Scrivere per bambini. Parte 1. Alcune suggestioni

17 Maggio, 2012

INTRODUZIONE
Molti di voi mi hanno domandato un post su come si scrive per bambini.
E’ difficile per me scrivere su questo tema, perché appartengo a quella categoria di persone che pensano che la scrittura sia un talento che non può essere insegnato. Penso che tutti possano imparare a disegnare, perché il disegno è qualcosa di naturale e istintivo nell’uomo, e anche quando si pensa di non saper disegnare, in realtà (questa è la mia convinzione) si è solo bloccati.
La scrittura, invece, proviene da una zona del cervello (o dell’anima?) molto più strutturata. Ci sono voluti anni perché imparassimo a scrivere senza errori, in un italiano sintatticamente corretto e ricco (prima meta), ce ne sono voluti altrettanti, se non di più, per formare quel patrimonio morale/culturale/originale che è il nostro pensiero, la nostra immaginazione, il nostro modo di percepire il mondo (seconda meta). La terza e ultima meta, nel caso che si voglia essere scrittori, è imparare a tradurre la nostra visione delle cose attraverso la scrittura.
Materia sinistra, quella della scrittura. Castello di carte che poggia su equilibri misteriosi e delicatissimi. Matrimonio perfetto tra struttura del linguaggio e abissi del pensiero. Leggerezza che attraversa la complessità del sentire umano. Scrivere bene, non è qualcosa che si può improvvisare.
Ezra Pound scriveva:

” Una fondamentale accuratezza d’espressione è il solo e unico principio morale della scrittura”.
Io mi permetto di aggiungere un altro principio morale: “Una fondamentale accuratezza di pensiero.”.

Non ci sono mezze misure, per me, nella scrittura. Sono capace di abbandonare un libro alla prima caduta, e sono ancora più impietosa con me stessa: nonostante ami scrivere, a volte passo anni senza scrivere una riga, tanto mi vergogno di non avere il genio di Nabokov o di Kafka o di Salinger.
Ciò detto, proverò lo stesso a darvi qualche linea guida molto generale sullo scrivere per bambini. E’ il mio punto di vista, ovviamente, e non prendetelo per oro colato. Scrivere bene forse non si può imparare, ma scrivere meglio, sì.

SCRIVERE PER ADULTI e SCRIVERE PER BAMBINI
Scrivere per bambini non è più facile che scrivere per adulti, anzi, è più difficile. In una scrittura per adulti si possono mascherare debolezze di pensiero con una prosa forbita o ermetica; in una scrittura per bambini, la necessità della semplicità, della brevità, dell’immediatezza, impone una trasparenza che mette in luce qualsiasi debolezza. Scrivere per bambini è come scrivere haiku, come scrivere la ricetta per un dolce, come dettare le regole di un gioco: ogni più piccola parola deve essere NECESSARIA.

Agli scrittori per bambini viene sempre chiesto se pensano ai bambini quando scrivono (anche agli illustratori!). Bisogna pensare ai bambini per scrivere per bambini? C’è chi pensa di sì, chi di no. Personalmente, non mi piace sentire compiacenza verso il mondo infantile quando leggo un testo per bambini. Non mi piacciono gli ammiccamenti, i diminutivi, e tutto quel sapore di caramella sciolta che ogni tanto si sente nei libri destinati all’infanzia. Dico questo e taglio la testa al toro: secondo me un buon scrittore per bambini considera i bambini suoi coetanei.

C’è una scena, in In solitario. Diario di volo, romanzo autobiografico di Roald Dahl, in cui lui attraversa da solo, in macchina, una pianura africana e si sente così libero da poter gridare “ciao!” agli stormi di uccelli che volano sopra di lui. Ecco, se da adulti non avete mai urlato ciao! a un gabbiano, forse non potrete diventare scrittori per bambini.
Ma sia chiaro: aver conservato segreta dentro di noi l’età di un bambino, non significa infrangere di tanto in tanto le noiose regole di bon ton che caratterizzano il mondo adulto, non significa essere degli estroversi mattacchioni, significa, al contrario: pensare le cose con molta serietà. Quando Roald Dahl saluta i gabbiani, arriva sul viso del lettore una sferzata d’aria fresca, si spalanca nel costato del lettore una nuova possibilità di esistenza (almeno, io ho sentito questo). Perché quel ciao non è un ciao regressivo (gioco a fare il bambino perché nessuno mi vede), ma un ciao in cui risuona l’intuizione profonda di Dahl di essere una sola cosa con aria, gabbiani, luce, e cielo sopra di lui. Sensazione, questa, che un bambino vive ogni istante della sua giornata.


