Una lettera dai Topipittori in difesa dell’editoria per ragazzi

1 Marzo, 2008

Per arricchire la nostra piccola discussione sull’editoria italiana (nei commenti), mi è sembrato giusto dare voce alla difesa (!). Giovanna Zoboli, editrice insieme a Paolo Canton della Topipittori, uno delle case editrici più interessanti del panorama italiano, ci racconta il suo impegno.

Joanna Concejo, Il signor Nessuno, Topipittori 2008

…………………….“Dopo la piccola discussione sorta intorno alla petizione promossa per sensibilizzare la stampa nei confronti della letteratura per ragazzi, Anna mi ha chiesto di mandare una cartolina al suo blog sul nostro lavoro editoriale. Non è la prima volta che sento strapazzare l’editoria italiana, e facendone parte, sono abbastanza contenta di poter dire qualcosa a sua difesa. Topipittori, la casa editrice fondata da me e da Paolo Canton, si avvia al suo quinto anno di vita.

Editiamo esclusivamente libri illustrati e picture books. In catalogo abbiamo 27 titoli. Di circa la metà abbiamo venduto i diritti all’estero. In particolare in Francia. E ad alcune fra le migliori case editrici del settore: Autrement, Editions du Rouergue, Naive, Joie de lire. Dunque, possiamo dire di non avere complessi di inferiorità. Pubblichiamo, con produzioni nostre, quindi non acquistate, autori di tutto il mondo, molti dei quali editano con noi la loro opera prima: Gwenola Carrère, Keisuke Shimura, Kiyoko Sakata, Julia Binfield, Francesca Bazzurro, Antonio Marinoni, Antonio Koch, Silvana D’Angelo, Joanna Concejo, Eleanor Marsto, etc…

Kiyoto Sakata, La bambina di neve, Topipittori 2007

Dunque svolgiamo un lavoro di ricerca e scoperta di talenti di livello internazionale. Quest’anno Chiara Carrer con il nostro La bambina e il lupo ha ricevuto una menzione alla Biennale di Barreiro.

Chiara Carrer, La bambina e il lupo, Topipittori 2005

Francesca Bazzurro e Orith Kolodny hanno ricevuto una menzione agli Award di Bologna 2008, non con un libro nostro. Ma sono un’illustratrice e una grafica che in questo settore hanno cominciato a lavorare con noi. Lasciando da parte il nostro caso, vi chiedo: avete mai pensato che la qualità della produzione libraria è determinata dal mercato a cui si rivolge? Il mercato francese ha numeri decisamente migliori dei nostri. Vanta una quantità decisamente maggiore di lettori, può contare su una stampa e su istituzioni sensibili e attente. Pensate che questo non abbia ripercussioni sulla fisionomia di una casa editrice?

Maja Celija, Filastrocca acqua e sapone, Topipittori 2004

La possibilità di sperimentare nuovi linguaggi si fonda anche sul livello diffuso di cultura su cui si può contare e sulla considerazione sociale di cui gode il lavoro culturale e intellettuale. Come vi sembra che stiamo in Italia noi editori, quanto a cultura diffusa e considerazione sociale? Ha senso pubblicare delle meraviglie che impiegano oltre cinque anni per vendere una tiratura di duemila copie? Il mercato non è Marte, naturalmente. Il mercato siamo noi. Varrebbe la pena di cominciare a riflettere sul modo in cui parliamo di cultura, in questo paese.”

Giovanna Zoboli, editrice

13 Risposte per “Una lettera dai Topipittori in difesa dell’editoria per ragazzi”

  1. 1 oscar
    1 Marzo, 2008 at 13:45

    da parte mia posso dire che questo è un modo che trovo molto interessante per far circolare argomenti e questioni e in questo senso trovo che questo blog abbia davvero una funzione quasi formativa per certi aspetti. detto questo mi fa piacere che le mie provocazioni (perchè di provocazioni si trattava. le mie domande non avevano l’obiettivo di strapazzare l’editoria italiana…peccherei di presunzione) siano state così ben messe al loro posto dalla Zoboli.

