendo.

LA BOTANICA PARALLELA di Leo Lionni, Gallucci 2012

La botanica parallela è un libro per adulti, scritto da Leo Lionni negli ultimi anni della sua vita. Il primo a pubblicarlo in Italia fu Adelphi, nel 1976. Nel 2012 è stato ristampato da Gallucci (mi piace sempre poco la grafica delle copertine di Gallucci).
Me lo ha regalato Patrizia, un’amica che ascolta sempre con pazienza i miei incerti ragionamenti filosofici; cogitazioni che nell’ultimo anno tracciano un cammino preciso tra due poli: la realtà e l’immaginario. Questo libro su una botanica minuziosa e scientificamente fantastica chiude in modo sublime il cerchio delle mie letture su questo tema.
Riporto, a chi può interessare, le tappe del mio percorso: Ambienti umani, ambienti animali, una passeggiata per mondi sconosciuti, di Jakob von Uexküll, ben spiegato in L’aperto. L’uomo e l’animale di Agamben: le ricerche di inizio Novecento di Uexküll sulla percezione degli animali, in particolare insetti e molluschi (corredate dei disegni di un amico illustratore) sono state alla base di alcune riflessioni filosofiche di Heidegger e Rilke. A perfetto corredo di questo viaggio nella percezione sensoriale, segnalo il libro di Riccardo Falcinelli Guardare, pensare, progettare. Tutto in questi libri concorre a darci una misura del complessissimo rapporto tra percezione e immaginazione, percezione e realtà, immaginazione e realtà.
Da quando ho letto questi libri non vedo più la realtà come la vedevo prima: il mio lento spostamento del concetto di realtà ha trovato la sua apoteosi nelle piante parallele, che sto già coltivando sul terrazzo di casa mia.

“Che le piante parallele esistano nel contesto di una realtà che non è certo quella “di tutti i giorni” è ovvio al primo sguardo. Benché da lontano la loro appariscente botanicità possa trarci in inganno e farci credere di aver a che fare con uno dei tanti estri della nostra flora, ci accorgiamo ben presto che le piante che abbiamo dinanzi devono appartenere a un altro regno. Isolate in un vuoto immaginario, sembrano sfidare, ferme, indeperibili, il vortice ecologico che le circonda. Quello che infatti maggiormente ci colpisce in esse è l’assenza di una tangibile, familiare sostanza. Questa “amatericità” delle piante parallele è un fenomeno del tutto particolare; quello, forse, che più profondamente le distingue da quelle comuni che gli stanno attorno.” Leo Lionni, La botanica parallela

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MAP OF DAYS di Robert Hunter, Nobrow press 2013

Eleganza cromatica. Forza. Il misterioso fascino dalla composizione che si muove in armonia con quello dalla storia. Map of days racconta, quasi solo per immagini, il viaggio di un ragazzino dentro un orologio a pendolo, all’incontro degli enigmatici visi-creatori che dormono o vegliano in fondo al mondo fin dall’origine del tempo.
Affascinante. Comprato presso quel delizioso negozietto-galleria d’arte di graphic novel bolognese che si chiama Inuit, via Petroni 19.

IL BUCO, Oyvind Torseter, Orecchio acerbo 2013

Il buco, funziona con un meccanismo a La piccola fuggitiva di Matticchio. L’elemento protagonista sta fermo e la narrazione si costruisce intorno a questo punto fermo. In questo caso è un punto vero. Anzi, un buco (un buco vero, che attraversa tutto il libro, copertina inclusa). Il protagonista si installa in un nuovo appartamento, è pronto a iniziare la sua vita ma trova un buco. Il buco si sposta, si muove, lo fa inciampare, lo segue, lo inquieta. Finalmente il protagonista riesce a catturare il buco e decide di portarlo in un laboratorio di analisi. Gli scienziati dicono che lo terranno lì in attesa dei risultati. Il protagonista torna a casa ma il lettore si accorge che il buco è diventato luna. Il buco, a quanto pare, è un condizione metafisica dell’essere, impossibile liberarsene. Pochissimi dialoghi. Qualche suono. Qualche nota ironica. Bellissimo.

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POESIA DELLA NOTTE, DEL GIORNO, DI OGNI COSA INTORNO, Silvia Vecchini e Marina Marcolin, Topipittori 2014


Un libro di poesie delicatissime e solide insieme, accompagnate dagli acquarelli sublimi di Marina Marcolin. E’ un libro che nella forma e nel tono generale della grafica resta un po’ sospeso, incerto: non è eclatante, non è seduttivo. E’ discreto, piccolo, un po’ sfocato, come se la verità complessa dell’amore e della bellezza fosse sempre sul punto di sbiadire, e non potesse essere trattenuta. Come un sorriso vero, come un dardo, il libro arriva dritto al cuore del lettore. Vi basti ad esempio questa poesia e lo sguardo della bambina nell’immagine qui sotto.