I bambini vivono una dimensione dell’esistenza simile a quella dei poeti, dei santi, dei mistici, dei giullari che sanno la verità sulla morte del re ma tacciono e ridono, dei vecchi di montagna che non hanno più memoria ma conoscono le leggi che governano il cielo e la terra. Il loro mondo è assoluto, vasto, pieno d’aria, sono, come gli animali, tutti rivolti all’aperto e senza tane.

Ma se da una parte, tutto il loro essere è aperto alle più grandi correnti d’aria dell’esistenza, dall’altro, non sanno quasi niente del mondo che noi adulti abitiamo. Abitano una cultura diversa. Anche se hanno già imparato a parlare, tutto il loro modo di pensare e sentire le cose è profondamente diverso dal nostro. Fiabe, favole, filastrocche, racconti, allegorie, poesie per bambini, sono altrettanti tentativi di  “trasferire” il sapere della nostra cultura di adulti alla loro cultura di neo-nati.

Emanuele Luzzati

Per questa ragione, i testi per bambini hanno delle necessità che non sono le stesse della narrativa per adulti. Solo Seymour (di Salinger) riesce a leggere alla sorellina in fasce un testo taoista facendola smettere di piangere.
Nel prossimo post parleremo di similitudini, metafore e allegorie…

Forse vi interessa:
EDITORIA RAGAZZI.com sta pubblicando a puntate una conferenza che si è svolta a Bologna su “Come si diventa scrittori per bambini“.
Forse vi interessa rileggere anche: “Scrivere per bambini, luoghi comuni da sfatare” di Giovanna Zoboli
Alla fine di questi post vi fornirò una bibliografia.

Segue…

27 Risposte per “Scrivere per bambini. Parte 1. Alcune suggestioni”

  1. 1 AlmaCattleya
    17 Maggio, 2012 at 16:04

    Che bel post. E ti dirò: non mi vergogno di dire che anche adesso che sono vicina ai 30 anni faccio “Ciao” ogni volta che incontro un animale.
    Il pensiero dei bambini è molto animista: tutto ha un’anima.
    E sono d’accordo quando dici che gli ammiccamenti, i diminutivi sono fuorvianti, non appartengono al mondo dei bambini.
    P.S.: Io disegno da quando sono piccola, è un’attività che mi ha sempre accompagnato. Non so se quello che dici inizialmente sia giusto però immagino che il mondo della scrittura e quello del disegno siano simili: sono dei segni. Poi dobbiamo imparare il corretto uso dei segni.
    Purtroppo non si insegna abbastanza come si deve disegnare, le regole anche perché se uno vuol decidere di romperle, deve prima conoscerle.

  2. 2 Anna Castagnoli
    17 Maggio, 2012 at 16:19

    Sai che non lo so Alma? E’ vero che sia il disegno che la scrittura utilizzano dei segni, sono d’accordo, però il bambino piccolo, da quando a malapena sa tenere una matita in mano, sa disegnare (nel senso che sa perfettamente esprimere le sue emozioni e il suo immaginario attraverso il disegno). Invece scrivere è un’attività molto meno istintiva.

  3. 3 lisa massei
    17 Maggio, 2012 at 17:39

    sono daccordo Anna…
    certe volte mi han presa per pazza quando sostengo che tutti possono imparare a disegnare. ma ne sono profondamente convinta.
    diverso è per la scrittura, che sì, come dici, si può migliorare, ma fino ad un certo punto.
    ed è senz’altro molto meno istintiva.
    @ Alma: il fatto delle regole, non lo so, siamo abituati ad una educazione di questo tipo, ma le regole nel disegno, forse, andrebbero scoperte a piccole dosi. mentre spesso sono troppo rigide e tendono ad allontanarci dalla nostra creatività e capacità espressiva.

  4. 4 Sergio R.
    17 Maggio, 2012 at 17:41

    Io una volta ho detto “ciao” a un gabbiano, ma lui non mi ha risposto.

