Scrivere per bambini. parte 2. Attenti alla metafora

21 Maggio, 2012

Rileggi la prima parte.

Lorenzo Lippi, Allegoria della Simulazione (1642)

Continuo le mie riflessioni sullo scrivere per bambini e vi ricordo di non prenderle per oro colato. Sono solo un punto di vista personale. In questo post vorrei parlarvi delle principali forme retoriche e del loro uso nei libri per bambini. Spesso, soprattutto quando siamo scrittori alle prime armi, viene abbastanza naturale voler trasmettere messaggi ai bambini sui grandi temi dell’esistenza (la vita, la paura, l’amore, etc) usando immagini metaforiche. Per noi adulti è facile dire “vita” e capire la densità emotiva che si condensa in questa parola. Il problema è che i bambini non hanno una conoscenza del mondo e dei sentimenti tale da permettergli di comprendere parole o concetti troppo metaforici/simbolici. Vi faccio qualche esempio…

Sì alla SIMILITUDINE, no alla METAFORA, si all’ALLEGORIA

La similitudine: La similitudine è una figura retorica basata sulla somiglianza, fantastica o logica, di eventi, paesaggi o pensieri, e di solito è retta da “come”. I racconti per bambini sono ricchi di similitudini:

C’era una volta un vecchio volpone che volle vedere se la moglie gli era fedele. Si coricò sotto la panca e non si mosse più come se fosse bell’e morto. (Grimm, La signora volpe). Le grandi finestre d’ambra erano aperte, e i pesci entravano nuotando, proprio come fanno le rondini da noi, che volano dentro le finestre aperte. (Andersen, La sirenetta).

In entrambi i casi sopra citati la similitudine è una pennellata aggiuntiva, che rende più viva la scena descritta. Un volpone che sembra bell’e morto ma sappiamo che è vivo, e molto più divertente di un volpone che semplicemente si accuccia sotto una panca. In Andersen l’immagine delle rondini (più familiare a noi di quella dei pesci) dà aria alla scena e subito ci trasmette la sensazione di “volo” del branco di pesci. Le similitudini sono fatte per colorare, arricchire o spiegare meglio, e vanno bene nei testi per bambini quando sono “visibili”, quando, cioè, aiutano a raffigurarsi la scena. Non vanno bene quando sono troppo astratte. Esempio: La bambina piangeva e il suo pianto era come un silenzio finalmente liberato dal buio della notte. (??) La metafora: La metafora (cito il Devoto-Oli) è la sostituzione di un termine proprio per uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini. Esempio (mio): Da quando era stato abbandonato, era una nave senza più porti. Secondo me, le metafore vanno evitate il più possibile nei libri per bambini, perché il bambino non ha un repertorio di conoscenze adatto a cogliere il salto di significato offerto dalla metafora, e il suo contenuto “simbolico”. Di più: il bambino è sempre nel qui e ora, il rinvio improvviso verso un mondo altro, concettuale, non è qualcosa che può capire facilmente. Una trasformazione, in un libro per bambini, ha sempre bisogno di essere “spiegata”, o ha bisogno di un mago. Nel caso della metafora, il bambino non può capire che lo snodo della trasformazione, il suo incantesimo, è nascosto nella struttura del linguaggio. ATTENZIONE: non sto dicendo che un bambino non può capire che un uomo abbandonato si sente perduto come una nave in mezzo al mare. Un bambino può capire tutto o quasi tutto. Sto solo dicendo che il messaggio va veicolato da un racconto che procede per immagini, senza usare concetti troppo astratti.

