Io alla Feltrinelli non ci entro più. Una riflessione sul futuro dei librai

25 ottobre, 2011

In questi mesi, con la nuova legge Levi sul tetto degli sconti, con Amazon che diventa editore, i piccoli librai indipendenti che vengono schiacciati come mosche dalle logiche del mercato e dei grandi distributori, c’è in rete un vivo dibattito sul destino dei librai. Trovo il nostalgico ricordare il bel tempo che fu, piuttosto inutile. Siamo davanti a una rivoluzione epocale della cultura del libro e, nolenti o volenti, bisogna reagire.

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La biblioteca infinita di Borges, Erik Desmazieres

In Francia, centinaia di piccoli librai indipendenti si sono uniti per contrastare Amazon e hanno creato 1001 libraires, un portale che è una libreria on-line dove la selezione delle proposte, la cura delle legende, dei riassunti, delle critiche, è in mano alla competenza di raffinatissimi, coltissimi librai. I libri vengono consegnati in 24 ore. Ci sono anche centinaia di libri digitali, per chi, come me, è già dipendente da un e-Book. E’ un’idea. Ne verranno altre. In Italia, Maremagnum è un altro esempio, come quello, pieno di allegria, della libraia ambulante per ragazzi Ottimomassimo . C’è chi stila un decologo di buoni motivi per rivolgersi a un piccolo libraio. Chi  scrive necrologi pieni di dolce nostalgia. Ci vuole fantasia.
A me, personalmente, non interessa se una libreria è fatta di polvere o pixel, quello che mi interessa è incontrarci dentro i libri che cerco e anche qualcuno di competente, che sappia guidarmi nell’acquisto. E se avatar-virtuale con voce metallica deve essere, che sia. Siamo o non siamo già nel futuro? Ma che sia colto!

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Il megastore Feltrinelli, a Genova.

E ora, se avete voglia, vi racconto perché alla Feltrinelli non ci entro più.

Quest’estate, in Sicilia, in una casa affittata per le vacanze, ho trovato per caso, in un’edizione umilissima (quei libricini che regalava Repubblica d’estate, blu slavato) il racconto perfetto: Nel paese dei ciechi, di H.G.Wells. Sublime. L’ho letto 4 volte di fila e ho deciso che appena avessi trovato una libreria fornita, avrei comprato tutto quello che Wells ha scritto. Due mesi dopo, a Genova, entro alla Feltrinelli (quella nuova, che è al posto del’ex negozio Ricordi, immensa come un supermercato) e chiedo a una signorina di cercare sul computer cosa avessero di disponibile.

Qui apro una parentesi: la Feltrinelli, quando aprì a Genova, molti anni fa, aprì a lato della libreria più raffinata e colta di tutta Genova: “Biglino”, che dopo pochissimo, dovette chiudere. Da Biglino, ci passavo i pomeriggi ai tempi dell’università: era lui che nutriva di autori nuovi e nomi e edizioni rarissime i nostri poco raffinati e ingordi appetiti di giovani studenti di Lettere. Lui che aveva permesso ai clienti presenti di offrirmi, con una colletta, i venti euro che mi mancavano per comprare I diari di Musil.

Finito il lutto per la libreria Biglino (a 25 anni i lutti durano poco), iniziai a frequentare regolarmente i grandi saloni della Feltrinelli. Non era mica così male. Aveva comodi puff dove sedersi a leggere per ore intere. E poi, Feltrinelli era nata a sinistra, ed aveva avuto, come editore, molti e coraggiosi meriti. Perché no?
E poi, a servirmi, erano i miei ex-compagni di università, freschi di laurea. Ciao, mi dicevano, riconoscendomi. – E’ un lavoro provvisorio, sai? visti i tempi – si giustificavano – e mi lascia tempo per scrivere (che c’era, a quei tempi, in ognuno di noi, il sogno di diventare nuovi Calvino, nuovi Kafka, nuovi Blanchot, più che cassieri alla Feltrinelli).
Passati dieci anni, sono sempre loro a servirmi alla Feltrinelli. Non si giustificano più. Hanno mogli e figli, e forse un mutuo da pagare. Ma non credo che scrivano più. E forse, a giudicare dall’episodio che sto per raccontarvi, non credo neppure leggano più. Chiusa parentesi.

