Rrose Sélavy e ‘Il Quaderno quadrone’: intervista a un editore

2 Ottobre, 2014

Intervista di Anna Castagnoli a Massimo De Nardo, scrittore, editore di Rrose Sélavy

Perché editori e perché editori per bambini?
Cominciamo dal nome. Abbiamo scelto di chiamarci Rrose Sélavy in omaggio a Marcel Duchamp, geniale artista del ‘900 considerato – ma è riduttivo – il padre del dadaismo. Nel 1921 Duchamp si fece fotografare in abiti femminili da Man Ray (altro geniale protagonista). Rrose Sélavy è l’anagramma fonetico di Eros c’est la vie (la vita è eros, cioè passione, e questa è una “considerazione” che abbiamo fatto nostra).

Rrose Sélavy, Duchamp fotografato da Man Ray, 1921

Devono piacerti molte “cose”, e in un libro (qualsiasi genere di libro) puoi inserirle tutte, queste “cose”, che chiamiamo “cose” perché è pure difficile dar loro una precisa identità. Prima della collana “Il Quaderno quadrone”, che è rivolta a lettori dai 7 anni in su,  pubblicavamo un trimestrale, Rrose, sulla creatività
(NdR: potete sfogliare e leggere tutti e tre i numeri qui, qui e qui).

La rivista Rrose di Rrose Sélavy, numero sul tema de La messa in scena (potete sfogliarla qui)

Una rivista bellissima (dicevano), ma complicatissima da realizzare (diciamo noi). Restano un po’ di esperienza e voglia di fare. Rrose Sélavy ha iniziato con due miei racconti (che avevo pure inviato a qualche casa editrice, ma gli editor avevano altro per la testa, meglio così, in fondo), con disegni di Tullio Pericoli: servivano le sue magnifiche nuvole e i suoi straordinari personaggi costruiti con dei libri. Lui ha dato il via, in pratica. Essendo io fondatore di Rrose Sélavy posso dire che il primo titolo è stato un vero e proprio self-publishing. Ecco, il senso è anche questo: se non trovi spazio fuori meglio costruirtelo dentro. Non è facile, ma ormai stiamo andando.

Che mestieri fantastici! Massimo De Nardo, Tullio Pericoli, introduzione di Stefano Bartezzaghi, Rrose Sélavy 2013

Perché editori per bambini?
Perché un bambino con il corpo di legno può bruciarsi i piedi che tanto il babbo falegname glieli rifà, mentre se capita a un adulto questo si fa male davvero. Al di là della battuta, ci piace unire, mettere insieme, mescolare, parole e immagini. Il fantastico non è una realtà differente, ma una maniera per conoscere la realtà nei particolari meno scontati e, nel caso non dovesse piacerti questa realtà quotidiana (e a noi non sempre piace), occorre fare qualcosa per cambiarla. Forse è così.

Che mestieri fantastici! Massimo De Nardo, Tullio Pericoli, introduzione di Stefano Bartezzaghi, Rrose Sélavy 2013

Quanti titoli in un anno?
Alla fine del 2014 ne avremo sei, per motivi anagrafici (siamo nati meno di due anni fa). Con soli tre titoli abbiamo vinto il premio Andersen 2014 per il progetto editoriale. Speriamo di pubblicare da quattro a sei titoli l’anno. Ovviamente il numero dipende da molti fattori, però conviene avere un programma ben definito, sia pure flessibile. È difficilissimo, però siamo testardi e l’ottimismo della volontà ancora non ci ha abbandonato. A fine ottobre inaugureremo una nuova collana “Il Quaderno cartone”, per lettori (e non) dai 4 agli 8 anni, anche se poi vorremmo che fosse per tutti. Inizieremo con Re Micio, storia di mici amici, di Roberto Piumini (con illustrazioni di Gianluca Folì, introduzione di Beatrice Masini).
In programma, per gennaio 2015, un Quaderno quadrone: Piccola fiaba, un po’ per ridere, un po’ per piangere, di Antonio Moresco (con illustrazioni di Igort e introduzione di Sandra Petrignani). E poi, sempre nel 2015, progetti con Paolo Di Paolo, Chiara Carminati, Pia Valentinis (un po’ quadroni, un po’ cartoni).

Pupa, Loredana Lipperini e Paolo d’Altan, prefazione di Lidia Ravera, Rrose Sélavy 2013

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? È uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Tutto l’elenco. Anche se è il raccontare qualcosa a qualcuno a suscitare il nostro interesse. Una storia, quindi, che abbia un suo percorso, con piccole “violazioni” per incuriosire il lettore, meravigliarlo un po’. Se questo non c’è, o c’è in minima parte, allora la nostra attenzione è tutta sulla qualità della scrittura (che comunque consideriamo sempre, anche in un racconto improntato sulla “trama”, questo è ovvio). Per noi che ci occupiamo di libri per ragazzi il messaggio si traduce nell’ormai troppo dimenticata “morale della favola”. L’idea è pur sempre alla base della cosiddetta struttura narrativa, consapevoli del fatto che una nuova idea è il risultato di due vecchie idee. Il desiderio è ciò che fa muovere un racconto (esiste nella finzione come nella realtà), è la meta, il raggiungere un luogo, e portare a termine un progetto.

