Salone di Montreuil 2010, appuntamenti editori e varie

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COS’E':
Il salone del libro di Montreuil è una fiera dove tutti gli editori francesi espongono e vendono i loro libri. Un appuntamento da non mancare per avere uno sguardo d’insieme su quanto di meglio offre oggi l’editoria per ragazzi in Francia. Il Salone è a Montreuil, a 15 minuti di metro dal centro di Parigi (linea 9) e quest’anno si svolge dal 1 al 6 dicembre. Uno spazio di incontri con gli editori viene offerto agli illustratori, debuttanti e non: la conoscenza dell’inglese o – ancora meglio – del francese, è necessaria a meno che non si abbia un interprete, più avanti vi spiego i passi da fare per prendere gli appuntamenti.

PER ENTRARE AL SALONE DEL LIBRO  DI MONTREUIL:
L’entrata al Salone è gratuita, se ci si è accreditati in linea, se si è dimenticato di farlo, costa 4 euro al giorno. Dopo l’accreditazione in linea, vi verrà dato un codice a barre che vi servirà da biglietto d’entrata per tutti i 6 giorni QUI IL FORMULARIO DI ACCREDITAZIONE INDIVIDUALE.
Istruzioni per iscriversi: là dove vi chiedono “Etablissement” e “Service” scrivete: “0″. Vi chiederanno un giustificativo del vostro lavoro di professionisti del mondo dell’illustrazione, se siete illustratori, allegate un pdf con le copertine dei vostri libri, o solo con vostre illustrazioni, credo sia sufficiente. Riceverete immediatamente una mail, cliccate sul link dentro la mail e vi si aprirà la pagina col vostro codice a barre, la stampate e sarà il vostro biglietto.
Se avete difficoltà a iscrivervi, scrivete a: contact@slpj.fr (in inglese o francese).

PER PRENDERE APPUNTAMENTI CON GLI EDITORI:
Il sito del Salone di Montreuil permette agli illustratori di prendere tre appuntamenti con tre editori. Gli appuntamenti si svolgeranno in quello che viene chiamato spazio DA (Directeurs Artistiques). Funziona così: il 3 novembre 2010 sarà messa in linea, per pochi  giorni, la lista dettagliata di tutti gli editori che ricevono (solo case editrici francesi, ovviamente); sulla lista ogni editore scrive quello che cerca (progetti, illustratori affermati o debuttanti, etc…). L”illustratore dovrà scegliere 6 editori (leggete bene cosa cercano gli editori e assicuratevi che il vostro stile non sia troppo distante da quello della casa editrice!), e inviare le sue 6 preferenze insieme ad alcune sue immagini montate in PDF, verranno poi assegnati 3 appuntamenti dei 6 domandati. Non severissima, ma una selezione c’è, e non tutti avranno l’appuntamento (buttatevi però, non costa nulla e non si sa mai).

Istruzioni per prendere appuntamenti con gli editori (per chi non sa muoversi su internet): CLICCATE QUI, è su questa stessa pagina che sarà pubblicata la lista degli editori tra qualche giorno.
Oppure la strada più lunga: sulla pagina principale del Salone di Montreuil cliccate a destra: “Accès pro

Si aprirà la pagina qui in basso. Sulla barra nera, cliccate sulla scritta a destra “illustrateurs“.


ERLKÖNIG, il re degli elfi

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The Erlkonig, Albert Sterner, circa 1910

Der Erlkonig

Chi cavalca così tardi per la notte e il vento?
È il padre con il suo figlioletto;
se l’è stretto forte in braccio,
lo regge sicuro, lo tiene al caldo.

“Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?”
“Non vedi, padre, il re degli Elfi?
Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?”
“Figlio, è una lingua di nebbia, nient’altro.”

“Caro bambino, su, vieni con me!
Vedrai i bei giochi che farò con te;
tanti fiori ha la riva, di vari colori,
mia madre ha tante vesti d’oro”.

“Padre mio, padre mio, la promessa non senti,
che mi sussurra il re degli Elfi?”
“Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,
tra le foglie secche, con il suo fruscio.”

“Bel fanciullo, vuoi venire con me?
Le mie figlie avranno cura di te.
Le mie figlie di notte guidano la danza
ti cullano, ballano, ti cantano la ninna-nanna”.

