“Greta la Matta” di Carll Cneut è un libro per bambini? /1

20 Maggio, 2008

Leggi: Greta la Matta” di Carll Cneut è un libro per bambini? / parte 2
(Leggi “Carll Cneut, parte I)

(Leggi “Carll Cneut, parte II)

(Leggi Carll Cneut, parte III)
(Leggi l’intervista a Carll Cneut)

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Nel post “Carll Cneut, II” si è aperta nei commenti una interessantissima ed appassionata discussione sul libro Greta la Matta, pubblicato da Adelphi in Italia nel 2005. C’è chi sostiene che la storia drammatica di Greta non sia una storia per bambini e che sia stata addirittura una mancanza di rispetto per l’infanzia pubblicarla in una collana per bambini. Altri, tra cui la sottoscritta, sostengono che un libro è un prodotto dell’arte, libero dunque dai pesi e contro pesi della morale. Mi è sembrato un tema troppo importante per non dedicargli un post a parte. Voi cosa ne pensate? GRETA LA MATTA E’ UN LIBRO PER BAMBINI? Quali limitazioni deve porsi la letteratura per bambini?

(Leggi le mie conclusioni e l’ultima parte del dibattito)

38 Risposte per ““Greta la Matta” di Carll Cneut è un libro per bambini? /1”

  1. 1 Anna Castagnoli
    17 Maggio, 2008 at 11:15

    Pubblico qui di seguito gli ultimi tre commenti al post precedente:

    Maria Concetta scrive:
    Le raffinatezze dell’illustratore Carll Cneut ,contrastano con il testo Greta la Matta che niente a che fare con la letteratura per bambini. Ci si chieda cos’è letteratura e che funzione deve avere. L’arte per eccellenza prima ancora della letteratura ha una funzione propria, visiva. Io vedo e apprendo: in questo testo cosa apprendo? Che “ di Greta nessuno pensava di approfittarsene neanche al buio…” pag 6 del testo, che Greta si dona al diavolo incondizionatamente inevitabilmente. Follia e male coincidono ?Il male è altra cosa , la follia è altra cosa. In questo testo cosa percepisco con gli occhi? Vedo, io che sono adulta, Bruegel e Bosch. Straordinari autori dell’inquieto vivere e della rappresentazione che sta tra cielo e inferno, non credo che abbiano dipinto per un pubblico infantile. A chi si rivolge Carll Cneut con le sue illustrazioni? Ai bambini che si sono divertiti un sacco in Belgio, bambini veri non come la mia bambina italiana di nove anni, che quando ha letto le prime pagine di Greta la Matta ha esordito con “ questo libro non mi piace”. Ma qui si parla di ontologia , l’ontologia che riassume in sé la profonda domanda intorno al senso delle cose. Bene, andiamo in profondità. Se il pensiero cerca di raggiungere la profondità e vuole andare a radici, in questo libro non ottiene nulla, qui il pensiero è frustrato. Ecco perché il male è banale e solo il bene ha profondità . Per fortuna l’uso del pensiero previene il male, sto pensando che questo libro non deve stare in libreria reparto bambini. Se la letteratura ha valore nella crescita dei bambini si veda come finisce il racconto ( la protagonista si suicida) . E’ vero , si muore, innegabile, unica certezza che abbiamo. Dov’ è lo spasso per i bambini veri? I veri cattivi della storia sono gli adulti, coloro che stanno attorno a Greta che le gridano vai all’inferno. Ma gli adulti non sono coloro che devono discernere, mediare, dare un senso a quello che il bambino non ha la capacità di capire? Si guardi l’illustrazione che segue la grande palla blu lanciata dal giullare. Angosciante a dire poco, ma anche le successive illustrazioni non sono da meno, violente, inquietanti, terrificanti. Greta la Matta è un libro consigliato ai bambini e agli adolescenti, agli addetti ai lavori chiedo che si valuti l’aspetto della suggestionabilità che evocano le immagini e quello dell’imitazione di ciò che viene scritto. Il libro è pubblicato su una collana intitolata “I cavoli a merenda “ e indirizzata ai più piccoli. Grazie per l’eventuale attenzione e lo spazio concessomi.

    Maria Concetta Giorgi

    —————————–
    Io rispondo:
    Maria Concetta grazie per la sua argomentazione, precisa e giustamente appassionata. Ne prendo spunto per esprimere una mia (personalissima!) opinione.

    Io penso che l’arte non sia preposta a farci crescere. Lo fa quando è arte sul serio perché mette in ordine per noi qualcosa che possiamo definire come un “collettivo disordine inconscio”. Noi possiamo vedere chiarito nell’arte il nostro disordine interiore, possiamo vedere riflessi e risolti nell’arte i nostri conflitti, le nostre paure. Oppure possiamo ridere del mondo perché l’arte ce lo presenta capovolto. Per questo l’arte, quando nasce da esigenze profonde, restituisce un senso all’essere umano, e grazie a questo senso restituito, lo aiuta a crescere. Ma è una conseguenza, non un fine.

    Guai all’arte se il suo fine diventa pedagogico. Guai se Nabokov non avesse potuto scrive quel capolavoro che è Lolita, perché moralmente indecente.
    L’arte deve essere libera da qualsivoglia morale per permettere alla creatività di liberarci tutti.

    L’arte è il campo di gioco dell’essere umano. Proprio come nel gioco, dove si può uccidere dieci volte un soldatino nemico e poi ancora lanciarlo sul muro, se ci piace, l’arte non si deve dare limiti morali. E’ arte. E’ finzione. E’ espressione della nostra fantasia. E’ liberazione dai dettami della realtà. Ed anche dai dettami della morale. Così socialmente giusti e così faticosi per le pulsioni del nostro inconscio.
    Guai se questa libertà fosse costretta da un ordine morale, da un ordine politico, da un ordine qualsivoglia.

    Allora se noi adulti non siamo capaci di insegnare ad un bambino che un libro è un oggetto artistico, lontano dalla realtà e confinato nell’universo del gioco e della letteratura, non gli facciamo un grande regalo.

    Bosch ha fatto i suoi quadri per tutti e non “a partire dai 18 anni”. Lei davvero ci dice che non mostrerebbe un quadro di Bosch a dei bambini?

    E’ vero che il bambino ha difficoltà a separare la sfera fantastica da quella della realtà. Per questo l’adulto deve stargli vicino e tradurre per lui il mondo. Insegnargli cosa è reale e cosa no. Un libro non è realtà. Non ha gli stessi pesi, le stesse misure. E’ un universo parallelo a quello reale. Magico. E’ un’ipotesi. Un mondo capovolto.

    La morale con i suoi paradigmi sacrosanti di “bene e male” nell’arte, in un libro, può e deve venir sovvertita.

    Poter scrivere in un racconto per bambini di una bambina che faceva TUTTO AL CONTRARIO (nel testo viene ripetuto più volte) e che invece di vivere decide di morire, e invece di far bene, decide di andare al diavolo, è un diritto.
    Come dovrebbe esserlo quello dell’infanzia di essere educati alla libertà della fantasia.

    Anna Castagnoli

    ———————————————————————-
    Elisa scrive:
    Penso di sfuggita che, forse, i miei interventi sono inadeguati: non ho letto il libro e le illustrazioni che conosco si limitano a quelle pubblicate su questo blog. Nonostante questo, il tema mi appassiona e vorrei aggiungere qualcosa. Riporto delle parole di Bianca Pitzorno circa il romanzo per ragazzi (non so se il libro di Cneutt si possa definire romanzo): ‘Se è lecito parlare di “morale” nelle antiche fiabe, o nella parabole, che parlano attraverso le metafore, e qualche volta pure nei racconti brevi, sia pure di taglio naturalistico, non è possibile né lecito cercare la morale in un romanzo. Perchè lo spirito del romanzo, come scrive Milan Kundera nel bellissimo saggio intitolato “L’arte del romanzo” pubblicato in Italia da Adelphi, è lo spirito della complessità.
    Il romanziere non deve dire al suo lettore (come fanno purtroppo molti autori juvenilia): “Tu hai la testa confusa, ma adesso arrivo io a spiegarti chiaramente e una volta per tutte come stanno le cose”. Compito del romanziere è al contrario quello di dire: “Mio caro, le cose sono più complicate di quanto tu non pensi”.
    Il romanzo, per continuare a citare KUndera, non è una risposta, ma una lunga interrogazione. Una meditazione sull’esistenza vista attraverso personaggi immaginari.’ B. Pitzonrno, ‘Storia delle mie storie’, Milano, Il Saggiatore, 2006, pag 184.

