“Nura’s children go visiting”, del 1943. Sono stata ‘avvelenata’

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Doveva succedere. Dieci anni immersa nei libri illustrati senza essere mai punta è un record.
È successo a Parigi, un giorno di fine novembre, quando al Salone del libro di Montreuil ho visitato lo stand della libreria antiquaria di libri per bambini Michel Noret. Era tra le pagine di una prima edizione del Bilderbuch di K. F. E. von Freyhold (1908) e mi ha punto, la maledetta: la tarantola del collezionista.
Fino ad oggi, che un’edizione fosse vecchia o nuova non faceva differenza, per me. Che fosse in buono stato o con le orecchie alle pagine e uno scarabocchio di bambino sulla risguardia, mi era del tutto indifferente. Anzi, più un libro era maltrattato, più mi sembrava vissuto e quindi caro.
Ora è finita.
Ora un demone dentro di me, nuovo e sconosciuto, ha già ordinato e comprato su internet due prime edizioni antiche. Una è questa che oggi vi mostro, di Nura, raffinatissima e picassiana illustratrice degli anni ’40; l’altra non mi è ancora arrivata.

Ci ho messo giorni e giorni a scegliere l’edizione da comprare. Ho comparato i prezzi. Prima di avventarmi sulla preda, ho aspettato paziente come un ragno di trovare il prezzo più basso a rapporto di uguale qualità. Ho scelto una prima edizione. Ho pagato di più per un’edizione che aveva una dedica originale dell’autrice: Al mio partner nel crimine. Ho scartato edizioni più abbordabili perché la costa era un po’ sdrucita. Ho scritto una mail consistente al venditore, piena di raccomandazioni e malcelata ansia, per assicurarmi che facesse un pacchetto anti-esplosione-nucleare (ho ordinato i due libri dagli Stati Uniti).
Tutto, pur di rivivere di nuovo l’emozione provata davanti al libro di von Freyhold. Quella puntura, quella vertigine.

Come se la qualità e la freschezza di una prima edizione fosse un lascia passare per un viaggio attraverso il tempo; un viaggio che buca e annulla strati di caotici anni, guerre, nascite, vite, morti. Un tunnel spazio-temporale attraverso il quale quel libro è arrivato intatto fino a me. Attraverso quel tunnel, il suo autore, o illustratore, o editore, o tutti e tre insieme, sono arrivati con il libro in mano: muti, mi hanno consegnato il libro. Con un solo sguardo pieno di dolcezza e pena, mi hanno lasciato intendere di averne cura, poi sono scomparsi di nuovo nel misterioso abisso del tempo.

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Nura’s children go visit racconta le visite al nonno da parte di un plotone di nipoti. Ogni nipote ha un nome e una pagina dedicata con una filastrocca che descrive chi è e cosa fa. Ne esce un divertente e sublime ritratto dell’infanzia; un concerto di affetto che riempie di senso la vita del fortunato nonno.
Le illustrazioni, 16 litografie originali, hanno uno stile che amalgama la volitiva geometria dell’illustrazione russa di inizio ‘900 con la giocosità rotonda di Picasso.

Nura sta per Norah Woodson Ulreich, moglie dell’artista americano Eduard Burk Ulreich. Dopo aver conosciuto il marito a Chicago, dove insegnava arte al Kansas City’s Art Institute, Nura si trasferisce con lui a New York e inizia una carriera come illustratrice di libri per l’infanzia (sei libri in tutto) e artista.
Da una nota alla fine del libro, sembra che ci sia stata, a New York, nel 1943, una mostra di suoi originali e sculture per bambini (le voglio trovare!).
Il suo libro più famoso, rarissimo, è Hay Foot Straw Foot, del 1930. Altri titoli: The Buttermilk Tree, del 1934 e The silver bridge, del ’37 (trovate alcune immagini su 50watts: qui e qui). Le sue litografie si possono vedere dal vero in alcuni grandi musei americani (esempio qui). Non ho trovato una pagina wikipedia a lei dedicata.

Non sono figure stupende?