“Padre mio, padre mio, in quel luogo tetro non vedi
laggiù le figlie del re degli Elfi?”
“Figlio mio, figlio mio, ogni cosa distinguo;
i vecchi salci hanno un chiarore grigiastro.”

“Ti amo, mi attrae la tua bella persona,
e se tu non vuoi, ricorro alla forza”.

“Padre mio, padre mio, mi afferra in questo istante!
Il re degli Elfi mi ha fatto del male!”

Preso da orrore il padre veloce cavalca,
il bimbo che geme stringe fra le sue braccia,
raggiunge il palazzo con stento e con sforzo,
nelle sue braccia il bambino era morto.

Goethe, 1782

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Carl Gustav Carus, Der Erlkönig, anno?

Oggi volevo presentarvi un personaggio sinistro: ERLKÖNIG, spirito malvagio che vive nei boschi e uccide i cavalieri, è un personaggio della letteratura romantica tedesca, reso famoso dalla ballata di Goethe sopra citata, poi dall’adattamento musicale di Schubert (ed altri compositori). Per questa ballata Goethe si ispirò in parte a un testo pre-esistente, in parte a un fatto di cronaca.

La cronaca: di notte, un padre aveva attraversato a cavallo una foresta con in braccio il suo bambino malato di febbre, nella speranza di salvarlo portandolo da un medico. Il bambino nel delirio della febbre gridava di vedere Erlkonig prenderlo. Il bambino moriva poi tra le braccia del padre. La cavalcata, la notte, la morte, erano un cocktail perfetto per la letteratura romantica. Ora, dopo aver letto il testo, ascoltate questa interpretazione di Schubert cantata da Dietrich Fischer-Dieskau e ditemi se non è sublime.

Musicata da Schubert (composta nel 1815) e cantata dal grande baritono Dietrich Fischer-Dieskau
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J. H. Ramberg, 1821
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Brigitte Buberl, Erlkönig und Alpenbraut,1989
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Moritz v. Schwind (1804-187), Erlkönig (Schackgalerie, München.) Fr. A. Ackermann’s Kunstverlag, Monaco
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Gustav Heinrich Naeke (1786-1835) – incisione su rame per la raccolta di opere di Goethe dal 1827 al 1834
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Eugen Neureuther, Randzeichnungen zu Goethes Balladen und Romanzen
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Schubert-Lieder, illustrati da Ernst Kutzer (1880-1965)

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Schubert-Lieder, illustrati da Ernst Kutzer (1880-1965)

Il testo a cui Goethe si ispirò era stato scritto da Johann Gottfried von Herder (1744-1803), e traduceva una ballata danese, in cui la figlia del Re degli Elfi Ellerkonge (tradotto da Herde con Erlkonig (forse per un errore, forse per avvicinarlo a uno spirito già presente nella letteratura tedesca, il Re degli Otani), invitava un cavaliere, che avrebbe avuto le sue nozze l’indomani, a danzare con lui. Il cavaliere rifiutava e lei per punirlo lo condannava a morte. Ne abbiamo una meravigliosa traduzione fatta da Carducci (mio padre mi leggeva questi versi di Carducci da bambina, e già allora il mio fascino per questa ballata mi lasciava senza fiato).

La figlia del re degli elfi

Cavalca sir Oluf la notte lontano
Per fare gli inviti, ch’è sposo diman.
Or danzano gli elfi su ‘l bel verde piano:
La donna degli elfi gli stende la man.

-Ben venga sir Oluf! Perchè vuoi scappare?
Vien dentro nel cerchio: vien balla con me.
-Ballare non devo, non posso ballare:
E’ giorno di nozze dimani per me.

Se meco tu balli, scudiero gentile,
due d’oro speroni done io ti vo’,
Ed una camicia di seta sottile,
Che al lume di luna mia madre imbiancò.

Ballare non posso, non devo ballare:
E’ giorno di nozze dimani per me.
-Sir Oluf, ascolta: ti voglio donare
Un cumulo d’oro se balli con me.

-Il cumulo d’oro ben venga; ma poi
Ballare non posso, che nozze ho diman.
-Se meco, sir Oluf, ballare non vuoi,
il morbo e il contagio ti accompagneran.