    Ora, come ho già detto non so se al libro di Cneutt si possa attribuire la categoria di romanzo, però mi pare che l’atteggiamento descritto da Bianca Pitzorno si possa applicare a molte forme di scrittura.

    Per quanto riguarda i bambini ed il fatto di doverli proteggerli da immagini ’spaventose’…ben mi ricordo mia sorella, di molti anni più giovane di me, che intorno ai tre anni, completamente indifferente a qualsiasi forma di televisione -cartoni animati inclusi- si sedeva davanti all’apparecchio televisivo, come attratta da una forza magnetica, solo quando c’erano delle immagini ‘paurose’ (in genere film dell’orrore). Con i suoi occhialoni si piazzava a meno di un metro dello schermo e dichiarava ‘Questo mi fa mooooolta paura! ‘

    I bambini sono dei lettori perfettamente in grado di decidere, come noi lettori ‘adulti’, quello che gli piace e quello che no. Non tutti i bambini hanno gli stessi gusti. Bisogna stare attenti a non delineare con atteggiamento riduttivo e paternalistico un’astratta categoria ‘bambino’.

    Elisa

  2. 2 Elisabetta
    17 Maggio, 2008 at 12:21

    Non so se sarei in grado di leggere insieme a un bambino “Greta la matta” soprattutto perché, in realtà, è un libro che fa paura anche a me e dal quale non riesco a prendere quella distanza necessaria che, di solito, viene dopo la prima lettura. Ma questo è un mio limite rispetto a questo libro. Detto questo, condivido l’idea che la letteratura per ragazzi non è diversa da quella “per i grandi”, che l’arte è arte e che il suo ruolo è sempre quello di far sorgere dubbi, e mai quello di dare soluzioni. Altrimenti continueremo nel vizio tipicamente italiano di scrivere, illustrare, scegliere libri per ragazzi con il criterio dell’utilità. Ma leggere è un’altra cosa.

  3. 3 oscar
    18 Maggio, 2008 at 10:30

    io penso che l’argomento apra una seria riflessione sul ruolo degli adulti nei confronti dei bambini. quanto siamo disposti a faticare per spiegare una storia triste, macabra o anche gioiosa ad un bambino? ecco…credo sia questa la domanda che gli adulti dovrebbero porsi quando comprano un libro ad un bambino. allo stesso tempo sono sempre più convinto che tutto questo poi abbia una forte ricaduta sulla cultura familiare che ogni paese ha per storia, o per cultura appunto, sviluppato. è innegabile che l’italia investe poche risorse nella famiglia e nei servizi per l’infanzia e questo a mio avviso ha un’influenza poi sulla mentalità delle persone…sull’approccio al bambino. non c’è scampo: se non esiste un contesto in qui un bambino possa essere sostenuto e accompagnato anche dopo aver letto per assurdo “Greta la matta” (e penso al ruolo della scuola, della comunità…) tutte queste interessanti riflessioni rischiano di rimanere patrimonio escusivo degli addetti ai lavori. la storia di “Greta la matta” mi fa pensare ai tanti diavoli che vivono nelle famiglie italiane…ai diavoli tanto evocati dal papa, dalla politica. quando un adulto pensa che una certa storia non debba esser letta a un bambino si chiede il perchè? trova delle soluzioni creative per affrontare quell’argomento scomodo? sono d’accordo che l’arte non deve avere una funzione pedagogica…qualsiasi tipo di espressione artistica che voglia avvicinarsi al bambino ma anche no deve però dare strumenti agli adulti affichè siano in grado di assumersi loro quella funzione pedagogica. il problema è che gli adulti sono fortemente messi in crisi dagli stereotipi (e questo lo riscontro con tantissimi amici che hanno figli) e perdono di vista l’aspetto creativo dell’essere adulto di riferimento…

  4. 4 Graziano
    18 Maggio, 2008 at 15:40

    La morale con i suoi paradigmi sacrosanti di “bene e male” nell’arte, in un libro, può e deve venir sovvertita.

    Per il riepetto della libertà di espressione la morale può essere sovvertita ma non credo proprio che debba esserlo.

    La morale è il dominio dei deboli sui forti

    Nietzsche è un grande avversario della morale, ovvero di quell’insieme di comportamenti e obblighi che si vogliono imporre agli uomini fondandoli su pretese verità religiose, metafisiche e ideologiche. Come si è visto, per Nietzsche la realtà originaria ed evidente è il fluire caotico e incontrollato delle energie vitali, ragion per cui ogni forma di morale rappresenta una costrizione di questo flusso. Se il mondo è quindi puro divenire (ovvero movimento e mutamento caotico incessante), allora la morale rappresenta un tentativo illegittimo di negare questo divenire in nome di concetti che si vogliono assumere come eterni. Da dove proviene allora questa tendenza a moralizzare i popoli e le società e di vincolare il concetto del bene e del male a una legislazione divina ultramondana o a ideologie politiche?

    Per comprendere le origini delle tendenze moralizzatrici occorre comprendere che l’uomo ha paura dell’ignoto, l’uomo teme il caos. E’ in ragione di questo che l’uomo tenta per mezzo della religione e della filosofia di dare un senso stabile alle cose, di trovarne una spiegazione, poiché solo ponendo una spiegazione agli eventi apparentemente inspiegabili gli uomini possono trovare quella consolazione che rende la vita più sopportabile. In realtà tutti questi tentativi di trovare una spiegazione morale o ultramondana agli eventi finisce per essere niente di più che una consolazione oltre la quale non vi è nulla. La morale è dunque un insieme di menzogne che servono per vivere meno angosciosamente.

    E’ proprio qui il problema cosa deve fare un genitore, un educatore durante la fase delicata dell’infanzia? proporre tutto o filtrare in modo di rendere dolce la crescita?
    Avere dei cittadini maturi responsabili e soprattutto “umani” significa seguire il flusso naturale e psicologico dell’età evolutiva,per cui evviva l’arte quando sa rispettare “L’individuo”

    P.S L’ospite inquietante rende la società bruta

  5. 5 Anna Castagnoli
    18 Maggio, 2008 at 17:41

    E’ molto bella la sua argomentazione, ma se lei ha ragione, cosa ne facciamo allora di 200.000 anni di arte? La mettiamo sul rogo e salviamo solo il libro “Cuore”?

    Mi perdoni la provocazione. Ma come l’uomo ha inventato una morale per rassicurarsi, e/o per un quieto vivere sociale, così ha inventato gli Incubi e i dèmoni, ha scritto di uomini dalle ali di cera precipitati dal cielo, o col fegato dilaniato da aquile, ha creato geografie di ìnferi, le ha percorse passo a passo in scale discendenti, ha dipinto volti trasfigurati dal male, ha creato minotauri e labirinti, uri e angeli, angeli neri, angeli caduti agognanti vendette, ha dipinto fiere con la bava alla bocca, draghi che vomitano fuoco, ha dato loro in pasto vergini principesse….Se tutto questo non fosse un bisogno dell’uomo, altrettanto potente di quello di venir rassicurato dal caos, non crede che avrebbero trovato modo meno irrequieto di passare il tempo gli autori di tutto questo immaginario prolifero che è l’arte?

    Nietzsche stesso indicava come unica speranza di senso, l’esplorazione del mistero che è l’uomo. Capire.

    Io non dico che il bambino non debba essere protetto, rispettato nelle sue fasi di sviluppo. Ma se lei mi parla di “sviluppo evolutivo” sarà senz’altro a conoscenza del fatto che tutte queste bestie che popolano il cuore dell’uomo da che l’uomo è sulla terra, tutti questi mostri, diavoli, questo magma che bolle notte e giorno sotto le nostre vite ben ordinate, sono nel bambino forze mille volte più potenti e temibili.
    Proprio perché così “agli inizi della vita” il bambino non ha ancora sviluppato quelle difese, quell’ordine (morale e non) che permettono all’adulto di ricacciarle nel fondo dei suoi sogni più segreti.

    Il bambino è un uomo agli inizi della storia, quando nessuna religione aveva ancora addomesticato le belve nei boschi e la luna nel cielo. Fa voti alle stelle. Dice “luna” ed è la stessa luna di migliaia di anni fa a cui si rivolge. Nuda nel cielo e sacra, terrifica.

    Per questo i bambini sono mine vaganti nel “sistema” sicuro degli adulti. Per questo ci affanniamo ad “educarli”. Forse il bambino ne ha bisogno, chi non verrebbe consolato dalla “menzogna” (come scrive lei stesso) che la luna non è una creatura capace di malefici, che il mondo è un sistema funzionante, dove basta stare ben seduti nel proprio banchetto di scuola per una quindicina d’anni per poi poterne trarre profitto e vantaggi, con una vita finalmente all’oscuro delle sue forze più vive.

