Du Iz Tak? di Carson Ellis. O della felicità di abitare un fiore

2 dicembre, 2016

Du Iz Tak?
di
Carson Ellis
Candlewick Press 2016

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Non so cosa altro dirvi se non STUPENDO per questo nuovo album firmato Carson Ellis.
Edito in italiano da White Star Edizioni con il titolo Te to té?, è la storia di un gruppetto di insetti che assistono alla nascita di un fiore e decidono di installarvi sopra la loro dimora.
Ci sono vicini predatori, minute avventure da insetto, amicizie e litigi, come in ogni condominio che si rispetti, ma tutto si risolve sempre per il meglio; fino a che…
Fino a che il bellissimo fiore-casa inizia a piegarsi, a perdere foglie, semini e petali. E morire. Come tutti i fiori. Gli insetti sono costretti ad abbandonare la loro casa. Una cavalletta musicista intona un canto d’addio. La neve cade e copre ogni cosa. Sembra la fine.
Fino a che…

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Le pagine del libro sono strutturate come una quinta teatrale. La scenografia è apparentemente povera. Un tronco di legno caduto sulla sinistra, nessuno sfondo, un germoglio che cresce. Pagina dopo pagina, la scena resta la stessa.
I dialoghi sono recitati nella lingua propria degli insetti: incomprensibile agli umani (con grande diletto dei bambini).
Da Panurge di Rabelais, nel 1532, che parlava quattordici lingue delle quali tre inventate, fino alla lingua del Codex Seraphinus del 1976 o alla più recente lingua Piripù di Emanuela Bussolati, i libri hanno ospitato centinaia di lingue inventate. Quale vezzo più bello, per un personaggio inventato apposta per un lettore, se non quello di parlare una lingua che il lettore non può capire?
(Su questa pagina di wikipedia ne trovate un lungo elenco).

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Come a teatro, le sorprese nel libro sono garantite dall’aprirsi di botole e porticine là dove pensavamo che non ci fosse nulla; dalla metamorfosi di elementi che pensavamo immobili; dall’arrivo improvviso di un musicista struggente quando il buio cala sulla scena.
La scenografia che pareva povera come un quotidiano qualsiasi si anima di vita, formichine, coccinelle, bruchi, farfalle, ragni.
Il tronco che avevamo pensato morto è in realtà una casa. Gli insetti bussano ed ecco che si intravede l’interno con tanto di lampade a petrolio sul comodino e quadri appesi. Vi abita un bruco anziano e sua moglie. Che meraviglia!

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Il bruco presta una lunga scala agli insetti: anche questo è teatro. Perché ci piace incommensurabilmente vedere insetti alle prese con problemi umani. Non sarebbe la stessa emozione se vedessimo gli insetti installarsi nella loro casetta sul fiore come veri insetti: cioè, volando. Per salire hanno bisogno di una scala: l’empatia è assicurata.
A fare la parte del vero insetto è il piccola larvetta che si è trasformata in bozzolo e che resterà bozzolo fino a un attimo prima dell’arrivo dell’inverno. Con un colpo di scena di grande effetto lirico che non vi rivelo.

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Quando cala la notte, sul cantiere abbandonato arriva sempre una cavalletta a suonare il violino. Con il grande cielo stellato sullo sfondo, sembra di ascoltare le righe in cui Calvino termina la descrizione della città di Tecla:

“Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? –  gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: –  Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.”

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

 

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Lo hanno difeso dai ragni, dai predatori, ed ora il fiore è sbocciato. Tutti sono meravigliati. È questo il vero spettacolo. Un fiore che sboccia. Metafora incarnata in petali e pistili, foglie, linfa e colore.

Ma, ahimè, la vita non è eterna.

Gli insetti vanno via, forse a cercare un’altra casa. La scena in cui la cavalletta viene a cantare il dolore per il fiore morto è poesia pura. Ciò che è perduto è perduto per sempre. La neve cade e cancella ogni cosa.

Ma, quando la neve si scioglie…
Da dan!

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Carson Ellis è un’illustratrice americana pluripremiata. Si è formata come pittrice e artista plastica fino a che non ha incontrato il suo attuale marito, il musicista Colin Meloy, con il quale ha pubblicato il suo primo libro illustrato: Wildwood, giudicato il bestseller dell’anno dal «The New York Time».
Insieme hanno avuto due figli, di cui uno affetto da sindrome di Asperger: Hank. Entrambi impegnati nella diffusione della conoscenza di questa forma di autismo, raccontano nelle interviste (qui e qui) che riescono a mettersi in relazione con Hank grazie al loro lato creativo.
Ad esempio, Hank ha aiutato la mamma nella progettazione di uno spettacolo teatrale, dove lei ha utilizzato la sua ossessione per gli alieni e il loro linguaggio indecifrabile. Durante lo spettacolo, la voce di Hank, registrata, accompagnava gli spettatori nella scoperta di un linguaggio altro, ma non per questo inaccessibile.

Forse il bellissimo Du Iz Tak? racconta proprio di come il senso e le emozioni vadano al di là del linguaggio umano. La vita è dappertutto se stessa, con il suo eterno ciclo di gioia e dolore.
Lo capiamo senza bisogno di parole.

Anna Castagnoli

In Italia di Carson Ellis abbiamo già Casa, pubblicato da Emme edizioni e Wildwood, Salani.
Trovate due sue interviste qui, con tante foto della sua bella casa in campagna, vicino a Portland.
http://www.designsponge.com/2014/02/a-day-in-the-life-of-carson-ellis.html
http://blog.picturebookmakers.com/post/110622794621/carson-ellis

Te to té?
Carson Ellis
Alcuni insetti curano un fiore
10,97 Euro

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