  5. 5 Valentina Rota
    17 Maggio, 2012 at 17:55

    Questo post è molto bello. Condivido tutto quello che dici, Anna. Da sempre adoro il mondo dei bambini proprio per questa sua freschezza, immediatezza e completezza pur nella sua semplicità. E’ vero, scrivere per i piccoli è più complicato che scrivere per gli adulti, ma è anche più liberatorio (almeno per me). Subito mi obbliga ad un lavoro più arduo, costringendomi a rivolgermi alla parte più profonda di me e, purtroppo, meno usata nella vita di ogni giorno. Ma un po’ alla volta diventa sempre più facile e riscopro la bellezza di tornare ad esprimermi con l’immediatezza dei bimbi, senza troppi giri di parole o abbellimenti. Aria fresca, insomma!

  6. 6 Valentina Rota
    17 Maggio, 2012 at 18:22

    “Secondo me un buon scrittore per bambini considera i bambini suoi coetanei.” Riflettevo su questa tua affermazione, Anna, e anche in questo caso condivido appieno. L’altro giorno osservavo la mia cuginetta di quattro anni e notavo come, nel rivolgersi al suo fratellino di un anno, si esprimesse con le “vocine”. Ho trattenuto un sorriso. Questa è la dimostrazione del fatto che un bambino non si vede come un bambino. Il bambino piccolo, per la mia cuginetta, è suo fratello! Se io commettessi l’errore di rivolgermi a lei con le vocine mi guarderebbe di traverso e penserebbe: “ma per chi mi ha preso, per il mio fratellino piccolo?”.

  7. 7 AlmaCattleya
    17 Maggio, 2012 at 18:29

    E’ vero che istintivamente il bambino prende la penna e fa i suoi disegni, ma non sa disegnare. Anzi il più delle volte ricorre a degli stereotipi (ho fatto un lavoro su questo in Accademia) soprattutto quando inizia le scuole e le regole non servono per limitare la creatività. Anzi la possono indirizzare. Tutto dipende da come vengono spiegate anche perché come ho detto un conto è rompere le regole non sapendole, un conto è invece romperle sapendo quali sono ed è in quest’ultima fase che la creatività fa la sua parte. Faccio un esempio: Picasso è arrivato al cubismo non prima, ma attraverso diverse fasi o periodi come vengono chiamati i suoi stili.
    Spero di essermi spiegata.

  8. 8 Anna Castagnoli
    17 Maggio, 2012 at 18:42

    Alma si è più chiaro, ma non sono d’accordo sul fatto che un bambino piccolo non sa disegnare. Non sa disegnare secondo i codici occidentali e della nostra epoca, ma nel mmento in cui riesce a tradurre le sue emozioni profonde in disegno (cosa che di solito sa fare benissimo PRIMA dell’inizio della scuola, non solo per ragioni educative ma anche per ragioni di evoluzione del suo modo di pensare)sta disegnando.
    Se no è un po’ come dire che prima di Giotto non sapessero disegnare perché non conoscevano la prospettiva.
    Per me è disegno è prima di tutto espressione, e Picasso stesso diceva che ci ha messo una vita a disegnare come un bambino, ma non lo diceva per scherzo e penso che pensasse che i bambini disegnano meglio degli adulti.

    @Sergio: l’hai salutato male. Io una volta ho avuto, per qualche settimana, un merlo sul terrazzo che mi rispondeva :)

  9. 9 AlmaCattleya
    17 Maggio, 2012 at 19:05

    Una cosa che ho notato nei lavori facendo quel lavoro all’Accademia è che manca l’osservazione.
    Penso che in questo caso il bambino vada guidato per esprimere davvero ciò che sente.
    Quello che spesso si invidia ai bambini è il loro sguardo (immagino che Picasso si riferisse a quello) così ampio e attento però la sua mentalità è come una spugna. Più che altro mancano gli stimoli. Se non si danno ai bambini gli stimoli, non so se continuano da soli. Magari alcuni sì, ma altri non so. Credo che sia un po’ la stessa cosa se un bambino viene costretto a imparare la grammatica da solo. Eppure attraverso quelle semplici regole, quante cose può scrivere e si sentirà più padrone di ciò che fa.
    Forse è meglio che finisco qui anche perché mi sembra di andare sempre più fuori dall’argomento del tuo post e non vorrei essere scambiata per un troll ;)
    Finisco dicendo che sono d’accordo con quello che dici soprattutto nella parte finale.

    P.S.: Stranamente ho scoperto guardando alcuni affreschi dell’epoca di Pompei che la prospettiva (un accenno) era già presente allora.