    Io non dico che questo non sia bene. Ho troppa stima dell’essere umano per non pensare che questa organizzazione sociale sia la migliore possibile (quanto di meglio abbiamo saputo fare).
    Ben vengano le fiabe dove le fatine addormentano la sera i bambini buoni. O dove i babau sono solo bonari mostri che al mattino scompaiono. Lo dico sul serio, senza ironia: che siano tante e tutte rosa. Il bambino ha veramente un profondo bisogno di essere rassicurato. Dico solo che se di tanto in tanto qualche libro “scappa” alle maglie del sistema (come lo fa Greta la Matta), ci sarà forse da qualche parte un bambino un po’ meno solo. Se ha un adulto coraggioso a fianco potrà fare una piccola incursione nel regno del suo proprio mondo interno. Così già sempre torturato di diavoli instancabili e suicidi, all’insaputa di tutti.

  6. 6 luca tombetti
    18 Maggio, 2008 at 20:57

    Penso sia inutile nascondersi dietro affermazioni discutibili tali: “L’arte è universale” oppure “L’arte non deve sottostare alla morale”, perchè un genitore degno di tale nome, non porta suo figlio ad una mostra sadomaso per esempio, oppure di stampo gay-lesbo…
    Se uno vuole scrivere od illustrare un libro per adulti liberissimo di farlo, ma non imbrattiamo della carta che sara’ letta da bambini adducendo i principi di universalità dell’arte!!!
    Io sono adulto ed ho avuto un’educazione classica, ma il mio primo pensiero nel leggere greta la matta è stato: “Ma guarda quel demente cosa si va ad inventare!!!”
    A freddo la prima impressione non è cambiata affatto!!!
    Ma cappuccetto rosso non va più di moda?? Va bene che i tempi sono cambiati, ma spacciare per arte un testo vergognoso e delle illustrazioni scadenti mi sembra troppo!!!
    Adieu!

  7. 7 Anna Castagnoli
    18 Maggio, 2008 at 21:13

    Gentile Luca, sono esterefatta. Ma lo sa che a me neppure era passata per l’anticamera del cervello l’idea che Greta la Matta potesse essere un testo scandaloso?

    Non volevo dire che si può fare qualsiasi cosa per i bambini, basta che sia arte.
    Io parlavo di arte nei libri per bambini. Cioè in prodotti già pensati per l’infanzia, come Greta la Matta.

    Pazzesco. Io da subito l’ho letto come un testo divertente. Con una storia tutta al contrario. Paradossale e per questo ironica. Non lo so, per me il diavolo è per antonomasia una maschera, qualcosa che appartiene al mondo della satira. Proprio per questo guardavo ai personaggi infernali del libro con simpatia grottesca.
    Sarò strana io.

    Non vorrei scatenare una discussione infinita, ma quello che dice Oscar sulla cultura di riferimento di un paese e di come questa cultura influenzi la nostra percezione delle storie, è forse vero.
    Non posso impedirmi di domandarmi quanta parte abbia nella vostra avversione a questo libro (parlo a tutti quelli che hanno percepito il libro come scandaloso) la religione cattolica.

  8. 8 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2008 at 1:09

    “Ma cappuccetto rosso non va più di moda?? Va bene che i tempi sono cambiati, ma spacciare per arte un testo vergognoso e delle illustrazioni scadenti mi sembra troppo!!!”

    Nella prima verisone trascritta di Cappuccetto Rosso, Perrault fa terminare la storia con il lupo che si divora Cappuccetto Rosso, seducente ragazzina che ha attirato il lupo con le sue troppo esuberanti grazie, siamo nel 1697. Aggiunge un sermone a chiaro riferimento sessuale in cui invita le signorine a diffidare dei lupi gentili. Collodi due secoli più tardi riscrive la fiaba con lo stesso terribile finale. La conclude così:

    “E nel dir così, quel malanno di lupo si gettò sul povero Cappuccetto Rosso e ne fece un boccone.”

    (Segue breve sermone alle giovinette, invitate a non seguire gli uomini sconosciuti per strada).

    Fine

    I RACCONTI DELLE FATE, Carlo Collodi 1875

  9. 9 laura
    19 Maggio, 2008 at 10:44

    Totalmente deacuerdo contigo…hice la misma reflexión respecto al comentario de “Caperucita Roja”…la versión que leí yo de niña era terrible…pero la historia me encantaba. Y que decir de otros cuentos como “Pulgarcito”, “Hansel y Grettel”…donde padres deciden llevar a sus hijos al bosque y abandonarlos allí de noche para que no puedan regresar a casa ya que no tienen suficiente dinero para darles de comer…por no hablar de las fabulas (propias del flolklore de cada pais)…
    Y Pinocchio? En el capitulo XV,viene ahorcado en la rama de una encina,y ése era el verdadero final que Collodi le quiso dar a la historia,pero como la historia salía por capítulos en una revista infantil,y tubo muchisimo exito,Collodi cedió ante las muchisimas peticiones de los pequeños lectores,y continuó con las aventuras…
    Tengo un hijo de casi cuatro años al que le aterraba la figura del lobo feroz ,pero paradójicamente és la parte que,cuando le leía la histora,escuchaba con más atención y no sólo: me la hacia repetir una y otra vez! pero al mismo tiempo,te pedia que lo confortases haciendote mil preguntas…ya superada “Caperucita” ha empezado igual con “Denti di Ferro”…ya no es un lobo,sino un bruja que,para grata sorpresa,no muere al final!
    Se vuelve a su casa y se queda allí esperando…DENTRO DEL LIBRO.

    Un abrazo!

    PD: Para quien admire a Carll Cneut,y esté interesado en el mundo de la ilustración,se van a hacer una serie de cursos de ilustración en Macerata y Cneut dara uno de estos cursos del 21 al 28 de julio.

    Anna,leí tu e-mail con retraso y ya tienes respuesta.

  10. 10 marcie
    19 Maggio, 2008 at 12:40

    non capisco…
    sto seguendo questa discussione interessantissima e continuo a leggere commenti sul diavolo e chissà quali altre figure malefiche e rimandgo un po’ interdetta.. sarà che la mia prima impressione quando ho letto questo libro a mio parere stupendo è stata di un “giudizio” sulla cattiveria delle persone..e più lo rileggo più il messaggio che io leggo tra le pagine (e che vorrei che il bambino che lo legge con me intendesse) è quello che non esiste un male al di fuori di quello creato dall’uomo e dalla continua aberrazione contro il diverso… quello che davvero mi terrorizza nel libro non è la discesa all’inferno di Greta e il suo sfidare il diavolo, ma il girotondo che le persone che l’hanno sempre rifiutata fanno intorno al suo cadavere…forse ci rifugiano nella figura del diavolo perchè non possiamo pensare che la cattiveria risieda nell’uomo e che sia giusto comunicare al bambini quello a cui tale cattiveria può portare?
    spero di non essere andata fuori tema o di non aver esagerato con i miei commenti..

  11. 11 Michela
    19 Maggio, 2008 at 13:38

    Guai all’arte se il suo fine diventa pedagogico.

    Partecipo volentieri al vostro dibattito interessantissimo e mi rifaccio alla frase sopracitata dal suo intervento Sig.ra Castagnoli. Il problema del libro in questione secondo il mio parere non sono le immagini (straordinarie) ma i contenuti, la storia.
    L’arte è libera ed è un discorso a parte, può piacere, non piacere… non credo che queste immagini possano turbare un bambino.

    Lei definisce la storia divertente ? La storia è agghiacciante. Il messaggio è terribile: Greta = bimba in difficolta’ = insulti e aggressioni = solitudine = sono matta = vado dal diavolo = suicidio. Lo trova spassoso? Dove sono i personaggi infernali simpatici e grotteschi ? Io ne vedo tanti nei libri, ma non qui.
    Parlava di Nabokov. Non mi risulta che il libro Lolita sia consigliato alle scuole elementari, è un libro per adulti, per comprenderlo ci vuole un pensiero strutturato, da adulto
    Qui non c’entra l’arte, non c’entra la censura, non c’entra la religione cattolica (almeno per me): c’entra solo il buon senso. Un bambino sensibile può leggerlo inconsapevolmente, visto che è nella categoria libri per bambini e restarne turbato profondamente. Il peggio sarebbe che non esprimesse con nessuno questo suo turbamento ma continuasse ad elaborarlo dentro di se, senza però avere le “armi” intellettuali di un adulto …
    Grazie Anna per questa possibilità di intervento.
    Michela

  12. 12 simone rea
    19 Maggio, 2008 at 15:02

    Non ho bambini e non mi sento di dire: “sono un addetto ai lavori” anche se sono un illustratore.
    Ho preso questo libro per me, l’ho comprato (circa due anni fa) solo per le figure. Prima di leggerlo ero già coinvolto, non vedevo l’ora di tornare a casa per sfogliarlo con tranquillità.
    Non conoscevo affatto la produzione di Carll Cneut ma le sue illustrazioni come una scarpa comoda e robusta mi accompagnano da allora.
    Nell’insieme non credo che questo libro sia così pericoloso, dannoso, antietico o non adatto a un pubblico infantile, bisogna certamente accompagnare, guidare il bambino nella lettura e magari divertirsi insieme a lui ricordandoci di quando eravamo noi i piccoli.