  2. 2 Anna
    1 Marzo, 2008 at 14:20

    Sono contenta Oscar che si sia capito il mio intento.
    Mi piacerebbe tantissimo (ne sarei davvero orgogliosa) se questo blog diventasse un vero luogo di confronto sull’editoria per bambini.
    Le provocazioni quindi sono più che benvenute. Più saranno precise, più sarà interessante la discussione che apriranno.
    Chiunque abbia idee su come ampliare questo dibattito non esisti a scrivermi un’e-mail!

    Anna

  3. 3 Elisabetta
    3 Marzo, 2008 at 16:52

    Ho sperimentato in prima persona le difficoltà del mercato editoriale collaborando, per qualche mese, con una libreria per ragazzi. Ci sono problemi con la distribuzione, meccanismi che si inceppano e che non fanno arrivare nelle piccole librerie prodotti editoriali che non dovrebbero mancare. Ma anche le aspettative di chi compra sono spesso deludenti. Difficilissimo vendere un picturebook che non sia bamboleggiante, difficile vendere qualsiasi picturebook o libro illustrato a chi vuole regalare un libro a un bambino al di sopra dei 5 anni! A volte ho la sensazione che di certi libri si parli solo tra addetti ai lavori e che non si riesca ad arrivare al grande pubblico. So anche cosa significa organizzare incontri, brevi corsi per adulti educatori a vario titolo, a prezzi ridicoli o gratuiti: tirare su un numero decente di partecipanti è una specie di terno al lotto. Per fortuna non è sempre così, ma Giovanna Zoboli ha perfettamente ragione. Ma non diamoci per vinti, ognuno per quello che può e sa fare in questo settore.

  4. 4 Anna
    3 Marzo, 2008 at 17:59

    Grazie Elisabetta per la tua testimonianza preziosa. Non vorrei ricadere nel discorso “l’erba del vicino è sempre più verde”, lo scrivo perché se ne possa prendere spunto.
    Il salone del libro di Montreuil organizza in questo mese dei seminari di formazione su “che cos’è un album”, con nomi come Anne Herbauts, Susanne Janssen, Kitty Crowther, Beatrice Alemagna, solo per citarne alcuni…..Trovate il programma qui.

  5. 5 paolo
    4 Marzo, 2008 at 21:36

    Una riflessione sul verde dell’erba dei vicini:
    se c’è una cosa nella quale il sistema dell’editoria francese per ragazzi è superiore a qualsiasi alto è proprio nella sua capacità di pensarsi e di proporsi come sistema.
    Un sistema del quale fanno parte tutti gli attori del settore: dagli autori/illustratori agli organizzatori delle fiere.
    In questo mi pare che noi (italiani), ma anche i tedeschi, gli inglesi, gli spagnoli (con la sola eccezione dei fiamminghi), siamo decisamente carenti.
    Non ci aiutano le istituzioni.
    Ma non ci aiutiamo neppure noi stessi.
    Possibile che gli editori non riescano a trovare un piano di effettiva collaborazione corporativa? Possibile che, in ambito AIE non esista una categoria merceologica Libri per ragazzi (che sono relegati nella Varia)?
    Possibile che l’Associazione Illustratori rischi di chiudere per mancanza di candidature alle cariche sociali, nonostante l’eccellente lavoro fatto negli ultimi anni? Perché dell’AI si occupano solo illustratori “maturi”? Dove sono i giovani illustratori?
    Uno di questi giovani, qualche settimana fa mi ha detto: «questa associazione deve morire per fare posto a un’altra.» Ma quale? E perché bisogna ogni volta buttare tutto alle ortiche e ricominciare da capo?
    E potrei continuare con le beghe fra gruppi di librai, le gelosie fra bibliotecari e la diffusione della perniciosa idea che gli autori possano fare a meno di confrontarsi con gli editori, l’editore possa fare a meno del libraio, il libraio del bibliotecario eccetera eccetera eccetera.
    Come si fa a cominciare a immaginarsi sistema e a proporsi come tale?

