La vera genesi della fiaba di Hansel e Gretel

16 maggio, 2016
grimmWilhelm e Jacob Grimm, 1847; daguerrotipo di Hermann Blow

Questo articolo ha introdotto il mio corso ‘Releer Hansel y Gretel en 2016’ al Master Internacional en Libros y Literatura Infantil y Juvenil Gretel, dell’università UAB di Barcelona; aprile 2016.

Rileggere Hansel e Gretel nel 2016
di Anna Castagnoli

Introduzione
La fiaba di Hansel e Gretel è una delle più conosciute al mondo. Innumerevoli le versioni, gli adattamenti, le parodie che sono seguite alla versione pubblicata in Germania da Jacob e Wilhelm Grimm nel 1857.
Non c’è grande illustratore – da Ludwig Richter a Susanne Janssen e Kveta Pacovska, da George Cruikshank e Kay Nielsen a Maurice Sendak, Da Gustave Doré a Lorenzo Mattotti, solo per citare alcuni dei più importanti – che non abbia firmato la scena dell’arrivo dei protagonisti alla casa dalle finestre di zucchero.

nielsenHansel e Gretel, Kay Nielsen

All’interno del grande lavoro di ricerca e rilettura delle fiabe e dei miti portato avanti nel secolo XX dalla linguistica strutturalista e dalla psicanalisi, questa fiaba ha trovato un posto d’elezione.
Per alcuni studiosi, Hansel e Gretel, con il loro abbandono nel bosco, mettono in scena antichi riti iniziatici (Vladimir Propp); per altri, rappresentano le forze inconsce tese verso una regressione a forme di oralità e avidità primitive: desiderando ardentemente mangiare la casa/corpo della strega/madre, i due bambini scatenano, in risposta, il senso di colpa e la paura di venir divorati a loro volta (Bruno Bettelheim).

Hansel_0
Nella rilettura che faremo (N.d.r: durante il corso universitario), cercheremo di analizzare come leggiamo oggi le fiabe, quali paradigmi culturali stanno alla base del nostro modo di percepire parole e immagini.
Osservando come i grandi illustratori hanno interpretato Hansel e Gretel nell’arco di due secoli, ci interrogheremo sull’immaginario degli adulti nei confronti dell’infanzia e delle fiabe, e sui cambiamenti storici di questo binomio sociale.

Le fiabe nella Germania del 1800

È naturale, per noi adulti, oggi, l’idea che le fiabe siano un genere letterario adatto ai bambini, e se piacciono anche a noi lo giustifichiamo con una certa compiacenza verso il nostro personale mondo infantile, fatto di ricordi e di una certa nostalgia.
Ci stupiremmo molto se ascoltassimo i commenti, le idee, le critiche che venivano mosse alle fiabe negli ambienti colti della Germania dei primi anni del 1800, quando i fratelli Grimm iniziarono il lavoro di ricerca storica e filologica (*Nota1).

Il paradigma vero/falso, così importante nella nostra cultura dopo l’Illuminismo, portava gli intellettuali a associare le fiabe a superstizioni e dicerie popolari.
Gli elementi fantastici e irreali non venivano più percepiti come accadeva nelle corti del 1600, dove, alcuni secoli prima, Giovanni Francesco Straparola (*2), Gianbattista Basile (*3), Charles Perrault (*4) avevano intrattenuto i nobili in colti cenacoli.
Se nel 1600 la fiaba era un genere colto, destinato a un pubblico aristocratico adulto, pronto a essere meravigliato e divertito da questo genere di racconti, nel 1800, soprattutto in Germania, le fiabe erano considerate un genere ‘basso’: roba da ‘nutrici del popolo’ (Richter).

