Pierino Porcospino di H.Hoffmann: un’opera comica? parte 1

2 ottobre, 2011

Sulla nascita di Pierino Porcospino potete leggere il post precedente: Nascita di Pierino Porcospino

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Chi mai oserebbe sostenere che la filastrocca “Tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore si ammalò, ambarabà ciccì coccò” ha un contenuto sessuale non adatto ai bambini e che la sua funzione è morale?
Credo nessuno (spero), per due ragioni:
1) la forma attraverso cui il messaggio è veicolato, quella di una cantilena da bambini, porta il messaggio della filastrocca all’interno della sfera del gioco, sdrammatizzandolo. La “carica emotiva” del messaggio sarebbe ben più potente e inquietante se la forma narrativa fosse, mattiamo caso, quella di un film pornografico. Il contesto è tutto.
2) Il messaggio, per la sua brevità, scevra di spiegazioni e descrizioni, è incongruo. Difficile persino immaginare la scena.

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Molti critici e studiosi hanno attribuito a Pierino Porcospino delle componenti sadiche e moralistiche non adatte ai bambini. In questo post vedremo che queste componenti sadiche sono veicolate da una buona dose di comicità e nonsense, come nella filastrocca sopra citata; comicità che permette al bambino di assistere alla rappresentazione delle sue fantasie segrete (non lavarsi, essere disobbediente, violento, etc) e alla loro conseguente sanzione punitiva (anche sadica) senza sentirsi coinvolto in prima persona, e di provarne un divertito piacere. Esattamente come davanti a un teatrino, quando i bambini ridono e urlano vedendo i burattini prendersi sonore bastonate per aver provato a sovvertire qualche regola.

Ma che cosa è il comico? Quando e perché ridiamo?

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James Gillray

Analizziamo tre oggetti privilegiati del comico:
-Il corpo: i suoi bisogni e le sue manifestazioni.
– La sproporzione di un atto per conseguire un fine, e, in generale, tutte le sproporzioni legate al corpo.
– L’imprevisto (del comportamento umano).

Il corpo e le sue manifestazioni:
L’uomo  è un essere che si ritiene superiore ai bisogni corporali: abitato da un’anima che non ha peso e bisogni, ha sempre fatto un vanto della sua educazione, che lo differenzia dal mondo animale. Le manifestazioni del corpo: (mangiare, defecare, ruttare, scoreggiare, non resistere al richiamo sessuale, essere goffi, grassi, avere eruzioni cutanee, sproporzioni, deformità… invecchiare, morire), sono sempre state oggetto, in tutte le società, di restrizioni di ogni sorta, tabù, controlli e punizioni.
Il corpo DEVE restare sotto controllo, e quando non è il caso, essere punito, mutilato (si pensi alla chirurgia estetica), ucciso o… deriso.
Il carnevale, il mondo all’incontrario, il comico, la satira, sono luoghi dove il corpo si riprende i suoi diritti. Il riso nasce dallo spettacolo del corpo che si sottrae al controllo delle regole sociali. Ridiamo con lui di un riso liberatorio o ridiamo di lui per affrancarci dal suo ridicolo manifestarsi.

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James Gillray

La sproporzione di un atto per conseguire un fine (e le sproporzioni in generale):
L’alzata eccessiva di un passo (certe forme di marcia, o la camminata della marionetta), l’esagerato alzare le braccia al cielo di un attore che vuole prendersi gioco del dramma del lutto, oppure, al contrario, i gesti di Mister Bean che perde tempo in cavilli e minuzie per conseguire un fine che per la via normale sarebbe di facile accesso, ci fanno ridere perché sovvertono la normale funzione della gestualità, e ci lasciano intravedere, dietro la fluidità del movimento, la meccanizzazione del corpo, o i riflessi inconsci della psiche (anche l’inconscio, non potendo essere controllato, può essere ridicolo: il lapsus, la mania, etc).
Anche una sproporzione fisica, ci fa ridere, perché è il corpo che esce, deborda (o si sottrae) dalla sua misura socialmente accettata, e così facendo, si palesa (Pantagruel era nato con un numero esorbitante di doppi-menti. Il naso lungo fa ridere, così come un bubbone, la gobba, e ogni tipo di caricatura…).

