Intervista a Gaia Stock: editor alle Edizioni EL, Einaudi Ragazzi, Emme edizioni

23 ottobre, 2012

IDENTITA’ DI UN EDITORE
Intervista a Gaia Stock, editor alle Edizioni EL, Einaudi Ragazzi, Emme Edizioni.
© Le Figure dei Libri

Perché editori e perché editori per bambini?
Per quanto riguarda la scelta di mia madre, Orietta Fatucci, amministratore dell’azienda, si è trattato di un caso, della conseguenza di un incontro casuale e di un successivo totale innamoramento. Quanto a me, mi ritengo figlia d’arte. Sono architetto ma credo di aver scelto questi studi anche in quanto sapevo che mi sarebbero stati utili nel lavoro che poi ho scelto. E così è stato, dal momento che una delle attività che svolgo all’interno dell’azienda con maggiore passione è proprio quella relativa alla scelta degli illustratori e alla parte grafica della produzione.

Quanti titoli in un anno?
Pubblichiamo 280 titoli all’anno: circa 220 novità e 60 nuove edizioni. Oltre a circa 200 ristampe.
Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? È uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio? Quanto tutti da sempre ci riconoscono è l’esistenza alla base del nostro lavoro di un “costante, vero progetto editoriale”. Fin dagli esordi infatti, circa 35 anni fa, mia madre ha pensato ogni singola novità pubblicata come un tassello di un grande puzzle; questo puzzle nella sua interezza avrebbe dovuto offrire ad ogni lettore la possibilità di trovare il libro giusto per lui in quel momento, e l’avrebbe dovuto spingere un po’ più avanti, lo avrebbe dovuto stimolare a cercarne altri sempre più complessi. In questo lavoro di ricerca abbiamo sempre puntato alla qualità, evitando la sofisticazione fine a se stessa tanto quanto il moralismo e l’inutilità.


Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore/autore è per noi”?
Pubblichiamo libri per bambini e ragazzi da 1 anno ai 15 anni e più. Quando scegliamo gli autori e gli illustratori dobbiamo ovviamente tenere conto delle aspettative dei lettori e dei loro gusti, ma mai assecondarli troppo pubblicando storie o immagini che non siano di nostro gusto! Secondo noi il libro è ben riuscito ed è da considerarsi una sfida vinta, quando coincidono due risultati: se realizza, soddisfacendole, le aspettative della nostra progettazione editoriale e se i dati di vendita sono sufficientemente buoni. Secondo la nostra opinione, produrre bei libri per il puro gusto di produrli è un lavoro sterile, che rischia di restare confinato al desiderio di autorealizzazione dell’editore e dei suoi autori. Il vero successo è fare bei libri, sì, ma parallelamente raggiungere il numero più ampio possibile di bambini e ragazzi. Noi tentiamo di farlo da sempre anche con una politica di prezzi contenuti: questo è il nostro obiettivo quotidiano. Individuare il giusto equilibrio tra gli ingredienti che costituiscono l’oggetto libro è la vera sfida!
Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali?
Le realtà che da sempre sentiamo maggiormente vicine e attive sono le biblioteche, che purtroppo nel corso degli anni si sono viste decimare i fondi a disposizione e che fanno miracoli per poter continuare nel loro lavoro di proposta e diffusione. Anche le riviste specializzate e i blog tematici svolgono un lavoro importantissimo. Ultimi ma non meno importanti: i tanti librai appassionati!

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Negli anni passati abbiamo tradotto in italiano autori importantissimi quali Daniel Pennac, Ian McEwan, Helme Heine, Pef, Aidan Chambers, Susie Morgenstern, Julia Donaldson e Axel Scheffler ( i “genitori” del Gruffalò), per citarne solo alcuni. Negli ultimi anni, nonostante le traduzioni continuino ad esistere (ci mancherebbe!) la produzione italiana risulta senza dubbio quella su cui la casa editrice è maggiormente orientata. Dall’estero acquistiamo soprattutto libri-gioco e libri di stoffa per la primissima infanzia. In questo settore lavoriamo con alcuni tra i migliori produttori al mondo, e i clienti lo percepiscono e ci sono molto fedeli. Sono vari i motivi per cui preferiamo pubblicare libri di autori e illustratori italiani. Innanzi tutto perché non sono secondi a nessuno. Gli autori italiani hanno dimostrato il loro grande valore e il pubblico italiano e internazionale ne è consapevole.

Noi e molte altre case editrici italiane godiamo di grande prestigio e i libri italiani (quali più e quali meno, ovviamente) vengono venduti sempre di più all’estero. I dati sul mercato dei libri dell’AIE lo hanno ben evidenziato: negli ultimi anni si è invertito il trend, e ormai molti editori italiani per ragazzi vendono all’estero più titoli di quanti ne comprino. Noi siamo sicuramente tra questi. Le nostre serie nonché gli album illustrati di testi di Gianni Rodari sono stati pubblicati in decine di paesi. Per non parlare dei libri originali di Rodari! In certi casi (Favole al telefono, Le avventure di Cipollino, Grammatica della fantasia, per nominarne alcuni) l’elenco degli editori esteri è davvero impressionante! Certo, Rodari è veramente un classico, ma bisogna anche costantemente tenere alta l’attenzione internazionale!