Insomma, entro alla Feltrinelli per cercare qualche libro di Wells. La signorina che mi serve non la conosco. Cerca Wells sul computer e non lo trova, ci sono molti Wells. Passano interminabili minuti, è concentrata nello sforzo. Io insisto: – H.G.! H.G Wells. Non lo conosce. Ci riprova. Niente. – Mi fa vedere il monitor? domando. Non riesce a girarlo bene verso di me, ma io allungo il collo e lo trovo, tra i tanti Wells, luminoso come una supernova: – è quello! Apre la scheda. Ce ne sono molti, quale libro vuole? Ma io non lo so! Tutti? – Non so… me li fa vedere tutti? Mi guarda con occhi di pietra: sono diverse case editrici, e dunque diverse sezioni nel megaspazio della libreria. Forse dovrà fare le scale. Parte alla ricerca del primo libro. Torna dopo cinque minuti abbondanti, senza nessun libro, accompagnata da una signora che le ha chiesto un’altra informazione. Cercano l’informazione sul monitor, cancellando la mia preziosa lista. – Ma scusi, stava servendo me… reclamo basita. E’ finita. Sono bollata come rompi palle. Chiede a un collega di servirmi. Ma come? Mi sbologna? Mi passa a un altro? Ma lo riconosco, è un mio ex-compagno di università. Ciao, ci diciamo, e nient’altro. Sono spazientita ma penso che almeno lui saprà guidarmi. – Cerco qualche libro di Wells, gli dico sorridendo, sicura che lo conosca, ma per sicurezza aggiungo: H.G. Lui comincia a digitare il nome. Gli faccio notare che – deve esserci la scheda aperta da qualche parte… la tua collega aveva già fatto la ricerca. Non mi sente. Guardando il monitor mi chiede: – pornografia? Io non capisco. No, come pornografia. – H.G. WELLS! lo scrittore di fantascienza! Ha trovato solo un Wells nella sezione pornografia, è un dvd. Divento rossa. Di rabbia. Gli dico con voce troppo alta, sperando che suoni come una minaccia: – guarda, non ti preoccupare, li ordino su Amazon. Ma la sua faccia resta impassibile (e che gliene può fregare a lui se compro un libro alla Feltrinelli o su Amazon?). Fine della storia. Sono uscita dalla libreria fumante, senza la compagnia di H.G. Wells.
Ho poi trovato da Asso Libro, una libreria più piccola, La macchina del tempo. Non ne avevano altri (li ordinerò su Amazon). Sapete dove è andato il Viaggiatore del Tempo nelle prime pagine del romanzo? Nel futuro! Chissà se immaginava che avrebbe condiviso la sua vita con un dvd porno.

23 Risposte per “Io alla Feltrinelli non ci entro più. Una riflessione sul futuro dei librai”

  1. 1 mara
    25 ottobre, 2011 at 12:30

    io alla feltrinelli (anzi alle) di Torino non ci entro più da tempo, chissà com’è che non sono mai riuscita a trovare un commesso disponibile.. però da un po’ sono fortunata perchè una mia carissima amica ha una libreria e la differenza tra un libraio vero che lo fa di mestiere e con passione e il commesso da supermercato (perchè alla fin fine di quello si tratta, non c’è differenza tra il commesso che ti vende la maglia o il libro ahimè) c’è eccome..
    Poi per i libri stranieri anch’io mi affido sempre e solo ad amazon… ricordo ancora l’ultima volta che ho provato a chiedere alla libreria internazionale l’ultimo libro appena uscito di un autore che amavo molto e mi sono sentita rispondere “ma lo vuole in inglese? è sicura?”

  2. 2 Marta
    25 ottobre, 2011 at 13:51

    confermo … le feltrinelli a Torino non sono gestite benissimo. Tra le catene mi sono trovata bene alla Coop dove ho visto ragazzi giovani e interessati al loro mestiere. Certo una libreria indipendente è un’altra cosa, ma hanno vita durissima! Leggevo che in Francia hanno anche inventato il bollino di qualità che premia le librerie in base alla loro offerta editoriale. Sarebbe bello ci fosse anche da noi e si desse risalto alle piccole case editrici che pubblicano libri di valore. Resta comunque il problema che i libri oggi hanno un prezzo non indifferente e non sono percepiti come bene fondamentale, ma come accessorio, un lusso da concedersi ogni tanto. Sono stanca di sentire gente lamentarsi del prezzo della vita e poi comprarsi l’ultimo paio di scarpe firmate a non meno di 200 euro. Perchè se io li spendo di libri mi sento rimproverare che esagero? Dopo che l’hai letto, mi dicono, lo metti nella libreria e finisce lì … non è vero, un libro mi ha regalato una storia, ha aperto la mia mente ogni sera, mi ha arricchito. Abbiamo bisogno di storie molto più che di paia di scarpe!