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Compagnia Teatro La Botte e il Cilindro

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Leonardo Da Vinci

L’imprevisto:
Ridiamo quando quello che accade al corpo non è quello che ci aspettavamo (la trasmissione Paperissima è un buon esempio),  ridiamo quando un fatto improvviso sovverte l’ordine logico delle cose (il mondo all’incontrario del carnevale).
Il riso, l’ho già scritto, è l’anticamera dell’angoscia.

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Heinrich Hoffmann, La storia del fiero cacciatore

Ora che abbiamo osservato alcuni meccanismi del comico, rispondiamo a questa domanda:
Pierino Porcospino è un libro comico?

La versione originale del libro, con tutte le immagini, potete guardarla sul sito del Progetto Gutenberg

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James Gillray

Il grottesco e molti tipi di comicità legati ai bisogni primari del corpo, tipici del carnevale medioevale, sono oggi considerati forme di comicità un po’ infantili, popolari e grossolane (abbuffarsi, scoreggiare impunemente, etc). Ma non dobbiamo dimenticarci che il bambino vive un’epoca “medioevale” dello sviluppo psichico. La comicità legata al corpo e ai suoi bisogni, infatti, è quella che diverte di più i bambini da 3 a 6 anni: l’età che Hoffmann menzionò come destinataria del suo libro. Il lettore adulto e il lettore bambino non avranno la stessa percezione delle storielle di Pierino Porcospino.
Il bambino, a differenza dell’adulto, ha a che fare con un corpo che gli dà un sacco di problemi: non è ancora ben coordinato, è maldestro, è irrequieto, non apprezza certe pietanze che sembrano piacere agli adulti, non controlla bene le feci, la minzione e i peti, è sporco (o vorrebbe esserlo), preso da fuochi di ira e rabbia, etc; e gli adulti si danno un gran da fare per educare, controllare, tollerare, lavare, e (a volte) punire, le manifestazioni del corpo del bambino, sapendo che “passerà” e che presto il bambino farà il suo ingresso nella elevata società dei “senza-corpo”.
Pierino Porcospino è esattamente un compendio di tutte le manifestazioni del corpo del bambino, e relativi destini nella società degli adulti.

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Heinrich Hoffmann ha utilizzato un’abbondante dose di trucchi che mitigano e sdrammatizzano il contenuto delle storie presentate, spesso con effetti comici. Vediamo quali sono questi trucchi:
Le rime e le onomatopee. Molte non sono state tradotte nella versione italiana, ma la versione originale è piena di Puah! Pfui, Mio, Miao… onomatopee chiaramente fatte per essere recitate dalle voce di un lettore adulto. I bambini a cui Hoffmann aveva dedicato il libro erano in età prescolare: il libro era stato pensato per essere letto e recitato ad alta voce, in un gioco complice tra l’adulto e il bambino (l’adulto dice: Pfui! del corpo di Pierino Porcospino, ma il bambino, sotto sotto, parteggia in segreto per lui, e l’adulto lo sa).

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L’inquadratura delle scene: decorazioni, cornicette e composizione grafica del testo, che indicano chiaramente il confine tra la finzione letteraria/grafica e la realtà. Hoffmann era perfettamente consapevole di questo, infatti, l’ultima scena, quella in cui Roberto vola via, l’unica a contenere un fatto impossibile, è dentro una cornice che la trasforma chiaramente in un “bel quadro”, impossibile per il lettore, credere che sia vero.

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Cornice de La storia del Moretto, di H. Hoffmann

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino

Lo stile delle illustrazioni. Lo abbiamo analizzato qui. E’ uno stile grossolano, poco realista, simile a quello delle vignette satiriche della sua epoca.

