Spiegare il genio di Maurice Sendak ai bambini

4 maggio, 2015

Da circa un anno collaboro con DafDaf, l’inserto per bambini di Pagine Ebraiche. Per l’edizione speciale di aprile, Ada Treves, giornalista e curatrice del giornalino, mi ha chiesto se potevo provare a spiegare le mie ricerche su Nel Paese dei Mostri Selvaggi di Maurice Sendak ai bambini (sulle mie ricerche, leggere l’articolo pubblicato sul Sole24ore qui).
Ci ho provato, ed ecco il risultato. Spero che vi possa servire se farete un laboratorio per bambini su questo inesauribile libro, ma anche solo per conoscere, anche voi, la storia di un libro che ha marcato la storia dell’illustrazione.

Potete scaricare il numero di maggio di DafDaf in formato PDF qui.


Maurice Sendak da bambino insieme alla sua famiglia

 

Where the wild things are
“Dove sono le cose selvagge”
Il libro più misterioso del mondo spiegato ai bambini

Vi è mai capitato di essere così arrabbiati da avere voglia di scappare da tutto e da tutti?
Conosco un libro che si intitola ‘Nel paese dei mostri selvaggi’ dove il protagonista della storia, Max, lo fa veramente: prende una barca e se ne va; anche se è un bambino.
Oggi vorrei raccontarvi la storia di Max e di come il suo autore, Maurice Sendak l’ha ideata e scritta.
Se andate in biblioteca, sicuramente potete trovare questo libro e verificare le cose che vi sto per raccontare: credo che l’abbiano quasi tutte le biblioteche del mondo; è un libro così famoso che persino il presidente degli Stati Uniti lo ha letto pubblicamente davanti alle telecamere.

Barak Obama legge Nel paese dei mostri selvaggi in diretta nazionale

Ecco la storia. Max compare nella prima pagina del libro vestito da lupo. Non sappiamo perché, ma è molto arrabbiato. La mamma gli urla «Cosa selvaggia!», lui le risponde «Ti mangio!» e viene messo in camera in castigo, senza cena.
Quella notte, nella sua camera, cresce una foresta. Max si avventura nella foresta, trova una barca e attraversa un oceano, fino a raggiungere un’isola dove abitano terribili mostri dagli occhi gialli. Lui li domina con un solo sguardo, senza averne paura, diventa il loro Re e balla con loro la ‘ridda selvaggia’.

Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri

Poi, quando la sera scende sull’isola, gli viene nostalgia di casa e decide di tornare. Nella sua camera trova la cena ancora calda, che significa che la mamma lo ha già perdonato.
Iniziamo a osservare tutte le cose strane di questo libro. Sulla copertina, Max, non c’è. È mai successo che il protagonista di una storia non fosse in copertina? Perché Maurice, che ha scritto e illustrato il libro nel 1963, non lo ha disegnato? Primo mistero.
Secondo mistero: come fa Max a far crescere una foresta dentro la sua camera? Va bene, voi mi direte, ma non è reale: è un libro! Nei libri possono succedere cose magiche che nella realtà non succedono.
Allora io vi chiedo: vi è mai capitato, di notte, di sognare una foresta? O di sognare di volare? O di sognare cose impossibili? Sì? Erano reali o no?
E voi, siete reali o non siete reali? Siete reali, giusto? Ecco, se dentro di voi che siete reali accadono cose impossibili e magiche, allora io dico che anche quello che succede dentro un libro è, in un certo senso, reale. Almeno quanto lo sono le cose che immaginate o sognate. La foresta di Max è cresciuta davvero in una stanza.
Terzo mistero: come fa Max, con un solo sguardo, a addomesticare dei mostri terribili e selvaggi? E convincerli persino che lui è il loro Re?
Adesso ho una brutta notizia da darvi: non possiamo telefonare a Maurice Sendak e chiedergli di svelarci tutti questi misteri perché, purtroppo, essendo egli molto anziano, tre anni fa, è morto.
Lui ha nascosto la chiave di questi misteri dentro il libro, e noi dobbiamo trovarla.
Abbiamo però qualche altro indizio che ci può aiutare. Per l’esattezza:
– Alcuni quadri della storia dell’arte a cui Maurice si è ispirato.
Qui a fianco ne vedete alcuni italiani. L’Italia e la storia dell’arte italiana piacevano tantissimo a Maurice Sendak, che era un uomo molto colto.