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

 

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

I vincitori italiani della Mostra Illustratori di Bologna 2015!

Sono già in linea i nomi dei vincitori di questa edizione della Mostra degli Illustratori di Bologna, li trovate elencati qui. La Mostra degli Illustratori, a cui tutti possono provare a partecipare tramite l’omonimo concorso annuale, è una delle più prestigiose vetrine del mondo per l’illustrazione. I giurati di quest’anno erano (in ordine da sinistra a destra): 
Svjetlan Junakovic
, illustratore, Croazia, Charles Kim, Associate Publisher, MOMA – Museo di Arte Moderna, New York, USA; Benjamin Chaud, illustratore, Francia; Paola Parazzoli, Editor Rizzoli di libri illustrati per ragazzi, Italia; Ulla Rhedin, PhD in Letteratura Comparata ed Esperta in Libri Illustrati, Svezia (oltre che giurata e organizzatrice del Premio ALMA Astrid Lindgren).

La giuria della Mostra Illustratori di Bologna 2015

In questo post ho chiesto ai vincitori italiani che cosa hanno provato rispetto alla selezione.

Così, il mattino presto usciva, Eliana Albertini

ELIANA ALBERTINI
“… che dire, è stata una cosa davvero inattesa, mai avrei pensato potesse succedere (soprattutto al primo tentativo). Un evento che di sicuro mi ha resa felice, ma che soprattutto mi motiva ad andare avanti più forte che mai!”

Maria Gabriella Gasparri, Great Expectations

MARIA GABRIELLA GASPARRI
“Intanto, gioia, gioia e soddisfazione. Sono due giorni che cammino ad un metro da terra! Posso dirti che ho fatto un percorso, e da qualche mese a questa parte ho sentito, mi sono accorta, che finalmente le cose cominciavyano a combaciare, ovvero il lavoro realmente cominciava a rispecchiare un sentire, un vedere e un immaginare e il tutto integrandosi dava e dà vita alle illustrazioni. Ricevere una conferma adesso a tutto questo, con la selezione alla Mostra Illustratori mi aiuta tanto e mi sostiene ancor di più! Che dire: ancora non ci credo! Un’emozione fortissima!! Bello, bello!”
(NOTA: Maria Gabriella Gasparri era scomparsa dall’elenco dei vincitori per un errore del database. Ora è riapparsa).

Francesco Giustozzi, 50 décors 50 films à deviner, Milan éditions

FRANCESCO GIUSTOZZI
“La selezione alla Mostra degli Illustratori della Fiera di Bologna è un po’ un traguardo e un sogno per ogni illustratore e spesso diventa un miraggio. Quando l’ho saputo, di mattina mentre ero al lavoro, è stata una sorpresa. Me lo hanno detto i miei amici e colleghi perché io non avevo controllato e subito non avevo capito che si stessero riferendo a me, non ci credevo. Ho dovuto aprire la pagina della lista dei selezionati e leggere il mio nome per avere la conferma. Partecipo alla selezione da 6 anni e ogni volta c’è una forte speranza ma con essa anche la quasi certezza di non essere preso in considerazione. Coincidenza? Bravura? Maturità del lavoro? Forse tutto un insieme di questi fattori. Ma la soddisfazione supera tutto quanto. Spero quindi che questo momento possa rappresentare una spinta e un incentivo al mio lavoro di illustratore.”

Marco Mariangeli

MARCO MARINANGELI
“Riguardo al fatto di essere stato selezionato in fiera, è per me un gran successo. Questa è la prima volta che vengo scelto; negli anni scorsi ho partecipato al concorso solo altre due volte, una l’anno scorso e l’altra due anni fa, con scarsi risultati. C’è da dire però che le volte scorse sono state una scusa per entrare in fiera gratuitamente, dato che non sono mai riuscito ad impegnarmi a fondo nella realizzazione delle tavole.
Quest’anno, grazie alla partecipazione al Master ARS IN FABULA, mi sono concentrato molto sul racconto che mi è stato assegnato e ho ritenuto opportuno mandare le prime 5 tavole definite realizzate ( le uniche, tra l’altro). Sono stato davvero contento di questa selezione, è stato un gradito risultato al mio impegno.”

