La storica casa editrice Emme: una mostra, un libro

Un po’ in ritardo ma con grande entusiasmo vogliamo segnalare che proprio in questi giorni, e solo fino al 1 dicembre prossimo, a Palazzo Reale in Piazza Duomo 12, a Milano, è visitabile una mostra imperdibile: Inventario, fra le parole e le immagini di Emme Edizioni 1966-1985. L’esposizione copre i quasi vent’anni dell’attività di una casa editrice che ha segnato la storia dell’editoria per bambini e si è mossa con una lungimiranza enorme, di cui ancora oggi raccogliamo i benefici. Era già stata proposta durante la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna a marzo scorso, ma nel frattempo è stata ampliata e arricchita.

Sul blog dei Topipittori potete trovare un altro lungo articolo sull’argomento. Proprio in questi giorni, i Topipittori stanno pubblicando il libro, curato da Loredana Farina: La casa delle meraviglie – La Emme Edizioni di Rosellina Archinto.
Il libro verrà presentato giovedì 21 novembre alle 19:00 proprio a Palazzo Reale, e sarà disponibile entro qualche settimana sul sito dei Topipittori e nelle migliori librerie specializzate.

Roberto Denti e Rosellina Archinto, La Casa delle meraviglie, Topipittori 2013

Rosellina Archinto, la fondatrice di Emme Edizioni, partì dal presupposto che i libri per bambini potevano e dovevano avere la stessa dignità dei libri per adulti. E non di libri qualsiasi, bensì dei migliori libri per adulti. Di ritorno dal suo soggiorno statunitense e in una Milano culturalmente molto vivace fondò quindi una casa editrice che metteva i bisogni dei bambini al centro dei propri sforzi, il mondo infantile in tutta la sua complessità e dignità al cuore delle sue pubblicazioni.

Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni – Emme edizioni
I Su & i Giù di Bob Gill – Emme edizioni

Negli anni ha pubblicato i lavori dei pesi massimi del campo dell’editoria per ragazzi sia italiani che stranieri. Pensate a un qualsiasi mostro sacro del nostro mestiere attivo in quegli anni e state sicuri che probabilmente Emme Edizioni ha pubblicato qualcosa di suo.

Il papavero di Cristini e Puricelli – La casa delle meraviglie, Topipittori 2013

Un giorno, un cane di Gabrielle Vincent – La casa delle meraviglie, Topipittori 2013

Il percorso della mostra, coadiuvato da didascalie ben congegnate che fanno venire voglia di togliere i libri dagli espositori anche quando li si conosce già, propone quattro aree tematiche così suddivise:

1. Grandi coppie inventano per Emme (con autori come Majakovskij, Pasternak, Sciascia…)

2. Artisti creano per Emme (con i libri di Sonia Delaunay, Iela Mari, Bruno Munari, Paola Pallottino, Luigi Veronesi, Jean Jacques Loup)

3. Affermati scrittori per Emme (con autori del calibro di Bertolt Brecht, Eugene Ionesco, Nico Orengo)

4. Scoperti nel mondo da Emme (con personaggi del calibro di Mitsumasa Anno, Eric Carle, Jean De Brunhoff, André Francois, Bob Gill, Tatjana Hauptmann, Aoi Huber-Kono, Carl Larsson, Leo Lionni, Jorg Müller, Helen Oxenbury e ovviamente, Maurice Sendak e Tomi Ungerer).

Nella nebbia di Milano di Bruno Munari – La casa delle meraviglie, Topipittori 2013
Inventario, fra le parole e le immagini di Emme Edizioni – foto Elilisa

L’esposizione si propone quindi come uno spazio vivo, una rilettura del lavoro sapiente di un pioniere dell’editoria, l’occasione di rivedere in un colpo d’occhio tutto il progetto della Emme Edizioni, per apprezzarne la bellezza grafica e i contenuti sempre validi, e magari farsi toccare di nuovo dalla nostalgia davanti ai libri della nostra infanzia e lasciarsi ispirare. Come autori, come illustratori e perché no, come editori, magari anche solo di se stessi in un contesto di autoproduzione.

