Lo storyboard: ritmo e movimento

25 aprile, 2008

Mi piacerebbe nel tempo elaborare una teoria dell’album illustrato. Proviamo a gettarne le prime basi… In attesa di trovare termini più adeguati mi appoggio a quelli della teoria musicale.

Eadweard Muybridge, Jumping, ca. 1884-1887

Perché un libro prenda vita deve esserci al suo interno:

    • Ritmo
    • Movimento
    • Melodia
    • Senso

Il ritmo principale di un album illustrato è dato della durata visiva delle pagine e dal gesto di girarle. Un album come Hansel e Gretel di Susanne Janssen avrà un ritmo completamente diverso da Le Lacrime di Coccodrillo di André François. Sta a voi dunque deciderne la regolarità, il tempo e gli accenti. La lunghezza del testo è un elemento determinante. Il ritmo determina il movimento.

Il movimento è dato dal rapporto tra le successive illustrazioni. Un album, essendo una serie di immagini una dopo l’altra, è per sua natura cinematografico. Potremmo, all’uopo, far fare una giravolta intera ad una ballerina, con le nostre 12 pagine. Che ci interessi soddisfarlo o no, l’occhio del lettore cerca e si attende un movimento nella sequenza delle pagine. Il movimento determina il ritmo.

La melodia (quel quid misterioso che ci sorprende, diverte, commuove, mentre giriamo le pagine) è data dai rapporti tra ritmo, movimento e significato. In quanto a quest’ultimo, possiamo definirlo con quel segno che in matematica corrisponde a ? (infinito).

Ritmo+movimento+melodia+ ?= senso.
Ma che cos’è il senso? Il senso è quella sensazione che abbiamo quando, chiudendo un libro, sentiamo che qualcosa dentro di noi ha trovato il suo posto. Il senso è quella sensazione che abbiamo quando, chiudendo un libro, alziamo gli occhi al paesaggio e sentiamo che in quel momento noi siamo nel posto giusto.

Soffermiamoci ora a capire quali sono gli stratagemmi per creare movimento all’interno di un libro. Il cinema usa questo barbatrucco: una successione di fotogrammi simili tra loro dà all’occhio una sensazione di movimento. Ecco qui sotto il movimento dato dalla semplice ripresa di una serie di fotografie di Eadweard Muybridge.

 

Ora guardate come Wolf Erlbruch, (secondo me il più grande illustratore vivente), sfrutta la cinematograficità dell’album per creare ritmo e movimento (perché sia più chiaro ho ridisegnato una parte dello storyboard).

Wolf Erlbruch, Die Menschenfresserin, Peter Hammer Verlag 1996 (Copyright Milan Editions)

Bozzetti a scopo di studio di Anna Castagnoli, tratti da Die Menschenfresserin di Wolf Erlbruch

Wolf Erlbruch, Die Menschenfresserin, Peter Hammer Verlag 1996

Le illustrazioni di Erlbruch potrebbero essere disegni per la sceneggiatura di un film, con lunghi piani, piani all’americana, primi piani… Noi percepiamo le singole illustrazioni come fermo-immagini di un movimento più ampio, affannoso, che traduce bene l’ansia dell’orchessa affamata che nella storia cerca bambini da mangiare.

Alfred Hitchcock, storyboard per The birds, 1963 (grazie a arteria.com)

Il movimento può essere dato semplicemente dallo spostamento nello spazio della stessa figura. Esattamente come nelle girandole di lucine natalizie, dove l’accensione di una sola lampadina in punti via via diversi inganna l’occhio. Eccone un esempio in una rivisitazione di un classico dell’illustrazione, Piccolo Blu e Piccolo Giallo.

Piccola Macchia, Lionel Le Néouanic, Giannino Stoppani edizioni 2005 (Copyright Panama Editions)

Ci sono infiniti modi per creare movimento in un libro. Potete giocare sull’alternanza della parte di testo con quella delle immagini. Oppure cambiare prospettive e piani ai disegni come nelle immagini che abbiamo visto di Erlbruch. O ancora giocare sugli scuri e sui chiari. Giorno e notte. Vuoti e pieni. Ma ci sono modi ancora più sottili…

Nel susseguirsi delle pagine, più le differenze tra le immagini sono minime, più l’occhio avrà la sensazione che sia una sola figura a muoversi. Beatrice Alemagna ha sfruttato questo principio nel suo ultimo album, proponendo una serie di ritratti della stessa misura sempre sul lato destro. Ottenendo così la sensazione di una metamorfosi e di un unico interrogarsi intorno al volto del bambino e del suo crescere. (Guardate anche questo divertente video).

Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino?, Topipittori 2008

Ma vorrei concludere queste prime riflessioni sullo storyboard (che avremo modo di ampliare) con un capolavoro assoluto del ritmo e del movimento: Alors? di Kitty Crowther. In uno spazio teatrale, identico pagina dopo pagina, entrano da una porta a fondo scena una serie sempre più numerosa di personaggi bizzarri. Ogni personaggio chiede entrando: Allora? E’ arrivato? e in un’atmosfera degna del migliore teatro beckettiano l’attesa porta il lettore ad un’attenzione sempre più tesa, fino al parossismo del finale. Il libro ha vinto prestigiosissimi premi. Notate come le tre unità del teatro greco: unità di tempo, di luogo e d’azione, vengono rispettate. Noi lettori abbiamo un posto in prima fila.

Kitty Crowther, Alors? Pastel 2005

Bozzetti a scopo di studio di Anna Castagnoli, tratti da Alors? di Kitty Crowther

Kitty Crowther, Alors? Pastel 2005

Se avete domande, suggerimenti, idee, non esitate!
(Vai a: Lo storyboard: Il formato)
(Vai a: Lo storyboard: Numero pagine)
(Vai a: Lo storyboard: L’impaginazione)

3 Risposte per “Lo storyboard: ritmo e movimento”

  1. 1 oscar
    25 aprile, 2008 at 14:02

    ciao Anna mi piacerebbe, secondo quella che è la tua esperienza, sapere come si sviluppa ritmo movimento melodia e senso quando si sta per realizzare un libro per e con una casa editrice, quindi quando a questi elementi si aggiunge in un certo senso anche l’aspetto commerciale. mi interessava capire come si mettono insieme le diverse creatività, quelle dell’illustratore, dell’editore, del grafico…per realizzare un prodotto finale che abbia tutti o quasi tutti gli elementi di cui hai parlato. quando si deve illustrare o scrivere un libro vengono programmati degli incontri nella casa editrice in cui si discute il progetto? come procede poi l’illustratore nel suo lavoro che immagino debba trovare una giusta misura tra il lavorare da solo e al tempo stesso in contatto con la casa editrice?…grazie!

  2. 2 Anna Castagnoli
    25 aprile, 2008 at 14:32

    Caro Oscar, io credo che si possano verificare tutte le combinazioni possibili. Puoi fare un progetto così bello che un editore te lo compra senza cambiare una virgola. Oppure trovi un editore che ha già un progetto in testa e ti dà delle traiettorie per realizzarlo. Di solito, dopo la messa a punto dello storyboard e la presa visione delle primissime tavole, l’editore ti lascia tranquillo fino alla fine (ma tu ovviamente puoi cercarlo per farti aiutare).

    Se il progetto è mio, io presento lo storyboard con tutte le mie idee su immagini, composizione immagini, spazi per i testi…Poi insieme all’editore se ne discute fino ad una soluzione che soddisfi entrambi (se è un buon editore). Nel caso del libro documentario che ho fatto con le Seuil, invece, l’editore mi ha dato le misure del formato e ha detto che voleva sempre una texture colorata sotto i testi.

    In generale l’unica cosa importante è che si stabilisca un clima di reciproca fiducia e rispetto tra editore e illustratore.

    Io penso che l’editore sia quello che nel cinema è il regista. E un illustratore è lo scenografo o lo sceneggiatore o entrambi. Comunque il libro alla fine è il risultato di una buona relazione tra tutti.

  3. 3 simona
    13 gennaio, 2012 at 15:07

    Bellissimi questi articoli sullo storyboard, mi saranno di grande aiuto!!
    l’ultimo libro di cui parli: Alors?, mi ricorda un po’ la donna seduta di Copì :) Bellissimo