Il mondo di Beatrice Alemagna

Beatrice Alemagna, Après Noël, Autrement Jeunesse, 2001

La prima volta che mi sono ritrovata davanti ad un libro di Beatrice Alemagna ho provato una sensazione simile a quella di un innamoramento. E’ stato alla Fiera di Bologna del 2004, con Après Noël, pagina dopo pagina il cuore mi volava via.
Era la mia prima Fiera del libro e niente di tutto quello che avevo visto assomigliava all’universo di quel libro, alla libertà delle forme e dei colori, alla poesia intraducibile del testo. Fu come se qualcuno mi avesse riportato da lontano tutta la mia infanzia, intera, con i suoi lunghi giorni di pioggia, i miei quaderni di scuola, i criceti spariti, le gomme per cancellare alla cannella, gli impermeabili, i temporali estivi, l’ora della merenda…

Per capire fino in fondo l’arte di Beatrice Alemagna abbiamo bisogno di inventare una nuova categoria di emozioni: le infra-emozioni. “Infra” perché si nascondo nelle nervature delle foglie, nei solai, nelle pieghe dei vestiti… ma anche perché possiamo capirle solo se capaci di sguardi infra-rossi, come i grandi occhi umidi dei cani o quelli del bambini.

Beatrice Alemagna, Le trésor de Clara, Autrement Jeunesse, 2000

I protagonisti dei suoi libri sono bambini, cani-bambini, leoni-bambini, forme-bambine, eppure nulla nei suoi libri è solo “per bambini”, bamboleggiante o sciocco. Tutto il sacro dell’essere bambini, dell’essere piccoli viene detto e raccontato con il rispetto di una carezza fatta a qualcuno che dorme e si ama.
Non lasciatevi ingannare dalla dolcezza bonaria delle forme, dall’allegria dei colori, tutto è tremendamente serio nei libri di Beatrice.

Questi piccoli protagonisti sembrano di volta in volta costretti ad un confronto. Confronto con l’altro (Mon amour, Le secret d’Ugolin, Un et sept), confronto con la brutalità o l’indifferenza del mondo (Gisèle de verre, Histoire courte d’une goutte, Un lion à Paris, Une maman trop pressée)…

Beatrice Alemagna, Gisèle de verre, Seuil Jeunesse 2002 (particolare)

Beatrice Alemagna, Gisèle de verre, Seuil Jeunesse 2002

…confronto con impalpabili emozioni date dal sentimento del tempo che passa (Après Noël), o dal passaggio delle nuvole (La promenade d’un distrait), confronto soprattutto con il crescere, evento necessario e problematico (Je voulais une tortue).
Gli esiti di questo confronto sono di volta in volta diversi ed unici, esattamente come unica è la soluzione che ogni bambino trova nella vita per sopravvivere al difficile compito di diventare grande.

Beatrice Alemagna, Je voulais une tortue, Panama 2005

“… I miei genitori avevano ragione: una tartaruga può diventare molto grande!”

Beatrice Alemagna, Je voulais une tortue, Panama 2005

Beatrice Alemagna riesce a raccontarci del difficile compito di crescere dalla prospettiva che può averne un bambino, senza alcun accento pedagogico o moraleggiante. La grammatica della fantasia che Gianni Rodari ci incoraggiava ad usare per raccontare storie ai bambini trova nei suoi libri le forme più belle e imprevedibili.

Beatrice Alemagna, Un lion à Paris, Autrement 2006

Il leone per le strade di Parigi che nessuno guarda perché in una grande città si è ormai abituati a tutto, finisce per trovare la sua felicità come statua di una piazza (Un lion à Paris). La trasparente bambina di vetro (Gisèle de verre) dentro cui si può vedere ogni pensiero, anche il più bizzarro, sarà costretta a viaggiare per sempre per fuggire la paura che gli adulti hanno di lei. La piccola goccia d’acqua che si perde nei cunicoli del mondo in Histoire courte d’une goutte finisce per seccare su un marciapiede.

“Combien sont-elles, toutes ces choses qui disparaissent sans qu’on ait eu le temps de les voir?”

Beatrice Alemagna, Histoire courte d’une goutte, Autrement 2004

Quante sono le cose che spariscono senza che abbiamo avuto il tempo di vederle ? Quanti impalpabili, inestimabili tesori verranno perduti crescendo, vivendo? E’ davanti a questa domanda che Beatrice Alemagna ci obbliga a stare. Siamo noi i testimoni di questo evaporare delle cose più preziose? E’ proprio davanti a noi, alla nostra indifferenza che soffrono le cose, gli animali, i bambini?