“Il mio gioco preferito prima
di dormire è fingermi
un sasso in mezzo al bosco. Essere coperta
di muschio, stare dentro l’oscurità
stare nella pancia del lupo
sapendo che nessuno mi mangerà”

LE VISITEUR, Iching Hung, HongFei Cultures, Francia 2013

Cinque delle immagini di questo libro le avevamo selezionate nella Mostra Illustratori. Sono stata felice di scoprire il libro a cui appartenevano. E’ un libro senza testo che parla del viaggio di una strana creatura che forse viene dallo spazio. Un colpo di scena finale di rara bellezza di cui voglio parlarvi in un post a parte.

Con l’autrice Iching Hung

 A TRUE FAIRY TALE, Mikoajoziski  e Marta Ignerska, Kultura Gniewu 2013 (Polonia)

Un album astratto polacco, premio Libro dell’anno Ibby  2013. Perfetto, surreale, ipnotico.
La storia me la sono fatta raccontare dalla gentile signorina seduta allo stand Polacco: se facevo il gesto di girare pagina, mi diceva: aspetta. Come a suggerire che il ritmo doveva essere lento come un vero viaggio. E’ una storia assurda, buffamente quotidiana rispetto all’astrattismo delle tavole: una coppia decide di fare un viaggio in macchina fuori dalla Polonia, attraversa paesaggi affascinanti, montagne innevate, spieggie, marine, gallerie dalle luci psichedeliche, autostrade… Sulla strada di ritorno i due viaggiatori scoprono che in macchina c’è un ragno, e lo adottano. Ma il ragno vive bene al caldo e man mano che si avvicinano alla Polonia ha sempre più freddo. A un tratto, scappa. In ogni tavola qualcosa di piccolissimo ricorda un ragno sulla grande tela del mondo, come se il ragno fosse un simbolo, un segno della piccolezza di noi nel vasto mondo.

E i vostri libri preferiti quali sono stati?


L’ultima fiera, un romanzo (di Geena Forrest alias Elilisa)

Questo post è per quelli come me, che non si sentono né carne né pesce, che da eoni bazzicano nel mondo dell’illustrazione e ancora non hanno capito che farne veramente di tutto questo.

Elilisa

Lunedì mattina la sveglia è alle 5. Finché guido la macchina per arrivare alla stazione dei treni più vicina, mi dico che questa sarà l’ultima fiera. Basta. Non ne posso più di essere tramortita così ogni anno, dei soldi spesi, delle sfacchinate. Una mia leggera forma di ipocondria, che mi porto dietro dalle medie, mi fa anche pensare che molto probabilmente l’anno prossimo sarò morta (ho nell’ordine mal di testa, mal di gola e mal di pancia), quindi definitivamente sì, sarà proprio l’ultima. Utilizzerò questi tre giorni a Bologna per salutare le persone meravigliose conosciute in tutto questo tempo.

Data la seguente formula da me creata:

persone conosciute nel mondo dell’albo illustrato = (ore/giorno passate su facebook + ore/giorno passate nella lettura di blog vari) elevato a (anni di fiera + n. corsi di illustrazione seguiti)

realizzo che di amici vari da salutare ne avrò tanti; ma è un numero importante, non impossibile.

Il muro del pianto

Negli anni, ho stabilito un metodo per affrontare queste giornate, giusto per evitare il pericolo di essere travolti dai troppi libri, da troppa bellezza, da troppa bravura (quella degli altri) e di ritrovarsi seduta sulla moquette rossa in un angolo improbabile di un qualsiasi padiglione a ripetersi “che ci faccio qui?”.

Funziona così: qualche decina di metri prima di arrivare ai tornelli, lì, con l’agognato badge ‘valido quattro giorni’ in mano, frutto di cinque illustrazioni senza speranza spedite in quel di settembre, si decidono I Capitoli, come se la fiera fosse un romanzo da scrivere. Una volta varcata la soglia, si andrà alla ricerca esclusivamente del materiale per questi capitoli.
Di fronte ad eventi che non rientrano nei capitoli stabiliti in partenza, è permesso aggiungerne in itinere, di capitoli, al massimo altri uno o due, e solo se si tratta di eventi eccezionali (tipo, che so? Inciampare tra le braccia di David Almond o perdere il quaderno con tre giorni di appunti e contatti). Tutto il resto non importa, non si guarda, non si ascolta.

Quindi. Non so come sia stato il vostro, ma questo è il mio romanzo:

“Fiera 2014. L’ultima”

 

Capitolo 1: i collant

Se non riservi almeno un capitolo all’abbigliamento che puoi vedere in Fiera, vuol dire che il tuo romanzo è destinato a diventare definitivamente un polpettone drammatico. Io invece decido di iniziare con leggerezza e quest’anno mi concentro sui collant.

Non so se ve l’ho detto ma, oltre all’ipocondria, ho questa piccola mania di contare ogni tanto le cose: la calza più indossata risulta essere (sì, le ho contate, e sì, erano tutte ragazze diverse) un tono che a casa riesco a riprodurre stratificando la Karisma Pumpkin Orange e il giallo 031 della Caran d’Ache. Congratulazioni!

