Le parti del libro: nomi, definizioni

E’ importante, quando inziamo a lavorare come illustratori o autori, conoscere i nomi con i quali vengono chiamate le diverse parti di un libro. Ho chiesto ad Anna Martinucci di raccontarcele per immagini e lei ha preparato questo dettagliato, interessantissimo post.

*cliccare sulle immagini per visualizzarle in alta definizione

Testa: parte superiore del libro;

Piede: parte inferiore del libro;

Piatto: supporto rigido della legatura. I due piatti sono uniti dal dorso e vengono indicati come piatto anteriore e piatto posteriore;

Prima di copertina o piatto anteriore: fronte di copertina. Quando ben progettata, contribuisce al successo del libro;

Quarta di copertina o piatto inferiore: retro di copertina. Oggi ha scopo promozionale. È la sede privilegiata per le informazioni (brevi) sull’opera e sull’autore, l’ISBN, il prezzo;
Contropiatto: lato interno del piatto sul quale sono incollati i rimbocchi della copertina. Il contropiatto è coperto dalla controguardia;

Taglio (di testa – concavo o anteriore – di piede): i tre lati del corpo del libro non fissati dalla legatura;

Nervo: striscia attorno alla quale vengono avvolti i fili di cucitura. Garantisce l’unione tra i piatti e il corpo del libro;

Nervatura: rilievo del dorso determinato dai nervi. Lo spazio tra un nervo e l’altro è detto casella;

Dorso: parte che copre la cucitura e unisce i due piatti. Raramente oggi si presenta con le nervature; è più spesso liscio (la differenza, va da sé, si deve al cambiamento delle modalità di legatura dei fascicoli al dorso: spesso i fascicoli vengono fresati dalla parte del dorso e incollati);

Unghia o unghiatura: spazio che si crea tra i tre tagli e i piatti quando la copertina deborda e non è, quindi, rifilata come nella brossura*;

  • *Brossura: La brossura è un sistema di legatura più economico rispetto al cartonato. La copertina è di cartoncino flessibile e non rigido e di solito viene scelta per rilegare le segnature fresate.
    -Brossura fresata: le segnature (fogli piegati che formano i fascicoli) vengono allineate e, prima di essere incollate, fresate (cioè tagliate con una fresa) sul lato della piega. La fresatura permette alla colla di penetrare meglio tra le carte assicurando una maggiore presa. Questo tipo di rilegatura è più rapida ed economica, ma anche meno resistente nel tempo.
    -Brossura a filo refe: le segnature sono cucite per mezzo di un filo (cotone, lino, canapa o sintetico) fatto passare dall’esterno all’interno del dorso di ogni singola segnatura. Lo stesso filo fissa tra loro i fascicoli, che verranno poi incollati sul dorso e incassati nella copertina. Spesso scelta per edizioni di pregio, è il tipo di legatura adatta per resistere: i migliori albi illustrati sono, ancora oggi, rilegati a filo refe.

Angoli: estremità esterne dei piatti;

Capitello: rinforzo cucito alle due estremità del dorso e fermato alle assi o al supporto della copertura dei piatti;

Cuffia: parte della legatura del dorso che corrisponde all’unghia di testa e di piede del dorso. È sostenuta dal capitello su cui si ripiega. Si hanno quindi due cuffie: di testa e di piede;

Cerniera: congiunzione tra piatto e dorso della legatura.

Sguardie: fogli che precedono la prima e seguono l’ultima carta del libro.

Le controguardie (anteriore e posteriore) sono incollate sui contropiatti per nascondere i rimbocchi di copertura della copertina. Il foglio di guardia anteriore precede il frontespizio.

Aletta o Bandella: risguardo della sovracoperta di un libro dove spesso viene stampata la biografia dell’autore e una breve introduzione al testo. La funzione, benché promozionale, è meno incisiva rispetto alla quarta di copertina poiché presuppone già un certo interesse del lettore nei confronti del libro che ha scelto.

Frontespizio: nel libro contemporaneo con frontespizio viene indicato il recto della carta che segue il foglio di guardia. Riporta, in base alla tipologia di libro, i nomi di autore e illustratore, il titolo, la casa editrice e l’anno di edizione. Possono essere riportati anche i nomi dei curatori e dei traduttori.
In Italia, la legge 8/2/1948, n. 47 stabilisce quali dati non possono mancare sul frontespizio.