  6. 6 un ' illustratore italiano un pò frustrato ma ottimista
    6 Marzo, 2008 at 0:06

    è difficile qua in Italia fare l’ illustratore ad alto livello se non hai qualcuno che ti supporta economicamente
    perché questo presuppone un immersione totale nel proprio lavoro,
    significa Migliore , sperimentare disegnare continuamente senza troppe interferenze. Significa essere un vero artista.

    Mi accorgo che spesso gli illustratori ” arrivati” fanno parte di un elite che ha la fortuna di potersi permettere di fare illustrazione.

    Probabilmente è solo una questione di karma.

    Questo è un mestiere difficile che impone sacrifici e la situazione economico/politica attuale
    non aiuta di certo.

    Comunque,
    non vedo l’ ora di comprare il libro di Joanna Concejo sembra bellissimo!

    Le ultime cose che si vedono sugli scaffali delle librerie fanno sperare ad un rinnovamento dell’editoria in Italia:
    Topipittori , Orecchioacerbo , Zoolibri Corraini ecc…

  7. 7 Tullio
    6 Marzo, 2008 at 9:25

    A proposito di mercato.
    Questo è un gioco dell’oca ideato da Davide Calì che spiega molto bene come funziona il mercato dell’editoria: http://www.zoolibri.com/manifesto.pdf Io credo che l’editoria per ragazzi in Italia sia, come ho detto, immatura ma credo anche che la qualità e la voglia di crescere ci sia. Grazie ad editori coraggiosi e librai preparati si sta finalmente diffondendo anche in italia l’idea che anche l’illustrazione per ragazzi sia una arte e una grande ricchezza sia per piccoli che per grandi. E’ uno strumento per avvicinare tutti al mondo dell’immagine e dell’immaginario in modo maturo e profondo.
    Nel nostro piccolo possiamo tutti dare spazio a questo “non inferno” (vedi ultima pagina de “Le città invisibli”).
    Grazie a tutti i coraggiosi che ci credono.

  8. 8 giovanna
    6 Marzo, 2008 at 11:42

    Vorrei spezzare una lancia anche a favore di tutti quelli che hanno lavorato nel tempo ai libri illustrati, e da cui le nostre esperienze nascono e senza le quali forse non ci sarebbero. Per esempio, due editori che hanno rinnovato l’editoria per ragazzi italiana: Rosellina Archinto che ha fondato la Emme Edizioni, e Alfredo Stoppa, a Pordenone, con le sue edizioni C’era un volta. A loro si deve se oggi, in Italia, Lionni, la Pacovska, Innocenti, la Zwerger, sono considerati dei classici. Quando hanno cominciato loro a pubblicarli, nessuno li conosceva e nessuno li comprava. Anche questa è una riflessione importante da fare: quanto ci mette un linguaggio nuovo a essere metabolizzato dal mercato, e ad entrare a far parte della cultura? Si dice sempre che oggi i tempi di assorbimento e innovazione sono sempre più rapidi, ma forse non è poi così vero, se quello che altrove andava già trent’anni fa in Italia solo oggi è un dato di fatto. Qual è il nostro problema?

  9. 9 Anna
    6 Marzo, 2008 at 12:44

    Le avanguardie sono arrivate in Italia con un pò di ritardo e sono poi state bene assimilate dall’arte italiana. Ma l’arte dell’illustrazione tocca una sfera che è quella dell’infanzia. Che idea ha la cultura italiana dell’infanzia? Io credo ci siano molte e molte famiglie con una buona cultura visiva, con dei bei libri d’arte contemporanea in salotto, capaci di emozionarsi davanti ad un De Stael o un Pollock, ma che, al momento di comprare un libro per i loro figli, ne scelgono uno irrimediabilmente banale, piatto, stupido.

