Cock Robin, Death and Burial of Cock Robin

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Death and Burial of Cock Robin, published by John Harris ,1819

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Death and Burial  of Cock Robin” è una delle più famose e misteriose filastrocche inglesi per bambini, data molti secoli. (V. O.). Era, nella libera traduzione di Nico Orengo, la mia filastrocca preferita quando ero bambina (ero una bambina macabra, degna di un racconto di Gorey).
Mi piaceva il girotondo di prospettive che si tesseva intorno all’evento della morte. Mi incantavano gli obblighi che stabiliva il linguaggio. L’azione dei personaggi, i loro sentimenti, non venivano definiti dalla loro natura, dalle loro qualità, venivano definiti dal gioco di parole che si intesseva nel verso. Questo potere della parola aveva per me un fascino perverso.

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(…)

Il Passero assassino, la Colomba innamorata, gli amici animali legati alla morte del Pettirosso dalle rime…
Chi leggerà la Messa?
Io, disse il Corvo,
per antica promessa
leggerò la Messa.

tutti avevano un compito. Era questa posizione meccanica nell’orologio della morte del Pettirosso ad essere importante, la sua precisione. Nessuna differenza morale distingueva i personaggi e le loro funzioni. Dentro di me, ricordo (avevo sei, sette anni), era già ben presente il senso della colpa e della pena. La filastrocca me ne affrancava. Creava un mondo nuovo, nuove leggi, sancite dai suoni, dalla forma delle s, dai nomi inusuali (Nibbio, Tarabuso, Fanello), dalle assonanze. Questo nuovo mondo era altrettanto rigido, altrettanto severo, ma la sua struttura morale non si organizzava più intorno alla colpa, in una struttura gerarchica, come nel mio mondo di bambina, ma intorno alla cura, in un universo bidimensionale, più semplice.

Non smetteva di turbarmi e affascinarmi la sensazione che anche il Passero (la morte), assassinando il Pettirosso, aveva avuto cura di lui.

John Anster Fitzgerald, Who Killed Cock Robin, 1860

Published by M. Morgan e A. Morgan, Stafford , ca. 1800

Vai al post: La vera morte di Cock Robin (simbologia del pettirosso).
Vai al post: The babes in the wood


Una lettera dai Topipittori in difesa dell’editoria per ragazzi

Per arricchire la nostra piccola discussione sull’editoria italiana (nei commenti), mi è sembrato giusto dare voce alla difesa (!). Giovanna Zoboli, editrice insieme a Paolo Canton della Topipittori, uno delle case editrici più interessanti del panorama italiano, ci racconta il suo impegno.

Joanna Concejo, Il signor Nessuno, Topipittori 2008

…………………….“Dopo la piccola discussione sorta intorno alla petizione promossa per sensibilizzare la stampa nei confronti della letteratura per ragazzi, Anna mi ha chiesto di mandare una cartolina al suo blog sul nostro lavoro editoriale. Non è la prima volta che sento strapazzare l’editoria italiana, e facendone parte, sono abbastanza contenta di poter dire qualcosa a sua difesa. Topipittori, la casa editrice fondata da me e da Paolo Canton, si avvia al suo quinto anno di vita.

Editiamo esclusivamente libri illustrati e picture books. In catalogo abbiamo 27 titoli. Di circa la metà abbiamo venduto i diritti all’estero. In particolare in Francia. E ad alcune fra le migliori case editrici del settore: Autrement, Editions du Rouergue, Naive, Joie de lire. Dunque, possiamo dire di non avere complessi di inferiorità. Pubblichiamo, con produzioni nostre, quindi non acquistate, autori di tutto il mondo, molti dei quali editano con noi la loro opera prima: Gwenola Carrère, Keisuke Shimura, Kiyoko Sakata, Julia Binfield, Francesca Bazzurro, Antonio Marinoni, Antonio Koch, Silvana D’Angelo, Joanna Concejo, Eleanor Marsto, etc…

Kiyoto Sakata, La bambina di neve, Topipittori 2007

Dunque svolgiamo un lavoro di ricerca e scoperta di talenti di livello internazionale. Quest’anno Chiara Carrer con il nostro La bambina e il lupo ha ricevuto una menzione alla Biennale di Barreiro.