Jacob-und-Wilhelm-Grimm-Katzenstein-Jacob-and-Wilhelm-Grimm-KatzensteinI fratelli Grimm nella casa di Dorothea Viehmännin, Louis Katzenstein 1892

Come scrive Dieter Richter nella sua eccezionale ricerca sulla relazione tra fiabe, società e infanzia (*5):

Il giudizio degli “eruditi” sulle “sciocche, insulse farse fiabesche” accompagna il processo di “scoperta” della cultura popolare ed ha una nuova punta massima nel movimento educativo del XVIII secolo e dell’inizio del XIX. Anche la nascente letteratura per l’infanzia non è da meno nel condannare la fiaba.
In un libro per bambini del 1777, di Johann Gottlieb Schummel, come penitenza di gioco si chiede a un bambino di “raccontare una bugia veramente grossa e riprovevole” ed egli racconta una fiaba. In un altro libro per ragazzi (1839) sono le favole raccontate da una governante di basso ceto che conducono un fanciullo di buona famiglia sulla strada del disonore e della lussuria.”
Il capovolgimento storico di questa immagine delle fiabe, operato in gran parte dai Grimm, è quello di creare una nuova idea di popolo, idealizzata e mitica. Le nutrici e il popolo diventano, con i Grimm, i portatori privilegiati di una verità che va ‘raccolta’.

Questo capovolgimento ha le sue radici in una serie di mutamenti della società:

la Rivoluzione Industriale, l’ascesa delle classi borghesi, le nuove idee illuministiche sull’uguaglianza dei diritti di tutti gli esseri umani (anche dei bambini), le scoperte della scienza che ridussero la mortalità infantile, la produzione meccanica di libri e giochi furono alcuni dei fattori che dal 1700 in avanti rimodellarono drasticamente l’idea che la società aveva dei bambini e della letteratura a essi dedicata.

crespi_dadda_abbigliamento_fine_ottocentoUna cartolina del 1867

Nella nostalgia verso un mondo pre-industriale, popolo, natura, bambini, popoli primitivi, vennero idealizzati e accomunati: essi condividevano, nella visione degli adulti, la vicinanza a una verità sorgiva e innocente, verità che la società industriale aveva ormai perduto.
È in questo panorama che i Grimm incominciano la loro mastodontica opera di raccolta delle fiabe narrate dal popolo. Sappiamo oggi, grazie al vasto corpus di lettere e annotazioni, che la loro, più che un accurato lavoro filologico, fu una vera e propria operazione di invenzione di una lingue a di un genere.

01-1Robinson der Jüngere, Hinrich Campe, 1779

Adrian_Ludwig_Richter_023

richter2Ludwig Richter 1803 – 1884, il più importante illustratore dell’epoca dei Grimm, i suoi quadri e le sue illustrazioni hanno influenzato lo stile di un’intera generazione.

Le sette edizoni dei Kinder-und Hausmärchen


Quando il 20 dicembre 1812, a pochi giorni dal Natale, i fratelli Grimm pubblicarono la raccolta di 86 fiabe Kinder- und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglie), non avevano l’intenzione di dedicare questo lavoro espressamente ai bambini.
La loro raccolta era destinata al nuovo modello di famiglia che si andava imponendo nella società tedesca: una famiglia borghese, dai gusti sobri, che amava le passeggiate insieme ai bambini e le tranquille sere intorno al focolare. Stava nascendo in Germania la moda che fu poi soprannominata, con un po’ di ironia, Biedermeier (Bieder-meier in italiano potrebbe suonare: “Sempliciotto-Rossi’): uno stile sobrio, elegante ma senza fronzoli, che permeava ogni forma di arte e pensiero, che si opponeva allo sfarzoso stile napoleonico.
Dagli arredamenti alla letteratura, tutto doveva esprimere semplicità e purezza.

Janssen_PortratRitratto di famiglia di Clemens Bewe, 1843

Lo stile dei Grimm è sobrio, asciutto, a volte persino secco. Le fiabe non sono più abitate da fate e metafore colte.
Nell’introduzione alla prima edizione dei Kinder- und Hausmärchen, a proposito delle fiabe francesi di Perrault, d’Aulnoy, Lhéritier, La Force, i Grimm scrivono:
«Non possiamo dire che siano mal scritte (wiewohl sie nicht ganz schlecht zu nennen). È solo che sono scritte in un tono falso (in verkehrtem Ton)».
Gli effetti meravigliosi e magici di cui sono infarcite le fiabe francesi, in quelle dei Grimm sono prodotti dalla natura stessa: in Cenerentola, è un uccello che traveste la bambina per la festa, non una fata madrina.

cenerentolaCenerentola in una cartolina postale tedesca del 1908

Per quanto riguarda i contenuti, per non tradire lo spirito sorgivo delle fiabe, i Grimm trascrissero tutto quello che riuscirono a raccogliere dal popolo (o da amici): non risparmiando incesti, necrofilia (il principe si tiene la Bella Addormentata morta per anni nel castello), dita mozzate e atti di cannibalismo.
Dal 1812 al 1857 i Grimm pubblicarono ben sette versioni della loro raccolta.

