Le lacrime di coccodrillo, André François, 1969

20 febbraio, 2008

Le Lacrime di Coccodrillo di André François è un libro in formato lettera. Il formato “all’italiana” è piccolo, un vero formato lettera intercontinentale, lo si tiene su una mano. Pronto per essere spedito, con tanto di spazio sulla copertina per scriverci su il destinatario. Sulla quarta di copertina, accanto all’etichetta “ATTENZIONE FRAGILE” c’è scritto: contiene 1 coccodrillo.
E’ un libro? No! E’ un picture book!
Già abbiamo scoperto una qualità fondamentale del picture book: ci coglie di sorpresa.

Le lacrime di coccodrillo, André François, Delpire 1956

Siccome il coccodrillo era troppo lungo per stare tutto sulla copertina la coda è stata messa all’interno della prima risguardia ( che cosa dite? L’illustratore avrebbe potuto disegnarlo più corto? Ma questo è un coccodrillo vero!).

La storia incomincia così:

Queste sono lacrime di coccodrillo!
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?
Tu stai piangendo lacrime di coccodrillo.
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?

Ora te lo spiego cosa sono le lacrime di coccodrillo.

Provate a leggere il testo senza guardare l’immagine, il senso resta quasi intatto, ma con che intonazione leggere la domanda: Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO? Con l’illustrazione a fianco, l’intonazione è lampante: è un UNUHEEE urlato dal bambino che frigna. E’ una frase sonora, un singhiozzo. Le maiuscole e la ripetizione della frase ne accentuano il suono in crescendo.
L’atteggiamento pacifico del padre sulla sedia a dondolo darà invece la giusta intonazione alla spiegazione delle pagine successive…

E’ facile catturare un coccodrillo;
ti serve solo una LUNGA CASSA DI LEGNO
e ti imbarchi per l’Egitto.

Una volta arrivato compri un fez e un dromedario.


Tutto l’universo della storia è retto da questa prima affermazione: E’ facile catturare un coccodrillo.
Affermazione chiaramente improbabile, ma…potere della parola scritta…l’affermazione decreta l’esistenza di un mondo. La storia è degna di una “Lezione americana” di Italo Calvino: veloce, minimale, imprevedibile.
Dopo alcune divertentissime pagine arriva il momento della cattura…

Infine, ti siedi tranquillamente fingendo di non guardare,
e tutti i coccodrilli provano la LUNGA CASSA PER COCCODRILLO.

Trovato il coccodrillo della taglia giusta, fatti i saluti alla mamma del coccodrillo, bisogna pensare all’uccellino che non vuole separarsi dal coccodrillo…

Così bisogna metterlo in una gabbia e inviare tutto per posta.


Senza essercene accorti siamo già entrati in un universo parallelo, del tutto simile al nostro ma dove è normale leggere un giornale seduti accanto ad un coccodrillo, o spedirne uno per posta. La confezione del libro in “formato pacco postale” contiene la storia di un coccodrillo che viene spedito per posta. Il pacco è dunque arrivato fino a noi? Eravamo proprio noi i destinatari? Da quando lo abbiamo aperto il nostro mondo è sempre lo stesso?

Non dovresti lavarti i denti nel salone!
E’ maleducazione.

I coccodrilli hanno uno spazzolino da denti molto particolare.



Seguono pagine che illustrano scene di vita quotidiana condivise col coccodrillo: I coccodrilli ti portano a spasso per la città, adorano il bagno con l’acqua tiepida, conoscono divertentissime storielle…
Sono scene comiche. Perché? Perché la vicinanza tra il coccodrillo e la famiglia è inversamente proporzionale alla distanza che sarebbe giusto tenessero le due parti. Più grande è un contrasto, più ridiamo. Qualcuno scrisse: “l’ironia è l’eleganza dell’ansia”.

I coccodrilli consegnati a domicilio
sono contenti di uscire dalla cassa
e mangiano felici la loro colazione.

…e ti portano a scuola.