Chiara Carrer, La bambina e il lupo, Topipittori 2005

Francesca Bazzurro e Orith Kolodny hanno ricevuto una menzione agli Award di Bologna 2008, non con un libro nostro. Ma sono un’illustratrice e una grafica che in questo settore hanno cominciato a lavorare con noi. Lasciando da parte il nostro caso, vi chiedo: avete mai pensato che la qualità della produzione libraria è determinata dal mercato a cui si rivolge? Il mercato francese ha numeri decisamente migliori dei nostri. Vanta una quantità decisamente maggiore di lettori, può contare su una stampa e su istituzioni sensibili e attente. Pensate che questo non abbia ripercussioni sulla fisionomia di una casa editrice?

Maja Celija, Filastrocca acqua e sapone, Topipittori 2004

La possibilità di sperimentare nuovi linguaggi si fonda anche sul livello diffuso di cultura su cui si può contare e sulla considerazione sociale di cui gode il lavoro culturale e intellettuale. Come vi sembra che stiamo in Italia noi editori, quanto a cultura diffusa e considerazione sociale? Ha senso pubblicare delle meraviglie che impiegano oltre cinque anni per vendere una tiratura di duemila copie? Il mercato non è Marte, naturalmente. Il mercato siamo noi. Varrebbe la pena di cominciare a riflettere sul modo in cui parliamo di cultura, in questo paese.”

Giovanna Zoboli, editrice


Jan Å vankmajer: Alice

Jan Å vankmajer non è esattamente un illustratore di libri per bambini. Ma, per i suoi cortometraggi (spesso ispirati al mondo dell’infanzia), le sue marionette, le sue scenografie, le sue prospettive altezza-bambino, per l’influenza che ha avuto su universi come quelli di Tim Burton, Terry Gilliam, dei fratelli Quay… non credo si possa parlare di storia dell’illustrazione senza conoscere la sua opera.

Jan Švankmajer è nato a Praga nel 1934. Nella stessa Praga brumosa di Kafka.
La pittura di Max Ernst e Arcimboldo, tutta la letteratura mitteleuropea, la riscoperta degli scritti del marchese De Sade e, d’oltre oceano, i colori modernissimi e scuri dell’opera di Edgar Allan Poe, influenzano il suo immaginario. Sarà uno dei più importanti artisti surrealisti del ‘900. Nel 1972 il regime comunista gli proibisce di continuare la sua opera, mettendo al bando molti suoi films. La sua fama resterà sconosciuta all’occidente fino agli anni ’80.

Qui sotto un frammento del film d’animazione considerato il capolavoro di Å vankmajer: Alice. Del 1988.
Abbiamo spesso parlato in questo blog del rapporto tra testo e immagine. Per come io sento la storia di Alice, Å vankmajer è stato in assoluto l’artista che ha meglio interpretato, attraverso delle immagini, il testo di Lewis Carroll. Ecco un brano del film…

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Firmate la petizione!

 

Tra centinaia di petizioni da firmare che arrivano via e-mail, questa mi piace in modo particolare:
Dare più spazio alla letteratura per ragazzi sulla stampa italiana.
Perché la cultura per ragazzi non è una cultura di serie B. E’ una cultura prioritaria, urgente. Senza nessuna riflessione culturale che la sostenga, che destino può avere? Chi ne farà le spese?
Firmate qui! Fate circolare il più possibile.
Da un’idea di Janna Carioli, promossa e sostenuta da:


Roland, di André François,1958

Ecco un altro capolavoro di André François (nato André Farkas a Temesvár, ex-Ungheria, da una famiglia ebraica nel 1915 e morto in Francia nel 2005): “Roland“, del 1958, riedito da Circonflexe nel 1992. Testo di Nelly Stéphane.