Capitolo 2: le dediche

C’è qualcosa di più bello di avere un bel libro tra le mani ed è ‘avere un bel libro tra le mani con tanto di dedica personale e il ricordo di quattro chiacchiere con l’autore e/o l’illustratore’.

Dedica su Tuttodunpezzo, di Cristina Bellemo e André Da Loba, ed. Topipittori

Tuttodunpezzo è magnifico. Forse perché ho letto sul blog dei Topipittori della genesi di questo racconto, forse perché ho due bimbi a casa anch’io e mi immagino cosa voglia dire Cristina (Bellemo), mi commuovo già alla lettura della sua dedica alla figlia. Quando poi arriva quella per me, nella pagina seguente, mi viene proprio il groppo. Tuttodunpezzo è taumaturgico, non sai quanto, cara Cristina.

Dedica su Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, di Silvia Vecchini e Marina Marcolin, ed. Topipittori

Lunedì sera sono a Les Libellules, sia per evitare uno dei funesti anatemi di Paolo (Canton), sia perché voglio vederle insieme, queste due forze della natura. Marina (Marcolin) e i suoi acquerelli mi hanno stregata da tempo. Di Silvia (Vecchini) conosco le parole fatte scrivere a Olivia su fogliettini accartocciati nel libro “Fiato sospeso”: mi pare una condizione sufficiente per andarci anche con una gamba sola.

Silvia Vecchini e Marina Marcolin a Les Libellulesfoto di Julia Racsko

Intorno a quel tavolo affollato capisco una cosa (attenzione, sviolinata in corso: astenersi deboli di cuore): un editore è bravo e ha successo anche perché le accoppiate le sa fare magnificamente.

Dedica su La signora Coniglio Bianco, di Gilles Bachelet, Rizzoli ed.

Al padiglione 33, dove il caos regna assoluto e una caterva di libri acquistabili mette a dura prova il mio metodo raziocinante, chiedo l’autografo a Gilles (Bachelet). Gli dico che la pagina con i “100 modi per cucinare la carota” de La signora Coniglio Bianco è la preferita dei miei figli. Lui si alza, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra “Non lo dica a nessuno, ma è anche la mia”. Ehm, Gilles, magari a qualcuno mi scapperà di dirlo.

Dedica su Il Cataloghissimo, per i 10 anni dei Topi

 

Capitolo 3: personaggio dell’anno

Caff̬ degli Illustratori, premiazione degli illustratori selezionati per la Fiera 2014 Рfoto di Julia Racsko

Una cosa ha accomunato un sacco di persone alla Fiera 2014: una cosa che ha a che fare col vedere lì sul palco del Caffè degli Illustratori, in mezzo a Kitty (Crowther) e Isabel (Minhòs Martins), una bionda col sorriso stampato in faccia, sempre, una beneamina che per anni, instancabilmente, in un salotto caldo, composto ed accogliente chiamato Le Figure dei Libri, non ha fatto altro che dispensare in maniera gratuita riflessioni e approfondimenti sul mondo dell’illustrazione. Questa “cosa” la chiameremo ‘l’orgoglio grato dei seguaci’. Cara Anna (Castagnoli) eravamo felici per te.

Capitolo 4: i libri

E’ chiaro che qui bisogna fare dei sottocapitoli. Utilizzare il metodo nel metodo. Dopo i primi due tre stand visitati, si stilano un po’ di categorie di libri da scovare e ci si focalizza su quelli. Sogno l’anno in cui sarò coraggiosa sul serio e deciderò di sfogliare solamente libri con la copertina gialla (ma è l’ultima fiera, dicevamo, e quindi sarà in un’altra vita).

Libri con forme geometriche e matematica

…perché si può far di conto anche senza scrivere nemmeno un numero

J’additionne, di Anne Bertier, edition MeMo

 

 

Je soustrais, di Anne Bertier, editions MeMo

 

…con triangoli, cerchi e quadrati si può parlare di tante cose

Un cuadrado, un circulo y un triangulo e Dos circulos centrados, di Alejandro Magallanes, ediciones El Naranjo

del Natale

Triangle Santa, di Tupera Tupera, Ehonkan ed.

di mezzi di trasporto

Was Baust du?, di Yusuke Yonezu, Minedition

 

e di mucche

Lola, di Olivier Douzou, Rouergue ed.

o di una vera fiaba dall’inizio alla fine

 

A True Fairy-Tale, di Mikolaj Lozinski e Marta Ignerska, Kultura Gniewu

 

Libri strani

Lo scaffale de Editions Magnani, Francia

A dirla tutta l’intero catalogo dell’editore Magnani (Francia) potrebbe appartenere a questa categoria ma, dovendo scegliere un solo titolo, vi mostro la storia della pancia di Basile che, grazie ad un incantesimo, va alla ricerca di cosa possa veramente colmare il vuoto che c’è tra petto e gambe.