Piero della Francesca e Maurice Sendak

Uno di questi quadri si intitola “Il sogno di Costantino” e lo ha dipinto Piero della Francesca. Nel quadro, tutti dormono, proprio come i mostri dopo aver ballato. Anche la luce rosata del tramonto ricorda quel passaggio tra il giorno e la notte che confonde un po’ realtà e fantasia. Sappiamo tutti, ad esempio, che i mostri esistono solo quando c’è buio. Quindi la sera, quando c’è quasi buio, secondo voi, i mostri esistono o non esistono?

– Altro indizio: abbiamo una discreta conoscenza in fatto di mostri. Sappiamo, ad esempio, che i mostri hanno popolato da sempre le regioni più sperdute della terra, oltre, naturalmente, alle stanze di alcuni bambini quando viene la notte. Maurice, per i suoi mostri, si è ispirato un po’ ai mostri che hanno abitato nell’antica Grecia e in Italia, tanto tempo fa. Come ad esempio il Grifone, la Chimera e il Minotauro.

il Minotauro e il Grifone nella Divina Commedia illustrata da William Blake, a destra,
e le creature di Sendak, a sinistra

– Abbiamo alcune lettere e alcune interviste in cui Maurice ha raccontato qualche aneddoto sulla nascita del suo libro.

Iniziamo da quest’ultimo indizio. Sendak ha raccontato che per disegnare i mostri si è ispirato, non solo ai mostri che vi ho citato poco sopra, ma anche, pensate!, ad alcuni suoi zii (si devono essere ben offesi).
Quando lui era piccolo, la domenica, degli zii che gli erano antipatici, venivano a trovare la sua famiglia.
La famiglia di Sendak era una famiglia di ebrei emigrati negli Stati Uniti dalla Polonia. Alcuni parenti di Maurice erano morti nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
Tutta la famiglia viveva a Brooklyn, un quartiere povero di New York, in condizioni economiche e di umore non proprio rosee.
Avevano nostalgia dei loro morti ed erano un po’ spaventati: vivere in America in quei tempi era molto difficile per qualcuno arrivato da così lontano, e per di più quasi senza soldi.
La mamma di Maurice voleva bene a Maurice, era il suo terzo figlio, ma a volte gli diceva che era meglio se non fosse nato, perché era una bocca da sfamare in più. Tempi duri.
La domenica, come dicevo, tutti gli zii e cugini della famiglia si riunivano a casa di Maurice per pranzare. Lui era terrorizzato da questi parenti che avevano sempre fame. Era un bambino piccolo e vedendo la mamma coprire con delle tovaglie di plastica tavole e tavolini, immaginava che questi zii, prima o dopo, avrebbero mangiato anche lui.
Molti anni dopo, in uno spettacolo teatrale tratto dal libro di cui stiamo parlando, Sendak diede ai mostri, interpretati da alcuni attori, i nomi di questi zii famelici.

Forse risolviamo il mistero numero tre: come fa Max a addomesticare i mostri con un solo sguardo.
Io credo, – ma è la mia personale interpretazione, voi potete darne un’altra, –  che Sendak si sia immedesimato nel piccolo Max. Cioè, che Max sia proprio Maurice da bambino!
È come se voi aveste tanta paura di qualcosa, e decideste di scrivere un libro dove siete pieni di coraggio e affrontate quella cosa.
Chi è quello sciocco che potendo inventare la storia più bella del mondo, non ne inventa una dove lui ha poteri magici ed è persino Re?
Quando inventate nella vostra testa delle storie, chi siete? Ecco, Maurice Sendak, come tutti gli artisti veri, si è lasciato trasportare dalla sua fantasia e l’ha messa sulla carta.
Che un bambino sia così maleducato da dire a sua madre “ti mangio!”, fantasioso da far crescere una foresta nella sua stanza, e presuntuoso da auto-proclamarsi Re di un’isola, non piacque ai genitori e ai bibliotecari che dovevano comprare il libro.
Nel 1963, quando il libro uscì, molte biblioteche lo censurarono. I critici scrissero sui giornali che era un libro orribile, persino pericoloso per i bambini. Ci fu un importante psicanalista, Bruno Bettelheim, che scrisse che le mamme non dovevano comprare quel libro (poi si scoprì che non lo aveva neppure letto in prima persona!).
Per fortuna, in quell’epoca, molti bambini andavano da soli nelle biblioteche per starsene in santa pace a leggere: furono proprio loro, i bambini, che decretarono il successo del libro. Lo chiedevano e chiedevano di continuo. Lo adoravano. Finalmente un libro scritto per esaltare la fantasia e il coraggio! Finalmente un libro scritto come lo avrebbe scritto un bambino! Mettendoci dentro tutta la fantasia più libera e scatenata.
“Nel paese dei mostri selvaggi” è considerato, infatti, un libro rivoluzionario.
Non insegna nessuna morale, non dice cosa è bene e cosa e male; racconta semplicemente la storia di un bambino arrabbiato e molto coraggioso che decide di scappare, di esplorare la sua paura, di tornare a casa e di essere perdonato con una bella cenetta profumata.