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André François,1958 (Circonflexe, 1992)

Roland è arrivato in ritardo a scuola e viene messo in punizione. Per noia disegna una tigre, dice “CRACK!” e la tigre diventa viva.
La tigre si stira e si allunga e molto educatamente dice “buongiorno” al maestro. Il maestro le risponde: non c’è posto per te qui. Fa uscire tutti per la ricreazione e lascia Roland in punizione in classe, allora lui disegna una zebra e dice “CRACK!” e la zebra diventa viva…

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

(Salto tre tavole). Dopo che la zebra ha rotto il vetro per scappare, i bambini giocano nella classe riempita di neve, il maestro li manda tutti a casa perché fa veramente troppo freddo.
Per strada Roland incontra Isabelle, col suo mantello di pelliccia. Dice “CRACK!” e tutte le bestiole del mantello della bambina ridiventano vive.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

(Salto una tavola). Isabelle urla “mi hai rubato il mantello di visone!”, e Roland viene messo in prigione.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Una delle piccole bestiole di visone lo raggiunge in carcere, sa aprire le serrature, aiuta Roland a fuggire. Lui la segue sui tetti e in diverse avventure (disegna una ballerina per un bambina che non ha giocattoli e la fa ballare dicendo “CRACK!“…etc… salto 4 bellissime tavole).
In mezzo ad una piazza due signore litigano per un taxi (carrozza) trainato da una zebra, è la zebra che Roland aveva disegnato. Roland le fa un cenno con la mano, la zebra si libera dal traino e lui ci monta sopra…

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

La zebra scivola su una buccia di banana (il testo specifica: non si fa minimamente male), Roland cade nel canale.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

In fondo al canale Roland prende un pesce spada, poi vede brillare un altro pesce e lascia il pesce spada per andare a catturare l’altro, che è tutto piatto: se lo mette in tasca.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Per consolarsi della perdita della zebra disegna due asini e dice “CRACK!“, gli asini lo accompagnano fino a casa.
Arrivato a casa la madre gli dà un grande vaso per mettere dentro il pesce che brilla. Ma non brilla più. Roland racconta alla mamma perché è arrivato in ritardo per la merenda. La madre allora gli dice: vai a chiedere scusa a Isabelle per averle rubato il mantello di visone.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Intanto Isabelle senza mantello ha preso un raffreddore. Pentita di aver fatto mettere Roland in prigione è molto contenta di vedere che è libero. Roland per scusarsi le regala il pesce. Il pesce torna a brillare.

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

Tornato a casa Roland trova la zebra e i due asini ad aspettarlo. La madre gli dice: puoi tenerli con te ma devi promettermi che non dirai mai più “CRACK!” questa casa è troppo piccola per accogliere ancora altri animali.
Roland è un pò triste ma ha i compiti da fare e dopotutto non è poi così male farli insieme alla zebra e ai due asini.
Solo il gatto è davvero triste, avrebbe volentieri mangiato il pesce!

André François,1958 (INGRANDISCI L’IMMAGINE)

La storia è una corsa a perdifiato nella magia di una realtà argentata, trasversale, il cui splendore ha lo stesso luccichio della scivolata in slitta nel capolavoro di Bruno Schulz: Le botteghe color cannella. (Leggi)

Le istituzioni del mondo adulto (la scuola, il carcere), vengono sovvertite dal CRACK! della fantasia di Roland.
Gli animali (qui rappresentanti la forza cinetica della vita, la creatività) che nel mondo della realtà sono imprigionati in una funzione (la pelliccia, il taxi-carrozza), vengono liberati e ricondotti alla loro natura di movimento.
Qui non si tratta solo della fantasia che irrompe nella realtà, come nelle Lacrime di coccodrillo, ma di un’azione sovversiva contro tutto ciò che è passivo, statico, coercitivo. CRACK! è’ un suono di rottura, una dichiarazione di guerra.