Colophon: contiene informazioni, obbligatorie per legge, relative alla realizzazione e alla pubblicazione; la menzione del copyright (indicato con ©, segnala che l’opera è protetta dalle norme sul diritto d’autore vigenti nel paese di pubblicazione) seguito dal nome e dalla data a partire dalla quale inizia la protezione e l’ISBN (International Standard Book Number), che permette di identificare il libro in modo univoco e a livello internazionale. L’Italia ha adottato lo standard nel 1977; a partire dal 1° gennaio 2007 il codice è stato aumentato di tre cifre passando, così, dalle precedenti 10, a 13 (suddivise in 5 gruppi).

 

Se il testo è stato tradotto, il colophon, oltre al copyright dell’edizione tradotta, deve riportare il copyright originale con il nome dell’autore (o degli eredi) o dell’editore straniero che detiene i diritti e la data della prima edizione. È questo il caso in cui devono essere inseriti anche il titolo originale dell’opera e il nome del traduttore. Le norme italiane in materia di stampa prevedono, infine, che ogni libro pubblicato riporti anche il nome e la sede legale dell’editore, l’anno di pubblicazione e la sede legale dello stampatore.

Capita spesso che tutte queste informazioni vengano stampate sul verso* del frontespizio: la pagina è infatti nominata “pagina del copyright” o “Impressum”.

  •  *verso: il retro di una singola carta (foglio). Il lato anteriore della carta è definito recto.

La storia dell’evoluzione di frontespizio e colophon e, più in generale, del paratesto (del libro in sé e non nel caso specifico dell’albo illustrato) è articolata e complessa e, a chi desidera approfondirla, segnalo un caposaldo della storia dell’editoria: Gérard Genette, Soglie: i dintorni del testo, a cura di Camilla Maria Cederna, Einaudi, Torino 1989.

Altri due saggi interessanti, incentrati sulle funzioni e le evoluzioni di copertina e sovracoperta, sono quelli di Ambrogio Borsani, La profondità della superficie. Letture di un paratesto chiamato copertina, in Testi, forme e usi del libro. Teorie e pratiche di cultura editoriale, a cura di Lodovica Braida e Alberto Cadioli, Edizioni Sylvestre Bonnard, Milano 2006, pp. 195-205 e di Paola Puglisi, Sopraccoperta, Associazione Italiana Biblioteche, Roma 2003.

Info: per chi fosse interessato ad approfondire questo tema, segnalo due corsi sulla progettazione del libro tenuti da Paolo Canton, editore Topipittori:
1. Libri in Campagna, 6-7-8 giugno a Mazara del Vallo (info qui)
2. Progettare Libri, dal 16 al 21 giugno, a Sàrmede (per info, qui e qui. Di questo corso si era parlato su Lefiguredelibri qui)

Anna Martinucci


Bando concorso Lucca Junior 2014

Gioia Marchegiani, vincitrice dell’edizione 2013 del Concorso Lucca Junior

Finalizzato alla realizzazione di una Mostra Espositiva in occasione dell’edizione 2014 del Festival Lucca Comics & Games, il Concorso per Illustratori e Fumettisti Lucca Junior giunge quest’anno alla sua ottava edizione.