    Ciao!!!

  10. 10 fran
    18 Maggio, 2012 at 8:04

    anna sempre meravigliosa !
    mi dissocio da una sola delle tue affermazioni. secondo me è più facile scrivere per bambini. lavoro in biblioteca e di molti libri pubblicati parecchi li trovo bruttarelli però ai bambini piacciono. e spesso li vedo scegliere libri con illustrazioni banali e non curate. arrivano a cogliere la bellezza di un testo o delle illustrazioni quasi sempre attraverso la mediazione dell’adulto. discorso lungo e complesso che non proseguo per ragioni ovvie…

  11. 11 laura38
    18 Maggio, 2012 at 8:49

    Molto interessante!

    Alcune cose non le condivido del tutto. Per esempio non credo che sia davvero possibile o anche solo auspicabile coprire coi paroloni e la prosa finto-colta o aulico-melodica la propria “debolezza di pensiero” (ma cosa intendevi di preciso con queste parole? Mancanza di fantasia in generale, di idee valide per un libro, poca profondità interiore, o carenza di filosofia di vita che traspare nel testo? Non è chiaro).

    Inoltre credo che anche nei testi per adulti ci debbano essere solo ed escusivamente le parole strettamente necessarie, scelte una per una con estrema cura, e non una di più.
    Sono un po’ talebana in questo, me ne rendo conto.

    Riguardo all’insegnare ai bambini a disegnare… mah. Da quando mia figlia va alla scuola materna non fa più il cielo verde e la mamma che vola e a me un po’ dispiace.
    Voglio dire, prima volavo in un cielo al pistacchio, adesso sto sempre impalata di fianco alla casetta… due scatole…

    Non vedo l’ora di leggere qualcosa sullo show don’t tell applicato ai picture books, soprattutto quando si parla di favole tradizionali (che sono raccontate e non mostrate).

    Grazie ancora!

  12. 12 ag
    18 Maggio, 2012 at 9:18

    ciao anna :) bel post davvero. leggo molto sulla letteratura per infanzia e più volte mi sono imbattuta in una teoria che sostiene, che l’infanzia non è altro che un processo di “civilizzazione” del essere umano, che nei suoi primi anni di vita ripercorre tutta la storia dell’umanità. impara a muoversi, camminare, parlare, usa gli stessi “segni” per esprimersi disegnando ed impara i concetti astratti. e prima di capire com’è fatto il mondo ripercorre anche la stessa strada della “magia” spiegandosi i dubbi o paure come facevano i nostri antenati. credo scrivere per bambini è come fare un’equilibrista nel mondo dei “civilizzati” senza offendere gli “selvaggi”, che poi è anche una cosa un po’ artificiale, perché quando si parla di bambini la cosa che mi da più fastidio è proprio separare con una grossa riga il bambino e adulto – “noi” non siamo altro che bambini con un po’ d’esperienza, e “loro” sono gli stessi “noi”, ma al inizio della loro conoscenza… d’altronde infanzia fa parte della vita, vero? spero di essermi spiegata.

  13. 13 La solita mamma
    18 Maggio, 2012 at 9:53

    Questo post è scritto d’incanto. Sono una bibliotecaria e non lo so se riuscirei mai a disegnare (un blocco di cemento armato mi separa da un qualsiasi segno grafico!). Ciò detto hai perfettamente ragione sullo scrivere per ragazzi, non a caso mancano “scuole” specifiche di scrittura creativa rigorosamente per bambini, mi sembra.
    Come te, se un libro non funziona faccio fatica ad andare a avanti. Ma faccio ancora più fatica con un libro per bambini. Leggo molto (e forse questo mi permette una visione d’insieme!) e mi rendo conto che ci sono delle storie che fanno davvero fatica a stare in piedi, didascaliche, scontate… Ora non dico che tutti gli autori per bambini debbano essere innovativi, straordinari e quant’altro, ma nel momento in cui il libro è un “prodotto commerciale” temo che anche storie “così così” finiscano in libreria. Forse, ma dico forse, come sull’illustrazione esistono corsi di “formazione” di notevole livello, dovrebbero nascere altrettante occasioni di crescita professionale, per migliorare complessivamente l’offerta testuale.
    Di “Giovanna Zoboli” (per citare un esempio) ce n’è una sola e mi inchina ai suoi testi.

