Scrivere per bambini: luoghi comuni da sfatare. Di Giovanna Zoboli

29 febbraio, 2012

Sul sito 100 news libri ho ritrovato alcune riflessioni di Giovanna Zoboli sullo scrivere per bambini. Le avevo già lette, ma alcuni anni fa: rileggendole ho pensato che potevano interessare anche voi. Sono tratte da La vera storia dei Topipittori, ovvero come e perché siamo diventati editori di picture books”

Sergio Larrain

COME (NON) SI SCRIVONO LIBRI PER BAMBINI, di Giovanna Zoboli

Se volete provare a scrivere qualcosa, una delle tante cose da fare, per evitare gli errori più frequenti, è non cadere nei luoghi comuni su questo genere di letteratura, intramontabili assurdità che nuocciono gravemente all’aspirante autore di libri per l’infanzia. Eccone alcuni:

- Scrivere per bambini è un’attività da vecchie signore, come fare torte di mele e ricamare centrini.

Una volta su tre, alla notizia che siamo editori di libri illustrati per ragazzi, qualcuno sente l’esigenza di comunicarmi che ha una zia, un’amica, una vicina di casa ottantenne che scrive storie per bambini. Retaggio di un’epoca lontana in cui agli anziani era delegato il compito di istruire la prole, raccontando fole e tramandando attraverso di esse il patrimonio di saggezza della tradizione, queste nonne-fate ormai sono scomparse da tempo poiché in crisi anch’esse, dirottate verso navi crociera, scuole di ballo, corsi di lingue straniere. Perché ostinarsi a tenere in vita il luogo comune che le vuole fabbriche di pasticceria casalinga, oggetti improponibili, storie dolciastre?

- Per scrivere buoni testi è sufficiente avere molta fantasia e adorare i bambini.

Se avete raccontato storie inventate da voi ai vostri figli e nipoti, non fidatevi del successo che hanno riscosso. I bambini amano stare con gli adulti, essere oggetto della loro attenzione, e quando dicono che la vostra storia è bellissima, quando ridono ascoltando le vostre parole, lo fanno per contentezza, euforia, amore. Il loro entusiasmo, nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che vedere con la possibilità di pubblicazione della storia. E in ogni modo non siete voi i giudici migliori, al riguardo. Quale editore pubblicherebbe mai un romanzo perché l’autore giura che a sua figlia, gran lettrice, è piaciuto moltissimo? Nessuno. E, infatti, nessuno scrittore si azzarda a farlo notare, quando scrive a un editore per proporgli il suo lavoro. L’editore per ragazzi, invece, si sente continuamente pubblicizzare il gradimento riscosso dalle storie che gli sono inviate. Tenete anche presente una cosa: un buon testo per picture book non è una storia della “buona notte”, deve essere letto guardando le figure. Le storie che i genitori, giustamente, inventano per i loro bambini dubito che nascano accompagnate da immagini.

- Gli editori di libri per ragazzi sono un consesso di anime belle, sensibili alla poesia della vita.

Idea balzana: ci sono fior di mascalzoni, nel settore, come dappertutto. E comunque, anche se si è bravissime persone, è seccante venire considerati come eletti amici, con cui poter condividere la propria idea “giusta” delle cose.

- L’infanzia è un mondo di ingenuità e bellezza perduta, un’età dell’oro a cui hanno accesso solo adulti speciali, rimasti bambini.

Due fra i migliori romanzi per ragazzi Tom Sawyer e Huckleberry Finn dell’americano Mark Twain, hanno come protagonisti due ragazzini che si sollazzano roteando gatti morti per la coda e tenendo prigioniero uno schiavo nero. E fra i maggiori scrittori per ragazzi figurano scapoli misantropi, zitelle incallite, ambigui reverendi, rudi chirurghi, aviatori squilibrati e truffatori. Tutta gente che i bambini li vedeva pochissimo o addirittura mai.

- Per scrivere per ragazzi bisogna abbassarsi al loro livello.

È vero, nello scrivere, l’autore deve compiere lo sforzo di recuperare il sentimento dominante della propria infanzia. Ciò non significa in alcun modo “abbassarsi” , in particolare in relazione agli strumenti espressivi utilizzati. Poiché l’aspirante autore per ragazzi è adulto e vuol fare il mestiere di scrittore, usi una lingua adulta e colta. Una lingua adulta e colta non significa una lingua fredda, oscura, difficile, noiosa, bacchettona, supponente. I bambini sono molto imbarazzati dagli adulti infantili, e annoiati a dismisura da chi simula il loro linguaggio e i loro comportamenti.

- I libri per ragazzi devono essere utili, insegnare qualcosa, istruire e educare.

Ci sono autori la cui maggiore preoccupazione consiste nel raccontare storie che veicolino “idee giuste”. È un errore clamoroso e il miglior presupposto per dare alla luce mostri inimmaginabili. Un giorno ho letto una storia di una famiglia di porcospini alle prese con il problema della droga. Era una storia a tesi, pensata per instradare la gioventù a comportamenti virtuosi. I piccoli porcospini mangiavano foglie allucinogene e diventavano dei pelandroni perditempo. Gli esiti erano paradossali e davano luogo a effetti umoristici straordinari, anche se non voluti. Ma ho letto anche storie a sfondo psicoanalitico, di orsetti che rifiutano la sofferenza, e di bambine anoressiche che riescono a sconfiggere il loro problema grazie all’intervento di un gatto magico. Io preferisco evitare questo genere di approccio. Di solito, la sproporzione fra la gravità di problemi reali e la soluzione trovata dalla storia è molto irritante.