Alfabeto di Sonia Delaunay – La casa delle meraviglie, Topipittori 2013
C’era una volta un albero di marmellata di R. Steadman – La casa delle meraviglie, Topipittori 2013

La mostra è visitabile gratuitamente ogni giorno da martedì a domenica, dalle 9:30 alle 19:30, e in occasione di Bookcity Milano 2013 giovedì 21 e sabato 23 novembre l’apertura sarà prolungata fino alle 22:30.

(Vi facciamo notare che chi c’è stato ha riferito che all’uscita si avrebbe voglia di andare a cercare Rosellina Archinto per poterla baciare e ringraziare).

APPUNTAMENTI INTORNO ALLA MOSTRA:

Giovedì 21 novembre alle 19:00 a Palazzo Reale, Milano
La casa delle meraviglie – La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, presentazione del libro alla presenza di Rosellina Archinto, Loredana Farina, Topipittori, Irene Bignardi e Salvatore Gregorietti.

Sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre dalle 16.30 alle 18.00
Per bambini dai 4 ai 7 anni accompagnati da un adulto ci sarà il laboratorio “Scopro il mondo”, con visita guidata alla mostra e creazione di un proprio libro da parte dei bambini (il laboratorio e la visita saranno a cura di Anna Pisapia e Barbara Archetti. Prenotazione obbligatoria scrivendo a anna.pisapia@gmail.com Costo del laboratorio: 5 euro a bambino.

Articolo di Laura Campadelli, foto, raccolta informazioni e reportage sul campo di Elilisa.


Intervista a Gabriel Pacheco per il catalogo di Sarmede 2013

Sullo sfondo l’affresco di Gabriel per Sarmede

INTERVISTA A GABRIEL PACHECO PER IL CATALOGO DELLA MOSTRA “LE IMMAGINI DELLA FANTASIA” Sarmede 2013
di
ANNA CASTAGNOLI

“Non è nello specchio che bisogna osservarsi. Uomini, guardatevi nella carta”. Henri Michaux“(2)

Los cuatro amigos, Gabriel Pacheco, Kalandraka

Cinque concetti, cinque parole scelte da Gabriel Pacheco per la sua mostra a Sàrmede: la metafora, l’atmosfera e la tessitura, la macchia, l’orizzonte della realtà.

La metafora

Ci sono due livelli di lettura nelle tue immagini. Uno più superficiale, in cui la scena è facilmente riconoscibile. L’altro scava dentro l’immagine, andando in profondità. Se ci si ferma ad osservare le tue illustrazioni, si colgono infatti tanti piccoli dettagli incongrui che tu chiami metafore. È come se tu accompagnassi dolcemente il lettore verso una progressiva perdita di punti di riferimento. Lo fai entrare nell’immagine sicuro di sé, lo fai uscire incerto. È questo lo scopo di un libro? Farci perdere certezze?

Ho sempre pensato all’insieme delle illustrazioni di un libro come a un paesaggio. Ci sono sentieri ben marcati che portano in un luogo preciso, altri che si prendono per puro diletto. Un territorio immenso può dispiegarsi al lettore con ramificazioni inaspettate. Come scriveva José Saramago (3), è meraviglioso che l’atto creativo della lettura crei cammini che neppure lo stesso autore aveva immaginato: è l’immensità della scrittura. È così anche per l’illustrazione, che è una forma di scrittura. Ogni immagine, ogni parola, si concatena ai nostri ricordi e alle nostre esperienze, di lettori e di uomini, creando un infinito paesaggio da percorrere. Per questa ragione le mie immagini hanno più livelli di lettura. Sarà il lettore-pensante, in base al suo livello di esperienza, a farsi largo tra i significati e a tracciare il proprio cammino.