  14. 14 Lisa Massei
    18 Maggio, 2012 at 10:50

    io sono daccordo sul fatto che scrivere è meno immediato del disegnare. penso sia un’attività più cognitiva, ma anche immaginativa, e unire entrambe non è del tutto istintivo. e in effetti penso che scrivere per adulti o per bambini, in questo senso sia la stessa cosa. grandi giri di discorsi non mi piacciono nemmeno nella scrittura per adulti e ci includo anche la saggistica. la semplicità e la capacità di sintesi per me sono fondamentali.

    sul fatto che i bambini sappiano disegnare, dipende da cosa si intende. io penso che a livello immaginativo siano moooolto più liberi di quanto riescano ad esserlo gli adulti. se per “sapere disegnare” si intende nel modo classico e realistico, ma allo stesso tempo personale, io rimango dell’idea che le regole siano da usare con delicatezza. l’esempio del cielo verde, di Laura38, mi sembra esemplificativo… quando ho lavorato con i bambini ho notato tanta insicurezza, e questa insicurezza mi è sembrata molto legata alle regole rigide con cui vengono affiancati. chiedevano il permesso per tutto, come se venissero puniti o potesse succedere chissà che cosa se non portavano una linea sul foglio come gli era stato detto!!
    poi, ho un pò osato insegnando il chiaro scuro (a dei bambini di 7 anni), con le insegnanti che strabuzzavano gli occhi dicendo che era troppo difficile, invece hanno imparato velocissimamente. basta parlare il loro linguaggio e dargli un pochino di fiducia.

  15. 15 Fran
    18 Maggio, 2012 at 12:33

    bellissimo post, mi mancavno i tuoi post “di parole” ;)
    belli e stimolanti anche i commenti. Sia nell’illustrazione sia nella scrittura rivolta ai bambini mantenere una “dimensione d’infanzia” trovo sia tutto. Dimensione molto difficile da spiegare a parole, ma trovo che tu l’abbia fatto egregiamente! potresti scrivere un decalogo, lo sai? me lo appenderei in camera (un po’ come quello del lettore di Pennac) ;)
    Stavo per scriverti un papiro a difesa del disegno come talento innato, ma scrivendo mi sono resa conto che hai ragione tu (fermo restando che anche tra i bambini ce ne sono di incredibilmente dotati!!)

  16. 16 laura38
    18 Maggio, 2012 at 13:17

    Comunque sia le vignette con snoopy scrittore sono sempre bellissime.

    “Era una notte buia e tempestosa”!

  17. 17 Benedetta
    18 Maggio, 2012 at 16:36

    non ho letto tutti i commenti perchè purtroppo ho la pentola sul fuoco. Sono d’accordo a metà con la tua affermazione iniziale, si impara a disegnare come si impara a scrivere ma per essere dei Disegnatori o degli Scrittori ci vuole un talento una dote naturale che non si impara.
    detto ciò ci sono persone, come mio marito ad es, che potrebbero scoprirsi un talento per la scrittura, essendo degli ottimi lettori, ma non riusciranno mai a tracciare un segno sul foglio degno del nome di disegno. Il talento è talento in tutte le arti, per fortuna

  18. 18 Lisa
    19 Maggio, 2012 at 10:46

    Può darsi che la scrittura sia un talento e che non possa essere insegnato, ma non credo che non sia un processo istintivo. Anche la scrittura, come il disegno, è qualcosa di naturale e anche quando si pensa di non saper scrivere si è solo bloccati. Quando scrivo una storia non so mai dove e come questa andrà a finire, in realtà non so mai di preciso cosa racconterò. Tutto parte da un’idea, da uno stato d’animo che pian piano prende forma lasciando che i pensieri e le parole viaggino in completa libertà. E’ un processo molto libero, senza costrizioni. Non c’è mai un vero e proprio inizio e neanche una fine programmata. E’ come quando si decide di intraprendere un viaggio senza una vera destinazione. Lungo la strada si incontrano luoghi, personaggi, eventi…a volte riaffiorano anche dei ricordi…il nostro vissuto. Ad ogni incontro decidiamo se fermarci o di andare avanti per poi forse tornare indietro, in ogni caso è l’istinto che ci guida.
    Di solito non saluto mai i gabbiani, mi limito a sorridergli, però mi piace abbracciare gli alberi…