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Beatrice Alemagna, Histoire courte d’une goutte, Autrement 2004

Una domanda scomoda, ma i libri di Beatrice Alemagna non ci lasciano soli, ci prendono per mano (Non avevate capito? Siamo noi che ci siamo perduti!), ci guidano con dolcezza verso una risposta, verso un abbraccio, ci sussurrano come un segreto: non lasciare alla loro solitudine le cose-bambine, non averne paura, guarda come sono belle… Sta parlando delle cose-bambine che abitano in fondo al nostro cuore, là dove tutta la fragilità della nostra infanzia, quella che abbiamo dimenticato, quella che non vogliamo più riconoscere nell’altro, continua a esistere e chiamarci.

Beatrice Alemagna, La promenade d’un distrait, Seuil Jeunesse 2005

(L’uso delle immagini di Beatrice Alemagna mi è stato gentilmente concesso dall’autrice stessa. Ogni riproduzione è vietata).

Leggi l’analisi di “Un lion à Paris”…
Leggi l’intervista a Beatrice Alemagna…


Cock Robin, Death and Burial of Cock Robin

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Death and Burial of Cock Robin, published by John Harris ,1819

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Death and Burial  of Cock Robin” è una delle più famose e misteriose filastrocche inglesi per bambini, data molti secoli. (V. O.). Era, nella libera traduzione di Nico Orengo, la mia filastrocca preferita quando ero bambina (ero una bambina macabra, degna di un racconto di Gorey).
Mi piaceva il girotondo di prospettive che si tesseva intorno all’evento della morte. Mi incantavano gli obblighi che stabiliva il linguaggio. L’azione dei personaggi, i loro sentimenti, non venivano definiti dalla loro natura, dalle loro qualità, venivano definiti dal gioco di parole che si intesseva nel verso. Questo potere della parola aveva per me un fascino perverso.

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(…)

Il Passero assassino, la Colomba innamorata, gli amici animali legati alla morte del Pettirosso dalle rime…
Chi leggerà la Messa?
Io, disse il Corvo,
per antica promessa
leggerò la Messa.

tutti avevano un compito. Era questa posizione meccanica nell’orologio della morte del Pettirosso ad essere importante, la sua precisione. Nessuna differenza morale distingueva i personaggi e le loro funzioni. Dentro di me, ricordo (avevo sei, sette anni), era già ben presente il senso della colpa e della pena. La filastrocca me ne affrancava. Creava un mondo nuovo, nuove leggi, sancite dai suoni, dalla forma delle s, dai nomi inusuali (Nibbio, Tarabuso, Fanello), dalle assonanze. Questo nuovo mondo era altrettanto rigido, altrettanto severo, ma la sua struttura morale non si organizzava più intorno alla colpa, in una struttura gerarchica, come nel mio mondo di bambina, ma intorno alla cura, in un universo bidimensionale, più semplice.

Non smetteva di turbarmi e affascinarmi la sensazione che anche il Passero (la morte), assassinando il Pettirosso, aveva avuto cura di lui.

John Anster Fitzgerald, Who Killed Cock Robin, 1860

Published by M. Morgan e A. Morgan, Stafford , ca. 1800

Vai al post: La vera morte di Cock Robin (simbologia del pettirosso).
Vai al post: The babes in the wood


Una lettera dai Topipittori in difesa dell’editoria per ragazzi

Per arricchire la nostra piccola discussione sull’editoria italiana (nei commenti), mi è sembrato giusto dare voce alla difesa (!). Giovanna Zoboli, editrice insieme a Paolo Canton della Topipittori, uno delle case editrici più interessanti del panorama italiano, ci racconta il suo impegno.

Joanna Concejo, Il signor Nessuno, Topipittori 2008

…………………….“Dopo la piccola discussione sorta intorno alla petizione promossa per sensibilizzare la stampa nei confronti della letteratura per ragazzi, Anna mi ha chiesto di mandare una cartolina al suo blog sul nostro lavoro editoriale. Non è la prima volta che sento strapazzare l’editoria italiana, e facendone parte, sono abbastanza contenta di poter dire qualcosa a sua difesa. Topipittori, la casa editrice fondata da me e da Paolo Canton, si avvia al suo quinto anno di vita.