Rivolto a chi: a tutti gli artisti italiani o residenti in Italia.
Cosa: ogni partecipante dovrà inviare una sola tavola originale ed inedita, di dimensioni non superiori ai 42 x 29,7 cm, realizzata con qualunque tipo di tecnica su carta o su cartoncino flessibile/rigido ed adatta anche ad un pubblico infantile; in caso di tecnica digitale, si richiede l’invio di una stampa a colori ad alta definizione e di un cd contenente l’originale. Non verranno prese in considerazione, né restituite, tavole di formato superiore a quello richiesto e montate con passepartout o altro tipo di cornice.
Tema: il tema scelto per l’edizione 2014 del concorso è: “RITRATTI RIVOLUZIONARI. Volti, risvolti, fatti e misfatti del cambiamento”. Con la parola “ritratti” non si intende necessariamente la rappresentazione di una persona fisica, ma anche quella di eventi e/o oggetti che il partecipante ritiene abbiano avuto un effetto rivoluzionario in qualsiasi epoca e in qualsiasi campo (culturale, sociale, storico, scientifico, tecnologico…) o possano averlo in futuro.
Scadenza: 5 settembre 2014 (NON farà fede il timbro postale).
Quota di partecipazione: la partecipazione al concorso è gratuita.
Premi: la Giuria, presieduta dal prof. Livio Sossi (docente di Letteratura per l’Infanzia dell’Università di Udine) e composta da esperti e personalità del settore, selezionerà tra tutte le tavole pervenute le più meritevoli, che diventeranno parte della Mostra che sarà allestita a Lucca dal 30 ottobre al 2 novembre 2014 all’interno del Festival “Lucca Comics & Games”, decretando tra queste un vincitore, al quale sarà assegnato un premio in denaro del valore di € 1.000.
Considerazioni aggiuntive: le tavole saranno restituite a tutti i partecipanti che ne faranno espressa richiesta; a tal fine occorrerà specificare, sul retro della tavola originale, la dicitura: “RICHIEDO LA RESTITUZIONE” (in mancanza della quale la tavola non sarà restituita), dopodiché bisognerà provvedere al pagamento tramite Paypal di € 13,00, quale contributo alle spese di invio tramite corriere. In alternativa, sarà possibile ritirare la propria tavola direttamente presso la segreteria di Lucca Comics, senza spesa alcuna ma previo accordi presi via email all’indirizzo riportato in basso.
Per maggiori informazioni scrivete a: concorsoluccajunior@luccacomicsandgames.com.

Per scaricare il bando completo del concorso cliccate qui; per dare un’occhiata alla gallery delle tavole selezionate nella passata edizione cliccate invece qui.


Nostalgia per un futuro mai stato: Bruce McCall

“La “tecnoarcheologia” consiste nello scavare a ritroso per ritrovare miracoli passati che non sono mai successi, normalmente per dei buoni motivi.”

Ho scovato su Ted una bellissima conferenza di Bruce McCall.
McCall è un curioso illustratore canadese che per decenni ha riempito riviste e copertine delle più grandi testate americane con illustrazioni a tempera rappresentanti macchine fantastiche volanti, dirigibili e scenari futuristici. Il suo lavoro, che lui definisce di tecnoarcheologia, è quello di scavare nel passato per trovare futuri che non sono mai accaduti.
Se non capite bene l’inglese trovate la conferenza sottotitolata in italiano su Ted: qui

Cito alcune parti della trascrizione in italiano della conferenza:

“Non so che cavolo ci faccio qui. Sono nato in Canada, in un ghetto scozzese presbiteriano e ho lasciato gli studi durante la scuola media. Non ho un telefonino e dipingo a tempera su carta, un metodo sempre uguale da 600 anni. Tuttavia, tre anni fa circa, ho fatto una mostra a New York e l’ho intitolata “Serie assurdità”. Quindi, penso di essere il primo qui: do l’esempio. L’ho chiamata “Serie assurdità”, perché, dal lato serio utilizzo la tecnica del realismo scrupoloso tipica dell’illustrazione editoriale sin da quando ero bambino. L’ho copiata e non l’ho mai dimenticata. È l’unico stile che conosco. È abbastanza serio e formale. Allo stesso tempo, uso l’assurdo, come potete vedere.

(…)Il mio lavoro è così personale e così strano che devo inventarmi le parole per descriverlo. Lavoro molto in quello che chiamo “retrofuturismo”, che consiste nel riscoprire come si vedeva il futuro nel passato. Ci si sbagliava immancabilmente, in un modo ridicolmente ottimista. L’apogeo ci fu negli anni Trenta, perché la Grande Depressione era così lugubre che qualsiasi cosa serviva per scampare al presente e rivolgersi al futuro, e la tecnologia era l’incaricata di farlo”.


McCall aveva iniziato la sua carriera nel 1950, disegnando macchine per la Ford Motor Company di Toronto. Da allora ha riempito le pagine delle più grandi riviste americane (dal New Yorker al National Lampoon) con immagini di un mondo futuribile. Ha scritto una autobiografia dove racconta il suo universo creativo: Thin Ice, e numerosi saggi sui paradossi delle società contemporanea, tutti venati di umorismo.


