Telefono senza fili, di Renato Moriconi: divertentissimo

23 maggio, 2014
Teléfono descompuesto, Illan Brenman, Renato Moriconi, Fondo de cultura economico, Brasile

Nello scorso post vi ho annunciato che avrei parlato di due libri geniali di Renato Moriconi, un illustratore che ho conosciuto in Brasile. Ecco il primo: Teléfono descompuesto (Telefono senza fili), da un’idea di Ilan Brenman. La bella notizia è che il libro uscirà presto in Italia per Gallucci edizioni.
Teléfono descompuesto è un libro senza testo, attraversato, come da una linea, dal segreto di una parola sussurrata. Avrete di sicuro già giocato a telefono senza fili: scopo e divertimento del gioco è vedere se la parola sussurrata da orecchio a orecchio arriva a destinazione intatta o se si storpia nel tragitto. Vi lascio guardare le prime sequenze del libro (mi dispiace un po’ togliervi l’emozione di girare le grandi pagine dal vivo – 28×37 cm – ).

A ogni pagina voltata veniamo sorpresi dal nuovo personaggio che entra in scena come destinatario: ho dovuto sfogliare il libro più volte per cogliere tutta la sottigliezza delle diverse accoppiate: non sono mai scontate e ovvie.
L’alternarsi profilo / faccia di fronte, il gioco delle forme (abiti, collane, pellicce, cappelli, nasi protuberanti, decori, stoffe, piume, spille) e dei colori (sempre chiari, pochi), sono tutti elementi che contribuiscono alla cadenza allegra del ritmo.
Il fondale nero e la cornice bianca, dal canto loro, contribuiscono a un gioco di meta-testo di cui parlerò più avanti.

Prima osserviamo da vicino le coppie di personaggi. Quello che rende interessante il libro è che sono tutte coppie dove è presente una tensione nella relazione, ogni volta diversa: giullare/Re (differenza di ceto sociale); Re/armatura (c’è qualcuno dentro l’armatura? E’ sorda o ci sente, un’armatura?); armatura/palombaro (tra sordi…).

Salto alcune pagine per non togliervi tutto il gusto del libro. Arriviamo alle coppie: aborigeno/turista con macchina fotografica (un turista rispettoso dell’ambiente?); turista rispettoso dell’ambiente/ donna con pelliccia; donna con pelliccia che forse non vuole invecchiare/vecchina cliché.
La vecchina, lo scopriamo nella pagina successiva, è la nonna di Cappuccetto Rosso. Le ultime battute del libro (nonna/lupo – lupo/ Cappuccetto rosso –  Cappuccetto/cacciatore. Cacciatore/cane…) rallentano il gioco delle sorprese per portarci con più impatto verso la grande sorpresa finale.

Il gap relazionale tra i vari personaggi è sempre mitigato da alcuni elementi che uniscono e amalgamano la distanza: uno stesso colore presente in entrambe le pagine; una forma che si ripete; il decoro sulla corona e poi sul petto dell’armatura, etc.
Questo è quello che succede dentro la scena. Possiamo immaginare tutti i personaggi presenti nello stesso tempo, come in un lungo corridoio nero: lo scorrere delle pagine è una cinepresa che passa davanti a loro con un lungo piano sequenza.
Pagina dopo pagina, cinematograficamente, noi percepiamo anche le teste in movimento, proprio come assistere alla catena di un vero telefono senza fili.
Che sia lo stesso sfondo lo si capisce anche da un particolare raffinatissimo: guardate il riflesso sul profilo dell’armatura, in entrambe le pagine. Nella prima pagina prende la luce bluastra del mantello del Re e, a destra, nonostante la pagina non sia ancora girata, riflette il giallo della tuta del palombaro.

Data questa unità di sfondo, la cornice bianca che inquadra ogni scena è evidentemente posta su un altro piano di realtà: quello della superficie della carta. Il realismo stilistico dei personaggi connota ulteriormente questo scarto. C’è una cornice e, dietro, c’è la scena che si muove. Ovviamente, anche quello che accade nel corridoio nero è una realtà di carta, una mera rappresentazione pittorica: non c’è nessun tipo di dislivello tra il nero dello sfondo e il bianco della cornice, ma il lavoro del lettore (se l’illustratore è stato bravo) è dimenticarselo e credere alla realtà di quello che avviene in scena.

La cornice sovrapposta è un puro pretesto grafico, un modo per separare meglio i due personaggi e rendere più difficile, quindi più gustosa, la trasmissione del messaggio.
Il successo del gioco si basa sulla riuscita del passaggio della parola sussurrata: più ostacoli ci sono, più la tensione cresce, più c’è divertimento.

Bartolom̩ Esteban Murillo, 1618 Р1682, Spagna; Autoritratto

Il modo di incorniciare un quadro (come la pagina di un libro) è però fondamentale per la lettura del significato dell’immagine. La cornice segna il limite tra finzione e realtà. La mano di Bartolomé Murillo, nell’autoritratto qui sopra, posta fuori da una cornice dipinta, è un gioco di scatole cinesi che confonde i confini tra realtà e finzione, aprendo una breccia tra la realtà della rappresentazione e quella vissuta dal fruitore (se non c’è più confine, non ci sono più né realtà, né rappresentazione).

Fino a qui mi seguite? Ora torniamo alla scena finale del nostro telefono senza fili.

Il cane dà una leccata alla faccia del giullare (lo stesso giullare che ha dato il via al passaparola). La catena si è chiusa, la parola è ritornata a destinazione: tradotta in linguaggio canino, quindi mimico, noi possiamo finalmente VEDERLA. E’ una parola affettuosa, amorosa, forse è una frase: ti voglio bene.
Nel corridoio scuro dove sono presenti tutti i personaggi, non è successo nulla di eccezionale. Il cane ha semplicemente ripetuto la parola nell’unico modo a lui possibile: una leccata al giullare.
Come la mano di Bartolomé Murillo trasgredisce il limite imposto dalla cornice, così il cane, avvicinandosi al giullare, aumenta la credibilità della scena conferendo alla sua leccata affettuosa più forza e realtà.

Il confine tradito però, in questo caso, non è tra lettore e quadro, ma tra quadro e quadro: il lettore non è aggredito dal dubbio sulla sua realtà.
Proprio per questo il lettore può ridere. Ride perché è sorpreso dal gesto del cane, perché è contento di aver capito il messaggio, e perché si rende conto di non aver visto la cornice bianca come un limite reale. Invece era reale. Era il colletto inamidato dei ruoli sociali, altro che mero gioco grafico!
Il lettore ha creduto di essere sordo alla parola sussurrata. Invece era anche cieco.

Bravissimo Renato Moriconi.

Winsor McCay

La copertina e quarta di copertina fungono da ulteriori meta-testi (ve li lascio scoprire).

Se vi interessa sapere tutto delle cornici e del loro valore simbolico nella storia dell’arte, leggete L’invenzione del quadro di Victor Stoichita.

L’invenzione del quadro
Victor I. Stoichita
La storia della finzione scenica in pittura
16 euro

Una risposta per “Telefono senza fili, di Renato Moriconi: divertentissimo”

  1. 1 laura
    3 luglio, 2014 at 19:07

    Meravigliosa idea! Meravigliosa resa :-)