Dove dormono i bambini? James Mollison

24 Novembre, 2011

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Kaya, 4 anni, Tokyo, Giappone

Dove dormono i bambini è un libro-viaggio. James Mollison, fotografo, ha voluto fare un ritratto dei bambini di 24 paesi attraverso l’immagine delle loro camere. E’ un lavoro che data già qualche anno, ma l’ho conosciuto di recente.
Non amo la retorica che trapela da questo tipo di immagini (della serie: dimmi dove dormi e ti dirò chi sei), ma è comunque interessante rendersi conto di quanto un essere umano non possa, fin dai primi giorni della sua vita, essere libero. Idee, culture, religioni, filosofie familiari, dogmi pedagogici che si pensano assoluti, verità sulla creazione del mondo, colori, giochi, gusti degli altri… veramente, come scriveva Rimbaud : “Io è un altro“. E noi stessi: i nostri pensieri, i nostri gusti, quello che pensiamo giusto e bello, quello che pensiamo sbagliato… Come ci siamo arrivati? Ci mettiamo mai in discussione?

Jasmine_Jazzy_Kentucky_USA

Jasmine, detta “Jazzi”, Kentucky, USA, ha già partecipato a più di cento concorsi di bellezza

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nome sconosciuto, 4 anni, Roma, Italia

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Tzvika, 9 anni, Beitar Illit: un insediamento israeliano in Giordania
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Douha, 10 anni, campo-rifugio palestinese a Hebron, Giordania
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Nantio, 15 anni, nord del Kenya
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Ryuta, 10 anni, Tokyo, Giappone, è un campione di Sumo
J_Mollison_NewYorkJaime, New York, USA
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Dong, 9 anni, sud-ovest della Cina
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Ahkohxet, 8 anni, villaggio sul Rio delle Amazzoni
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Harrison, 8 anni, New Jersey, USA
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Bilal, 6 anni, West Bank, Israele
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Lei, 11 anni, provincia dello Yunnan,  Cina
Dove dormono i bambini
James Mollison
Storie e visi di bambini fotografati nelle stanze dove dormono
29,75 Euro (spedizione gratuita)

9 Risposte per “Dove dormono i bambini? James Mollison”

  1. 1 alicia
    24 Novembre, 2011 at 10:59

    E’ proprio vero quello che dice Rimbaud e che dici tu. Questo è il tema che mi ha fatto paura per diversi anni, per immaturità o costatazione alla fine un figlio è arrivato tardi. Non si sa quale sia il nodo della matassa, soprattutto quando si conoscono adulti che hanno avuto la fortuna di aver vissuto un’infanzia quasi priva di ordini adulti e sono comunque incasinati e critici rispetto alle non regole. Non so esattamente in quale momento s’inizia a scegliere con indipendenza, forse è già un traguardo scegliere. Oggi si dice che è sbagliato per esempio chiedere ad un bambino “cosa vuoi mangiare oggi”? , pare sia una responsabilità, questa scelta, della quale non dovrebbe caricarsi. A me da piccola lo chiedevano sempre, ma io sapevo che potevo scegliere tra 3 sole cose. Se siamo il risultato di scelte altrui il termine libertà sarà sempre in discussione, già solo per stabilire se esiste o no.

  2. 2 Lorenzo
    24 Novembre, 2011 at 14:39

    Oooh questo sì che è un bel libro davvero..
    grazie Anna, stasera vado in giro per librerie a cercarlo!

  3. 3 irene
    24 Novembre, 2011 at 14:57

    Bellissimo spunto, Anna. Grazie.

  4. 4 Rossana Taormina
    24 Novembre, 2011 at 16:23

    E’ una ricerca che invita alla riflessione.
    La “libertà” come valore assoluto è certamente pura illusione, nessuno di noi sfugge al condizionamento ambientale.
    Diventiamo adulti man mano che scegliamo, più o meno consapevolmente, quale “condizionamento” faccia al caso nostro, discipliniamo i risultati delle nostre esperienze e costruiamo la nostra identità, unica e irripetibile.

    Nell’osservare molte delle foto proposte immagino storie interessanti e avventurose, futuri adulti dalle grandi personalità.In particolare mi riferisco a quei bambini a cui il caso ha riservato difficoltà o che vivono condizioni lontane dalla nostra immaginazione o dalla nostra cultura.