Posture dei personaggi:
Tutti i personaggi hanno modi di muoversi rigidi, buffi, più simili a corpi di marionette che a corpi di persone. E quando non sono simili a marionette, i loro gesti sono esagerati, quindi comici.

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolari

– Caratterizzazione dei protagonisti attraverso un solo aspetto del loro carattere:
Non sappiamo nulla dei protagonisti di queste storielle, se non il nome e l’aspetto del loro carattere per cui sono diventati famosi: l’irascibile, il distratto, il disobbediente, il razzista, etc… proprio come nella commedia, ogni personaggio esiste in funzione di una particolarità caratteriale. Questo è uno dei topoi del comico. Si pensi a l’Avaro di Molière. Il nome dei personaggi, come anche il titolo Struwwelpeter, nella versione tedesca, è preceduto dall’articolo. Un po’ come se noi scrivessimo “il Federico”, “il Roberto”, scelta che contribuisce a spersonalizzarli ulteriormente.

– Elementi sproporzionati:
Il maestro Nicolò (che sembra proprio un burattinaio con in mano le sue marionette), le forbici del sarto, il fucile del cacciatore, sono elementi smisuratamente grandi rispetto alle scene. Alcuni di essi, quando non sono comici (come il fucile) sono inquietanti, certo, ma non reali. E non inquietanti quanto lo sarebbero gli stessi oggetti proporzionati.

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolare

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolare

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolare

– La presenza di animali antropomorfizzati, che hanno due funzioni principali:
1) quella di alleggerire la drammaticità della narrazione. Attraverso di loro si possono raccontare cose difficili, affrontare temi morali (La Fontaine, Esopo…), senza che le persone che ascoltano o guardano possano fare un’identificazione troppo immediata con la scena (un bambino può piangere la morte della mamma di Bambi nel film di Disney, ma resterebbe traumatizzato se la stessa scena fosse recitata da persone vere).
2) comica. L’animale che si comporta come un umano e veste come un umano, fa ridere perché è come se, attraverso di lui, vedessimo quanto il corpo sta stretto dentro i costumi del comportamento socialmente corretto. Nell’animale vestito è il corpo “animale” dell’uomo che si fa palese. E tutti i comportamenti “sociali”, che vestono e controllano il corpo, diventano pura maschera, pantomime ridicole.
(Nell’immagine qui sotto i due gatti sono vestiti “a lutto” e il coniglio ha gli occhiali).

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolare

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Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, particolare

Tutte queste caratteristiche, e altre che vedremo, legate soprattutto alle modalità del bambino di percepire le scene, fanno sì che il libro non sia drammatico, ma comico.
Non ho ancora finito con Pierino Porcospino. Mi dovete sopportare, già sapete che quando mi “intrippo” non c’è verso di fermarmi. :) Nella prossima puntata analizzeremo nel dettaglio alcune vignette del libro.

Continua la lettura: Pierino Porcospino: un’opera comica? PARTE 2

Sulla nascita di Pierino Porcospino potete leggere il post precedente: Nascita di Pierino Porcospino
La versione originale del libro, con tutte le immagini, potete guardarla sul sito del Progetto Gutenberg

Crediti: molte delle idee contenute in questo post sono tratte da una meravigliosa tesi di dottorato: “Comique et sadisme, les representations du corps dans le Struwwelpeter de Heinrich Hoffmanndi Carmélie Jacob.

9 Risposte per “Pierino Porcospino di H.Hoffmann: un’opera comica? parte 1”

  1. 1 francesca
    3 ottobre, 2011 at 11:22

    Felice che tu ti sia “intrippata”, Pierino Porcospino è sempre più interessante!

  2. 2 CHIARA T.
    3 ottobre, 2011 at 19:12

    Ciao a tutti,
    grazie Anna per gli ultimi post che ci hai regalato! veramente interessanti!
    Sono perfettamente d’accordo con te nel definire quest’opera di Hoffman un’opera comica. In alcuni racconti però credo che la categoria del comico sia portata all’estremo, verso il grottesco (v. ad es. il racconto del bimbo con i pollici mozzati). Forse per questo motivo potrebbe non essere considerata un’opera comica.. Nel nostro caso, però mi sembra che il grottesco sia in grado di destabilizzare maggiormente il lettore.
    ciao e grazie ancora
    Chiara

  3. 3 Anna Castagnoli
    3 ottobre, 2011 at 22:58

    Grazie Francesca e grazie Chiara.