Come diventare illustratori professionisti. Anna Castagnoli, IED, Torino

Il prossimo mercoledì Il 7 maggio, alle ore 18, allo IED-Istituto Europeo del Design di TORINO, terrò una conferenza di tre ore sul tema del mestiere di illustratore:
COME DIVENTARE ILLUSTRATORI PROFESSIONISTI
La conferenza è aperta a tutti e tratterà questi temi:
– Come arrivare ad avere un book equilibrato, interessante e presentabile
– Il portfolio digitale (il nostro profilo sociale e professionale in internet)
– Come presentarsi agli editori e pubblicare il primo album
– Il contratto di edizione e gli aspetti economici
– La ricerca di una vena originale e personale nel corso della carriera

Questa conferenza è la prima di un lungo ciclo di incontri sul mestiere di illustratore. seguiranno, in un arco di date cha va da maggio a novembre (la mia conferenza è la prima del ciclo): Marco Camisani Calzolari, Marco Sammicheli, Francesco Franchi e David Moretti, Eleonora Carisi, Elio Carmi. Vedere qui il programma.

IED
Via San Quintino 39, 10121 Torino
Tel: +39 011 54111


ÓPLA, una mostra e un convegno sul libro d’artista per bambini (giugno 2014)

Dal 3 al 5 giugno, presso la biblioteca civica di Merano, ci sarà l’occasione di visionare una delle più affascinanti collezioni italiane di libri d’artista per bambini: l’Archivio ÓPLA. Per la prima volta tutte le opere in possesso dell’Archivio saranno esposte in una mostra. Non solo, un convegno sul libro d’artista per bambini della durata di tre giorni si svolgerà  presso le prestigiose sale liberty del Kurhaus di Merano. Impossibile mancare.

Ma che cosa è l’ÓPLA?
Dal 1997, nella biblioteca civica di Merano (BZ), si arricchisce di anno in anno un fondo speciale: l’Archivio ÓPLA, ovvero l’Oasi Per Libri Artistici. Un’Oasi vera e propria che offre con la stessa cura ad appassionati, studiosi, bambini e ragazzi la possibilità di visionare e scoprire vere e proprie opere d’arte fatte libro spesso poco conosciute, introvabili, rare e talvolta mai pubblicate.

L’ètait une petite pie, Joan Mirò, 1928
Tenendo per mano il sole, Maria Lai, 2004
Mud book, John Cage, 1988

Dino Buzzati, John Cage, Giorgio De Chirico, Bruno Munari, Leo Lionni, Keith Haring, David Lynch, Joan Mirò, Andy Warhol sono solo alcuni dei numerosi nomi di artisti presenti con uno o più lavori; artisti che nel corso della loro carriera, talvolta molto distante dal mondo dell’infanzia, in modo occasionale hanno progettato libri per bambini.
Qui
potete dare un’occhiata al materiale dell’archivio, agli artisti presenti e ad alcune maquette assolutamente imperdibili.

Le avventure di Miss Florens e del suo cane Petote, Giosetta Fioroni, 1998
Pieron Moscon, Graziano Pompili, 1977
Il giuoco della musica, Sergio Tofano, 1936
The Long Island Ducklings, Esphyr Slobodkina, 1961


Durante la mostra e il convegno, oltre all’intervento di artisti e grafici, ci saranno testimonianze sulle modalità di ricerca, catalogazione e conservazione dei libri d’artista (Biblioteche di Merano, Reggio Emilia, Modena, Rovereto e Trento), sulla promozione alla lettura utilizzando i libri d’artista (Dipartimento della Marna), sul rapporto libri d’artista e bambini (Mart di Rovereto, Mambo di Bologna, Accademia delle Belle arti di Bologna) e sulla diffusione e promozione del libro d’artista (Edizioni Les trois ourses, Parigi).

Pro dva qvadrata, El Lissitzky, 1922
Green to green, Katsumi Komagata, 1994

L’inaugurazione alla mostra sarà martedì 3 giugno alle ore 17.30. I laboratori saranno riservati alle scolaresche il 3 e il 4 giugno, aperti ai partecipanti al convegno e alla cittadinanza il 5 giugno.