Uso la metafora in piccoli dettagli, sostituendo una cosa con un’altra. La mia idea di metafora è semplice: una scala smette di essere una scala se disegno un personaggio seduto sopra di essa, trasformandola così in scala-sedia, e se la scala non sostiene niente, diventa una scala-sedia-anelito, e si potrebbe andare ancora più lontano se la realizzo di carta, perché diventerebbe una scala-sedia-anelito-di carta: così fragile…

Rubare oggetti, appropriarsene e riutilizzarli per ri-significare il mondo. Un atto molto naturale.

L’uomo d’acqua e la sua Fontana, Zoo libri, Gabrile Pacheco

Come fanno i bambini?

Il gioco dei bambini è una modalità di avvicinarsi al mondo, di integrarlo attraverso regole ludiche, di ri-trasformarlo. I bambini sono specialisti nell’appropriazione e sono dei geni nella capacità di costruire mondi attraverso gli oggetti.

Non c’è una sola realtà, ma un infinito che necessita sempre di una storia per farci comprendere, finalmente, che gli oggetti non sono materia, ma istanti del tempo nello spazio, e che le cose, come le parole, oscillano.

Ora, tenendo presente questo punto di vista, la sola cosa da fare, come illustratore, è lavorare ciecamente sulla prima immagine che sorge dinnanzi al foglio bianco; cioè, sottomettersi a priori all’immaginazione, senza porsi domande, lanciandosi nello spazio vuoto. Significa sapere di non sapere: un grande monito che ci ricorda chi siamo e ci mantiene umani.

La miglior letteratura, quella che poi finisce per essere ricordata, è sempre quella che dà meno sicurezze, che semina dubbi (hai sentito parlare del Bosone di Higgs, la particella di Dio? Non è affascinante pensare che la particella di Dio, quella che si occupa di definire tutto, si trova nell’area dell’indeterminatezza?). L’incertezza ci costringe a sottometterci alla meraviglia dell’immaginazione.

Frida Kahlo, una historia posible, Gabrile Pacheco, Anaya 2010

Una volta hai detto in un’intervista: “La bellezza mi produce un’angoscia tremenda”. Rainer Maria Rilke scriveva “Perché il bello è solo l’inizio del tremendo”.(4) Perché la bellezza ti spaventa?

Continua a spaventarmi terribilmente. E sono sempre più convinto che la bellezza respinga ogni cosa. Ho sempre creduto che il godimento della bellezza fosse un atto estremamente squallido. Voglio dire che quando una persona si trova di fronte alla bellezza non ha altra possibilità che sentirsi abbandonata, nuda, abbattuta; perché qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa pensi, sarà sempre insufficiente. È ancora più terribile quando si prova a fare qualcosa di bello, per non parlare poi di quando si vorrebbe fare una bella illustrazione.
Ora dico qualcosa di molto personale: le cose più belle che ho visto nella mia vita, le ho viste nella banalità delle cose comuni e quotidiane. Per questo ho deciso di rinunciare totalmente alla bellezza quando lavoro. Il bello è altrove, è nella poesia, è nelle mani della gente.


Il grande viaggio, Anna Castagnoli e Gabriel Pacheco, OQO e Logos edizioni

L’atmosfera e la tessitura

Ti sei formato all’Accademia di Belle Arti come scenografo. Sfogliando i tuoi libri mi viene da pensare che usi la doppia pagina come una scena teatrale: il sipario si apre, la luce cresce poco a poco, scolpendo gli elementi presenti, un personaggio entra in scena. La doppia pagina, come un palco, accoglie tutto: testo, emozioni, azione. Perché hai deciso di fare lo scenografo dentro un libro e non in un teatro?

Ho sempre guardato il mondo da dietro una quarta parete invisibile, ancora prima di studiare scenografia. E ho sempre immaginato che tutto quello che c’è nel mondo lo si possa leggere come un grande atto scenico. Ogni cosa, ogni fatto, è un messaggio da decifrare. In modo piuttosto inconscio ho poi cercato nell’illustrazione quello che non ho trovato nel teatro.