    Provo invece grande turbamento di fronte alle immagini di bimbi nati in un contesto che assicura loro non solo la soddisfazione dei bisogni primari ma anche il superfluo, di contro, però,questi stessi bambini vengono trattati quasi come oggetti da abbellire, travestire…
    Inquietanti adulti in miniatura, estensione di chi li educa (!): per loro sarà veramente difficile…

  5. 5 Anna Castagnoli
    24 Novembre, 2011 at 22:27

    Ne discutevo qualche settimana fa con mia cognata, che è giapponese. Io sostenevo che un grande contributo alla libertà lo dà la scuola pubblica. Il bambino, a 5/6 anni, esce dal relativismo familiare e può fare esperienza di un altro credo.

    Ma lei sosteneva che quest’altro credo è assolutamente relativo, tanto quanto quello familiare (la scuola in Giappone è completamente diversa che qui in Italia, e lei ha difficoltà con le sue bambine e i diversi sistemi educativi).

    Io credo sia importante, comunque, che un bambino possa fare esperienza del relativismo del credo familiare in qualche modo: andando a scuola, o a casa di un amico, o dai rispettivi nonni. Solo scoprendo che niente è assoluto potrà avvicinarsi a quel po’ di libertà che ci vuole per poter “scegliere almeno un po’”.

  6. 6 benedetta
    25 Novembre, 2011 at 11:33

    libertà vo cercando a me si cara..
    non credo al mito del buon selvaggio.
    credo piuttosto che sia fondamentale fornire agli individui un punto di partenza e l’indipendenza per poterlo mettere in discussione. Occorre una pietra di inciampo per poter scegliere la direzione.sarebbe asettico inumano e insostenibile avere dei genitori totalmente neutrali. come lo è avere dei genitori invadenti e sordi alle necessità peculiari di ogni figlio.
    io ne ho tre e posso dirti che hanno, fin dalla nascita caratteri propri precisi e spiccati e non è possibile pur senza far preferenze essere uguali davanti a ciascuno,il problema è sempre il rapporto con l’altro da sè:è difficile permettere a un figlio di essere diverso in pensieri parole opere ed omissioni da come siamo noi.s vorrebbero figli cloni per sapere come renderli felici.

  7. 7 daniela tordi
    25 Novembre, 2011 at 20:30

    La libertà non è mai un punto di partenza, bensì di arrivo.
    Quello che conta è non essere deprivati della possibilità di affacciarsi al mondo, dopodichè ciascuno lo farà esattamente ruzzolando oltre le pietre d’inciampo – che bella espressione Bendetta! – che gli sbarrano il passo. Tutto è sempre relativo, ma tutto il relativo è poi il nostro assoluto. A ciascuno la sua pena. Ai bambini, tutti, fatalmente toccano molti turbamenti, molto spaesamento, molte paure e silenzi. Quello che importa è che le sbarre non siano mai troppo fitte da non far trapelare un autentico raggio di sole. Se anche lo indovinassero dal fondo di un pozzo, è quello che farà loro da guida, molto più di tante accortezze, di tante premure. Gli occhi sono una delle parti più resistenti ed elastiche del corpo, benchè noi l’immaginiamo come una delle parti più delicate e fragili.

  8. 8 Francesca Ferri
    28 Novembre, 2011 at 8:48

    Stare dalla parte del “genitore-limitatore” è mettersi in discussione quotidianamente. Capisci che ci sono comsuetudini che odi , ma che ti appartengono e con cui devi costantemente lottare per liberartene e non trasmetterle ai tuoi figli.
    Al contempo sei consapevole che ogni scelta che farai per loro, escluderà altre 1000 possibilità, forse + giuste. E’ una responsabilità grande e quotidiana, che se vissuta con lucidità ti fa crescere e capire che un punto fermo non esiste. Forse la libertà sta proprio nel liberarci di ciò che l’ambiente e i genitori hanno scelto per noi e in cui non ci sentiamo a posto. Forse quello che da genitori dobbiamo cercare di trasmettere è la libertà di cercare la propria libertà.

  9. 9 CARMEN
    4 Agosto, 2013 at 22:49

    Sono già più di due anni che questo libro forma parte della mia biblioteca personale, rimane comunque il piu “sfogliato “soprattutto da mio figlio piu piccolo, attualmente 14 anni.
    Non so cosa cerchi di preciso quando al improvviso lo prende in grembo e cerca un bambino (una realtà “diversa “) so che guarda negli occhi il prescelto e nel suo silenzio si lascia andare alle proprie riflessioni….Educativamente il miglior investimento mai fatto….anche x me!!!