    Mi ricordo che da piccolo mentre mio padre guardava i films horror io ero nel letto ma non dormivo e dalla porta socchiusa della cameretta cercavo di sbirciare la televisione, ero molto impaurito ma in quel momento mi piaceva e continuavo a guardare. Io come tutti i bambini sapevo
    cosa stavo vedendo e cosa mi piaceva.

    Il vero pericolo secondo me si cela nel comportamento e nelle affermazioni di quelle persone che non avendo avuto le basi per poter apprezzare le differenze che ci circondano criticano in maniera poco corretta e poco educata il lavoro o il pensiero di qualcun altro.

    In questo caso specifico mi riferisco a te Luca che naturalmente puoi scegliere se un libro è più o meno adatto così pure un film etc… ma non puoi certo dare del demente a chi che sia.
    Comunque ti consiglio un indagine non troppo faticosa e un libro:
    ( http://it.wikipedia.org/wiki/Cappuccetto_Rosso )

    “Guardare le figure” gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia di Antonio Faeti (Einaudi Tascabili)

  13. 13 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2008 at 15:08

    Ho riletto la storia attentamente per la terza volta e continuo a trovarla divertente. Cominciate a farmi venire dubbi sulla mia sanità mentale!
    E’ la storia di una bambina che crescendo diventa cattiva, molto cattiva, e che decide di andare a fare un viaggio nell’inferno. Era una bambina che “voleva avere tutto quello che non si può avere” e “fare tutto quello che non si può fare”. Per cui siamo nel cliché della storia classica, in cui una bambina cattiva, che non si comporta bene (tira sù dal naso) viene punita. Finisce male. Possiamo trovare centinaia di storie con la stessa declinazione, con finali anche più tragici. Solo che qui Greta non si lascia punire, fa della sua punizione un’avventura, decide di andare a incontrare il diavolo in persona. Il viaggio all’inferno io continuo a trovarlo spassosissimo, con pezzi di carne umana che abbrustoliscono sui forconi e Greta che non ha paura di nulla.
    “E quando a un certo punto si era cominciata a sentire una gran puzza di bruciato gli ometti, tutti contenti, avevano detto mmmm, che profumino.”
    Tutto il tono della narrazione è così. Esagerato. Appositamente terribile. Parodistico. Come fate a non trovare divertente questo ritratto dell’inferno?

    Il finale è vero che è tragico (e concordo che forse possa essere forte per un bambino), ma è tragico come erano tragiche le tragedie greche, Greta muore da “eroina” di questo mondo al contrario e infernale. Si pugnala per darsi al diavolo.
    Greta mi sembra un’eroina del “tutto al rovescio”. Non è buona è cattiva. Non si fa mandare al diavolo, ci va lei stessa volentieri.

    Gli altri non mi sembrano danzarle intorno, mi sembrano bloccarsi nella danza quando si accorgono che è morta, come stupiti.

    Ora parto con una indagine accurata sulle vendite del libro negli altri paesi, sulle reazioni dei lettori, adulti e bambini. Al di là di simpatie e giudizi personali dobbiamo arrivare a capo di questa diatriba.

    Rispetto a Nabokov, l’esempio era per spiegare perché l’arte deve essere libera dalla morale, non volevo certo dire che un bambino può leggere Lolita.
    Rispetto a quello che si fa per i bambini, idem penso che ci debbe essere un grado di autonomia dalla “morale”, nel senso che la storia può essere assurda, o come in Greta, tutta al contrario rispetto ai codici morali abituali. Oppure paradossale. Ma non per questo ci si può permettere qualsiasi cosa. Ci vuole buon senso.

    La storia di Greta a me sembra stare dentro i parametri di questo “buon senso”.

    Ma ora comincio seriamente l’indagine…

  14. 14 Michela
    19 Maggio, 2008 at 18:42

    … siete sicuri che Greta fa della sua punizione un’avventura ? Detto così sembra divertente!
    Vi sembra felice ?
    Greta non va dal diavolo volentieri, ci va per disperazione perchè si sente rifiutata dagli altri.
    Greta muore da vittima di questo mondo, non da eroina …

    Non ho il libro sottomano ora (l’ho letto un pò di tempo fa) ma lo ricordo così, infinitamente triste e senza speranza. Non spassoso come è stato definito ne divertente.

    ..e mi raccomando, l’estetica è fuori da tutto questo: parlo dei contenuti.
    Grazie Anna per la pazienza, ma ripeto è importante, sono pochi i blog che consentono un dibattito così interessante …

  15. 15 Anna Castagnoli
    19 Maggio, 2008 at 19:07

    Michela cara, ma certo che non siamo sicuri.
    E’ la mia interpretazione, cercavo di spiegare come l’ho percepito io. In ogni caso anche se fosse come dici tu senza speranza e tristissimo io continuo a rivendicare il diritto a libri come questo di esistere per i bambini. Il punto non è: quanto o come è triste.Quanto sono cattivi gli uomini nel racconto. Il punto è: ci vogliono o non ci vogliono anche libri così neri per i bambini? Libri che non finiscono bene. Libri dove i cattivi vincono.Io, lo avrete capito, lo ritengo un diritto per l’infanzia. Altro che mancanza di rispetto…

  16. 16 Anonimo
    19 Maggio, 2008 at 21:00

    un libro privo di lieto fine.
    una favola gotica e macabra con piu livelli di lettura.

    Io penso che sia giusto,
    anzi sia normale che esistano anche favole di questo tipo, che in un certo senso riflettono lo spirito dei tempi.
    Rimane comunque una goccia nel mare rispetto alla classica produzione di libri per l’ infanzia.
    Non penso ci sia da preoccuparsi e comunque nessuno impone ai bambini la lettura di Greta la matta.
    Io sono per la varietà.
    Ogni voce deve essere ascoltata tutti devono avere il diritto di esprimersi e se lo sentono di parlare anche di “faccende scomode”.
    E’ importante che ci sia un genitore avveduto che accompagni la lettura di questo testo che sappia rispondere ai perché del bambino
    ma se decide di comprarlo si presuppone che sia preparato.
    Sarebbe bello sentire anche il parere di un educatore, no?
    Una indagine sulle vendite?!
    interessantissimo!!

    Forse essendo un libro “fiammingo” è di più facile “accesso” per che vive nel nord Europa,
    che ne dite?
    grazie mille Anna per avere aperto questo dibattito e grazie perchè ti sai mettere in discussione.

  17. 17 Diletta
    19 Maggio, 2008 at 21:38

    Sono diletta, giovane libraia di milano. leggo il tuo blog come una lente di ingrandimento e come un paio di occhiali per imparare a guardare oltre e in profondità tra i libri che ho tra le mani ogni giorno e che amo.
    io credo che “greta la matta”, libro difficile e potente, possa essere letto dai bambini come mille altre cose possono esserlo. quanti bambini si sentono mandati all’inferno? quanti non hanno alcun adulto che tenga loro la mano nel cammino della crescita? quanti bambini vorrebbero inconsciamente scomparire per essere stati lasciati soli? quanti vorrebbero farsi e fare del male per aver subito indifferenza? i libri per bambini devono raccontare tutto, farsi specchio di tutte le emozioni e non avere solo finali rassicuranti. devono esistere anche libri che non suscitano immediatamente largo entusismo tra genitori e figli perchè sono più difficili sia per testi, immagini e significati. ma forse non abbiamo bisogno anche di cose difficili? non siamo troppo abituati a libri e situzioni immediate e semplici-semplificate? non dovremmo tornare ad allenare lo sguardo e le sensazioni, anche quelle dei bambini? i libri belli sono solo quelli chiari e con finali positivi?
    inoltre penso a quando a palermo i genitori portavano i figli in visita alle cripte dei cappuccini per mostrare loro scheletri e mummie per fare uscire tutte le paure e imparare a sdrammatizzarle e farsele amiche. credo che “greta la matta”, oltre a essere semplicemente un libro da sfogliare per l’intensità delle immagini, possa essere utile anche a questo: a dare voce alle paure e ai drammi, a veder rappresentate anche le cose difficili, a sdrammatizzare la morte, a chiamare in causa la responsabilità degli adulti, obbligati a a dare una risposta ai bambini quando diranno loro “questo libro non mi piace!”.

