Che cos’è un “picture book”?

19 Febbraio, 2008

Che differenza c’è tra libro illustrato e album illustrato? Che cosa è un picture book? Nonostante la confusione che regna a proposito potremmo dire con una buona approssimazione che un “libro illustrato” è una storia illustrata da immagini, mentre un album illustrato” o “picture book” è una storia illustrata da parole e immagini.

Negli anni 50 il raffinatissimo editore Robert Delpire si emancipa dall’idea largamente diffusa in Francia dopo la seconda guerra che il libro per bambini debba veicolare valori pedagogici. Vuole creare libri in cui l’immagine “parli” ad un pubblico di adulti e bambini, indifferentemente.

André François, On vous l’a dit?, Delpire 1955

Alain Le Foll, C’est le bouquet, Delpire 1964

Maurice Sendak, Delpire 1967
(prima edizione :Harper and Row, 1963)

Nella concezione di questi nuovi libri l’immagine non dovrà più essere subordinata al testo, ma integrarsi ad esso in una relazione di mutua esistenza. Non solo. Il ruolo dell’immagine non è più confinato dentro la tavola illustrata. Immagine è anche il carattere tipografico scelto, il formato del libro, gli spazi bianchi, le idee che intercorrono tra testo e figure. Tutto il libro è un solo unico palpitante insieme: il picture book viene definito.

Un esempio. La storia di Biancaneve possiamo ascoltarla tendendo gli occhi chiusi e non un solo respiro verrà perso della sua poesia, al contrario se ascoltiamo ad occhi chiusi la lettura di un picture book (album illustrato) il testo ne risulterà incomprensibile, o comunque molto impoverito.
Nel prossimo post curioseremo tra le pagine di uno dei più geniali e divertenti picture book della storia dell’illustrazione: LE LACRIME DI COCCODRILLO di André François.

Le lacrime di coccodrillo, André François, Delpire 1956

E il vostro picture book preferito qual’è?

6 Risposte per “Che cos’è un “picture book”?”

  1. 1 paolo
    19 Febbraio, 2008 at 11:09

    Buongiorno Anna,

    so benissimo che determinare la data di nascita di un fenomeno è sempre arbitrario,
    ma mi pare che fissarla negli anni 1950 sia un po’ troppo arbitrario.
    Non voglio togliere a Delpire i molti meriti che ha.
    Ma quell’idea era già venuta a qualcuno, prima di lui.
    C’è perfino chi fa fa risalire la nascita dei picture book alle bibliae pauperum quattrocentesche
    (ma anche questo mi sembra un po’ troppo arbitrario).
    Il peccato, se peccato c’è, è di omissione.
    Munari pubblica i suoi “sette libri” nel 1945.
    Babar vede la luce nel 1931
    Mary Liddell pubblica “Little Machinery” nel 1926
    (a proposito, leggi questo articolo è interessantissimo).
    Edy Legrand “Macao et Cosmage” nel 1919 (a diciotto anni!)
    Se risaliamo ancora un po’, possiamo scomodare le due santissime trinità anglicane:
    Crane-Evans-Routledge e Caldecott-Crane-Greenaway.

    Insomma, un problema degno del tuo acume.

    Il preferito? domandi.
    Quello che non ho ancora fatto.
    Ma qui parla l’editore.

    p.s.: non ti ho ancora ringraziato per questo meraviglioso sito. Continua così, per favore: con questa precisione di idee e linguaggio.

  2. 2 Anna
    19 Febbraio, 2008 at 14:08

    Paolo grazie!
    Ma non mi ero dimenticata di Babar e Munari e di tutti gli altri! Sendak dice che il Picture book come lo intendiamo oggi nasce con Caldecott. Ma che dire dell’Orbis Sensualium Pictus del 1658?!

    Io ho scritto che con il lavoro di Delpire il Picture book viene “definito”, non ho scritto “inventato”. (!)

    Nel senso che comincia ad esserci una riflessione di secondo grado sul libro illustrato atta a codificare un genere…Delpire ha avuto il merito di creare una prima collana tutta di Picture book, per questo lo citavo tra gli editori pionieri… Ma quello che dici tu è sacrosanto e sono stata imprecisa a non contestualizzare la mia affermazione.

    Era un discorso agli inzi, perché non mi aiuti a portarlo avanti? Con una bella intervista, ad esempio, in cui io faccio l’avvocato del diavolo…
    Definiamo una volta per tutte le vere origini del Picture Book (però prima dobbiamo una volta per tutte definirlo).

  3. 3 paloma
    20 Febbraio, 2008 at 1:08

    Hola Anna, que buen blog que tienes, me da un poco de angustia no entender todo, pero es fantástico. Actualmente estoy cursando un curso de cuento infantil en la Escuela de escritores de Catalunya y hemos mirado algunos de los libros que tú analizas aquí. Siento que se me ha abierto un nuevo mundo muy interesante, motivador y bello, además de empezar a escribir…te felicito, te visitaré más seguido con un buen diccionario en mano. Este libro del dinosaurio es precioso. El libro que más me ha gustado ultimamente es uno de Wolf Elbruch, se llama El pato y la muerte, pienso en él con frecuecia y lo leo con calma nuevamente cada vez que me lo encuentro en mi repisa.
    Un abrazo y encantada de conocerte.
    paloma

  4. 4 Anna
    20 Febbraio, 2008 at 9:40

    Hola Paloma, lo siento mucho que no tengo una traduccion en españolo de mi blog, para ti y mi publico de españa. Sabes que yo vivo en Barcelona? Si tu quieres tengo una traduccion de todos los posts de S.Janssen en frances…
    A mi tambien me encanta el libro de Wolf Elbruch, El pato y la muerte. Es fantastico. Creo que un dia o l’otro voy a estudiarlo en mi blog. (Lo siento para mi idioma imperfecto).

    Un abrazo grande,
    Anna

  5. 5 Elisabetta
    20 Febbraio, 2008 at 18:02

    Cara Anna, sono un po’ intimidita dalla conoscenza e dalle citazioni colte degli altri commenti, però non rinuncio a dire la mia. Condivido la visione del picturebook come insieme inscindibile di testo e immagini, ma trovo che in Italia non abbondino esempi di questo tipo. Mi sembra cioè che vi siano eccellenti produzioni, albi illustrati che sono veri oggetti d’arte, ma ai quali spesso manca quel legame forte che ne fa un picturebook. Sarà per questo che continuiamo ad aggirare il problema terminologico e a utilizzare più volentieri l’espressione inglese?

  6. 6 Anna
    21 Febbraio, 2008 at 9:30

    Cara Elisabetta, sono completamente d’accordo con te.
    Quando vado in Francia (che è il paradiso dei libri per bambini) vedo un universo editoriale lontano da quello italiano. Chissà perché siamo così noiosi…Però ci sono dele belle eccezioni in Italia, no?!
    (Ma non lasciarti intimidire! Stiamo parlando di BABAR, non di Proust!! Anche se, dobbiamo ammetterlo, Jean de Brunhoff (l’autore di Babar) è mille e mille volte più bravo di Proust.