Contattare gli editori francesi

13 dicembre, 2016

TRADUZIONI, IMMAGINI, ADOLESCENTI … E TANT’ALTRO A MONTREUIL 2016
Di Claudia Souza

Da quando, tempo fa, forse nel 2012, ho letto su questo blog un post sul Salone del Libro di Montreuil, mi sono incuriosita.
Ho sempre ammirato molto i libri per ragazzi francesi: oltre a essere molto curati esteticamente (proponendo stili inusuali, nuove tendenze e prospettive nel campo dell’illustrazione), trattano spesso argomenti ritenuti “difficili”.
Sembra che ci sia, da quelle parti, una grande fiducia nell’intelligenza e nelle capacità riflessive dei piccoli, cosa che vedo poco nell’editoria italiana, molto più contenuta. Avere l’opportunità di verificare questa realtà da vicino mi ha riempito di entusiasmo e di aspettative.
Viaggetto piacevole in treno TGV (bel paesaggio, relax assoluto e durata ragionevole), nove fermate di metropolitana da Republique (dove eravamo alloggiati) ed eccoci arrivati a Montreuil, la zona vivace e multietnica di Parigi dove vsi svolge ogni anno il Salone.
All’entrata, un sussulto: c’è il metal detector. Parigi è ancora ferita.
Era sabato, una marea di gente che vagava tra gli stand, molti illustratori, alcuni – che conoscevo dalle foto sui libri o su Facebook – erano impegnati a disegnare di fronte al pubblico. Sono rimasta ipnotizzata: dai loro gesti agevoli e appassionati, dallo sguardo fiero e concentrato, dall’atmosfera felice che esalava dall’essere padrone della propria opera.
Su tutti mi ha colpito Zaü, che non conoscevo. Un tratto nervoso, potente e allo stesso tempo molto delicato. Sono stata lì un bel po’ a osservarlo mentre giocava all’amanuense con una penna e un flaconcino di china.

Zaü, Rue du Monde

Più avanti, scrittori impegnati a fare dediche, editori che presentavano le loro novità con entusiasmo… un ambiente fraterno e leggero intorno alla passione che condivido. Mi sentivo a casa.

Sono rimasta incantata da un progetto di libri artigianali tattili, Les Doigts Qui Révent, bilingue francese-braille: la ragazza super simpatica che me lo ha presentato ha spiegato che i libri sono realizzati da anziani, traducono in forme alcuni libri famosi, con il consenso degli autori delle opere originali (niente di meno di Hervé Tullet, Michael Rosen e altri di uguale spessore). Momento di totale ludicità.

(N.d.r: L’ editore Les Doigts Qui Révent co-edita insieme alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus italiana, alcuni dei progetti selezionati al concorso Typhlo e Tactus. Concorso attivo ogni anno al quale potete partecipare tramite il concorso italiano Tocca a te!. Info qui).

L’incantamento è continuato con  i libri ritagliati de “La maison est en carton”, quelli in cartone dell’editore Milimbo e i libri dell’editore svizzero “La Joie de lire”.

Ma il dovere mi chiamava: avevo portato alcuni miei libri da mostrare agli editors. Volevo tentare.
Dal momento che, dopo aver imparato l’italiano il mio francese non è più un granché, ho deciso di approcciarmi a loro in inglese. Pessima scelta: diversi editori hanno subito precisato che quella non era la giornata giusta (“torna lunedì che sarà più tranquillo”), altri si sono resi disponibili a parlare velocemente. Hanno ascoltato ciò che avevo da dire ma la loro risposta, in un tono a volte un po’ seccato, era che le traduzioni non li interessavano: “Una traduzione non porterà mai e poi mai la tua poetica”, mi ha detto una di loro, conclusiva.
Un’altra, pur avendo apprezzato le mie storie (le raccontavo a voce, piena di passione), dopo essersi dichiarata contraria alle traduzioni ha aggiunto:

“In Francia abbiamo un sacco di bravi scrittori, perché dovrei pubblicare te, senza la tua genuinità letteraria?”