Roland è sempre in ritardo perché non può essere in accordo coi tempi e con le regole del vivere sociale, per questo viene punito. “Roland” è un libro anarchico?
Guardiamo la relazione tra Roland e la madre. Ritroviamo la stessa dinamica nella famosa scena del latte rovesciato di “Miracolo a Milano”…

Come nel film di De Sica la madre è capace di accogliere (offre il vaso a Roland per contenere il pesce) le potenze della fantasia, permettendo così al bambino di integrare il suo mondo fantastico nella conquista della realtà.
Non la stessa cosa ha saputo fare il maestro all’inizio del libro, quando dice alla tigre di Roland: non c’è posto per te qui.
Il libro è una denuncia alla nostra società. Così difesa contro la fantasia…Ci indica una nuova possibilità di essere ed educare (pensando che è stato pubblicato agli inizi degli anni ’60, è triste vedere come è ancora attuale).
Guardate che pace c’è nella casa di Roland…

Per quanto riguarda lo stile delle tavole, così vive, dinamiche, in perfetto accordo col testo…, tutta la scuola dell’impressionismo confluisce nei tratti di André François, incantandoci.

Pierre Bonnard, The Little Laundress, 1896.

Eduard Vuillard, Interior, 1893

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Le lacrime di coccodrillo, André François, 1969

Le Lacrime di Coccodrillo di André François è un libro in formato lettera. Il formato “all’italiana” è piccolo, un vero formato lettera intercontinentale, lo si tiene su una mano. Pronto per essere spedito, con tanto di spazio sulla copertina per scriverci su il destinatario. Sulla quarta di copertina, accanto all’etichetta “ATTENZIONE FRAGILE” c’è scritto: contiene 1 coccodrillo.
E’ un libro? No! E’ un picture book!
Già abbiamo scoperto una qualità fondamentale del picture book: ci coglie di sorpresa.

Le lacrime di coccodrillo, André François, Delpire 1956

Siccome il coccodrillo era troppo lungo per stare tutto sulla copertina la coda è stata messa all’interno della prima risguardia ( che cosa dite? L’illustratore avrebbe potuto disegnarlo più corto? Ma questo è un coccodrillo vero!).

La storia incomincia così:

Queste sono lacrime di coccodrillo!
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?
Tu stai piangendo lacrime di coccodrillo.
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?

Ora te lo spiego cosa sono le lacrime di coccodrillo.

Provate a leggere il testo senza guardare l’immagine, il senso resta quasi intatto, ma con che intonazione leggere la domanda: Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO? Con l’illustrazione a fianco, l’intonazione è lampante: è un UNUHEEE urlato dal bambino che frigna. E’ una frase sonora, un singhiozzo. Le maiuscole e la ripetizione della frase ne accentuano il suono in crescendo.
L’atteggiamento pacifico del padre sulla sedia a dondolo darà invece la giusta intonazione alla spiegazione delle pagine successive…

E’ facile catturare un coccodrillo;
ti serve solo una LUNGA CASSA DI LEGNO
e ti imbarchi per l’Egitto.

Una volta arrivato compri un fez e un dromedario.


Tutto l’universo della storia è retto da questa prima affermazione: E’ facile catturare un coccodrillo.
Affermazione chiaramente improbabile, ma…potere della parola scritta…l’affermazione decreta l’esistenza di un mondo. La storia è degna di una “Lezione americana” di Italo Calvino: veloce, minimale, imprevedibile.
Dopo alcune divertentissime pagine arriva il momento della cattura…

Infine, ti siedi tranquillamente fingendo di non guardare,
e tutti i coccodrilli provano la LUNGA CASSA PER COCCODRILLO.