Claudia Palmarucci

CLAUDIA PALMARUCCI
“La selezione a Bologna è sempre inaspettata e ogni volta è una grande felicità.”

Simone Rea, L’uomo dei palloncini, Topipittori edizioni

SIMONE REA
“Sono stato selezionato altre due volte, nel 2008 e nel 2011. Anche se da qualche anno a questa parte le gratificazioni non sono mancate e la passione è diventata un vero lavoro, la selezione di Bologna è sempre una grande soddisfazione. E’ uno di quei feedback che in qualche modo ti conferma che stai facendo un buon lavoro.”

Olga Rosa

OLGA ROSA
“Sono veramente felice di essere stata selezionata per la mostra di Bologna. Non me lo aspettavo, non penso di essere pienamente consapevole di ciò che comporta, ma sono carica di rinnovato entusiasmo!”.

Violeta Lopez e Valerio Vidali

VIOLETA LOPIZ e VALERIO VIDALI
“Siamo felicissimi! La sensazione è quella di aver vinto la lotteria; siamo consapevoli che questo tipo di concorsi nasconde una grossa componente di casualità, e sicuramente ci sono tanti bravi illustratori che non hanno avuto la nostra stessa fortuna; ciò nonostante dopo aver lavorato tanto a lungo e con tanto amore a questo progetto, venire selezionati ci da una enorme soddisfazione, cosi come ci rallegra vedere tanti amici fra i selezionati.”

Teresa Manferrari, La venditrice di parole. “Abbondanza”.

TERESA MANFERRARI
“Sono felicissima! È la prima volta che provavo a partecipare alla Children’s Book Fair e sono ancora studentessa, quindi la notizia ha rappresentato per me una grande sorpresa. Lo considero un importantissimo risultato e punto di partenza e soprattutto la conferma d’aver scelto la strada giusta.”


Foto di Benjamin Chaud, uno dei giurati, ritoccata da Mariachiara Di Giorgio
(NdR: Mariachiara ha dimenticato di scannerizzare le tavole prima di inviarle. Mi ha mandato, in compenso, questa simpatica foto).

MARIACHIARA DI GIORGIO

“La Mostra Illustratori di Bologna per me è abbastanza centrale, ma se ci penso bene non ho partecipato molte volte, se escludiamo un’impresentabile lavoro inviato a 18 anni, ho partecipato due volte molti anni fa e dopo una lunga pausa dall’illustrazione per ragazzi, l’anno scorso, con un lavoro che mi piaceva (ci credevo molto di più l’anno scorso) ma riguardandolo adesso… direi che non era all’altezza.

Quest’anno, all’ultimo momento ho saputo che non avrei potuto inviare le tavole di un mio libro per problemi logistici con la casa editrice, avevo solo cinque giorni per inviare qualcosa! Non amo fare le cose all’ultimo momento, e poi per me è molto difficile fare silenzio nella testa e lavorare bene: sono pigra e ho sempre avuto una bella mano e dal lontanissimo giorno in cui hanno iniziato ad appendere i miei disegni sul frigorifero ho cominciato a disegnare non solo per me, ma per compiacere gli altri; intendiamoci, mi piace l’empatia, provocare piacere nello spettatore che guarda, ma un occhio più esperto lo capisce quando hai difficoltà ad essere sincero o ammicchi.