 

Le tre pagine centrali, dove Max balla per tutta la notte la “ridda selvaggia” insieme ai mostri, sono le prima tre pagine illustrate della storia dell’illustrazione senza nessun testo a fianco.
Anche in questo Maurice è stato originale. Se osservate il libro, le illustrazioni, proprio come la foresta, crescono sempre di più: pagina dopo pagina crescono fino a occupare tutta la doppia pagina della danza centrale.
L’immagine illustrata, nei libri per bambini, è considerata la parte “per bambini”, mentre il testo scritto, è considerato la parte “per gli adulti”. Sendak rivoluziona anche questo. Decide che l’immagine è importante tanto quanto il testo, se non di più. Non tutto si può spiegare con le parole. La forza dell’immagine è ‘evocativa’, proprio come l’ululato di un mostro, o il riflesso della luna.  La dove le parole non possono più spiegare, l’immagine interviene con la sua lingua misteriosa.

Veniamo al mistero numero due: la foresta che cresce nella stanza di Max. Cosa significa? Perché cresce proprio lì dentro?
Sendak, per disegnare questa foresta, si è ispirato a un libro illustrato da uno dei suoi artisti preferiti: La Divina Commedia di William Blake. L’ho scoperto per caso un giorno che studiavo la storia di Max in biblioteca. Non ne sono certissima, ma guardate anche voi che somiglianza hanno le foglie, i piedi dei mostri, la composizione di alcune tavole e i colori. Non è lampante?


Voi sapete di cosa parla la Divina Commedia di Dante Alighieri? Parla proprio di un signore che si è perso in una foresta, ed è stato così coraggioso da andare avanti a esplorare tutto quello che c’è di più spaventoso oltre la foresta: l’inferno e la morte.
Forse, Sendak ha fatto crescere la stessa spaventosa foresta nella stanza di un bambino per dirci che i bambini sono i più coraggiosi di tutti.
Quando avrete il libro tra le mani, osservate la finestra nella prima tavola e nell’ultima tavola. La luna è la stessa, fa solo un po’ più buio. Significa che tutto il viaggio di Max, durato anni, è durato in realtà solo poche ore! Esattamente come se fosse stato un sogno di Max.
Qualcuno ha detto che il viaggio di Max è un viaggio dentro l’inconscio.
Io non so bene cose sia l’inconscio, ma secondo me voleva dire che i mostri non abitano solo sulle isole, o sotto i letti, o solo di notte: abitano dentro di noi.
Quando siamo molto arrabbiati e ci escono parole brutte, quando abbiamo paura di qualcosa ma non sappiamo bene di cosa, quando viene la sera e ci sentiamo tristi… quando pensiamo alla morte, o abbiamo nostalgia di qualcuno o di un luogo…
Tutti questi pensieri, questi sentimenti, sono un po’ come dei mostri. Il solo modo per addomesticarli è decidere che siamo noi i Re dentro noi stessi; e che dobbiamo avere il coraggio di esplorare tutto il nostro regno. Io penso che Maurice volesse dirci proprio questo, facendo fare a Max il suo viaggio, e facendolo partire proprio dalla sua cameretta.

Il mistero numero uno l’ho lasciato per ultimo perché è il più difficile. Nessuno ha ancora trovato una spiegazione convincente. Perché Max non è in copertina?
Forse Maurice voleva dirci che il protagonista del libro è assente perché siamo noi lettori, noi che guardiamo il libro, che dobbiamo prendere quella barchetta per essere coraggiosi come Max?
O forse Max è addormentato, come il mostro in primo piano, dentro la barca, e noi non lo vediamo? Non lo sapremo mai. Se girate la copertina, trovate il fiume e la luna. Sono tranquilli, come se loro sapessero dove si trova Max.
Come è fitto di misteri questo libro!
Un’ultima cosa: il libro, in inglese, si intitola Where the wild things are (Nel paese delle “cose selvagge”). “Cose” è una parola più generica di “mostri”. Infatti, sono tante le cose che fanno paura ai bambini e ai grandi, non ci sono certo solo i mostri!
Maurice aveva lavorato alla creazione di questo libro dieci anni (pensate!). In una prima versione, lo aveva intitolato Nel paese dei cavalli selvaggi. Ma lui non riusciva a disegnare bene i cavalli, e così la sua editrice, Ursula Nordstrom, gli disse: «Disegna delle ‘cose selvagge’, che sei sicuramente più capace».
Così lui disegnò i mostri che ora anche voi conoscete. Un po’ spaventosi, un po’ buffi.