  3. 3 Francesca
    25 ottobre, 2011 at 15:10

    ciao Anna, qui a Parma da Feltrinelli (quella in centro) ci sono gli stessi librai da quando sono piccola (dunque da almeno una quindicina d’anni..) e sono da sempre gentili e competenti. Io ci sono sempre andata, per stesse tue ragioni di quando eri studentessa. Entro la fine dell’anno il suddetto negozio si trasferirà in una nuova sede ENORME.. vedremo cosa succederà..

  4. 4 sergio
    25 ottobre, 2011 at 15:21

    Penso che aderirò al boicottaggio. Ieri ho trovato questo libro sugli scaffali di Feltrinelli http://www.amazon.it/Limmaginazione-alchemica-ancora-tridente-Saggi/dp/8871861205/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1319551909&sr=1-1.
    Un libro di dieci anni fa con ancora il prezzo in lire e alquanto sgualcito, decido di prenderlo ma chiedo al commesso se ne ha un’altra copia, o se mi fa lo sconto visto lo stato del libro ( cosa normalissima un tempo ): nulla, hanno solo quello e non sono previsti sconti (!!!)Bene ora leggendo qui l’ho cercato su Amazon : beh te lo mandano a casa nuovo e con il 15% di sconto :-O.
    Credo che d’ora in poi andrò a sfogliarli da Feltrinelli e li comprerò da Amazon ;-)

  5. 5 luigi
    25 ottobre, 2011 at 19:43

    a milano, in piazza piemonte non è male, ho più o meno capito la logica di esposizione, per cui quando posso, faccio a meno dei commessi. Sono comunque moderatamente gentili. E’ piacevole l’atmosfera che si respira all’interno. E a mezzodì si sta bene a mangiare un panino circondati da libri, musica e cinema…

  6. 6 Anna Castagnoli
    25 ottobre, 2011 at 19:48

    Belli questi scambi. Chissà se ogni Feltrinelli ha un margine di scelte di libri e atmosfere che dipende dal direttore di quella Feltrinelli.
    Io credo di sì.
    Quella che era prima a Genova mi piaceva, la nuova no, è davvero un supermercato, ovunque si inciampa in orrendi cartoni con pubblicità di sconti, persino l’ingresso è angusto per via dei cartelli pubblicitari. E il reparto per bambini è deprimente.

  7. 7 sandra
    25 ottobre, 2011 at 20:21

    anch’io è tantissimo che non entro più in una feltrinelli non mi trovo nè coi librai nè con il modo di esposizione dei libri…rimpiango un po’ la martelli che era ex marzocco (si parla di firenze) e ancora qualche vecchio libraio era rimasto …ma mi sembravano come i lamantini una specie in via di estinzione…per trovarne bisogna cercare le piccole librerie che però son rare…io frequento la rinascita di sesto f.no dove i librai per lo meno leggono e se ordino qualcosa me lo fanno arrivare velocemente…niente di particolare atmosfera ma funzionale

  8. 8 CHIARA T.
    26 ottobre, 2011 at 0:59

    Ciao,
    è vero che la Feltrinelli in Piazza Piemonte a milano non è male.. però se si chiede un libro, che magari non hanno, non fanno nulla per procurarlo. Il personale spesso ha un atteggiamento piuttosto scostante.
    Spesso preferisco utilizzare il sito della libreria Hoepli (www.hoepli.it), che è una delle librerie più fornite a Milano.
    ciao
    Chiara

  9. 9 Fran
    26 ottobre, 2011 at 8:48

    @anna. concordo sul giudizio del reparto bambini, tant’è che da qualche anno vado al Castello di carta di Vignola, dove la libraia è bravissima e disponibilissima. per l’acquisto anch’io uso amazon, però leggo tantissimi libri che prendo in biblioteca, sennò non ci starei economicamente. avete presente quelli che dicono “ah io i libri che leggo li compro perchè li voglio avere” e anch’io vorrei ma se leggi molto si spende un capitale e io non posso permettermelo.