Dopo aver parlato con quattro o cinque di loro, ascoltando più o meno la stessa sentenza, mi sono sentita al tempo stesso delusa e stimolata: delusa perché, al contrario da ciò che affermano, ritengo che un bravo traduttore sia perfettamente in grado di ricreare una poetica, allo stesso modo di un bravo illustratore che riesce a “vedere” il testo scritto, trasformandolo e ripiegandolo in immagini; stimolata perché apprezzo la loro cura con le parole (penso che soprattutto i bambini piccolissimi abbiano, sì, molto bisogno di poetica vera, genuina, nei testi che sono loro presentati). Mi è venuta voglia di studiare il francese e di riprendermelo: valuto la possibilità di cercare un collega francese per scrivere insieme, e persino faccio piani deliranti di passare un periodo in Provence (cosa che non sarebbe una cattiva idea!). Insomma, la mia testa gira, istigata da un confronto interessante di idee e di atteggiamenti inaspettati: le Fiere e i Saloni sono incontri umani, contradditori, pieni di nuovi spunti, ricchissimi di valore.

La domenica ho rinunciato a lavorare e mi sono messa a osservare il Salone con uno sguardo vago. Ho identificato un fenomeno interessante: i libri per adolescenti qui hanno un ché di tappetto rosso, qualcosa della frenesia dei gruppi rock o delle super star. File chilometriche di adolescenti in estasi per avere la dedica di un certo Victor Dixen, autore di “Phobus”, una serie fiction bella corposa.
Al suo fianco, un altro autore inglese, altri cinquecento adolescenti in coda. Tutti libri belli grossi, diversi dai libri per questa fascia d’età che vedo normalmente in Italia. Sono andata a parlare con un gruppetto di ragazze e mi hanno spiegato che sono libri “sensazionali, coinvolgenti, che stuzzicano la loro curiosità e che il protagonista è uno strafigo”. Ecco, ingredienti di questa generazione che devono essere considerati da chi si dedica a scrivere per loro. Per farli innamorare della lettura.

Ho visto alcune famiglie con bambini piccoli che si sono fermate di fronte agli stand per leggere insieme. Angoli e-book ben attrezzati, interattivi, accoglienti. Mostre, video, sale-gioco, una diretta Radio con un gruppo di bambini che giocavano a fare i giornalisti (perché gli adulti che parlano con i bambini hanno quelle facce rimbambite?). Ho visto una marea di giornali, riviste e volantini dedicati ai piccoli e ai giovani (certo, questo è anche il Salone della Stampa per ragazzi), cosa non molto frequente in Italia, anche quei giornali contengono argomenti spinosi: discussioni politiche, novità culturali. Uno di questi giornalini l’ho acquistato, voglio studiarlo bene, capirne grafica, formato e linguaggio.


Ho Raccolto cataloghi, biglietti da visita, gadgets vari per valutare, arrivata a casa, nuove possibilità creative. Ho incontrato colleghi italiani e brasiliani, non tanti come nelle altre fiere ma abbastanza per scambiare qualche abbraccio e condividere cene indimenticabili.
Alla fine, il tempo è volato, sono tornata a casa con lo stesso treno, ma questa volta con le aspettative trasformate in pensieri, cosa che soltanto i viaggi – anche corti –  possono regalarci.
Valsa mille volte la pena, voglio tornarci!
À bientot, Montreuil!

Claudia Souza

Claudia Souza è scrittrice, ricercatrice dell’infanzia e psicologa dello sviluppo e dell’educazione. Ama definirsi cittadina del mondo e ha scelto Milano, dove vive da 10 anni, per trascorrere la sua maturità. Lavora con progetti di interventi culturali rivolti ai bambini, in una prospettiva internazionale, presso la rete Bright Academy.
I suoi libri sono stati pubblicati in italiano, inglese, portoghese, spagnolo, cinese, coreano e turco.
Pubblica anche articoli su giornali e riviste in Brasile, Canada e Italia.

 

N.d.r : su questo blog sono stati pubblicati molti post sul Salone di Montreuil e le sue tendenze. Mettete nel motore di ricerca la parola “Montreuil”.

 

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