Qui potete scaricare il programma completo del convegno e il modulo di iscrizione.

Il terzo libro di Susanna, Colette Rosselli, 1950
  Geometria, Fulvio Bianconi, 1944

Per maggiori informazioni contattare

Umberto Massarini
Biblioteca Civica di Merano
tel. 0473 211862
fax 0473 234604
e-mail: biblioteca@comune.merano.bz.it


Maurice Sendak e William Blake: una mia scoperta sulle fonti di “Nel paese dei mostri selvaggi”

Un mio articolo apparso ieri sull’inserto domenicale de Il Sole 24ore a proposito di una scoperta che ho fatto sulle fonti di Nel paese di mostri selvaggi di Sendak.
Dopo mesi di inutili tentativi per ottenere dagli avvocati di Sendak (che detengono i diritti mondiali) il permesso di riprodurre le immagini del maestro, l’articolo è uscito lo stesso: senza le illustrazioni. Decido di postarlo sul blog corredato da tutte le immagini, e se mi devo beccare una denuncia sosterrò le mie ragioni. Studiare le fonti che hanno ispirato Sendak non sminuisce la grandezza dell’opera; al contrario, rende conto dell’immensa ricchezza culturale che permea ogni tratto e ogni riga di del suo intramontabile capolavoro.

LE FONTI ITALIANE DI SENDAK

di Anna Castagnoli
© Il Sole24ore, 27 aprile 2014
(le immagini del post sono state aggiunte da me solo per LeFiguredelibri)

Nel 2013, in occasione dei 50 anni dalla prima pubblicazione di Where the Wild Things Are, l’editore Babalibri ha chiesto a 50 illustratori italiani di reinterpretare, per una esposizione, le Creature Selvagge di Maurice Sendak.
Mi sono ritrovata, insieme ai miei colleghi, a guardare, per la prima volta con molta attenzione, quei mostri. Li conoscevo. Li avevo incontrati all’inizio della mia carriera di illustratrice; ma come avevano le zampe? E gli occhi? Chi erano esattamente? A quali fonti poteva essersi ispirato Sendak?
Durante il lavoro preparatorio per la mia tavola, ho fatto una curiosa scoperta: i mostri di Sendak hanno lontane e nobili origini proprio nella nostra terra. È possibile che ad accompagnare la genesi delle Creature Selvagge di Sendak ci fossero la Chimera di Arezzo, le fiere della Divina Commedia (la lonza, la lupa, il leone), il Minotauro e Cerbero; ma anche il classicismo e le tinte rosate di Piero della Francesca.
È vero che a seguire a ritroso l’albero genealogico di un mostro si finisce quasi sempre in terra greca o italiana, ma nel caso di Maurice Sendak, coltissimo illustratore e raffinato esegeta dell’arte, quelle citazioni non potevano essere casuali.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

Armata di entusiasmo e di una certa baldanza epistemologica, nel dicembre scorso, ho portato la mia scoperta alla Bibliothèque Nationale de France, durante due giornate di studi e colloqui dedicati al capolavoro di Sendak: Max et les maximonstres a 50 ans: réception et influence des oeuvres de Maurice Sendak en France et en Europe.
Ad avere fatto scoperte sulle fonti esegetiche del libro c’erano, con me, anche critici, psicologi, esperti di letteratura yiddish, traduttori, editori: chiudere il cerchio intorno al libro di Sendak è parsa, a chi era in sala a ascoltare, un’operazione impossibile.

L’amore di Sendak per il Rinascimento e l’arte italiana è noto, ma non mi ero accorta, fino al momento di dover ridisegnare i suoi mostri, quanto fosse presente nel libro. Penso sia proprio questo classicismo, mescolato in alchemiche dosi al segno del fumetto americano, a conferire al libro di Sendak un sapore inconfondibile: né drammatico, né allegro. Né faceto, né serio. Un’ambiguità irrisolvibile, forse alla radice dell’intramontabile successo dell’opera.
Una doppia pagina ricorda, per l’atmosfera rosata del tramonto, per la fattura della tenda da campo e per la posizione dormiente dei personaggi, Il Sogno di Costantino di Piero della Francesca. Ma in luogo del soldato dormiente, nel libro si vede un mostro dai tratti buffi, caricaturali. Un effetto che potrebbe essere comico e non lo è, ma che, al contrario, sullo sfondo epico e molto serio dell’avventura di Max, conferisce alla tavola una nota soave.