In yddish, la lingua parlata dalla mamma di Maurice, a un bambino che si comporta male, si può dire: “Vilde khaye!”, che vuol dire proprio: “cosa selvaggia!”.
Forse è Max la vera “cosa selvaggia” del libro. Forse per questo è vestito da lupo?
Non lo sapremo mai. La sola cosa che sappiamo, di sicuro, è che questo libro è inesauribile. Dopo cinquant’anni che è stato creato è ancora uno dei libri per bambini più venduti e studiati al mondo. Sono certa che anche voi farete delle nuove e interessanti scoperte.

Anna Castagnoli
Articolo pubblicato sul numero 56 di DafDaf, in Pagine Ebraiche.
Qui la pagina web di DafDaf e qui la sua pagina Facebook.

Ps: ad aprile c’è stato un disguido di impaginazione, così l’articolo è stato di nuovo pubblicato sul numero di maggio (grazie Ada).

12 Risposte per “Spiegare il genio di Maurice Sendak ai bambini”

  1. 1 Maria Elvira
    4 maggio, 2015 at 13:42

    Il “paese dei mostri selvaggi” è un posto all’interno di un sogno, di una fantasia, ed è giusto che in copertina non si veda il protagonista, perché lui deve ancora entrare nel sogno. Lo sta guardando dall’esterno prima che il sogno cominci. I mostri prendono vita nel momento in cui entriamo nel sogno, e quindi è giusto che il mostro in copertina stia dormendo. I mostri selvaggi sono gli adulti, che nella vita incombono sul bambino e gli vietano molte cose, e che nel sogno vengono ridicolizzati, ridotti a burattini stupidi. I ruoli si invertono, e il bambino prende il comando sulla truppa degli adulti, ma alla fine trova che non valga la pena di fare il grande, e torna volentieri a fare il bambino. Io sono particolarmente impressionata dalle espressioni di Max nelle diverse fasi della storia. Guardate le ultime due! Sono eccezionali.

  2. 2 Antonella
    4 maggio, 2015 at 19:39

    Oh, Anna, che articolo meraviglioso.
    Lo leggerò al più presto in classe con i miei bambini,
    Grazie, di cuore
    Antonella

  3. 3 Soledad
    4 maggio, 2015 at 22:31

    Lo stesso meraviglioso articolo, come il libro, è un sogno per i nostri occhi e per la nostra mente! Grazie Anna

  4. 4 Anna Castagnoli
    8 maggio, 2015 at 23:32

    Grazie Antonella e Soledad!
    E grazie Maria Elvira per la tua pista di riflessione.

  5. 5 marco serpieri
    10 maggio, 2015 at 10:52

    Ciao e grazie per questo articolo.
    P
    Per il mistero della copertina ho un altro spunto: non c’è il bambino perchè in realtà è tutto il sogno della cosamostro selvaggio, che potrebbe essere anche Max diventato grande che si ricorda di quando da bambino scatenava in casa la sua furia da “inferno”… dantesco… :-)

  6. 6 Sabrina
    16 maggio, 2015 at 8:46

    Il libro è senz’altro interessante….ma tu sei come Re Mida, tutto quello che tocchi diventa oro….almeno per me.

  7. 7 Anna Castagnoli
    17 maggio, 2015 at 21:14

    :-)

  8. 8 Mariana
    26 gennaio, 2016 at 16:25

    Qué lindo artìculo! Gracias, mil gracias.

  9. 9 Anna Castagnoli
    27 gennaio, 2016 at 12:21

    Gracias Mariana! :)

  10. 10 mirella
    16 febbraio, 2018 at 14:53

    che articolo splendido Anna!

  11. 11 Anna Castagnoli
    20 febbraio, 2018 at 9:00

    Grazie Mirella!

  12. 12 Elisa
    21 giugno, 2018 at 17:10

    Un libro che amo e mio figlio adora ancora oggi che a 10 anni può leggerlo e rileggerlo da solo.
    Apprezzabile anche il film. Immagini bellissime che non perdono la poesia delle illustrazioni del libro è una narrazione tenera e commovente.