Le ventre de Basile, di Camille Louzon, Magnani ed.

La voce dell’autoparlante nell’ascensore di un ospedale che diventa regina di un paese fantastico

Le dame de l’ascenseur, di Olivier Sillig e Fanny Dreyer, La Joie de Lire

Cercare i guanti persi facendo una passeggiata dentro le budella dei cani che li hanno inghiottiti

Le Musee de la Moufle, di Noémie Marsily, Sarbacane ed.

 

Un giro nell’ufficio dei papà perduti, guardando tra gli scaffali la variegata mercanzia

 

Le bureau des papas perdus, di Eric Veillé e Pauline Martin, Actes Sud Junior

 

Inseguire con arco e frecce, a cavallo di una tigre, palloncini che non ne vogliono sapere di essere scoppiati

 

Ballong jegeren, di Anniken Bjornes e Mari Kanstad Johnsen, Magikon ed.

 

 Libri sul tempo

Combien de temps, di Chloé Perarnau, Actes Sud Junior

 

Au fil du temps, di Junko Nakamura, MeMo ed.

 

 

Com o tempo, di Isabel Minhos Martins e Madalena Matoso, Planeta Tangerina ed.

 

Bambini e animali

I pupazzi di Agathe che diventano uno zoo da mostrare perché tu e lei sapete che in realtà, con un filino di immaginazione, questi peluche sono animali veri.

La ménagerie d’Agathe, di Eric Chevillard e Frédéric Rèbéna, Helium ed.

Come si fa a mettere a dormire un intero branco di animali che non ne vuol sapere di andare a letto? Ci pensa una bambina: “Chiudete un occhio”. “Poi chiudete l’altro” “Et voilà: à la sieste!”

A la sieste!, di Iris De Mouy, L’Ecole des Loisirs ed.

Un piccolo manuale su cosa NON fare se si è in compagnia di un determinato animale: NON andare in macchina col ghepardo, va veloce e potreste uscire di strada, NON stare vicino ad un elefante col raffreddore, NON fare un pisolino con l’orso, ti toccherebbe svegliarti dopo un inverno, ma soprattutto non andare sul dondolo con l’ippopotamo, voleresti via come un missile.

Don’t, di Litsa Trochatos e Virginia Johnson, Grounwood Books

(era una maquette, non ho potuto fare le foto alle pagine interne, l’illustratrice fa queste cose qui, se volete immaginarvi il genere)

 

Nuove scoperte

Tutto lo stand israeliano, mai visitato fino a quest’anno

Uri Cadduri, di Ariel Navon e Rutu Modau, Sifriat Paalim ed.

 

Uri Cadduri, di Ariel Navon e Rutu Modau, Sifriat Paalim ed. – foto di Giulia Mirandola

 

See you at the South Pole, di Nurit Zarhi, Kinneret ed.

 

Christina (Rockl) nello stand tedesco mi spiega il suo albo appena pubblicato da una piccola casa editrice: ha passato un po’ di tempo con bambini della scuola primaria e dell’infanzia chiedendo loro ‘che cosa è l’anima?’. E poi ha cercato di dare un’immagine a quelle parole.

Und Dann Platzt der Kopf, di Christina Rockl, kunstanstifter Verlag ed.

Kim (Sun-Jin), nello stand della Corea, racconta con la sua maquette la storia della piccola casa dove ora vive. Casa che prima ha ospitato un meccanico e i suoi attrezzi, poi una modista e i suoi cappelli, poi una sarta e i suoi cartamodelli. Ogni doppia pagina è un elenco visivo degli oggetti che hanno abitato quelle quattro mura nel corso dei decenni.

 

Small House 5-130, di Kim Sunjin
Small House 5-130, di Kim Sunjin: non è adorabile?

 

Capitolo 5: la mostra

La mostra bisogna guardarla con calma, darsi tempo. La visito prima da sola, poi con Lisa (D’Andrea) cara amica con cui mi piace condividere opinioni a volte simili a volte discordanti. Poi con Anna (Castagnoli), insieme alla marea degli adepti de Le figure dei libri.

Visita alla Mostra degli Illustratori con una guida d’eccezione: uno dei giuratifoto di Nicky Petruzza

Decreto quale sia il mio vincitore personale.

Per la prima volta dopo tanti anni assisto alla premiazione della fondazione SM. Sono felice per Catarina Sobral, ma non è lei la mia preferita, quindi mi siedo e disegno una coppa per un premio di consolazione. Non è molto, non vale, ma magari un giorno verrà istituito il premio Geena e allora tu sarai la prima: questa è per te Arianna Vairo, le tue tavole sono meravigliose.

Coppa Geena Forrest 1^ Premio

 Capitolo 6: gli amici

Finché il loro numero si avvicina alle tre cifre (ma credo sia possibile anche dopo), salutateli tutti. Piuttosto saltate qualche stand, non ascoltate una conferenza, ma andate in cerca di loro, uno ad uno. Perché chiacchierare del più e del meno, confidarsi progetti futuri, farsi apprezzamenti a vicenda (a volte anche esagerati, ma vada per l’esagerazione: deve combattere insicurezze esagerate), spettegolare su albi brutti pubblicati o illustrazioni brutte esposte (non dite che non l’avete mai fatto, perché non ci credo),  diventa salvifico in mezzo a quella baraonda.