Per venire all’ultima domanda, la differenza di accoglienza è molto marcata! Ci sono ancora grandi diversità tra mercati, anche tra quelli confinanti. Queste fanno sì che ci sia ancora un largo margine di incertezza nel proporre un progetto o nell’accogliere dagli editori stranieri progetti di grande loro successo, il che conferma che la globalizzazione è un fenomeno preoccupante sì, ma che non ha ancora contaminato proprio tutti i campi! Faccio alcuni esempi: lo stile di Nicoletta Costa in alcuni paesi è molto amato, come in Italia, mentre in altri è veramente lontano dal gusto più condiviso. Per quanto riguarda l’”oggetto” libro, i libri di narrativa per ragazzi in Germania sono quasi sempre cartonati, mentre in Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna piacciono molto di più le brossure. Per non parlare della lunghezza dei testi: in Germania un libro per ragazzi deve assolutamente raggiungere un numero minimo di pagine. Spesso quel minimo in Italia è considerato il massimo assoluto da raggiungere, superato il quale il libro rischia di rimanere sugli scaffali per sempre (anzi, fino a quando il libraio ne sancisce l’anticamera della morte: la resa). Poi ci sono paesi dove le illustrazioni possono permettersi di essere un po’ più all’avanguardia mentre in altri lo stile è ancora un po’, per così dire, conservatore. Divertente è che spesso tra editori dell’uno o dell’altro “mondo” ci si guarda con una leggera aria di superiorità…

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Il momento più bello del nostro lavoro è quello dell’ideazione e dello sviluppo del progetto. Bisogna studiare il nuovo libro (o i nuovi libri se si tratta di una serie o una collana) nei minimi dettagli. Per prima cosa, se sono idee nate all’interno della casa editrice, bisogna scegliere a chi commissionare i testi e a chi le illustrazioni. A volte per le illustrazioni ricorriamo ad una gara per decretare chi dei partecipanti ha interpretato al meglio il progetto. A volte illustratori che hanno fatto delle buone prove ma non sono stati scelti per il progetto in questione, vengono chiamati successivamente a lavorare su altri testi. Altre volte illustratori che sembravano promettere grandi cose (da un’analisi del loro sito o del loro portfolio) poi ci deludono per scarsa condivisione di vedute. Le gare sono sempre momenti elettrizzanti: può succedere che l’illustratore che meno ti aspetteresti, interpreti il tuo progetto esattamente come lo avevi immaginato, trasforma in segno il nostro pensiero! Sono grandi momenti! Poi bisogna pensare a come dovrà essere confezionato il libro (tipo e grammatura di carta per interno e copertina, legatura, formato, plastificazione, cordonatura e così via), che prezzo dovrà avere, se avrà alcune indicazioni in quarta quali l’età di riferimento (la diatriba a proposito è eterna!), il testo di quarta (specifico o generico in caso di serie?) ecc. Personalmente, quello che non mi piace è dover spiegare a chi ha mandato in visione del materiale, che sia un testo o un portfolio, il perché di un rifiuto. Mi rendo conto che può essere molto utile per chi lo richiede per capire come migliorare. Ma il nostro obiettivo è quello di selezionare gli autori che rientrano nei nostri canoni. Motivare un rifiuto può essere molto impegnativo, soprattutto se, come è giusto, bisogna stare attenti a non svilire, a non demotivare, a non frustrare il proponente.

3 Risposte per “Intervista a Gaia Stock: editor alle Edizioni EL, Einaudi Ragazzi, Emme edizioni”

  1. 1 giovanna
    24 ottobre, 2012 at 13:32

    “Secondo la nostra opinione, produrre bei libri per il puro gusto di produrli è un lavoro sterile, che rischia di restare confinato al desiderio di autorealizzazione dell’editore e dei suoi autori.” Non so a che editori ci si riferisca in questo passo. A me viene in mente subito Rosellina Archinto che, fondatrice di EMME Edizioni, produsse qualche decennio fa, libri innovativi tacciati di essere destinati a una élite, e quindi, sterilmente, senza seguito. Oggi sappiamo che questa signora ha scoperto praticamente tutti i grandi autori e illustratori della sua epoca, che oggi sono pubblicati con successo di vendite da case editrici che fondano il successo del loro catalogo anche e proprio su questi libri. Oggi è scontato per noi apprezzare Lionni, Munari, i coniugi Mari, Luzzati e tanti altri. Lo è perché c’è stato chi ha fatto in modo di scoprire, promuovere e diffondere il loro talento e la loro intelligenza, quando il pubblico rimaneva spiazzato da questi linguaggi e prima che il mercato fosse pronto per la loro proposta. Si tratta, credo, di una dialettica fra passato e presente intrinseca all’evoluzione del gusto, della cultura, del linguaggio.

  2. 2 Gaia
    24 ottobre, 2012 at 16:22

    Mi preme a tale proposito sottolineare che non tutti gli editori sono Rosellina Archinto, non tutti gli autori sono Munari, non tutti i periodi storici sono uguali. Lo scenario culturale e di mercato del 1960 non è quello del 2010. Aggiungo che resto convinta del fatto che una proposta editoriale debba saper rispondere contemporaneamente sia alle esigenze dell’educazione culturale sia a quelle dei tempi in cui viene fatta.

  3. 3 laura38
    26 ottobre, 2012 at 8:23

    Beh, io ne capisco poco, ma mettiamola così: anche se qualcuno fa/faceva libri per il puro gusto di farli, di certo ci mette/metteva amore. Certe cose che sembrano così fini a sé stesse si fanno perchè c’è amore. E’ quel che ci rende umani dopotutto: sono gli animali quelli che agiscono solo spinti dal best fit evolutivo. Mi pare.

    …Ho la laurea un po’ impolverata, non mi ricordo bene il darwinismo, lo ammetto.