Editiamo esclusivamente libri illustrati e picture books. In catalogo abbiamo 27 titoli. Di circa la metà abbiamo venduto i diritti all’estero. In particolare in Francia. E ad alcune fra le migliori case editrici del settore: Autrement, Editions du Rouergue, Naive, Joie de lire. Dunque, possiamo dire di non avere complessi di inferiorità. Pubblichiamo, con produzioni nostre, quindi non acquistate, autori di tutto il mondo, molti dei quali editano con noi la loro opera prima: Gwenola Carrère, Keisuke Shimura, Kiyoko Sakata, Julia Binfield, Francesca Bazzurro, Antonio Marinoni, Antonio Koch, Silvana D’Angelo, Joanna Concejo, Eleanor Marsto, etc…

Kiyoto Sakata, La bambina di neve, Topipittori 2007

Dunque svolgiamo un lavoro di ricerca e scoperta di talenti di livello internazionale. Quest’anno Chiara Carrer con il nostro La bambina e il lupo ha ricevuto una menzione alla Biennale di Barreiro.

Chiara Carrer, La bambina e il lupo, Topipittori 2005

Francesca Bazzurro e Orith Kolodny hanno ricevuto una menzione agli Award di Bologna 2008, non con un libro nostro. Ma sono un’illustratrice e una grafica che in questo settore hanno cominciato a lavorare con noi. Lasciando da parte il nostro caso, vi chiedo: avete mai pensato che la qualità della produzione libraria è determinata dal mercato a cui si rivolge? Il mercato francese ha numeri decisamente migliori dei nostri. Vanta una quantità decisamente maggiore di lettori, può contare su una stampa e su istituzioni sensibili e attente. Pensate che questo non abbia ripercussioni sulla fisionomia di una casa editrice?

Maja Celija, Filastrocca acqua e sapone, Topipittori 2004

La possibilità di sperimentare nuovi linguaggi si fonda anche sul livello diffuso di cultura su cui si può contare e sulla considerazione sociale di cui gode il lavoro culturale e intellettuale. Come vi sembra che stiamo in Italia noi editori, quanto a cultura diffusa e considerazione sociale? Ha senso pubblicare delle meraviglie che impiegano oltre cinque anni per vendere una tiratura di duemila copie? Il mercato non è Marte, naturalmente. Il mercato siamo noi. Varrebbe la pena di cominciare a riflettere sul modo in cui parliamo di cultura, in questo paese.”

Giovanna Zoboli, editrice


Jan Å vankmajer: Alice

Jan Å vankmajer non è esattamente un illustratore di libri per bambini. Ma, per i suoi cortometraggi (spesso ispirati al mondo dell’infanzia), le sue marionette, le sue scenografie, le sue prospettive altezza-bambino, per l’influenza che ha avuto su universi come quelli di Tim Burton, Terry Gilliam, dei fratelli Quay… non credo si possa parlare di storia dell’illustrazione senza conoscere la sua opera.

Jan Švankmajer è nato a Praga nel 1934. Nella stessa Praga brumosa di Kafka.
La pittura di Max Ernst e Arcimboldo, tutta la letteratura mitteleuropea, la riscoperta degli scritti del marchese De Sade e, d’oltre oceano, i colori modernissimi e scuri dell’opera di Edgar Allan Poe, influenzano il suo immaginario. Sarà uno dei più importanti artisti surrealisti del ‘900. Nel 1972 il regime comunista gli proibisce di continuare la sua opera, mettendo al bando molti suoi films. La sua fama resterà sconosciuta all’occidente fino agli anni ’80.

Qui sotto un frammento del film d’animazione considerato il capolavoro di Å vankmajer: Alice. Del 1988.
Abbiamo spesso parlato in questo blog del rapporto tra testo e immagine. Per come io sento la storia di Alice, Å vankmajer è stato in assoluto l’artista che ha meglio interpretato, attraverso delle immagini, il testo di Lewis Carroll. Ecco un brano del film…

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Firmate la petizione!

 

Tra centinaia di petizioni da firmare che arrivano via e-mail, questa mi piace in modo particolare:
Dare più spazio alla letteratura per ragazzi sulla stampa italiana.
Perché la cultura per ragazzi non è una cultura di serie B. E’ una cultura prioritaria, urgente. Senza nessuna riflessione culturale che la sostenga, che destino può avere? Chi ne farà le spese?
Firmate qui! Fate circolare il più possibile.
Da un’idea di Janna Carioli, promossa e sostenuta da:


Roland, di André François,1958

Ecco un altro capolavoro di André François (nato André Farkas a Temesvár, ex-Ungheria, da una famiglia ebraica nel 1915 e morto in Francia nel 2005): “Roland“, del 1958, riedito da Circonflexe nel 1992. Testo di Nelly Stéphane.