Sono così complessata che in quei pochi giorni ho portato avanti due progetti insieme per il concorso. Alla fine ho optato per una serie di personaggi, semplici, frontali. Quando lavoro su commissione mi piace staccare,  è proprio la mano che me lo chiede: e allora vado a ruota libera  e quello che preferisco è disegnare “personaggi”, penso di non essere l’unica a fare questo. Insomma sono andata sul sicuro, i colori sono forti e ce li vedevo bene appesi in fiera, ma non ero per niente convinta di farcela, ovviamente una parte di me ogni tanto indugia su sogni di gloria, picchi vergognosi di assoluto egocentrismo dove ricevo premi alla carriera fino alle mie commemorazioni post mortem (gesù!!!); ma l’altra parte, più realistica, è insicurissima ed  ha sempre la meglio: provo molto spesso invidia e ammirazione per il lavoro degli altri, autori con caratteri così spiccati ed indipendenti già da giovanissimi. Non so perché mi abbiano selezionato, forse per uno dei cinque personaggi: è un piccolo gatto ma fissa lo spettatore con uno sguardo molto forte, forse li ha messi in soggezione :) ? Ovviamente la notizia della vittoria è stato un momento di perfetta felicità, deve essere molto bello entrare in fiera con la sensazione di farne parte.”

Elisa Talentino, Le jardin d’hiver

ELISA TALENTINO
L’immagine è tratta da “Le jardin d’hiver, un libro d’artista a concertina stampato in serigrafia a 9 colori e prodotto in edizione limitata e numerata di 250 pz. da Print About Me Micropress nel novembre 2013. Le illustrazioni che lo compongono sono liberamente ispirate al settimo capitolo de Il gioco del mondo di Julio Cortázar.
Sono davvero onorata di partecipare alla Mostra degli Illustratori di Bologna, ringrazio per la bellissima opportunità di esporre il mio lavoro a fianco di artisti che stimo moltissimo.”

Martina Vanda, tous les soir

MARTINA VANDA
“La nota importanza di questa Mostra mi rende senz’altro orgogliosa di essere tra i selezionati. Sono ulteriormente felice perché le 5 tavole fanno parte di Tous les soirs, un libro particolare, prevedibilmente di difficile interesse editoriale, ma nel quale io credo profondamente e che ho progettato per le mie (auto) edizioni TunnellingP.”

Se volete sapere di più sulla Mostra degli Illustratori di Bologna potete leggere la mia cronaca diaria di giurata dell’anno scorso, oppure la lunga analisi che avevo fatto del senso di questo concorso l’anno ancora precedente.

Analisi della mostra degli Illustratori 2014
SELEZIONARE LA MOSTRA ILLUSTRATORI 2014. DIARIO DEL GIORNO 1. I GIURATI SI CONOSCONO
English translation by Sergio Ruzzier
SELEZIONARE LA MOSTRA ILLUSTRATORI 2014. DIARIO DEL GIORNO 2. I NOSTRI CRITERI
English translation by Sergio Ruzzier
SELEZIONARE LA MOSTRA ILLUSTRATORI 2014. DIARIO DEL GIORNO 3: LA DISCUSSIONE
English translation by Sergio Ruzzier
SELEZIONARE LA MOSTRA ILLUSTRATORI 2014: NUOVI LINGUAGGI

Analisi della mostra degli Illustratori 2013
MOSTRA ILLUSTRATORI DI BOLOGNA. LA FIERA E IL NIENTE: L’ARRINGA DI ETIENNE DELESSERT. PARTE 1
MOSTRA ILLUSTRATORI DI BOLOGNA. COSA È, COME FUNZIONA. PARTE 2
MOSTRA ILLUSTRATORI DI BOLOGNA. ARTE, ILLUSTRAZIONE, INNOVAZIONE. PARTE 3
STILI DELL’ILLUSTRAZIONE, MODA E PERCEZIONE: COSA È IL GUSTO? PARTE 4
MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI 2013. ANALISI DELLE IMMAGINI DI ANNE CRAUSAZ

UN’ANALISI DELLA MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI 2013: CHE COSA È LA REALTÀ?


Una bibliografia per capire a fondo l’album illustrato e l’illustrazione

È da tanto tempo che i miei alunni mi chiedono una bibliografia per imparare l’arte dell’illustrazione. Finalmente ho vinto la pigrizia ed eccola.
Tutto quello che si può leggere e studiare sull’arte, sul fumetto, sull’animazione cinematografica, come anche sulla critica letteraria, è importante per capire come funzionano le immagini in sequenza, quindi l’album illustrato.
Non so, però, se studiare basti per diventare bravi illustratori.
Realizzare un disegno che abbia una propria forza compositiva e narrativa è un atto misterioso che richiede fede in senso Kierkegaardiano: la capacità, cioè, di fare un salto oltre se stessi (su questo salto, vi consiglio di leggere Gioco e Realtà di Donald Winnicott); è necessario, quindi, lavorare su di sé, sui propri blocchi, sulla propria apertura e fiducia verso il mondo.