    @Chiara: Sì è grottesca. Quella storia è l’unica che ha destabilizzato anche molti difensori di Pierino Porcospino. Ne parlerò in un futuro post e vedrai che ricchezza di contenuto che ha!

    Pensa che persino Freud l’aveva analizzata.

  4. 4 CHIARA T.
    4 ottobre, 2011 at 6:01

    grazie Anna! le tue riflessioni sono sempre molto interessanti e mi aiutano a ragionare su molti aspetti, che non avrei mai colto senza il tuo aiuto.
    ciao e grazie ancora

  5. 5 alicia
    4 ottobre, 2011 at 8:53

    Non c’è dubbio che Pierino porcospino sia comico, ma Anna, sii paziente perchè sono limitata. Se fosse la libertà di Pierino a vincere nel suo disprezzo per ogni convenzione sociale o ideale morale, alla fine di ogni vignetta i rappresentanti della società “corretta” dovrebbero essere puniti, invece viene punito chi sovverte. Sbaglio nel cercare dei vincitori ? Ogni parte, bambini e adulti, sono quello sono e non potrebbe essere diversamente?Davvero non c’è un intento morale? Perché allora in Pipi calze lunghe non ci poniamo il problema e siamo semplicemente dalla parte di Pipi.

    Per esempio nella storia di San Michele che punisce i bambini razzisti dipingendoli di nero, la storia finisce che i genitori non riconoscono più i loro figli diventati “mostri” (questa è la parola che usa) e fa ridere, ma un adulto non riesce a non fare associazioni, ride ma coglie il cinismo.

  6. 6 Anna Castagnoli
    4 ottobre, 2011 at 19:12

    Alicia, dammi tempo, proverò a convincerti del contrario.
    :)

    Sul fatto che Hoffmann volesse prendere in giro la infinita noiosità dei libri pedagogici e moraleggianti è certo, è documentato nelle sue memorie. Che poi con Pierino Porcospino ci sia riuscito, è da decidere. Molti sono della tua opinione. Nel prossimo post vedremo l’aspetto del sadismo nel libro…

  7. 7 Anna Castagnoli
    4 ottobre, 2011 at 19:12

    ps: comunque la traduzione italiana si è presa immense libertà.

  8. 8 alicia
    19 ottobre, 2011 at 12:30

    Anna, ho dovuto riguardare e ripensare alla tua tesi, come vedi, più giorni. Concordo con te, ma non sono certa di riuscire a spiegare il perché. E’ complesso.
    La carica “sovversiva” di Hoffmann espressa con le sue immagini è così forte da far ribaltare il senso delle storie che in apparenza sembrano molto tradizionaliste. Gli adulti del suo tempo dovevano trovare molto rassicuranti i suoi libri forse non capendo davvero da che parte stava Hoffmann. Mi ha detto Giovanna che H. è stato uno dei primi ad interessarsi alle malattie mentali infantili e questo non è un elemento indifferente per capire quanto fosse “avanti” rispetto ai suoi coetanei pedagoghi.

  9. 9 Anna Castagnoli
    19 ottobre, 2011 at 18:05

    Sai Alicia che una notte, qualche giorno fa, ho sognato che ti spiegavo perché Pierino Porcospino non era sadico? Poi dopo averti convinta ti ringraziavo perché, dicevo, “adesso saprò come parlarne nel blog”. :)
    In reatà manca un post alla mia tesi, e non ho ancora avuto tempo di farlo. Ma vedrai che tutto si ribalterà.
    Hoffmann è stato un grande psichiatra infantile, e uno dei primi ad aprire un manicomio che considerava i malati mentali come persone e non come bestie da tenere sotto controllo…