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André François,1958 (Circonflexe, 1992)

Roland è arrivato in ritardo a scuola e viene messo in punizione. Per noia disegna una tigre, dice “CRACK!” e la tigre diventa viva.
La tigre si stira e si allunga e molto educatamente dice “buongiorno” al maestro. Il maestro le risponde: non c’è posto per te qui. Fa uscire tutti per la ricreazione e lascia Roland in punizione in classe, allora lui disegna una zebra e dice “CRACK!” e la zebra diventa viva…

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

(Salto tre tavole). Dopo che la zebra ha rotto il vetro per scappare, i bambini giocano nella classe riempita di neve, il maestro li manda tutti a casa perché fa veramente troppo freddo.
Per strada Roland incontra Isabelle, col suo mantello di pelliccia. Dice “CRACK!” e tutte le bestiole del mantello della bambina ridiventano vive.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

(Salto una tavola). Isabelle urla “mi hai rubato il mantello di visone!”, e Roland viene messo in prigione.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Una delle piccole bestiole di visone lo raggiunge in carcere, sa aprire le serrature, aiuta Roland a fuggire. Lui la segue sui tetti e in diverse avventure (disegna una ballerina per un bambina che non ha giocattoli e la fa ballare dicendo “CRACK!“…etc… salto 4 bellissime tavole).
In mezzo ad una piazza due signore litigano per un taxi (carrozza) trainato da una zebra, è la zebra che Roland aveva disegnato. Roland le fa un cenno con la mano, la zebra si libera dal traino e lui ci monta sopra…

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

La zebra scivola su una buccia di banana (il testo specifica: non si fa minimamente male), Roland cade nel canale.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

In fondo al canale Roland prende un pesce spada, poi vede brillare un altro pesce e lascia il pesce spada per andare a catturare l’altro, che è tutto piatto: se lo mette in tasca.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Per consolarsi della perdita della zebra disegna due asini e dice “CRACK!“, gli asini lo accompagnano fino a casa.
Arrivato a casa la madre gli dà un grande vaso per mettere dentro il pesce che brilla. Ma non brilla più. Roland racconta alla mamma perché è arrivato in ritardo per la merenda. La madre allora gli dice: vai a chiedere scusa a Isabelle per averle rubato il mantello di visone.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Intanto Isabelle senza mantello ha preso un raffreddore. Pentita di aver fatto mettere Roland in prigione è molto contenta di vedere che è libero. Roland per scusarsi le regala il pesce. Il pesce torna a brillare.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Tornato a casa Roland trova la zebra e i due asini ad aspettarlo. La madre gli dice: puoi tenerli con te ma devi promettermi che non dirai mai più “CRACK!” questa casa è troppo piccola per accogliere ancora altri animali.
Roland è un pò triste ma ha i compiti da fare e dopotutto non è poi così male farli insieme alla zebra e ai due asini.
Solo il gatto è davvero triste, avrebbe volentieri mangiato il pesce!

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

La storia è una corsa a perdifiato nella magia di una realtà argentata, trasversale, il cui splendore ha lo stesso luccichio della scivolata in slitta nel capolavoro di Bruno Schulz: Le botteghe color cannella. (Leggi)

Le istituzioni del mondo adulto (la scuola, il carcere), vengono sovvertite dal CRACK! della fantasia di Roland.
Gli animali (qui rappresentanti la forza cinetica della vita, la creatività) che nel mondo della realtà sono imprigionati in una funzione (la pelliccia, il taxi-carrozza), vengono liberati e ricondotti alla loro natura di movimento.
Qui non si tratta solo della fantasia che irrompe nella realtà, come nelle Lacrime di coccodrillo, ma di un’azione sovversiva contro tutto ciò che è passivo, statico, coercitivo. CRACK! è’ un suono di rottura, una dichiarazione di guerra.

Roland è sempre in ritardo perché non può essere in accordo coi tempi e con le regole del vivere sociale, per questo viene punito. “Roland” è un libro anarchico?
Guardiamo la relazione tra Roland e la madre. Ritroviamo la stessa dinamica nella famosa scena del latte rovesciato di “Miracolo a Milano”…

Come nel film di De Sica la madre è capace di accogliere (offre il vaso a Roland per contenere il pesce) le potenze della fantasia, permettendo così al bambino di integrare il suo mondo fantastico nella conquista della realtà.
Non la stessa cosa ha saputo fare il maestro all’inizio del libro, quando dice alla tigre di Roland: non c’è posto per te qui.
Il libro è una denuncia alla nostra società. Così difesa contro la fantasia…Ci indica una nuova possibilità di essere ed educare (pensando che è stato pubblicato agli inizi degli anni ’60, è triste vedere come è ancora attuale).
Guardate che pace c’è nella casa di Roland…

Per quanto riguarda lo stile delle tavole, così vive, dinamiche, in perfetto accordo col testo…, tutta la scuola dell’impressionismo confluisce nei tratti di André François, incantandoci.

Pierre Bonnard, The Little Laundress, 1896.

Eduard Vuillard, Interior, 1893

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