E infine la conclusione, repentina, geniale: nella stessa situazione del bambino che piangeva LACRIME DI COCCODRILLO ora c’è un VERO COCCODRILLO IN LACRIME. E’ avvenuto uno slittamento metonimico. Quasi che ad aver evocato il coccodrillo (ad aver evocato tutta la storia) sia stata esattamente la qualità delle lacrime del bambino, la loro tipologia di lacrima non-seria, il loro nome specifico. L’infanzia non è già sempre un mondo dal significato slittato? Dove le parole non stanno per le cose, ma sono le cose?

Però se ti capita di pestare la coda di un coccodrillo,
si arrabbia terribilmente
e ti morde.

Dopo finge di essere molto dispiaciuto,
e queste sono le LACRIME DI COCCODRILLO.

Lo stile delle illustrazioni ricorda lo stile dei grandi vignettisti dell’epoca…ed ha la stessa urgenza del testo: quella di testimoniare l’assurdo con la più disinvolta naturalezza. Se ad illustrare il testo ci fossero state delle immagini liriche, poetiche, non avremmo avuto lo stesso risultato; saremmo stati trascinati in una dimensione che è quella della fiaba, e il libro avrebbe perso la sua forza.

Maurice Henry, Dessin, 1948

Raymond Savignac, You Get Fun Out of Life, 1954

Jean-Jacques Sempé, Le petit Nicolas (1956-1964)

Anche il testo si affranca da ogni accento lirico. Se ci fate caso non c’è mai UN coccodrillo in particolare a fare da protagonista (se abbiamo un protagonista c’è il romanzo, cioè l’irrealtà della letteratura), ma I coccodrilli.
Il soggetto è generico, come in un manuale di zoologia, o una cronaca di viaggio.
Il narratore, il padre (in pigiama nella prima tavola ed in elegantissima tenuta da catturatore-di-coccodrilli nelle altre), parla al tempo presente, senza pathos: In ogni momento, anche ora, (TU) puoi partire per l’Egitto a cercare un coccodrillo, è semplicissimo, basta comprare un fez Non è il racconto di un’avventura, ma la descrizione di una realtà.

Ed è questo che ci piace incommensurabilmente: che la storia è vera, che è documentata e che è indirizzata a noi.
La fantasia installata a pieno diritto nella realtà (la nostra).

I coccodrilli sanno raccontare divertentissime storielle.

2 Risposte per “Le lacrime di coccodrillo, André François, 1969”

  1. 1 giovanna
    20 febbraio, 2008 at 20:03

    Quando ero piccola, le frasi fatte, come appunto “le lacrime di coccodrillo” mi apparivano in tutta la loro concretezza, essendo ancora sprovvista, come tutti i bambini, della capacità di generalizzare. Naturalmente, risultandomi, queste, del tutto incomprensibili, cercavo di darmene spiegazione, ed erano sempre spiegazioni totalmente assurde. Per esempio, credevo che il famoso “caval donato” a cui non bisognava mai guardare in bocca, fosse un cavallo di nome Donato. E mi dicevo: “Chissà che razza di cose schifose avrà in bocca per non doverci guardare.” Penso che questo libro, dal punto di vista di un bambino sia affascinante, oltre che per tutte le cose illuminanti che spieghi, anche perché è un adulto, il padre, una persona seria, che si prende la briga di oggettivare quella che è “solo” un’espressione retorica ( e per una buona ragione: far capire cosa significa essere responsabili delle proprie azioni). Quel che si dice, proprio come quel che si fa, ha un certo peso, suggerisce questo papà. Le “storielle” dei coccodrilli sono molto serie, oltre che divertentissime!

  2. 2 Anna
    21 febbraio, 2008 at 9:23

    Che ridere! Mia mamma quando in casa non trovavo un oggetto o un calzino mi diceva: “lo trovi sotto il ponte di Stura che urla, poca cura…poca cura..”. E io mi chiedevo come facessero questi oggetti a parlare se non avevano la bocca, li immaginavo sotto il ponte emettere una sorta di energia sonora che sibilava “poca cura..poca cura..” all’inifinito.

    Grazie Giovanna, non ci avevo pensato che il racconto è ancora più credibile perché è un adulto che lo fa! L’intenzione del padre mi sembra quella di voler consolare il bambino. Sarà perché mio padre quando frignavo si inventava sempre delle avventure mirabolanti con lui e noi figli come protagonisti-eroi.