La bibliografia che segue è personale: è quella che è servita a me ed è piaciuta a me. Non è in nessun modo esaustiva e se avete libri che vi sono piaciuti o che pensate importanti, segnalateli nei commenti!

Teoria dell’arte e della percezione. Fondamentali:
La storia dell’arte, di Ernst H. Gombrich
Arte e illusione. Studio sulla psicologia della rappresentazione pittorica, di Ernst H. Gombrich
Arte e percezione visiva, di Rudolf Arnheim (di Arnheim leggete tutto quello che potete; bello, anche: L’immagine e le parole)
L’invenzione del quadro, di Victor Stoichita (stupendo)
Punto, Linea, Superficie, di Wassily Kandinsky (un po’ difficile ma fondamentale)
Guardare pensare progettare, neuroscienze per il Design di Riccardo Falcinelli (scorrevole, ricchissimo di riferimenti e spunti)

Teoria dell’arte. Fondamentali ma un po’ più tecnici e difficili:
The Hidden Order of Art, di Anton Ehrenzweig, 1967. (Stupendissimo. Un approccio psicanalitico alla creatività e all’arte. Importante per capire l’arte astratta). Lo trovate in inglese per KINDLE qui, e in francese, cartaceo, qui.
La prospettiva rovesciata e altri scritti, di Pavel Florenskij
La prospettiva come forma simbolica, di Erwin Panofsky
Tre saggi sullo stile. Il barocco, il cinema e la Rolls-Royce di Erwin Panofsky
Arte del colore, di Johannes Itten

Specifici sulla teoria dell’album e dell’illustrazione:
La trilogia del limite di Suzy Lee (STUPENDO, lo avevo recensito qui).
Il libro del fumetto di Scott McCloud (Fondamentale per la narrazione sequenziale)
Lire l’album di Sophie Van der Linden (in francese. Discorsivo e pieno di immagini: tutto su come è fatto e funziona l’album)

Suzy Lee, La trilogia del limite, Corraini edizioni (crediti foto)

– Tutti i numeri della rivista Hors Cadre(s), curata da Sophie Van der Linden (in francese):
n°1: Hors cadre. n°2: Blanc (mars 2008); n° 3: Album sans texte; n° 4: Apparition/Disparition; n° 5: Carnets et esquisses; n°6: Imaginaire d’enfants; n° 7: Noir; n° 8: Le Temps; n° 9: L’illustration des contes; n°10: Zoom sur cinq ans de création; n° 11: Lde minuscule; n° 12: La narration aujourd’hui; n°13: La couleur n°14; Metamorphoses du documentaire; n°15: L’écriture litteraire.
Per ordinarli spedire una mail a laure@revue-horscadres.com.

Discorsivi su: modalità di lettura dell’album; rapporto testo-immagini; storia dell’illustrazione
Guardare le figure di Antonio Faeti
Albi illustrati, di Marcella Terrusi
Ad occhi aperti. Leggere l’album illustrato, AA.VV, Hamelin
– Tutti i numeri del Catalogone. Le parole e le immagini di Topipittori, che potete scaricare gratuitamente a questo link.
I libri citati qui sopra li trovate recensiti su questo post

In inglese, su come funziona l’album. Fondamentali:
How Picturebooks Work,
di Maria Nikolajeva
Picture this. How picture works,
di Molly Bang (recensito qui)

– Più discorsivo: Children’s Picturebooks: The Art of Visual Storytelling, di Martin Salisbury