  18. 18 Simone rea
    19 Maggio, 2008 at 23:14

    Anna, forse mi sono spiegato male… La penso più o meno come te e per me è una storia molto particolare e divertente. Sono soprattutto geniali le intuizioni di Carll…Quando parlavo di me o dei film di paura era più che altro per spiegare quanto in realtà un bambino sappia scegliere cosa vedere o leggere, molto più di quanto non si immagini..Non era assolutamente riferito al libro..altrimenti dovrei mettermi paura anche delle mie illustrazioni eh eh

  19. 19 paolo
    20 Maggio, 2008 at 14:30

    Due aneddoti.

    Sabato sera, al TG3 regionale della Sicilia, In un’intervista rilasciata in occasione dell’apertura della sua mostra in una libreria a Palermo, in occasione del festival Minimondi, alla domanda: “quali criteri usa per illustrare libri destinati ai ragazzi”, Guido Scarabottolo ha risposto: “Cerco di rappresentare con onestà la complessità del mondo. Troppo spesso, si tende a offrirne ai ragazzi una versione semplicistica.”
    Il mondo è effettivamente complesso (lo è perfino per gli adulti) e ai ragazzi vanno offerti strumenti per interpretarlo, non inutili vie di fuga. Il dolore, il male, il diavolo, la follia abitano il mondo; e i ragazzi con questo mondo si devono confrontare.

    Ieri ero a Zafferana Etnea, in una scuola elementare “modello”, dove si fa della lettura – e della lettura dell’albo illustrato – uno dei cardini dell’educazione dei ragazzi.
    Nel pomeriggio, nell’incontro con gli insegnanti, abbiamo analizzato “La bambina e il lupo” di Chiara Carrer.
    Come tutte le fiabe tradizionali, anche questa (un cappuccetto rosso pre-perraultiano, trascritto da un folklorista francese dell’Ottocento) ha un contenuto macabro e finanche scandaloso: omicidio, cannibalismo, infanzia violata.
    Con le maestre abbiamo discusso a lungo, a partire dalla lettura del testo, sull’opportunità di esporre i bambini a una storia di questo “peso”.
    Una di queste insegnanti, intelligentemente, faceva notare che storie di questo tipo sono pane quotidiano dei telegiornali, ai quali i bambini assistono (spesso da soli) senza che questo generi scandalo.

    Non c’è dubbio che i bambini vadano “accompagnati” in letture come “Greta la matta” e che l’adulto di debba fare carico del proprio ruolo di intermediario fra il bambino e il mondo. A questo ruolo, spesso l’adulto abdica: lo fa lasciando il bambino solo davanti al telegiornale o con il libro in mano.
    Mi domando, però, perché questa discussione si innesca quasi sempre e solo quando, paradossalmente, si parla di qualcosa che è evidentemente “finzione”, come un albo illustrato, un cartone animato, un videogioco.
    Forse perché questi strumenti, meno transitori del morboso servizio tv sulla ragazzina di Niscemi seviziata e uccisa, sembrano imporre con maggiore veemenza all’adulto un ruolo che questi tende a rifiutare.

    Il problema mi pare sia il disagio dell’adulto, che non vuole rispondere a domanda scomode, aiutare il bambino a decodificare e interpretare simboli sgradevoli.

    È mia opinione che i bambini possano – anzi, debbano – essere esposti a qualsiasi tipo di contenuto. A condizione che siano affiancati da un adulto all’altezza della situazione, disposto a mettersi in gioco per salvaguardare la verità, a rispondere con onestà, a guidare con fermezza, a farsi carico di quei pesi che, da solo, il bambino faticherebbe a sopportare.

    L’alternativa è l’assenza. E il placebo della somministrazione ai bambini di contenuti banali, ancorché innocui, se non addirittura falsi e mistificatori.

    Aggiungo due righe per Michela, che afferma:
    «..e mi raccomando, l’estetica è fuori da tutto questo: parlo dei contenuti.»
    e l’estetica non è, in sé, contenuto? Siamo ancora fermi al dettato crociano che vuole il contenuto veicolato dal testo e l’immagine come orpello estetico? L’albo illustrato non è forse, ontologicamente, la negazione di questo? Come è possibile scindere i due elementi quando sono nati esattamente per convivere? Non pensa che proprio dall’interazione fra il testo (questo testo) e le immagini (queste immagini) si apra la strada a un’interpretazione articolata e forse più corretta dell’albo (questo albo). Greta la matta sarebbe la stessa (cioè se ne potrebbe dare la stessa lettura) se avesse illustrazioni diverse, o un testo scritto con altre parole?

    scusate la fluvialità. Ormai dovreste averci fatto l’abitudine.

  20. 20 Luisa
    20 Maggio, 2008 at 16:53

    Questa discussione è davvero interessante!
    Ammetto che non conoscevo Carll Cneut, ma a questo punto devo leggere e vedere una copia di questo libro così “controverso”.

    Personalmente sono della corrente che preferisce il “lieto fine” per ogni storia (gusti personali) e che se deve esserci un finale tragico che lasci almeno un messaggio positivo.

    Il messaggio di “greta la matta” e soprattutto del suicido finale della protagonista che messaggio è per un bambino?
    Insomma in concreto a un bambino che legge la storia di “Greta la matta” che cosa spieghereste? Qual è il messaggio che cerchereste di far capire a un bambino che si avvicina alla sua lettura?

    Luisa

  21. 21 oscar
    20 Maggio, 2008 at 18:45

    …io credo che questa storia abbia nella sua crudele interpretazione al tempo stesso una sensibilità e una delicatezza da non sottovalutare. subire delle ingiustizie può far impazzire…chiaro che è tutto messo in un modo esagerato ma questa storia non è poi così tanto distante dalle sensazioni che si possono sentire quando da bambini si viene esclusi o presi in giro…a volte penso che una storia di questo tipo potrebbe davvero servire da riferimento per gli insegnanti ad affrontare il tema della violenza. il messaggio che cercherei di far passare attraverso la lettura di questa storia è che i nostri comportamenti producono delle conseguenze…il problema forse è che sulla questione del senso di colpa tutti facciamo molta fatica a far passare dei contenuti ma in fondo questa storia non mi sembra molto diversa concettualmente dal rimprovero o dalla punizione a cui spesso l’adulto è costretto a ricorrere nei confronti del bambino quando si comporta male. spesso mi è capitato nel mio lavoro di educatore di assistere a rielaborazioni delle proprie storie personali proprio attraverso la finzione e il gioco e farlo con i bambini è davvero illuminante a volte!

  22. 22 Michela
    20 Maggio, 2008 at 20:46

    Grazie Luisa ! Mi sento compresa …
    Il messaggio finale del libro (lo ridico) è terribile ! Questo non significa solo libri di belle e buone fatine. L’umor “nero” che funziona, che diverte è quello ad esempio di Tim Burton, che rappresenta nelle sue opere il mondo dei morti in maniera allegra e grottesca.
    La Greta protagonista non è una simpatica ed eccentrica Pippi Calzelunghe, che si diverte a fare tutto al contrario, che vive un’avventura e che va dal Diavolo per curiosità.
    E’ una bambina che si da la morte per disperazione…

  23. 23 Patti
    21 Maggio, 2008 at 7:57

    A me non sembra che la storia illustrata di Greta sia priva di un messaggio: Greta soccombe o smette di lottare con le forze del caos, anche se lo fa con uno sberleffo che alleggerisce il senso di cupezza, passando così da vittima innocente delle forze brute del fato a fattrice della propria caduta, come un Lucifero miltoniano per bambini: il suo diventare cattiva è questo a me pare, una sfida alla condanna di vivere non a modo suo, ma anche una resa per non accettare lo sforzo di lottare contro le forze ostili al suo essere diversa, per non dover affrontare il tentativo di affermazione delle forze che mirano a realizzare il suo “ordine interiore” contro le forze del caos. E’ una rivolta “schopenhaueriana” la sua mi pare, anche nel sarcasmo del dissociarsi dal proprio destino, come là non c’è salvezza se non nell’arte: la salvezza di Greta è proprio nell’aver reso necessario scrivere la sua storia.