Fare un libro “utile” per ragazzi, a mio giudizio, significa semplicemente farlo bene. Di questo, innanzi tutto, dovrebbero preoccuparsi editori, autori, grafici, illustratori. Realizzare libri ben fatti, cioè ben scritti, ben disegnati, ben impaginati e stampati, libri non furbi, pensati con serietà, professionalità, competenza, è la miglior cosa che si può fare nei confronti del lettore, sia esso adulto o bambino. È un segnale di rispetto molto concreto, che più di qualsiasi messaggio ideologico o pedagogico pretestuoso, può cogliere nel segno, interessare la persona che legge, fornirgli non idee, ma strumenti di interpretazione e di valutazione a proposito di sé e del mondo che la circonda.

Un libro sciatto, fatto in economia di mezzi – non solo materiali, ma anche intellettuali – un libro mal scritto e mal disegnato, può anche raccontare il Vangelo o perché bisogna amare la pace, ma non sarà migliore, per questo. Forse, anzi, sarà peggiore, per la presunzione e l’inganno che sottende.

Giovanna Zoboli

 

6 Risposte per “Scrivere per bambini: luoghi comuni da sfatare. Di Giovanna Zoboli”

  1. 1 laura38
    29 febbraio, 2012 at 10:55

    Grazie per l’estratto Anna. Quella “Vera storia dei Topipittori” è una miniera di verità e saggezza: Giovanna Zoboli ha una mente acutissima.

  2. 2 Anna Castagnoli
    29 febbraio, 2012 at 12:11

    Concordo.

    C’è un solo punto di questo estratto su cui non sono d’accordo: il fatto che non si possano usare le storie della sera per trasformarle poi in racconti per album illustrati. Molti dei grandi capolavori della lettaratura infantile (Babar, Pippi Calzelunghe…) erano in origine fiabe della buonanotte.
    (Vero è però che l’entusiasmo dei figli non è il metro per giudicarne il valore).
    Un testo, secondo me, può nascere senza che l’autore pensi al fatto che dovrà o meno essere affiancato da delle immagini. Molte fiabe classiche sono nate “autonome”. Le fiabe di Andersen o dei Grimm non hanno bisogno di immagini disegnate, ma un bravo illustratore può lo stesso portare qualcosa di creativo, illustrandole.

  3. 3 uno scoiattolo
    29 febbraio, 2012 at 13:23

    meravigliosa la parte sull’utilità.

  4. 4 giovanna
    29 febbraio, 2012 at 14:13

    Sono d’accordo con te, Anna. Su entrambe le cose: prima, una storia della buona notte può diventare un picture book. Ne sto facendo uno anch’io! E’ vero però che la lettura di un albo illustrato è dinamica. Mentre di solito la storia della buonanotte prevede che il pupo si metta sotto le coperte, si abbandoni, chiuda gli occhi, ascolti e poi scivoli nel sonno…
    La seconda è che è vero che molti grandi autori hanno scritto libri per bambini in carne e ossa, a volte anche su loro esplicita richiesta. Ma erano, appunto, grandi autori. Questo non fa di tutti coloro che raccontano una storia a un bambino dei novelli Andersen. I bambini apprezzano molto che un adulto si inventi per loro qualcosa: un gioco, un giocattolo, una storia, un passatempo. Sta all’adulto avere sufficientemente discernimento critico per capire per quale ragione questo avvenga e che valore relativo hanno quei loro prodotti, pur realizzati con impegno e molto amore!

  5. 5 Maddalena S.
    3 marzo, 2012 at 21:40

    La sera, prima di dormire, leggo al mio bambino degli albi illustrati…e posso assicurare che anche la sera i racconti sono “dinamici”…non è vero che il bambino sta lì…e piano piano, ascoltando si addormenta. O almeno non è questa la mia esperienza. Io riesco solo la prima volta a leggere il libro, mentre lui guarda le immagini affascinato…dalla seconda (o terza)sera scatta qualcosa, per cui inizia a commentare a modo suo le immagini, così la storia inizia a cambiare: “ma come mai quell’elefante ha gli occhi chiusi…mamma aprili”, “quel bambino ha le dita nel naso…mamma anche io”..e insomma si va avanti così.Per cui dalle stesse immagini di sera in sera nascono nuove storie, strane e strampalate..E’ troppo divertente…Dopo si addormenta soddisfatto all’idea di aver svegliato quella giraffa lì che dormiva o fatto mangiare la pappa a quel bambino disegnato nel libro.
    Se un libro illustrato è bello è bello e basta, non importa se la storia è di una nonnina o di un geniale scrittore di storie..I libri illustrati devono piacere ai bambini e ai bambini non importa chi li abbia scritti…tanto poi loro li riscrivono e li riscrivono 100 1000 volte…

  6. 6 IllaT
    5 marzo, 2012 at 10:24

    “presunzione e inganno”!! ecco le parole giuste, é un’impressione che ho sempre avuto ma non sono mai stata in grado di descrivere! grande Giovanna!