  10. 10 Isabella D.
    26 ottobre, 2011 at 10:33

    Mi è capitato di cercare un libro alla Feltrinelli di corso Buenos Aires a Milano e mi hanno guardata come una un pò fuori. Il libro era “La vita notturna degli alberi” che ben conoscete su questo sito. Nessuna disponibilità per cercare di capire che cosa cercavo e neanche ad ordinarlo. Quando sono uscita mi sono diretta alla libreria più vicina (Puccini)e la commessa (una giovane donna, come in Feltrinelli) mi ha mostrato entusiasta dov’era il libro dicendo che le era piaciuto molto. Non erano un supermercato come Feltrinelli: avevano molti meno libri ma ben scelti e il reparto di libri per bambini, anche se meno fornito rispecchiava molto gusto, non proprio come in Feltrinelli. Due mesi dopo succede più o meno la stessa cosa a mio marito e quando mi ha raccontato l’accaduto mi veniva da ridere perchè io non gli avevo mai raccontato la mia esperienza ma le nostre reazioni sono state le stesse nelle stesse condizioni…buffo caso di simbiosi coniugale!
    Ogni libro è un incontro prezioso e chi legge e poi vende i libri è un pò come se facesse le presentazioni!

  11. 11 Paolo
    26 ottobre, 2011 at 10:35

    Cara Anna, non sono così sicuro che il problema sia di catena/indipendente, grande/piccolo, locale/globale. La vicenda che ti ha visto protagonista capita tutti i giorni anche in librerie che avrebbero tutte le carte in regola per essere accoglienti, professionali, al servizio del cliente, innovative e propositive (e non dei luoghi di lavoro e di commercio alienanti). Il problema, a mio avviso è di intelligenza e di visione strategica, di professionalità e di disponibilità al cambiamento, di voglia di rischiare.
    Hai ragione quando dici che il mondo è cambiato, ma questo non significa necessariamente che le piccole librerie (o le librerie tout-court) siano destinate alla morte, insieme agli editori, travolti, rispettivamente, dal commercio online e dall’ebook.
    Ero piccolo quando hanno aperto i primi supermercati a Milano e ho visto scomparire, uno a uno, i negozi di quartiere. Sono sopravvissuti in pochi: quelli che hanno saputo capire di non avere più un mercato di massa ma un mercato di nicchia e che queste nicchie andavano osservate, capite, servite, seguite. Certo, non ci sono più le salumerie di una volta. Ma quelle di oggi sono più belle, meglio gestite, offrono servizi e prodotti più selezionati e, probabilmente, realizzano profitti superiori.
    Non faccio il libraio, quindi non me la sento di proporre soluzioni specifiche, ma credo che oltre a (o invece di) lamentarsi – una prassi eccessivamente diffusa – i librai farebbero bene a cominciare a sperimentare nuove modalità di vendita, diverse selezioni di prodotto, nuovi canali di comunicazione. In questo, alcuni (in generale, giovani) possono essere additati a esempio: Castello di carta e Ottimomassimo sono già stati citati e li cito anch’io per ferocia della selezione (la prima) e intraprendenza (la seconda). Ma poi ci sono Centostorie a Roma (maestre della comunicazione), Viale dei ciliegi 17 a Rimini (concentratissime sulla buona letteratura) eccetera eccetera eccetera.
    Se il mondo cambia, bisogna cambiare il modo di essere librai. E, naturalmente, di essere editori.
    Quello che ci manca, purtroppo quasi completamente, è una critica intelligente, attenta, selettiva e severa che ci aiuti a capire se stiamo cambiando nel modo giusto.
    Scusa se ti ho preso così tanto spazio.