  19. 19 paolo
    19 Maggio, 2012 at 12:18

    Cara Anna (nel giorno del tuo compleanno), capisco che sia sbagliato concentrarsi solo sulle prime righe di questo post, ma credo che sia un errore colossale affermare che tutti possono disegnare ma non tutti possono scrivere. Sono convinto che tutti possano imparare a usare i segni per “descrivere” qualcosa, in forma iconica o verbale. Ma questo non è disegnare e non è scrivere. Per poter affermare di saper disegnare e di saper scrivere è necessaria la capacità di “esprimere” qualcosa che prima non c’era attraverso uno dei due strumenti, fare quindi di un gesto schiettamente utilitaristico un gesto creativo. E per quanto a te possa sembrare familiare e naturale il farlo attraverso i segni iconici, per la maggior parte del mondo non è così. (E lo stesso vale per la scrittura). Scrivere e disegnare è funzione dello sguardo. E lo sguardo è cosa che può essere nutrita e coltivata solo se la si ha.
    Tutti possono imparare a tirare calci a un pallone, a nuotare, ad andare in bicicletta, ad arrampicare, ma per quanto io mi possa allenare, impegnare e perfino drogare, non sarò mai Pelé, Phelps, Pantani o Bonatti. Mi potrò divertire la domenica e raggiungere anche qualche risultato relativamente soddisfacente, ma resterò sempre un dilettante.
    Lo stesso vale per il disegno e per la scrittura e, credo, per qualsiasi altra attività umana.
    Auguri

  20. 20 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2012 at 15:20

    Ma come siete sensibili su questo argomento!(forse c’è un disegnatore nascosto in voi da qualche parte?!).
    Lo riformulo perché ne sono convinta.
    Intanto non ho detto che tutti possono “disegnare bene”, ho detto “disegnare” (ma forse dovevo dire dipingere?).
    Quello che volevo dire è che disegnare è un’attività istintiva dell’uomo. Come danzare e cantare. Un bambino a due anni disegna già, se ascolta musica o battiti di mano accenna già a una primitiva danza. Fa gorgheggi. Disegna: mette giù colori e forme che, per il suo livello di capacità, esprimono bene quello che lui sente. Un uomo delle caverne, ancora primitivo in molte cose (ancora lontanissimo da qualsiasi scrittura), sapeva incidere l’ombra di una mano con il fumo sulla parete della grotta…Delineare animali.

    Poi la scuola “ti insegna” a “disegnare bene” secondo canoni che sono quelli di un certo tempo storico. Ma questo è un livello di raffinamento e non esclude che disegnare sia un’attività istintiva e che un bambino di due anni (per se stesso) arrivi al fine di esprimere quello che sente tanto quanto qualcuno che lo sa fare bene, o che lo sa fare con talento.
    Il risultato, e come può essere percepito dagli altri, è un discorso che entra nel campo dell’estetica.
    A te Paolo e al marito di una commentatrice poco più sopra, hanno insegnato che “disegnare” è “disegnare bene”, ma se vi toglieste dalla testa questo, sapreste disegnare, come io so cantare anche se se sono stonata come una campana. E guidati sapreste in breve tempo anche disegnare benino.
    Ho fatto una valanga di laboratori con persone che non sapevano tenere una matita in mano, e vi assicuro che in un ambiente “favorevole” tutti si scoprono capaci di esprimere sentimenti attraverso i colori e le linee, e con risultati anche sorprendentemente belli.

    Invece la scrittura non è un’attività istintiva. Anche per scrivere male, bisogna già avere un livello di conoscenza mostruosamente complesso. Questo volevo dire.

  21. 21 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2012 at 15:24

    E aggiungo:
    a chiunque si può chiedere l’esercizio di copiare un albero, o un oggetto. Ci riuscirà più o meno bene ma riuscirà a riprodurre la forma che vede. (i bambini inetà prescolare lo sanno fare benissimo).
    Invece non si può chiedere a un analfabeta di trascrivere a parole un dettato o un pensiero che ha avuto o la parola “albero”. Sono due piani completamente diversi, anche se entrambi rientrano nell’ambito della scienza dei segni.