    A me pare che Greta metta a nudo negli adulti la propria paura di identificazione (magari inconscio nell’ombra e quindi rimosso) con lei, la repulsione all’idea di poter essere empatica e magari rischiare di diventare quel diverso, quell’oggetto di derisione e di emarginazione che lo terrorizza, sente l’impulso di allontanarsene in modo anche enfatico perché gli sembra che metta in pericolo lui, e di conseguenza la sua proiezione che è il bambino (ma a volte le ombre lunghe che uno proietta sugli altri tolgono loro la luce). Quindi la contrapposizione la sento tra chi guarda alla fiaba con un senso di angoscia davanti a una tragedia che lo coinvolge emotivamente e di chi la approccia con spirito ludico perchè non c’è identificazione, o forse, anche se c’è empatia, perché non ha ancora incontrato o ha già sconfitto/elaborato i propri fantasmi legati alla rimozione delle paure/pulsioni di morte.
    Sono una profana assoluta ma mi pare difficile che il bambino non nevrotico provi qualcosa di simile a questa reazione paurosa alla tentazione di identificazione con il cupio dissolvi di Greta: tuttalpiù se è sensibile percepirà la storia come triste, se non si identifica a nessun livello forse sarà per lui solo grottesca, ma in nessun caso secondo me la favola lo danneggia se non è già precocemente nevrotico per qualche trauma.
    A me piace pensare che l’educazione sia l’accompagnamento guidato alla scoperta della infinita molteplicità del mondo, e che si possa modellizzare in una specie di ricetta omeopatica: somministrare al bambino quantità microscopiche di principi attivi di realtà, possibilmente ad alto tasso di assimilazione, sotto forma di metafore sottili, che rilasciano lentamente il “principio attivo”, in modo da renderne l’organismo e la mente in grado di metabolizzarne dosi crescenti. Per esperienza anche personale mi pare che tutto quello che viene rimosso diventi al momento della scoperta fatale un sole nero verso cui ci si sente morbosamente attratti. Comunque ringrazio Anna per l’eccellenza del suo lavoro e per aver dato la possibilità di una così interessante discussione.

  24. 24 cristina garattoni
    21 Maggio, 2008 at 12:26

    sono una convinta sostenitrice del valore delle fiabe per la mente del bambino e quando nel mio lavoro di psicologa e psicoterapeuta infantile incontro i genitori le difendo dalle critiche di chi le ritiene pericolose in quanto cariche di elementi cruenti o fatti violenti e le vorrebbe “edulcorate”.
    Invito tutti a (ri)leggere “Il mondo incantato” dello psicoanalista Bruno Bettelheim sull’uso, l’importanza ed i significati delle fiabe.
    Bettelheim scrive che le fiabe offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino.
    “Molti genitori credono che al bambino dovrebbero essere presentate soltanto […]immagini piacevoli e capaci di andare incontro ai suoi desideri: egli dovrebbe insomma essere esposto unicamente al lato buono delle cose. Ma questo alimento unilaterale nutre la mente soltanto in modo unilaterale, e la vita reale non è tutta rose e fiori. […] Noi vogliamo far credere ai bambini che tutti gli uomini sono intrinsecamente buoni; ma i bambini sanno che loro stessi non sono buoni, e spesso, anche quando lo sono, preferirebbero non esserlo. Ciò […] rende il bambino un mostro ai suoi stessi occhi”.Le fiabe insegnano che la lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile e propria dell’uomo e che soltanto chi affronta con coraggio le avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso. “Nelle fiabe il male è onnipresente come la virtù. Praticamente in ogni fiaba il bene ed il male si incarnano in certi personaggi e nelle loro azioni […]. E’ questo dualismo che pone il problema morale e richiede la lotta perché esso possa essere risolto […]. Non è il fatto che alla fin fine sia la virtù a trionfare a promuovere la moralità, ma il fatto che è l’eroe a risultare più attraente per il bambino, che si identifica con lui in tutte le sue lotte. Grazie a quest’identificazione il bambino immagina di sopportare con l’eroe prove e tribolazioni, e trionfa con lui quando la virtù coglie la vittoria”.Nelle fiabe c’è una netta distinzione tra bene e male, i personaggi sono buoni o cattivi. Bettelheim afferma che “le ambiguità devono attendere finché una personalità relativamente solida non si sia stabilita sulla base di positive identificazioni”.
    Ora, senza dilungarmi troppo, mi pare necessario
    specificare che la storia di Greta la Matta non rientra in alcun modo nella categoria fiaba in quanto non ne ha la struttura: non c’è netta divisione tra bene e male con possibilità per il lettore di una positiva identificazione; il personaggio con cui tutti noi all’inizio ci identifichiamo, Greta la Bella, che diceva no e faceva tutto al contrario, presto viene rifiutata da tutti e perde l’affetto dei genitori che smettono presto di cercarla dopo la sua scomparsa per recarsi negli inferi (e si fa intendere che in fondo stanno meglio senza quella figlia matta e disubbidiente); non c’è il riscatto finale.
    E’ vero che anche le fiabe dei Grimm contenevano elementi cruenti ma non è sufficiente che una storia sia cruenta perché si possa affermare che questa è come una fiaba dei Grimm.

    Personalmente in questo libro non ho trovato nulla di “spassoso”. La sua lettura accompagnata dalle immagini di Cneutt mi ha provocato profonda, buia angoscia, che poi io adulta posso anche esorcizzare se anziché ascoltare le mie emozioni vado con la mente alla ricerca del paradosso.
    Non lo ritengo adatto a bambini (e credo che se si trova nella collana “Cavoli a merenda” qualcuno, oltre che albo, lo ritenga tale: mi piacerebbe conoscere le reazioni dei bambini a cui è stato sottoposto).
    Trovo un po’ semplicistico affermare che i bambini possono decidere cosa piace e cosa no.
    Credo che come adulti siamo tenuti ad assumerci la responsabilità di valutare cosa sia più adatto alle loro menti in formazione, filtrando, trasformando, rendendo “digeribili” quei contenuti che per loro in un dato momento potrebbero essere ancora indigesti.

    Posso concordare sul fatto che l’arte non ha il compito di educare, devo però chiedermi sempre quale messaggio sto dando ad un bambino. In questo caso la protagonista della storia, con cui egli si identifica, poichè dice no e fa tutto al contrario finisce per essere rifiutata da tutti, ed anche i suoi genitori stanno meglio senza di lei (senza andare oltre). Cosa ne ricava un bambino?

  25. 25 Luisa
    21 Maggio, 2008 at 13:47

    Grazie a te Michela :) sono contenta di non essere l’unica a vedere nel suicidio un finale davvero terribile (!)

    E ringrazio Cristina Garattoni per il suo bell’intervento, mi trovo pienamente d’accordo con quanto ha scritto.
    Leggerò con interesse “il mondo incantato” di Bettelheim che ha citato nel suo intervento.

    Luisa

  26. 26 elisa mazzoli
    21 Maggio, 2008 at 14:37

    Io invito a fare molta attenzione a non citare la libertà di scelta dei bambini in quanto individui per commercializzare prodotti con contenuti che sono altro rispetto a loro.
    Cerco di spiegarmi: mi piace l’idea evocata da Patti, di una sorta i somministrazione omeopatica di dosi di attualità per far sì che i bambini assimilino piano piano (attraverso la vita reale che vivono, i racconti degli adulti, i libri che leggono)le cose belle e brutte che ci sono nel mondo. Ma qui sta il punto: Greta non è da assimilare, di fronte alla sua storia (che sì, potrebbe esistere perché la malvagità nel mondo c’è) ci si deve indignare, non solo angosciare, io credo fermamente che noi abbiamo il dovere di SALVARE GRETA, e di impedire la crudele, incosciente (anche se secondo alcuni di voi raffinatamente artistica, allegramente e spassosamente grottesca) indifferenza di chi le sta intorno. Di chi si diverte a far leggere ai bambini (da soli, senza mediazione, visto che il libro è consigliato ai bambini da più parti) un testo “spostato”, proprio nel senso di decentrato rispetto al valore della vita e della morte.
    Perciò, ribadendo che non mi riferisco alle immagini e che non sono esperta d’arte, e ringraziando ancora Anna che ha messo a disposizione questo spazio per una discussione che ritengo urgente, lancio di nuovo il mio appello: SALVIAMO GRETA!

    PS Cappuccetto rosso, Pinocchio, e svariati libri su lupi mannari più o meno pelosi mi piacciono un sacco e fanno ridere i bambini. Greta la matta no.