A ogni nuova edizione, fino all’ultima del 1857, nonostante la promessa iniziale di restare fedeli alla tradizione orale del popolo, apportarono sostanziali modifiche per andare incontro alla nuova idea di fiaba e di pubblico infantile che si stava via via costruendo.

grimm_sendakThe Juniper Tree and Other Tales from Grimm, Maurice Sendak, 1973

Alcune fiabe troppo cruente vennero omesse dalle nuove edizioni, altre modificate e depurate degli elementi più irrazionali e crudeli.
(Si pensi, per esempio, all’appellativo “matrigna” che compare al posto della parola “madre” nella IV versione di Hansel e Gretel dei Grimm, quella del 1840).
I Grimm operarono il lento e inesorabile processo che a poco a poco distrusse tutti gli elementi irrazionali e arcaici delle fiabe ; e se l’ultima versione ci sembra ancora troppo cruda, è perché quel processo di razionalizzazione e edulcorazione è continuato fino ai nostri giorni ed è ancora in corso.

Hansel_und_Gretel_(2)Hansel e Gretel, Carl Offterdinger, fine 1800

Comparazione tra la prima e l’ultima edizione di Hansel e Gretel

È interessante confrontare la versione del 1812 con quella del 1857 per rendersi conto di quanto i Grimm abbiano limato tutte le incongruenze. Anche se vengono introdotti l’uccello bianco e l’anatra, le loro modifiche vanno nella direzione di una logica sempre più convincente sul piano della realtà e uno ‘smorzamento’ degli elementi spaventosi o riprovevoli a livello sociale.

1812
A abbandonare i bambini è la loro madre.
1857
La madre diventa una matrigna. (Nota: È importante notare che nella prima parte di Ninnillo e Nennella di Basile, fiaba molto simile ad Hansel e Gretel, la madre è già una matrigna).
—-
1812
La famiglia del taglialegna è povera e non ha più da mangiare, ma non viene specificato perché sia così poveri povera.
1857
La famiglia del taglialegna è povera: il padre e la matrigna decidono di abbandonare i bambini quando arriva una grande carestia.

1812
I bambini si addormentano nel bosco e non si accorgono che i genitori li hanno abbandonati.
1857
I bambini si addormentano e non si accorgono che i genitori li hanno abbandonati perché sentono il rumore di un legno che sbatte su un tronco e pensano sia l’ascia del padre. In realtà, era un legno che il padre aveva legato a un albero per ingannarli: era mosso dal vento.

1812
Quando tornano a casa la prima volta, il papà è felice perché si è pentito di averli abbandonati. La mamma finge di essere felice ma il testo dice che “in realtà era arrabbiata”.
1857
Il papà è felice perché si è pentito di averli abbandonati. La mamma esclama «Bambini cattivi! Perché avete dormito così a lungo nel bosco? Credevamo che non voleste più tornare».

1812
La madre convince il padre ad abbandonarli una seconda volta. Lui non vorrebbe, ma dal momento che lo ha già fatto una volta, non può dire no.
1857
La madre convince il padre ad abbandonarli una seconda volta. Lui non vorrebbe, ma la voce narrante conclude la scena dicendo: “Se uno dice A, deve dire anche B, e siccome lo aveva fatto già la prima volta, dovette farlo anche la seconda.”
—-
1812
Dopo tre giorni di cammino trovano la casa della strega.
1857
Dopo tre giorni di cammino, grazie a un uccello bianco che gli indica la strada, trovano la casa della strega.

1812
Dopo aver ucciso la strega i due bambini si baciano.
1857
Dopo aver ucciso la strega i due bambini saltellano e si danno tanti baci.