    Io non so dire in che misura e come, ma ho il sospetto che una certa cultura cattolica abbia influito sull’immagine italiana del bambino. Siamo rimasti attaccati all’immagine di un bambino ottocentesco, da educare, da preservare dal brutto del mondo adulto, a cui inculcare buoni sentimenti (come se non li avesse già di suo), ideali di onestà…etc.
    Tutte le meravigliose scoperte dell’inconscio infantile fatte nel ‘900 sono rimaste chiuse in edizioni di lusso, riservate agli addetti, o fuori confine, mai tradotte.
    Ovviamente questo si ripercuote anche sulle immagini dei libri. Le figure dei libri per bambini devono essere rassicuranti, pacioccose, rosa e azzurre, identiche all’idea che noi abbiamo di queste creaturine paffutelle.
    Poveri bimbi: creature assolute e profetiche, illuminate, meravigliosamente cattive, incomprese.

  10. 10 Giovanna
    6 Marzo, 2008 at 15:13

    Sono d’accordo con quanto dici. C’è un libro, di una nota scrittrice inglese, nonché studiosa di letteratura per l’infanzia, Alison Lurie: si intitola “Non ditelo ai grandi”. E in Italia è pubblicato da Mondadori. Comincia così: “Nel nostro mondo vive una tribù semiselvaggia, antica, ampiamente diffusa e scarsamente studiata dagli antropologi e dagli storici fino a tempi recenti.Tutti noi per un certo periodo abbiamo fatto parte di questa tribù: ne conoscevamo le costumanze, le pratiche i riti, il folclore e i testi sacri. Mi riferisco, è ovvio ai bambini.” In questo saggio si parla anche del perché è stata la cultura anglosassone a registare il maggior numero di scrittori per ragazzi, e fra questi certamente i migliori. La Lurie parla dell’attenzione manifestata, a un certo punto, in epoca vittoriana, dalla cultura e dalla società verso i bambini. I bambini cominciarono a interessare. Li si ascoltava, li si osservava, li si studiava. Poteva nascere da un altro tipo di approccio un libro libero e rivoluzionario come “Alice nel paese delle meraviglie”? In Italia, ai bambini viene scarsamente riconosciuta la propria alterità: i bambini sono in gran parte ancora proiezioni degli adulti e delle loro culture e ideologie. Così ecco apparire sugli scaffali delle librerie libri per “bambini” fatti in verità per compiacere i genitori, i nonni, gli zii.

  11. 11 Tullio
    6 Marzo, 2008 at 18:32

    Condivido.
    Ultimamente sono stato illuminato a proposito dai ibri di Danilo Dolci. Lo raccomando a tutti.

  12. 12 lino
    28 Febbraio, 2009 at 17:01

    l’italietta è il paese dei balocchi…: chiunque dopo essersi laureato in “chiaccherologia applicata al nulla” scopre di aver una vocazione “artistica” si fa un corso di tre mesi e riceve, a pagamento, un diploma che lo autorizza a fare concorrenza a suon di ribassi a gente che si è fatta il mazzo per anni in accademie, conservatori, scuole di danza classica. Poi parla di CULTURA, di IMMAGINE di TECNICA e di tutta una serie di cose di cui non sa nulla. AUTODIDATTA è chi ha avuto per maestro un IGNORANTE! smettela di lamentarvi della situazione in italia e andate a fare i geometra, i passacarte, i ragionieri professioni per le quali senz’altro siete preparati!

  13. 13 plumers
    28 Febbraio, 2009 at 18:22

    quanto a lauree in chiacchierologia applicata al nulla, egregio signor Lino, vedo che ha molto da insegnare.
    Mi meraviglia la genericità delle sue affermazioni, che reputo indegne di questo sito.
    La prego di specificare con maggiore chiarezza chi – e per quale ragione – debba andare a fare «i geometra, i passacarte, i ragionieri», come lei scrive, dimostrando una considerevole disinvoltura nell’uso della grammatica, disciplina nella quale è evidentemente autodidatta.
    In alternativa, resterà a tutti il sospetto che abbia voluto semplicemente far fare un po’ di ginnastica alle dita.