Mio Miao, il mio unico specialissimo gatto. O di come si impara a voler bene

25 novembre, 2013

MIO MIAO, il mio unico specialissimo gatto, testo di Sandol Stoddard, illustrazioni di quel genio dell’illustrazione che è Remy Charlip, traduzione di Francesca Lazzarato, è un libro che dietro la verve leggera di una filastrocca nasconde il racconto iniziatico di un diverso modo d’amare.

La voce che irrompe nella prima pagina è quella di un bambino:

“Questo è il mio gatto dalla coda al naso, mio per intero, solo mio davvero. Ed ecco quello che ci è capitato a me che sono io e al mio gatto privato”.

Seguono divertenti pagine dove al gatto capita quello che capita di solito alle creature molto amate: viene ricoperto di attenzioni, golfini, carezze, invitato a giri in carrozza, vezzeggiato con quei nomignoli così carini che si inventano, di solito, per le persone che si amano molto (miicio miicio miciozzo miao e anche micio-cicio), strizzato, tirato, sbaciucchiato e via dicendo.

Insomma, chi ha un gatto nuovo nuovo sa di cosa si sta parlando. E forse anche chi ha un fidanzato nuovo nuovo o un bambino nuovo nuovo, o un marito o una moglie non più nuovissimi, o dei figli adolescenti…
Che, si sa, l’amore, quando è grande, è generoso. Infatti, il piccolo protagonista del nostro libro, al suo gatto, gli costruisce anche un lettino, con tanto di cuscino, lenzuola e coperta: “qualunque cosa per il mio gattino”.

Sorprendentemente, il gatto scappa. Proprio come Mitsou, il gatto di Balthus bambino, poi immortalato in quel capolavoro realizzato da un Balthus tredicenne: Mitsou, storia di un gatto.
L’altro non ci appartiene.


Se nel libro di Balthus non c’era lieto fine (il gatto non tornava, lasciando il bambino in lacrime), nella spumeggiante storia illustrata da Charlip, si spalanca un’altra prospettiva. Davanti alla rabbia del bambino, un colpo di scena: il gatto, da muto e immusonito oggetto d’attenzioni troppo smaniose, comincia a parlare e si presenta. Il testo della sua voce, nel libro, è stampato in uno squillante rosso.

“E lui, il mio miao, il MIOGATTODIME, mio proprio mio soltanto, mi ha risposto:
«Amico, ma lo sai, MIAO, lo sai, MIOMIAO, lo sai, MIRIMIMIAO, lo sai che ti dico? Non c’è niente da fare, che piova o splenda il sole sono il mio solo UNICO speciale personale gatto nonché gattissimo non lo dimenticare. Mi piace quel che mangio, mangio quel che mi piace, gioco quando mi va, altrimenti sto in pace, intanto a bocca chiusa faccio un sacco di fusa».

Seguono alcune pagine dove il gatto racconta ancora chi è e cosa fa, poi si rivolge all’amico e gli chiede di fare altrettanto. E tu chi sei? Come stai?

«Ecco, sono così: sono questo e anche quello, sono là e sono qui. Tu chi sei? Cosa fai? E dimmi, come stai?»
«Per rispondere devo pensarci su», dice il bambino, «sdraiato, sull’erba qui nel prato. E dopo aver pensato, acchiappo le parole e le sistemo in fila sotto il sole: dunque, vediamo, beh… Io sono io, e ho giusto la mia età e sono alto proprio come me e voglio fare quello che mi va».

Quando un testo è bellissimo è bellissimo. In questo, che è bellissimo, il ritmo e la verità veicolata dal ritmo sono di millesimale perfettissima precisione. Il gatto, essere selvatico per eccellenza, ha saputo dire con veloce istinto che tutte quelle attenzioni non gli erano gradite, e che lui era lui e che apparteneva solo a se stesso. Il bambino, lui, per poter rispondere, ha bisogno di prendersi una pausa nell’erba e pensare. Potenza delle pause nell’erba!

«(…) Corro forte e anche piano, vado in bici e saltello… direi che sono bravo e che mi trovo simpatico e anche bello, perciò sono contento di avermi per amico».