Esempio 1: Di recente, una lettrice del blog, Antonella Ruggiero, mi ha inviato alcuni racconti: erano molto poetici, ma non erano, secondo me, adatti ai bambini. In uno di questi racconti le persone di un paese erano malate perché avevano il buio dentro, l’autrice era riuscita a tradurre bene questa prima immagine un po’ troppo metaforica spiegando che il buio era come una grotta. Perfetto. Il protagonista allora si armava di piccozza e corde per scendere a vedere perché queste persone avevano il buio dentro. Bene fino a qui. Poi c’era un salto e il protagonista era entrato nel buio delle persone e ne era uscito. Io mi sono messa nella pelle di un bambino e mi sono chiesta: sì, ma come è entrato? Da che buco? I bambini sono pratici e molto più logici di quanto crediamo. Loro “vedono” realmente le cose che gli stiamo raccontando. Il racconto deve seguire logiche che sono quelle della realtà, e in caso non le segua, deve esserci una logica interna al racconto capace di spiegare perché le cose si comportano diversamente.

“La caja de los recuerdos”, Oqo 2010 Anna Castagnoli e Isabelle Arsenault

Esempio 2: In una prima versione del mio libro La caja de los recuerdos, il finale era così: Ora la scatola è vuota. Se sono triste la apro e la avvicino piano all’orecchio: Sento i gabbiani fare Criii nel vento, sento un bambino che grida HO VINTO! e so che ha vinto la gara sulla sabbia perché la sua biglia era piena di coraggio, non aveva paura di andare lontano, sento le foglie farsi mille complimenti, un frusciare d’inchini, e la mia foglia…ha fatto amicizia con le altre, non è più sola, sento Giulia che ride davanti al mare, ascolto il silenzio delle pietre meravigliate, sento una donna, che immagino bellissima, dire: sì. Allora penso che in nessun luogo del mondo esiste una scatola preziosa come questa, con la sua stella che brilla sul velluto. Certe sere io e l’uccellino di lana ci mettiamo a guardare dalla finestra la città piena di luci. Chissà a cosa pensa un uccellino di lana.

Era la storia abbastanza allegorica di una bambina che aveva messo in una scatola alcuni oggetti e poi li aveva liberati o regalati. Nel finale volevo dare l’idea della ricompensa dei doni che aveva fatto e raccontare cosa era successo alle persone che li avevano ricevuti. La scatola era vuota, ma tutte le cose che aveva donato ora avevano preso vita ed erano diventate importanti per qualcuno. Il primo editore a cui mandai questo racconto, era Giovanna Zoboli (Topipittori). Mi rispose che il racconto andava bene, ma che il finale era troppo simbolico. Lì ebbi l’intuizione e dopo un mese di arrovellamenti, conclusi il libro così (rimaneva, nella camera della bambina, un uccellino di lana che lei aveva appoggiato vicino alla finestra): L’uccellino di lana non ci crede che la scatola farà una perla, un giorno. È un uccellino molto dubitoso. Non crede neppure che la biglia l’ha trovata il bambino che abita al n°11 della mia via, proprio il giorno del suo compleanno. Né che la mia foglia e tutte quelle che avevo dipinto sono ritornate portate dal vento nel paese degli alberi rosa. Però che tu sei un uccellino, che tutti gli uccellini volano e dunque che anche tu puoi volare, ci credi? Gli chiedo, e rido. Ma una mattina d’estate invece di ridere sono rimasta a bocca spalancata accanto alla finestra aperta: sulla libreria l’uccellino di lana non c’era più!

Andava bene. E questa è la versione che è stata poi pubblicata da OQO. Ero riuscita a trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di “visibile”, concreto. In aggiunta avevo liberato l’ultimo oggetto, che era un uccellino di lana, traducendo in un gesto reale la sensazione di potente libertà e magia che dà l’aprirsi agli altri e al mondo. Forse dovreste leggere il racconto intero per capire meglio: ma la sentite la differenza sostanziale tra le due versioni? ascolto il silenzio delle pietre meravigliate” per un bambino, non significa un tubo! Nella prossima puntata vi parlerò anche di “soggetti metaforici” quali “vita”, “coraggio”, “paura” etc…