E un colpo gli batte leggero sul cuore:
Tal doglia sir Oluf più mai non sentì.
Poi bianco il rialza su ‘ suo corridore:
-Ritorna a la sposa, ritorna così.

E quando alla porta di casa egli venne
Sua madre al vegnente guardò con terror:
-Ascolta figliuolo: Di’ su, che t’avvenne?
Perchè così smorto? Che è quel pallor?

-Come esser non debbo si pallido e smorto?
Nel regno degli elfi m’avvenne d’entrar.
-Figliuolo, la sposa sarà qui di corto:
Che devo a la sposa figliuolo contar?

-Le di’ che a sollazzo cammino pel bosco
Con cane e cavallo, portandolo al fren.
Ed ecco (il mattino tremava ancor fosco)
La sposa e l’allegro corteggio ne vien.

Recavano cibi, recavano vino.
-Ov’è il mio sir Oluf? Lo sposo dov’è?
-Usciva a sollazzo pe ‘l bosco vicino
Con cane e cavallo, sarà presto a te.

La sposa una rossa cortina solleva,
e morto lì dietro sir Oluf giaceva.

Giosué Carducci. Rime nuove, (1861-1887)


5° festival della letteratura per ragazzi Tuttestorie (Cagliari)

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TUTTESTORIE, Cagliari : dal 13 al 17 ottobre 2010 un bellissimo festival di letteratura per ragazzi, con grandi nomi dell’illustrazione invitati, laboratori, conferenze e tanto ancora. Se siete nei paraggi non mancate! Trovate qui il programma.


Due corsi di illustrazione interessanti (AI)

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AMBIGUITA’ DELL’IMMAGINE

con BEPPE GIACOBBE

sabato 16 e domenica 17 Ottobre a RAVENNA

“Dall’illustrazione didascalica ad una illustrazione che interpreta il testo in modo libero”

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DISEGNARE LA COPERTINA DI UN LIBRO PER RAGAZZI

con IACOPO BRUNO

sabato 23 e domenica 24 Ottobre a MILANO

“Come comunicare i contenuti di un libro nello spazio limitato di una copertina”


Informazioni:
ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI
corso Sempione 65
20149 Milano
tel/fax: +39 02 8322840
orari segreteria: 10,00-13,00 da lunedì a giovedì

Il nostro pubblico

“Perché il bello non è che il tremendo al suo inizio.” R. M. Rilke, Elegie Duinesi

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Alfred Eisenstaedt, 1963 particolare

In quel lungo processo di addomesticamento del mondo che è l’infanzia, capita di incontrare il meraviglioso. Il meraviglioso è quello che noi adulti chiamiamo (un po’ delusi) il bello. “Ho letto un libro davvero bello”, “ho visto uno spettacolo bellissimo”, usiamo dire. E può anche essere che per un attimo, per il tempo di un bagliore, qualcosa dell’antico splendore ci sia baluginato davanti agli occhi. Irrimediabilmente lontani da quell’emozione violenta che è il mondo rivelato a un bambino.

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Alfred Eisenstaedt, 1963

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Alfred Eisenstaedt

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André Kertesz

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Alfred Eisenstaedt, 1963
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Teatro Kamishibai
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André Kertesz
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“Children watching cartoons in a movie theater,”San Carlos, CA, 946, Charles E. Steinheimer, pubblicata su LIFE (fonte)
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“A group of children watching the Punch and Judy puppet show,” UK, 1946, Pubblicata su LIFE (fonte)

Les Quatre Cent Coups, F. Truffaut, Tue Puppet Show

Un vero atelier d’illustratore (Javier Zabala)

Quasi un anno fa, quando ho avuto l’onore di visitare  lo studio di Javier Zabala, sono rimasta a bocca aperta. Un vero atelier, che più atelier non si può immaginare. Eppure lo spazio era poco, la casa, una casa normale, con figli. Lo spazio dell’atelier non si imponeva sulla casa, né si sottraeva ad essa. Semplicemente esisteva, come una stanza necessaria, quotidiana. C’erano, riflessi in ogni oggetto: la passione e la tenacia di questo grande illustratore, l’ordine necessario al disordine creativo, la volontà.
Spero che questo atelier possa ispirare anche voi come aveva ispirato me!

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