«Anche io sono contento – dice il gatto –  di essere l’amico di me stesso, un amico che sempre mi sta accanto. Ma di notte, ogni tanto…
… penso a un posto privato, unico personale, penso a qualcuno di molto speciale, e allora strapianissimo, mi accomodo lì in fondo al materasso con zampe silenziose come ragni a sognare sul morbido i miei sogni. Però rimango, cerca di capire, il MIOGATTODIME, il mio speciale, unico personale gatto, nonché GATTISSIMO, non lo dimenticare…».

Ognuno dei due amici ha saputo tradurre in parole se stesso all’altro, e l’altro ha saputo ascoltare: dialogo che scardina la fantasia allucinatoria dell’amore, per sostituirle la realtà di una diversità ontologica.

Si contrappone a questo libricino quasi zen tutta l’arte amatoria dell’occidente: il suo narcisismo; l’esaltazione – attraverso canzoni, poemi, romanzi –  dell’amore che dà tutto di sé (dove all’altro, di solito, non resta che sperare di non venir inghiottito o sopraffatto), della fusione (che annulla distanze e differenze e rende l’altro così vicino a noi, a noi così simile, che ci dimentichiamo di guardarlo e interrogarlo), del dare come forma di accaparramento della libertà dell’altro (ma come non mi ami? Io che ti ho dato tutto!).


In Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, uno dei più bei libri-summa sull’amore e le sue manifestazioni (psicologiche, letterarie, filosofiche) in Occidente, il soggetto amoroso (l’innamorato) non può accedere all’altro, alla sua radicale alterità, finché non rinuncia all‘Immaginario, cioè, in un certo senso, finché non rinuncia ad amarlo.

“Bisogna che il voler-prendere cessi – ma bisogna anche che il non-voler-prendere non si veda: niente oblazione. (…) 4. Affinché la mossa del Nvp possa rompere col sistema dell’Immaginario, bisogna che io riesca (con la determinazione di quale oscura forza?) a collocarmi da qualche parte al di fuori del linguaggio, nell’inerte, e, in certo qual modo, semplicemente: a sedermi (“Tranquillamente seduto, senza fare niente, la primavera arriva e l’erba cresce da sola”). E ancora l’Oriente: non voler prendere il non-voler-prendere; lasciare venire (dall’altro) ciò che viene, lasciar passare (dell’altro) ciò che va; non prendere niente, no respingere niente: ricevere, non serbare, produrre senza appropriarsi, ecc. (…)” (da Frammenti di un discorso amoroso).

Sembra un paradosso che per amare davvero l’altro, per conoscerlo davvero, si debba rinunciare ad amarlo, ma se ascoltiamo con attenzione il saggio Mio Miao, intravediamo una soluzione possibile a questa impasse:

“… penso a un posto privato, unico personale…”.

L’amore come luogo: una terra di mezzo, un posto condiviso ma neutrale, dove incontrare e riconoscere l’altro, che appartiene solo a se stesso.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto
Remy Charlip e Sandol Stoddart
Su come si impara ad amare
11,90 Euro
Frammenti di un discorso amoroso
Roland Barthes
Semiologia dell’innamoramento
10,20 Euro

(Di Charlip in Italia conosciamo già, sempre per Orecchio Acerbo, Fortunatamente).

5 Risposte per “Mio Miao, il mio unico specialissimo gatto. O di come si impara a voler bene”

  1. 1 maddalena
    25 novembre, 2013 at 11:16

    bellissimo libro e molto molto bella la lettura che ne hai fatto. E’ il segreto dell’amore, credo, amare e lasciare liberi di essere.
    Un abbraccio
    Maddalena

  2. 2 melela
    25 novembre, 2013 at 13:10

    Che bel post, Anna!

    Io sono di parte per formazione e mestiere, ma posso dire bravissima alla traduttrice?

  3. 3 Anna Castagnoli
    25 novembre, 2013 at 13:54

    Puoi Melela, se lo merita!

  4. 4 michela
    26 novembre, 2013 at 16:51

    Credo che questa lezione sull’amore sia attualissima anche per noi genitori e per tutti gli adulti in genere. Grazie per il post

  5. 5 Nicky
    29 novembre, 2013 at 11:43

    Ma che meraviglia… E io me l’ero perso questo post…