Intervista a Trois Ourses, III parte (ultima)

7 febbraio, 2011

Pubblico in tre parti l’intervista a Elisabeth Lortic, fondatrice ed editrice de Les Trois Ourses. L’intervista fa parte della tesi finale che Marissa Morelli, architetto, ha svolto per il Master in Illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica all’Università di Padova ed è una ricchissima testimonianza della storia di uno degli editori più interessanti del panorama francese, nonché una profonda riflessione su cosa significa nutrire i bambini di immagini graficamente “adulte”. Ringrazio Elisabeth Lortic e Marissa Morelli per avermi concesso di pubblicare questo prezioso documento.

Rileggi: INTERVISTA ALLA CASA EDITRICE LES TROIS OURSES, PARTE I
Rileggi: INTERVISTA ALLA CASA EDITRICE LES TROIS OURSES, PARTE II

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Ti chiederei qualche parola su Louise Marie Cumont. Guardando e sfogliando i suoi libri, mi sono accorta che oltre all’esperienza tattile e visiva vi è anche un’esperienza olfattiva, sono coinvolti 3 sensi. I suoi libri trasposti su carta, seppur accessibili a tutti, non ottengono lo stesso tipo di coinvolgimento.
Nel 1990 ci hanno chiesto se volevamo partecipare alla conferenza di design di Aspen. Quell’anno il tema era “Growing by design” e abbiamo pensato di portare Bruno Munari, ma si sentiva troppo anziano ed aveva paura di andare in montagna. Abbiamo deciso di presentare Roland Roure. Lui si occupava di mobili e sculture per l’infanzia e così abbiamo organizzato la mostra. Lui è venuto con sua moglie, Louise Marie, che era incinta del suo primo bambino, scultrice anche lei, a quei tempi lavorava il marmo.

Dopo la nascita del bambino, ha iniziato a fare dei giochi, delle immagini con i tessuti. Quando le ho viste, le ho proposto di farne dei libri. I suoi libri sono molto costosi e hanno alle spalle un lavoro infinito. È impossibile mantenersi con questo tipo di lavoro. Poco a poco è venuta l’idea di trasporli su carta.

I libri funzionano esteticamente anche se sono di carta, ma è vero che perdono il valore originale. È come vedere un’opera d’arte dal vero per poi comprarne solo la cartolina. I libri originali si vendono ad esempio alle biblioteche e fanno parte delle collezioni speciali. Sono usati per fare mostre e incoraggiamo di adoperarli per fare degli eventi. Ad esempio, abbiamo fatto un workshop con Ianna Andréadis che lavora con libri fatti da tessuti, abbiamo chiesto alle persone di portare le macchine da cucire, lavorando insieme; questo ha creato interessanti discussioni sulla differenza tra arte e artigianato, sulla differenza nel fare cose per il proprio bambino e di fare cose per bambini che non si conoscono. Credo che la Cumont abbia voglia di comunicare qualcosa della sua sofferenza, i suoi libri sono senza parole, ma attraverso gli occhi dei personaggi creano dei racconti molto intensi. È interessante notare il parallelo con i bambini molto piccoli, che infatti comunicano così, solo con gli occhi.

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Louise Marie Cumont, Les Chaises, libro di tessuto, Les Trois Ourses, 1997

Trovo molto interessanti le trame di cuciture che Ianna Andréadis crea all’interno delle pagine dei suoi libri, c’è l’immagine, la cui costruzione potrebbe essere in realtà molto più semplice. In qualche modo “chiude” anche molto le sue figure, incorniciandole, e i tagli delle cuciture proseguono, anche al di fuori dei corpi. Si potrebbero dare tante interpretazioni. Mentre invece ieri guardavo i libri della Andréadis, che personalmente trovo meno comunicativi e sofisticati.
I libri di Ianna Andréadis sono singolari perché frutto di una contraddizione. I tessuti africani che lei usa sono stati creati per fare vestiti, non per fare libri e questo fatto ti obbliga a  cambiare il punto di vista sulle cose. È molto curioso discuterne con bambini che hanno una doppia cultura, che vedono le mamme con le loro vesti colorate e poi vedono le stesse immagini su dei libri di stoffa. Immagina il percorso che fanno questi tessuti, vengono venduti qui a Parigi, ma vengono dall’Olanda per raggiungere i mercati africani. La varietà dei soggetti rappresentati sui tessuti è ampia, dalle cose più classiche come i frutti, alle cose più moderne, come i cellulari, le tv, facendo naufragare l’idea preconcetta che in Africa ci sono solo animali e frutti esotici!

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Ianna Andréadis, Le Livre à compter, libro di tessuto, Les Trois Ourses, 2002

Parlami di Komagata, mi interessa carpirne l’essenza.
Katsumi è un intuitivo. Ha creato tutto dalla sua sensibilità. È una cosa molto rara. Possiede un potere visivo molto forte.

I testi li scrive tutti lui? Cosa pensi dei suoi testi e del legame fra testo e immagine?
Penso che non sia uno scrittore. Si potrebbe pensare di creare un altro testo, ma non saremo noi a doverlo proporre. Se un poeta un giorno incontrasse i libri di Komagata e creasse un testo poetico appositamente per loro mi piacerebbe moltissimo. Dall’altra parte nei suoi testi comunica tutta la sua verità, è una persona sincera ed integra; allo stesso tempo comunica anche la sua fragilità.  Rigoroso, semplice, diretto, molto sensibile e delicato. Lui come la sua scrittura.

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Katsumi Komagata, Du Bleu au bleu, One Stroke, 1995

Testi molto semplici, come dici tu, ma le immagini sono molto sofisticate, oltre al pregio della carta, della matericità, delle forme, della loro composizione, sono immagini  ricchissime. Forse va bene così questo matrimonio, non credi?
Direi di sì. Ricorda che c’è anche il problema delle traduzioni dal giapponese, che non sono traduzioni ma piuttosto adattamenti in inglese. È veramente molto difficile tradurlo.  Ma credo che anche nei testi brevi si possa intuire una grande capacità poetica. Questo è sicuramente il suo caso.

Les Trois Ourses oggi. Cosa fanno, cosa desiderano per il futuro?
Io risponderò per ciò che mi concerne. Esistiamo da ventidue anni e oggi siamo fieri di vedere dove siamo arrivati, di constatare di aver potuto fare quello che abbiamo desiderato. Vorremo poter conservare questa struttura. Tentiamo di tutto per non chiudere, in realtà. Abbiamo tanti progetti da fare, ma è tutto molto faticoso. Per ogni progetto abbiamo dovuto trovare i soldi. Continuare con l‘attività editoriale, didattica e formativa, in una struttura più ampia e consona. Ragionare a livello europeo, creare sinergie con altri paesi dove ci sono strutture che si occupano di tenere viva l’attenzione sul mondo della stimolazione visiva per l’infanzia. Difficile combattere le burocrazie, saranno i giovani a venire a prendere le decisioni in merito.

Ho finito con le domande. Grazie davvero per la disponibilità.
Grazie a te, per non aver fatto le solite domande! E’ stato divertente.

Una risposta per “Intervista a Trois Ourses, III parte (ultima)”

  1. 1 giovanna
    7 febbraio, 2011 at 19:42

    Grande ammirazione per il lavoro di Les trois ourses.