Gruppo segreto, amiche – foto di Antonella Capetti

Poi può capitare che Anna (Castagnoli) vi chieda di scrivere il vostro racconto della fiera, che voi abbiate fatto tre foto in croce in quei giorni, e che arrivino loro, gli amici, a fornirvi tutto il materiale iconografico per corredare le vostre parole. Grazie grazie grazie.

Capitolo aggiunto: perdere ai piedi di David Almond la Moleskine con tre giorni di appunti, titoli, case editrici straniere papabili

E’ successo.

Epilogo

Treno Bologna-Padova, ritorno. Mi piacerebbe svelarvi che è tutta una messa in scena, un escamotage cinematografico per rendere palpabile la malinconia di me con la testa appoggiata al finestrino che guardando fuori mi ripeto “Bon. E’ finita dunque”. E invece no: per davvero un tipo che sale a Rovigo mi si siede di fronte, sfodera la sua chitarra classica e per il resto del viaggio suona musiche tristissime (bene, per carità) guardandomi con occhi umidi. Mancano solo i titoli di coda. Mi dico che forse qui si sta esagerando.
A Padova il tipo scende accendendosi una sigaretta elettronica.

Mentre aspetto il secondo treno che mi porterà definitivamente a casa, chiedendomi che cosa volessero dirmi gli astri con quel falso finale patetico, incontro Cristina (Pieropan) e Elisabetta (Benfatto), anche loro sulla via del ritorno.

E d’improvviso è come se la fiera non fosse mai finita. Commentiamo gli eventi, i padiglioni, le pubblicazioni, disfiamo valigie pur di mostrarci l’un l’altra gli acquisti, i cataloghi, le dediche. Le convinco (perché vi ho convinte, vero Cristina ed Elisabetta?) su quale sarebbe stata la vincitrice perfetta.
E in mezzo a quel caos, capisco: tutto questo è una droga (e nella scala delle droghe da cui dipendere, direi che mi è andata bene), tutto questo mi rende felice.

Ore 23.03. Arrivo a casa e in 36 minuti netti faccio a mio marito un racconto dettagliato dei tre giorni bolognesi. Lui mi ascolta con l’infinita pazienza che solo i consorti delle persone impelagate con l’illustrazione possono avere. Mi fissa dritto negli occhi, spegne la pipa e poi mi dice: “Guarda che ti devi solo dare da fare. Di più, se necessario. E poi tanto ci andrai anche l’anno prossimo, lo sai anche tu..

Già…
Mi addormento contenta, pensando che l’anno prossimo potrò farla davvero quella cosa delle copertine gialle.

Alla fine l’ho ritrovato, happy end.

Cartolina dalla Fiera del libro per Ragazzi di Bologna 2014

Ecco, si è conclusa la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna 2014. Quest’anno era un po’ la mia Fiera, e sono stata felice come un fuoco d’artificio. Perdonatemi quindi un ultimo sprazzo di vanità.
Nell’ordine: ho perso le corde vocali per far visitare a amici, gruppi, sconosciuti giornalisti pakistani, giapponesi, coreani la Mostra Illustratori (quello qui sotto è il gruppo dei lettori delle Figure dei Libri);

stretto la mano con emozione a decine di illustratori vincitori emozionatissimi, provenienti da ogni parte del mondo (nella foto la bravissima Arianna Vairo);

nella conferenza dei giurati, ripercorso i criteri della Giuria (nella foto i giurati: Errol Van de Werdt, Anna Castagnoli, Isabel Minhos, Kitty Crowther, moderati da Marcella Terrusi);

Preso il sole con alcuni lettori delle Figure dei Libri, Marina Marcolin e Massimo Caccia, chiacchierando sulla professione di illustratore.

Firmato un contratto al volo, senza leggerlo nemmeno, vaporizzando anni di raccomandazioni fatte agli allievi su come si firma un contratto! (Ma era quello fidatissimo della casa editrice De Eenhoorn, per il libro con Carll Cneut!).

Infine, l’ultima sera, durante un aperitivo improvvisato in piazza Maggiore, le tante emozioni si sono incanalate in un pennellino portatile, per questo ritratto. Un brindisi finale. Arrivederci all’anno prossimo Fiera di Bologna!