Quello che so è che questa modalità percettiva è diventata, anche se per caso, il mio strumento di lavoro quotidiano. Non so creare in altra forma. E lo dico con un certo disappunto, perché mi piacerebbe aprirmi ad altri registri.

Perché lavori prevalentemente in digitale?
Come farai a creare texture altrettanto “sospese e incerte” sul dipinto murale di Sàrmede?


Copertina del catalogo di Sarmede, Gabriel Pacheco

Generalmente la gente pensa che lavorando in digitale basti fare un click e si ottengono effetti pittorici. Non è così. So usare l’acquerello, l’olio, l’acrilico, e grazie a questo sono capace di creare gli stessi effetti in digitale. Il processo è lo stesso, ad eccezione dei tempi di asciugatura tra una pennellata e l’altra. Questa enorme economia di tempo mi permette di lavorare più velocemente.

Inoltre, penso che lavorare senza originali sia una condizione molto lirica. Fin da quando studiavo teatro, il senso della parola fiction mi ha sempre provocato un grande conflitto, non riuscivo a digerirla.
Fiction
(finzione) deriva dal verbo fingere e questo mi faceva sospettare una bugia di fondo. È così, in effetti. Fiction significa la mera creazione di qualcosa che non è nel mondo reale, ma cosa è reale e cosa non lo è?

Per questo mi affascina lavorare senza originali: è un gioco insolente che dice che il mio lavoro non esiste perché non c’è niente che lo provi. Non penso al mio lavoro come a una forma d’arte, io illustro libri, e ho la garanzia, lavorando digitalmente, che nessuna illustrazione sia valutata separatamente dal libro: è al libro che appartengono le mie illustrazioni.

Rispetto al dipinto murale, il problema sarà realizzarlo con la stessa intimità che ho quando sono nel mio studio, perché, a differenza di altri illustratori, mi blocco se qualcuno mi guarda. Vedremo. Sto studiando la tecnica che userò: mi piacerebbe utilizzare polvere di marmo per ottenere una texture più interessante. O forse la creerò con le pennellate.

Gabriel Pacheco, El libro de la selva, Sexto Piso 2013

La macchia

Lo scrittore francese Henri Michaux cominciò a disegnare macchie per decondizionarsi dalla scrittura. Ma è possibile decondizionarsi del tutto dalla scrittura e dal bisogno di un senso?

La macchia è come un traghettatore cieco, ci allontana dalla superficie per avvicinarci al profondo oceano che siamo. È uno specchio oscuro dentro il quale ci cerchiamo: ci può capitare di non riconoscere la persona che incontriamo.
Nell’illustrazione, la macchia, se non banalizzata in semplice cliché alla moda, è un ottimo strumento di riflessione ed esplorazione. La macchia ci aiuta a perdere il senso più immediato delle cose, quello più razionale, e ad avvicinarci a quella corrente che porta con sé i nostri ricordi e i nostri desideri: una corrente vitale e profonda che percorre incessantemente il nostro essere.

Per me la macchia è una benda che ti tappa gli occhi e ti aiuta a seguire la vena che pulsa nel polso, al di là di ogni manierismo e artificio o discorso sopra l’illustrazione.

Le tue immagini sembrano nascere tutte da un’unica macchia di grigio. Cosa rappresenta l’assenza di colore per te?

È proprio così: il grigio è la presenza di un’origine che disperde il vuoto e incorpora la luce a poco a poco. Ho sempre pensato che se Dio avesse disegnato il mondo, lo avrebbe fatto a partire dal grigio. È un pensiero molto semplice, visualizza la nostra essenza di uomini: l’idea barocca che tutto appartenga alla stessa tela, anche la più piccola piega. Rosso, blu, giallo, tutti i colori sono fili, grinze della stessa tela. Tutto appartiene al grigio. Ho sempre ammirato Caravaggio e Rembrandt per questa capacità di far apparire il colore e la forma dalla penombra.

