‘Un regalo per Nino’. Perché scrivere. Di Lilith Moscon

10 giugno, 2016

Lilith e Francesco sono, rispettivamente, un’autrice e un illustratore. Sono anche una coppia. Insieme hanno fatto un libro che trovo stupendo, originale, antico e moderno allo stesso tempo: Un regalo para Nino, pubblicato in Spagna da A buen paso (spero che esca presto in Italia).
È la storia di un postino che sogna di avere una figlia e a poco a poco riceve in dono frammenti della bambina, fino a che il sogno non si avvera: a ricordarci che ogni desiderio avverato è un dono del mondo che ci circonda.

Ho chiesto a Lilith e Francesco di raccontarmi come è nato questo libro.

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Perché scrivere
di
Lilith Moscon

Un regalo para Nino è nato all’inizio del mio anno di formazione presso il Teatro de los Sentidos, compagnia diretta da Enrique Vargas con sede a Barcellona. Ho scritto questa storia mossa forse dal desiderio di ringraziare una persona a me molto cara che ha deciso di scomparire dalla mia vita. Il ‘forse’ è legato al fatto che è difficile, se non impossibile, rintracciare i motivi per cui si scrive. Io per esempio scrivo quasi sempre sollecitata da un’urgenza generica di scrivere. Solitamente traccio una struttura sommaria prima di iniziare, ma raramente la rispetto. Un buon racconto va sempre oltre la struttura che mi sono prefissata, come se le parole a un certo punto prendessero il sopravvento sull’autore e ideassero personaggi e trame a loro piacimento. Quando questo accade, vuol dire che il lavoro è stato onesto e posso esserne soddisfatta. Un regalo para Nino è senz’altro uno di quei racconti di cui sono stata da subito non solo molto soddisfatta, ma pure emozionata.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Il tema centrale dell’opera è per me contenuto nel titolo, e mi riferisco alla parola “regalo”. I regali arrivano quando si è creato spazio in noi stessi per farli arrivare e quando la realtà ha aperto un varco per accoglierli; possono sorprenderci nei momenti più impensati e avere le sembianze più improbabili. Bisogna non chiedersi troppo da dove provengano, poiché è proprio di ogni regalo volere un grazie silenzioso, pronunciato da una finestra, nella notte, come è possibile vedere in una delle ultime tavole del libro.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Pier Aldo Rovatti scrive nella premessa a “Donare il tempo” di Jacques Derrida: “Il dono, se ce n’è, è inconfessabile”. Mi piace pensare che Un regalo para Nino sia in qualche modo figlio della lettura di Derrida che feci da studentessa universitaria e degli insegnamenti del Teatro di Vargas.

È un’opera che deve la sua genesi a più persone e a più vissuti, in tal senso è collettiva.

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Tra queste persone è presente Lynn, mia compagna di avventure durante l’adolescenza. Con lei andavo nelle campagne vicino Firenze e camminavo per interi pomeriggi. Ogni tanto trovavamo un posto che ci piaceva particolarmente e lì rimanevamo, sedute, luna difronte all’altra, ad occhi chiusi. Poi ci prendevamo le mani e iniziavamo a turno a formulare i nostri desideri. Questa “ragazzata” mi ha fatto riflettere negli anni sull’efficacia dell’esprimere i propri desideri, che spesso non sono altro che i propri bisogni, al fine di realizzarli. Oggi credo che desideri e sogni prendano corpo ogni volta che vengono formulati: è possibile cioè che passino da essere realtà psichica a vissuto attraverso l’immaginazione, la parola, il rito.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Nino, in fondo, fa la stessa cosa che facevamo io e Lynn in privato quando, finito di lavorare, sospira: “Potessi ora tornare a casa e giocare con la mia bambina”.

Ho voluto raccontare di Lynn poiché le storie, come i disegni, provengono dalla compagine di vissuti e ricordi dei loro autori e, con buone probabilità, come sostiene Jack Zipes, da ancora più lontano.

Geograficamente Un regalo para Nino nasce in Spagna, come ho precisato all’inizio di questa riflessione. Mi è sembrato perciò naturale che fosse una casa editrice spagnola, A buen paso, a volerlo pubblicare: il testo già aveva la forma e la luce di quei paesaggi, già si trovava in quella terra.

Francesco Chiacchio, schizzi prepratori per Un regalo para Nino

Concludo con una citazione dall’opera di Jack Zipes “La fiaba irresistibile. Storia culturale e sociale di un genere.” Le parole a seguire ci introducono alla riflessione che sviluppa l’autore sulla genesi delle fiabe e fanno luce su come la fiaba sia ancora, e lo sarà sempre, elemento essenziale per la comprensione di noi stessi e del mondo.

“Le fiabe, come le nostre stesse vite, sono nate dal conflitto. Le fiabe non sono state create o pensate per i bambini. Tuttavia entrano in consonanza con loro, e loro le rammentano bene, una volta cresciuti, misurandosi con le ingiustizie e le contraddizioni dei cosiddetti mondi reali. Non siamo in grado di chiarire come mai le origini della fiaba siano così inesplicabili ed elusive. Ma possiamo illuminare la ragione per cui continuano a rivelarsi irresistibili e a respirare e vivere, mimeticamente, attraverso di noi, dandoci la speranza di poter cambiare noi stessi mentre cambiamo il mondo.”

Lilith Moscon

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