Il mio prossimo corso sarà nella terra degli dèi! in Sicilia


Corso di illustrazione con Anna Castagnoli

Dal paesaggio alla scena illustrata


29,30,31 agosto
Mazara del Vallo, Sicilia

www. annacastagnoli.com

oliver.lab@gmail.com


Anna Castagnoli, disegno per Tapirulan

Due giorni, più un pomeriggio, immersi nella natura siciliana, tra ulivi e mandorli, per imparare a illustrare partendo dall’osservazione della realtà. Alberi, fiori, nuvole, animali: come trovare una sintesi personale della realtà, capace di funzionare bene dentro un libro illustrato? Come inventare un personaggio coerente con lo stile del paesaggio che lo circonda? Ai momenti di disegno in plein air si alterneranno momenti teorici dove studieremo il linguaggio dell’illustrazione contemporanea (tendenze, stili); la composizione della doppia pagina (profondità di campo, colore, forze dinamiche del disegno); e il rapporto testo – immagine (come interpretare il testo). Il corso si concluderà con la realizzazione di un in folio (libro a due sole pagine) d’artista: illustrazione con testo a fronte. I testi e le poesie su cui lavoreremo saranno tratte dalla letteratura siciliana.

Quando: dal 23 al 25 maggio (20 ore di corso)
Dove: Campagna Il Paradiso, Mazara del Vallo, SICILIA
Costo dell’intero corso: 150 €
Organizzato da: OliverLab Associazione culturale
Per info e iscrizioni: scrivere a OliverLab:  mob.: + 39 | 328.9694977 mail: oliver.lab@gmail.com
Per raggiungere Campagna Il Paradiso:

Per chi vive in Sicilia:
autostrada A29 – Palermo – Mazara del Vallo
svincolo Mazara del Vallo, percorrere la E931 ( detta circonvallazione ) fino al secondo semaforo, qui imboccare la via Matilde Serano, percorrere questa strada e seguire la curva che porta al cavalcavia, percorre la via Almirante, imboccare  la settima traversa a sinistra, ecco il Paradiso.
Per chi vive fuori dalla Sicilia:
Aeroporto Trapani – scorrimento veloce Trapani-marsala, a destra SS188, svolta a sinistra SS115
Aeroporto Palermo – autostrada A29

Per chi non ha la macchina: servizi di navetta possono essere organizzati dagli areoporti

Per gli alloggi:
Casa Vacanza Attico Via Monsignore Audino 4 Telefono   338 180 0750
Oppure booking oppure casavacanzasicilia.it

VI ASPETTO !
Anna

Anna Castagnoli

 


Fiera di Bologna 2014: la guida dei luoghi segreti di illustratori, editori, agenti

Ogni anno, nello stesso momento, migliaia di professionisti dell’illustrazione viaggiano alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.
Il viaggio è due volte piacevole: la Fiera è un’occasione di allegri incontri e fuori dalla Fiera c’è la città di Bologna, che col suo fascino, i suoi portici, i suoi ristorantini è un detonatore di felicità.

Quest’anno abbiamo deciso di condividere tutti gli indirizzi segreti utilizzando una rete internazionale di blogger (Brasile, Spagna, Italia, Inghilterra). Il passa parola è stato veloce e divertente: editori, illustratori, agenti, autori ci hanno regalato con entusiasmo i loro indirizzi preferiti. Grazie in modo particolare alla Revista Emilia (Brasile: quest’anno il Brasile è ospite d’onore della Fiera) e a Daniel Kondo per le illustrazioni. E ora fuori il libretto degli appunti (o lo smartphone) per prendere appunti. Oppure, più semplice, scaricate il pdf alla fine dell’articolo.
Da un’idea di Ana Garralón , del blog spagnolo Anatarambana.


Grazie a Daniel Kondo per le bellissime illustrazioni!

DOVE CEANARE (Prima le cose importanti!)