Gabriel Pacheco, El libro de la selva, Sexto Piso, 2013

L’orizzonte della realtà

Milan Kundera aveva scritto una storia dell’orizzonte della realtà attraverso la storia della letteratura.(5 Dagli spazi infiniti del Don Chisciotte, alle mura claustrofobiche di Madame Bovary, fino alla chiusura ermetica dell’io in Kafka. Le tue illustrazioni sono molto epiche. I personaggi si misurano sempre con uno spazio smisurato. Qual è il loro orizzonte?

Per me l’orizzonte è una linea immaginaria che esiste solo se qualcuno fissa un punto e osserva il paesaggio da una certa prospettiva. Anche la linea è solo una successione di punti. Dicono che neanche noi esistiamo, che siamo solo una traccia. Un mio maestro, un regista teatrale, diceva che lo spazio non esiste, esistono solamente istanti nel tempo. Credo nella successione di infinite realtà che si sovrappongono una dopo l’altra come stanze, e cerco di esprimerlo nelle mie immagini. I miei personaggi si confrontano con uno spazio aperto, è vero, ma mi interessa altrettanto l’orizzonte chiuso che abita dentro di noi. Siamo come matrioske: uno spazio chiuso che ospita uno spazio infinito, all’infinito.

Infatti è quello che mi ha colpito quando hai illustrato il mio testo Il grande viaggio(6), la storia di un bambino che immagina di viaggiare. In tutte le illustrazioni del libro, anche quando il protagonista va dall’altra parte del mondo, il pavimento della sua stanza resta presente. L’infinito e il limite capaci di convivere.

È così.

Los miserables, Victor Hugo, Gabriel Pacheco, Teide e Anna Folqué 2012

Il modello di realtà veicolato dai media, oggi, sembra lasciare poco spazio all’immaginazione e all’indeterminato. Viviamo nell’epoca della precisione. “La realtà” è sempre un prodotto culturale dell’uomo. Pensi che il libro illustrato possa essere un antidoto a questo impoverimento del concetto contemporaneo di realtà?

Sì, il libro illustrato e la letteratura, come l’arte in generale, sono un contrappeso, un modo per modellare la realtà. Hanno un valore vitale. Credo in un libro pieno di mancanze, che possa essere completato, e che ci ricordi che anche noi siamo frammenti. Per noi che facciamo libri per bambini e adolescenti, è fondamentale intendere così il libro: abbiamo l’impegno di considerare l’immaginazione la prima e più alta forma d’intelligenza. E non si tratta di avere grandi doti o conoscenze, si tratta semplicemente di lavorare con onestà e sempre guardando all’umano. L’illustrazione è un artificio dell’essere umano, quindi un fondamento della sua natura, perché siamo esseri culturali. Rendere possibile questo sforzo verso l’immaginazione, significa dare spazio ai sogni che ci modelleranno.

Per tornare alla realtà di Sàrmede: una grande mostra, un dipinto murale, un libro sulle fiabe dal Messico, un corso di illustrazione. Ti piace come orizzonte? Per quale strada vuoi arrivarci?

Il successo a Sàrmede, a dire il vero, mi ha allontanato dalla mia realtà quotidiana di lavoro solitario nel mio studio. Non mi è facile espormi in questa misura in un luogo di lunga e comprovata tradizione del libro illustrato. Monica Monachesi ha dovuto aiutarmi a trovare il coraggio, e ancora penso di non essere pronto per una esibizione di questa portata. Però l’opportunità di analizzare il mio lavoro, metterlo in ordine, esporlo davanti ad altri, mi obbliga a prendere una certa distanza, a guardarlo in prospettiva, come se fosse un testo scritto, un manifesto su quello che ho voluto dire fino ad oggi. È importante. Chissà se ci riuscirò.

Grazie Gabriel.

Grazie a te.

(1) www.rhinoceronthe.blogspot.com.