    Grazie per gli auguri :)

  22. 22 federica campi
    20 Maggio, 2012 at 19:33

    Ciao Anna.
    Berger è d’accordo con te, primari bisogni dell’espressione umana sono il canto, il ballo e il disegno. Lavoro nella scuola primaria su scrittura e didattica della lingua, e non riesco a capire l’obiettivo educativo dell’insegnamento del disegno, almeno fino agli undici anni. Cosa cerchiamo di fare insegnando, mettiamo (come ho visto fare), il piano dell’orizzonte? Cosa viene a un educatore, un maestro, a entrare nella scatola della creazione che segna sul foglio un albero – un albero le cui radici, se ci sono o no, il tipo di albero, se è a punta e va verso l’alto o se ha una chioma bassa e piatta hanno un significato – dicendo di fatto al bambino ‘devi essere qualcuno che non sei’?
    Io non riesco a capirlo, e per me è una leggerezza imperdonabile. Un bambino che non disegna le mani lo fa per un motivo. Un bambino che disegna solo in basso a sinistra, lo fa per un motivo. Se usa i colori, se non li usa, se fa decorazioni se non fa la bocca, insomma, il segno è un linguaggio non verbale cui non manca assolutamente nulla. Va osservato, curato, promosso, e basta. Perché ogni espressione di ogni bambino sia legittimata in quanto espressione di quel bambino, fatto così, e non in un altro modo. Le tecniche entrano in gioco dopo, quando un bambino entra nella pre-adolescenza con sicurezza nel proprio modo di essere e quindi pronto ad affinare con la tecnica del fare questo suo essere. Il problema non da poco è che nelle scuole si insegna a disegnare (come si insegna a scrivere) dando regole su come fare prima di coltivare, curare, abbracciare il come essere. Da questo punto di vista, anche l’alfabeto è un disegno (Lussu), la poesia è un disegno, il romanzo è pure una forma, in sé, e il pensiero prende vita nei segni del linguaggio con la stessa spontaneità e motivazione con cui prende vita nel disegno. Il bambino felice non è il bambino competente (felice solo nella specchiatura del riconoscimento di famiglia e maestra), ma è il bambino libero di esprimersi – un bambino libero, come di scriveva la Ortese, di creare.
    Questo è solo un mio parere, magari è perfettamente concepibile l’insegnamento di tecniche di disegno e di scrittura (quelle, per me, orripilanti schede descrittive su come scrivere un racconto o una favola, divise a punti)ma da quello che vedo tutti i giorni nei bambini a scuola e poi negli studenti ormai adulti alla Facoltà di Scienze della Formazione (ragazzi spesso incapaci di mettere sul foglio il pensiero in maniera organizzata e motivata) credo che qualcosa che non va ci sia, e che questo qualcosa nasca in parte dalla mancanza di un processo di personalizzazione della conoscenza che non può che passare attraverso la possibilità dell’espressione personale.
    E sull’espressione, i bambini avranno sempre da insegnare a noi maestri, se vogliamo essere veri maestri.

  23. 23 Anna Castagnoli
    20 Maggio, 2012 at 21:53

    Federica grazie della tua testimonianza, mi trovi d’accordissimo. Ed è proprio di quella spontaneità che “sa” esprimere attraverso i colori e le linee la forza di un sentimento, che reputo capaci anche gli adulti.

  24. 24 ag
    21 Maggio, 2012 at 11:09

    federica, bravissima :))) concordo pienamente.

  25. 25 elisa
    24 Ottobre, 2012 at 22:35

    wow…niente di più bello e intenso, condivido appieno. dopo questo meraviglioso post mi viene da pensare che lo scrittore per l’infanzia ha una missione, quella di portare avanti il pensiero e la visione pura dei bimbi…non solo per loro,anche e soprattutto per noi che abbiamo perso gran parte della nostra anima.

  26. 26 Cristina
    3 Dicembre, 2012 at 0:21

    “I bambini vivono una dimensione dell’esistenza simile a quella dei poeti, dei santi, dei mistici, dei giullari che sanno la verità sulla morte del re ma tacciono e ridono, dei vecchi di montagna che non hanno più memoria ma conoscono le leggi che governano il cielo e la terra. Il loro mondo è assoluto, vasto, pieno d’aria, sono, come gli animali, tutti rivolti all’aperto e senza tane.”
    Ho voluto riportare quanto sopra perché l’ho trovato vero, mi ha ricordato una parte di me , so che è li da qualche parte anche se in quanto adulta faccio fatica a viverla. Che dire, spero di riuscire a farla uscire e di non dover aspettare d’essere ‘un vecchio di montagna’. Grazie e ciao

  27. 27 Anna Castagnoli
    3 Dicembre, 2012 at 0:26

    Cristina cara, è difficile per tutti tenere viva quella parte.