Altero, Via dell´Independenza 33. “Un posto per fare colazione, pranzare o cenare. Pizze fatte sul momento e tutto economico.” (Consiglio di Paz Rodero)
Al Sangiovese, Via Paglietta 12. “Un ristorante riservato, fuori dalla confusione del centro. Imprescindibile riservare. I piatti e il servizio sono eccellenti” (Consiglio di Dolores Prades)
Antica Osteria Romagnola, Via Rialto 13. “Come tutti i ristoranti buoni durante la Fiera bisogna roservarlo con buon anticipo. Accogliente e affascinante, è il posto che abitualmente ospita incontri di agenti e editori di tutto il mondo” (Consiglio di Dolores Prades e Thaís Caramico)
Birreria Mercanzia, Piazza della Mercanzia 2/A. “Dopo molte ore di stand e moquette, e di libri, una maniera sana di rinfrescarsi le idee è prendere un aperitivo prima di cena: se ci si abitua al suo gusto amaro, sorseggiare uno spritz. Questo è uno dei nostri bar preferiti, oltre che uno spazio architettonico tra i più affascinanti. ” (Consiglio di Angel Domingo & Sandra López)
Da Nello al Montegrappa, Montegrappa 2. “Il più bolognese dei ristoranti, è un ristorante tipico, dove i camerieri, che lavorano lì da decenni, provano a seguire e rispondere  a tutte le richieste in diverse lingue” (Consiglio di Patricia Aldana, Dolores Prades e Thaís Caramico)
Osteria alle Due Porte, Via Pratello 62. “Specialità pugliesi. Il tipico ristorante dove vanno le buone forchette, un servizio ottimo e una lista di formaggi da svenire. Tutto è squisito” (Consiglio di Nati Rodríguez)
Osteria del Montesino, Via Pratello 74/b. “Dopo qualche giorno a Bologna viene voglia di variare un po’ il menù di tortellini e ravioli; questo è un buon posto per gustare piatti tipici sardi, cucina casalinga con prodotti freschissimi. L’ambiente è molto informale e capita di dover dividere il tavolo con sconosciuti, per terminare la cena con nuovi amici” (Consiglio di Isabelle Torrubia)
Osteria de´Poeti, Via De´Poeti 1/B. Uno dei ristoranti più grandi di Bologna, molti incontri e appuntamenti di lavoro si fanno lì. E’ un ristorante che resta aperto fino a molto tardi. Cucina e prezzi giusti” (Consiglio di Dolores Prades)
Scacco Matto, Via Broccaindosso 63. “Se siete riusciti a risparmiare qualche soldo, vi consiglio una cena qui. Perché anche se è un bisogno un po’ prosaico, a volte abbiamo bisogno di sentirci ossequiati” (Consiglio di Emilio Urberuaga)
Tamburini Ântica Salsamenteria Bolognesi, Via Caprarie 1. “Puoi chiamarla semplicemente Tamburini e senza altra perdita di tempo mangiarti il miglior panino alla mortadella della città” (Consiglio di Dolores Prades e Thaís Caramico)
Trattoria Belfiore, Via Marsala 11. “Un posto fantastico per cenare dopo la fiera. Il suo oste si chiama Luca. Bisogna riservare. La cucina è deliziosa e il prezzo ragionevole. E’ molto probabile che ci incontri molti illustratori e editori spagnoli, è un classico” (Consiglio di Paz Rodero e Javier Zabala)
Trattoria Tony, Via Augusto Righi 1b. “E’ una trattoria che amo perdutamente. Adoro il “bollito”, lo so che non è il piatto più leggere del mondo, però è così buono con tutte le salsine con cui lo accompagnano…”  (Consiglio di Arianna Squilloni)
Trattoria Serghei, Via Piella 12. “Ristorante con pochi tavoli. Semplice, ma con una menù e un prezzo eccellenti”. (Consiglio di Dolores Prades)
ARTE E CULTURA (Anche il cervello ha bisogno di nutrimento!)
 Cattedrale di San Pietro, Via Indipendenza 7. “Se passate non perdetela! E’ molto bella” (Consiglio di Paz Rodero)

Il Compianto nella chiesa di Santa María della Vite. Via delle Clavature 10. “Non si può passare da Bologna senza vistarlo. Questo gruppo di sculture di Niccolò dell´Arca con sette figure di terracotta in scala reale è una delle più affascianti rappresentazione plastiche del dolore e della tragedia umana ” (Consiglio di Irene Savino e Dolores Prades)

La Piazza Santo Stefano e le Sette Chiese, “La sua piazza trapezoidale, i palazzi merlettati e la Basilica di Santo Stefano che è assolutamente magica, comn una cripta pazzesca e un claustro meraviglioso. Anche l’intorno è impressionante, l’atmosfera, i bar, i restoranti….” (Consiglio di Nati Rodríguez e Javier Zabala)

Associacion Hamelin, via Zamboni, 15. “I giorni della fiera sono l’occasione di conoscere nuovi amici e incontrare i vecchi. La festa più bella, sempre piena di gente, è la mostra che organizza questa associazione nei suoi spazi, sotto i portici bolognesi. Non perdetevi data e ora sul loro sito!” (Consiglio di Anna Castagnoli e Dolores Pardes)

Librería Giannino Stoppani, Piazza Grande. “Niente di meglio che passare da questa libreria a comprare libri illustrati prima dell’aperitivo. Molti autori che firmano i libri e un’ottima selezione di album.” (Consiglio di Anna Castagnoli, Dolores Prades, Thais Caramico)

Museo Morandi, Via Fondazza 36. “Un museo che raccoglie i tesori del genio bolognese. E’ una opportunità unica di approfittare, nelle sue sale calme e mai affollate, del lavoro di questo “pittorucolo”, che dietro l’apparenza della semplicità ci incanta e ci regala “madeleine” proustiane. ” (Consiglio di Emilio Urberuaga, Dolores Prades, Thais Caramico)

MamBo, Museo d´Arte Moderna de Bologna, Via don Minzoni 14. ” Non me lo perdo mai, anche se è un po’ lontano dal centro. Non è solo uno spazio affascinante: il suo artbookshop è sempre pieno di chicche” (Consiglio di Ana Garralón)