  12. 12 martina
    26 ottobre, 2011 at 11:51

    da un lato sono d’accordo con Paolo, alcune librerie indipendenti non sono poi tanto diverse dai supermercati del libro.
    Da un altro lato però mi sembra un po’ semplice dire che è il libraio che si deve inventare un nuovo mestiere.
    Abbastanza eclatante a mio avviso è la polemica recente dei librai sardi che si sono rifiutati (a mio parere giustamente) di applicare lo sconto del 25% imposto dalla Rizzoli sull’ultimo libro di Carofiglio. Le case editrici trovano subito il modo di aggirare la nuova legge – che dovrebbe tutelare appunto i librai – facendo pagare agli stessi librai lo sconto. Se davvero si vuole venire in contro al lettore perchè non abbassare il prezzo di copertina allora invece? Ma ovviamente molto meglio per la casa editrice far pagare al libraio il prezzo pieno e poi invogliare il lettore all’acquisto con lo sconto – che però si paga il libraio e non la casa editrice.. e stiamo parlando di Rizzoli non si un piccolo editore.
    Senza contare che vendere libri al giorno d’oggi è un’impresa davvero difficile. La piccola libreria che frequento è spesso piena di gente, ci sono presentazioni dei libri con autori e tanti eventi interessantissimi. Eppure per la libraia che lavora da sola (non si può permettere un aiuto) arrivare monetariamente a fine mese non è facile.

  13. 13 Stefa
    26 ottobre, 2011 at 12:08

    Sinceramente io alla Feltrinelli mi ci sono sempre trovata bene e ho trovato commessi entusiasti anche più di quelli delle piccole librerie.
    Poi avendo a disposizione internet la figura del libraio/consigliere mi sembra un po’datata.Certo fa sempre piacere avere qualcuno con cui discutere ma a parer mio il problema delle librerie sta nella domanda..molti libri interessanti non vengono proprio tradotti in Italia perchè pare che tutti vogliono leggere le stesse cose, se si va a vedere la classifica dei libri più letti ci trovi per lo più Eco, Fabio Volo, Dan Brown..(senza offesa per nessuno è solo un esempio).
    Visto che siamo in tema oltre ad Amazon c’è un altro sito molto conveniente, soprattutto per l’usato, che si chiama Alibris.
    Grazie per lo spazio concesso!

  14. 14 Paolo
    26 ottobre, 2011 at 14:38

    @ martina: non ho detto che sia semplice inventarsi un nuovo mestiere, e non ho detto che sia solo il libraio a doverlo fare. Anzi, ho specificato che anche gli editori devono adattarsi a una nuova realtà, pena l’estinzione.
    Ho il timore che sarà difficile per tutti e che sopravviveranno solo quelli che sapranno interpretare la nuova realtà che si va delineando e agire con rapidità e coerenza.
    A mio parere, qualcuno sta facendo delle scelte strategiche molto interessanti. E a questi “qualcuno” bisognerebbe guardare per trovare nuove soluzioni.
    Oggi, sbarcare il lunario è difficile per tutti: per i librai come per gli editori (e se leggi i bilanci del gruppo RCS, capisci che non è facile neanche per loro). Certamente, alcune scelte sembrano censurabili, frutto della possibilità di sfruttare una posizione dominante, e non risolvono niente per nessuno. Le reazioni che scatenano sono condivisibili.

  15. 15 Anna Castagnoli
    26 ottobre, 2011 at 15:28

    Però non è bellisismo trovarsi sullo spartiacque di un nuovo modo di fare-vendere-distribuire il libro?! A me elettrizza.

  16. 16 Paolo
    26 ottobre, 2011 at 17:42

    Indubbiamente elettrizzante. Ma anche impegnativo, sconcertante, denso di interrogativi, carico di incertezze. Come diceva il mai sufficientemente rimpianto Steve Jobs: «Ci sono momenti in cui capisci che devi giocarti tutto.» Il rischio è vincere.

  17. 17 Paolo
    26 ottobre, 2011 at 17:44

    Non è che Ju offre consulenze?

  18. 18 Anna Castagnoli
    26 ottobre, 2011 at 18:42

    A me quello che fa paura è che la qualità si perda in un mare di porcheria (che è quella che vende di più).
    La Feltrinelli, anno dopo anno, l’ho vista trasformarsi in supermercato. All’inizio trovavi in prima fila gli struzzi dell’Enaudi, ora orrendi best-seller in improbabili edizioni con copertine molli.

    (J. è sempre disponibile, se gli dai il la non si ferma più).