 Esercizi e tecniche per imparare a disegnare o per sbloccarsi, utilissimi:
La via dell’artista. Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi, di Julia Cameron. Lo potete comprare qui per KINDLE.
Disegnare. Corso per geniali incompetenti incompresi. Di Quentin Blake e John Cassidy
Disegnare con la parte destra del cervello, Betty Edwards

Altri, bellissimi e importanti:
L’ovvio e l’ottuso di Roland Barthes
Elementi di semiologia di Roland Barthes
Lascaux. La nascita dell’arte, di Georges Bataille
Trattato del segno visivo. Per una retorica dell’immagine. Gruppo Mi (difficile ma molto bello)
I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente, di Hans Belting
Modi di vedere, di John Berger
Il recente: 100 Great Children’s Picturebooks, di Martin Salisbury

In spagnolo (En español):
– Alcuni numeri di Hors Cadre(s) sono stati tradotti in spagnolo dall’associazione Pantalia con il titolo Fuera (de) Margen
La sintaxi de la imagen. Introduccion al alfabeto visual, di D. A. Dondis

Sempre a cura di Pantalia, i tre numeri monografici sull’album illustrato:
Esto no es una novela gráfica, es una pipa, di Olalla Hernández (Sulla novella grafica)
Páginas mudas, libros elocuentes. Tramas visuales y discurso, di Ana G. Lartitegui (Sull’album senza testo)
En el laberinto de la palabra. Guia de viaje, di Arianna Squilloni (Sul valore delle parole scritte)
Potete contattare Pantalia qui

La sintaxi de la imagen. Introduccion al alfabeto visual, di D. A. Dondis (bello su come funzionano la percezione e la composizione)


Workshop con Evelyne Laube! Bologna, 24-25 gennaio 2015

Udite, udite, Evelyne Laube una delle più avanguardiste artiste europee di illustrazione tiene un corso di due giorni a Bologna, presso l’associazione Hamelin. Se siete nei dintorni non perdetelo!
(Di un corso che avevo fatto con Evelyne e la sua collega Nina vi avevo raccontato in questo post).

It’s rining elephant, Nina Wehrle e Evelyne Laube

Testo di presentazione dell’associazione Hamelin:

Evelyne Laube e Nina Wehrle compongono il duo It’s raining Elephants. Le due disegnatrici fanno parte della scena più interessante e originale dell’illustrazione contemporanea in un lavoro che cerca di spingere sempre più avanti l’orizzonte dell’’illustrazione.
Vincitrici di numerosi premi internazionali, fra cui il Grand Prix BIB all”International Biennial of Illustrations‘ di Bratislava nel 2013, il prestigioso International Award of illustration SM, alla Bologna Children’s Book Fair nel 2012 e il  CJ Picture Book Award  in Corea nel 2011.

Nel workshop saranno creati un set di timbri e si giocherà con la ripetizione, la variazione e la combinazioni, per sperimentare diversi formati e semplici metodi di narrazione.

Per partecipare inviare la richiesta via mail all’indirizzo: ilaria.tontardini@hamelin.net
Le richieste verranno accettate fino a esaurimento posti; una volta confermata l’avvenuta iscrizione al laboratorio i partecipanti dovranno versare un acconto di 60 euro. I corsi sono aperti a un massimo di 20 persone. Vitto, alloggio e materiale tecnico artistico sono a carico dei partecipanti; gli iscritti riceveranno un elenco con il materiale da portare.

24-25 gennaio 2015 h 10-13 / 14-17, spazio Z 15 (via zamboni 15, Bologna)
Costo 130 euro, sconto 10% studenti, 15% per chi ha già partecipato ad un workshop di BilBOlbul.