Museo Aldrovandi, Via Zamboni 33. “Quest’anno voglio visitare un luogo di cui ho sentito parlare nel libro El coleccionista apasionado di Philip Blom: palazzo Poggia, dentro il Museo di Storia Naturale del museo Aldrovandi. Dicono che Ulisse Aldrovandi uccise un drago arrivato in città nel 1572. Non solo conservò la pelle, scrisse anche sette volumi in latino sulla dragologia. Moltissimi curiosi visitano questo museo per vedere, per la prima volta, il drago. Dicono che ogni tanto spunti. (Consiglio di Ana Garralón)

Settemostre. Vario luoghi, vedere link. “Una esposizione multipla, organizzata da ZOO design store: 7 illustratori in 7 luoghi differenti. I miei preferiti: Marina Marcolin, Arianna Vairo, Satoe Tone. (Consiglio di Anna Castagnoli)

Teatro anatomico del Archiginnasio, Piazza Galvani 1. “Il teatro, del secolo XVII è ricoperto di legno di abete con tetti artigianali. E’ un luogo di grande bellezza che non è per nulla tetro nonostante un tavolo in marmo al centro dello spezio ricordi la sua funzione originale. Lo scoprì qualche anno fa in occasione di una performance di Marion Bataille con i suoi pop-up” (Consigliato da Isabelle Torrubia)

Torre degli asinelli , Piazza di Porta Ravegnana. “Raccomando di perdersi passeggiando per le stradine della città e, se si trova la forza, salire i 498 scalini della stretta scala che data più di mille anni, per approfittare della vista della città da una privilegiata prospettiva” (Consiglio di Irene Savino)

 

PER CHI NON E’ STANCO DI PESCARE
Tienda Hoffmann, Via Altabella 23. ” Bisogna visitare questo negozio. Io non trovo mai il tempo, però se qualcuno va, mi dica se non è geniale! “ (Consiglio di Arianna Squilloni e Dolores Prades )
Al Regno Della Forma, Via Oberdan 45. “Negozio di formaggi tradizionale con una gigantesca pizza di Parmigiano Reggiano sui suoi ripiani di legno, dove incontriamo sempre qualcosa per il rifornimento annuale. Nel negozio, oltre al profumo di formaggio, si respira l’aroma del commercio tradizionale di qualità. (Consiglio di Angel Domingo & Sandra López)
Drogheria Gilberto (1905), Via Drapperie 5/Via Pescheria 18. “Luogo di prelibatezze come il Limoncello, la grappa e altri liquori artigianali. La sua cantina di vini è favolosa… accostateli a un ragù, tartufi, aceti balsamici…(Consiglio di Angel Domingo & Sandra López)
Canale delle Moline. Via Piella. “Miguel Tanco, alla mia prima visita, mi fece scoprire di notte la finestra che dalla via Piella dà su questo canale: mi fece impazzire, come se mi avessero aperto la porta del paese delle meraviglie. (Peccato che negli ultimi anni si sia molto rovinato)” (Consiglio di Angel Domingo & Sandra López)
Inuit, Via Giuseppe Petroni 19. “Una mescola di negozio, libreria, centro culturale e centro di illustrazione indipendente. Merita gettare uno sguardo alla programmazione e visitarlo per conoscere i comic e le fanzine che vengono stampati lì” (Consiglio di Thais Caramico)
Santa Catalina, Via Tagliapietre, 19. ” Santa Catalina, la incorruttibile, seduta in una cappella (1413-1463). Affascinante, oltre a essere la Santa degli artisti. La trovate nella cappella del convento delle clarisse Corpus Domini” (Consiglio di Patricia Aldana)
Se vuoi avere una versione di questo post per il tuo smartphone o tablet puoi scaricare qui il PDF con una mappa per ogni sito. Ci vediamo a Bologna!

Ti sono piaciuti i nostri consigli? Hai dei luoghi imperdibili da consigliare? Aspettiamo i tuoi commenti!

 

Ci hanno aiutato, in ordine alfabetico :


Patricia Aldana, editora
Thaís Caramico, periodista -editora del blog Garatujas Fantasticas-
Anna Castagnoli, ilustradora -editora del blog Le Figure dei Libri-
Angel Domingo & Sandra López, agentes de ilustración en Pencil Ilustradores
Adriana Fernándes, directora de arte
Ana Garralón, enredante de ideas LIJ
Daniel Kondo, ilustrador (¡generoso ilustrador de esta entrada!)
Dolores Prades, consultora editorial -editora de Revista Emilia-
Paz Rodero, ilustradora
Nati Rodríguez, coordinadora iconi
Irene Savino, directora de arte de Ediciones Ekaré
Arianna Squilloni, editora de A Buen Paso
Isabelle Torrubia, agente literario
Emilio Urberuaga, ilustrador
Javier Zabala, ilustrador
TRADUZIONI: Una versione di questa guida (ampliata, più ricca e in formato isu) in portoghese.
E una versione in inglese qui.
E la versione spagnola qui.

Per gli amici illustratori di lingua spagnola, qui un altro post pieno di consigli sulla Fiera: ¿Eres ilustrador o ilustradora y vas a la Feria de Bolonia? Con molti consigli di colleghi e amici.