  27. 27 Michela
    21 Maggio, 2008 at 18:33

    L’intervento di Cristina Garattoni è Meraviglioso!Ha spiegato tutto perfettamente.

  28. 28 Maria Concetta Giorgi
    21 Maggio, 2008 at 20:25

    La comprensione è uno stato evolutivo dell’essere, attraverso le storie il bambino impara a creare un collegamento fra il proprio vissuto e gli avvenimenti raccontati e capire che i libri lo riguardano molto da vicino. Non aggiungo altro se non una recensione di Concita De Gregorio su lA REPUBBLICA DEL 17 SETTEMBRE 2005. Grazie ad Anna Castagnoli per gli innumerevoli spunti di riflessione. Maria Concetta Giorgi
    La favola di Greta color rosso sangue
    Repubblica — 17 settembre 2005 pagina 43 sezione: ALMANACCO DEI LIBRI

    Nel settore dei libri per bambini che piacciono solo agli adulti nessun libro aveva finora raggiunto la vetta di perfezione di Greta la Matta. L’ operazione è sofisticatissima e all’ apparenza destinata a un pubblico di tredici cultori, ma si vede che non è così. Si è preso un terrorizzante quadro di Bruegel il Vecchio – Dulle Griet, Greta la matta appunto – tanto ispirato ai nani sul girello e ai pesci alati divoratori di uomini di Hieronymus Bosch da sembrare una copia – un “omaggio” da maestro a maestro. Il quadro, rosso e giallo come le fiamme dell’ inferno, illustra le fauci del demonio che ingoiano dannati e i suoi mostruosi apocalittici dintorni. Forse, perché forse invece è un’ allegoria del potere marciscente o un favoloso incubo del vecchio fiammingo. Comunque, tra i capolavori dell’ arte si è preso questo. Si è dato incarico a un giovane assai dotato illustratore belga, Carll Cneut, di “rileggere” la vicenda e a uno scrittore, Geert De Kockere, di raccontarla. Ne risultano 32 pagine davvero assai eleganti che narrano la seguente vicenda: la dolce bambina Greta diventa una vecchia strega cacciata dal paese, decide di andare al diavolo come le suggeriscono, trova la bocca spalancata del demonio, ci entra, si aggira tra avanzi rancidi e puzzolenti di uomini donne e bambini mal digeriti. Chiama il diavolo ma lui non risponde, pazza di rabbia si trafigge con una spada e muore stecchita in una doppia pagina color rosso sangue. Considerando che i bambini di solito piangono quando muore la madre di Bambi si capisce bene che qui siamo molto oltre il limite. L’ opera dev’ essere allora destinata ad adolescenti tormentati e colti (?) o, meglio, ai loro ventisei esigenti genitori. Ci sono alcune perle di saggezza, nel testo. Il ritornello è «Greta faceva tutto al rovescio, voleva volare ma precipitava e incontro alla sua perdizione avanzava». Capita spesso a molti, in effetti, di fare male i conti: si voleva volare in paradiso, si è precipitati all’ inferno. – CONCITA DE GREGORIO

  29. 29 cinzia ruggieri
    22 Maggio, 2008 at 13:26

    Scrivo da Catania:lo sottolineo perchè,parlando con la libraia che mi ha venduto Greta la Matta,mi diceva che è risultata all’editore una delle poche, se non l’unica, che ha venduto bene questo libro in Italia.Il libro sta negli scaffali dei libri illustrati per adulti,accanto ai fumetti d’autore,lo ha venduto come noir illustrato per adulti.E questo secondo me è.Quindi la prima domanda-osservazione che mi pongo e vi pongo è:l’editore(Matteo Codignola, che sarebbe interessante sentire)ha pubblicato questo libro in una collana per bambini solo perchè non c’era un’altra collocazione disponibile nel suo catalogo?
    Ci sono molti bellissimi albi illustrati per adulti(penso che anche Hansel e Gretel della Janssen sia fra questi)che non trovano il loro posto nelle nostre librerie e anche nelle nostre teste:quanti adulti non illustratori ammetterebbero di amare i libri illustrati?Quanti confessano di passare ore nella sezione ragazzi delle librerie in cerca di immagini?
    Io credo che siano molti,e moltissimi sono gli illustratori che,per poter lavorare in Italia,si dedicano ai libri per bambini perchè non ci sono altre collocazioni possibili,a parte i fumetti che sono però un mondo a sè.
    Ritornando a Greta,pur essendo un libro per adulti,nulla vieta che possa essere letto e anche avidamente guardato dai bambini:quanti film per adulti violenti e orribili vedono i bambini ogni giorno e quanti, ancor più terribili perchè reali, telegiornali?Questo libro ha il grande pregio di essere bello,di avere un valore estetico;l’importante è che un bambino possa poi porre delle domande su ciò che ha letto,condividere con qualcuno.
    Ho letto il libro più volte prima di scrivere,come faccio sempre con gli albi illustrati:ho letto separatamente il testo e le illustrazioni e ho notato,dal mio punto di vista,che ci sono due registri diversi nella scrittura e nelle illustrazioni.Guardando le figure la connotazione fantastica mi è sembrata preponderante rispetto a quella angosciosa,le figure da sole potrebbe guardarle anche un bambino piccolo,anche da solo,come un inventario fantastico.Il testo è invece più adulto,tragico e angoscioso,sottolinea ed esprime la follia più che la paura,la follia come separazione assoluta dagli altri,da sè stessi,da ogni possibilità di comunicare.
    Non trovo in questo libro “messaggi” di alcuna natura,nè educativi nè diseducativi,solo un’interessante interpretazione di un grande dipinto,un racconto forte sulla follia.
    Si può parlare con i bambini della follia?Si deve?Ed è questo il modo migliore per farlo?
    Lascio aperte le domande e vi ringrazio per la pazienza.

  30. 30 carola
    22 Maggio, 2008 at 17:23

    Ciao a tutti,

    Sarò breve perché purtroppo vi scrivo dalla scrivania di un lavoro non così affine ai temi e toni profondi della discussione (che però mi interessa molto); spero infatti di non peccare di superficialità proprio per non avere avuto modo di leggere tutti gli interventi dall’inizio alla fine.

    Di base, la mia opinione è la stessa di quella di Anna, l’arte non dovrebbe avere fini pedagogici, ai bambini si può parlare di tutto ovviamente con i dovuti modi e le dovute traduzioni adulte, le morali sono noiose e pesanti, molto meglio se si tratta di messaggi impliciti o espliciti o addirittura capovolti.

    Scrivendo libri per bambini mi viene spontaneo parlare di temi giudicati da alcuni un po’ fortini, o difficili come amano definirli, certi altri. Il mio pensiero è che difficili o no sono questi i temi e di conseguenza le illustrazioni che attraggono – secondo me- maggiormente i bambini, costretti invece ad accontentarsi di storie e figure più semplici come le principesse felici e contente.

    Mi chiedo però se il mio atteggiamento, per così dire spregiudicato, non dipenda dal fatto che sono un’autrice senza figli. Se fossi madre, forse, non avrei lo stesso approccio, né mi verrebbero in mente storie così capovolte e rivoltanti. Dico questo perché temo che quando si diventa genitore, il prendersi cura di una persona “pura e in-cosciente” come un bambino di fatto è, faccia sviluppare uno spontaneo velo protettivo tanto da rimandare certi temi ad un’età più adulta. Inoltre un altro atteggiamento che forse mi verrebbe spontaneo sarebbe quello di usare la prole come lettore ideale e di basarmi quindi sui suoi gusti per proporre o meno certe storie; mi è parso infatti di leggere che qualcuno abbia scritto “ho fatto leggere Greta a mia figlia di nove anni, e mi ha detto non mi piace.”

    Non so, forse giudicare se un libro è o non è per bambini dipende dallo status del giudicatore, che poi altri non è se non un adulto. Abbiamo infatti visto in letteratura di come di certi libri rivolti espressamente per adulti, penso a Dorian Gray, Dr. Jekyll, Robison Crusoe , se ne siano invece appropriati i bambini; di come certe immagini prettamente per adulti piacciono molto invece ai bambini, penso a Goya e Arcimboldo,o al ragnone della Bourgeois.

    Credo quindi che sia, se non proprio giusto (lo dico per i genitori più spaventati), almeno bello, avere dei libri come Greta che piacciono sia agli adulti e che ai bambini, ed avere dei libri più spensieratamente fanciulleschi; l’importante è che i libri siano ben fatti: con storie scritte bene sia dal punto di vista della forma che del contenuto ed illustrazioni altrettanto. Come diceva Faeti a lezione “con i bambini cercate di non bambineggiare”, ecco questo io lo troverei davvero scorretto.