  19. 19 Dario
    26 ottobre, 2011 at 19:02

    Ho fatto alcune presentazioni di libri alle Feltrinelli di Mestre, Padova, Treviso, che fanno tutte riferimento a Mestre.
    Alcune si sono svolte bene, senza intoppi, altre con lacune imbarazzanti: Una volta mancavano il libri …eh he!
    Altre due volte parte del materiale per il laboratorio annesso.
    La cosa spiacevole in queste occasioni è stato trovare lo stesso atteggiamento frettoloso e disinteressato tra il personale della libreria, che ha descritto Anna.
    Penso che ci siano due modi di considerare i laboratori per bambini:
    solo come un momento di animazione e intrattenimento (con tutto il rispetto e l’amore che ho per l’animazione)
    oppure come un prezioso momento didattico con delle finalità precise di cui i materiali sono parte fondamentale per il raggiungimento. Munari ne ha fatto una forma d’arte.
    La sensazione che ho avuto in quelle occasioni è stata che se mi fossi messo un naso rosso e avessi portato i colori per truccare i visi, sarebbe stato lo stesso. : )

  20. 20 Anna Castagnoli
    26 ottobre, 2011 at 19:21

    Che ridere Dario l’idea del naso rosso che funziona lo stesso, hai reso perfettamente l’idea.

    A me è capitato di peggio, ed era una piccola libreria per bambini di Martina Franca. Mi avevano invitato a tenere un laboratorio su “L’incredibile storia del bambino terribile etc… (testo mio e illustrazioni di Susanne Janssen). Il libraio, molto appassionato, legge la storia ai bambini mentre la moglie del libraio mostra le immagini. Finito il libro la moglie mi chiede pubblicamente perché non ho illustrato il libro, che sarebbe venuto meglio, perché le illustrazioni che c’erano erano propio brutte (la Janssen è unanimamente riconosciuta come una delle più grandi illustratrici contemporanee). Poi, non paga, si rivolge ai bambini chiedendo loro: “vero che non vi sono piaciute le immagini”? Ho visto i bambini nell’imbarazzo di dover tradire l’emozione che avevano provato per poter accontentare la libraia. Per fortuna li ho recuperati io, dopo, con il mio laboratorio. Ma dico, ma si può essere più scemi? E il libro lo doveva vendere!

  21. 21 sergio
    26 ottobre, 2011 at 23:29

    @ Anna
    si condivido il tuo giudizio sulla feltrinelli di genova, anche a me piaceva di più quella vecchia … il reparto per bambini è veramente brutto … poi la forma a spirale/imbuto sembra fatta apposta per volerti spingere al più presto verso le casse

  22. 22 Pino Zema
    29 ottobre, 2011 at 13:42

    Da un po’ di tempo mi ero ripromesso di non entrare più in feltrinelli e mi fa molto piacere poter condividere questo pensiero. E’ sconcertante scoprire quanto siano impreparate le persone che ci lavorano. Mi sono ripromesso di frequentare una vera libreria a Milano, che consiglio a tutti: libreria popolare di via tadino, dove si respira un’altra aria e si trovano persone competenti. Tra l’altro con un settore interessante di libri illustrati e per bambini in genere, nonostante gli spazi ridotti. Un giorno mi ero recato con mio figlio di 7 anni alla libreria dei ragazzi per regalargli un libro. Ne sono uscito con un senso di frustazione perchè in uno spazio così grande e apparentemente fornito, non avevamo trovato nulla di soddisfacente.Ci siamo quindi recati per la prima volta alla libreria popolare che si trova sulla stessa via, e abbiamo sfogliato con tutta calma diversi libri su un bellissimo tavolo in legno al centro dello spazio ragazzi. Alla fine abbiamo scelto un libro tra tante proposte interessanti e una vera libreria da frequentare.

  23. 23 daniela tordi
    31 ottobre, 2011 at 9:58

    Torno dalla Provenza e ho solo esplorato a “volo d’uccello” (nomen-omen)i post che nel frattempo sono subentrati. Volevo solo aggiungere che io utilizzo molto AMAZON, potendo così approvvigionarmi dei libri in edizione straniera – di solito second-hand in ottime condizioni – che non avrei altro modo di reperire. I libri arrivano da punti vendita i più disparati, cioè da altrettante librerie sparse per tutto l’orbe (e molto spesso, ad un controllo in rete, vedo che sono punti vendita medio-piccoli). Non entro più da Feltrinelli, invece, prim’ancora che per l’indubbio scadimento della professionalità dei suoi venditori, perchè la detesto come editore. Pubblicano troppi brutti libri, spesso senza un vero lavoro di editing alle spalle, cavalcando l’onda del momento.