(2) Henri Michaux citato in: Obras escogidas 1927/1984, Entre figuración y desfiguración, Claire Stoulling
(3) Cuadernos de Lanzarote (1993-1995), José Saramago, Alfaguara
(4) Le elegie Duinesi, Rainer Maria Rilke, Einaudi
(5) L’arte del romanzo, Milan Kundera, Adelphi
(6) Il grande viaggio,,Anna Castagnoli e Gabriel Pacheco

Il grande viaggio
Anna Castagnoli, Gabriel Pacheco
Un viaggio dall’altra parte del mondo
12,71 euro
Frida Kahlo: Una historia posible
Maria Baranda, Gabriel pacheco
La storia di Frida Khalo per i bambini
14,35
El libro de la selva
R. Kipling, Gabriel Pacheco
24,75 Euro
L’uomo d’acqua e la sua fontana
Ivo Rosati, Gabriel Pacheco
12,75 euro

BIOGRAFIA:

Gabriel Pacheco nasce in Messico nel 1973, dopo il diploma in scenografia all’Istituto Nazionale di Belle Arti, studia disegno e figura umana alla scuola Enap. Per caso, grazie a una richiesta della sorella che aveva bisogno di alcune illustrazioni, Gabriel Pacheco trova nel libro illustrato, soprattutto nella relazione tra immagini e parole,  la sua forma di espressione più congeniale. Illustratore colto, cura un blog(1) in cui trasmette al pubblico tutto lo spessore filosofico e letterario della sua visione della vita e dell’illustrazione. I suoi numerosissimi libri sono tradotti e pubblicati in Messico, Brasile, Stati Uniti, Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Russia, Corea e Giappone; innumerevoli i premi alla carriera, fino alla nomina all’Astrid Lindgren Memorial Award, uno dei più alti riconoscimenti internazionali. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Zoolibri e Logos edizioni.

ps: sul blog Roba da disegnatori trovate un’altra lunga intervista a Pacheco.


I vincitori di Ilustrarte 2014

Per chi non segue Fecebook, ecco le freschissime notizie sui vincitori di Ilustrarte 2014.
Vince il primo premio  la tedesca Johanna Benz, su 1980 disegni pervenuti.
Le due menzioni speciali sono andate all’argentino Diego Bianki e alla polacca Urszula Palusinska.
QUI trovate tutti gli altri illustratori selezionati. Complimenti agli italiani: Daniela Iride Murgia, Simone Rea e Daniela Tieni, Elisa Talentino, Matteo Pagani, Gaia Stella, Niccolai Viola. Nel sito segnalano anche come italiani (forse per la residenza): Satoe Toe (giapponese), Fanny Dreyer (credo sia belga), Sylvie Bello (francese).

Johanna Benz, vincitrice Ilustrarte 2014


 Hannno partecipato: 391 portoghesi, 309 italiani, 241 spagnoli, 139 iraniani, 121 francesi e 83 polacchi.
A QUESTO LINK potete vedere tutte le immagini dei tre finalisti.


“Inside the rainbow”, i più bei libri russi per ragazzi dal 1920 al 1935

Vladimir Konashevich, Tale of the Military Secret, di Arkady Gaidar, 1933

Inside the rainbow: Russian Children’s Literature 1920-1935: Beautiful Books, Terrible Times è un volume fresco di stampa a cui nessun bibliofilo o appassionato di illustrazione per ragazzi potrà resistere. Trecento e più pagine tutte dedicate a una delle epoche più innovative e fertili della storia dell’illustrazione russa e mondiale: quando i venti delle Avanguardie scompigliavano le pagine dei libri per ragazzi, portando uno stile completamente nuovo.
Per più colte e approfondite notizie su questo magnifico libro rinvio al bell’articolo di Paolo Canton sul blog dei Topipittori. Io mi contento di postarvi alcune delle mie immagini preferite.