Where the wild things are di Maurice Sendak e Il sogno di Costantino di Piero della Francesca

La capra in groppa al leone, che insieme agli altri mostri dà il benvenuto a Max sull’isola, sembra una versione moderna della Chimera di Arezzo, il leone con la schiena di capra forgiato in terra etrusca nel V secolo a.C. L’ibrido mostruoso diventa, così, scomponibile: meno arcaico, più facile da addomesticare.


Nel libro incontriamo anche le fiere della Divina Commedia, probabilmente arrivate a Sendak attraverso le tavole di William Blake, il celibre illustratore inglese, che Sendak considerava il suo sommo “maestro”.? (L’ultimo libro di Sendak, My brother’s book, pubblicato postumo, è un dichiarato omaggio al poema Milton di Blake).
Quando ho messo a confronto alcune pagine di Where the Wild Things Are con le tavole di Blake, mi è sembrato impossibile che le citazioni non fossero un tributo all’Inferno dantesco immaginato da Blake. L’equilibrio delicato dei colori e delle pennellate di acquarello sono quasi identici. Così come il modo di disegnare le foglie, gli occhi gialli, alcuni mostri (si veda il Grifone). Ma è la composizione di alcune tavole a ricordare in modo flagrante la Divina Commedia di Blake; per esempio, quella in cui i mostri salutano (o minacciano di divorare) Max dalla riva. Anche in questo caso, è la taglia caricaturale di alcuni dettagli del corpo dei mostri sendakiani a dettare la differenza di registro.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak
La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak
foglie di Sendak a sinistra,  di Blake a destra

Ma Sendak conosceva il testo della Divina Commedia? Sarebbe interessante scoprire quale edizione della Divina Commedia illustrata da Blake possedesse Sendak negli anni in cui preparò Where the wild things are, se ne possedesse una, e se questa contenesse il testo integrale. Blake morì prima di terminare le illustrazioni e non accompagnò le proprie tavole con i versi danteschi.
Il gesto di Max di rabbonire le Creature Selvagge fissandole negli occhi gialli mi ha ricordato quello di Virgilio quando placa magicamente le tre voraci teste di Cerbero nel VI Canto della Divina Commedia. È un caso che quel canto sia quello che accoglie i ‘golosi’, coloro che non sanno controllarsi nella qualità e quantità del cibo, proprio come Max, che vuole divorare tutti e finisce senza cena?

“Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra, / e ‘l ventre largo, e unghiate le mani; / graffia li spirti ed iscoia ed isquatra” (Dante, Inferno, Canto VI).

Gli occhi delle Creature di Sendak sono gialli, non vermigli, ma pensare al viaggio di Max come un viaggio nella foresta selvaggia dell’Ade, con tanto di attraversamento dello Stige, è allettante. Un viaggio iniziatico, dove, tra le Wild Things che Max deve addomesticare, c’è anche l’idea della morte.
Il sarcofago di pietra, di rinascimentale fattura, da cui esce uno dei mostri, (che non avevo notato prima di associare l’Inferno di Blake al libro di Sendak) suffraga la sensazione sinistra che ho sempre provato osservando le immagini.

La divina commedia di William Blake e Where the wild things are di Maurice Sendak

Il viaggio di Max è un viaggio iniziatico ed epico verso le forze ctonie più oscure. Quelle ‘cose selvagge’ che, come i leoni e i draghi delle antiche mappe, vivono là dove finisce il mondo che conosciamo. Ma la barchetta su cui viaggia è di carta, così come le buffe creature che incontra, con i loro piedi grandi, i lunghi riccioli leonini, le bocche larghe, gli artigli inoffensivi. Forse Sendak voleva invitarci tutti a non avere paura di partire.

Anna Castagnoli

Where the wild things are di Maurice Sendak e lo stige de La divina commedia di William Blake
Un’immagine della biblioteca di Maurice Sendak, dal documentario della Tate dove lui parla del suo amore per  W. Blake

Potete vedere, in buona risoluzione, tutte le illustrazioni della Divina Commedia di William Blake qui