Trovato il coccodrillo della taglia giusta, fatti i saluti alla mamma del coccodrillo, bisogna pensare all’uccellino che non vuole separarsi dal coccodrillo…

Così bisogna metterlo in una gabbia e inviare tutto per posta.


Senza essercene accorti siamo già entrati in un universo parallelo, del tutto simile al nostro ma dove è normale leggere un giornale seduti accanto ad un coccodrillo, o spedirne uno per posta. La confezione del libro in “formato pacco postale” contiene la storia di un coccodrillo che viene spedito per posta. Il pacco è dunque arrivato fino a noi? Eravamo proprio noi i destinatari? Da quando lo abbiamo aperto il nostro mondo è sempre lo stesso?

Non dovresti lavarti i denti nel salone!
E’ maleducazione.

I coccodrilli hanno uno spazzolino da denti molto particolare.



Seguono pagine che illustrano scene di vita quotidiana condivise col coccodrillo: I coccodrilli ti portano a spasso per la città, adorano il bagno con l’acqua tiepida, conoscono divertentissime storielle…
Sono scene comiche. Perché? Perché la vicinanza tra il coccodrillo e la famiglia è inversamente proporzionale alla distanza che sarebbe giusto tenessero le due parti. Più grande è un contrasto, più ridiamo. Qualcuno scrisse: “l’ironia è l’eleganza dell’ansia”.

I coccodrilli consegnati a domicilio
sono contenti di uscire dalla cassa
e mangiano felici la loro colazione.

…e ti portano a scuola.

E infine la conclusione, repentina, geniale: nella stessa situazione del bambino che piangeva LACRIME DI COCCODRILLO ora c’è un VERO COCCODRILLO IN LACRIME. E’ avvenuto uno slittamento metonimico. Quasi che ad aver evocato il coccodrillo (ad aver evocato tutta la storia) sia stata esattamente la qualità delle lacrime del bambino, la loro tipologia di lacrima non-seria, il loro nome specifico. L’infanzia non è già sempre un mondo dal significato slittato? Dove le parole non stanno per le cose, ma sono le cose?

Però se ti capita di pestare la coda di un coccodrillo,
si arrabbia terribilmente
e ti morde.

Dopo finge di essere molto dispiaciuto,
e queste sono le LACRIME DI COCCODRILLO.

Lo stile delle illustrazioni ricorda lo stile dei grandi vignettisti dell’epoca…ed ha la stessa urgenza del testo: quella di testimoniare l’assurdo con la più disinvolta naturalezza. Se ad illustrare il testo ci fossero state delle immagini liriche, poetiche, non avremmo avuto lo stesso risultato; saremmo stati trascinati in una dimensione che è quella della fiaba, e il libro avrebbe perso la sua forza.

Maurice Henry, Dessin, 1948

Raymond Savignac, You Get Fun Out of Life, 1954

Jean-Jacques Sempé, Le petit Nicolas (1956-1964)

Anche il testo si affranca da ogni accento lirico. Se ci fate caso non c’è mai UN coccodrillo in particolare a fare da protagonista (se abbiamo un protagonista c’è il romanzo, cioè l’irrealtà della letteratura), ma I coccodrilli.
Il soggetto è generico, come in un manuale di zoologia, o una cronaca di viaggio.
Il narratore, il padre (in pigiama nella prima tavola ed in elegantissima tenuta da catturatore-di-coccodrilli nelle altre), parla al tempo presente, senza pathos: In ogni momento, anche ora, (TU) puoi partire per l’Egitto a cercare un coccodrillo, è semplicissimo, basta comprare un fez Non è il racconto di un’avventura, ma la descrizione di una realtà.

Ed è questo che ci piace incommensurabilmente: che la storia è vera, che è documentata e che è indirizzata a noi.
La fantasia installata a pieno diritto nella realtà (la nostra).

I coccodrilli sanno raccontare divertentissime storielle.