Kostantin Kuznestov, Centre of gravity, A. Abramov 1931
Alexander Deineka, The electrician, by B. Urlasky, 1930
V. Suckau, quarta di copertina per Sowing, 1931
Theodor Pevzner, illustrazioni per Animal Farm, di Yevgeny Shvarts, 1931
Vladimir Konashevich, The muddle, di Kornei Chukovky, 1923
Tatiana Glebova, Where Am I? (Un libro restato inedito) 1928
Inside the rainbow
Philip Pullman
Editoria per ragazzi russa dal 1920 al 1935
37,87 euro

Il drago di mio padre, New York 1948

Questo libro era il preferito di mia cognata (giapponese) da piccola. L’ho fotografato l’ultima volta che sono passata a trovarla perché mi è sembrato magnifico. (Potete vederlo intero qui).

My Father’s Dragon
di Ruth Stiles Gannett (1923-)
Illustrazioni di Ruth Chrisman Gannett (1896-1979)
New York: Random House, 1948

Nel 1995  era stato pubblicato in italiano da Salani col titolo: Il drago di mio padre, ma è ormai fuori catalogo.

My father’s dragon
Ruth Stiles Gannett
New York: Random House, 1948
4,59 (copertina flessibile)

Con copertina rigida potete comprarlo qui a 13,61 euro.


PiPPo non lo sa: un gioco per bambini, illustratori, artisti

Una premessa al gioco:
PiPPo, PIccola Pinacoteca POrtatile, è una bellissima collana di libri per bambini dedicati all’arte edita dai Topipittori (sulla sua genesi, leggete qui).
Ho già regalato alcuni esemplari di PiPPo a nipoti vari sparsi per il globo e trovo che l’idea che anima questi libri sia semplice e geniale insieme: con l’arte si può fare quello che si vuole.
Possiamo colorare di rosso il rinoceronte di Pietro Longhi (Quadri, quadretti e animali, Marta Sironi + Guido Scarabottolo), o vestire del panneggio che più ci piace una damina di Paolo Uccello (Dame e cavalieri, Marta Sironi + Francesca Zoboli) …

Guido Scarabottolo
Francesca Zoboli

Oppure possiamo immaginare cosa ci direbbero gli iris di Van Gogh se avessero il dono della parola… (Viva la natura morta!, di Marta Sironi + Francesca Bazzurro)

Francesca Bazzurro

L’idea non è quella di capire come è fatto un panneggio, come si riproduce un fiore, cosa voleva dire De Chirico con quella prospettiva, o come il chiaro scuro ricopre il dorso di un rinoceronte: l’idea è quella di avvicinarsi all’arte desacralizzandola, per accedere alla sua sorgente più misteriosa e primigenia, scevra di ogni sovrastruttura culturale: quella della libertà creativa.

Laboratorio su PiPPO, Quadri, quadretti e animali, dicembre 2012

Se vi piace l’arte e andate spesso nei musei, avrete senz’altro presente le facce di chi davanti a un quadro o a una scultura non sa cosa pensare; peggio, non sa se può pensare. E’ qui che vengono in soccorso ai poveri turisti le cuffiette fornite dal museo: sussurrano all’orecchio con voce suadente in che anno è nato l’autore, in che anno egli ha realizzato l’opera e il successo che l’opera ha avuto nel contesto culturale dell’epoca. Ed ecco che i tratti dei visi dei poveri turisti si rilassano: ora sanno cosa pensare dell’opera!
Come è possibile che anche il più sprovveduto fruitore non si senta libero di sentire e pensare qualcosa (qualsiasi cosa) di un’opera?

Laboratorio su PiPPO, Quadri, quadretti e animali, dicembre 2012
Laboratorio su PiPPO, Quadri, quadretti e animali, dicembre 2012

La collana PiPPo, in questo senso, è liberatoria. E ora, grazie a un divertente gioco inventato dai Topipittori e dalla libreria Spazio B**K , possiamo divertirci anche noi. Ecco come si gioca:

PiPPo non lo sa: un gioco per bambini, illustratori, artisti

Ingredienti per un gioco: 1) una persona, giovane o anziana, bella o brutta, professionista o dilettante che abbia voglia di disegnare; 2) una collana di libri sulla didattica dell’arte (si chiama PiPPo, se non l’avete ancora capito); 3) una libreria milanese che compie un anno di attività (trattasi di Spazio B**K); 4) una scuola dell’infanzia con problemi di budget e gli insegnati che si auto-tassano per acquistare i libri per la bibliotechina scolastica (la Scuola dell’infanzia comunale di via Rovetta 1 a Milano, nel quartiere Turro).