1812
Ritrovano la strada di casa.
1857
Sulla via del ritorno incontrano un fiume che non si può attraversare. Gretel chiama un’anatra per aiutarli a attraversare. Quando Hansel vuole salire sul dorso dell’anatra con Gretel, Gretel dice che in due peserebbero troppo, che dovranno attraversare uno alla volta.
(Nota: Anche in Ninnillo e Nennella i due bambini si separano prima di ricongiungersi nel finale).

lefiguredeilibri.Ann_criddleBabes in the wood, Mary Ann Criddle (1805-1880)

Letteratura comparata
Un unico filo lega le fiabe Hansel e Gretel, Fratellino e Sorellina, L’agnellino e il pesciolino, raccolte dai Grimm a inizo ‘800, con la coeva fiaba russa Sorella Alionushka e fratello Ivanushka di Alexander Afanasyev, la fiaba napoletana Ninnillo e Nennella, pubblicata nel Pentamerone di Basile nel 1634, Pollicino di Perrault, Finette Cendron di Madame D’Aulnoy, (entrambe pubblicate nel 1697), e forse, ma con una radice più antica e perduta nella storia Babes in the wood, ballata inglese firmata da Thomas Millington nel 1595, in cui due bambini abbandonati nel bosco muoiono di inedia.
Se alcuni cardini del racconto restano invariati attraverso i secoli,
l’abbandono nel bosco per povertà, la furbizia del più giovane dei fratelli, l’incontro con un adulto cannibale – oppure, in altre varianti, la trasformazione di uno dei fratelli in animale – gli elementi più arcaici, crudeli e meravigliosi della narrazione vengono attenuati o eliminati nella misura in cui l’infanzia si definisce come categoria sociale e fruitore fruitrice privilegiata delle fiabe.
Hansel e Gretel dei fratelli Grimm porta la numerazione Aarne-Thompson (*1) AT327 A. Altre due fiabe hanno la stessa numerazione e lo stesso tema con diversi finali.
Pollicino e l’orco (AT327B) e Jammantje nella casa di carta (AT327C).

FINE © Anna Castagnoli, Master Internacional en Libros y Literatura Infantil y Juvenil Gretel, Barcellona


Note al testo:
1) Non è esatto parlare di Germania prima del 1815, data del Congresso di Vienna. Dopo l’invasione napoleonica, il sentimento nazionale, identificato nella purezza della lingua e della cultura Tedesca, veniva fomentato dagli intellettuali. È impossibile capire l’appassionato lavoro filologico dei Grimm fuori da questo contesto storico.
2) Giovanni Francesco Straparola, Le piacevoli notti, è una delle raccolte di fiabe italiane conosciute più antiche, pubblicata in Italia nel 1553 (l’ho letta, in realtà non sono esattamente fiabe nel senso moderno, lo sfondo dei racconti è cittadino, i protagonisti adulti e non ci sono elementi fantastici. Il modello è quello del Decamerone.
3) Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille; raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana edite fra il 1634 e il 1636 a Napoli. Compaiono quasi tutte le fiabe poi riprese da Perrault e dai Grimm, ma non è stata provata la conoscenza di quest’opera da parte di Perrault e dei Grimm.
4) Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités; Parigi, 1697.
5) Dieter Richter, Il bambino estraneo. La nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2010

Link utili:
Potete studiare la comparazione delle due versioni di Hansel e Gretel 1812-1857, in lingua inglese, qui.
Potete studiare le due versioni, nelle loro versioni originali, qui e qui.
The Original Folk and Fairy Tales. L’edizione integrale delle fiabe dei Grimm della prima edizione, a cura di Jack Zipes
La fiaba irresitstibile, storia culturale di un genere, Jack Zipes, Donzelli editore
Nascita dell’immagine di infanzia nel mondo borghese, Dieter Richter, Storia e letteratura
La principessa Pel di topo, Donzelli (alcune fiabe della prima edizione dei Grimm)
La mia analisi all’Hansel e Gretel illustrato da Susanne Janssen

 

3 Risposte per “La vera genesi della fiaba di Hansel e Gretel”

  1. 1 Maria
    17 maggio, 2016 at 8:53

    Grazie: un bellissimo articolo! Sarebbe bello studiare meglio le interazioni con Basile e l’Italia!

  2. 2 Anna Castagnoli
    17 maggio, 2016 at 9:42

    Sì! Vero. Un altro mistero da risolvere è chi fosse e dove fosse nato Straparola.

  3. 3 semola
    19 maggio, 2016 at 9:11

    Cara Anna, grazie per questo articolo. Veramente molto interessante e per certi versi anche affascinante.