INFO QUI

Per informazioni e iscrizioni
scrivete a:
ilaria.tontardini@hamelin.net

 


Un libro-catalogo monumentale sulla storia dei giocattoli in legno svedesi


Swedish wooden toys, Amy F.Ogata e Susan Weber editors, 2014

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

Prendete un villaggio povero con tanti bambini e una piccola scuola. E boschi. Boschi. Boschi senza fine tutto intorno. È il 1870 o giù di lì. A scuola le direttive arrivate dalla capitale suggeriscono di far lavorare i bambini con il legno perché il lavoro manuale stimola l’intelligenza, la creatività, ma anche le virtù morali dei più piccoli. Una pedagogia rivoluzionaria che prenderà il nome di ‘ Sloyd ‘ e verrà esportata in tutto il mondo.
A casa, il papà lavora nella segheria dietro la stalla a fare cestini; il cavallo, quando ci passi vicino, ti scalda per un attimo con il suo nitrito di saluto; in cucina, la mamma mescola qualche tubero in una ciotola di legno per la merenda.
Il pomeriggio, non resta che uscire nella neve a giocare con le racchette di legno o restare in casa a giocare con un cavallino di legno. Legno. Legno. Boschi e legno senza fine tutto intorno.
Siamo a Osby, in Svezia, il paese dove la famiglia Bengtsson edificherà uno dei più grandi imperi mondiali del giocattolo: BRIO.

La famiglia Bengtsson, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Negli stessi anni, poco lontano da Osby, l’illustratore Carl Larsson immortala l’infanzia in uno nuovo stile realista che ispirerà intere generazioni in tutto il mondo.

Carl Larsson, 1984, Svezia

Durante le vacanze natalizie, a Parigi, ho visitato la mostra Les jouets en bois suédois al museo Des Arts Décoratifs.
Più di 350 giochi provenienti dalla storia del giocattolo svedese (materialmente, provenivano dalla collezione di foto e giocattoli della Sovrintendenza Capitolina dei Beni Culturali di Roma – che non sapevo esistesse ma che a quanto pare è un giacimento di tesori per bambini). Allestimento elegantissimo della mostra a cura della designer Matali Crasset.


Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

La mostra si è conclusa lo scorso 11 gennaio e se vi state mangiando le mani per averla persa, ho due buone notizie:
1) Nonostante fosse vietato fare foto, il guardiano gentile e annoiato che controllava le tre sale mi ha strizzato l’occhio e si è girato dall’altra parte: vi ho fatto decine di foto, alcune le trovate su questo post, altre le metterò sulla pagina Facebook delle FiguredeiLibri (la state seguendo, vero?!).
2) È stato pubblicato un libro-catalogo della mostra che va ben al di là della mostra stessa. Un libro gigantesco di più di 400 pagine che fa un giro a trecentosessantagradi della storia del giocattolo svedese.

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

– Centinaia di immagini di giocattoli, di bambini, di interni di case, di illustrazioni, quadri, fotografie d’epoca.
– La storia della pedagogia svedese (Ellen Key!) e i suoi intrecci con la forma e il tipo di giocattoli creati.
– La nascita e la storia delle maggiori industrie di giocattolo svedesi (Gemela, Kahr, BRIO).
– La rappresentazione del bambino e dei giocattoli nell’arte, nell’illustrazione e nella fotografia svedesi (Carl Larrson!)
– La storia dell’infanzia, in Svezia, dal 1600 al 1900; bellissimo l’approfondimento sui bambini assoldati per fare numero nella folla che seguiva i funerali, nel 1700, e sulle scuole che nascevano e proliferavano con l’unico scopo di togliere per qualche ora bambini furfantelli dalla strada (frammenti di Dickens per le strade svedesi).
– Un intero capitolo sulla storia delle case di bambole
– Educazione e gioco. Inverno, sport e giochi per la neve.
– E molto altro…

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

È uno dei libri più curati, ricchi, completi e belli che abbia mai letto sulla storia del giocattolo, del gioco e dell’infanzia.
Vi faccio una foto dell’indice per darvi un’idea della ricchezza del libro e vi posto un po’ di foto.
(Ah! Il libro è in inglese, ma se sono riuscita a leggerlo io e capirlo con il mio inglese primitivo, ci possono riuscire tutti).