Preparazione: a) prendete un foglio da disegno di formato 15×21; b) riproducete un’opera d’arte che vi piace, con la tecnica che preferite (se non avete idee, potete consultare uno dei tre libri della collana PiPPo per trarre ispirazione); c) NON firmate il foglio una volta finito il disegno; d) mettete il disegno in una busta che firmate con nome e cognome; e) infilate questa busta in un’altra busta sulla quale scriverete questo indirizzo: Pippo non lo sa – C/O Ad occhi aperti – Spazio B**K – via Porro Lambertenghi 20 – 20159 Milano; affrancate la busta e spedite per POSTA ORDINARIA (niente raccomandate, pacco celere, corriere eccetera); f) se siete a Milano, potete consegnare a mano, allo stesso indirizzo, entro il 9 dicembre 2013

Cosa succede dopo: Tutti i disegni ricevuti verranno messi in mostra a Spazio BK, e in una sala apposita messa a disposizione dell’attiguo Studio A! e saranno acquistabili, indistintamente, per la modica somma di 5 euro cadauno, indipendentemente dall’autore, a partire dalle ore 18 di sabato 14 dicembre. Vale il principio “chi prima arriva, meglio alloggia”. 
In quella stessa occasione, allo Spazio B**K ci sarà una piccola mostra degli originali delle illustrazioni dei libri della collana PiPPo, con la presenza di Guido Scarabotolo, Francesca Zoboli, Francesca Bazzurro e Marta Sironi.
Su questo blog e su quello di Spazio BK il lunedì 16 dicembre sarà pubblicata la tavola delle concordanze, per cui, chi ha acquistato un disegno potrà sapere se è un Mattotti, uno Scarabottolo, uno Shout o la pregevole opera di Kevin Bistighini (anni cinque). Il pagamento dovrà essere contestuale all’acquisto, così come contestuale sarà la consegna del disegno.
Le opere saranno in mostra, e quindi visibili, ispezionabili, analizzabili e attribuibili a partire dall’11 dicembre. Ma saranno acquistabili solo dopo le 18 del 14 dicembre

Che cosa facciamo con i soldi? Qui entra in gioco la scuola selezionata: trasformiamo tutto l’incasso della vendita dei disegni in un buono acquisto spendibile presso la libreria, per acquistare libri a scelta degli insegnanti, da destinare all’arricchimento della bibliotechina scolastica

Perché questa scuola? Perché la conosciamo. Perché sappiamo che le insegnanti fanno un ottimo lavoro con i bambini. Perché ci piange un po’ il cuore vedere degli insegnanti (che non è che navighino proprio nell’oro) mettere mano al portafoglio per dare ai bambini un libro in più con il quale giocare

E se riceviamo un sacco di disegni e li vendiamo tutti? In questo felice caso, abbiamo già individuato un’altra scuola, sempre milanese, al quartiere Gratosoglio, con la quale spartire il ricco bottino.

Perché partecipare? Perché ci sono mille modi e mille ragioni per regalare un libro a un bambino. Perché disegnare è divertente

E se ci fosse una libreria in un’altra città che vuole partecipare al gioco? Bene. Siamo a disposizione. Basta individuare una scuola meritevole, mettere a disposizione uno spazio per la mostra, e prepararsi all’urto delle masse.

E i disegni che non si vendono? Anche quelli verranno regalati alla scuola. Saranno i bambini a decidere che cosa farne.

Nota importante: la partecipazione al gioco prevede l’accettazione di tutto quanto sopra, oltre all’autorizzazione implicita a riprodurlo fotograficamente e a pubblicarne l’immagine in una pagina web che documenterà l’iniziativa. Nessun disegno, venduto o invenduto, verrà restituito al mittente.