L’allegoria L’allegoria è un racconto che cela un significato nascosto. Le fiabe di Esopo, o de La Fontaine, ad esempio, sono allegoriche. Vanno bene per bambini perché il bambino ha comunque, davanti agli occhi della sua immaginazione, lo sviluppo di una storia semplice e “osservabile” nei suoi sviluppi. Ci sono animali e questi animali compiono delle azioni. Che poi queste azioni, o le loro parole, celino un significato morale, questo può capirlo più o meno bene, ma il messaggio arriva lo stesso, perché è incarnato in una storia. Io mi ricordo che mia madre mi raccontava “La cicala e la formica” quando non volevo fare i compiti, e io capivo che in quel caso, ero la cicala. Il bambino ama immedesimarsi. L’allegoria va bene, quindi, se è una storia concreta, con personaggi e azioni. Per riassumere: il bambino ha bisogno di “vedere” le cose che gli vengono raccontate, e di seguire con passaggi logici le trasformazioni che avvengono nella storia (logici può anche voler dire una bacchetta magica o un incantesimo). Difficilmente afferra le metafore, ma può essere trasportato “un po’ più in là” nel mondo delle idee e dei concetti da similitudini o allegorie. Siete abbastanza d’accordo? Notate che sto parlando di racconti. Diverso è il caso di giochi di parole o parole o frasi isolate affiancate a immagini, dove il bambino è invitato da solo a trovare correlazioni e fare salti di fantasia. Lo vedremo nella prossima puntata.

Segue…
Rileggi la prima parte.

5 Risposte per “Scrivere per bambini. parte 2. Attenti alla metafora”

  1. 1 AlmaCattleya
    21 Maggio, 2012 at 7:37

    Anche questo è proprio un bel post. Mi viene in mente una cosa che ho letto un po’ di tempo giusto per fare un esempio sui bambini: capiscono meglio la matematica quando non è astratta. Ovvero il vecchio trucco se ho tre mele (e magari le fai anche vedere), quante ne rimangono se ne tolgo due?
    Sono curiosa di sapere cosa scriverai nella prossima puntata ;)

    P.S.: Hai mai letto Il mondo incantato di Bruno Bottelheim? Lo trovo molto utile riguardo ai bambini. Parla delle favole, dei racconti e di come il bambino li percepisce.

  2. 2 Anna Castagnoli
    21 Maggio, 2012 at 8:46

    Grazie Alma! Sì, certo che ho letto Bettelheim.E’ un testo molto bello ma non condivido tutto quello che dice (esempio: il finale a tutti i costi lieto).

  3. 3 Luigi Bicco
    21 Maggio, 2012 at 14:19

    “Nel paese della bugia, la verità è una malattia.”

    Non posso che citare Rodari per dire che la metafora, agli occhi di un bambino, in effetti potrebbe essere NON interpretata o, al peggio, interpretata male.
    Sono d’accordo con te, Anna.

    E questi post sono davvero meravigliosi. Delineano tutto l’amore che provi per questo mestiere. A volte mi piace pensare di poter provare a costruire qualcosa in questo senso. Ma lo farò solo quando anch’io smetterò di pensare per metafore. Condizione che, purtroppo, ci viene imposta sin da tenera età.

  4. 4 Anna Castagnoli
    21 Maggio, 2012 at 15:17

    Luigi, immagina Robert Musil senza lo strumento della metafora :)

  5. 5 Anna Bernasconi
    23 Maggio, 2012 at 11:03

    Ciao Anna, ero già passata dal tuo blog molto tempo fa ed ora che sto tornando a creare con costanza torno anche a curiosare i tuoi post…

    Similitudini, metafore , allegorie… sembra di fare un ripasso dei primi anni di scuola! E forse è giusto così, per scrivere a dei bambini bisogna pensare soptattutto alla semplicità unita alle prime cose che loro sono in grado di apprendere.
    Non ho competenze come scrittrice (anche se mi piace scrivere) ma riflettendo su quello che hai scritto ti dico che mi trovo piuttosto d’accordo, soprattutto tenendo conto della considerazione finale “Notate che sto parlando di racconti. Diverso è il caso di giochi di parole…”

    Ciao e arrivederci!