  31. 31 Lalla
    22 Maggio, 2008 at 19:02

    Trovo interessante quello che scrive Cinzia sulla follia e lo condivido… anche a me pare che l’unico centro della storia sia la follia. Greta è folle… non è nè cattiva, nè buona, nè incompresa, nè emarginata, nè sovversiva o indipendente o come qualcuno mi pare abbia voluto leggere nella sua descrizione “anticonformista e libera e originale nel suo essere”. E’ pazza… non c’è logica nè significato in quello che fa. E la storia non mi pare altro che un lezioso divertimento… un susseguirsi di immagini (più o meno macabre) originate e ispirate da un quadro. Farei leggere un libro simile al mio cuginetto…? Sinceramente no. Perchè personalmente non credo che gli porterebbe nulla… che spunti potrebbe trarre da una storia del genere? Che cosa gli rimarrebbe dopo averlo letto?
    “Prima o poi ti incurvi. E curvo rimani. E curvo muori” a me sinceramente fa venire i brividi… e se mi facesse domande su questa storia? E che gli potrei dire se non “Poverina era pazza. Non sapeva quello che faceva.” Non mi verrebbe in mente altro da dirgli su questa strana storia.
    Non mi addentro nel discorso se sia o no ragionevole presentare un libro simile in una collana per bambini. A mente fredda posso essere d’accordo sul fatto che un bambino accompagnato da un adulto attento possa leggere e comprendere qualsiasi tipo di storia… ma mi domando anche se non sia dovere di qualcuno proteggere quei bambini che non hanno invece questa possibilità e che avendo una sensibilità particolare o impressionabile si trovino da soli di fronte a storie simili, nere e per certi versi ambigue. Certo, poi mi dico anche da sola… ma come fa un bambino a trovarsi da solo a leggere una storia simile? :P

  32. 32 elisa mazzoli
    23 Maggio, 2008 at 8:03

    Un bambino si può trovare a leggere da solo questa storia perché il libro si trova negli scaffali (a portata di mano, cioè ad altezza bambino) di librerie e biblioteche. E perché la sua lettura (senza indicazione di mediazione) è stata indicata con tanto di stellette al seguito dalla rivista Liber nell’elenco dei desiderata: “Almeno questi”, i libri che i bambini dovrebbero leggere…
    Dopo aver letto il libro ho parlato con Riccardo Pontegobbi della direzione del mensile, che mi ha detto, dopo aver riletto il libro, che in effetti la categoria dei nove anni in cui era stato messo non era adatta e che il libro secondo lui è per ragazzi più grandi e richiede una mediazione adulta. Sarebbe bello che si coinvolgessero anche le riviste che si occupano di letteratura per l’infanzia in questo dibattito. Parlo di Liber (con Fuorilegge), Andersen, LG Argomenti, il Pepe Verde, Biblioteche oggi, eccetera eccetera, e anche figure di mediazione istituzionali cruciali come i bibliotecari e gli insegnanti. Fatemi questa cortesia anche voi che siete intervenuti in questo spazio di Anna, rileggete il testo, il testo del libro, fatelo lentamente e pensando di leggerlo a un bambino, perché no, a voi stessi quando eravate bambini, senza strumenti e senza sovrastruttute, senza concetti artistici d’élite o raffinatezze estetiche. Bambini.

  33. 33 Stefano
    23 Maggio, 2008 at 9:12

    Trovo il dibattito appassionante e mi permetto di fare alcune considerazioni che mi sono venute in mente leggendo i vari commenti.

    Decidere se un libro è adatto o no per un bambino, per i nostri figli, è una questione, a mio avviso, senza soluzione.

    L’arte è sicuramente pedagogica nel senso che è formativa per la crescita di un individuo, non deve avere tuttavia fini pedagogici o meglio moralizzatori, poiché decidendo a priori le finalità del prodotto artistico si finisce inevitabilmente per limitare la sua portata creativa e, in generale, la bontà del risultato finale.

    Operare una censura sui libri da dare in mano ai nostri figli è inoltre, a mio avviso, per certi versi dannoso.

    Da una parte sussiste il pericolo di proiettare sugli altri e nella fattispecie sui bambini la propria visione del mondo e delle cose, nella falsa convinzione che queste siano giuste e valide anche per loro. Dall’altra si rischia di frenare in loro, nei bambini, una sana passione per la lettura.

    Non credo che facendo leggere ai bambini “Greta la Matta” si creino dei mostri e dei disadattati quando questi saranno adulti. Può capitare, perché no, che nostro figlio proprio per il fatto di aver avuto tra le mani “Greta la Matta” piuttosto che “Cappuccetto Rosso” o le favole dei fratelli Grimm, si dimostri da grande un accanito lettore.

    Un illustre intellettuale intervenendo nel dibattito sulle ragioni che avevano spinto i ragazzi di Verona a pestare a morte un loro coetaneo ha concluso dicendo: “è perche questi ragazzi non leggono i libri!”

    Un saluto e grazie per lo spazio concessomi

  34. 34 Anna Castagnoli
    23 Maggio, 2008 at 10:45

    Ho pubblicato un post (vai al nuovo post) in cui tiro le fila della discussione portata avanti fino a qui. Vi pregherei di continuare la discussione, se lo ritenete opportuno, a partire dalle mie conclusioni. Qui mi sembra che abbiamo fatto il giro dei possibili pro e contro…

    Per Stefano: sono d’accordissimo sui pericoli della censura. Ne parlo nell’ultimo post.

    Per Elisa:

    Elisa io non faccio testo. Trovo la storia di Greta forte ma bellissima. Da piccola collezionavo scarafaggi morti e amavo storie senza senso ancora più truci di questa. Se poi i buoni morivano tutti mi divertivo ancora di più. Ero una bambina col gusto del tragico. Leggerei la storia ad un bambino senza problemi (purtroppo gli unici bimbi che frequento hanno meno di 3 anni).

    L’idea di coinvolgere le riviste è ottima. La posizione di Andersen la conosciamo già. Fochesato aveva scritto che il libro era molto bello ma che NON era per bambini. Mi piacerebbe di più sentire i bambini direttamente.

  35. 35 elisa mazzoli
    23 Maggio, 2008 at 11:08

    No, non è per bambini. Condivido questa opinione di FOchesato, e aggiungo che io da piccola piangevo molto se tutti i buoni morivano, e che ho a che fare tutti i giorni con appassionati frequentatori di libri da zero anni alla maggiore età.
    Salviamo Greta!

  36. 36 Arturo
    25 Maggio, 2008 at 0:51

    Avevo già letto una recensione sul sito http://www.limpidamente.it che mi aveva convinto a comprare il libro. Concordo con le affermazioni di Maria Concetta.

  37. 37 domenio
    30 Maggio, 2009 at 19:50

    credo che questo testo per ragazzi oltre all’indiscussa bellezza delle illustrazioni decifri un concetto che per quanto gia insito nei bambini vale la pena metterlo alla prova: il concetto di cui parlo è la forza e la caparbia di ottenere ciò in cui si crede, non ascoltando le mille ostilita che l’ambiento o gli attori che lo compongono intervenendo limitano qust’impeto di libertà. Questo testo, seppur effettivamente di difficile comprensione per un ragazzino, puo rinvigorire quella voglia di sacrificio per un proprio ideale…ma anche per una piccola curiosita. Questo testo slega la vita dall’atto finale della morte. Ne fa perdere il significante. La morte identifica “l’avercela fatta”!La morte come fine rilassamento dopo aver portato a termine ciò in cui credevi e che hai con i denti raggiunto. La metafora dell’ aver raggiunto l’obbiettivo prefissatosi con tutto se stessi e non aver ceduto nemmeno un istante(anche se ad un certo punto greta prima della vista del “diavolo” si ferma a pensare! Definendo cosi questo percorso non una follia ma una volonta ben precisa.). Il percorso di vita fatto si evince anche dalla successione spazio-temporale che la prima e l’ultima tavola hanno. Presentano degli spostamenti dei soggetti rafforzando il concetto di percorso intrapeso dall’impavida greta!
    Invito a non decifrare didascalicamente i testi dei libri ma a mischiarli con le illustrazioni…e così che si osserva un oggetto artistico

  38. 38 Greta La Matta e il bruno Van Dick
    27 Febbraio, 2018 at 12:03

    […] un libro del genere e chi, invece, ne difendeva la bellezza e gli intenti nel pubblicarlo. Qui stralci del dibattito all’epoca. La cosa che a me parve rivoluzionaria per l’epoca, a […]