Il topo sognatore e altri animali di paese, Franco Arminio, Simone Massi, Rrose Sélavy 2013

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi”?
La qualità della scrittura è certo indispensabile. Scrivere bene. Cioè comunicare con chiarezza suscitando possibilmente delle emozioni, saper raccontare. Per le illustrazioni, la prima impressione ha invece un ruolo principale, perché agisce sull’immediatezza. Poi andiamo comunque a cercare i particolari, le inquadrature, il tratto del disegno, l’uso del colore. Fondamentale per noi è che l’immagine non sia statica, ma suggerisca un movimento (non necessariamente fisico), quasi un accadimento anticipato. Per questo, come già accennato, diamo importanza al modo in cui un illustratore inquadra i personaggi, gli oggetti, gli spazi. Gli stili (grafico oppure pittorico) li valutiamo anche in base al racconto da illustrare.


Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali? (associazioni/biblioteche/riviste/fondi alla cultura…)
Purtroppo le “aziende” che si occupano di editoria per ragazzi (cioè le grandi case editrici) dominano la comunicazione (e di conseguenza il mercato), perché comprano spazi pubblicitari sui media, partecipano alle principali Fiere internazionali, sono ospitati nelle trasmissioni televisive. Essere inserzionisti può garantire, a volte, una recensione, diciamo la verità. Lo abbiamo sperimentato: un nostro libro ha dovuto dare la precedenza, per una recensione su un quotidiano tra i più importanti, ad una casa editrice (famosa) che pubblicava lo stesso nostro autore. Noi non possiamo, per il momento, comprare spazi pubblicitari per i nostri libri. E allora ci diamo da fare, nei limiti del possibile, con i social network, con i contatti personalizzati, con i rapporti diretti con le librerie, le biblioteche, proponendoci in alcuni Festival tra l’alternativo e l’istituzionale (dal Salone del libro di Torino a Libr’aria di Albinea, dai Dialoghi di Trani al Vedere oltre di Narni, agli incontri nelle librerie, e nelle scuole con nostri laboratori).

La definizione più azzeccata, perché con più significati, è “resistente”.

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Per adesso abbiamo pubblicato libri di autori e illustratori italiani: Pupa, di Loredana Lipperini (con illustrazioni di Paolo d’Altan, prefazione di Lidia Ravera), Il topo sognatore e altri animali di paese, di Franco Arminio (con illustrazioni di Simone Massi), il mio Che mestieri fantastici! (con disegni di Tullio Pericoli, introduzione di Stefano Bartezzaghi). E, prima della fine di quest’anno, Cosa c’è là dentro? Cosa c’è là fuori?, di Bruno Tognolini (con illustrazioni di Paolo d’Altan). Ma non ne facciamo certo una questione territoriale (dio ci salvi dai nazionalismi). Stiamo valutando di acquistare da editori stranieri e di allargarci, anche noi, oltre confine (non dovrebbero esistere, questi ultimi). In fondo, è un mestiere come tutti i mestieri, e quindi c’è sempre un commercialista che compila i tuoi registri.

Pupa, Loredana Lipperini e Paolo d’Altan, prefazione di Lidia Ravera, Rrose Sélavy 2013

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Un’idea di libertà professionale (anche se poi è solo un’idea, però bella), un’idea di creatività, un’idea di utilità (vale per tutte le professioni “legali”). Non ci piace finalizzare un progetto esclusivamente alla vendita. “Il denaro non è tutto”, si dice, e qualcuno aggiunge: “in effetti ne manca sempre un po’”…
Grazie.

Che mestieri fantastici! Massimo De Nardo, Tullio Pericoli, introduzione di Stefano Bartezzaghi, Rrose Sélavy 2013

VIDEO PER APPROFONDIRE:
– in questo video Loredana Lipperini presenta Pupa e Massimo De Nardo parla della nasciata della casa editrice.
– in quest’altro Tullio Pericoli e Corrado Augias parlano di editoria per ragazzi e di Che mestieri fantastici insieme a Massimo De Nardo.

Una risposta per “Rrose Sélavy e ‘Il Quaderno quadrone’: intervista a un editore”

  1. 1 AlmaCattleya
    2 Ottobre, 2014 at 11:42

    Bellissima intervista!
    Tra i lavori presenti “Pupa” mi ha incuriosito parecchio per le forme e il colore.
    Invece la copertina con La messa in scena mi ha trasmesso inquietudine.