Indice di Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
 
Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Josabeth Sjoberg, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Carl Larsson, dettaglio. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
David Klocker, dettaglio. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Josabeth Sjoberg, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Ospedale delle bambole Erik Holmén, 1936. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Ospedale delle bambole Erik Holmén, 1936. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Chiude il catalogo un capitolo intitolato: Bambini e giochi nella fotografia svedese: una cinquantina di fotografie provenienti dalla collezione della Sovrintendenza Capitolina dei Beni Culturali di Roma. Tutte stupende.


Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Questo qui sotto è un giocattolo BRIO contemporaneo: spiega ai bambini cosa è Internet (!).

Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Altre foto su Facebook LFdL

Swedish Wooden Toys
Amy F. Ogata, Susan Weber
La storia del giocattolo svedese
45,05 Euro

Una riflessione personale sull’attentato a Charlie Hebdo

The Dead Bird. By Margaret Wise Brown e Remy Charlip, 1958

Sconvolta, come tutti, dal massacro di Charlie Hebdo, non posso riaprire il blog senza fermarmi a riflettere sulla responsabilità che abbiamo noi tutti, e in particolar modo noi che ci occupiamo di cultura dedicata ai bambini, o di bambini, verso quello che è successo.

Non voglio ridurre la complessità e l’enormità di questo attentato ad una dimensione individuale e psicologica, ciò nonostante, è un ricordo personale quello che è sorto durante le ore dell’assedio a Vincennes e Dammartin.
Prima di diventare autrice e illustratrice, sono stata responsabile per qualche anno di un centro che si occupava di dare accoglienza a donne senza dimora, a Genova.
Quando abbiamo aperto il centro ci aspettavamo di ricevere le ‘barbone’. Invece, la maggior parte delle donne che arrivavano, erano ragazze di diciotto anni. Avevano passato l’adolescenza, e spesso l’infanzia, in un qualche istituto statale: diventate maggiorenni, non potevano più essere accudite dallo Stato e arrivavano da noi.
Leggendo la storia dei fratelli Kouachi, rimasti orfani giovanissimi (un educatore che li aveva in carico in un istituto poco dopo che avevano perso la madre, li ha descritti come due ragazzini educati, molto legati tra loro, persino motivati nello studio), ho ripensato alle ospiti del dormitorio che dirigevo, alle loro storie, così simili.
Mi ricordo l’espressione dei loro visi – a tavola, o durante una partita a carte, o parlando di un fatto accaduto durante il giorno –  quando mettevano da parte, per un attimo, la corazza che li faceva imbronciati, sussiegosi, impenetrabili: una vertigine di paura e solitudine.
Un vuoto siderale di riferimenti, di affetti, di prospettive sulla vita che avevano davanti. Ma anche il bisogno disperato, ormai agli sgoccioli, di potersi ancora fidare di qualcuno. Di poter essere accolte, adottate, viste, riconosciute nella loro unicità.
(A proposito di questa ‘adozione’ mancata e sulle sue conseguenze, vi invito a guardare la bellissima conferenza dello psicanalista Massimo Recalcati intitolata L‘amore malato).

È facile pensare che i fratelli Kouachi e Coulibaly fossero dei terroristi, dei barbari, delle bestie. Lo sono diventati, forse.
Ma è così facile, chiamandoli bestie, terroristi, barbari, metterli in una casella a parte; una casella lontana da noi anni luce; da noi giusti, da noi dalla parte dei giusti, mai razzisti, sempre tolleranti verso i punti di vista e le idee diverse dalla nostra (davvero?).
Più difficile sarebbe avere tra le mani una loro fotografia a quattro, cinque o sei anni. Incontrare i loro occhi di bambini: gonfi, come tutti gli occhi dei bambini, di domande, di sete di capire, di bisogno di affetto specifico, non generico. Di affetto per quella faccia lì e non un’altra.

Ho provato dolore per l’iperbole impazzita della vita di quei tre bambini: Chérif, Said, Amedy, che si è portata dietro così tante vite inestimabilmente preziose, la loro inclusa. Dolore e tardiva impotenza.
“Finché un uomo ti incontra e non si riconosce”, scriveva Fabrizio De André. Se solo qualcuno li avesse riconosciuti in tempo.

 

Anna Castagnoli